Qualcosa per il popolo? No, solo fumo negli occhi.

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Il vuoto della politica italiana sta assumendo dimensioni inquietanti. E’ talmente palese il tentativo delle due forze politiche al governo ci arrivare alle elezioni con l’apparenza di aver fatto molto senza aver concluso nulla da risultare patetico. Non c’è stato, da quando il governo è in carica, un solo pallido tentativo di riforma strutturale, di sistema, del paese, solo provvedimenti estemporanei e dal fiato corto, che finiranno per cozzare con il deficit pubblico alle stelle e le regole di un’Europa di cui l’Italia,piaccia o no, non può fare a meno, nonostante le illusioni di un continente a trazione sovranità di Salvini.

Soprattutto, mancano i provvedimenti a favore del popolo. Come Renzi, più di Renzi, peggio di Renzi, tanto rumore si è risolto nell’elemosina del reddito di cittadinanza, fumoso, poco chiaro e tutto da verificare con il suo corollario di navigator e promesse di un lavoro che non c’è,e, forse, nella flat tax di cui si sta discutendo in questi giorni, un regalo elettorale dal fiato corto.

Senza contare la battaglia per i clienti delle banche e il fumo mediatico attorno a essa: in realtà, quelli veramente truffati sono stati già risarciti da Renzi, oggi si parla di risarcire i furbi, ma lasciamo perdere.

Insomma, il governo del popolo, non ha idea di quali siano i problemi reali del popolo, crede di risolvere il problema fondamentale delle periferie mandando via rom e immigrati e quello della scuola, con il calo di iscrizioni dovuto anche al fatto che molti migranti regolari stanno lasciando il nostro paese, con una revisione della legge sull’autonomia. Senza contare l’infelice uscita del ministro dell’istruzione che ha deciso di adottare il motto prima gli italiani anche per la scuola, dove prima dovrebbero esserci solo i ragazzi, tutti.

Scuola, Sanità, Giustizia, riforma del sistema dei servizi sociali che sono al collasso, riforma fiscale in senso progressivo, politiche del lavoro che partano, ad esempio, dalla ristrutturazione dei centri storici e dalle infrastrutture dove non esistono,invece di cementificare il paese, messa in sicurezza del territorio, riduzione delle emissioni di gas serra, rilancio dell’agricoltura, lotta senza quartiere alla corruzione e alla criminalità organizzata, ecc., nulla di tutto questo sembra interessare a Salvini e Di Maio, coesi come mai in questo momento allo scopo di arrivare alle elezioni dicendo di aver fatto tutto quanto hanno promesso, senza in realtà aver fatto nulla.

Qualcosa, a dire la verità hanno fatto: hanno sdoganato un razzismo brutale, cieco, dato spazio ai topi di fogna dell’estrema destra, proporranno una riforma del diritto di famiglia che non è medioevale, ma mal scritta, iniqua e maschilista, si sono resi e si stanno rendendo responsabili della morte silenziosa di uomini, donne e bambini nel Mediterraneo, rispedendo i barconi verso quella Libia che sta bruciando o rifiutando l’accoglienza, hanno ridotto la politica a uno show del Bagaglino ma più volgare, manipolano l’opinione pubblica usando i social media come armi invece di cercare di comprendere i problemi della gente, usano la bugia e la mistificazione per creare nuovi nemici contro cui orientare la rabbia senza curarsi delle conseguenze.

Di questo disastro etico primo o poi qualcuno dovrà rendere conto e pagare il dovuto, perché, presto o tardi, anche chi si rifiuta di capire capirà e forse, ma è più improbabile, si vergognerà.

Dall’altra parte c’è il nulla, ma un nulla che guadagna consensi perché a sinistra siamo destinati a turarci il naso e ad appoggiare chi, almeno a parole, è ancora capace di portare brandelli di valori. Nulla di trascendentale, nulla che lasci sperare in una cambiamento che non sia una pioggerella primaverile che elimini un po’ di fetore dalle strade, ma, di questi tempi, è già qualcosa.

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Marco Travaglio o dell’incapacità di capire che la festa è finita.

Marco-TravaglioImmagine tratta da: Tpi.it

Non so se l’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto quotidiano di oggi  si possa definire più irritante, penoso o patetico.

Nello stesso articolo riesce infatti a criticare ferocemente la scelta dei Cinquestelle di affidare alla piattaforma Rousseau la decisione sull’autorizzazione a procedere a Salvini (e vorrei vedere) e, nello stesso tempo, a elogiare quanto (non) fatto dai Cinquestelle fino adesso, invitandoli implicitamente a prendere le distanze dal cattivo Salvini, unico responsabile dei risultati disastrosi fin qui ottenuti dal governo.

E’ interessante vedere cosa, secondo Travaglio, hanno portato a casa i grillini (sconfessati dal capo) fino adesso:

  • Reddito di cittadinanza: un pasticcio, una elemosina vincolata che permetterà di arrotondare quanto guadagnato col lavoro nero. Già si preparano centinaia di ricorsi da parte delle regioni, già si sente odore di truffe e raggiri. I centri per l’impiego non sono minimamente attrezzati per la bisogna, i navigator sono una esilarante invenzione della dirigenza Cinque stelle ripresa da un film di fantascienza di serie b di qualche anno fa. Per altro, la denominazione è del tutto impropria: di qualunque cosa si tratti, non è un reddito di cittadinanza, visto che è legato ad altre variabili.
  • Vitalizi: legge già passata col governo Renzi. Sic!
  • Anti -corruzione: come no, hanno votato l’aumento fino a centocinquantamila euro degli appalti direttamente erogabili dalla PA senza rispettare al codice degli appalti, le mafie stanno ancora brindando. Anche perché Cantone ha chiesto di tornare a fare il suo mestiere.
  • Blocca prescrizione: Dove, quando? E comunque è una leisone evidente allo Stato di diritto.
  • Lotta al precariato: dove, quando? Una legge che non intacca se non superficialmente il jobs act e sta creando più danni che benefici.  Il rpecariato si combatte cone le politiche sul lavoro.
  • Lotta al gioco d’azzardo: dove, quando?
  • Stop alla Tav e alle trivelle: ahahahahah! vedremo, vedremo…
  • Decreto sicurezza. votato e approvato, una legge fascista e razzista, semplicemente vergognosa. L’unico risultato, a oggi, di questo esecutivo.

La ciliegina sulla torta poi è la definizione dell’attuale esecutivo come “un governo così popolare” e non il frutto di un compromesso  squallido tra una forza politica che aveva ottenuto un largo consenso e una che aveva ottenuto un consenso molto più limitato. Un inciucio, insomma, uno di quelli che Travaglio condannava con toni alla Savonarola.

L’indomito giornalista arriva perfino a giustificare il demenziale attacco alla Francia imperialista, dimenticando quanto noi siamo stati amici di Gheddafi. ma fa un passo indietro, affermando che Di maio, prima di stringere la mano ai gilet gialli, fascisti e antisemiti, doveva chiedere loro la fedina penale.

C’è un’ incapacità cronica, da parte di Marco Travaglio, di ammettere di aver puntato su un cavallo sbagliato, di capire che la partita è persa e la festa è finita per manifesta incapacità dei giocatori.

Perché è evidente che l’autorizzazione a procedere non verrà votata, anche se nel delirio travagliesco dovrebbero andare tutti a processo, Salvini, Conte e Di Maio, e questo governo sancirà il principio fascista che a un ministro tutto è permesso, anche sequestrare 170 persone, che un ministro è al di sopra della legge anzi, di fatto, fa la legge.

Che di fronte a una tale enormità Travaglio si preoccupi di difendere il suo partito di riferimento sottolineando una discontinuità dalla Lega che non esiste più da tempo, evitando di prendere atto del disastro di un partito che è riuscito a dimezzare i consensi in un tempo molto inferiore rispetto a quello servito a Renzi per distruggere il Pd, non può che far pensare a una patologica incapacità di accettare la sconfitta, a un narcisismo talmente pronunciato da riuscire a distorcere una realtà evidente.

Fosse solo la sconfitta di Travaglio, sarebbe cosa di poca importanza, purtroppo è la sconfitta di un paese sempre più in balia di nani e ballerine. Unico dato a favore di Travaglio è che, almeno, scrive in italiano. Di questi tempi, non è cosa da poco.

L’unica cosa condivisibile dell’editoriale, comunque, è il titolo: Un suicidio perfetto.

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Sciacalli di Stato

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La Lega, dal suo apparire sullo scenario della politica italiana, ha sempre perseguito la stessa linea d’azione, anche perché intellettualmente non è in grado di produrre altro: infierire su chi non può difendersi, creare un inesistente allarme sociale e cercare, con mezzi coercitivi e repressivi, di trasformarlo in vero allarme sociale così da reiterare ad libitum l’unica cosa che sanno fare.

Non stupisce, quindi, che nel decreto sicurezza manchi anche solo un cenno ai veri allarmi sociali del nostro paese: le mafie, la corruzione ( dai, non scherziamo, anche se viene nominata non c’è una reale volontà di combatterla), la condizione dei giovani, che imporrebbe una seria riflessione sulla politica proibizionista del governo ma si sa che l’aggettivo serio accanto a questo esecutivo costituisce ossimoro ( per leghisti e pentastellati: figura retorica che accosta due termini che si escludono a vicenda).

La Lega non può attaccare seriamente le mafie, perché un consistente numero di suoi elettori con le mafie fa affari d’oro al nord, citando testualmente Nicola Gratteri, procuratore di Catanzaro, i provvedimenti contenuti nel decreto sono: «piccole cose, robetta, riforme molto marginali rispetto a quella che è la realtà criminale in Italia, sia comune che organizzata».: https://www.valigiablu.it/decreto-sicurezza-salvini-immigrazione/,  non può attaccare la corruzione seriamente per lo stesso motivo, e la grottesca pantomima sulla prescrizione ne è la prova, non può riflettere seriamente sui problemi dei giovani perché la sua politica è l’emblema del presentismo, ovvero di chi  si occupa di ascoltare la pancia degli elettori qui e ora, per acquisire consensi fregandosene allegramente del futuro. Il presentismo è lo stesso modello politico che ha fatto la fortuna di perfetti imbecilli come Trump e Bolsonaro, dalle nostre parti di Di Maio e Salvini, appunto, anche se la fortuna di Di Maio sta calando a vista d’occhio. Il presentismo è la non politica, la ricerca del consenso a qualunque costo, senza remore morali ed etiche. Il primo, grande presentista della nostra storia politica è stato Benito Mussolini, gli altri, squallidi comprimari e stiamo parlando di un miserabile.

I provvedimenti adottati colpiscono, vigliaccamente,oltre che i migranti, privandoli di diritti riconosciuti fino a ieri dallo Stato,  le cooperative che lavorano con loro, quel mercato del lavoro sociale che supplisce alle carenze di un Stato che si è preoccupato, negli ultimi vent’anni, di demolire il welfare, invece di modernizzarlo e renderlo efficace. So che è un concetto complesso da capire per leghisti e grillini, pari alla Fenomenologia dello Spirito o a Essere e tempo, ma colpendo le cooperative sociali per colpire gli immigrati, Salvini finirà per ridurre sul lastrico tanti italiani che sul sociale ci lavorano seriamente, con dedizione e impegno. Ma la creazione di un finto nemico , di un capro espiatorio, è il primo passo di ogni stato autoritario e da ieri, viviamo in uno Stato governato da una destra radicale che si distingue per l’assenza di qualunque riferimento culturale e di qualunque logica nella sua prassi di governo.

Intascato il plauso della lobby delle armi con la legittima difesa, lobby di cui non si parla mai ma che nel nostro paese è potentissima e annovera autorevoli esponenti nel governo, Salvini pregusta già le orde di immigrati privi di cittadinanza, ridotti alla fame e costretti alla clandestinità da una legge che, mi auguro, la Corte costituzionale o quella dei Conti possano frenare, orde da sfruttare per creare un altro menzognero allarme sociale e reiterare all’infinito l’opera di sciacallaggio. Orde inesistenti ma che i suoi imbelli fedeli e i più furbi manipolatori dei social, stanno già creando ad arte.

E’ già successo con i rom: invece di favorire i processi di integrazione  si è preferito usare la politica delle ruspe, imitata nella mia città anche dalla ex giunta di sinistra con un atto vergognoso di speculazione elettorale, passato sotto il silenzio colpevole di tanti che a quella giunta dovevano favori, politica che crea nuovi disperati, e, soprattutto, impedisce una seria alfabetizzazione dei giovani, quelli che domani potrebbero cambiare la situazione.

E’ una politica razzista, anticostituzionale ed eticamente spregevole ma che sembra gradita alla maggior parte degli italiani, ben lieti di prendersela con chi non può difendersi invece di guardarsi allo specchio e trovare i veri responsabili dello sfacelo.

Dei Cinque stelle non parlo, trovo il fideismo acritico di molti adepti, soprattutto gli ex compagni, quasi tenero se non fosse un atto di fede verso un partito che sta approvando, con la scusa del cambiamento, tutti i provvedimenti repressivi dei suoi amici e alleati post fascisti. Nutro rispetto per le persone serie che si ostinano ancora a militare nel movimento e mi auguro, senza crederci, che possano cambiare la situazione tragica in cui versa.

Quanto alla sinistra, non una voce seria di contrasto a questa oscenità si è levata da un partito che non esiste più. Forse per pudore, visto che Minniti ha aperto la strada. Il penoso, irritante, patetico sforzo di Renzi di tenere in mano un partito che ha distrutto è l’ennesima testimonianza di una irredimibile vocazione al fratricidio e al suicidio che accompagna la sinistra sin dalla sua nascita. Pur avendo pagato un prezzo troppo alto per la reale entità delle sue colpe, qualcosa di buono ha fatto, in confronto a questi è stato uno statista lungimirante, è diventato ormai insopportabile anche a chi non lo ha sempre osteggiato. E’ un impresentabile, un patetico cialtrone che si ostina a voler cercare di recuperare un potere che ha perso in modo cretino. Faccia un favore al paese e alla sinistra e si tolga dai piedi.

Sperare nella gente, non si può, in chi governa, peggio che andar di notte, l’opposizione non esiste, cosa rimane a chi non ha mai cambiato bandiera e valori, a chi non si è lasciato irretire dal finto anarchismo del movimento e non si è illuso che la grande buffonata del reddito di cittadinanza fosse uno straccio di politica sociale?

Non rimane nulla, solo la consapevolezza che presto o tardi, anche Salvini cadrà, facendo parecchio rumore (più si gonfiano più forte è il botto) e bisogna essere pronti a quel momento. Ci rimane l’etica del lavoro ben fatto, il sogno di un futuro migliore e la volontà di continuare a lavorare con onestà per costruirlo. Così è, se vi pare.*

* N.d.r. Per i leghisti e i pentastellati: citazione pirandelliana.

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Della destra italiana e della irresistibile attrazione per l'uomo forte.

Salvini isoardi  bellunese

La foto è glamour, per quanto tale aggettivo possa legarsi al soggetto ritratto: Salvini, seminudo, mollemente adagiato su una Elisa Isoardi in accappatoio. Sotto, un titolo annuncia che la loro storia d’amore è finita, la Isoardi lo ha comunicato su un social che non nomino altrimenti mi censurano l’articolo (sic!).

La prima, spontanea reazione è uno sticazzi! che avrebbe tutta l’approvazione di Rocco Schiavone, ma no, si va oltre l’inutilità, si scava ancora e un’ articoletto collegato riporta una breve nota biografica del rapper, poeta e umorista (sic!) da cui la Isoardi ha tratto la frase con cui si è accomiatata da Salvini.

Il paese é in pieno allarme idrogeologico, l’Europa minaccia la procedura d’infrazione per una manovra di bilancio talmente demenziale che ci si chiede se non stiano scherzando, i giovani che usano droga sono sempre più giovani e ci se ne accorge ( e se ne parla) solo quando muoiono per ucciderli due volte speculandoci sopra, il razzismo dilaga, si tagliano soldi alla scuola e alla cultura e Repubblica (sic!) inserisce tra i titoli di testa Salvini nudo e la notizia della fine della sua love story. Come direbbe ancora Schiavone, dobbiamo riflettere su questa cosa.

Perché questa cosa, lo dico ai miei quaranta lettori, è qualcosa di fascista, perché il mito dell’uomo forte ma tenero, amatore indefesso di donne naturalmente più giovani che sacrifico al lavoro indefesso per la patria, è un luogo comune della retorica del ventennio e trovo francamente insopportabile che il più venduto quotidiano italiano debba inserire tra i titoli principali questa merda, per citare il commento del critico Greil Marcus a Self Portrait, il disco più folle di Bob Dylan.

Evidentemente Repubblica fiuta il vento e quello che spira nel nostro paese è un vento di destra. Piaccia o no, e a chi scrive non solo non piace ma disgusta proprio, Salvini ormai ha occupato la scena, la gente lo percepisce come l’unico capo del governo al cui confronto il presidente del consiglio nominale, tale Conte, appare come poco più che un maggiordomo, e il povero Di Maio come il suo giullare.

Il lento, inesorabile e penoso suicidio politico dei Cinque stelle, incapaci non solo di fare la rivoluzione ma di fare politica tout court, sta consegnando il paese alla Lega, una forza politica che, forse, avrebbe credito solo nel Brasile di Bolsonaro.

Rivoltato in parodia, perché in Italia nulla è serio, sembra di assistere a quanto avvenne con l’avvento di Mussolini, quando il suicidio politico e ideologico dei socialisti, ma largamente maggioritari e l’ignavia del sovrano, aprirono la strada per il potere a una banda di vigliacchi coraggiosi solo quando si trovavano in cento contro uno e al loro capo, un narcisista patologico, voltagabbana, criminale, che per vent’anni governò il paese ( per molta parte del ventennio col plauso di tutti, e non raccontiamoci storie, per favore, perché la storia non si cambia) con i risultati che sappiamo.

Non c’è bisogno di evocare lo spettro del fascismo con Salvini, ideologia troppo complessa per lui, né di fare paralleli tra Gentile e Fusaro, ubi maior minor cessat e qui sarebbe più opportuno parlare di minoratus paraculus, non c’è bisogno di ricorrere a una retorica stantia e ormai vuota, basti solo dire che non arriveremo a scatenare una guerra per ridurci in rovina, basterà continuare sulla strada dei favori che la Lega e Salvini continuano a fare ai poteri forti, a quella imprenditoria italiana retrograda e reazionaria rimasta uguale a sé stessa, che ieri applaudiva il duce alla Scala di Milano e oggi applaude la sua versione muppets show.

La destra è sempre la stessa: priva di valori e di contenuti, ipocrita, violenta con i deboli e mite con i forti, un’accozzaglia di cialtroni che badano solo al proprio tornaconto. Questi rivoluzionari al contrario, gente che delibera per le multe agli abiti succinti e toglie la mensa ai bambini stranieri, gente che mette un ex militante del Fronte della gioventù alla direzione del Tg1 e un creatore di bufale a dirigere la Rai,  finirà dove finiscono tutte le rivoluzioni, non nel sangue, perché, ripeto, l’Italia non è un paese serio, ma quando incontrerà il denaro. E sono già partiti avvantaggiati, vista la messe di amministratori leghisti indagati.

A cambiare, ma neanche tanto, è la gente. C’è solo un plus d’ignoranza, di arroganza, di vis pugnandi dietro la tastiera, di meschinità rispetto al consueto. Perché questo era, è, sarà sempre un paese di destra e quando ha votato in massa Renzi lo ha fatto sempre seguendo il mito dell’uomo forte, che per qualche tempo lo scout di Rignano ha incarnato, un mito che è di destra. Non a caso, nella sua follia onanistica e narcisista, Renzi propone quale suo successore il più a destra dei suoi scherani, quel Minniti cui i pentastellati dovrebbero fare un movimento perché è il vero artefice del loro effimero successo.

Con una opposizione inesistente e una maggioranza divisa su tutto, litigiosa e inconcludente, il cui unico risultato, fino adesso, è una legge di bilancio che sembra scritta da un ragioniere sotto acido, effettivamente si comprende che Repubblica, per vendere qualche copia, sia ricorsa all’eterno binomio sesso-potere. Si capisce ma fa schifo lo stesso.

E speriamo almeno che sia scampato il pericolo di avere come consigliere rai l’autore della Prova del cuoco.  O di non doverlo rimpiangere.

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Non si torna indietro

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Se anche la massa di incoscienti, inetti e disonesti che governa questo paese scomparisse domani, non esiste nessuna possibilità per questo paese di riacquistare una “normalità” a breve termine.

Il solco tracciato dopo le ultime elezioni è troppo profondo per essere colmato da una sinistra che continua ostinatamente a rifiutarsi di comprendere il presente, divisa com’è tra la tentazione dell’uomo forte e una retorica ormai da tempo stantia, o da una destra che non è mai diventata democratica, spostandosi verso il centro a misura delle destre europee, non quelle radicali, ovviamente, che restano e resteranno marginali nel continente.

Non si torna indietro dal razzismo, e più in generale, dall’ossessiva ricerca di un nemico su cui scaricare la proprie responsabilità, non importa si chiami Renzi, Autostrade per l’Italia, migranti, Europa, purché ci sia, che è l’unica forma politica conosciuta da sempre dalla Lega e abbracciata con entusiasmo da un Movimento Cinque stelle abile anche più del Pd a suicidarsi. Quello del capro espiatorio, d’altronde, è un espediente antico come il mondo, il sacrificio di sangue attorno a cui, condividendo la colpa, si ricompatta la comunità.

Non si torna indietro dall’idea, vecchia ma sempre buona, di Stato etico ( cosa è morale comprare e cosa no, cosa è giusto scrivere e cosa no, cosa è giusto dire e cosa no) che evoca fantasmi ben peggiori del farsesco reddito di cittadinanza approvato dal governo con un gioco delle tre carte la cui posta pagheremo noi e i nostri figli. Peccato che lo Stato etico non si applichi ai condoni e che sia morale fare lo sconto a chi ha rubato. Peccato non si applichi neanche a chi cita un mafioso per denigrare un onesto.

Non si torna indietro da una nuova propaganda, vuota e becera come la vecchia ma veicolata da strumenti nuovi, più veloci, più efficaci, in grado di raggiungere in pochi secondi milioni di persone.

Il mezzo, ormai, ha soppiantato il messaggio, il veicolo conta più del passeggero.  E’ una novità devastante, perché domani al timone potrebbero esserci individui più intelligenti, più pericolosi, più lucidi nel guidare il paese verso un autoritarismo per cui è epistemologicamente un errore l’evocazione ossessiva del fascismo da parte di chi continua a usare vecchie categorie per definire un nuovo presente, ma bisognerebbe coniare un nuovo termine: socialcrazia, retismo, facebbokismo, fate voi. Ci saranno semiologi e linguisti che certamente riusciranno a trovare un termine adatto a definire il fenomeno, perché le parole sono importanti: se vuoi combattere un nemico, per prima cosa, devi definirlo.

Non si torna indietro da gente che ha abiurato a qualunque forma di spirito critico a favore dell’urlo, del vituperio, dell’esternazione di una rabbia cieca e ottusa che si scaglia su chiunque esprima un pensiero contrario. Questo tempo vede la morte del confronto, del dialogo, della mediazione. Questo è il tempo dell’ignoranza che si prende la propria rivincita sulla cultura.

Io comprendo le persone di sinistra che si aggrappano ostinatamente all’idea, del tutto assurda alla prova dei fatti, che questo governo stia facendo qualcosa per gli ultimi, che davvero abbia avviato il primo atto della guerra contro la povertà. Sono sufficienti due conti fatti su un tovagliolo per capire che la realtà è ben diversa, o evidenziare come, per esempio, il reddito di cittadinanza al sud senza una politica chiara e forte di lotta alla criminalità organizzata, che non esiste nel Def, è del tutto inutile, soldi gettati al vento che non aiuteranno nessuno. O ancora, che tagliare i fondi per il recupero delle periferie, dei grandi quartieri dormitorio, e dare il reddito di cittadinanza suona come una ironica e crudele presa in giro che non elimina neanche superficialmente l’angoscia di vivere ogni giorno un non tempo in un non luogo. Tutto questo tralasciando l’assenza di una politica sul lavoro a lungo termine che rende il reddito di cittadinanza assolutamente inutile ovunque.

Ma, come ho scritto, capisco quelle persone, i vecchi poeti, i sognatori di un tempo che hanno marciato, lottato, gridato, cercato di dare l’esempio in un nome di un’idea che si è sciolta come neve al sole della modernità. Ammettere che si è sbagliato tutto, è dura, sia per chi resta ostinatamente fedele a un partito che non esiste più, sia per chi è passato dall’altra parte. Ammettere che siamo di fronte a una terra desolata, che dei sogni di ieri sono rimaste solo macerie ricordi, fa male.

Quello che non capisco è come possano non accorgersi che le loro idee prevedevano cooperazione, non divisione, solidarietà, non chiusura, internazionalismo non autarchia. Ecco, questo proprio mi sfugge. Ma si sa, i rivoluzionari di ieri diventano i conservatori di oggi.

Nonostante tutto, resto convinto che esista una maggioranza silenziosa sia a sinistra, quella vera, quella che non si riconosce in nessuno dei ridicoli partiti che offendono l’idea stessa di sinistra, sia nel mondo cattolico, quello cooperativo e sociale, sia nel mondo delle cooperative, quelle che lavorano nel silenzio e salvano vite,  una maggioranza silenziosa basata sul concetto del lavoro ben fatto, della coerenza, della resilienza attiva, una maggioranza silenziosa che quotidianamente, silenziosamente, ostinatamente resiste e continuerà a resistere, una maggioranza silenziosa che invece di cambiare bandiera o restare ostinatamente legata al passato, continua a dare l’esempio.

Ed è l’unico pensiero che permette ancora di respirare nel mare di merda in cui navighiamo.

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Per fortuna l'Europa non siete voi

EU puzzle

L’Italia, se si eccettuano i paesi di Visegrad il cui peso specifico a livello politico è pari a zero e sono tollerati (a torto) solo per motivi strategici, è l’unico grande paese europeo dove le forze neofasciste e populiste sono al governo. Certo, la destra guadagna consensi in Francia e in Germania, ha già provocato l’uscita dall’unione dell’Inghilterra, ma fossi Di Maio e Salvini, e per fortuna, non lo sono, eviterei di annunciare ai quattro venti che alle prossime elezioni europee tutto cambierà e, finalmente, avremo un’Europa razzista, protezionista e autarchica, cioè un’Europa suicida. L’Inghilterra, tornando a lei, insegna che nons empre il volere del popolo è la scelta più intelligente : la politica deve essere in grado di indirizzarlo, non di seguirlo nè di trincerarsi dietro il suo feticcio.

Già altre volte le destre sembravano aver preso il sopravvento in Europa e alla prova dei fatti, si sono ritrovare con nulla in mano se non i loro proclami roboanti e le loro truci minacce. Perché, nonostante tutto, francesi, tedeschi e tutti gli altri paesi dell’Europa centrale, a cui va aggiunta la Spagna, quando il gioco si fa duro, scelgono il futuro invece del ritorno al passato, specie di un passato con cui loro, al contrario degli italiani, hanno fatto i conti da tempo.

Per altro, da qui alla data delle elezioni, verrà ampiamente dimostrato dai fatti che il re è nudo, la gente capirà che la rivoluzione annunciata è una semplice riproposizione in peggio non della vecchia Dc ma dell’odiato renzismo: assistenzialismo, un jobs act appena sfiorato in modo inconsistente dal decreto dignità, un reddito di cittadinanza basato su una inesistente riorganizzazione delle agenzie per il lavoro e vincolato in modo magari anche opportuno, ma sostanzialmente indigesto, nessuna politica sul lavoro, tagli alla scuola, incremento delle tasse per le piccole e medie imprese, l’ennesimo favore ai grandi evasori in termini di condono.

La novità sta nel razzismo sdoganato e portato come vanto, nell’insulto becero come strumento di comunicazione politica, nelle minacce mafiose ( vedi quelle ai giornali) come mezzo di coercizione per i media.  La gente, presto o tardi, probabilmente trattandosi di uno dei paesi più ignoranti d’Europa, con un livello di cultura medio e di analfabetismo di ritorno allarmante, si accorgerà che il problema di questo paese non sono gli stranieri, i rom, i gay, le lesbiche, ma gli italiani disonesti e ladri come il loro idolo, quello che patteggia per un furto di 49 milioni e fa ironia sull’arresto di un uomo onesto.

Questo è il paese dei Gramellini, quelli pacati e lievemente ironici, che quotidianamente ci offrono la loro dose di moralismo d’accatto e scrivono che sì, il sindaco di Riace è una brava persona ma le leggi vanno rispettate ( ma dove, in Italia? Il paese delle mafie e dell’evasione, quello dove non si paga il biglietto sull’autobus, la terra dell’abusivismo edlizio e delle mazzette? Ma che cazzo dici?).

E’ il paese di brillanti cialtroni come Diego Fusaro, non a caso considerato intelligente anche a sinistra, in  quegli ambienti radical chic che della sinistra hanno fatto strame.

L’Italia rischia di restare giustamente isolata, non perché questo sia un governo più disonesto di altri, anche se la lega la sua parte la fa più che dignitosamente, ma perché è un governo di inetti e cialtroni, esattamente come lo è stato il governo Renzi, ma con di più di volgare arroganza che renderà il suo crollo ancora più rovinoso.

Il problema è che, andati via gli inutili Di Maio e Conte, finito Salvini, non si torna indietro, quello che è stato distrutto non si ricostruisce. Non lo farà la destra, che non ha mai costruito nulla in questo paese, non lo farà una sinistra giustamente morta e sepolta nelle sue varie incarnazioni sotto un mare di bugie, retorica, clientelismi, gruppi di potere, ecc.ecc.

L’unica speranza è in una società civile rinnovata, in un cooperativismo sano e svincolato da chiese e patroni politici, indipendente, davvero indipendente, non come molte associazioni e cooperative che predicano bene e razzolano malissimo, che porti istanze chiare e comprensibili a tutti, e abbia la forza di ripartire dallo zero in cui ci ritroveremo tra pochi mesi. Arriverà presto il momento del fare, non secondo la vulgata di Renzi o di Salvini, che pari sono per me, se non altro nel mio profondo disprezzo, ma del fare per gli altri, del ricostruire davvero sulle macerie, del ritrovare il coraggio di unirsi su principi e valori universalmente condivisi e confrontarsi su ciò che divide, trovando una mediazione intelligente, al di là delle ideologie e delle bandiere, tutte allegramente sputtanate dai rispettivi alfieri.

Avrà questo paese ancora una volta la forza di cambiare direzione? La città in cui vivo, Genova, ha spesso indicato la strada. Temo che lo abbia fatto anche questa volta, che quel ponte crollato che vedo ogni mattina sia una metafora tragica e indelebile di quello che ci aspetta. Ma, naturalmente, spero di sbagliarmi.

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Finanziaria gialloverde: mantenere i privilegi, diminuire il welfare e aumentare il consenso.

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Quello che doveva essere un movimento che avrebbe portato rinnovamento e pulizia, torna indietro di trent’anni, alla peggiore Democrazia cristiana. La finanziaria farisaica di Salvini e Di Maio è un pasticcio senza capo nè coda che non mette mano a nessuno dei problemi strutturali di questo paese, uno slogan pubblicitario privo di contenuto e ricco di conseguenze nefaste per il futuro del paese.

I tanti adepti dell’uno o dell’altro capetto che inneggiano sui social in queste ore, compreso il servo Travaglio, astutamente omettono l’ennesimo condono fiscale che i due ometti avevano giurato e spergiurato che mai avrebbero applicato, omettono anche di dire che la versione due punto zero dell’assistenzialismo dc, leggi reddito di cittadinanza, viene finanziata con i tagli ai comuni, alla scuola e alle periferie, quindi, nella sostanza, si dà ai poveri togliendo ai poveri in un gioco delle tre carte maldestro e squallido.

Quanto alle pensioni, questa riforma attuata senza sgravare l’Inps da oneri che non le competono, problema annoso che nessun governo ha ritenuto di voler risolvere, Monti e Renzi compresi, di fatto peserà in modo drammatico sulle nuove generazioni. Quando Di Maio dice che per ogni lavoratore  in più pensionato c’è un lavoratore giovane che trova lavoro,  intanto sbaglia grossolanamente la matematica, per pagare la pensione del lavoratore anziano e la propria dovrebbero prendere il posto del pensionato due lavoratori a tempo indeterminato, in secondo luogo la formula non funziona e non ha mai funzionato perché quando arriverà la tempesta finanziaria verso cui ci sta conducendo questo governo, l’ultimo problema che avranno le aziende sarà quello di assumere.

Quanto alla flat tax, se e quando verrà applicata, è anche quello un furto ai danni dei poveri e a favore di quella classe media e alta borghese che, come lo fu del fascismo, è il bacino elettorale del neofascista Salvini.

Nulla sull’ambiente, nulla sulla lotta alla criminalità organizzata, nulla sua una politica fiscale equa, nulla sulla lotta all’evasione fiscale.  Questa è la finanziaria di Salvini e Di Maio. Aggiungiamoci un decreto migrazioni criminale e anticostituzionale  e ci accorgeremo di quanto sinistre e grottesche siano quelle bandire sventolate sul balcone da questa congrega di scappati da casa e reduci della prima repubblica. Bandiere che rischiano di sventolare sulle macerie di un paese,

Altro che governo del cambiamento!

L’Europa paga i suoi errori. Se avesse immediatamente espulso i firmatari del patto di Visegrad che hanno violato i principi su cui è stata fondata, forse Salvini e co. non avrebbero osato tanto, se avesse attuato delle serie politiche sociali comunitarie invece di blandire i mercati, forse oggi avremmo un continente diverso. Si è invece chiusa in sé stessa, incapace di darsi un governo unitario a causa dei nazionalismi dei paesi più forti, il male di sempre. Non importa che gli inglesi siano sull’orlo del baratro, i paesi europei sembrano giganteschi lemmings che sia avviano allegramente verso la scogliera sull’oceano.

Tenuto conto che un’Europa a pezzi farebbe gli interessi di Trump, tenuto conto del nostro recente passato, c’è da chiedersi se la Cia non abbia giocato un suo ruolo nell’ascesa dei movimenti neofascisti, ma questa è una domanda che troverà risposta solo tra qualche anno.

Non stupisce che a inneggiare alla banda degli inetti nostrana siano tanti giovani: la deprivazione culturale è un grande problema ignorato e coltivato dai governi del nostro paese, stupisce invece la conversione al nuovo verbo razzista e demagogico di molti militanti di sinistra, di persone rispettabili, di gente che, normalmente, usa il cervello per ragionare. 

Si continua ad agitare lo spauracchio di Renzi omettendo vent’anni di governo di Berlusconi e della Lega: basta confrontare i dati del deficit per comprendere come Monti e Renzi, che personalmente detesto entrambi, abbiano dovuto far fronte a una situazione drammatica. Si poteva far meglio? Certamente sì. Questa finanziaria fa meglio? Sicuramente no. Anzi, per quanto impossibile, riesce a fare peggio.

Redistribuire la ricchezza significa togliere un po’ a chi ha tanto e dare a chi ha poco ed è il principio su cui si basa il liberismo classico di Adam Smith, utopico quanto il marxismo.  Non è esattamente quello che fa questo governo, anzi, la novità è che, senza alcun pudore, taglia il welfare per fare un’elemosina inutile, che non servirà neanche a pagare i servizi tagliati.

Il decreto su Genova è l’esempio più eclatante dell’ipocrisia e della falsità su cui si fonda questo esecutivo: fondi neanche lontanamente sufficienti a pagare i danni subiti dalla città, un commissario straordinario che  sarà pure onesto ma è in palese conflitto d’interessi, tante chiacchiere e nessun fatto concreto.

Sic parvis magna, e mai frase fu più adatta ad indicare lo stato delle cose.

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