Tag sinistra inesistente

Una lenta discesa agli inferi

oscurita

Il 56% dei liguri approva le politiche del governo in fatto di immigrazione, è, quindi, perfettamente in linea col razzismo dilagante che ci circonda. Di quella maggioranza fanno probabilmente parte anche i miserabili individui di entrambi i sessi che hanno postato sui social e sui forum dei giornali cittadini frasi come: uno di meno, povero..treno, un pazzo in meno di cui la sanità si deve occupare, ecc., in relazione alla morte del povero Prince Jerry, per altro regolarmente strumentalizzata a fini politici come temeva don Giacomo Martino.

Ennesimi segnali della progressiva discesa agli inferi del nostro paese che, nonostante l’inconsistenza di una compagine governativa dilettantistica, raffazzonata, inconcludente, spregiudicata, cinica e priva di senso dello Stato, continua a correre verso il precipizio senza alcun freno.

E’ come se la fine delle ideologie avesse aperto le gabbie dentro cui erano tenuti prigionieri i peggiori istinti della gente, frenati a suo tempo sia dalla necessità di essere fedeli alla linea, sia dalla vergogna, e questi adesso vagassero liberi e senza freni tra di noi. Perché certi italiani, la maggioranza, non hanno il desiderio di un leader forte, ma di qualcuno che renda lecito ciò che lecito non è, che gli permetta di guardarsi allo specchio senza vedersi per ciò che realmente sono.

Il discorso vale in particolare per la Liguria, terra che, se non proprio accogliente, ne fanno fede le parole di Dante, tradizionalmente è sempre stata approdo di profughi, migranti, ecc. che provocavano sì, qualche mugugno, la tipica e querula lamentazione genovese, ma senza mai arrivare al razzismo.

Le cose negli ultimi anni sono cambiate, anche per chiare responsabilità politiche della sinistra, artefice di un sistema clientelare che man mano si è dissolto, col risultato che, come testimonia anche il colore politico della giunta regionale e comunale, oggi vivo in una città razzista e una regione razzista. Temo fortemente che i diecimila che hanno manifestato qualche giorno fa a favore dell’accoglienza, più che un segnale di ripresa siano solo il flebile segnale di sopravvivenza di una minoranza.  Temo che a segnare la strada non siano loro, ma il sondaggio apparso sul giornale.

Non me ne voglia chi era presente: ha tutto il mio rispetto e la mia ammirazione, ma ho smesso da tempo di credere che le manifestazioni di piazza possano ottenere un qualche risultato, posso determinare cronologicamente il momento e il luogo in cui questo è avvenuto: Luglio 2001, Genova. Allora si parlava di centinaia di migliaia di manifestanti  pacifici, accorsi per chiedere un’inversione di rotta nelle politiche globali, un segnale,  e abbiamo visto com’è finita.

Questa corsa frenetica verso l’abisso è una questione culturale  e  politica. Mancano gli intellettuali, nel nostro paese, i buoni maestri che vedono lontano.  Manca soprattutto una scuola che torni ad essere non solo ascensore sociale ma luogo di crescita e formazione umana, fucina di valori e luogo di sviluppo del pensiero critico. Manca un giornalismo serio e non asservito, guardate la triste fine di Travaglio, di Michele Serra  e compagnia cantante, mancano, soprattutto, giornalisti che siano i cani da guardia del potere e gli azzannino le caviglie quando necessario, come vuole la tradizione americana. Sulla televisione, non vale la pena di spendere neanche due parole.

Ma soprattutto, manca la politica, la politica vera, fatta di idee, visioni, valori, etica, una politica che non sia solo mera ricerca del consenso, che non insegua la pancia degli elettori ma li educhi, una politica che proponga modelli migliori dell’uomo della strada, che non segua il pensiero dominante, se abietto, ma lo indirizzi in una direzione diversa.

Non c’è nulla di simile nell’attuale maggioranza di governo, che rappresenta, a mio parere, il peggio di quanto abbiamo visto negli ultimi vent’anni, non c’è nulla di simile in una opposizione formata da una destra vecchia, stantia, incapace di assumere una dimensione europea e una sinistra ormai inesistente, dilaniata da lotte interne per assumere la guida di un  partito che non esiste più e non certo solo per colpa di Renzi che, antipatia a parte, è stato solo il polo terminale di un declino che parte da molto lontano. Manca anche una forza popolare centrista, liberale e democratica, che sarebbe benedetta in questo momento ma che, in tempi di radicalismi esasperati e grotteschi, probabilmente non incontrerebbe il favore dell’urna.

Il paese è destinato a scendere sempre più in basso, l’attuale politica condurrà, inevitabilmente, presto o tardi a un conflitto aperto tra poteri dello Stato dalle conseguenze devastanti. La triste pantomima di Salvini e dei suoi alleati di governo sulla richiesta di autorizzazione a procedere, oltre a rivelare che i re non solo sono nudi ma anche vili, cosa sulla quale non nutrivamo alcun dubbio, è probabilmente solo la scena iniziale di una commedia che avrà altre repliche.

Anche l’annunciata campagna contro le Ong è in realtà il primo atto di una campagna contro la società civile, il volontariato, ecc.,un monito chiaro per dire che o ci si adegua al nuovo verbo politico o si scompare. Perché la narrazione di questo governo non prevede oppositori, al di fuori di quelli politici già ridotti al ruolo di comparse. Nè la magistratura nè la società civile devono avere voce in capitolo sulle sue scelte o insinuare il germe del dubbio nel popolo che lo ha legittimato.

In fondo è sempre andata così, giusto? Prima vennero a prendere gli zingari…

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Della destra italiana e della irresistibile attrazione per l'uomo forte.

Salvini isoardi  bellunese

La foto è glamour, per quanto tale aggettivo possa legarsi al soggetto ritratto: Salvini, seminudo, mollemente adagiato su una Elisa Isoardi in accappatoio. Sotto, un titolo annuncia che la loro storia d’amore è finita, la Isoardi lo ha comunicato su un social che non nomino altrimenti mi censurano l’articolo (sic!).

La prima, spontanea reazione è uno sticazzi! che avrebbe tutta l’approvazione di Rocco Schiavone, ma no, si va oltre l’inutilità, si scava ancora e un’ articoletto collegato riporta una breve nota biografica del rapper, poeta e umorista (sic!) da cui la Isoardi ha tratto la frase con cui si è accomiatata da Salvini.

Il paese é in pieno allarme idrogeologico, l’Europa minaccia la procedura d’infrazione per una manovra di bilancio talmente demenziale che ci si chiede se non stiano scherzando, i giovani che usano droga sono sempre più giovani e ci se ne accorge ( e se ne parla) solo quando muoiono per ucciderli due volte speculandoci sopra, il razzismo dilaga, si tagliano soldi alla scuola e alla cultura e Repubblica (sic!) inserisce tra i titoli di testa Salvini nudo e la notizia della fine della sua love story. Come direbbe ancora Schiavone, dobbiamo riflettere su questa cosa.

Perché questa cosa, lo dico ai miei quaranta lettori, è qualcosa di fascista, perché il mito dell’uomo forte ma tenero, amatore indefesso di donne naturalmente più giovani che sacrifico al lavoro indefesso per la patria, è un luogo comune della retorica del ventennio e trovo francamente insopportabile che il più venduto quotidiano italiano debba inserire tra i titoli principali questa merda, per citare il commento del critico Greil Marcus a Self Portrait, il disco più folle di Bob Dylan.

Evidentemente Repubblica fiuta il vento e quello che spira nel nostro paese è un vento di destra. Piaccia o no, e a chi scrive non solo non piace ma disgusta proprio, Salvini ormai ha occupato la scena, la gente lo percepisce come l’unico capo del governo al cui confronto il presidente del consiglio nominale, tale Conte, appare come poco più che un maggiordomo, e il povero Di Maio come il suo giullare.

Il lento, inesorabile e penoso suicidio politico dei Cinque stelle, incapaci non solo di fare la rivoluzione ma di fare politica tout court, sta consegnando il paese alla Lega, una forza politica che, forse, avrebbe credito solo nel Brasile di Bolsonaro.

Rivoltato in parodia, perché in Italia nulla è serio, sembra di assistere a quanto avvenne con l’avvento di Mussolini, quando il suicidio politico e ideologico dei socialisti, ma largamente maggioritari e l’ignavia del sovrano, aprirono la strada per il potere a una banda di vigliacchi coraggiosi solo quando si trovavano in cento contro uno e al loro capo, un narcisista patologico, voltagabbana, criminale, che per vent’anni governò il paese ( per molta parte del ventennio col plauso di tutti, e non raccontiamoci storie, per favore, perché la storia non si cambia) con i risultati che sappiamo.

Non c’è bisogno di evocare lo spettro del fascismo con Salvini, ideologia troppo complessa per lui, né di fare paralleli tra Gentile e Fusaro, ubi maior minor cessat e qui sarebbe più opportuno parlare di minoratus paraculus, non c’è bisogno di ricorrere a una retorica stantia e ormai vuota, basti solo dire che non arriveremo a scatenare una guerra per ridurci in rovina, basterà continuare sulla strada dei favori che la Lega e Salvini continuano a fare ai poteri forti, a quella imprenditoria italiana retrograda e reazionaria rimasta uguale a sé stessa, che ieri applaudiva il duce alla Scala di Milano e oggi applaude la sua versione muppets show.

La destra è sempre la stessa: priva di valori e di contenuti, ipocrita, violenta con i deboli e mite con i forti, un’accozzaglia di cialtroni che badano solo al proprio tornaconto. Questi rivoluzionari al contrario, gente che delibera per le multe agli abiti succinti e toglie la mensa ai bambini stranieri, gente che mette un ex militante del Fronte della gioventù alla direzione del Tg1 e un creatore di bufale a dirigere la Rai,  finirà dove finiscono tutte le rivoluzioni, non nel sangue, perché, ripeto, l’Italia non è un paese serio, ma quando incontrerà il denaro. E sono già partiti avvantaggiati, vista la messe di amministratori leghisti indagati.

A cambiare, ma neanche tanto, è la gente. C’è solo un plus d’ignoranza, di arroganza, di vis pugnandi dietro la tastiera, di meschinità rispetto al consueto. Perché questo era, è, sarà sempre un paese di destra e quando ha votato in massa Renzi lo ha fatto sempre seguendo il mito dell’uomo forte, che per qualche tempo lo scout di Rignano ha incarnato, un mito che è di destra. Non a caso, nella sua follia onanistica e narcisista, Renzi propone quale suo successore il più a destra dei suoi scherani, quel Minniti cui i pentastellati dovrebbero fare un movimento perché è il vero artefice del loro effimero successo.

Con una opposizione inesistente e una maggioranza divisa su tutto, litigiosa e inconcludente, il cui unico risultato, fino adesso, è una legge di bilancio che sembra scritta da un ragioniere sotto acido, effettivamente si comprende che Repubblica, per vendere qualche copia, sia ricorsa all’eterno binomio sesso-potere. Si capisce ma fa schifo lo stesso.

E speriamo almeno che sia scampato il pericolo di avere come consigliere rai l’autore della Prova del cuoco.  O di non doverlo rimpiangere.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Per fortuna l'Europa non siete voi

EU puzzle

L’Italia, se si eccettuano i paesi di Visegrad il cui peso specifico a livello politico è pari a zero e sono tollerati (a torto) solo per motivi strategici, è l’unico grande paese europeo dove le forze neofasciste e populiste sono al governo. Certo, la destra guadagna consensi in Francia e in Germania, ha già provocato l’uscita dall’unione dell’Inghilterra, ma fossi Di Maio e Salvini, e per fortuna, non lo sono, eviterei di annunciare ai quattro venti che alle prossime elezioni europee tutto cambierà e, finalmente, avremo un’Europa razzista, protezionista e autarchica, cioè un’Europa suicida. L’Inghilterra, tornando a lei, insegna che nons empre il volere del popolo è la scelta più intelligente : la politica deve essere in grado di indirizzarlo, non di seguirlo nè di trincerarsi dietro il suo feticcio.

Già altre volte le destre sembravano aver preso il sopravvento in Europa e alla prova dei fatti, si sono ritrovare con nulla in mano se non i loro proclami roboanti e le loro truci minacce. Perché, nonostante tutto, francesi, tedeschi e tutti gli altri paesi dell’Europa centrale, a cui va aggiunta la Spagna, quando il gioco si fa duro, scelgono il futuro invece del ritorno al passato, specie di un passato con cui loro, al contrario degli italiani, hanno fatto i conti da tempo.

Per altro, da qui alla data delle elezioni, verrà ampiamente dimostrato dai fatti che il re è nudo, la gente capirà che la rivoluzione annunciata è una semplice riproposizione in peggio non della vecchia Dc ma dell’odiato renzismo: assistenzialismo, un jobs act appena sfiorato in modo inconsistente dal decreto dignità, un reddito di cittadinanza basato su una inesistente riorganizzazione delle agenzie per il lavoro e vincolato in modo magari anche opportuno, ma sostanzialmente indigesto, nessuna politica sul lavoro, tagli alla scuola, incremento delle tasse per le piccole e medie imprese, l’ennesimo favore ai grandi evasori in termini di condono.

La novità sta nel razzismo sdoganato e portato come vanto, nell’insulto becero come strumento di comunicazione politica, nelle minacce mafiose ( vedi quelle ai giornali) come mezzo di coercizione per i media.  La gente, presto o tardi, probabilmente trattandosi di uno dei paesi più ignoranti d’Europa, con un livello di cultura medio e di analfabetismo di ritorno allarmante, si accorgerà che il problema di questo paese non sono gli stranieri, i rom, i gay, le lesbiche, ma gli italiani disonesti e ladri come il loro idolo, quello che patteggia per un furto di 49 milioni e fa ironia sull’arresto di un uomo onesto.

Questo è il paese dei Gramellini, quelli pacati e lievemente ironici, che quotidianamente ci offrono la loro dose di moralismo d’accatto e scrivono che sì, il sindaco di Riace è una brava persona ma le leggi vanno rispettate ( ma dove, in Italia? Il paese delle mafie e dell’evasione, quello dove non si paga il biglietto sull’autobus, la terra dell’abusivismo edlizio e delle mazzette? Ma che cazzo dici?).

E’ il paese di brillanti cialtroni come Diego Fusaro, non a caso considerato intelligente anche a sinistra, in  quegli ambienti radical chic che della sinistra hanno fatto strame.

L’Italia rischia di restare giustamente isolata, non perché questo sia un governo più disonesto di altri, anche se la lega la sua parte la fa più che dignitosamente, ma perché è un governo di inetti e cialtroni, esattamente come lo è stato il governo Renzi, ma con di più di volgare arroganza che renderà il suo crollo ancora più rovinoso.

Il problema è che, andati via gli inutili Di Maio e Conte, finito Salvini, non si torna indietro, quello che è stato distrutto non si ricostruisce. Non lo farà la destra, che non ha mai costruito nulla in questo paese, non lo farà una sinistra giustamente morta e sepolta nelle sue varie incarnazioni sotto un mare di bugie, retorica, clientelismi, gruppi di potere, ecc.ecc.

L’unica speranza è in una società civile rinnovata, in un cooperativismo sano e svincolato da chiese e patroni politici, indipendente, davvero indipendente, non come molte associazioni e cooperative che predicano bene e razzolano malissimo, che porti istanze chiare e comprensibili a tutti, e abbia la forza di ripartire dallo zero in cui ci ritroveremo tra pochi mesi. Arriverà presto il momento del fare, non secondo la vulgata di Renzi o di Salvini, che pari sono per me, se non altro nel mio profondo disprezzo, ma del fare per gli altri, del ricostruire davvero sulle macerie, del ritrovare il coraggio di unirsi su principi e valori universalmente condivisi e confrontarsi su ciò che divide, trovando una mediazione intelligente, al di là delle ideologie e delle bandiere, tutte allegramente sputtanate dai rispettivi alfieri.

Avrà questo paese ancora una volta la forza di cambiare direzione? La città in cui vivo, Genova, ha spesso indicato la strada. Temo che lo abbia fatto anche questa volta, che quel ponte crollato che vedo ogni mattina sia una metafora tragica e indelebile di quello che ci aspetta. Ma, naturalmente, spero di sbagliarmi.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail