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Legittima offesa

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Un ragazzo di ventiquattro anni muore, ucciso da un uomo che gli spara tre colpi di pistola alle spalle. L’uomo prima dichiara il falso e poi si avvale della facoltà di non rispondere.

Il fatto che il ragazzo fosse un ladro non lo rende meno essere umano, non può in alcun modo giustificare il gesto di un vigliacco, che sale sul balcone e spara alle spalle a un uoo che sta scappando. Dobbiamo finirla sugli autobus, sui social, ovunque di pensare che un’etichetta basti a deumanizzare una persona, che un migrante, un ladro, un vagabondo, un gay, un tossico, siano meno esseri umani di noi. Dobbiamo insegnarlo ai ragazzi nelle scuole, dobbiamo imprimerlo a lettere chiare nelle nostre menti.

Il ministro dell’Interno difende il vigliacco. I giornali, da qualche giorno, parlano solo del carnefice e non della vittima, omettendo di dire che questo è il primo risultato di una legge sulla legittima difesa assurda, inutile e criminale. La stampa e la televisione italiana sono indegne, sviliscono un mestiere nobile e lo riducono a bassa prostituzione.

I reati nel nostro paese sono in calo, lo dicono le statistiche del ministero degli interni ( ma dai?), la paura e l’odio sono montati ad arte, creati da un uomo senza argomenti che sa solo soffiare sul fuoco, che può contare un base di elettori ignoranti ( e sì, cazzo, io la penso così), ottusi, egoisti e gretti e su una opposizione che non ha più neppure la statura morale necessaria a difendere i diritti umani, dopo lo scellerato patto di Minniti con la Libia. E lasciamo le star ele bugie che il ministro profonde a pinee mani ogni giorno o le chicche dei suoi lacchè.

Il ministro degli Interni dovrebbe assicurare la terzietà, in casi come questo: un assassino è un assassino, un ladro è un uomo, perfino un ladro straniero straniero. Infatti verrà incriminato per omicidio volontario e, mi auguro, condannato, così da togliere l’illusione a chiunque che viviamo nel far west. Il ministro degli interni non svolge il lavoro per cui lo pago anch’io e bisognerà che qualcuno, prima o poi, ne tragga le consequenze.

Si comincia a capire, dopo l’omicidio di Arata, perché il ministro degli interni si preoccupi di difendere assassini e ordinare di sequestrare cartelli piuttosto che di combattere le mafie. Quello che non si capisce è perché i suoi alleati di governo siano ancora i suoi alleati di governo.

Ricordate quale significato hanno le cinque stelle? Io sì, i principi fondanti del movimento, quelli su cui si sarebbe dovuta basare la sua politica. tutti traditi per fare da spalla al difensore di assassini.

Quello che non si capisce è perché non si riesca a fare un’opposizione degna di questo nome almeno sull tema dei diritti umani, in grave pericolo grazie a questo governo.  Quello che non si capisce, è come possa la sinistra restare inerte davanti a questo scempio. O forse si capisce benissimo.

La nuova legge sulla legittima difesa è un’offesa alla morale, all’etica, al buon senso, alla Costituzione, all’umanità. Con buona pace del cattolicesimo ipocrita e di facciata del ministro e dei suoi servi.

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Un paese sempre più ignorante

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Sarò radical chic, a dir la verità un po’ radical sì, ma chic per niente, magari potessi!,  sono anche un professore, quinbdi afflitto da diverse colpe, ma la notizia che l’Italia è il paese europeo che spende meno soldi per l’istruzione non mi ha stupito per nulla.

Per altro, va chiarito, che la spesa per l’istruzione dovrebbe andare di pari passo con quella per i servizi sociali, con lo sviluppo del terzo settore, ambiti che hanno visto tagli da macelleria sociale negli ultimi anni.

Renzi ha speso molto ( e male) per la scuola, ma ha speso molto dopo anni di tagli, quindi anche quell’investimento, che c’è stato, va visto alla luce dei miliardi di euro che la scuola italiana ha elargito agli italiani col blocco degli scatti di anzianità, con assunzioni col contagocce, contratti non rinnovati da decenni e aumenti da fame. Scuola e pubblico impiego, s’intende.

Il nuovo esecutivo molto aveva blaterato di scuola ma, fino ad oggi, oltre a ridurre in modo vergognoso la spesa per  i servizi sociali e il terzo settore, non ha mantenuto nessuna delle sue promesse. Spesso il ministro degli Interni ha blaterato di scuola, sempre a sproposito, sempre mentendo, ad esempio sui tre mesi di ferie, sempre proponendo soluzioni ( es. i grembiuli obbligatori) che neanche sfiorano da lontano i reali problemi. Senza contare che Salvini sempre più spesso fa e dice quello che diciamo quotidianamente ai ragazzi a non fare e a non dire, dando un quotidiano cattivo esempio, che si estende anche al campo dell’alimentazione.

L’avversione di questo esecutivo per tutto quello che è servizio sociale, per spiegare la mia precedente affermazione, si ripercuote direttamente sui bambini e sui ragazzi: le scuole egnalano, gli interventi, nella migliore delle ipotesi, arrivano dopo mesi, sono quasi sempre inefficaci e i problemi per i ragazzi si aggravano. Spesso, si arriva all’abbandono scolastico con percentuali di cui nessuno parla, che cominciano ad essere allarmanti.

Io vorrei chiarire un punto: non è vero che la scuola italiana non funziona, è assolutamente vero che gli insegnanti italiani, soffocati dalla burocrazia, sottomessi a dirigenti burocrati timorosi anche della propria ombra, ben diversi dai presidi di un tempo, inseriti grazie a Renzi e all’immonda legge 107, in un contesto di inutile competitività che finisce per produrre carte e progetti di facciata, oltre che a sottomette- rli a piccoli gruppi di potere, vittime della conflittualità crescente da parte delle famiglie, non sono messi in condizione di svolgere al meglio il proprio lavoro, anzi, non sono messi in condzione di svolgere dignitosamente il proprio lavoro. Ma, nonostante tutto, continuano a farlo ogni mattina.

Aggiungiamo le carenze strutturali delle scuole, l’enfasi assurda sulla tecnologia,  programmi obsoleti e scarsa disponibilità della categoria ad accogliere le novità, che novità non sono ma strumenti didattici che all’estero si usano da decenni, e avrete un quadro parziale della situazione in cui versano le scuole italiane. Aggiungete anche la delegittimazione della categorie da parte dei media.

L’enfasi sull’eccellenza, sul valorizzare i migliori, ha contribuito poi a fare sì che, secondo la regola che i soldi chiamano soldi, le scuole dei quartieri più abbienti siano più ricche di strutture e dotazioni, abbiano gli insegnanti migliori e i dirigenti migliori, siano isole felici, contribuendo di fatto a una sostanziale disuguaglianza sociale. I ragazzi dei quartieri più disagiati vivono, di fatto, una diminutio inaccettabile del diritto allo studio.

Aggiungiamo a questo l’inaccettabile attacco alla libertà d’insegnamento degli ultimi tempi, da parte di un governo di destra francamente anomalo: a scanso d’equivoci, non voglio in alcun modo lodare un assassino miserabile come Mussolini, ma lui si occupò di scuola appena giunto al potere, per renderla più efficiente nella sua visione distorta, non per farla a pezzi come i nostri governanti.

Sono uno di quelli che pensa che l’elettorato di Lega e Cinque stelle sia formato da analfabeti funzionali?  Per quanto riguarda la prima, sicuramente sì, per quanto riguarda i secondi, solo in parte, anche se sospetto che la pattuglia dei normodotati si sia assottigliata dopo le ultime elezioni. Certamente normodotati non sono diversi esponenti pentastellati del governo, ed è un dato di fatto incontestabile.

Il disastro della nostra scuola si riverbera su più livelli: scarsa istruzione e formazione significa scarsa professionalità, male sempre più diffuso in Italia, assenza dell’etica del lavoro, ignoranza dei propri diritti e doveri, un giornalismo sempre più carente non solo dal punto di vista sintattico, un’informazione drogata. Se il livello culturale medio degli italiani fosse quantomeno decente, il fenomeno delle fake news  non sarebbe virale ma folkloristico. Con le fake news Lega e Cinque stelle hanno mobilitato il consenso, traete le conclusioni che preferite o leggete un paio di libri in proposito scritti da infami e radical chic come me.

A questo potere la scuola non interessa, anzi, la avversa dichiaratamente, pubblicamente, manifestamente. Un altro ministro dell’istruzione si sarebbe dimesso di fronte a certe cifre, a certe dichiarazioni. a certi provvedimenti: invece, l’ineffabile Bussetti resta più o meno al suo posto, seduto sulla riva del fiume in attesa che gli isnegnanti non disposti a sentir dire come devono lavorare, passino.

Peccato che quel fiume stia trascinando verso le rapide anche il nostro paese.

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La stucchevole beatificazione di Roberto Fico, il (finto) duro e puro

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Sventurata la terra che ha bisogno di eroi, scriveva Brecht, che mi capita di citare sempre più spesso in questi giorni, ma è davvero sventurato il nostro paese se ha bisogno di eroi come Roberto Fico.

Bastano due parole di circostanza ogni tanto, buttate lì a caso per far dimenticare che l’uomo ha votato tutte le porcherie escogitate da Salvini, si è adeguato perfettamente alla non politica del Movimento, che, tra parentesi,  non ha fatto nessuna cosa bellissima, come si ostinano a scrivere i giornalisti del Fatto, comprensibilmente restii a prendere atto di un fallimento. Forse lo faranno se verrà approvato quell’altro splendido regalo alle mafie che sarebbe la sospensione per due anni del codice degli appalti.

Bastano due parole di circostanza e subito in alcuni si accende la speranza di un possibile accordo tra i grillini e il Pd. Se c’è una cosa giusta che ha fatto Renzi, è stata quella di chiudere a qualsiasi dialogo con un movimento politico inaffidabile, ondivago e, da un anno a questa parte, disponibile a qualunque compromesso, a qualunque tradimento dei suoi principi fondanti pur di mantenere saldamente il sedere sulla sedia.  Un movimento che quando si trova con le spalle al muro organizza finte consultazioni in rete e risolve il problema con la parodia grottesca della democrazia diretta.

Questo paese sta diventando sempre più retorico e vuoto, a tutti i livelli: frasi fatte, spot, aforismie battute di infimo livello, la politica italiana è ormai ridotta a un enorme spot pubblicitario dove latitano le idee e abbondano le banalità. L’umanità è altra cosa da una dedica fuori luogo, in un giorno che gli italiani non hanno mai sentito come una festa.

C’è stato un libro che ha formato la mia generazione, si chiamava  Essere o avere, di Erich Fromm e, senza un briciolo di retorica, tracciava la strada per un mondo migliore, strada ormai smarrita da tempo. Non lo legge più nessuno e invece bisognerebbe inserirlo come lettura obbligatoria nelle scuole. Altro che educazione civica obbligatoria.

Fico è un arrivista come tutti i componenti del direttorio Cinque stelle, uno che ha trovato la gallina dalle uova d’oro e non vuole lasciarla andare. Se davvero fosse quello che mostra ogni tanto di essere, avrebbe lasciato il Movimento da tempo. Almeno, i due DiDi provenienti da famiglie di estrema destra, sono più coerenti.

E’ inutile ostinarsi a cercare del buono dove il buono non c’è. Chi è alleato di Salvini, che almeno buono non è chiaramente, non può continuare a tenere il piede in due scarpe e se si andrà, come possibile, a elezioni anticipate, sarà il meritato de profundis per quelli che hanno confuso gli anticasta con i sostituti della casta e l’antipolitica con la non politica.

Ma vedrete che nel nostro paese senza memoria riusciranno a riciclarsi alla grande, anche Roberto Fico, l’eroe di due parole ogni tanto.

 

 

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La scuola che verrà.

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Da anni la scuola italiana sembra essere impegnata in una guerra contro l’intelligenza, la creatività e il buon senso che sembra, negli ultimi tempi, in procinto di vincere.

Basta pensare alle deliranti e inutili novità dell’esame di maturità, trasformato in un telequiz, alla scomparsa ingioustificata del tema di storia, alla sospensione della professoressa di Palermo, del tutto insensata, ai girotondi sulla mobilità e al numero esorbitante di insegnanti  che andranno in pensione grazie a quota cento, lasciando molte cattedre scoperte.

Dalla Buona scuola in poi, nelle scuole si vive male o bene a seconda che si capiti col dirigente e il o la vicaria “giusta”, un’alea che non dovrebbe esistere in una sitituzione che, a parole, dovrebbe garantire la stessa qualità d’insegnamento in tutte le sue diramazioni sul territorio nazionale.

Invece siamo soffocati da una burocrazia imbecille e del tutto inutile, la sinergia, scusate la parola, con agenzie del territorio fondamentali, come i servizi sociali o il tribunale dei minori, risente di rallentamenti biblici, sempre più spesso un insegnante si trova solo, con ragazzi che hanno problemi sempre più grandi, che chiedono risposte sempre più difficili da dare.

E Salvini, che per altro con la scuola non c’entra niente, che fa? In campagna elettorale tira fuori la vecchia storia dei tre mesi di ferie. Chiariamola per l’ennesima volta: io lavoro nella scuola media, dove sono in servizio attivo fino al trenta Giugno, quindi, a rigori, ho due mesi di ferie, tanto per cominciare, i colleghi delle superiori, che proseguono gli esami fino a Luglio, ne hanno ancora di meno. E’ il tempo minimo necessario per ricaricare le pile, smaltire le tossine acucmulate durante l’anno in un lavoro quotidiano che, per chi lo fa con coscienza, è psicologicamente, e di rimando, fisicamente, gravoso, a volte angosciante, quasi sempre frustrante. Ma cosa volete che ne sappia Salvini.

Forse sarebbe il caso di capire quale scuola ci aspetta, ora che Salvini governa il paese da solo, nella sostanza se non nella lettera. Una scuola in cui tornano i grembiuli? In cui gli insegnanti devono indirizzare il pensiero dei ragazzi verso ciò che piace al potere e non verso la libertà? Una scuola in cui non si parla di politica  e il mondo resta chiuso fuori, una sorta di torre d’avorio instabile, data la precarietà di molti edifici? Torneremo a dire una preghierina prima di cominciare le lezioni e a salutare la bandiera?

Non sono problemi da poco: la scuola rappresenta il futuro del paese, anche se nè le famiglie nè l’opinione pubblica sembrano rendersene conto. La scuola italiana è vecchia, ha programmi vecchi, insegna in modo vecchio, è protesa a mostrare con orgoglio una organizzazione vecchia, dirigenti e affini si sforzano di far vedere che tutto funziona alla perfezione quando non funziona niente: ogni ragazzo perso, perso, non bocciato, è una sconfitta per la scuola, non un peso di cui ci si è liberati, come pensano, a volte, certi colleghi, e di ragazzi la scuola italiana ne perde troppi.

Se poi un incauto insegnante cerca di innovare, di provare nuove strade, di azzardare uno scatto di fantasia, le possibilità sono due: o fallisce, e la colpa è tutta sua, o funziona e allora scatta il gioco delle invidie di corridoio, della burocrazia, del questo non si può fare.

Situazione che, presumibilmente, andrà peggiorando se le idee di alcuni sodali di Salvini, incapaci di comprendere che la scuola non è un parcheggio ma una palestra di vita, verranno realizzate.

In Inghilterra partirà dal prossimo anno in trecento scuole l’insegnamento della mindfulness, la meditazione di consapevolezza, come strumento per la prevenzione del bullismo. Funziona, viene sperimentata negli USA da anni sia nelle scuole sia negli ospedali come terapia per il trattamento delle tossicodipendenze, gli stati depressivi, le crisi di panico, ecc. Ci sono evidenze scientifiche, sperimentali, è uno strumento efficiente e testato. Io la pratico da anni e, spesso, ho avuto la tentazione di proporla in classe, ma ho sempre desistito: non mi va di essere preso per pazzo da famiglie e colleghi, come certamente accadrebbe. In Italia esistono associazioni di insegnanti che superano le loro remore e la propongono nelle classi ma vengono viste come associazioni esoteriche.

Questo è solo un piccolo esempio, marginale se volete, di come le buone int enzioni vengano frustrate dalla realtà della scuola italiana. Per non parlare delle difficoltà che ci si trova ad affrontare quando si prova a proporre didattiche innovative: cooperative learning, classe capovolta, fasce di livello; didattiche applicate da decenni ovunque che qui da noi reestano lettera morta per chiusura mentale di chi dirige le scuole e, a volte, di chi la scuola la fa e non ha voglia di uscire da una comoda routine.

Ma tutto questo a Salvini e  Bussetti non interessa, naturalmente e, purtroppo, neanche alle famiglie. Conta solo l’apparenza, per i primi e il voto in pagella, per i secondi.

Così creiamo generazioni di ragazzi sempre più smarriti, privi di punti di riferimento, incapaci di gestire l’affettività, allo sbando nelle strade della vita.

Ma della scuola, in fondo, importa solo agli insegnanti e neanche a tutti.

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Non è colpa del Pd se siamo un paese razzista

Salvini

L’unica nota che sa suonare Salvini è quella del razzismo, tema che, a giudicare dalla vittoria di Pirro in chiave europea ottenuta ieri, ottiene un certo successo nel nostro paese, sempre più ignorante, egoista, chiuso, provinciale, sempre più distante dai valori di quella Costituzione che viene tradita ogni giorno.

Dico vittoria di Pirro perché, in chiave europea, Salvini e i suoi miserabili amici sono, per fortuna, largamente minoritari e l’unico risultato pratico che otterrà sarà quello di isolare l’Italia dall’Europa che conta e che ha largamente contribuito a fondare. Ma per spiegare questo alla massa di imbecilli razzisti che costituiscono lo zoccolo duro del suo elettorato, non  basterebbe un’enciclopedia..

In chiave interna è comunque una vittoria di Pirro, al netto di pochi, devastanti risultati che potrà ottenere nell’immediato, come l’oscena flat tax, la tav, la pericolosissima e perniciosa autonomia regionale.

A settembre bisognerà fare i conti e saranno conti salati e amarissimi per questo governo e per noi. Ma Salvini non può far saltare il banco, primo, perchè le elezioni nazionali non sono le europee, e un certo rischio di vedersi ridimensionato lo corre, secondo perché i bravi borghesi italiani sono razzisti ma tendenzialmente liberali, non vedrebbero di buon occhio un’alleanza con Fratelli d’Italia e con la morente Forza Italia. Quindi gli tocca giocare al gatto col topo con i Cinque stelle al tappeto e poi scaricare su loro e la perfida Europa le colpe quando arriveranno le mazzate e il governo cadrà.

Perché Salvini cadrà presto e scomparirà nell’oblio ma riuscirà, nel frattempo, a fare danni gravi e irrimediabili al paese.

L’unica alternativa, che piaccia o no, è il Pd: inutile dire che ha preso meno voti delle precedenti elezioni, il Pd è in ripresa ed è l’unica alternativa valida alla deriva neofascista. I patiti della rivoluzione proletaria si rassegnino al fatto che la storia non torna indietro, per fortuna, e Zingaretti raccolga le istanze ambientaliste dei verdi, ad esempio, che anche senza prendere un seggio da noi, in Europa hanno sfondato. In Italia no, perché notoriamente, problemi ambientali tra ecomafie, rifiuti tossici ed emissioni di idrocarburi noi non ne abbiamo e viviamo immersi in una idilliaca atmosfera pastorale turbata solo dalle orde di migranti.

Il Pd non può continuare ad essere imputato di tutte le colpe del mondo da chi ha ottenuto il 2% dei voti e non è quindi gradito alla gente. Ha ricevuto un mandato che è quello di fare opposizione: netta, chiara dura e, possibilmente, di sinistra. Comincino a smentire quotidianamente quello che dice Salvini, ogni due parole una è una bugia, comincino a fare quello che la sinistra ha sempre fatto benissimo e provino ad abbreviare la vita a un esecutivo devastante.

Anche i Cinque stelle hanno l’opportunità di rinnovarsi, cacciando Di Maio e Di Battista,  due carrieristi idioti e ritrovando quelle istanze che avevano portato il movimento ad accendere la speranza in molti di avere di fronte, veramente, una forza nuova capace di cambiare il sistema. Non lo faranno e anche loro, molto presto, scivoleranno nell’oblio.

Questo voto costerà vite umane, non dimenticatelo voi che incolpate Renzi e il Pd di tutti i mali, questo voto costerà vite umane perché una parte di italiani che mi vergogno di chiamare miei connazionali, vuole questo. Questo voto costerà vite umane che ricadranno su tutti noi, non dimentichiamolo la prossima volta che entreremo in un seggio elettorale.

La democrazia si rispetta, ma non è necessario rispettare nè i razzisti nè un assenteista bugiardo, razzista e volgare che ha trovato la gallina dalle uova d’oro ed è solo l’ennesimo razziatore a furor di popolo di questo paese. Bisogna sbugiardarlo, quotidianamente, ossessivamente, senza tregua, bisogna continuare a urlare che il re è nudo e fa parecchio schifo, non bisogna perdere la rabbia.,

E’ un brutto momento per l’Italia, forse il peggiore del dopoguerra, dobbiamo contribuire tutti a fare sì che duri il meno possibile. Io di sprofondare nel baratro con una banda di idioti e una di idiotir azzisti non ho nessuna volgia.

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La spada e la croce

++ Lega: Salvini inscena 'giuramento' da premier ++

Da cattolico, quel rosario in mano a Salvini mi disturba più del contenuto dei suoi discorsi. Il rosario è lo strumento con cui ci si connette col trascendente, esiste nel cristianesimo, nell’islamismo, perfino nel buddismo: il cerchio è il simbolo della perfezione, dell’unità completa tra uomo e Dio e i grani sono il mezzo per raggiungerla, il passi da fare per purificarsi l’anima.

In mano a un cinico opportunista ignorante e razzista, il rosario è una bestemmia.

Ieri Salvini ha messo le carte in tavola, e sono carte truccate: non c’è mezza verità nel suo discorso, tenuto accanto ai più squallidi rappresentanti di quella genia avvelenata di xenofobi che appesta ancora la politica occidentale.

Salvini ha mentito dall’inizio alla fine, argomentando sul nulla, parlando di nulla, attaccando indirettamente Papa Francesco, un uomo, e si sa che i quaqquaraquà davanti agli uomini veri si trasformano in conigli. Non ha avuto il coraggio, il capitano de noartri, di fare il nome del suo unico avversario in un paese senza opposizione, se non quella colorata, colorita e gioiosa della gente stufa delle sue bugie, è riuscito a mettersi in difficoltà da solo.

Salvini è il nulla, il paladino di un’Italia senza qualità, chiusa, incapace di guardare al futuro, ingrata verso il passato e senza più una storia da ricordare, una memoria da condividere.  E’ il paladino di un’Italia di cui vergognarsi.

Adesso sta a ognuno di noi, domenica prossima, fare la propria parte.

Io non voterò Pd, a mio parere un’altra faccia del nulla, l’esatto rovescio della medaglia Salvini, con la differenza che la base di Salvini è fatta da individui squallidi, quella del Pd da brave persone ed è ancora più grave la responsabilità politica di un partito che ha perso la strada da tempo.

Non credo al voto utile, nè al voto contro: credo al voto consapevole, alla libera espressione delle proprie idee, alla consonanza tra i pensieri del singolo e quelli di chi lo dovrebbe rappresentare.

Credo nella democrazia, non nel sistema, che però è al momento, il meno peggio, fino a quando uno dei ragazzi di oggi non troverà una soluzione domani. Noi no, noi non la troveremo, imbevuti di ideologia e nostalgie, arrabbiati per esserci fatti fregare  troppe volte, cinici per sopraggiunta età e sconfitti.

Vedremo se questo paese riuscirà a sollevare la testa o se la marmaglia riunita a Milano attorno a un re nudo e blasfemo, l’avrà vinta.

 

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Quelli che, come l’ANP, non entrano nel merito della questione


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In occasione di sgradevoli fatti di cronaca come la sospensione comminata all’insegnante di Palermo, c’è sempre qualcuno che posta un pippone cominciando con:” Non entro nel merito della questione”.

Nel caso specifico, non si capisce cosa ci fosse da entrare nel merito: l’accusa di culpa in vigilando costata la sospensione alla collega era chiaramente fuori luogo e immotivata, come è evidente che dare risalto a una notizia così, chi lavora nella scuola sa cosa voglio dire, significa sì provocare una levata di scudi da parte dei soliti noti ma anche fare sì che un copspicuo numero di appartenenti alla maggioranza silenziosa si auto imbavaglino per paura.

A furia di non entrare nel merito della questione, di far finta di non sapere, di voltarsi dall’altra parte per non criticare chi sventolava la nostra bandiera abbiamo permesso a Renzi di fare a pezzi il Pd per eccesso di narcisismo e mancanza di contraddittorio, lasciando il paese in un momento critico della propria storia senza un’opposizione degna di questo nome.

A furia di non entrar nel merito della questione, di lasciar lavorare dei giovani inesperti, di trovare perfino la sinistra a destra, leggi Cinque stelle, abbiamo un governo di razzisti e incompetenti che sta traghettando il paese verso il disastro.

A furia di non entrare nel merito della questione, ci sediamo sulle comode poltrone dell’antifascismo senza comprendere che siamo di fronte a un fenomeno nuovo di condizionamento di massa, che la cieca sudditanza dei Cinque stelle è frutto di una accurata poltica aziendale, che Salvini manda i suoi post attraverso i social ai giovanissimi, per preparare nuovi proseliti. Il fascismo in Italia è fermo da decenni all’1% e così resterà nei secoli.

A furia non entrare nel merito della questione ce la prendiamo con la scuola che non insegna storia. Beh, chiedetelo ai miei alunni che lunedì hanno una verifica su guerra fredda, sessantotto e terrorismo, chiedetegli quanto abbiamo parlato di mafia e corruzione e non credo che solo nella mia scuola si affrontino certi argomenti. Quanti di quelli che criticano li affrontano a casa con i loro figli?

A furia di non entrare nel merito della questione, stiamo dimenticando che la Memoria non è un punto di partenza, ma un punto d’arrivo, come dimostra l’egregio lavoro dei ragazzi di Palermo ( a proposito: se i miei alunni mettessero su un powerpoint così girerei ubriaco per il mio quartiere cantando canzoni goliardiche per la gioia, perché mi sentirei utile), che la memoria non è condivisa, anche se sarebbe bello che lo fosse, che bisogna cominciare a leggere il presente per ritrovarvi i semi del passato, ma leggere tutto il presente, non solo quello che ci serve.

A furia di non entrare nel merito della questione tolleriamo quotidianamente un uso improprio dell’operato delle forze dell’ordine consentendo senza fiatare piccoli abusi di potere che forse resteranno tali, forse diventeranno grandi abusi di potere e la colpa sarà di chi non è entrato nel merito della questione a suo tempo.

A furia di non entrare nel merito della questione, stiamo accettando una quotidiana diminuizione di umanità, un quotidiano sopruso ai danni degli ultimi a cui restiamo indifferenti nelle nostre tiepide case.

E chi sa un po’ di libri, sa già come andrà a finire.

E sarebbe buona creanza, che chi non vuole entrare nel merito della questione, tacesse.

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Salvini: l’italiano tipo?

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Cosa ci raccontano le cifre su Matteo Salvini? Con i numeri non si scherza, i numeri restano e lasciano pochi spazi alla fantasia, i numeri sono una vera manna per chi contesta: se vogliamo davvero contrastare l’ascesa della destra, diamo i numeri.

17- Sono i giorni in cui Matteo Salvini ha lavorato al ministero, esatto, diciassette giorni interi: con quelli in cui si è presentato solo al mattino, arriviamo a trentanove. Trentanove giorni per svolgere un lavoro per cui tutti noi lo paghiamo lautamente. Certo che, dopo il primo decreto sicurezza e la bozza del secondo, c’è da sperare che, in futuro, si fermi in ufficio ancora meno. Tenuto conto che spesso ha inveito contro i furbetti del cartellino, si nota una certa contraddizione con il suo assenteismo. La domanda che sorge spontanea è: chi lavora al suo posto, chi tiene le redini del Ministero dell’Interno? E’ una questione non irrilevante, dato l’importanza del problema sicurezza per questo esecutivo.

211- Sono i giorni in cui Matteo Salvini ha partecipato, a nostre spese, a incontri, meeting, cene elettorali. Per la Lega. Sapete, quelle occasioni in cui si irrita se qualcuno lo contesta, quando dimentica che la democrazia riconosce il diritto di critica, quei giorni in cui la Digos invece di stanare terroristi stana cellulari  che hanno scattato inquietanti selfie col ministro e minacciosi striscioni tipo questa lega è una vergogna, per altro citazione del mai troppo rimpianto, grandissmo Pino Daniele. Quei giorni in cui lui può dire che i suoi contestatori sono zecche rosse ma i suoi contestatori non possono dire niente, perchè, come ha detto il capo della polizia Gabrielli .- Mica si può contestare cosa dice il ministro!.

Ah, non si può contestare, cioè il ministro può dire quello che vuole, insultare chi vuole e non si può contestare. Bene. Ma che stupido, dimenticavo! Il ministro può anche sequestrare cinquanta disgraziati su una nave per giorni e non essere perseguito, grazie ai suoi amici pentastellati, sì, quelli dell’uno vale uno, come no. Bisognerà parlarne dello stretto rapporto tra polizia e ministro, di questo feeling mal celato. Ma non lo farò io. Perché? Perché da quei maledetti tre giorni del 2001 la polizia mi fa paura, se ci fermano a un posto di blocco mia moglie, guida lei, sa che non può contare su di me, perchè mi paralizzo.In germania ci hanno fermato i poliziotti tedeschi: quando lo racconta ride ancora da rischiare le convulsioni. E’ triste, specie se si tiene conto che uno dei miei più cari amici è un poliziotto e un altro è un carabiniere. Molto triste. Comunque la penso come Saviano, tanto per essere chiari.

600000- Sono i rimpatri che aveva promesso di effettuare. Seicentomila, non so neanche se ci sono abbastanza aerei per rimpatriare tanta gente.

6000- Sono i rimpatri effettivi a oggi, meno di Minniti, meno addirittura di Monti. L’uno per cento di quanto promesso. Eh sì, perché i clandestini non sono mica tutti quelli che dice lui, potremmo fare delle cifre anche su questo, ma non vorrei tediare troppo chi legge. E poi le cifre sui rimpatri comprendono una cospicua percentuale di migranti che hanno lasciato il paese volontariamente. Già, l’uomo che ha messo in sicurezza il paese.

3- Sono i processi per eccesso di legittima difesa nel corso dell’anno passato. Un numero esorbitante, direi angosciante, che giustifica una nuova norma sulla legittima difesa. Fate voi.

Cosa viene fuori da questi numeri? Il segreto del successo di Salvini.

Fate mente locale, pensate all’italiano medio , com’è? Ignorante, supponente, arrogante, scansafatiche, furbetto, vendicativo, incapace di argomentare un discorso logicamente, incapace di mettere insieme tre periodi in italiano decente, sempre pronto a vedere i difetti degli altri e incapace di autocritica. ne consociamo tutti di gente così, no?

Coincide? Non lo so, fate voi, io non dico nulla, vedi sopra quello che ho detto sulla polizia.

P.S. La foto è quella del MInistero degli Interni, così se lo incontrate potete indicargli com’è fatto.

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