Il ministro col mitra e l’opposizione querela un rocker

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La foto del ministro degli interni con un mitra in mano e l’espressione di un oligarca russo che valuta la mercanzia, oltre che fuori luogo in tempo di festività pasquali da parte di uno che giura sul Vangelo e si autoproclama difensore della famiglia tradizionale ( degli altri), è volgare, di pessimo gusto e, se vuole essere minacciosa, risulta solo grottesca.

Altrettanto fuori luogo sono gli sfottò da parte di alcuni membri del Pd nei riguardi di chi sperava di trovare un mezzo stipendio col reddito di cittadinanza e si è ritrovato in mano un pugno di mosche. Molti di quelli che lo hanno richiesto sono persone in stato di necessità, per i quali gli ironici radical chic piddini non hanno fatto nulla durante la scorsa legislatura. Se è di cattivo gusto scherzare con le armi e la violenza, lo è ancora di più farlo con la miseria e il bisogno.

Tutto sommato, la scelta del ministro degli interni di non partecipare alle manifestazioni del 25 Aprile appare coerente, non per le motivazioni, del tutto fuoriluogo e antistoriche, addotte, ma per quanto ha fatto e detto finora: non si sente davvero la necessità di un razzista xenofobo e bugiardo che festeggia il 25 Aprile.

Allo stesso modo farebbero bene a non presenziare molti esponenti del Pd, che i valori della Resistenza, mi riferisco alla solidarietà, alla cooperazione, alla libertà e ai diritti condivisi, li hanno traditi più volte, votando l’accordo con la Libie e la legge sul decoro urbano di Minniti, non votando lo ius soli e aprendo la strada all’immondo decreto sicurezza di Salvini e all’ultimo recente aggiornamento sul decoro dei centri urbani.

Le colpe dell’esecutivo di oggi, tante, gravi, pesanti, e gravide di consequenze per il futuro, nascono anche dagli errori di ieri, da una sinistra completamente priva dei valori fondanti, quelli della Resistenza, appunto, votata ad abbracciare la globalizzaizone e gli scompensi che, questa globalizzazione, comporta, incapace di trovare una strada autonoma che permetta di conciliare la giustizia sociale con l’economia.

Io credo che solo la fuoriuscita di Renzi e della nomenclatura renziana possa dare alla sinistra una possibilità di rinascita, che non può certo passare per Zingaretti, persona magari anche onesta ma non certo qualcosa di nuovo sul palcoscenico sgangherato di quello che fu un grande partito di sinistra. Non mi sembra di sentire parlare in questi giorni di lotta senza quartiere alle mafie e alla corruzione, politiche del lavoro a lungo termine coerenti con la salvaguardia dell’ambiente, equità fiscale e pene severe per gli evasori, ecc. Sento solo un chiacchericcio indistinto e le solite battute stantie.

Una sinistra vera, in quanto tale, invece di ridere dei poveri di nuovo imbrogliati da vane promesse, chiederebbe ad alta voce, ossessivamente, giorno dopo giorno, al governo notizie su Silvia Romano, finita nell’oblio in attesa di esesre di nuovo ricoperta di insulti se, come ci auguriamo in tanti, tornerà sana e salva a casa.

Questa sinistra, invece, non può nemmeno chiedere giustizia su Giulio Regeni senza apparire ridicola. A questo siamo ridotti.

A Maggio, dopo la resa dei conti elettorale, questo governo, a meno di sorprese clamorose, cadrà e alle nuove elezioni si presenterà una destra questa volta sì estremista, fascista e pericolosa. E’ a quell’evenienza che deve prepararsi la sinistra, perché a Maggio sarà un’altra batosta o una vittoria di Pirro, cominciando a invitare questo Renzi, che come un bambino capriccioso  adesso si mette a querelare anche le rockstar, a fondare il suo partito e portarsi dietro i suoi fedeli.

Bisogna fare in modo che quella brutta foto di un pessimo ministro non sia un presagio, ma solo un cattivo ricordo da cancellare al più presto.

 

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Una pazza corsa verso il disastro

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Chi ha la mia età ricorderà certamente quel cartone animato dove due cavernicoli su una macchina primitiva partecipavano a una folle corse tirandosi violente clavate sulla testa per procedere più velocemente. E’ un’immagine perfetta per dipingere l’attuale situazione politica del paese come due leader politicamente primitivi che spingono sull’acceleratore, in vista della competizione delle lezioni europee, trascinando il paese in una folle e rovinosa corsa.

Gli italiani devono possedere una certa propensione per i bulli se, dopo qualche anno di consensi per Renzi, hanno scelto come loro leader Salvini che, incapace di un pensiero autonomo, non fa altro che scimmiottare, peggiorandolo, quanto fatto dal suo predecessore.

Renzi tramite Minniti stringe un accordo infame con la Libia? Salvini esagera, chiude i porti, impedisce alle Ong di prestare soccorso ai naufraghi, sequestra settanta disgraziati su una nave e la fa franca.

Renzi, sempre tramite Minniti, fa approva l’osceno decreto sul decoro urbano? Salvini lo reitera peggiorandolo, attribuendo quei poteri che erano dei sindaci ai prefetti, e a farne le spese saranno i soliti noti: venditori ambulanti, giovani vestiti in modo particolare che sembrano drogati e sono solo giovani vestiti in modo particolare che sembrano drogati, extracomunitari che camminano per il centro in attesa del permesso di soggiorno o del decreto di espulsione, ecc.

Come il decreto di Minniti, quello di Salvini, ripeto, identico, cambia solo l’attore, prevede l’allontanamento degli indesiderati che, presumibilmente, andranno nelle periferie, ad esasperare una. tensione sociale che fa solo il gioco della Lega e dell’estrema destra.

Insomma, Salvini è un Renzi meno politico, più cinico, più sinistro, più fascista, ma tutti e due, quando hanno scritto certe leggi, avevano in mente il loro elettore tipo: borghese, benestante, conservatore. Insomma, lo zoccolo duro dell’elettorato italiano. L’uno ha tradito una sinistra a cui non è mai appartenuto, l’altro quel popolo che nomina sempre ma nei confronti del quale ha fatto ben poco se non aizzarlo alla guerra tra poveri per ridersela sotto i baffi.

Tra i due, va considerato anche Di Maio, che sempre seguendo l’esempio renziano ha fatto passare quella specie di super bonus che è il reddito di cittadinanza, ovviamente adesso che siamo alla resa dei conti e non si può più mentire, si scopre che l’entità del reddito è assai minore di quanto strombazzato ai quattro venti, anche per quanto riguarda il compenso dei navigator, invero assai modesto per un lavoro che ha lo scopo di trovare lavoro dove non c’è.

L’ultima sceneggiata è quella dell’Iva: oggi si parla di aumentarla solo per i beni di lusso, ma avete mai visto in Italia un governo che, alla vigilia delle elezioni, tocca i portafogli più gonfi?

Si continua così, una calmata qui, una là, tra bugie, insulti, infamie e omissioni, tra avvisi di garanzie e rinvii a giudizio, in fondo la solita, vecchia storia di un paese dove, come sempre, cambia tutto per non cambiare niente.

 

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Sotto il vestito ( e gli slogan) niente

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Questo governo non ha una linea politica, ormai è chiaro a tutti. Non esiste un programma, un progetto sensato e a lungo termine che vada oltre gli slogan e il sadico infierire del ministro dell’Interno su chi non può difendersi.  Non c’è politica, confronto, discussione, non ci sono proposte di cambiamenti strutturali.

Provvedimenti come il reddito di cittadinanza o la flat tax, che se attuati avrebbero conseguenze disastrose e comporterebbero inevitabilmente altri tagli dolorosi al welfare, leggi sanità e scuola, possono anche soddisfare la pancia di chi ha la vista corta e i tappi nelle orecchie, ma non hanno nulla di strutturale, non producono lavoro, non cambiano di una virgola la situazione in cui versa il paese e non possono essere sostenuti a lunga scadenza.

Per quanto riguarda poi la sicurezza, uno dei cavalli di battaglia del governo, a parte le menzogne e i presunti abusi di potere, non ci sono in vista provvedimenti che vadano nella direzione di un contrasto forte e deciso verso il potere delle mafie, verso la corruzione e l’evasione fiscale, c’è solo qualche inasprimento (legittimo) di provvedimenti già esistenti, come la proposta di escludere a vita dagli appalti pubblici chi è stato condannato per corruzione (che approvo).

Per non parlare del tira e molla con un’ Europa che, ci piaccia o no, e ci piace poco, è casa nostra e con cui siamo costretti a fare i conti, in tutti i sensi, se non vogliamo diventare il paese più ricco del terzo mondo.

Ma se Atene piange, Sparta, l’opposizione, non ride.

Al di là della retorica ormai stantia sull’ antifascismo, i valori della Costituzione e il bla bla bla sulla democrazia, gli esponenti del Pd continuano a parlare come se non avessero portato a termine l’ultima legislatura, facendo qualcosa di buono ma ponendo anche solide basi per quello che sarebbe accaduto in seguito.

Il problema non è la svolta liberista, inevitabile se solo si usa il cervello, non è, come scriveva un editorialista di Repubblica, il fatto che Renzi stesse con Marchionne e non con gli operai, il problema sta nel fatto che Marchionne era l’esponente di un liberismo cinico, spregiudicato, un liberismo che pone al di sopra di ogni valore l’aumento dei dividendi dell’azienda e trasforma le persone in numeri. Il problema è la svolte verso quel liberismo.

Come il comunismo non si manifesta in una sola forma, quello cinese è stato diverso da quello cubano, l’eurocomunismo è stata altra cosa rispetto a Mosca, ecc., così il liberismo non comporta necessariamente l’azzeramento del welfare, la cancellazione dei diritti dei lavoratori, la precarizzazione selvaggia del lavoro.

La fuga di cervelli dall’Italia non è casuale: oggi, le condizioni di lavoro nei grandi paesi europei sono migliori che nel nostro, gli stipendi più alti, i contratti a tempo indeterminato più facili da ottenere, la qualità della vita migliore. Eppure parliamo di Olanda, Svezia, Islanda, Germania, paesi alfieri del liberismo ma anche di un welfare moderno ed efficiente. Paesi dove si può dare una concessione autostradale ai privati senza che vengano giù i ponti anzi, con qualche prospettiva di miglioramento del servizio.

La differenza la fa proprio quel popolo che compare così spesso sulle labbra dei nostri incapaci populisti e degli altrettanto incapaci oppositori, la differenza la fa una civiltà e un senso civico, un rispetto per la cosa pubblica diversi dai nostri, la differenza la fanno le tasse pagate da quasi tutti che finiscono in servizi efficienti, in un welfare che funziona.

Quello che non capisce l’opposizione, è che questo governo attualmente composto da nulla facenti che intascano lauti assegni mensili pagati da tutti noi, si combatte non con i proclami e la retorica,  ma con una radicale inversione di rotta programmatica che deve essere, per forza di cose, transnazionale e non guardare più solo al proprio, devastato orto di casa.

Nelle dichiarazioni di Zingaretti, come in quelle dei renziani, non c’è nulla, niente di concreto, manca una visione, una scadenziario con progetti concreti, una visione che guardi lontano, manca una speranza per la gente. Parole vecchie, concetti vecchi  lontani da questo tempo, assoluta mancanza d’idee.

Anche sull’immigrazione, tema che mi è caro, non si va oltre il dire che Salvini è cattivo e chi sta dall’altra parte è buono, senza che chi sta dall’altra parte proponga una regolamentazione dell’accoglienza sensata, che coniughi umanità e rispetto delle leggi, solidarietà e regole condivise, regole, possibilmente, europee.

E’ arrivato il momento di premere sull’Europa perché ci sia una svolta nelle politiche sociali, perché ci si avvii verso un’Europa delle persone, dopo aver costruito l’Europa delle banche. Solo una sinistra nuova, europea, unita, che vada oltre gli equilibrismi di Macron e la rigidità della Merkel, può riuscire nell’intento, perché l’ha sempre fatto in passato, perché tutto quello di buono che è venuto dal dopoguerra a oggi per le persone comuni, è venuto da sinistra.

Una sinistra che non dev’essere anti liberista, quello è un sogno finito, ma proporre un altro liberismo, che esiste, funziona, può essere preso a modello. Una sinistra che torni a cambiare la gente, che riesca di nuovo a  trovare parole e soluzioni chiare, forti e incontestabili che possano essere comprese e accettate da tutti. Una sinistra che torni a curarsi della gente.

C’è bisogno di politica e di politici in Europa, non di  dilettanti allo sbaraglio o vecchi marpioni che vanno avanti a bugie,  c’è bisogno di cambiare le persone, ripotarle alla ragione, riunirle di nuovo attorno a valori forti e condivisi.

Altrimenti quello che ci aspetta, l’abbiamo già visto, lo vediamo ogni giorno, lo possiamo leggere, per quei pochi che ancora ritengono utile aprire un libro per viaggiare con la mente, nei libri di storia.

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