La svolta di Zingaretti per una nuova sinistra

Questa volta il segretario parla chiaro e forte: il Pd deve cambiare, lasciarsi alle spalle le ultime mare del renzismo che lo ha quasi portato all’autodistruzione ( ma Renzi è stato solo il terminale di una lunga stagione di errori) e tornare a guardare alla società civile, alle nuove sfide ambientali, al rilancio culturale del paese. Tornare, in sostanza, ad essere un partito di sinistra, rinunciando al sogno renziano di diventare alfieri di un neoliberismo dal volto più o meno umano.

Per fare questo è necessario un nuovo congresso e, soprattutto, un’apertura reale alla società civile ( Sardine, movimenti ambientalisti, associazionismo, ecc.) che comporti un rinnovo della classe dirigente, che comporti una politica fatta di visioni e programmi e non di poltrone e correnti.

È una sfida ambiziosa, quasi disperata quella del segretario del Pd ma necessaria: se un grande partito di sinistra, seppure moderata e realista deve esistere, deve tornare a guardare a sinistra.

Zingaretti è persona di grande cultura, ha sicuramente il know how necessario a guidare questo ritorno a un passato possibile, un partito disegnato da molti ma mai concretizzatosi nella realtà, sia per le remore ideologiche di chi vive ancora nel secolo scorso e non vuole rassegnarsi alla lezione della Storia sia per l’arrivismo e il rampantismo delle nuove leve, che troppo spesso hanno trovato nel partito l’ascensore sociale per salire in alto e non mi riferisco solo a Renzi e ai renziano.

Certo, vincere in Emilia, dove il Pd fa campagna da solo perché i Cinque stelle presentano un inutile candidato di disturbo e Italia Viva latita, rappresenterebbe un importante volano per questo ritorno a sinistra, un segnale forte da un elettorato troppe volte deluso dalla mancanza di un disegno, tradito negli ideali, dimenticato.

Mentre Renzi si macera nell’autunno del proprio scontento, in calo costante di consensi, non perché ha tutti contro, come recita la vulgata social, ma perché non propone nulla di diverso da quel neoliberismo di destra moderata che ha portato il Pd quasi all’estinzione, nulla che non sia stato già proposto da Forza Italia, e non a caso è a quell’elettorato che punta, Zingaretti guarda avanti mettendo sul piatto la propria credibilità, vacillante dopo questi primi mesi di governo.

Aprire alle Sardine e al movimento ambientalista significherebbe anche spingere queste realtà a una scelta di campo, a diventare grandi, abbandonando il giovanilismo un pò naïf e assumendosi la responsabilità di fare proposte concrete. Potrebbe funzionare, per quanto al momento, siamo nel campo delle ipotesi futuristiche, quasi distopiche.

È una sfida affascinante quella del segretario del Pd, coraggiosa, che fa guardare con rinnovato interesse a un partito che da troppo tempo sembra aver perso identità e strada, stordito dal disastro renziano e incapace di tenere il timone senza sbandare.

Speriamo che siano rose e che fioriscano, perché di quello ha bisogno il popolo della sinistra nel nostro paese: di pane e rose, di sogni e concretezza, di speranza e nuovo entusiasmo.

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Prove tecniche di speculare idiozia

Solo nel paese dei cachi può accadere che il partito al governo si scinda, non per visioni diverse di una parte rispetto all’altra ma per pura sete di vendetta.

Solo con questa categoria si può spiegare la mutazione bertinottiana di Bersani, D’Alema e compagni che, per altro, sono i primi responsabili dell’ascesa al potere di Renzi. Sono state infatti le loro politiche devastanti l’humus da cui è nato il renzismo.

Non vedo, nelle polemiche di questi giorni, visioni alternative, proposte operative e realistiche di un cambiamento di rotta, posizioni politiche contrastanti ma solo un tedioso rinfacciarsi a vicenda la responsabilità di una crisi del partito che è responsabilità di tutti, nessuno escluso. Di chi ha gestito il potere nel peggior modo possibile e di chi, quando avrebbe dovuto serrare le fila, ha chinato la testa.

Se lo scopo è quello di sembrare dilettanteschi, incapaci e ottusi come i cinque stelle, così da conquistare una parte del loro elettorato, è stato pienamente raggiunto.

Nel frattempo, pongo una timida domanda: dov’è la sinistra? Dov’è il partito che fu il punto di riferimento delle classi sociali disagiate, che pagò un prezzo altissimo in vite umane nella fase inziale del contrasto alle mafie, quando ancora per lo Stato non esistevano, dove sono il senso dello Stato e la preveggenza di Berlinguer, il rigore di Pertini ?

Cosa è rimasto di chi ha sperato di trasformare questo paese in una democrazia compiuta?

Non ho sentito da nessuna delle parti in causa alcun accenno alla soluzione dei problemi reali del paese: l’assenza di prospettive per i giovani, la modernizzazione della scuola con la risoluzione definitiva delle disuguaglianze strutturali interne ad essa, il divario tra nord e sud, la lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione, una gestione umana e sensata dell’immigrazione, che non dia spazio a derive razziste e populiste, la necessità di premiare gli imprenditori che sanno guardare al futuro, lo0 sviluppo delle energie alternative, la messa in sicurezza del territorio, ecc..

Non ho sentito da nessuna delle parti in causa parlare di politica, nel senso proprio del termine che significa interessa per la polis, per la città, per i cittadini. Solo una vuota retorica del fare, una esaltazione futurista del movimento che resta autoreferenziale e priva di applicazioni pratiche. L’eterno amore dei governanti italiani per le operazioni di facciata.

Da uomo di sinistra, vedo fatti a pezzi da questa gente quei valori che facevano parte della mia generazione: cooperazione, solidarietà, uguaglianza, giustizia. Da uomo di sinistra, mi sento umiliato e offeso.

Possibile che non si riesca a trovare un compromesso, una mediazione, tra il narcisismo patologico di Renzi e  l’arroganza da nobile decaduto di D’Alema? Dividersi dunque, e poi? Consegnare il paese a una destra sempre più fascista o a un partito azienda che ha già manifestato in tutti i modi possibili la propria incapacità a governare, governato da un comico umorale e fascistoide e ossessionato da un’idea assai elastica della legalità, forse nel nome della resilienza? Che fine ha fatto il senso di responsabilità?

Non è più tempo di bandiere rosse, d’accordo, solo chi ama illudersi può credere che quella sinistra tornerà: è stata sconfitta dalla Storia, è passato. Ma, accidenti!, l’alternativa deve essere un berlusconismo all’acqua di rose, un partito neoliberista, anti sindacale e autoritario? E’ davvero questo l’unica strada percorribile? Un giovinastro che cerca il materiale per una prolusione su Wikipedia è quanto di meglio questo partito può produrre?

Io non credo, voglio pensare che ci sia di più e di meglio, ma lo sputtanamento quotidiano di questi giorni è uno spettacolo indecoroso, che non lascia presagire nulla di buono per il futuro, un valzer di idioti che si sputano addosso e non si rendono conto di farlo alla propria immagine riflessa nello specchio.

L’unico lampo di genio è avere inventato la Raggi, finchè dura…

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