Breve dizionario antropologico della sinistra

usbecomunismo

Il futuro è solo a sinistra e questa breve disamina mostra che il nostro paese non ha futuro.

Le brave persone

I peggiori. Democristiani, ex attivisti che hanno fatto i soldi, borghesi, rimasti nell’ombra del partito per convenienza e rispettosi della regola che recita che i rivoluzionari da giovani diventano conservatori da vecchi. Ipocriti. Sono quelli moderati, che ragionano a lungo prima di prendere una posizione e poi scelgono quella più scontata, banale, per non scontentare nessuno, specie quelli come loro. La maggioranza degli elettori di sinistra e la totalità degli elettori di Renzi. Moralisti e un po’ bigotti. Sono quelli che al G8 la polizia si è difesa, Carlo Giuliani se l’è cercata perché la violenza non è una soluzione, gli stranieri sono un problema ma non possiamo accoglierli tutti  e la povera Greta è manipolata.,

Giudizio: Insopportabili

I nostalgici irredimibili

Teneri, rispettabili, degni di ammirazione. Sono i reduci delle feste dell’Unità, quelli che hanno dato tutto al partito e non hanno ricevuto nulla, hanno riempito le piazze, ottenuto grandi vittorie e cocenti sconfitte. Sempre legati alla speranza che qualcosa possa cambiare in meglio, continuano a spendersi per gli altri. Sempre fedeli alla linea. Sono quelli che al G8 quei bastardi dei poliziotti ci hanno menato, quel povero ragazzo l’hanno ammazzato come un cane, gli stranieri sono esseri umani e vanno trattati come tali, poveri figlioli,  e Greta fa venire i lucciconi tanto è bello vedere di nuovo dei ragazzi in piazza.

Giudizio: Necessari per vedere chi eravamo e cosa siamo diventati.

 I post marxisti intellettuali

Insopportabili. Sono colti, quindi per questo, ancor più colpevoli. usano la retorica come un’arma, contando sul fatto che la gente non capisca un cazzo delle loro ipocrite elucubrazioni e resti affascinata dall’eloquio forbito. Portano avanti l’idea che tutto quello che ha fatto la sinistra sia andato a vantaggio del turbocapitalismo, che tutto quello che si fa a favore degli altri, vada a vantaggio del turbocapitalismo. Quindi gli stranieri sono manodopera a basso costo e conviene farli morire in mare per il loro bene, i diritti civili sono un retaggio del passato, qualunque movimento di rivolta sociale è un’arma di distrazione di massa. Sono quelli che al G8 abbiamo assistito a una nuova edizione di Valle Giulia, Carlo è una vittima delle sue idee che hanno creato il sistema di cui è stato vittima, Greta è una marionetta manovrata dai poteri forti.

Giudizio: Da rieducare mandandoli a lavorare nei campi

I duri e puri

Quelli per cui il muro di Berlino non è mai caduto, la rivoluzione proletaria arriverà quando le nuove masse proletarie d’oriente prenderanno coscienza di essere una forza, il capitalismo è ormai allo stremo, la lotta deve essere dura, i fautori degli scioperi a oltranza, sempre dalla parte degli ultimi. Sono quelli che al G8  le hanno prese di brutto, Carlo è un eroe e Greta va supportata cercando di far crescere in questa nuova generazione di ragazzi una coscienza politica di classe.

Giudizio: Rispettabili per la gran maggioranza, fuori dalla realtà, utopisti, ma necessari. Al loro interno, molti paraculi.

Gli incazzati neri

Quelli che hanno sempre creduto che se vuoi essere d’esempio agli altri devi farti un culo così e non accettare compromessi, quelli che hanno visto il partito cercare consenso tra i nemici di ieri, quelli che vorrebbero una linea politica , quelli che si impegnano quotidianamente, ostinatamente, anche se non ci credono più, quelli che si spendono per gli altri senza chiedere nulla in cambio, quelli che non hanno mai abbassato la testa, quelli che odiano la retorica e le posizioni di comodo. Quelli che il G8 è stato l’inizio, una sospensione dei diritti  civili inaccettabile, un massacro preparato con cura, Carlo Giuliani una vittima predestinata e aspettiamo ancora giustizia, Greta una speranza e lasciamoli crescere questi ragazzi.

Giudizio: Gli sconfitti di sempre. 

 

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Il problema è non farli arrivare…o il problema sei tu?

Il problema è non farli arrivare, dice Di Maio dopo l’accordo stipulato dal governo sui migranti, su cui ho scritto ieri.

Trovo che siano parole terribili che, da un lato, strizzano l’occhio all’ala destra del movimento, sempre più di malumore, dall’altro denotano una mancanza di sensibilità sconvolgente in una persona stupida ma giovane come il ministro degli esteri.

Perché stiamo parlando di esseri umani sofferenti, uomini, donne, bambini in fuga dalla guerra e dalla morte per fame, non di pacchi di merci. Ecco, questa deumanizzazione costante a cui abbiamo assistito nell’ultimo anno, questa continua reificazione di esseri umani ridotti a rifiuti, a cose inutili e ingombranti, è terrificante, va contro tutto quello che, ogni giorno, quando entro in una classe, insegno ai ragazzi e alle ragazze che mi trovo di fronte, va contro tutto quello in cui ho sempre creduto: la solidarietà, la necessità di prendersi cura dell’altro, il concetto che i diritti degli ultimi sono i diritti di tutti.

Mi chiedo: può il Pd accettare dichiarazioni di questo tipo? Può il Pd tollerare un ministro degli esteri dannoso oltre che inutile?

Ma la sinistra oggi sembra più impegnata in una guerra fratricida a base di insulti tra renziani e non renziani che si rinfacciano colpe comuni, più che a migliorare questo paese.

Intendiamoci, non aumentare l’IVA e risanare, almeno un po’, il bilancio dello Stato va benissimo, ma lo Stato è fatto di persone e, in questo momento, lo Stato italiano è fatto, per una parte consistente, di persone parecchio brutte, alcune delle quali sono al governo, altre imperversano sui social insultando persone malate o ragazzine che chiedono politiche ambientali forti, altre ancora continuano a prendersela con i migranti.

Ci vorrebbe un nuovo umanesimo, un ritorno di valori che sembrano scomparsi. Bisognerebbe partire dalla scuola.

Questo governo dovrebbe occuparsi di riformare la scuola, cancellare la 107, uno dei motivi per cui sono felice che Renzi sia andato a terminare la sua carriera invero poco gloriosa nell’oblio, aprire un dibattito pubblico con chi la scuola la fa ogni giorno e decidere quali siano le priorità per tornare a formare cittadini attivi, pensanti, acculturati che possano diventare la classe dirigente di domani, cittadini migliori di Di Maio, insomma, non ci vuole molto. Ma di questo non si parla, non interessa al nuovo governo come non interessava al vecchio.

Mi sembra invece che la linea del governo sia quella di dare un corpo al cerchio e uno alla botte, non scontentare nessuno, rendersi impermeabili alle critiche facendo poco e strizzando l’occhio sia a destra che a sinistra. D’altronde, cosa ci si può aspettare da un esecutivo guidato da un mago del trasformismo, un uomo senza qualità buono per tutte le stagioni e tutte le bandiere?

Chi pensava che avessimo risalito la china, si sbaglia. Continuiamo a scendere, più lentamente, ma scendiamo.

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Renzi: un divorzio necessario

Che non abbia mai avuto uno spiccato senso strategico è noto: ogni volta che ha tentato di fare uno strappo, per citare il caso più clamoroso, il referendum costituzionale, l’ha fatto nei modi e nei tempi sbagliati.

Che abbia capacità fuori dalla norma è altrettanto indubbio, anche se la media dei politici italiani è di livello talmente basso che, a malignare, viene a dire che non è che ci voglia molto.

Che si ami alla follia e l’autocritica non sia il suo forte traspare anche dalle dichiarazioni rilasciate oggi: nessun rimpianto per gli errori commessi, la colpa del suo fallimento è dei franchi tiratori interni al partito, la riproposizione di uno storytelling del suo governo che non corrisponde alla realtà.

Nonostante quanto scritto sopra la scissione di Renzi appare, senza dubbio, necessaria, probabilmente in ritardo di parecchio rispetto a quando avrebbe dovuto essere consumata, ma del tutto fuori tempo, come spesso è accaduto all’uomo di Rignano.

Renzi se ne va lasciando una posizione di forza, è questo va a suo merito: è stato il demiurgo dell’alleanza innaturale con i Cinque stelle per frenare l’avanzata di Salvini ( e il tempo dirà se questo è un merito), il suo discorso al Senato è stato il discorso di uno statista, perché adesso?

E’ ovvio che la mancata presenza di toscani al governo è un’idiozia, un pretesto per uno strappo che sembra, tuttavia, in contrasto come quanto Renzi dichiara: ha fatto di tutto per formare il governo e il giorno in cui il governo si insedia, lascia, non esattamente come Cincinnato, a giudicare dalle sue intenzioni.

Io non nutro simpatia per Renzi, non sopporto il suo ego, il suo vittimismo, la sua scarsa capacità di assumersi le responsabilità dei fallimenti, quindi quando stamattina ho visto che la scissione, finalmente, è cosa fatta, ho tirato un sospiro di sollievo: forse potrò tornare a votare Pd, un domani, e credo sia il pensiero di molti, a sinistra.

Questa scissione così fuori tempo mi sembra una vendetta consumata a freddo in un momento in cui non se ne sentiva davvero il bisogno, l’ennesimo errore tattico di un grande politico incompiuto, come si dice nel calcio, un grande talento nei piedi ma un cervello non sempre collegato agli stessi.

Mi sento però, nonostante l’antipatia che mi separa da lui, di fargli gli auguri per questa nuova avventura: c’è bisogno di un partito di centrodestra liberale e democratico,nel nostro paese, e Renzi è l’uomo giusto per guidarlo.

Quanto al Pd, vedremo come uscirà dalla palude in cui si è, giocoforza, immerso e potremo finalmente valutare la statura di Zingaretti,sperando che ci riservi liete sorprese.

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Per favore, sciogliete il Pd

Renzi

La lettera di Matteo Renzi che ha inviato a Repubblica parrebbe un’ammissione di colpa mentre, in realtà, è l’ennesimo sasso lanciato sul partito ritirando la mano.

Renzi infatti, si guarda bene dal dire “ho sbagliato” riguardo scelte scellerate come il patto con la Libia sui migranti o la mancata approvazione della legge sullo ius soli, la cui responsabilità è solo sua, si limita invece ad usare un plurale generico che sottintende che la colpa va attribuita ad altri. Addirittura, l’uomo che diede chiare disposizioni a Minniti, seguendo Salvini sulla sua strada, arriva a dire che si è fatto tanto allarme per pochi sbarchi.

Parla anche della scelta di campo ineludibile della sinistra riguardo l’immigrazione, scelta che lui ha eluso e tradito, dicendo che non si possono tradire quei valori che lui ha abbondantemente tradito.

Non dice una parola su un’ottima riforma partorita dal suo governo, quella riguardante le pene alternative, poi non approvata dall’attuale esecutivo, forse perché viene dal nemico Orlando.

L’impressione è che siamo di fronte a un’ennesima guerra interna al Pd condotta da chi o è talmente autoreferenziale da non rendersi conto dello sfacelo del paese, o è talmente compromesso da non poter rinunciare al potere. In questo caso, la difesa, anche accettabile ma del tutto fuori contesto, della globalizzazione, potrebbe rappresentare un chiaro messaggio per qualcuno.

A questo punto, credo che il Pd e Renzi siano incompatibili e Zingaretti dovrebbe assumersi l’onere di sciogliere il partito per il bene del paese. Perché l’Italia ha bisogno di una forza di sinistra compatta, coesa, ambientalista, liberista con distinguo ed europeista, una sinistra moderna che guardi al futuro senza abiurare al passato e Renzi e i suoi seguaci sono incompatibili con questa idea di sinistra tanto quanto i pasdaràn e i nostalgici della rivoluzione proletaria.

Salvini e il salvinismo devono essere fermati, Di Battista, questo pover’uomo annoiato dalle Ong e, quindi, dagli esseri umani che continuano a morire nel mediterraneo, deve essere rispedito nel nulla da cui è arrivato insieme al suo amico-rivale Di Maio, non si può più lasciare il paese in mano a una banda di buffoni razzisti e filo fascisti.

Per fermarli servono idee e programmi chiari, non estemporanee apparizioni nella periferia romana, non dichiarazioni di principio sull’immigrazione accompagnate costantemente dall’aiutamoli a casa loro, il nauseabondo refrain di chi, casa loro, prima l’ha depredata.

La violenza fino adesso sublimata nei post che invocano stupri sulle volontarie e su chi aiuta gli stranieri, rischia di trasformarsi in realtà se non si riesce ad arginare la follia che sembra dilagare nel nostro paese.

Nei prossimi vent’anni la principale causa di immigrazione sarà il riscaldamento globale e l’Italia si rifiutata di ratificare l’azzeramento delle emissioni nei prossimi cinquant’anni, ed è sempre stata assente agli incontri sulla modifica del trattato di Dublino, firmato dal governo di cui faceva parte la Lega.  Siamo praticamente come dei medici che diffondono un virus e poi se la prendono con i malati.

Bene ha fatto David Sassoli, neo presidente della commissione europea, a mettere al primo posto della sua agenda la modifica degli accordi di Dublino: se verrà fatta, toglierà ai razzisti nostrani la loro arma migliore, se non verrà fatta a causa dei razzisti nostrani, fornirà alla sinistra un’arma eccezionale per sbugiardarli.

La sinistra possiede al suo interno qualcosa che la destra italiana, storicamente, non ha mai avuto: intelligenza e idee che ha sostituito negli ultimi anni con una insopportabile demagogia. E’ tempo di tornare a metterle sul piatto, di ritrovare il coraggio di guardare avanti ma perché accada, Matteo Renzi deve prendere un’altra strada, non perché sia la fonte di tutti i mali ma perché le sue idee non sono di sinistra e sono incompatibili con la sinistra che serve oggi al paese. Magari può diventare il fondatore di quella destra moderna ed europea che tanto bene farebbe all’Italia.

Dal momento che lui non se ne andrà mai, il narcisismo patologico è una brutta malattia, tanto vale sciogliere il partito e andare ognuno per la sua strada, con tutti i rischi che questo comporta ma anche con tutti i benefici che potrebbe portare al paese.

Bisogna farlo subito, prima che sia troppo tardi, perché, permettetemi un’autocitazione: quando si apre la porta all’orrore, l’orrore se la chiude alle spalle e diventa difficile tornare a pensare che sia possibile un mondo diverso ( Pietro Bertino, Un mondo quasi perfetto, di prossima pubblicazione).

Ecco, secondo me, noi, ci siamo molto vicini.

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Cari ex compagni, adesso basta.

 

giustizia

I comunisti italiani si dividono in due categorie: quelli che hanno sempre ritenuto un loro dovere dare l’esempio, arrivando al punto di rinunciare a benefici del tutto leciti per non essere accusati di ipocrisia e quelli che col partito e sul partito ci hanno mangiato, usandolo a convenienza.

I secondi hanno vinto, i primi sono dinosauri, come il sottoscritto. Tra parentesi: esistono dinosauri socialisti e dinosauri democristiani ma non esistono dinosauri di destra, perché per diventare un dinosauro devi avere delle idee, dei valori ben chiari e un’etica, caratteristiche latitanti storicamente a destra. I fascisti di ieri leggevano solo qualche libro in più dei fascisti di oggi ma le le loro schifose idee erano identiche.

I post comunisti che hanno vinto, hanno portato il più importante partito comunista europeo diventare il Pd, ma il partito comunista non era già partito comunista con Berlinguer, che aveva in mente quel grande partito socialdemocratico europeo che non è mai nato, per lo stesso motivo per cui, nel nostro paese, non è mai nata una destra europea antifascista. L’estremismo di sinistra, il terrorismo, il radicalismo, la deriva dei socialisti che hanno anticipato Renzi e il renzismo, hanno impedito che il disegno di Berlinguer, l’unico possibile in un sistema capitalista, che piaccia o no, potesse maturare.

A Renzi non va imputato il fatto di aver portato il partito ad aprirsi al liberismo, come fanno molti, perché il liberismo non si sconfigge ma si può usare, ma di aver abbandonato principi e valori etici che furono del Pci e che possono trovare spazio anche in un’economia capitalista: la lotta per i diritti civili, la lotta contro lo sfruttamento dei lavoratori e il lavoro nero, la battaglia per l’equità fiscale e la lotta contro gli evasori, un’azione decisa contro le mafie, una politica del lavoro lungimirante, il recupero delle periferie e i diritti dei senza diritti, ecc.

Per questo è giustamente detestato ma per questo invito i compagni a piantarla. E’ assurdo che se si pubblica un intervento di Letta che critica correttamente l’operato di Salvini ci si accanisca contro Letta, per fare un esempio recente, e questo succede ogni giorno ad ogni intervento di un politico del Pd. I più accaniti haters sono proprio i compagni, perché possono parlare con cognizione di causa, al contrario degli sgrammaticati e ottusi haters di destra. E

E’ ora di finirla, si fa solo del male al paese , si fa come chi, consapevole che la faccenda Seawatch è stata una grande porcheria, accusa il Pd di sfruttare i bambini, che è una enorme cazzata amplificata dalla rete: non si può condannare un sistema che funziona, come l’assistenza sociale in Emilia, per le colpe di un gruppo di criminali.

Quella in atto, ormai, è una battaglia per la libertà e la tenuta democratica del nostro paese. Lega e Cinque stelle, oltre che incompetenti e bugiardi, come chi li ha preceduti, Renzi compreso, almeno in parte, stanno trasformando la politica in una commedia che si può trasformare in tragedia da un momento all’altro.

Questa è una politica del non fare, caratterizzata dal governo che ha legiferato meno negli ultimi trent’anni e inutilmente: poche leggi, fallimentari. Per mascherare questa incapacità strutturale di fare politica, Salvini è alla costante ricerca dell’incidente, il caso Sea Watch è emblematico, ma in Europa sta facendo la stessa cosa, sistematicamente. I Cinque stelle, ormai cannibalizzati da Di Maio, non esattamente una delle nostre menti più fulgide, sono ormai complici a tutti gli effetti di questo andazzo e continuano a perdere pezzi e a regalare voti a Salvini.

Quando la corda si spezzerà, Salvini andrà alle elezioni e il suo mantra seguirà le preziose indicazioni del nume tutelare di Luca Morisi, il guru che gestisce la sua comunicazione in rete: Dite una bugia dieci, cento, mille, un milione di volte e diventerà verità (J. Goebbels).

Prendersela con Renzi o con Letta perchè il 25% degli italiani sono o dementi o fascisti ( questo è il reale consenso della Lega)  e Salvini è riuscito a dargli voce, è autolesionismo oltre che assurdo, è la reiterazione del male antico della sinistra che l’ha portata all’autodistruzione. Altrettanto autolesionista sarebbe fare quello che ha fatto Renzi, cercare di imitare Salvini, di seguirlo sulla sua strada.

Le forze democratiche di questo paese dovrebbero compattarsi, attorno a un programma condiviso, che guardi possibilmente lontano, scegliere un leader che sia al di sopra delle parti e possa mettere d’accordo la sinistra radicale e quella liberista, il mondo cattolico e quello dei piccoli e medi imprenditori, il terzo settore e i deprivati delle periferie, un leader che abbia una statura morale tale da poter replicare a Salvini senza diventare oggetto del fuoco amico e l’intelligenza di circondarsi di persone competenti e capaci, di ascoltare tutti ma andare dritto per la sua strada. Non necessariamente un santo o un condottiero illuminato, forse i tempi sono maturi per una leader donna, magari proveniente dal mondo del terzo settore, o, perché, dall’imprenditoria.

Dimentichiamo troppo spesso che una nuova via al liberismo questo paese l’ha creata e poi l’ha tradita, che Adriano Olivetti era a capo di una multinazionale e non calpestava i diritti dei suoi lavoratori, che, si parva licet…, Della Valle ha introdotto nelle sue fabbriche di scarpe un sistema di lavoro accettabile e rispettoso dei diritti dei lavoratori, che Illy ha creato un impero del caffè basato sulla qualità e sostenibilità, ecc.ecc. L’eccellenza italiana esiste, anche nel mondo della globalizzazione ed è da lì che si può ripartire, lasciando perdere l’autolesionismo e il benaltrismo che imperano a sinistra. Se un imprenditore fascista ha governato per vent’anni questo paese col mito del saper lavorare, forse un imprenditore altrettanto capace ma più onesto, può fare altrettanto. E’ un ‘idea che non mi piace ma che, forse, potrebbe risultare vincente.

Il mondo è questo oggi e i mali del mondo si possono combattere utilizzando gli strumenti che abbiamo a disposizione, non inseguendo utopie che la storia ha condannato.

Se questo paese subirà una deriva autoritaria e l’unica nostra consolazione sarà aver inveito a suo tempo contro quelli che stavano dalla nostra parte e ci hanno tradito, ci sentiremo migliori e più sollevati? O saremo dei complici, come i Cinque stelle oggi? 

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Una modesta proposta per la sinistra in dieci punti

imagetratta da Espresso.repubblica.it
  1. Smettetela di litigare. Serve un partito coeso e unito per fare un’opposizione seria e governare quando la banda di pellegrini attualmente al potere finalmente verrà smascherata e finirà dove è giusto che finisca.
  2. Il Pd, così com’è non ha senso. Scioglietelo, fate due partiti: uno renziano di renziani, moderato, globalista, liberale, l’altro riformista e più di sinistra, senza essere radicale. Il radicalismo ha il fiato corto, il Sistema si combatte migliorandolo, non abbattendolo. Si possono fare cose di sinistra senza riempire le piazze e spaventare i moderati.
  3. Trovate un accordo su pochi punti condivisi: lotta senza quartiere alla corruzione e alle mafie, senza giustizialismi, semplicemente facendo proposte che rendano conveniente essere onesti, una politica del lavoro a lungo termine senza regalie ed elemosine, una rifoma fiscale più equa e caccia senza quartiere ai veri evasori, quelli che rubano, non quelli che evadono per sopravvivere, ristrutturazione delle periferie e dei centri storici, riorganizzazione del sistema sanitario con centri di primo intervento piccoli e organizzati nei quartieri, che evitino il congestionamento dei grandi ospedali, revisione della rifoma scolastica fatta ascoltando chi la scuola la fa e la vive ogni giorno, lasciare l’accoglienza dei migranti alle cooperative oneste, razionalizzare il sistema, ritrovare umanità, combattere senza quartiere ogni forma di razzismo, anche legalmente, far tornare le onlus nel mediterraneo, stringewre accordi seri a livello europeo senza ricatti. Tornare a un dialogo attivo con le parti sociali, non chiamatela cocnertazione ma fatela lo stesso.
  4. Parlare con la gente non significa seguirne la pancia ma cercare di comprendere i problemi e trovare soluzioni. Tornate a farvi vedere nei quartieri, tornate a dialogare, siate costantemente sul pezzo quando succede qualcosa.
  5. Nelle liste inserite persone competenti. Se mai tornaste a governare, nei ministeri mettete persone competenti, tornate a essere competenti. Leggete libri, lasciate perdere telefilm e cartoni animati.
  6. Serve discontinuità dalla destra, smettetela di inseguirla e di imitarla. Gente come Minniti, uomo serio e onesto ma troppo fedele alla real politik, è meglio cambi mestiere o idee.
  7.  Non serve l’uomo forte a questo paese, serve un partito che proponga qualcosa di nuovo: se sono due al prezzo di uno, meglio ancora. Basta con la politica fatta di spot.
  8. Io Renzi lo odio, non posso farci nulla, è più forte di me. Un ruolo di primo piano in uno dei due possibili partiti sarebbe un atto suicida,  un possibile ministero domani, meno. Oppure, tipo arancia meccanica, legatelo davanti a una televisione e fategli vedere a ciclo continuo tutte le cazzate che ha combinato in tre anni, così la pianta di dare la colpa agli altri del suo fallimento. Se crersce, può diventare una risorsa preziosa per il futuro, il bullo litigioso e petulante che è adesso non serve a nessuno. Per favore, non votate Giachetti, hanno più carisma i pastori sardi incazzati in questi giorni.
  9. Letta è relativamente giovane, competente, preparato e ha credito internazionale. Sarebbe il premier perfetto. Certo, bisognerebbe eliminare fisicamente Renzi, per convincerlo as tornare, ma forse basta promettergli che starà zitto per un po’.
  10. La nuova sinistra, il nuovo centrosinistra, devono essere europeisti e tornare ad avere un ruolo di primo piano per creare un’Europa dei popoli che sia davvero patria di diritti e di accoglienza. La nuova sinistra deve lavorare agli Stati Uniti d’Europa.

Seguendo il decalogo avete da lavorare per i prossimi dieci anni, la possibilità di migliorare il paese e liberarci definitivamente dalla massa di razzisti, ladri e imbecilli che ci governa al momento. E’ la vostra ultima occasione, non sprecatela..

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Il pensiero squallido della destra italiana

Predappio675

Un’alta carica della regione Liguria, che non nomino perché mi auguro che il suo nome torni nell’oblio al più presto, ha stigmatizzato il comportamento della sindachessa di centro destra di Savona, rea di aver preso parte a una manifestazione antifascista in una città medaglia d’oro della Resistenza.  Lo ha fatto sulla sua pagina facebook, il da tze bao dei nuovi padroni del paese, con argomenti talmente triviali e capziosi da da suscitare, oltre che rabbia e sdegno,  imbarazzo in chi legge.

Fedele suddita del verbo di Salvini non ha esitato, mostrando una statura morale sul cui livello tutti possono giudicare, ad attaccare chi difende i diritti civili e la Costituzione argomentando riguardo l’omicidio orribile della ragazza sedicenne di Roma e vomitando i soliti, scatologici attacchi contro gli immigrati, facendo, naturalmente di tutt’erba un fascio. Dimenticando per altro da donna, che il novanta per cento dei femminicidi sono compiuti da italiani, parenti, mariti traditi, compagni che non accettano la rottura, ecc., e che il delitto si di Roma si è consumato in un clima di degrado e abbandono per risolvere il quale nella finanziaria del governo in cui si riconosce, non c’è scritta una riga.

Lo stesso genio della politica, tempo fa, durante una manifestazione di Libera contro la mafia, aveva lasciato il corteo sdegnata perché dagli altoparlanti si suonava Bella ciao, canzone secondo lei di parte. Qui non è questione di fascismo, ma di pura stupidità.

A me non preoccupa il fascismo. Il fascismo erano assalti vigliacchi nel cuore della notte nelle case dei contadini, violenze consumate sempre e comunque in cinquanta contro uno, omicidi brutali, la violenza come strumento politico al servizio della grande borghesia, la viltà come metodo. Il fascismo era guidato da un voltagabbana che aveva tradito ogni bandiera, un narcisista patologico amorale e immorale ma dotato, indubbiamente, della capacità di sentire l odore del vento e di cavalcarlo. Il fascismo godeva dell’appoggio delle forze dell’ordine e di quelli che oggi chiamiamo poteri forti. Non tornerà, perché persino gli italiani di oggi non lo tollererebbero e perché il fascismo aveva dietro un pensiero, per quanto spregevole e abietto, che questa destra non ha.

Ecco, non mi spaventa il fascismo ma il pensiero squallido e opportunista dei ras della destra, scusate l’improprio termine del ventennio, anzi il non pensiero, che supera il concetto di pensiero liquido e diventa pensiero volatile, cangiante, un pensiero per ogni stagione e per ogni sussulto dello stomaco della gente.

Non temo il fascismo, temo il crollo delle istituzioni, quando rappresentate da individui come quella sopra descritta e il caos, temo la scomparsa della politica a scapito della sete di potere di pochi, temo l’ignoranza e la cecità di quel popolo che, lungi dall’essere sovrano, ammesso che lo sia mai stato, non è mai stato schiavo come da vent’anni a questa parte.

E il Pd? Chiederebbe a questo punto il solito cinquestelle imbelle. Al Pd basterebbe togliersi dai piedi Renzi e i renziani, che forse hanno .pagato e continuano a pagare un prezzo troppo alto per il loro reale demerito ma che hanno ormai rotto le palle a tutti, a destra e sinistra; tolti di mezzo loro, ormai improponibili, basterebbe mettere alla guida del partito un normodotato per riguadagnare quel venti, ventiquattro per cento di consensi storici della sinistra e fare un’opposizione sensata e puntuale. Già fare opposizione, sarebbe una novità.

Certo è che ci vorranno anni per riportare questo paese a un livello accettabile di dignità civile, per ripulire le ferite lasciate da una classe politica che non è tale, piuttosto un manipolo per metà di idioti ( non per questo meno colpevoli) e per metà di razzisti e disonesti al soldo della grande borghesia italiana, la palla al piede di questo pase.

Certo è che prima che si possa ricominciare, bisognerà ancora toccare parecchi fondi.

Il consenso di cui gode Salvini, l’alfiere del non pensiero, è lo specchio del non pensiero della gente, disacculturata, disinformata ad arte, indifferente e capace di guardare solo un metro davanti ai suoi occhi, di lato è già troppo. E’ così che ragiona la destra italiana postfascista ed è così che sta portando il paese alla rovina.

Agli ex compagni che trovano nei provvedimenti del governo accenni di politica sociale  anti sistema (ma dai! Questi sono i servi del Sistema) oltre a consigliare  una ripulita agli occhiali  dalle illusioni senili, vorrei ricordare che sostenendo questo governo sostengono anche individui come quella che ha stigmatizzato una manifestazione antirazzista, che sostengono il razzismo , la liberalizzazione delle armi, ecc. Perché, cari compagni, o si sta da una parte o dall’altra, non esistono distinguo in politica.

Io, personalmente, sto sempre dalla stessa.

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Non si torna indietro

terra-desolata

Se anche la massa di incoscienti, inetti e disonesti che governa questo paese scomparisse domani, non esiste nessuna possibilità per questo paese di riacquistare una “normalità” a breve termine.

Il solco tracciato dopo le ultime elezioni è troppo profondo per essere colmato da una sinistra che continua ostinatamente a rifiutarsi di comprendere il presente, divisa com’è tra la tentazione dell’uomo forte e una retorica ormai da tempo stantia, o da una destra che non è mai diventata democratica, spostandosi verso il centro a misura delle destre europee, non quelle radicali, ovviamente, che restano e resteranno marginali nel continente.

Non si torna indietro dal razzismo, e più in generale, dall’ossessiva ricerca di un nemico su cui scaricare la proprie responsabilità, non importa si chiami Renzi, Autostrade per l’Italia, migranti, Europa, purché ci sia, che è l’unica forma politica conosciuta da sempre dalla Lega e abbracciata con entusiasmo da un Movimento Cinque stelle abile anche più del Pd a suicidarsi. Quello del capro espiatorio, d’altronde, è un espediente antico come il mondo, il sacrificio di sangue attorno a cui, condividendo la colpa, si ricompatta la comunità.

Non si torna indietro dall’idea, vecchia ma sempre buona, di Stato etico ( cosa è morale comprare e cosa no, cosa è giusto scrivere e cosa no, cosa è giusto dire e cosa no) che evoca fantasmi ben peggiori del farsesco reddito di cittadinanza approvato dal governo con un gioco delle tre carte la cui posta pagheremo noi e i nostri figli. Peccato che lo Stato etico non si applichi ai condoni e che sia morale fare lo sconto a chi ha rubato. Peccato non si applichi neanche a chi cita un mafioso per denigrare un onesto.

Non si torna indietro da una nuova propaganda, vuota e becera come la vecchia ma veicolata da strumenti nuovi, più veloci, più efficaci, in grado di raggiungere in pochi secondi milioni di persone.

Il mezzo, ormai, ha soppiantato il messaggio, il veicolo conta più del passeggero.  E’ una novità devastante, perché domani al timone potrebbero esserci individui più intelligenti, più pericolosi, più lucidi nel guidare il paese verso un autoritarismo per cui è epistemologicamente un errore l’evocazione ossessiva del fascismo da parte di chi continua a usare vecchie categorie per definire un nuovo presente, ma bisognerebbe coniare un nuovo termine: socialcrazia, retismo, facebbokismo, fate voi. Ci saranno semiologi e linguisti che certamente riusciranno a trovare un termine adatto a definire il fenomeno, perché le parole sono importanti: se vuoi combattere un nemico, per prima cosa, devi definirlo.

Non si torna indietro da gente che ha abiurato a qualunque forma di spirito critico a favore dell’urlo, del vituperio, dell’esternazione di una rabbia cieca e ottusa che si scaglia su chiunque esprima un pensiero contrario. Questo tempo vede la morte del confronto, del dialogo, della mediazione. Questo è il tempo dell’ignoranza che si prende la propria rivincita sulla cultura.

Io comprendo le persone di sinistra che si aggrappano ostinatamente all’idea, del tutto assurda alla prova dei fatti, che questo governo stia facendo qualcosa per gli ultimi, che davvero abbia avviato il primo atto della guerra contro la povertà. Sono sufficienti due conti fatti su un tovagliolo per capire che la realtà è ben diversa, o evidenziare come, per esempio, il reddito di cittadinanza al sud senza una politica chiara e forte di lotta alla criminalità organizzata, che non esiste nel Def, è del tutto inutile, soldi gettati al vento che non aiuteranno nessuno. O ancora, che tagliare i fondi per il recupero delle periferie, dei grandi quartieri dormitorio, e dare il reddito di cittadinanza suona come una ironica e crudele presa in giro che non elimina neanche superficialmente l’angoscia di vivere ogni giorno un non tempo in un non luogo. Tutto questo tralasciando l’assenza di una politica sul lavoro a lungo termine che rende il reddito di cittadinanza assolutamente inutile ovunque.

Ma, come ho scritto, capisco quelle persone, i vecchi poeti, i sognatori di un tempo che hanno marciato, lottato, gridato, cercato di dare l’esempio in un nome di un’idea che si è sciolta come neve al sole della modernità. Ammettere che si è sbagliato tutto, è dura, sia per chi resta ostinatamente fedele a un partito che non esiste più, sia per chi è passato dall’altra parte. Ammettere che siamo di fronte a una terra desolata, che dei sogni di ieri sono rimaste solo macerie ricordi, fa male.

Quello che non capisco è come possano non accorgersi che le loro idee prevedevano cooperazione, non divisione, solidarietà, non chiusura, internazionalismo non autarchia. Ecco, questo proprio mi sfugge. Ma si sa, i rivoluzionari di ieri diventano i conservatori di oggi.

Nonostante tutto, resto convinto che esista una maggioranza silenziosa sia a sinistra, quella vera, quella che non si riconosce in nessuno dei ridicoli partiti che offendono l’idea stessa di sinistra, sia nel mondo cattolico, quello cooperativo e sociale, sia nel mondo delle cooperative, quelle che lavorano nel silenzio e salvano vite,  una maggioranza silenziosa basata sul concetto del lavoro ben fatto, della coerenza, della resilienza attiva, una maggioranza silenziosa che quotidianamente, silenziosamente, ostinatamente resiste e continuerà a resistere, una maggioranza silenziosa che invece di cambiare bandiera o restare ostinatamente legata al passato, continua a dare l’esempio.

Ed è l’unico pensiero che permette ancora di respirare nel mare di merda in cui navighiamo.

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