Con la retorica non si risolve il problema della Scuola

Foto di ArtTower da Pixabay

Sembra che la narrazione sulla scuola, nel nostro paese, non riesca a uscire da una retorica pesante e stantia, vedi l’editoriale di Asor Rosa su Repubblica, le sparate insensate di Galli della Loggia ma anche le eloquenti sparate contro la didattica a distanza di tanti colleghi fini dicitori sulle pagine dei social.

Per non parlare del ministro, uno dei più confusi, a voler essere benevoli, degli ultimi anni.

Vorrei dire alcune cose che, probabilmente, mi attireranno l’antipatia di molti ma, tant’è: diceva Graham Greene che un intellettuale dev’essere contro l’opinione comune quindi, si parva licet, ci provo, non per amore di contraddizione ma per amore del buon senso.

Intanto mettiamo un limite tra ciò che si dovrebbe fare nei prossimi quattro mesi e ciò che si potrà, realisticamente fare: della scuola, a parte chi ci lavora, non frega niente a nessuno,compresa la grande maggioranza delle famiglie, da una ventina d’anni, ergo, la scuola è andata a ramengo. Il 40% degli edifici scolastici non è in sicurezza, gli stipendi di insegnanti e Ata sono sotto il livello di decenza, non ci sono motivazioni valide e sensate per desiderare di fare questo lavoro se non il miraggio del posto fisso. I tagli sono stati da macelleria sociale hanno toccato cattedre, personale Ata e di segreteria, materiale scolastico, carta igienica, banchi, ecc. Con qualche miglioramento delle dotazioni informatiche.

Pensare che in quattro mesi si possa riparare a questo disastro è del tutto utopistico e privo di qualunque base razionale. Semplicemente, non si può anche volendo e non vogliono..

Sulla scuola si è tagliato moltissimo e moltissimo si è tagliato sulle politiche giovanili: mancano centri di aggregazione per i giovani, biblioteche, sale multimediali, cinema a misura umana, centri civici attrezzati in ogni quartiere, ecc.

Non mancano, invece, i centri commerciali, costruiti al posto di tutte queste belle cose in nome dell’etica del consumo, l’unica conosciuta dagli amministratori locali e gradita anche alla maggioranza delle persone, visto che i suddetti centri commerciali sono sempre pieni. Anche di ragazzini, che lì possono passarci interi pomeriggi mentre a studiare a casa…

Centri di aggregazione, sale multimediali, biblioteche avrebbero potuto dare una grossa mano in questo frangente, a supplire in parte alla carenza di spazi, in minima parte: ma mancano, i giovani, per la nostra classe politica non esistono, se non per sbatterli in galera se si fanno una canna.

Quindi l’unica soluzione sensata, che piaccia o no, è quella prospettata e poi subita rinnegata timidamente dal ministro: la didattica mista, a distanza e in presenza. Inutile fare appelli ricchi di eloquenza o lanciare minacce di mobilitazioni che la scuola non è in grado di fare, perché è l’unica soluzione sensata.

Ovviamente va organizzata in modo che nessuno resti indietro: banda larga per le scuole e gli studenti, garantita e, possibilmente, gratuita, strumenti digitali per chi non se li può permettere, possibilità di trasmettere la lezione in tempo reale a scuola e a casa, ecc. Alternanza tra chi resta a scuola e chi a casa, con particolare attenzione agli alunni con disabilità.

In Germania aprono le quinte elementari la prossima settimana, in Francia l’apertura è limitatissima, in Spagna, Inghilterra, ecc. le scuole sono chiuse come da noi, in Svezia è tutto aperto ed è un’ecatombe, perché l’immunità di gregge è solo l’applicazione darwiniana dell’eugenetica di Hitler. Quindi la questione non è così semplicistica come molti, raccontando balle vogliono far credere e gli altri, riguardo la scuola, fanno quello che facciamo noi.

In Germania, in una quinta elementare, sono previste quarantadue regole di comportamento, alcune delle quali inattuabili da noi per carenza di personale, da seguire rigidamente. Immaginate quale messe di appelli e piagnistei se imponessimo quarantadue regole ai nostri poveri bambini che vanno a scuola.

Eppure, per chi va a a scuola, non più di dieci, dodici alunni per classe, perchè questa è la tolleranza media nella scuola dell’obbligo per rispettare il distanziamento, le norme devono essere dettagliate, severe, stringenti e non possono essere delegate ai Dirigenti. Forse non quarantadue, ma una trentina sì.

Veniamo al problema delle famiglie che lavorano e si trovano senza il possibile supporto dei nonni. Non sta alla Scuola risolvere questo tipo di problematiche, la scuola deve fornire un servizio nel modo più efficiente possibile, punto. Ed è tempo che la si pianti di considerare la scuola un’azienda a disposizione dei clienti invece che un’agenzia sociale che fornisce un servizio agli utenti.

Casomai, le famiglie dovrebbero richiedere un intervento allo Stato che potrebbe e dovrebbe, a mio parere, mobilitare il terzo settore e assegnare di default educatori che seguano i bambini nelle ore di assenza dei genitori. Potrebbe essere anche un ottimo tirocinio per gli studenti universitari di Scienze della formazione, ecc.

Molto ci sarebbe da dire sull’infantilismo dei ragazzi che arriva alla terza media, sulle madri crociate pronte a sguainar la spada, sull’influenza della cattiva televisione sulle famiglie italiane. Molto, quindi non lo dico.

Questo che ho prospettato è il quadro più realistico possibile ma non è quello che succederà. Perché in questo paese siamo tutti capaci di dire agli altri come svolgere il proprio compito, molto meno a prendere atto della realtà per rimboccarsi le maniche e cambiarla. Tantomeno i politici, che faranno un pericoloso pasticcio nel tentativo di ottenere più consenso possibile.

Finita l’emergenza, i problemi della scuola resteranno, noi torneremo ad essere considerati nulla facenti, ad essere oggetto di insulti, minacce, percosse, ecc. e ad ottenere risposte retoriche rispondendo con la stessa retorica. E continueranno a non esserci politiche giovanili, centri di aggregazione, biblioteche, ecc.

Ho tralasciato di parlare di piste ciclabili, ingressi frazionati, necessità di assunzioni immediate e congrue, raddoppiamento del personale Ata e di segreteria, nuovo contratto dei lavoratori della scuola che comprenda anche la Dad e l’impegno che comporta,ecc. perché me la cavo con la distopia ma sulla fantascienza devo ancora lavorarci.

P.s: la didattica a distanza è didattica, non bella didattica, non quella che sognamo ma è didattica. Se continuiamo a dire che questa non è scuola, sottintendiamo che non stiamo lavorando con le conseguenze che potete prevedere. Quindi, per piacere, piantiamola di ripetere questo mantra. Anche perché ditemi se è scuola far lezione frontale davanti a dieci ragazzini che non possono parlare, disturbare, lanciarsi palline di carta, distrarsi un momento. So che è il sogno di molti colleghi, per me è un incubo.

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Perché la scuola tace?

Domani si torna a scuola dopo la pausa natalizia e sarà una scuola un po’ più povera di risorse, dopo la finanziaria. Come tutti i governi che l’hanno preceduto, anche questo non si esime dalla macelleria sociale, andando per altro a incidere in modo netto sugli insegnanti di sostegno, quindi sugli alunni che più di altri hanno bisogno di attenzione e di una scuola che offra loro una reale integrazione. D’altronde, dell’attenzione di questo governo verso le fasce più deboli, si è già detto ampiamente in questo spazio.

Ma non sono tanto i tagli alla scuola a irritare quanto il venire meno di quanto promesso e strombazzato in campagna elettorale: la Buona scuola è ancora lì, certo ridimensionata nelle sue parti più odiose, come quella riguardante l’arruolamento, ma soprattutto per l’azione dei tanto vituperati sindacati, non per l’azione di un governo che, a questo riguardo, mostra una totale indifferenza.

Lo si comprende: buona parte dei supporter più accaniti delle due compagini governative non brillano per eloquio, senza contare chi si vanta di non leggere libri e il generale disprezzo per intellettuali e professori.

Quello dell’analfabetismo funzionale, dell’infimo livello culturale generale , è uno dei grandi problemi taciuti del nostro paese e bisogna dare atto a Renzi di aver cercato di trovare una soluzione: l’ha fatto male, spendendo molto e malissimo, ma è stato l’unico, negli ultimi vent’anni, che ha provato a riformare e riorganizzare la scuola italiana in modo da aumentarne l’efficienza.  Peccato si sia affidato alle persone sbagliate per scrivere la sua riforma, che pure conteneva spunti interessanti che avrebbero potuto, se sviluppati, portare a un ben altro esito.

Mi chiedo cosa facciano oggi i contestatori della Buona scuola di ieri, tra cui ha militato anche il sottoscritto, perché non ho la percezione di una analoga levata di scudi verso un governo che è tornato a tagliare i fondi per la scuola in modo sensibile, che non ha mantenuto nessuna delle sue promesse riguardo gli arruolamenti, che non ha messo mano al problema del precariato, che non si sogna neanche di riformare i programmi scolastici o la governance della scuola. Prima bisognerebbe spiegargli il significato di questi termini.

Davvero, dopo l’iper attivismo di Renzi, vi va bene questo nulla? Davvero preferite un ministro che vi dica quando dovete o non dovete assegnare i compiti e un altro che condanna pubblicamente il laicismo della scuola?

C’è un altro problema che mi assilla ancora di più: il clima di intolleranza e razzismo dilagante, la violenza verbale   sdoganata a ogni piè sospinto, chiedono, a chi svolge il lavoro di insegnante un impegno supplementare. In cattedra, ogni mattina, diamo forma e voce alla Costituzione, e i valori della costituzione non sono quelli si respirano oggi. Abbiamo, avremo il coraggio di continuare a portare avanti questi valori? Avrete voi, cari colleghi che avete votato il nuovo, la coerenza e la professionalità di parlare a chi vi trovate di fronte di accoglienza, solidarietà, del dovere civile di contrastare ogni forma di discriminazione senza giustificare o minimizzare quanto accade ogni giorno nel paese? Avrete la coscienza di dare risposte chiare alle domande che i ragazzi ci pongono quotidianamente?

Perché su questo si gioca il futuro della scuola e del paese, sulla necessità che un presidio di democrazia fondamentale continui a funzionare indipendentemente da chi comanda, per portare avanti i valori costituzionali. Non significa fare politica a scuola, anche se fare scuola è una delle azioni più politiche che esistano, ma questo sarebbe troppo complicato da spiegare agli attuali governanti, si tratta di svolgere con coscienza il proprio lavoro.

Il lavoro ben fatto è l’unica arma che possediamo per opporci alla violenza che impregna l’aria, e sarà bene che ce ne ricordiamo tutti, prima che sia troppo tardi.

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