Memoria dell'Infamia

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Sono emozioni contrastanti quelle che mi spingono a scrivere questo articolo. Da un lato, la visione limitata, di pochi minuti, del programma di Santoro di ieri sera, riguardante il razzismo, dall’altro la visione odierna di un film a mio parere bellissimo, Un sacchetto di biglie, un film che più che dell’Olocausto parla di solidarietà, del bene che si può incontrare anche nell’oscurità, dell’istinto di sopravvivenza che permette di trovare risorse insperate dentro di noi.

Tanto il film è delicato, curato come un quadro di Renoir, con una capacità di coinvolgimento empatico nei riguardi del protagonista che ha coinvolto sia i colleghi che i ragazzi che abbiamo accompagnato al cinema in occasione della memoria dell’Olocausto, tanto ho trovato la trasmissione di ieri sera, per quel che ho visto, di pessimo gusto, retorica, un’occasione sprecata per parlare di un problema serio e attuale.

Personalmente, su un problema come quello del razzismo e dell’intolleranza, non tollero contraddittori: avrei gradito invece ascoltare a lungo Sergio Quirico e Fabrizio Gatti, giornalisti veri, di una razza in via d’estinzione, e prima che giornalisti uomini veri, disposti a rischiare di loro per capire e guardare negli occhi vittime e colpevoli.

Invece, dopo il momento kitsch di Stefania Rocca che interpretava una  insopportabile Oriana Fallaci rediviva che vomitava assurde litanie razziste, mi è toccato sentire l’altrettanto intollerabile Zecchi confondere la passione politica con l’ottusità e la chiusura mentale dell’ultima Fallaci e perfino la fiaccolante di Multedo, capopolo in sedicesimo, dallo sguardo truce e i toni accesi, ieri sera assolutamente moderati, di una disgustosa crociata razzista in un quartiere della mia città.

Sarò impopolare e anti democratico, lo ammetto, probabilmente anche un po’ stalinista, vista la mia tendenza politica, ma ritengo che certi temi, il razzismo, l’antisemitismo, l’antifascismo, quando trattati, debbano essere affrontati da persone che sanno quel che dicono e non possano essere oggetto di dibattito. Cardini sì, Zecchi no, tanto per intenderci.

Dobbiamo dibattere se è lecito o no salvare esseri umani? Se è morale rimandarli indietro a farsi torturare nelle prigione libiche in nome della massima che recita “occhio non vede cuore non duole”? Dobbiamo discutere sul fatto che Mussolini e Hitler fossero due schifosi criminali, due esseri umani miserabili e spregevoli che la Storia ha condannato? Dobbiamo davvero aprire un dibattito sull’assenza del diritto dei fascisti a dichiararsi tali perché proibito dalla Costituzione?

Io non voglio ascoltare tutte le campane su questi temi, perché chi è razzista e fascista  non ha, per la nostra Costituzione, diritto di parola.  Il candidato alla presidenza della regione Lombardia che ha parlato di purezza della razza bianca andrebbe perseguito per istigazione al razzismo, così come i decerebrati che ieri hanno bruciato l’effige della Boldrini in piazza. Berlusconi che dà cifre assurde sugli extracomunitari che delinquono andrebbe perseguito per procurato allarme e per incitamento al razzismo, per non parlare di Salvini.

La libertà di parola non è la libertà  di dire quel che si vuole ma la facoltà di controbattere a una argomentazione usando lo spirito critico non le esalazioni escrementizie di una mente malata. La libertà è tale fino al momento in cui non lede i diritti dell’altro. Se parlare di Locke e Rousseau con Salvini è come discettare della scommessa di Pascal con Di Maio, perché questa gente deve continuamente apparire nei vari talk show e vomitare il proprio odio da frustrati oscurando chi cerca di dibattere in modo serio e articolato? Perché bisogna applicare la par condicio anche agli idioti? Trovo immorale che l’informazione gli conceda uno spazio così ampio.

In nome di un garantismo che tutela solo gli intolleranti, i fascisti, i razzisti, i corrotti, in questo paese non è solo il pensiero a essere diventato liquido, anzi, gassoso, ma anche i principi e i valori che rappresentano le basi della convivenza civile. Un paese nato sull’antifascismo si è trasformato in un paese fascista, e le leggi di Minniti acclamate da persone per bene, sensate, per nulla di parte, ne sono la prova, senza colpo ferire, per ignavia, perché la memoria dell’infamia si è dissolta in tante piccole infamie quotidiane, in una degenerazione lenta e irreversibile del tessuto morale del paese. la massima di Machiavelli sul fine che giustifica i mezzi, parole che non ha mai pronunciato nè scritto, è diventata l’unica regola della politica, peccato che si ometta sempre che Machiavelli considerava lecito anche l’illecito ma in nome del bene comune.

Nel film i due ragazzi protagonisti incontrano l’orrore del nazismo ma anche la solidarietà di tanti, spesso insperata, spesso inattesa. Io credo che sia proprio da questa parola che si debba ripartire: la solidarietà implica il riconoscimento dell’altro come mio simile, con gli stessi bisogni e gli stessi diritti, gli stessi desideri, gli stessi sogni, le stesse sconfitte.

Oggi la politica è diventata un ciarlare vuoto che promette solo modesti aumenti pecuniari. Più soldi, più consumi, è questa l’etica di queste elezioni, votateci e avrete l’iphone, votateci e vi daremo quel tanto che basta per illudersi di essere sicuri, inattaccabili, inamovibili, per maturare la falsa certezza che nessuno di noi diventerà mai un profugo, un rifugiato, un disperato in cerca d’aiuto.

Io vorrei che la politica  promettesse più scuola per tutti, sanità migliore per tutti, periferie a misura d’uomo, aree verdi, lotta alla criminalità organizzata, lotta  senza quartiere alla corruzione, ecc.

Io vorrei che la politica tornasse ad avere una visione e non fosse una mera lotta per il potere di pochi sulle spalle di molti.

Viviamo in una società orwelliana e la soluzione non può che essere orwelliana: “Il potere è nei prolet”, certo, come sempre, se e quando si sveglieranno, se e quando troveranno la forza di tornare a sognare.

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Se il presepe fosse vero Gesù sarebbe nero

uid_12588921387.580.0Chi lo spiega a Salvini, ai naziskin e ai razzisti che non sono razzisti ma si comportano, dicono, fanno  quello che fanno i razzisti che, se volessimo fare davvero un presepe, rispettando la realtà storica, partendo dai luoghi in cui Gesù ha vissuto la sua parabola umana, dovremmo concludere che non solo Nostro Signore,   ma anche sua madre e suo padre erano, se non neri, quantomeno dello stesso colore degli odiati mussulmani?

Chi glielo spiega  a questi indomiti difensori della famiglia tradizionale e dei legami di sangue   che, ben lungi dal difendere la fiera razza italica, Gesù era un ebreo, di razza semita e di religione ebraica, piuttosto rispettoso delle tradizioni, con un padre che aveva sposato una ragazza molto più giovane di lui, prendendosi cura di questo figlio non suo e sognando, forse, di lasciargli in eredità la piccola e florida azienda artigiana di famiglia?

Chi glielo spiega che Monsignor Giacomo Martino è un sacerdote che fa il sacerdote, seguendo alla lettera quello che predica il Vangelo, non un pericoloso sobillatore di folle o uno che gode a turbare l’ordine sociale? Lui lavora con gli ultimi, non ha tempo per cavilli legali e ipocrite prese di posizione fintamente pacate.  Ha il difetto di parlar chiaro,    Giacomo Martino, senza filtri, difetto grave in un mondo dove i filtri sono tutto, dove si maschera il razzismo con la protesta sociale di pochi.

Chi glielo spiega ai bravi cittadini di Multedo che dare asilo a dodici profughi, sopravvissuti a cose che nessun uomo dovrebbe vedere, è atto cristiano dovuto, che non si è tolto un bene alla comunità perché dare asilo a chi ha bisogno, anche se ha il colore di Nostro signore, è fare il bene della comunità. Forse, domani, quei ragazzi, quando si tratterà di scegliere che strada prendere, scegliere, sceglieranno quella del bene in ricordo del bene ricevuto, oppure…

Chissà perché a tanti bravi, devoti e ipocriti cattolici un prete che fa il prete dà così fastidio,  chissà come mai   la   Chiesa che diventa Ecclesia, assemblea, luogo di comunione, di unione della comunità, tutta, senza distinguo, anzi, come faceva Gesù, con un occhio di riguardo per gli ultimi, fa così paura.

Forse perché Gesù non parla agli ipocriti, anzi li odia, forse perché il messaggio evangelico e quello dei frammenti apocrifi è un pugno nello stomaco per i perbenisti di ogni tempo. 

Le parole sono importanti e alterarne il significato, fino a invertirlo è uno dei modi in cui si costruisce il potere. Meno parole la gente conosce, più è facile controllarla, manipolarla, tenerla a bada. E’ il principio dello spot, messaggi semplici, elementari, facili da ricordare, ed è il principio della politica spot di questi anni.

Le parole di Gesù, che era nero, o  quanto meno parecchio olivastro, erano e sono sassi che scuotono gli stagni delle nostre coscienze. O dovrebbero. Forse per questo è meglio chiosare con eleganza su questioni formali in fatto di fede invece che badare alla sostanza, invece che rendere fuoco e tempesta, com’era e com’è, il messaggio evangelico.

Vito Mancuso ha suscitato scandalo rispondendo alla domanda di un lettore che gli chiedeva se si sente ancora parte della Chiesa e dicendo che si   sente con un piede dentro e uno fuori.  Lo comprendo perfettamente. E’ duro sentirsi parte della Chiesa quando hai a che fare con certi cristiani.

Stiamo  alterando   il senso  della Storia. Il presepe come simbolo dell’identità nazionale farebbe rivoltare nella tomba quel S. Francesco che abbracciava i lebbrosi, che si spoglia perfino delle vesti per dedicarsi agli altri e che arriva perfino a parlare con il Sultano per predicare la pace.  Ci deve essere un limite al livello di volgarità intellettuale e di ignoranza che si è disposti a tollerare.

Usare la religione che per qualcuno, non tanti, è ancora qualcosa di molto serio, a fini politici, cercando di strumentalizzarne il messaggio, va bene per la grande massa degli ipocriti ma per chi ha ancora un minimo di onestà intellettuale è un atto abietto, di una volgarità insopportabile. Oltre che pericoloso.

La nostra identità di cristiani non dovrebbe essere rappresentata dai pupazzi del presepe ma dall’apertura evangelica all’altro, dalla pietà e dalla comprensione, dallo spendersi per gli altri senza chiedere nulla in cambio e senza chiedersi cosa gli altri fanno per noi.

Certo, spiegare questo   a  Salvini,  ai naziskin e ai razzisti della porta accanto è impresa da far tremar le vene e i polsi, ma ci si dovrebbe, evangelicamente e cristianamente, provare. Altrimenti, evitate di sedervi in Chiesa, di andare alla messa di Natale, ecc., ve lo direbbe anche il bambin Gesù,nero,se potesse; non è posto per voi.

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Infami

Infame, semanticamente, è colui che non deve essere nominato,la cui memoria deve essere cancellata, una cosa talmente vergognosa da non poter essere detta.

Per quanto l’aggettivo mi ripugni, per l’uso improprio che ne fanno fanno i mafiosi, non trovo altro aggettivo per definire chi, in questi giorni, sta facendo bassa politica sulla pelle degli ultimi, chi approva e giustifica l’ingiustificabile, chi sui social, quasi sempre con tono saccente, approva, chi, in un paese dove nessuno rispetta le regole, neanche quelle più elementari, improvvisamente si scopre rigido censore e pretende che vengano rispettate le regole da chi salva vite umane, chi non conosce la storia, neanche quella dei propri nonni e grida alla scandalo per similitudini assolutamente corrette, chi non conosce la storia di oggi e urla a un’inesistente invasione, chi dice “ ora è tutto chiaro” processando e condannando a priori, quando non è chiaro nulla, i leghisti, i fascisti e chi, pensandola come i leghisti e i fascisti, è leghista e fascista a sua volta, che appartenga al Pd o ai Cinque stelle, poco importa, chi dà del buonista a quelli che non hanno scordato la loro umanità, chi ritiene assolutamente corretto rimandare nell’inferno delle prigioni libiche centinaia di esseri umani, chi minaccia di togliere la scorta a chi, giustamente, lo ha accusato di essere uno sciacallo che cerca sciacalli, chi li vuole aiutare a casa loro e chi è contento se ne annegano cento in più, chi fa le barricate contro donne e bambini, chi li fa morire sui binari e  chi condanna un uomo vero, chi mangia ogni giorno frutta e verdura raccolta dai neri sfruttati dai caporali e poi inveisce contro i neri, quelli che non possiamo accoglierli tutti ( e infatti, non lo facciamo), quelli che non hanno mai rispettato una legge in vita loro e parlano di legalità, quelli che, adesso sì che le cose vanno come devono, quelli che quando governeranno loro non entrerà più nessuno, quelli che adorano Trump, un cerebroleso alla guida di quella che fu la prima potenza al mondo, quelli che adorano Salvini, un cerebroleso che solo in questo paese di merda può contare qualcosa, quelli che non dicono niente e guardano alla finestra, quelli che hanno paura di esprimere la loro solidarietà e aspettano di vedere se gli conviene.

Questo è un paese infame, con un’informazione infame, politici trasversalmente infami e persone infami.

Un paese senza memoria è un paese senza storia, facevo recitare ai miei alunni qualche tempo fa, al termine di un cortometraggio sul razzismo. Se decidessi di rigirarlo oggi, dovrei fargli dire che un paese senza storia è un paese senza futuro.

Per fortuna, non sono tutti come voi.

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Migranti: la politica dei miserabili

Non stupisce la notizia apparsa oggi sul quotidiano di Genova che riporta l’intenzione della giunta di chiudere le porte ai migranti e mandare via anche quelli attualmente ospitati alla Fiera.  

I fascisti sono fascisti, i leghisti anche peggio e, nonostante la facciata rispettabile, chi va con lo zoppo impara a zoppicare e il neo sindaco, molto presto, sta dimostrando di non essere il sindaco di tutti, almeno non di chi crede nella solidarietà.

Addolora che una città come Genova, un porto di mare da sempre crocevia di genti diverse, si sia ridotta così e che la gente possa ritenere che i problemi della città si risolveranno come per magia chiudendo le porte a disperati in cerca di una opportunità di vita. Genova e i genovesi hanno evidentemente dimenticato le folle di emigranti italiani che, agli inizi del secolo scorso, riempivano le sue strade e le sue vie in attesa di imbarcarsi per l’America. La storia non insegna niente.

Mi addolora molto di più, perché lì sono le mie radici, la protesta contro i migranti dei comuni siciliani della provincia di Messina. Manco dalla Sicilia da molto tempo, purtroppo, e non so se la situazione sia veramente diventata insostenibile, conosco però bene le posizioni del sindaco di Messina, che non sono certo in linea con queste proteste. D’altronde, che il vento fosse cambiato, si era compreso con la mancata rielezione del sindaco di Lampedusa. Ma quelle proteste fanno male a chi consoce i siciliani.

Ormai la politica è diventato un gioco da miserabili, quando individui lombrosiani come Salvini riempiono le prime pagine dei giornali con le loro menzogne e le loro ignobili affermazioni razziste e chi sarebbe deputato a controbatterle segue invece l’onda stomachevole dell’intolleranza, per fare un passo indietro quando si accorge di aver esagerato, significa che la ragione ormai non è più immersa nel sonno, è caduta in coma.

Lo testimonia l’esultanza di Salvini per il rinvio dello Ius soli. Possibile che nessuno riesca a spiegare a questo essere abbietto che lo Ius soli non riguarda i migranti che arrivano in Italia, che deve smetterla di mentire e insinuare nella gente false idee, di esultare come un demente per il rinvio di un provvedimento civile e necessario?

Bene ha fatto Gentiloni a rinviare l’approvazione che Renzi, che in quanto a spregiudicatezza, cinismo, e opportunismo politico sulla pelle degli altri non è secondo a nessuno, aveva voluto, sperando di guadagnare voti alle recenti elezioni facendo qualcosa di sinistra e sbagliando, come sempre, tempi e modi.

Lo Ius soli riguarda quei bambini, e le mie classi ormai sono formate quasi sempre in maggioranza da loro, nati in Italia, che in Italia sono da cinque anni o hanno concluso almeno un ciclo scolastico. Sono bambini italiani a tutti gli effetti, che parlano la nostra lingua e sono cresciuti nella nostra cultura. Spesso hanno genitori che lavorano regolarmente nel nostro paese da anni e pagano le tasse.  Le folle di migranti sui barconi non c’entrano nulla, si tratta del perfezionamento di una legge già vigente che non comporta alcuna invasione né alcun attacco a una italianità che sarebbe invece tanto bello scomparisse nei suoi tratti più diffusi.

Machiavelli, il fondatore della scienza politica, scindeva la politica dalla morale ma non dall’etica: anche gli atti più riprovevoli come l’omicidio e il tradimento, erano secondo lui giustificati purché fossero commessi a favore del benessere del popolo. Sembra invece che i politici odierni, ovviamente non tutti, ci saranno anche persone coscienziose, siano più portati a seguire l’ottica di Guicciardini, secondo cui ognuno deve seguire il proprio “particulare”, la propria convenienza personale. A proposito di italianità, questo è sicuramente uno dei tratti più diffusi,

In questi giorni stiamo assistendo, nell’indifferenza quasi generale, a un gioco al massacro sulla pelle degli ultimi, a un disumana speculazione per guadagnare voti, a un imbarbarimento della politica a livelli talmente infimi  da risultare inconcepibili. Siamo allo sdoganamento del razzismo, all’egoismo e all’intolleranza come programma politico. E’ la reazione della borghesia più ottusa e corrotta del paese, quella che costituisce la vera palla al piede dell’Italia, che trova ampi consensi in una popolazione sempre più deprivata culturalmente, sempre più carente in quei valori fondamentali che sono alla base della civiltà.

Quello che più disturba sono le menzogne oggettive, come i dati sui migranti sparati a caso, la distorsione continua della realtà, l’assoluta mancanza di volontà politica di affrontare seriamente un problema ancora gestibile, gli esseri umani ridotti a merce di scambio politica, schiavizzati due volte, deprivati della loro umanità e ridotti a cose da spostare e allontanare per non turbare le coscienze dei bravi borghesi. A me questa politica, questa visione, questa strada che il mio paese e  le mie due regioni sembrano aver intrapreso, fa vomitare.

Non ho soluzioni da proporre, lotto contro il razzismo da così tanto tempo che tendo a considerarlo un male endemico, come l’influenza, qualcosa che a ondate arriva e poi se ne va, magari dopo qualche foto sui giornali di bambini morti. Già una volta l’Europa, sull’onda del razzismo, è arrivata all’autodistruzione. Oggi lo stesso vento soffia sugli Stati Uniti, che hanno però anticorpi democratici più forti dei nostri (quando si tratta della politica interna, sulla politica estera stendiamo un velo) e, si spera, riescano a contenere il presidente più demente degli ultimi decenni.

A mio parere, l’incompetenza dei nostri attuali governanti, che si occupano solo di tutelare lo status quo e mettere a tacere chi la pensa diversamente, sia quelli al governo sia quelli impegnanti in una opposizione solo apparente, sta costando molto cara a tutti. Ma la vita è assumersi responsabilità: la gente non può continuare a seguire il nulla e poi lamentarsi delle conseguenze, Genova non può votare i fascisti e poi andare in piazza se si comportano come tali e così l’Italia tutta. La gente, in questo momento, sta sorvolando sulla costante emorragia di diritti a cui viene sottoposta da anni, sulla distruzione sistematica della scuola, sempre più privilegio di pochi, su una politica economica a vantaggio esclusivo di banche e imprese scegliendo invece di concentrare la propria rabbia sugli ultimi, in nome di un desiderio di sicurezza inopportuno e smentito dalle statistiche sui reati fornite dal Ministero degli Interni, o in nome di quel principio del capro espiatorio che ha riempito le fosse dei cimiteri di tutta Europa in diversi periodi storici.

La politica è lo specchio della gente, e questa politica è lo specchio di un’opinione pubblica che non riesce più a compattarsi sui problemi reali, sui valori che contano. Un’opinione pubblica in  cerca di falsi profeti, di improbabili guru, a volte miliardari, che a suon di volgarità linguistiche e intellettuali la guidino verso la luce. Non importa se il guru dice oggi una cosa e domani l’opposto, magari, avesse letto della neo lingua di Orwell la gente capirebbe, ma il problema è che la gente non vuole capire, vuole essere presa in giro per sognare, che  a prenderli per i fondelli sia Renzi, Grillo o Salvini poco importa: sono intercambiabili, privi di cultura politica politica, signori e amplificatori di vuoti a perdere mentali che stordiscono e questo vuole la gente, stordirsi, fumarsi una mega canna e sorridere beata lasciando il mondo fuori e il guru a risolvere i loro problemi.

Questa è la vittoria più grande, e si avvia a diventare definitiva, del Sistema. Ci hanno ridotto a consumatori, quello è il nostro ruolo e chi non ci sta, vie
ne eliminato. Come nel Grande Fratello, la trasmissione televisiva, non quello di Orwell, In quello di Orwell ci viviamo da decenni senza accorgercene.

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Del relativismo e di come il terrorismo sia strumento di potere

L’attentato di  Londra costituisce un precedente gravissimo, il sintomo allarmante di una possibile escalation di follia che va fermata il più presto possibile.

Noto senza sorpresa che su facebook nessuno sta con gli islamici aggrediti e nessuno inveisce contro l’inglese che ha cercato di fare una strage. Sintomo sia del relativismo tipicamente occidentale per cui le medesime azioni non sono ugualmente deprecabili a seconda del colore della pelle di chi le compie, sia di una progressiva americanizzazione che contempla il ritorno all’ occhio per occhio dente per dente come un’ opzione tutto sommato da non disprezzare. Ovviamente, la ragione dorme sonni profondi e i mostri ballano.

Balla il mostro del razzismo, che una maldestra (ma dai?) azione politica del Pd ha risvegliato, trasformando un problema serissimo, quello dello ius soli, in una polemica di bassissimo livello che ha scatenato tutto lo spregevole armamentario razzista di gruppi marginali di falliti che hanno avuto il loro quarto d’ora di celebrità e torneranno nelle loro tane a chiedersi quale significato abbia il pollice opponibile.

Balla il mostro della paura, in parte giustificata, in parte fomentata ad arte da governi che mascherano la propria inadeguatezza agitando lo spettro di un nemico che hanno contribuito a inventare e che continuano a tenere in vita perché fa comodo a tutti.

Balla il mostro dell’ignoranza, Nixon, volgare, rozzo, corrotto, al confronto dell’attuale presidente degli Stati Uniti, sembra un fine intellettuale, il repubblichino Almirante, paragonato a Salvini appare come un lucido intellettuale progressista. Va aggiunta l’ignoranza di un popolo, il nostro, ampiamente coltivata e curata dalla politica, il cui unico risultato concreto negli ultimi dieci anni è quello di aver efficacemente contribuito a devastare la scuola pubblica.

Balla il mostro dell’ipocrisia, delle false promesse, delle cattive intenzioni mascherate da principi morali.

Balla il mostro della disinformazione accurata, costante, ossessiva da parte di media  ormai totalmente asserviti al potere che danno spazio, come si trattasse di giganti del pensiero, alle bizze di mediocri figuranti come Fabio Fazio.

In questo quadro da terra desolata l’attentato di Londra era quasi inevitabile, a furia di agitare senza alcun motivo il vessillo dello scontro di civiltà ( io quel saggio l’ho letto: è orrendo) si finisce per arrivarci davvero, facendo il gioco del potere, che trova nuovi strumenti per limitare le libertà individuali col plauso di tutti.

Inutile stare qui a disquisire di guerre del petrolio e del fatto che non siamo di fronte a nessuno scontro di civiltà ma all’ennesimo tentativo di impadronirsi delle risorse dei paesi più poveri da parte dei paesi più ricchi. La lettura di uno qualsiasi dei saggi più recenti di Franco Cardini, storico di destra, quindi lontano dalle mie idee politiche ma lucido e documentato quando si parla di problemi del mondo arabo, per farsi un’idea chiara della differenza tra ciò che sta accadendo e quello che ci raccontano.

Quello che mi preme sottolineare è l’assenza della pietà 2.0, quella dei badge e dei flames, quella dei coraggiosi da tastiera così ben rappresentati da Crozza. Il pensiero liquido colpisce ancora, il relativismo morale, anche e la pietà scompare. Viene da pensare, a leggere certi interventi, che, parafrasando Custer, l’unico bambino arabo buono è quello morto su una spiaggia.

  Terribile questa frase, vero? Dà da pensare, dà un’idea del baratro in cui ci stiamo lanciando allegramente da un bel po’ di tempo. Finiremo per raggiungerlo, prima o poi, se non riusciamo a frenare. E si sa la fine che ha fatto Custer.

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Dell'essere italiani

Io credo che in un mondo globale le nazionalità non abbiano più molto senso mentre hanno un senso le culture, intese come quell’insieme di tradizioni mutuate dalla storia che costituiscono il genius  loci di un popolo. Culture da tutelare, tramandare e preservare, per non perdere noi stessi.

Sono   fieramente anti liberista, perché ritengo che l’attuale società abbia scelto la strada, non necessaria, di mantenere il proprio tenore di vita a spese dei più poveri e di favorire, al proprio interno,  le classi agiate a scapito di quelle proletarie. Se il liberismo ha una colpa capitale, e ne ha molte e molti morti ha sulla coscienza, non ultimi quelli per terrorismo, è quella di non preoccuparsi ma anzi di osteggiare la globalizzazione dei diritti, non comprendendo che diventa così assai complicato globalizzare anche le regole. Altra colpa è quella di uniformare le culture a una sola: quella del mercato e del consumo, senza curarsi dello sfruttamento intensivo delle risorse e della disuguaglianza sociale. E’ una scelta, non una strada obbligata: il liberismo classico nasce con altri intenti e la deriva attuale è figlia della scuola di Chicago e di Milton Friedman.

Ho da quindici anni il privilegio di lavorare in un quartiere multi etnico con alunni che provengono da tutto il mondo. Anni fa lavoravo con classi di soli stranieri, oggi la situazione è cambiata perché, forse Salvini questo non lo sa, gli stranieri che riescono a guadagnare qualcosa tornano a casa loro molto volentieri. Io tocco con mano la globalizzazione e i frutti avvelenati del liberismo ogni volta che mi siedo in classe.

Da figlio di immigrati meridionali, terrone che non si è mai deterronizzato, simpatica espressione raccolta dal web, provo una particolare simpatia verso i figli dei migranti che, come me, hanno il privilegio e la maledizione di essere nati senza terra sotto i piedi, di non essere etnicamente compiuti.Come il sottoscritto non è del tutto siciliano o ligure, loro non sono del tutto ecuadoriani, pakistani, senegalesi o italiani. Crescendo, solitamente, riscoprono l’orgoglio delle proprie origini e trovano nel nostro paese una terra da amare. Se non succede, accade quello che abbiamo visto succedere nelle banlieues qualche anno fa, quello che rischia di succedere nelle nostre periferie se non si interviene in fretta: lo straniamento, il mancato senso di appartenenza, si trasformano in rabbia, autoemarginazione e violenza. Il limite estremo di questo processo è il terrorismo.

Per questo ritengo che lo ius soli, oltre che un provvedimento naturale e inderogabile, oltre che un atto di civiltà troppo tardivo e cervellotico, così come è stato disegnato, sia anche un atto di autodifesa, un’arma contro il radicalismo che nasce dall’emarginazione.

E’ un peccato che il Pd banalizzi questa caratteristica (ma cosa non banalizza Renzi, forse lo statista più ignorante che mai abbia guidato il paese?) estraendo dal cappello il provvedimento nel corso di una campagna elettorale giustamente critica, dato lo sfacelo in cui sta gettando il nostro paese e la rabbia che ha generato in quello che dovrebbe essere il suo bacino elettorale,. ma a caval donato non si guardi in bocca, la norma va approvata al più presto.

L’opposizione a tale provvedimento da parte della lega è grottesca, aggettivo che quasi sempre descrive adeguatamente la mentalità leghista. Il nazionalismo di Salvini è anacronistico e insensato, ammesso che la sua mente riesca ad elaborare ancora pensieri logicamente coerenti. ma è pericoloso, molto pericoloso e non va né ridicolizzato né sottovalutato, ma combattuto.

E’ pericoloso perché basta guardare i social network per rendersi conto di come certi slogan, certi frammenti di video montati ad arte, attecchiscano presso le fasce di popolazioni culturalmente più svantaggiate, di conseguenza più deprivate economicamente e più arrabbiate. La rabbia monta dove manca il pane quotidiano.

Se una mia alunna dolcissima, posta un video fascista in cui viene teorizzata l’idea assurda che gli stranieri vogliano lo ius soli per prendere il potere e conquistarci, significa che i filtri sono saltati, che la gente non è più in grado di decodificare i messaggi da cui è bombardata e rischiano di rivivere vecchi fantasmi che credevano ormai sepolti dalla storia. da quando la televisione non è più servizio pubblico, a meno che non consideriate tale quello proposto da Fazio e Gramellini, due menti rubate all’agricoltura, da quando media e social propongono tutto e il contrario di tutto, seguendo la regola aurea che se qualcosa deve andare storto ci andrà, inevitabilmente le persone scelgono il peggio, non perché naturalmente malvage ma perché prive di basi epistemologiche adeguate per decodificare le assurdità, per distinguere non il vero dal falso, ma l’accettabile dall’inaccettabile.

E’ così che una  foto che ritrae i migranti che fumano diventa un pretesto per disquisire sulle reali condizioni di bisogno di chi arriva spesso per miracolo sulle nostre coste. E se chi la condivide è una brava persona e sai che lo è, quello che provi è solo amarezza e sconforto e rabbia verso chi getta benzina sul fuoco.

In questo quadro, il problema delle periferie è prioritario e una scuola che faccia non integrazione, orrenda parola che a un vecchio appassionato di Star Trek come me ricorda i Borg, ma condivisione di percorsi comuni, concetto più complesso, più difficile, e articolato, ancora più necessaria.

Concludo dicendo che qualsiasi processo di incontro tra culture diverse, può generare ricchezza o conflitto, dipende dal livello di rispetto reciproco. A scuola, i ragazzi non percepiscono la propria multi etnicità, spesso i miei alunni scoprono che il compagno di banco è musulmano in terza, casualmente. E non gliene può fregare di meno. E si chiedono perché quando qualcosa non torna. Gli adulti, invece, a volte i genitori di quegli stessi ragazzi, non si chiedono perché e brancolano nell’oscurità del pregiudizio perché nessuno gli spiega come uscirne.

Grillo e Salvini sono pericolosi, e in un paese normale non lo sarebbero ma sarebbero dei freaks, perché cercano di acquisire il potere sfruttando quell’oscurità, a spese della povera gente. E’ una visione della politica spietata, priva di etica e di tenerezza, lo specchio della guerra del liberismo moderno. Il problema è che lo stesso atteggiamento lo ritroviamo, in forma più edulcorata ma non meno dannosa, in quella che dovrebbe essere la controparte. Stessa spregiudicatezza aggravata dal fatto che lì un retroterra di valori esiste ma viene bellamente ignorato o tirato fuori quando comoda, senza convinzione.

E’ necessario che i due più potenti agenti di democrazia, la scuola e la società civile (sindacati, terzo settore, ecc,), dal momento che la politica ha momentaneamente abdicato da questo compito, propongano valori forti e fondanti e pretendano dalla politica un impegno forte su quei valori. O si rifonda un’etica della convivenza in questo paese o diventeremo terra di conquista non degli immigrati, come paventano i primati leghisti o i fedeli della setta grillina, ma di quella globalizzazione nefasta che i migranti li crea, un ingranaggio di quel meccanismo che parte da McDonalds e arriva all’Isis.

Essere italiani per me significa essere umani, solidali, cooperativi e inclusivi: senza distinzione di sesso, razza, religione. Come recita il testo politico più alto mai prodotto dai nostri rappresentanti.

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Oggi non è la festa di tutti

Il 25 Aprile si ricorda l’esito finale di una guerra civile, una guerra che vide contrapposti due fronti: da una parte, italiani che stavano dalla parte di chi sterminava uomini, donne e bambini nei campi di concentramento, torturatori, assassini, dall’altra, italiani che credevano nei valori della democrazia, pur provenendo da esperienze diverse: comunisti, socialisti, cattolici, azionisti, ecc.

I torturatori e gli assassini, gli alleati del genocidio, hanno perso, sono stati sconfitti dalla storia, processati a Norimberga e condannati. Non può esserci né perdono né riconciliazione con  chi continua a portare avanti quei valori. Quindi oggi, non è la festa di tutti.

Oggi non è  la festa di vili sciacalli come Pansa, che nel suo deliro senile ha scoperto che la guerra è brutta e disumana, da qualunque parte la si combatta, ma ha dimenticato che i partigiani hanno combattuto anche per dare a lui la libertà di scrivere i suoi libri  e vomitare le sue accuse oscene dagli schermi televisivi, senza che qualcuno gli ricordi che i vecchi, se non il dono della lucidità, dovrebbero almeno avere acquisito quello della decenza.

Oggi non è la festa dei piccoli sciacalli come Di Maio, un nullafacente che insulta e offende chi cerca di fare qualcosa per gli altri, che semina calunnie e zizzania allo scopo di recuperare qualche voto sulla pelle dei perseguitati di oggi

Oggi non è la festa dei leghisti come Salvini, seminatori di odio, squallidi parolai privi di pensiero, genia di frustrati che si realizzano in un’illusione vuota di superiorità.

Oggi non è la festa di questo Pd, che ha dimenticato i valori che l’hanno portato ad essere quello che è, che ha dimenticato la propria storia, le proprie radici e non ha capito che chi rinnega il passato non può costruire il futuro.

Oggi non è la festa degli italiani indifferenti, quelli che lasciano fare, che non schierano mai, che aspettano di vedere da che parte tira il vento.

Oggi non è la festa dei leccaculo, dei cortigiani, dei servi d’ogni colore.

Ho avuto la fortuna di incontrare molti partigiani, sia da ragazzo, sia durante il mio lavoro di insegnante. Li ho ascoltati, li ho visti piangere e, a volte, ho pianto con loro. Ecco, oggi è la loro festa e solo la loro, perché tutti noi abbiamo avuto la possibilità di essere quello che siamo anche grazie a loro.

Tutto quello che possiamo fare noi, oggi, è cercare di impegnarci ogni giorno, nel nostro lavoro, nei nostri atti quotidiani, nel nostro essere cittadini, a fare sì che quel sacrificio non sia stato  inutile.

E un’atra cosa possiamo fare  leggere , documentarci e pensare prima di parlare.

Il primo giorno di scuola ho imparato una poesia che non ho mai dimenticato, una poesia di Brecht, in particolare un verso mi è rimasto impresso nella memoria: Impugna un libro, è come un’arma.

Col tempo ho imparato che non esiste arma più forte, e non a caso, quelli che oggi non hanno nulla da festeggiare ma devono solo tacere, i libri li bruciavano.

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Azzeramento etico

Le stragi ci toccano solo quando riguardano quelli come noi, l’ho già scritto e lo ribadisco. Sono anni che in quel rettilario che è il medio oriente si consumano stragi che non ci toccano minimamente, guerre per cui nessuno scenderà mai in piazza. Lo stesso accade in Africa e in Asia. Chi conosce il dittatore delle Filippine che si è vantato di aver assassinato a sangue freddo di persona quattro spacciatori per insegnare alla polizia come fare? E deve essere stato un ottimo insegnante dato l’impressionante numero di omicidi consumati dalla polizia a danno di spacciatori e tossicodipendenti. Cosa ce ne importa? Chi conosce il nome di qualcuno delle decine di dittatori africani che continuano a uccidere, imprigionare, torturare e depredare i loro popoli? Che cosa ce ne importa?  Chi ricorda di Guantanamo, la prigione cubana dove si consuma la più clamorosa violazione di diritti civili dal dopoguerra a oggi da parte degli americani? Che ce ne importa?

Dovrebbe importarcene invece, perché se il medio oriente è un rettilario è perché vi si gioca la partita tra Stati Uniti, Russia ed Europa per il controllo delle risorse, partita che comporta costi elevatissimi in vite umane, ma vite di altri, non gente come noi. Risorse, ovviamente, da depredare, spartendole con pochi, ricchi, potenti e ignorando le esigenze delle popolazioni.

Forse ad Aleppo le cose non stanno esattamente come vogliono farci credere, ma la gente muore, cambia qualcosa? Mosul, Gaza, Iraq, Afghanistan, cambia qualcosa?

Forse tra trent’anni l’Isis sarà ricordato come uno straordinario movimento di liberazione islamico, e l’Occidente come una ipocrita culla di torturatori e assassini a sangue freddo tesa a proteggere solo i proprio confini. La storia, a volte, riserva strane sorprese. Ma non ce ne importa nulla comunque. (Considero l’Isis, a scanso di equivoci, un branco di schifosi fanatici assassini mantenuto in loco dagli americani perché non si sa mai come possono andare a finire le cose in Siria).

Non ce ne importa nulla perché, come paventava Levi nella poesia che apre  Se questo è un uomo, abbiamo dimenticato e con la memoria abbiamo perso parte della nostra umanità.

Il sistema capitalista non contempla l’etica, se consideri l’uomo come merce, l’umanità è solo una voce di listino. Stiamo assistendo da anni a un azzeramento etico globale senza precedenti, non si può spiegare in altro modo l’ascesa alla carica più importante del mondo di un industriale fallito, razzista e cialtrone, totalmente privo di idee sensate e di valori che non siano la difesa dell’egoismo americano. Ricordo che gli Stati Uniti sono un paese dove la destra radicale e xenofoba, in combutta con i servizi americani, collaborò all’omicidio di un presidente, di un futuro presidente e di un leader dei diritti civili. Trump è solo una vecchia faccia degli Stati Uniti che esce allo scoperto perché il momento è propizio.

Passando dall’universale al particolare, misero particolare, un commento a proposito della polemica sul nuovo ministro dell’istruzione. Bene, sarebbe opportuno, etico, che il ministro salutasse e si dimettesse, non perché non laureato, cosa che comunque gioverebbe a chi ha il compito arduo di guidare un mondo complesso come quello della scuola, ma perché ha mentito. Il ministro ha inserito nel curriculum una qualifica che non le appartiene e questa è un’infrazione che se viene scoperta nel curriculum di qualsiasi insegnante comporta, da sempre, ben prima del jobs act, il licenziamento in tronco. Se dunque il ministro resta al suo posto compie un grave vulnus. Con quale diritto può definire le regole chi quelle regole viola per primo?

Stesso discorso per Poletti, che aveva ampiamente dimostrato la propria incapacità nel precedente esecutivo: un ministro non può permettersi di offendere quelli che sono costretti a cercar fortuna altrove perché lui, e gente come lui in precedenza, non hanno saputo svolgere il proprio lavoro. Punto.

L’opinione pubblica dovrebbe essere compatta e unita sulle questioni etiche, questi sono due esempi chiari, limpidi, elementari in cui tutti, di qualunque colore politico siano, dovrebbero chiedere che queste persone vengano rimosse dal loro incarico perché non adeguate. Invece si assiste a penose difese, in cui si cita a sproposito Di Vittorio, che era un gigante ma non era laureato e non ha mai scritto di esserlo.

Stiamo perdendo la capacità di guardare al senso profondo delle cose, di vedere i contorni di ciò che essenziale, accecati come siamo da un egoismo di parte insensato e fuori luogo.  Egoismo che si riflette nei nostri leader politici: arroganti, preda di un narcisismo autoreferenziale, privi di valori, di un minimo interesse verso il prossimo, squallidi.  Inutile illudersi: Renzi, Grillo, Salvini, Berlusconi, sono accomunati da un retroterra politico inesistente, da una mancanza totale di valori, dal cinismo, da un peronismo all’amatriciana e dall’uso della politica come strumento di appagamento personale. Chi pensa che uno sia meno razzista dell’altro, o più preparato dell’altro, non riesce a scorgere, appunto, i contorni reali delle cose, il senso delle loro azioni che sono tutte, indistintamente, tese ad appagare il loro ego e favorire amici e amici degli amici ignorando il bene pubblico.

Oggi, uno dei pochi a parlare di etica è Papa Francesco, che sta combattendo una lotta disperata per riaffermare il valore dell’umanità, il senso profondo dell’essere umani che sta, appunto, nell’etica. Come tutti i profeti, è solo, inascoltato, osteggiato, un piccolo e fragile uomo che ha ancora la forza di urlare contro i mostri che, a poco a poco, stanno mostrificando anche tutti noi.

Non sarà l’ideologia a cambiare il mondo, un mitico risveglio rivoluzionario da oriente,  né un leader illuminato, sarà lo scintillio sinistro di una nuova guerra globale o una palingenesi ambientale, a meno che non accada, presto, qualcosa che risvegli le nostre coscienze drogate. In ogni caso, troveremo e troveranno qualcuno su cui scaricare la colpa.

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L’insostenibile leggerezza del senso dello Stato

Quello che risulta dalla vicenda referendaria è l’assoluta, totale mancanza di senso dello Stato da parte di tutti gli attori di quel Vaudeville che è diventato il Parlamento.

La domanda che si è posto Renzi dopo il referendum è: come mantenere il potere? Quella che si sono posti Grillo, Salvini, Berlusconi, e compagnia cantante è: come arrivare al potere?

Non si spiegherebbe altrimenti la fretta di arrivare al voto che pervade tutti gli schieramenti in campo. Nessuno, dico nessuno, si chiede cosa sarebbe meglio per il paese. Nessuno, dico nessuno, si chiede quanti altri mesi di immobilità politica possano sopportare i disoccupati, i nuovi poveri, i giovani in cerca di lavoro.

L’idea politica di Renzi, anche se parlare di idea appare esagerato, un liberismo deregolato all’americana con regalie populistiche per tenere buono il popolino mentre lo si deruba dei propri diritti, lasciando spazio alle multinazionali e a quel potere mafioso che in Italia, da tempo ormai, condiziona l’economia, è stata clamorosamente sconfessata dalla maggioranza degli italiani. L’ex premier tiene in gran conto il 40% che ha votato per lui ma, la sua memoria altamente selettiva, tende a scordare che il 60% gli ha detto no. Oggi leggiamo che la squadra di governo verrebbe sostanzialmente riconfermata e i  sostituti di quei ministri che si sono distinti per la loro incompetenza in un governo di incapaci, sono peggio dei titolari. Non c’è quindi all’orizzonte un cambio di linea politica, cambio necessario, perché le pseudo riforme renziane erano legate, a suo dire, alla madre di tutte le riforme, che il popolo ha bocciato.

Che senso ha dunque, avere ancora alla guida del partito di maggioranza il responsabile di due anni di governo fallimentare? Perché nessuno chiede le dimissioni di Renzi? I tanto vituperati D’Alema, Veltroni, Bersani, dopo aver perso, rimisero i loro incarichi lasciando ad altri l’onere di guidare il partito. Il rottamatore, quello che voleva scollare dalle sedie i senatori,sembra essere stato contagiato dalla stessa malattia che voleva debellare.

L’idea politica di Grillo non c’è, non esiste. Fino ad ora la politica dei Cinque stelle si è ridotta a un populismo gridato, facili slogan e scivoloni clamorosi, come la richiesta di un referendum sull’euro che, per legge, non si può fare (per fortuna!). L’amministrazione di Roma fino adesso è fallimentare, non solo per colpa della Raggi ovviamente, ma si è perso molto, troppo tempo in modo dilettantesco. A Torino, Appendino vive di rendita su quanto ha fatto Fassino, più o meno come Renzi ha vissuto per un anno su quanto aveva programmato Letta, vedremo quando i nodi verranno al pettine. Di Battista e co. sono sconcertanti per la quantità inesauribile di fesserie che riescono a dire, per l’assoluta mancanza di un progetto, un’idea di politica che vada oltre pochi slo0gan ormai stantii.

Della destra non di governo non parlo. Considero Salvini un esemplare lombrosiano, attendo con ansia quando diventerà solo un cattivo ricordo. Berlusconi è una mummia come mummificata appare tutta la destra che avrebbe dovuto portare alla rivoluzione liberale ed è riuscita a produrre solo un mostriciattolo come Renzi.

Questo il nostro panorama politico. A questi individui, dell’ Italia e degli italiani non importa nulla. Il dato tragico è che gli italiani , si scannano tra loro parteggiando per uno o l’altro di questi sepolcri imbiancati.

E’ il destino di un paese la cui unità nazionale, e di conseguenza, la democrazia, non si sono mai compiute. Basti pensare che se si debellasse il cinquanta per cento dell’evasione fiscale, potremmo tornare ad avere un welfare dignitoso, per comprendere l’assoluto egocentrismo degli italiani.

Il grosso rischio è che il disastro italiano trascini nel baratro l’unione europea. Nonostante i deliri di Grillo e Salvini, non possiamo fare a meno dell’Europa e, soprattutto, dei valori dell’Europa, anzi sarebbe nostro compito trasformare l’Europa delle banche nell’Europa dello Stato sociale, in una confederazione politica dove tutti rinunciano a parte della propria sovranità in nome del bene comune..

Ma questo è un discorso da statisti, un discorso che uomini piccoli come quelli che siedono oggi in Parlamento, con le dovute, rare, eccezioni, non sono in grado di capire. La loro parola d’ordine è “ comandare è meglio che fottere”.

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Alcune considerazioni sul referendum, sull’Italia e perché voterò no

Ho assistito al confronto in Tv Renzi-Zagrebelsky  con grande interesse e, devo dire, ne sono rimasto piuttosto deluso. Renzi era in forma, meno arrogante del solito ma, come al solito, ripetitivo, prigioniero di una continua iterazione di slogan e frasi fatte da far sembrare, al confronto, Berlusconi un maestro d’eloquenza. L’impressione che ho quando lo sento parlare è sempre la stessa: poche idee, confuse, banalità da autobus e l’assoluta assenza di una visione del futuro.

Neanche Zagrebelsky mi ha convinto, a tratti: alcune argomentazioni mi sono sembrate senz’altro convincenti, altre fragili. Nel complesso,tutti e due mi hanno dato l’impressione di arrampicarsi spesso sugli specchi.

Faccio una premessa prima di esprimere la mia personale opinione su questo referendum: considero l’eventuale ascesa dei Cinque Stelle o di Salvini al governo una catastrofe per il paese, quella sì foriera di rischi enormi per la democrazia e non credo che, al momento, esistano alternative a Renzi. Quindi, molto obtorto collo, in una eventuale competizione elettorale, sceglierei ancora il Pd.

Questo non toglie che io detesti cordialmente il premier e consideri responsabile  lui e il suo governo di un forte taglio allo stato sociale, di una svolta fascistoide nei rapporti con le controparti e di una deregulation in senso liberista le cui conseguenze pagheremo negli anni a venire. Le poche buone idee sono state cancellate dai tanti, troppi errori di questo governo, ne cito giusto due perché coinvolgono settori fondamentali per il paese: la legge sulla scuola e il jobs act.

Tuttavia, credo che Salvini e Grillo siano molto peggio, ecco spiegato il mio outing.

Tornando a referendum, voterò no perché il problema di questo paese non è la stabilità di governo ma l’onestà della classe politica. E il problema di fondo, non è neanche solo la corruzione, ma la connivenza con quei poteri laterali e più o meno occulti, le mafie, la massoneria, che non è terminata, purtroppo, con l’avvento dei rottamatori. Fino a quando questo paese non farà chiarezza sul proprio passato, fino a quando non si spezzeranno certi legami, fino a quando ci sarà uno scarso discredito sociale sui reati finanziari, fino a quando sarà considerato normale un politico indagato o incarcerato, fino a quando si difenderanno politici collusi con le mafie, non c’è riforma che possa risolvere la situazione.

Io non credo che siano tutti ladri, non credo che Renzi voglia instaurare una dittatura, non credo alle teorie del complotto e alle stronzate pentastellati sul gruppo Bilderberg, ma insegno storia e la storia racconta di un paese che ha vissuto la banda della Magliana, gli anni di piombo, la strategia della tensione, la mattanza di Palermo, il G8 del 2001 a Genova e non ha trovato il coraggio di fare luce e giustizia su nessuna di queste vicende. Siamo un paese che ha ucciso un poeta e ha accettato un verdetto ridicolo sulla dinamica del suo omicidio, siamo un paese dove si è costretti a parlare di eroismo a proposito di persone che hanno svolto e svolgono il proprio lavoro con onestà. Questo è il paese di Giorgio Ambrosoli, lui sì un eroe civile, ai cui funerali non è andato nessun politico, è il paese di Aldo Moro, assassinato alla vigilia di un possibile cambiamento quello sì, vero ed epocale,  è il paese della speculazione edilizia, della cementificazione, delle alluvioni e dei terremoti, questo è il paese delle trattative tra Stato e mafia che cominciano con Giuliano e continuano e continueranno fino a quando qualcuno non comprenderà che è di una rivoluzione culturale che abbiamo bisogno, di una rieducazione alla pulizia, all’onestà, al rispetto della dignità. Ovviamente non parlo di rivoluzione culturale e rieducazione in senso maoista ma etico.

Voterò no perché il referendum è inutile, ennesimo provvedimento di facciata il cui unico risultato sarebbe di lasciare mano libera al capetto di turno, e se è Renzi ci va ancora bene. Voterò no perché non è la Costituzione che non funziona ma quelli deputati alla sua applicazione. Voterò no perché si poteva ridurre il numero dei parlamentari senza cambiare le parti in tavola, ottenendo il tanto vantato risparmio e voterò no perché la lista di quelli morti per proteggere questa costituzione, per renderla carta viva e non lettera morta è troppo lunga perché possa essere modificata unilateralmente da un partito che ha un concetto di democrazia a tratti piuttosto singolare.

Questo è un paese rassegnato che accetta una stampa cialtrona e asservita (perché parliamoci chiaro, Repubblica e il Fatto pari sono), una informazione parziale e viziata e non chiede più nulla, se non iphone e reality show, sempre più avviluppato in sé stesso, sempre più volgare, gretto, provinciale, ignorante.. O ripartiamo dal tessuto sociale ed etico, da un nuovo civismo, o torniamo a dare valori che partano dalla scuola e dalla politica e non siano il berciare vuoto del populismo, oppure, presto o tardi, vincano i sì o i no, prima o poi la svolta autoritaria arriverà.

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