La scuola che non c’è più e la barbarie prossima ventura

narrative-794978_640

Se questo governo non fosse per metà miope, per metà sconcertante nella sua carenza di capacità di fare politica, ( ditemi voi se un ministro può dire di un’azienda che ha vinto un regolare bando pubblico che “non li convince”), se questo governo, dicevo, non fosse una eterogenea accozzaglia raccogliticcia di mediocri, quando va bene, interpreti della politica, data la situazione sociale, vista la rabbia che serpeggia tra le fasce più basse della popolazione, avrebbe provveduto a quel rilancio della Scuola che appare ormai ineludibile.

È evidente che quelli che passano il loro tempo a insultare via internet presidenti della repubblica e reduci dell’Olocausto salvo poi chiedere scusa quando colti con le mani nel sacco, esclusi i sessantenni per cui servirebbe il geriatra, non hanno evidentemente frequentato con profitto le scuole e imparato ad esercitare quella funzione essenziale per vivere attivamente in società che si chiama spirito critico. Probabilmente considerano i libri strumenti del demonio e si abbeverano alle verità confezionate ad arte per loro da chi usa la rete come strumento di manipolazione di massa.

Banalizzo, certo, sociologi e psicologi troveranno altre motivazioni mentre, i geni dell’ultima ora, ritengono che le masse operaie abbiano trovato il loro punto di riferimento nell’estrema destra perché dice loro quello che vogliono sentire. Io vengo da una famiglia operaia e,onestamente, credo che le masse operaie sappiano sgamare un bugiardo disonesto tanto che non mi risulta di aver visto cortei operai inneggiare a quello che si manda i proiettili da solo per fare notizia. L’odierna ondata di violenza che si concretizza a vari livelli ha l’odore forte e chiaro dell’ignoranza.

Il declino della scuola coincide, guarda un po’, con il progressivo imbarbarimento della nostra società, con la caduta di valori che, fino a poco tempo fa, credevamo inattaccabili. Il sonno della ragione genera mostri, diceva Unamuno, da noi genera mostricciattoli, almeno per ora, e il sonno della ragione si accompagna sempre all’ignoranza. Il disprezzo della cultura e dei professori è un distintivo della destra italiana che non è mai riuscita a diventare, come altrove, democratica, liberale,  europea, antifascista.

La svalutazione dell’istruzione, e della competenza, comincia con l’era Berlusconi, una grossa mano l’hanno data Monti e personaggi come Burioni, non proprio simpatici, incapaci di capire che la comunicazione, oggi, va gestita in modo intelligente e puoi essere un genio ma, se non sai come portare avanti le tue tesi in modo da arrivare a più gente possibile, specie a quella fascia di popolazione che non ha gli strumenti per capire, resterai un genio odiato.

Per quanto riguarda la Scuola, si è solo provveduto a tagli indiscriminati riuscendo a creare una situazione costante di emergenza oltre che per la didattica anche per la sicurezza a interna degli istituti. La Buona scuola di Renzi, con il suo arruolamento cervellotico e la finta meritocrazia, ha creato una gerarchia interna di cui non si sentiva davvero il bisogno e speso tanti soldi, più di altri, malissimo.

Questo governo, che per la scuola non ha stanziato una lira, si mantiene sulla falsariga di chi l’ha preceduto: promesse, parole al vento, niente fatti, parecchie stupidaggini.

È proprio in momenti come questo, invece, che si dovrebbe intervenire con coraggio per fare sì che la scuola torni a formare persone consapevoli, informate, competenti, che possa aprirsi al mondo per cercare di decifrarne la chiave d’interpretazione utile a preparare i ragazzi ad affrontarlo, senza il rischio di diventare adepti del Masaniello di turno, di destra o di sinistra che sia.

Invece siamo al vanto dell’ignoranza, al disprezzo di quelli libri polverosi che sono, o sono stati, la bussola per i giovani di questo paese, al disprezzo quotidiano del sapere.

D’altronde, chi ha la verità in tasca, specie se facile ed elementare, chi semplifica grottescamente concetti che meriterebbero tutt’altra attenzione, ha il successo assicurato.

E’ èproprio oggi che la Scuola dovrebbe tornare a quella sua importante funzione politica a cui sembra aver abiurato.

Buona parte del merito della situazione attuale, va ascritto ai mezzi d’informazione e alla televisione. Abbiamo il giornalismo peggiore d’Europa, asservito, privo di nomi di spicco, con qualche eccezione, incapace di approfondire e teso solo a manipolare. Abbiamo una televisione di rara disonestà intellettuale, volgare, improponibile, spesso oltre il limite dell’osceno. Questo spiega gli hater ottuagenari ma non i giovani.

I ragazzi hanno bisogno di punti di riferimento che, un tempo, erano forniti, appunto, dalla Scuola. L’insegnante era una figura rispettata anche nelle scuole più disagiate perché dava l’esempio svolgendo il proprio lavoro nonostante tutto. Era un modello, qualcuno di cui ci si poteva fidare. Oggi continua a svolgere il proprio lavoro, nonostante tutto, ma a che fare con famiglie che, molto spesso, avrebbero bisogno di essere istruite più dei figli. E rischia anche di essere menato se si permette di  segnalare un problema a chi di dovere o a dare un brutto voto al genio di famiglia.

Eppure, questo paese nel dopoguerra è riuscito a produrre un’alfabetizzazione di massa, a creare una classe dirigente dignitosa, a crescere e progredire con fatica ma con buona rgadualità. Abbiamo avuto intellettuali di fama mondiale, come Eco e Sanguineti, e adesso ci siamo ridotti a Fusaro, che rimastica Marcuse senza averlo capito e crede di fare filosofia quando fa solo cabaret.

Questo paese ha una speranza se riparte da una scuola che deve tornare a insegnare, possibilmente sui libri polverosi, senza derive tecnologiche che non portano a niente se diventano un fine e non un mezzo, una scuola che deve essere ristrutturata dal punto di vista logistico e rivista dal punto di vista della didattica. Una scuola che diventi un laboratorio critico della società, che formi cittadini attivi e consapevoli, che al sapere nozionistico, necessario, accidenti se oggi è necessario!, accompagni la consapevolezza del mondo che ci circonda, che sottoponga alla lente dello spirito critico le verità che ci vengono amanite quotidianamente.

Diventa per me ormai essenziale che nelle scuole entri lo studio del linguaggio dei media, la decodificazione di una parte dei messaggi con cui ci bombardano quotidianamente e delle tecniche di manipolazione, altrettanto essenziale diventa insegnare a usare la rete, evitare che i ragazzi trovino solo ciò che conferma le proprie tesi e rifiutino il resto, istruirli su come distinguere le informazioni utili da quelle false..

Sono solo due proposte ma sono sicuro che da un confronto aperto con chi la scuola la vive e la fa quotidianamente ne uscirebbero molte altre, se solo qualcuno fosse disposto ad ascoltare.

Oigni volta che ho avuto il privilegio di confrontarmi con colleghi provenienti da altre scuole e da altre regioni, sono sempre venute fuori idee, spunti, riflessioni che ho poi usato per il mio lavoro quotidiano.

Se i politiuci ascoltassero direttamente chi la scuola al vive e la fa ogni giorno, prima di emanare leggi inutili e confuse, se avessero la bontà di consultare chi è competente, forse avrebbero qualcosa da imparare anche loro.

Molti episodi ripetuti formano un clima e il clima che si respiura in Italia non è dei più salutari. La Scuola è un microcosmo a imamgine e somiglianza del macrocosmo che la circonda, la speranza è che possa essere utile a correeggerne i difetti e non ad acquisirli. Ma è una risposta che deve dare la politica.

twitter molto piccola

Potete acquistare qui il mio libro in cartaceo o ebook

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Scuola? No, grazie.

La dichiarazione del ministro del’Istruzione è quasi tenera nella sua ingenuità: dice, il ministro, che non ci sono soldi per la scuola nella finanziaria e che nessuno l’ha consultato.

Viene da chiedersi perchè gli viene pagato un lauto stipendio ogni mese, dal momento che non è neanche in grado di far sentire la propria voce quando si stila il documento più importante del governo.

Soldi alla scuola, lo premetto onde evitare ridicole polemiche, non significa solo soldi agli insegnanti, su quelli, ormai, non ci speriamo più. Significa soprattutto una marcia indietro sulle politiche degli ultimi vent’anni che hanno visto il settore istruzione sottoposto a operazioni di macelleria come nessun altro, ( e qui mi perdonino gli operai Arcelor Mittal a cui va tutta la mia solidarietà), soprattutto per quanto riguarda il taglio degli organici di personale ATA, segreteria e docenti.

E’ cominciata con la frontalizzazione, diciotto ore da lavorare in cattedra per tutti, compresi i docenti di Lettere che un anno sì e uno no, facevano quindici ore, restando a disposizione e tappando quei buchi che oggi si tappano smistando le classi con enormi problemi di sicurezza e gestione del lavoro. Poi sono arrivati i tagli della riforma Gelmini: un insegnante ogni dieci e e un’unità ogni sette di personale ATA. Quindi, gli aumenti dei carichi di lavoro delle segreterie, l’aggravio di responsabilità dei dirigenti scolastici, ecc.

Dopo la Gelmini, da cui non si è mai tornati indietro, la 107, con la distruzione della collegialità nelle scuole, un merito ridicolo che ha causato divisioni e malumori, un arruolamento che sembrava ideato da un pool in trip di allucinogeni. Tanti soldi spesi, male.

Tutto questo si traduce in un sistema perennemente sul punto di collassare, che va avanti grazie all’impegno e allo spirito di servizio di chi la scuola la fa ogni giorno, docenti, ATA e personale di segreteria, con gravi lacune in settori chiave come quello della sicurezza.

Il quaranta per cento degli edifici scolastici in Italia non è a norma, molti non sono nati come scuole e da decenni vi si lavora in condizioni di sicurezza critiche. Classi sovraffollate a causa di continue deroghe da parte dei dirigenti, personale ATA sempre sotto organico con piani scoperti ogni mattina nelle scuole di ogni ordine e grado.

Ma di aumento degli organici a Roma neanche si parla.

Io non so quali responsabilità dei singoli ci siano nella tragedia del bambino morto a scuola a Milano, né se ci sono responsabilità dei singoli, c’è un’indagine della magistratura e sarà il giudice ad accertare i fatti, ma ci sono sicuramente dei responsabili politici che non verranno neanche sfiorati dall’inchiesta giudiziaria.

A ogni tornata di rinnovo contrattuale, i sindacati firmatari di contratto chiedono l’apertura di tavoli tecnici per mettere sul piatto questi problemi che chiedono una soluzione politica, perché sugli organici il sindacato non ha possibilità alcuna di intervento, essendo materia di competenza delle amministrazioni. Sindacati che restano quasi sistematicamente inascoltati.

Andrebbero anche chiariti i nuovi ambiti di responsabilità giuridica e penale di dirigenti scolastici ed enti locali, responsabili della manutenzione degli edifici scolastici, che il nuovo testo unico sulla sicurezza non definisce in modo preciso.

La questione salariale è ovviamente sempre presente: anche qui promesse di tutti i ministri che si sono avvicendati negli ultimi vent’anni, con risultati offensivi per la categoria.

Il fatto che al scuola rappresenti il futuro e la speranza di questo paese non sembra sfiorare né i nuovi né i vecchi politici, incapaci di andare oltre la chiacchiera elettorale.

In un momento in cui l’ignoranza sta diventando una patente di vicinanza al popolo e i valori che la scuola deve proporre e portare avanti appaiono sempre più sbiaditi e lontani dal sentire comune, le prospettive di un cambiamento strutturale appaiono sempre più labili.

A farne le spese, i ragazzi, naturalmente, e chi nella scuola si spende ogni giorno chiedendosi ogni giorno perché.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

La scuola che non conta nulla

Il peso politico della scuola, alla luce della finanziaria che verrà varata tra breve da quello che potremmo definire un governo ombra fatto di ombre, è pari a zero.

Ancora una volta, chi guida questo paese, evita accuratamente di programmare il futuro, limitandosi alle solite promesse sulla fine del precariato, che fa buona compagnia alla fine della povertà e dei debiti.

L’ultimo intervento strutturale sulla scuola è stata la Buona scuola di Renzi, un progetto coraggioso in teoria, che non si è tradotto in buone pratiche ma nell’esatto contrario, anche perché scritto malissimo. L’errore di quella legge è stato quello di essere stata imposta dall’alto, senza consultare chi la scuola la fa e la vive ogni giorno, chi ne conosce i problemi e i meriti. Senza contare l’introduzione del finto merito, mai regolamentato, fonte di divisioni e contrasti all’interno dei collegi docenti. Senza contare norme di arruolamento del tutto prive di qualunque raziocinio e, per fortuna rientrate, o altre norme, come quella della chiamata diretta, mirate ad attribuire un potere d’arbitrio enorme ai dirigenti, per fortuna eliminate.

Ma, almeno, ci ha provato, ha smosso le acque.

Oggi invece, la scuola sembra non interessare nessuno dei due partiti principali di governo, bene attenti a non erodere i propri margini di consenso consapevoli che la Scuola ha in parte segnato il destino di Renzi, che è materia da trattare con i guanti, visto il numero ingente di voti che può portare o togliere.

Quindi la scelta è di cambiare poco o nulla, con provvedimenti che assicurino il massimo consenso possibile e il minimo attrito.

Ma la politica non può ridursi a esercizio del potere e ricerca del consenso perseguita seguendo la pancia degli elettori, questo è il metodo della destra, non di un governo quantomeno liberale, se non vogliamo definirlo ( non voglio) di sinistra. La politica deve fornire valori, indicare strade, proporre modelli diversi da quelli del senso comune. Non può ridursi ad affermazioni che si possono ascoltare in qualunque bar.

Il giorno in cui ci si renderà conto che la Scuola è una istituzione strategica nel nostro paese, quella che prepara il futuro, che forma la classe dirigente e i quadri che verranno, che deve contribuire alla crescita di cittadini consapevoli, sarà sempre troppo tardi.

Fino adesso, come spesso accade, il ministro nominato non sembra avere ben chiaro la natura del proprio lavoro e alcune notevoli idiozie, come sostituire l’educazione civica con l’educazione ambientale, preoccupano non poco riguardo la sua conoscenza del settore che è deputato a dirigere.

Come qualunque insegnante di Lettere fa, quasi quotidianamente, educazione civica, che glielo dica il ministero o no, così qualunque insegnante di Scienze fa educazione ambientale, che glielo dica o no il ministero. Non è di nuove materie e di cervellotici calcoli per inserirle nell’orario e capire come valutarle quello di cui la Scuola ha bisogno, ma di soldi, e Renzi ne ha messi tanti, male ma li ha messi, e di una visione, un progetto, un rinnovamento generale che guardi non alle tanto decantate nuove tecnologie, che rischiano di diventare un fine piuttosto che uno strumento da dosare con parsimonia, ma alla didattica, ad esperienze consolidate da decenni in altre realtà che, chissà come mai, in questo paese sono sistematicamente osteggiate.

La scuola oggi ci pone nuove sfide: quella di famiglie allargate o disgregate o diverse dal consueto, di un nuovo modo di rapportarsi con ragazzi perennemente connessi e, paradossalmente, più soli, problematici, spesso stressati dalle aspettative di genitori che proiettano su di loro sogni superiori alle loro forze. La Scuola deve confrontarsi col problema delle droghe, di una società violenta e amorale, del razzismo dilagante. La Scuola deve essere il primo agente di integrazione e di condivisione tra ragazzi italiani e ragazzi stranieri. La Scuola, soprattutto, è un presidio di democrazia fondamentale e deve operare nella massima libertà all’interno dei limiti imposti dalla professionalità di ognuno. La sospensione della collega di Palermo è stato un atto di inaudita gravità passato troppo presto nel dimenticatoio.

Non c’è traccia di tutto questo nella prossima finanziaria o nelle dichiarazioni del ministro. Come accade quasi sempre.

O la scuola torna ad essere ascensore sociale, e su questo, su una meritocrazia di fatto che non sia una estensione del clientelismo ma qualcosa di assolutamente e inedito nel patrimonio nazionale, deve dibattere la politica, e i ragazzi devono tornare ad essere motivati a frequentarla, oppure tanto vale sostituirci con Wikipedia.

Lo dico a bassa voce, non vorrei regalare un’idea al ministro.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Il problema è non farli arrivare…o il problema sei tu?

Il problema è non farli arrivare, dice Di Maio dopo l’accordo stipulato dal governo sui migranti, su cui ho scritto ieri.

Trovo che siano parole terribili che, da un lato, strizzano l’occhio all’ala destra del movimento, sempre più di malumore, dall’altro denotano una mancanza di sensibilità sconvolgente in una persona stupida ma giovane come il ministro degli esteri.

Perché stiamo parlando di esseri umani sofferenti, uomini, donne, bambini in fuga dalla guerra e dalla morte per fame, non di pacchi di merci. Ecco, questa deumanizzazione costante a cui abbiamo assistito nell’ultimo anno, questa continua reificazione di esseri umani ridotti a rifiuti, a cose inutili e ingombranti, è terrificante, va contro tutto quello che, ogni giorno, quando entro in una classe, insegno ai ragazzi e alle ragazze che mi trovo di fronte, va contro tutto quello in cui ho sempre creduto: la solidarietà, la necessità di prendersi cura dell’altro, il concetto che i diritti degli ultimi sono i diritti di tutti.

Mi chiedo: può il Pd accettare dichiarazioni di questo tipo? Può il Pd tollerare un ministro degli esteri dannoso oltre che inutile?

Ma la sinistra oggi sembra più impegnata in una guerra fratricida a base di insulti tra renziani e non renziani che si rinfacciano colpe comuni, più che a migliorare questo paese.

Intendiamoci, non aumentare l’IVA e risanare, almeno un po’, il bilancio dello Stato va benissimo, ma lo Stato è fatto di persone e, in questo momento, lo Stato italiano è fatto, per una parte consistente, di persone parecchio brutte, alcune delle quali sono al governo, altre imperversano sui social insultando persone malate o ragazzine che chiedono politiche ambientali forti, altre ancora continuano a prendersela con i migranti.

Ci vorrebbe un nuovo umanesimo, un ritorno di valori che sembrano scomparsi. Bisognerebbe partire dalla scuola.

Questo governo dovrebbe occuparsi di riformare la scuola, cancellare la 107, uno dei motivi per cui sono felice che Renzi sia andato a terminare la sua carriera invero poco gloriosa nell’oblio, aprire un dibattito pubblico con chi la scuola la fa ogni giorno e decidere quali siano le priorità per tornare a formare cittadini attivi, pensanti, acculturati che possano diventare la classe dirigente di domani, cittadini migliori di Di Maio, insomma, non ci vuole molto. Ma di questo non si parla, non interessa al nuovo governo come non interessava al vecchio.

Mi sembra invece che la linea del governo sia quella di dare un corpo al cerchio e uno alla botte, non scontentare nessuno, rendersi impermeabili alle critiche facendo poco e strizzando l’occhio sia a destra che a sinistra. D’altronde, cosa ci si può aspettare da un esecutivo guidato da un mago del trasformismo, un uomo senza qualità buono per tutte le stagioni e tutte le bandiere?

Chi pensava che avessimo risalito la china, si sbaglia. Continuiamo a scendere, più lentamente, ma scendiamo.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Un paese sempre più ignorante

Italia fanalino di coda istruzione

Sarò radical chic, a dir la verità un po’ radical sì, ma chic per niente, magari potessi!,  sono anche un professore, quinbdi afflitto da diverse colpe, ma la notizia che l’Italia è il paese europeo che spende meno soldi per l’istruzione non mi ha stupito per nulla.

Per altro, va chiarito, che la spesa per l’istruzione dovrebbe andare di pari passo con quella per i servizi sociali, con lo sviluppo del terzo settore, ambiti che hanno visto tagli da macelleria sociale negli ultimi anni.

Renzi ha speso molto ( e male) per la scuola, ma ha speso molto dopo anni di tagli, quindi anche quell’investimento, che c’è stato, va visto alla luce dei miliardi di euro che la scuola italiana ha elargito agli italiani col blocco degli scatti di anzianità, con assunzioni col contagocce, contratti non rinnovati da decenni e aumenti da fame. Scuola e pubblico impiego, s’intende.

Il nuovo esecutivo molto aveva blaterato di scuola ma, fino ad oggi, oltre a ridurre in modo vergognoso la spesa per  i servizi sociali e il terzo settore, non ha mantenuto nessuna delle sue promesse. Spesso il ministro degli Interni ha blaterato di scuola, sempre a sproposito, sempre mentendo, ad esempio sui tre mesi di ferie, sempre proponendo soluzioni ( es. i grembiuli obbligatori) che neanche sfiorano da lontano i reali problemi. Senza contare che Salvini sempre più spesso fa e dice quello che diciamo quotidianamente ai ragazzi a non fare e a non dire, dando un quotidiano cattivo esempio, che si estende anche al campo dell’alimentazione.

L’avversione di questo esecutivo per tutto quello che è servizio sociale, per spiegare la mia precedente affermazione, si ripercuote direttamente sui bambini e sui ragazzi: le scuole egnalano, gli interventi, nella migliore delle ipotesi, arrivano dopo mesi, sono quasi sempre inefficaci e i problemi per i ragazzi si aggravano. Spesso, si arriva all’abbandono scolastico con percentuali di cui nessuno parla, che cominciano ad essere allarmanti.

Io vorrei chiarire un punto: non è vero che la scuola italiana non funziona, è assolutamente vero che gli insegnanti italiani, soffocati dalla burocrazia, sottomessi a dirigenti burocrati timorosi anche della propria ombra, ben diversi dai presidi di un tempo, inseriti grazie a Renzi e all’immonda legge 107, in un contesto di inutile competitività che finisce per produrre carte e progetti di facciata, oltre che a sottomette- rli a piccoli gruppi di potere, vittime della conflittualità crescente da parte delle famiglie, non sono messi in condizione di svolgere al meglio il proprio lavoro, anzi, non sono messi in condzione di svolgere dignitosamente il proprio lavoro. Ma, nonostante tutto, continuano a farlo ogni mattina.

Aggiungiamo le carenze strutturali delle scuole, l’enfasi assurda sulla tecnologia,  programmi obsoleti e scarsa disponibilità della categoria ad accogliere le novità, che novità non sono ma strumenti didattici che all’estero si usano da decenni, e avrete un quadro parziale della situazione in cui versano le scuole italiane. Aggiungete anche la delegittimazione della categorie da parte dei media.

L’enfasi sull’eccellenza, sul valorizzare i migliori, ha contribuito poi a fare sì che, secondo la regola che i soldi chiamano soldi, le scuole dei quartieri più abbienti siano più ricche di strutture e dotazioni, abbiano gli insegnanti migliori e i dirigenti migliori, siano isole felici, contribuendo di fatto a una sostanziale disuguaglianza sociale. I ragazzi dei quartieri più disagiati vivono, di fatto, una diminutio inaccettabile del diritto allo studio.

Aggiungiamo a questo l’inaccettabile attacco alla libertà d’insegnamento degli ultimi tempi, da parte di un governo di destra francamente anomalo: a scanso d’equivoci, non voglio in alcun modo lodare un assassino miserabile come Mussolini, ma lui si occupò di scuola appena giunto al potere, per renderla più efficiente nella sua visione distorta, non per farla a pezzi come i nostri governanti.

Sono uno di quelli che pensa che l’elettorato di Lega e Cinque stelle sia formato da analfabeti funzionali?  Per quanto riguarda la prima, sicuramente sì, per quanto riguarda i secondi, solo in parte, anche se sospetto che la pattuglia dei normodotati si sia assottigliata dopo le ultime elezioni. Certamente normodotati non sono diversi esponenti pentastellati del governo, ed è un dato di fatto incontestabile.

Il disastro della nostra scuola si riverbera su più livelli: scarsa istruzione e formazione significa scarsa professionalità, male sempre più diffuso in Italia, assenza dell’etica del lavoro, ignoranza dei propri diritti e doveri, un giornalismo sempre più carente non solo dal punto di vista sintattico, un’informazione drogata. Se il livello culturale medio degli italiani fosse quantomeno decente, il fenomeno delle fake news  non sarebbe virale ma folkloristico. Con le fake news Lega e Cinque stelle hanno mobilitato il consenso, traete le conclusioni che preferite o leggete un paio di libri in proposito scritti da infami e radical chic come me.

A questo potere la scuola non interessa, anzi, la avversa dichiaratamente, pubblicamente, manifestamente. Un altro ministro dell’istruzione si sarebbe dimesso di fronte a certe cifre, a certe dichiarazioni. a certi provvedimenti: invece, l’ineffabile Bussetti resta più o meno al suo posto, seduto sulla riva del fiume in attesa che gli isnegnanti non disposti a sentir dire come devono lavorare, passino.

Peccato che quel fiume stia trascinando verso le rapide anche il nostro paese.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

La scuola che verrà.

scuola salvini

Da anni la scuola italiana sembra essere impegnata in una guerra contro l’intelligenza, la creatività e il buon senso che sembra, negli ultimi tempi, in procinto di vincere.

Basta pensare alle deliranti e inutili novità dell’esame di maturità, trasformato in un telequiz, alla scomparsa ingioustificata del tema di storia, alla sospensione della professoressa di Palermo, del tutto insensata, ai girotondi sulla mobilità e al numero esorbitante di insegnanti  che andranno in pensione grazie a quota cento, lasciando molte cattedre scoperte.

Dalla Buona scuola in poi, nelle scuole si vive male o bene a seconda che si capiti col dirigente e il o la vicaria “giusta”, un’alea che non dovrebbe esistere in una sitituzione che, a parole, dovrebbe garantire la stessa qualità d’insegnamento in tutte le sue diramazioni sul territorio nazionale.

Invece siamo soffocati da una burocrazia imbecille e del tutto inutile, la sinergia, scusate la parola, con agenzie del territorio fondamentali, come i servizi sociali o il tribunale dei minori, risente di rallentamenti biblici, sempre più spesso un insegnante si trova solo, con ragazzi che hanno problemi sempre più grandi, che chiedono risposte sempre più difficili da dare.

E Salvini, che per altro con la scuola non c’entra niente, che fa? In campagna elettorale tira fuori la vecchia storia dei tre mesi di ferie. Chiariamola per l’ennesima volta: io lavoro nella scuola media, dove sono in servizio attivo fino al trenta Giugno, quindi, a rigori, ho due mesi di ferie, tanto per cominciare, i colleghi delle superiori, che proseguono gli esami fino a Luglio, ne hanno ancora di meno. E’ il tempo minimo necessario per ricaricare le pile, smaltire le tossine acucmulate durante l’anno in un lavoro quotidiano che, per chi lo fa con coscienza, è psicologicamente, e di rimando, fisicamente, gravoso, a volte angosciante, quasi sempre frustrante. Ma cosa volete che ne sappia Salvini.

Forse sarebbe il caso di capire quale scuola ci aspetta, ora che Salvini governa il paese da solo, nella sostanza se non nella lettera. Una scuola in cui tornano i grembiuli? In cui gli insegnanti devono indirizzare il pensiero dei ragazzi verso ciò che piace al potere e non verso la libertà? Una scuola in cui non si parla di politica  e il mondo resta chiuso fuori, una sorta di torre d’avorio instabile, data la precarietà di molti edifici? Torneremo a dire una preghierina prima di cominciare le lezioni e a salutare la bandiera?

Non sono problemi da poco: la scuola rappresenta il futuro del paese, anche se nè le famiglie nè l’opinione pubblica sembrano rendersene conto. La scuola italiana è vecchia, ha programmi vecchi, insegna in modo vecchio, è protesa a mostrare con orgoglio una organizzazione vecchia, dirigenti e affini si sforzano di far vedere che tutto funziona alla perfezione quando non funziona niente: ogni ragazzo perso, perso, non bocciato, è una sconfitta per la scuola, non un peso di cui ci si è liberati, come pensano, a volte, certi colleghi, e di ragazzi la scuola italiana ne perde troppi.

Se poi un incauto insegnante cerca di innovare, di provare nuove strade, di azzardare uno scatto di fantasia, le possibilità sono due: o fallisce, e la colpa è tutta sua, o funziona e allora scatta il gioco delle invidie di corridoio, della burocrazia, del questo non si può fare.

Situazione che, presumibilmente, andrà peggiorando se le idee di alcuni sodali di Salvini, incapaci di comprendere che la scuola non è un parcheggio ma una palestra di vita, verranno realizzate.

In Inghilterra partirà dal prossimo anno in trecento scuole l’insegnamento della mindfulness, la meditazione di consapevolezza, come strumento per la prevenzione del bullismo. Funziona, viene sperimentata negli USA da anni sia nelle scuole sia negli ospedali come terapia per il trattamento delle tossicodipendenze, gli stati depressivi, le crisi di panico, ecc. Ci sono evidenze scientifiche, sperimentali, è uno strumento efficiente e testato. Io la pratico da anni e, spesso, ho avuto la tentazione di proporla in classe, ma ho sempre desistito: non mi va di essere preso per pazzo da famiglie e colleghi, come certamente accadrebbe. In Italia esistono associazioni di insegnanti che superano le loro remore e la propongono nelle classi ma vengono viste come associazioni esoteriche.

Questo è solo un piccolo esempio, marginale se volete, di come le buone int enzioni vengano frustrate dalla realtà della scuola italiana. Per non parlare delle difficoltà che ci si trova ad affrontare quando si prova a proporre didattiche innovative: cooperative learning, classe capovolta, fasce di livello; didattiche applicate da decenni ovunque che qui da noi reestano lettera morta per chiusura mentale di chi dirige le scuole e, a volte, di chi la scuola la fa e non ha voglia di uscire da una comoda routine.

Ma tutto questo a Salvini e  Bussetti non interessa, naturalmente e, purtroppo, neanche alle famiglie. Conta solo l’apparenza, per i primi e il voto in pagella, per i secondi.

Così creiamo generazioni di ragazzi sempre più smarriti, privi di punti di riferimento, incapaci di gestire l’affettività, allo sbando nelle strade della vita.

Ma della scuola, in fondo, importa solo agli insegnanti e neanche a tutti.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Il grembiule di Salvini

2e5ad30da199cf080c0689a14004ff68.jpg

Mentre a Napoli la Camorra colpisce per l’ennesima volta ferendo gravemente anche una bambina di quattro e a Viterbo un commerciante viene ucciso a sprangate, il Ministro dell’Interno continua come se niente fosse la campagna elettorale occupandosi di ciò che non gli compete.

“A scuola grembiule per tutti”, “Ordine e disciplina per un paese migliore” (Matteo Salvini, tratto da La Repubblica di oggi).

Dunque per Matteo Salvini ordine e discipolina in questo paese passano dalla reintroduzione del grembiule nelle scuole elementari e secondarie di primo grado piuttosto che dalla repressione della Camorra o dal ripulire il Parlamento italiano da mafiosi e amici dei mafiosi. Ne prendiamo atto.

Entrando nel merito e al di là della polemica politica mi preme fare un approfondimento su quanto affermato dal ministro dell’Interno che non è nè qualificato nè autorizzato ad annunciare mutamenti riguardanti la scuola dato che, fortunatamente, il ministero dell’Istruzione non è di sua competenza.

Questo governo, fino ad oggi, in ultimo con la norma che reintegra l’educazione civica come materia obbligatoria a scuola, norma salutata con entusiasmo da chi non conosce la scuola, ha mostrato un culto per l’apparenza, per le operazioni di facciata (vedi la cervellotica riforma dell’esame di maturità) che preoccupa, in prospettiva, perchè mai come oggi in questo paese c’è bisogno di una scuola che funzioni.

Non stupirebbe più di tanto, dunque, la reintroduzione del grembiule, strumento che a detta di Salvini impedirebbe ai bambini ricchi di sfoggiare felpe costosiossime ( altro capo di abbigliamento a parte le divise Salvini, evidentemente, non conosce) umiliando i bambini poveri.

A parte le gretta morale nascosta in queste parole, secondo cui chi è ricco è da invidiare a priori da chi non lo è, e se c’è una cosa che la scuola dovrebbe insegnare è proprio l’idiozia sottesa a questa affermazione, una volta dismesso il grembiule ai bambini basta scendere a giocare per strada o andare a studiare da un compagno più agiato per comprendere che nella vita per fortuna, siamo tutti diversi e che qualcuno parte (apparentemente) con qualche carta più favorevole tra le mani. Casomai, essere consapevoli di queste diversità, può essere uno sprone a studiare per garantirsi un futuro migliore anche dal punto di vista economico, avviare quella sana competitività leale che c’è sempre tra gli alunni più dotati nelle classi che funzionano.

Ma a Salvini si può dire di tutto, veramente di tutto, tranne che sia un’idiota. La trovata del grembiule e il richiamo all’ordine e alla disciplina, sono invece una strizzata d’occhio a quell’estrema destra che rappresenta ormai il bacino elettorale di riferimento del leader leghista. I fascisti da sempre vivono nel culto ipocrita dell’apparenza, tutta la storia del ventennio, la biografia stessa di Mussolini sono una manifestazione di apparenza, di operazioni di facciata, nel tentativo di anestetizzare l’opinione pubblica.

Il sogno di Salvini è un paese di bianchi, cattolici e bigotti, ubbidienti, uniformati, conformisti e benpensanti, razzisti e orgogliosi di essere italiani. Poiché il Nostro pensa alla grande e vede lontano, cominciare a uniformarli da piccoli, dapprima con quella sorta di divisa che è il grembiule, poi magari mettendo mano ai programmi e riscrivendo la Storia ad uso e consumo proprio.

Vedrete che torneremo a sentire parole come merito, selezione dei migliori,. avviamento al lavoro per chi non ha voglia di studiare, etc. che erano le parole chiave della Riforma Gentile, non a caso il primo atto politico di Mussolini al potere.

L’idea di ordine e disciplina di Salvini è quella dell’obbedienza, dell’azzeramento del dissenso e dell’annullamento dello spirito critico a favore della fiducia aprioristica nel leader e nelle sue idee.

E’ tutto molto pericoloso e molto sgradevole, la scuola viene usata a sproposito per portare avanti quelle prove generali di autoritarismo che Salvini ha avviato sin da quando ha ricevuto il suo doppio incarico. Da mesi continua ad alzare l’asticella dell’invasione di campo, dell’abuso di autorità, dell’arroganza elevata a metodo per vedere fin dove può arrivare e le risposte, purtroppo, anche per l’assoluta e ormai manifesta incapacità, oltre che della tendenza suicida dell’alleato di governo, sono positive.

Non importa a Salvini dello stato pietoso in cui versa l’edilizia scolastica, della dispersione scolastica che favorisce l’arruolamento di chi lascia la scuola nelle organizzazioni criminali, di una scuola sommersa dalla burocrazia dove tra aggressioni dei genitori, dirigenti più preoccupati di evitare denunce che di svolgere il proprio ruolo e famiglie sempre più ostili ed  aggressive, sta diventando sempre più difficile, per chi vi lavora, svolgere il proprio compito in modo adeguato.

Non si cura del degrado morale ed etico del paese a cui contribuisce quotidianamente, di una gioventù spesso violenta e  senza freni anche perché nella scuoila il lassismo sta diventando la regola per evitare problemi legali, a lui importa solo salvare le apparenze e gettare il seme di un’ideologia morta, sepolta e sconfitta, nella speranza che possa rinascere.

Il mondo della scuola dovrebbe opporsi senza ambiguità contro questa invasione di campo, contro chi continua a consigliare e suggerire provvedimenti inutili riguardanti un mondo che non comprende, dovrebbe chiedere a gran voce che in questo paese si apra un dibattito sulla scuola, ascoltando chi la scuola la fa, per una riforma vera, sensata e necessaria, che aspettiamo da decenni.

Ordine e disciplina sono parole che aborro, io a scuola preferisco parlare di rispetto, rispetto reciproco che va guadagnato sia da parte di chi insegna che da parte di chi riceve l’ìnsegnamento, in un processo di reciprocità e di crescita, di conoscenza reciproca e revisione di modi, tempi ed obiettivi sulla base delle effettive competenze e dei problemi che si riscontrano, che costituisce il nucleo più importante e dà un senso al mestiere d’ insegnare.

Rispetto dunque, parola  che sembra ormai essere stata estirpata dal vocabolario italiano.

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Educazione civica: ritorno al passato

educazione-civica

Non c’è nulla di rivoluzionario nella reintroduzione delle 33 ore di Educazione civica a scuola, un’ora a settimana con  valutazione finale che sarà, come sempre è stato, presumibilmente di pertinenza di chi insegna Storia.

Non c’è nulla di rivoluzionario perché qualunque insegnante di Storia, di Lettere, ma anche di tutte le altre discipline, fa educazione civica ogni qual volta commenta un fatto di cronaca, spiega perché si devono rispettare certe regole, parla di convivenza civile o di cittadinanza.

L’educazione civica è una materia che, se istituzionalizzata, normata e inserita magari in specifici manuali, diventa del tutto inutile, un aggravio per gli studenti e gli insegnanti ed è esattamente questo lo spirito con cui sembra essere stato varato questo ritorno al passato.

Come si può conciliare, infatti, l’introduzione di una materia squisitamente “politica” cone le dichiarazioni del ministro Bussetti di qualche tempo fa, che ribadivano la necessità che la politica restasse fuori dalle scuole? Come si può conciliare la critica etica del fascismo, come filosofia di prevaricazione dell’avversario e di disprezzo della diversità, con la notizia che il ministro degli interni pubblicherà un libro con una casa editrice fascista?

La scuola non aveva bisogno di altre operazioni di facciata, ne ha già vissute troppe negli ultimi anni e questa si aggiunge alle altre.

Personalmente, faccio educazione civica quasi ogni giorno, i miei alunni con quella poesia di cui solo i ragazzi sono capaci oggi, la chiamano “insegnare la vita”, e non mi interessa stabilire con un numero in pagella se il tale ragazzo ha acquisito determinate connoscenze che, fini a sè stesse, risulteranno sterili e inutili.

La crescita umana e sociale di un ragazzo io, i miei colleghi e qualunque insegnante che svolga questo lavoro con coscienza, la vediamo ogni giorno e, se qualcosa non va, cerchiamo dei correttivi non per un voto in più in pagella, ma per il suo bene, perché possa diventare una persona migliore.

E’ proprio questa dimensione “umanistica” della scuola che manca sia ai legislatori (ai quali, spesso, manca anche molto altro), sia alla gente che crede che l’introduzione di una nuova materia cambierà i ragazzi, li renderà più responsabili e civili, senza capire che è spesso l’educazione tout court che manca oggi e che se innaffi una volta al giorno una pianta con un fertilizzante sano e il resto del giorno la sommergi di concime chimico, non è che puoi aspettarti miracoli.

Ma la retorica è tutto quello che rimane a questo paese insieme alle operazioni di facciata come questa, che servono a far finta di cambiare per non cambiare niente.

Vediamo la Costituzione vilipesa, oltraggiata e violata pressochè quotidianamente da chi avrebbe il dovere di tutelarla e pensate davvero che noi insegnanti, delegittimati e, spesso, anche malmenati, si possa cambiare le cose con un numero in pagella?

Mi viene da pensare che non è ai ragazzi che bisognerebbe imporre lo “sviluppo della conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società“, così recita pomposamente la norma, ma a chi di quelle strutture e quiei profili sociali , giuridici, civici e ambientali fa strame ogni giorno.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail