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E voi sareste di sinistra? E voi sareste cattolici? E voi sareste il nuovo che avanza? Un J’accuse.

Io accuso, da uomo di sinistra, il principale partito di governo  di indebita appropriazione della qualifica di partito di sinistra. Razzisti, opportunisti, trasformisti, sfruttatori e amici di sfruttatori non possono appartenere alla sinistra e il Pd ne è pieno.

Accuso Matteo Renzi di aver dilapidato un patrimonio umano preziosissimo e di essere leone con gli agnelli, uno che fa la voce grossa con le Ong e si cala le brache di fronte a banchieri e multinazionali. Ai tempi del Pci, lui , la Serracchiani, la Boschi, Faraone e compagnia cantante, sarebbero stati cacciati fuori a calci in culo.

Accuso Matteo Renzi, da sindacalista, di aver cancellato molti diritti acquisiti dei lavoratori, di aver aumentato il precariato con la scusa di snellire la burocrazia per quanto riguarda le assunzioni nelle imprese, proposito meritevole, non fosse che è completamente sbilanciato a favore degli imprenditori. Lo accuso inoltre di mentire riguardo il reale senso dei dati Istat sul lavoro, manipolando la realtà non da abile comunicatore ma da grossolano bugiardo che ha presa su una società sempre più grossolanamente ignorante.

Accuso questa governo di aver varato la peggiore legge sulla scuola degli ultimi trent’anni, e ce ne voleva! Di aver trasformato le sale professori in arene e aver gettato nel cesso anni di collegialità, impegno e lavoro comune, spirito di servizio, di buona volontà, demotivandoli e umiliandoli. Lo accuso di aver introdotto principi di selezione anticostituzionali, di voler tornare indietro a una scuola per pochi che tramandi il verbo del potere. In realtà, la scuola svizzera è il suo modello.

Accuso questo governo di essere razzista, di guardare alla pancia della gente come sempre ha fatto il fascismo, di perseguire una politica estera esilarante  se non fosse tragica e una politica europea inesistente. Questo governo ha promulgato leggi ignobili come quella sul decoro dei centri urbani e, con certa magistratura, ha avviato uno scandaloso processo alle streghe sulle Ong, forse perché rivelano la sua incapacità organizzativa e gestionale.

Accuso, da cattolico, tanti pseudo buoni cattolici, baciapile e devoti, che uscendo dalla messa domenicale senza aver capito cosa ha detto il sacerdote, riempiono i social di affermazioni razziste, tacciano di francescanesimo chi richiama quelle virtù che un cristiano dovrebbe possedere di default e criticano il Papa perché banale e semplicista, colpevole di alzare l’indice contro chi si comporta come loro. Sono gli stessi che idolatravano un altro Papa, reazionario e anticomunista, quello che ha messo all’indice la teologia della Liberazione e messo in naftalina la beatificazione dell’arcivescovo Romero, ucciso in articulo dei.

Accuso, come cattolico, molti cattolici di ipocrisia, di doppiezza, di mancanza totale di quei principi etici che un cristiano dovrebbe sempre porsi come obiettivo primario. Voi che inveite contro gli stranieri, che non aprite la porta a chi bussa, che state rinchiusi nel soffocante scantinato delle vostre certezze, che possiate pentirvene. Voi che siete corrotti e corruttori, la palla al piede di questo paese e quella parte di gerarchia cattolica che la pensa come voi, andate al diavolo, letteralmente..

Accuso i Cinque stelle di essere una massa di ottusi, utili idioti adepti di un leader fuori di testa che sta guadagnando soldi a palate con il suo marchio registrato, di essere all’occorrenza razzisti e anti razzisti, di sinistra e di destra, arroganti, supponenti, spaventosamente ed enciclopedicamente ignoranti, irritanti.  Se il nuovo è compendiare tutto quello che è vecchio, grazie, potete andare e farvi cancellare dalla storia. Spiace avervi dato credito per un minuto, ma come dai diamanti non  nasce niente, da un miliardario non può venire nulla di buono per la povera gente.

Ringrazio, come uomo di sinistra e cattolico, le Ong, che salvano vite umane nel silenzio e contro tutti,  i lampedusani, e tutte le persone che operano onestamente nel sociale, occupandosi di quelli di cui non si parla mai perché è comodo non parlarne: i drogati, i barboni, i poveri, gli ultimi di questa società di merda fatta di gente di merda che ha paura di non potersi comprare il prossimo iphone se si salvano dei bambini dalla morte per annegamento. Esprimo la mia solidarietà alla nave tedesca fermata, forse con lo scopo di far morire nel frattempo un po’ di migranti e alleggerire il problema.

Noto che Famiglia Cristiana ( non Repubblica, non Il Fatto quotidiano, casse di risonanza del potere) al riguardo parla di strani intrecci con la destra neonazista europea e un piano per colpire le Ong e impedire l’afflusso ai migranti. Mi chiedo se i buoni cattolici di cui sopra la leggano, Famiglia cristiana.

Questo sfogo non serve a niente, ma mi sento molto meglio.

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Migranti: la politica dei miserabili

Non stupisce la notizia apparsa oggi sul quotidiano di Genova che riporta l’intenzione della giunta di chiudere le porte ai migranti e mandare via anche quelli attualmente ospitati alla Fiera.  

I fascisti sono fascisti, i leghisti anche peggio e, nonostante la facciata rispettabile, chi va con lo zoppo impara a zoppicare e il neo sindaco, molto presto, sta dimostrando di non essere il sindaco di tutti, almeno non di chi crede nella solidarietà.

Addolora che una città come Genova, un porto di mare da sempre crocevia di genti diverse, si sia ridotta così e che la gente possa ritenere che i problemi della città si risolveranno come per magia chiudendo le porte a disperati in cerca di una opportunità di vita. Genova e i genovesi hanno evidentemente dimenticato le folle di emigranti italiani che, agli inizi del secolo scorso, riempivano le sue strade e le sue vie in attesa di imbarcarsi per l’America. La storia non insegna niente.

Mi addolora molto di più, perché lì sono le mie radici, la protesta contro i migranti dei comuni siciliani della provincia di Messina. Manco dalla Sicilia da molto tempo, purtroppo, e non so se la situazione sia veramente diventata insostenibile, conosco però bene le posizioni del sindaco di Messina, che non sono certo in linea con queste proteste. D’altronde, che il vento fosse cambiato, si era compreso con la mancata rielezione del sindaco di Lampedusa. Ma quelle proteste fanno male a chi consoce i siciliani.

Ormai la politica è diventato un gioco da miserabili, quando individui lombrosiani come Salvini riempiono le prime pagine dei giornali con le loro menzogne e le loro ignobili affermazioni razziste e chi sarebbe deputato a controbatterle segue invece l’onda stomachevole dell’intolleranza, per fare un passo indietro quando si accorge di aver esagerato, significa che la ragione ormai non è più immersa nel sonno, è caduta in coma.

Lo testimonia l’esultanza di Salvini per il rinvio dello Ius soli. Possibile che nessuno riesca a spiegare a questo essere abbietto che lo Ius soli non riguarda i migranti che arrivano in Italia, che deve smetterla di mentire e insinuare nella gente false idee, di esultare come un demente per il rinvio di un provvedimento civile e necessario?

Bene ha fatto Gentiloni a rinviare l’approvazione che Renzi, che in quanto a spregiudicatezza, cinismo, e opportunismo politico sulla pelle degli altri non è secondo a nessuno, aveva voluto, sperando di guadagnare voti alle recenti elezioni facendo qualcosa di sinistra e sbagliando, come sempre, tempi e modi.

Lo Ius soli riguarda quei bambini, e le mie classi ormai sono formate quasi sempre in maggioranza da loro, nati in Italia, che in Italia sono da cinque anni o hanno concluso almeno un ciclo scolastico. Sono bambini italiani a tutti gli effetti, che parlano la nostra lingua e sono cresciuti nella nostra cultura. Spesso hanno genitori che lavorano regolarmente nel nostro paese da anni e pagano le tasse.  Le folle di migranti sui barconi non c’entrano nulla, si tratta del perfezionamento di una legge già vigente che non comporta alcuna invasione né alcun attacco a una italianità che sarebbe invece tanto bello scomparisse nei suoi tratti più diffusi.

Machiavelli, il fondatore della scienza politica, scindeva la politica dalla morale ma non dall’etica: anche gli atti più riprovevoli come l’omicidio e il tradimento, erano secondo lui giustificati purché fossero commessi a favore del benessere del popolo. Sembra invece che i politici odierni, ovviamente non tutti, ci saranno anche persone coscienziose, siano più portati a seguire l’ottica di Guicciardini, secondo cui ognuno deve seguire il proprio “particulare”, la propria convenienza personale. A proposito di italianità, questo è sicuramente uno dei tratti più diffusi,

In questi giorni stiamo assistendo, nell’indifferenza quasi generale, a un gioco al massacro sulla pelle degli ultimi, a un disumana speculazione per guadagnare voti, a un imbarbarimento della politica a livelli talmente infimi  da risultare inconcepibili. Siamo allo sdoganamento del razzismo, all’egoismo e all’intolleranza come programma politico. E’ la reazione della borghesia più ottusa e corrotta del paese, quella che costituisce la vera palla al piede dell’Italia, che trova ampi consensi in una popolazione sempre più deprivata culturalmente, sempre più carente in quei valori fondamentali che sono alla base della civiltà.

Quello che più disturba sono le menzogne oggettive, come i dati sui migranti sparati a caso, la distorsione continua della realtà, l’assoluta mancanza di volontà politica di affrontare seriamente un problema ancora gestibile, gli esseri umani ridotti a merce di scambio politica, schiavizzati due volte, deprivati della loro umanità e ridotti a cose da spostare e allontanare per non turbare le coscienze dei bravi borghesi. A me questa politica, questa visione, questa strada che il mio paese e  le mie due regioni sembrano aver intrapreso, fa vomitare.

Non ho soluzioni da proporre, lotto contro il razzismo da così tanto tempo che tendo a considerarlo un male endemico, come l’influenza, qualcosa che a ondate arriva e poi se ne va, magari dopo qualche foto sui giornali di bambini morti. Già una volta l’Europa, sull’onda del razzismo, è arrivata all’autodistruzione. Oggi lo stesso vento soffia sugli Stati Uniti, che hanno però anticorpi democratici più forti dei nostri (quando si tratta della politica interna, sulla politica estera stendiamo un velo) e, si spera, riescano a contenere il presidente più demente degli ultimi decenni.

A mio parere, l’incompetenza dei nostri attuali governanti, che si occupano solo di tutelare lo status quo e mettere a tacere chi la pensa diversamente, sia quelli al governo sia quelli impegnanti in una opposizione solo apparente, sta costando molto cara a tutti. Ma la vita è assumersi responsabilità: la gente non può continuare a seguire il nulla e poi lamentarsi delle conseguenze, Genova non può votare i fascisti e poi andare in piazza se si comportano come tali e così l’Italia tutta. La gente, in questo momento, sta sorvolando sulla costante emorragia di diritti a cui viene sottoposta da anni, sulla distruzione sistematica della scuola, sempre più privilegio di pochi, su una politica economica a vantaggio esclusivo di banche e imprese scegliendo invece di concentrare la propria rabbia sugli ultimi, in nome di un desiderio di sicurezza inopportuno e smentito dalle statistiche sui reati fornite dal Ministero degli Interni, o in nome di quel principio del capro espiatorio che ha riempito le fosse dei cimiteri di tutta Europa in diversi periodi storici.

La politica è lo specchio della gente, e questa politica è lo specchio di un’opinione pubblica che non riesce più a compattarsi sui problemi reali, sui valori che contano. Un’opinione pubblica in  cerca di falsi profeti, di improbabili guru, a volte miliardari, che a suon di volgarità linguistiche e intellettuali la guidino verso la luce. Non importa se il guru dice oggi una cosa e domani l’opposto, magari, avesse letto della neo lingua di Orwell la gente capirebbe, ma il problema è che la gente non vuole capire, vuole essere presa in giro per sognare, che  a prenderli per i fondelli sia Renzi, Grillo o Salvini poco importa: sono intercambiabili, privi di cultura politica politica, signori e amplificatori di vuoti a perdere mentali che stordiscono e questo vuole la gente, stordirsi, fumarsi una mega canna e sorridere beata lasciando il mondo fuori e il guru a risolvere i loro problemi.

Questa è la vittoria più grande, e si avvia a diventare definitiva, del Sistema. Ci hanno ridotto a consumatori, quello è il nostro ruolo e chi non ci sta, vie
ne eliminato. Come nel Grande Fratello, la trasmissione televisiva, non quello di Orwell, In quello di Orwell ci viviamo da decenni senza accorgercene.

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Il grande freddo e le lacrime

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Nonostante abbia scritto tutto il male possibile sulla precedente amministrazione, nonostante consideri Renzi e il Pd due nemici da abbattere, provo una grande amarezza al pensiero che Genova verrà governata da una giunta in cui convivono uomini d’affari, xenofobi, razzisti e fascisti, e non so quale sia, tra queste, la categoria peggiore.

Circa il sedici per cento dell’elettorato ha determinato questa scelta. Il 70% della gente, con molte buone ragioni che mi sento di condividere, ha scelto di non esprimersi.

Il mio pensiero va a Carlos, Kathrine, Hind, Bashir, Issam, Camila, e potrei andare avanti a lungo, sono i nomi dei miei alunni “stranieri”, nomi a cui corrispondono storie, sorrisi, volti, lacrime.  Probabilmente, per loro e le loro famiglie, la vita da oggi sarà un po’ più complicata, non tanto per i provvedimenti xenofobi che questa giunta prenderà sicuramente, Bucci dovrà pagare pegno alla maggioranza leghista suo malgrado, quanto per il clima che si è creato in città. 

Penso a quegli atteggiamenti insopportabili che a volte si vedono sui mezzi pubblici nei confronti di chi ha un colore diverso, penso al razzismo, che combatto quotidianamente e che probabilmente avrà un ritorno di fiamma, specie nei quartieri più disagiati, alimentato dalla nuova classe dirigente, penso agli esempi deleteri che avranno di fronte questi ragazzi, al futuro che gli si prospetta, alla rabbia che lentamente coverà in alcuni di loro. Penso all’amarezza e alla frustrazione che proveranno ogni volta che qualcuno li farà sentire “diversi”. Anche se ad essere diversi da certa gente c’è solo di che provare soddisfazione.

Questo non è il mio sindaco, rappresenta quasi tutto quello che odio e combatto da una vita, non sono d’accordo con chi dice di aspettare e vedere se manterrà le promesse perché non manterrà le promesse, per altro vaghe. Questo paese per vent’anni è stato governato dalla destra e il risultato è stato fare tabula rasa di ogni principio etico e morale, sdoganare i fascisti e’  l’effetto più  evidente di questo processo, e trasformare una sinistra bolsa e senza idee, in una destra annacquata. Quindi non venitemi a dire che bisogna lasciarli lavorare perché, storicamente, da quella parte, per il paese non è mai venuto nulla di buono e io la Storia la insegno, nella Storia ci credo. La destra si combatte, non si ascolta e non si aspetta.

Questa è una città che non mi appartiene più, che non riconosco più e che non mi piace. Io amavo la Genova delle lotte operaie, la Genova solidale e cooperativa, la Genova delle collette e dell’accoglienza ai profughi cileni, la Genova che applaudiva gli Inti Illimani e sentiva il 25 Aprile come la “sua” festa. La Genova partigiana, la Genova con i pugni chiusi, la città che si è stretta attorno a Guido Rossa, che ha detto no al terrorismo, che ha invaso le strade al funerale di De Andrè, la Genova che durante il primo giorno del G8 del 2001 è scesa in piazza con i migranti, la Genova dei portuali e delle braccia incrociate, la Genova di Don Gallo, di Don Prospero, dei preti che parlavano alla gente, dei lavoratori dell’Ansaldo e delle bandiere rosse.

Ha cominciato a morire in piazza Alimonda, quella Genova, alla Diaz, a Bolzaneto, il colpo di grazia gliel’ha poi dato quel partito che, per tanti anni, ha fatto la sua storia e poi l’ha rinnegata.

Ricordo una festa dell’Unità, alla guida del partito c’era Veltroni. Apre il suo intervento Victor Rasetto, barba alla Guevara, pettinato (odio gli uomini pettinati). Io e Claudia, mia moglie, ascoltiamo esterrefatti mentre dice che l’affermazione personale, l’aspirare alla ricchezza e al potere, non è un delitto. Ecco, lì ho capito che era finita. Il partito si stava già trasformando, stava già preparando Renzi, che è il prodotto finale di ambiguità, passi falsi, compromessi, connivenze, che hanno prodotto l’orribile metamorfosi che ha trasformato il più importante partito comunista d’Europa in un partito di destra amico dei fascisti.

“ Il grande freddo lo scioglieranno le lacrime del nostro furore” canta Claudio Lolli, un comunista, nel suo ultimo, bellissimo disco. Il Grande freddo è uno dei “miei” film, la narrazione delle perdita dell’innnocenza, della fine dei sogni di fronte alla realtà, del passaggio dalla gioventù a una maturità rassegnata ma, nello stesso tempo, è anche la consapevolezza che si può scegliere di restare sé stessi, di non cambiare, di non accettare compromessi su quei principi che erano le fondamenta della protesta e della lotta.

Oggi è la giornata delle lacrime, amare e brucianti, e del furore, se saranno sufficienti a sciogliere il grande freddo, lo vedremo più avanti.

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Di fascisti, leghisti, pentastellati ed altre amenità

Avendo a lungo polemizzato con la mia parte politica da queste pagine, argomentando e circostanziando la mia ritrosia ad andare al voto domenica, trovo giusto parlare anche dell’altra parte politica, giusto per superare il mito del masochismo di sinistra.

Bucci è certamente onesto, un imprenditore con una fama solida, quindi si presume, ma non è così matematico, persona capace, anche se non proprio vicina a quella parte di popolazione che, in questo momento, sta soffrendo le conseguenze della crisi in modo drammatico.

Lo sbandieramento del suo curriculum vitae, che ho osservato sui social,  è una volgare esibizione che a poco giova  e, soprattutto, non giova a Bucci: la storia è piena di personaggi che, senza titoli accademici, hanno ben operato nel loro campo. Di Vittorio, mitico sindacalista, non era certo un intellettuale e uno dei miei padri spirituali, Leonardo Sciascia, era un maestro elementare. La storia è altrettanto piena di imbecilli, corrotti e corruttori con titoli accademici roboanti alle spalle. Vogliamo parlare di Berlusconi, Dell’Utri, e compagnia cantante?

Giova ancor meno a Bucci la canea squadrista che si è portata dietro al faccia a faccia con il suo avversario e che ha dato, come sempre danno fascisti, leghisti e affini, l’ennesima scarsa prova di democrazia. Se questo è il nuovo, quattro bifolchi che insultano l’avversario, possiamo tranquillamente tenerci il vecchio, grazie.

D’altronde, la canea se la dovrà portare in consiglio comunale, perché i numeri parlano chiaro: la sua maggioranza sarà in parte leghista, in parte fascista. Un mix da far tremare le vene ai polsi. E’ per questo che andrò a votare, nonostante tutto.

Andrò a votare perché considero Bucci e il manipolo di balordi che lo accompagnerà in consiglio comunale pericolosi per la tenuta democratica di una città che ha avuto la sua dose abbondante di pestaggi fascisti durante il G8 del 2001 e almeno per un’altra ventina d’anni è a posto, grazie.  Considero Bucci pericoloso perché, fermo restando che non ho motivo di ritenere che non sia persona meno che degna di rispetto, preparato, sinceramente desideroso di fare il bene della città, ma su questo lasciatemi qualche dubbio da proletario che guarda al padrone, se anche venisse eletto sindaco non comanderà comunque nulla, perché il sindaco è un primus inter pares, e la sua maggioranza può venirgli meno in qualsiasi momento se non resta fedele alla linea.

Qual è dunque la linea di Lega e Fratelli d’Italia? Intolleranza, razzismo becero, crassa ignoranza. Come da sempre è abitudine dei fascisti, questi sono leoni con gli agnelli (leggi profughi, immigrati, ecc., ma loro non distinguono la differenza), incapaci di articolare un pensiero politico coerente, buoni solo a parlare a quella parte di gente che non ha strumenti per decodificare l’inconsistenza e l’assurdità dei loro messaggi.

Genova è città meticcia, come ogni porto di mare, l’Italia è nazione meticcia, imbastardita da secoli d’invasioni, l’ultima grande nazione europea a diventare stato unitario. Ma come spiegarlo a gente che crede alla Padania e al dio Po? Come spiegare che i romani, sul meticciato e sul riconoscimento dei diritti civili hanno costruito un impero? Come dimostrargli che le razze non esistono, che in un mondo globale i fenomeni migratori sono inevitabili, ieri hanno interessato noi, oggi interessano altri popoli. Servirebbe un volume enciclopedico di mappe concettuali per far loro capire che non c’è nessuna guerra di religione in corso, nessuno scontro di civiltà ma solo uno sporco gioco di interessi legato alle risorse petrolifere del Medio Oriente.

Ma sarebbe come parlare ai sordi, come parlare ai sordi è rivolgersi ai Cinque stelle, che accettano senza batter ciglio di difendere lo ius soli e poi non votarlo, di cambiare bandiera a seconda degli umori del loro bizzoso capo, fulgido esempio di sistema orwelliano che utilizza, nella migliore tradizione totalitaria , un vocabolario assai limitato: corrotti, ladri, vi cacceremo, siamo onesti, abbiamo gli scontrini, ecc. La statura intellettuale è la stessa della canea, affermare che nel movimento ci sono seguaci di Berlinguer e di Almirante, spiega ogni cosa, compresa l’impossibilità di dialogo con questi che non sono militanti, ma fedeli, adepti di una setta guidata da un comico, perfetta metafora dello stato miserando in cui versa il nostro paese.

Domenica allora votiamo il meno peggio? Non lo so. Ho già parlato delle mie riserve sul progressismo ipocrita  e di facciata di questa sinistra, sulle leggi indiscutibilmente fascistoidi di Minniti, sulle posizioni della Serracchiani.

Diciamo che, da proletario, al padrone e alla canea, preferisco l’infermiere. E tanto basta.

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Del relativismo e di come il terrorismo sia strumento di potere

L’attentato di  Londra costituisce un precedente gravissimo, il sintomo allarmante di una possibile escalation di follia che va fermata il più presto possibile.

Noto senza sorpresa che su facebook nessuno sta con gli islamici aggrediti e nessuno inveisce contro l’inglese che ha cercato di fare una strage. Sintomo sia del relativismo tipicamente occidentale per cui le medesime azioni non sono ugualmente deprecabili a seconda del colore della pelle di chi le compie, sia di una progressiva americanizzazione che contempla il ritorno all’ occhio per occhio dente per dente come un’ opzione tutto sommato da non disprezzare. Ovviamente, la ragione dorme sonni profondi e i mostri ballano.

Balla il mostro del razzismo, che una maldestra (ma dai?) azione politica del Pd ha risvegliato, trasformando un problema serissimo, quello dello ius soli, in una polemica di bassissimo livello che ha scatenato tutto lo spregevole armamentario razzista di gruppi marginali di falliti che hanno avuto il loro quarto d’ora di celebrità e torneranno nelle loro tane a chiedersi quale significato abbia il pollice opponibile.

Balla il mostro della paura, in parte giustificata, in parte fomentata ad arte da governi che mascherano la propria inadeguatezza agitando lo spettro di un nemico che hanno contribuito a inventare e che continuano a tenere in vita perché fa comodo a tutti.

Balla il mostro dell’ignoranza, Nixon, volgare, rozzo, corrotto, al confronto dell’attuale presidente degli Stati Uniti, sembra un fine intellettuale, il repubblichino Almirante, paragonato a Salvini appare come un lucido intellettuale progressista. Va aggiunta l’ignoranza di un popolo, il nostro, ampiamente coltivata e curata dalla politica, il cui unico risultato concreto negli ultimi dieci anni è quello di aver efficacemente contribuito a devastare la scuola pubblica.

Balla il mostro dell’ipocrisia, delle false promesse, delle cattive intenzioni mascherate da principi morali.

Balla il mostro della disinformazione accurata, costante, ossessiva da parte di media  ormai totalmente asserviti al potere che danno spazio, come si trattasse di giganti del pensiero, alle bizze di mediocri figuranti come Fabio Fazio.

In questo quadro da terra desolata l’attentato di Londra era quasi inevitabile, a furia di agitare senza alcun motivo il vessillo dello scontro di civiltà ( io quel saggio l’ho letto: è orrendo) si finisce per arrivarci davvero, facendo il gioco del potere, che trova nuovi strumenti per limitare le libertà individuali col plauso di tutti.

Inutile stare qui a disquisire di guerre del petrolio e del fatto che non siamo di fronte a nessuno scontro di civiltà ma all’ennesimo tentativo di impadronirsi delle risorse dei paesi più poveri da parte dei paesi più ricchi. La lettura di uno qualsiasi dei saggi più recenti di Franco Cardini, storico di destra, quindi lontano dalle mie idee politiche ma lucido e documentato quando si parla di problemi del mondo arabo, per farsi un’idea chiara della differenza tra ciò che sta accadendo e quello che ci raccontano.

Quello che mi preme sottolineare è l’assenza della pietà 2.0, quella dei badge e dei flames, quella dei coraggiosi da tastiera così ben rappresentati da Crozza. Il pensiero liquido colpisce ancora, il relativismo morale, anche e la pietà scompare. Viene da pensare, a leggere certi interventi, che, parafrasando Custer, l’unico bambino arabo buono è quello morto su una spiaggia.

  Terribile questa frase, vero? Dà da pensare, dà un’idea del baratro in cui ci stiamo lanciando allegramente da un bel po’ di tempo. Finiremo per raggiungerlo, prima o poi, se non riusciamo a frenare. E si sa la fine che ha fatto Custer.

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Dell'essere italiani

Io credo che in un mondo globale le nazionalità non abbiano più molto senso mentre hanno un senso le culture, intese come quell’insieme di tradizioni mutuate dalla storia che costituiscono il genius  loci di un popolo. Culture da tutelare, tramandare e preservare, per non perdere noi stessi.

Sono   fieramente anti liberista, perché ritengo che l’attuale società abbia scelto la strada, non necessaria, di mantenere il proprio tenore di vita a spese dei più poveri e di favorire, al proprio interno,  le classi agiate a scapito di quelle proletarie. Se il liberismo ha una colpa capitale, e ne ha molte e molti morti ha sulla coscienza, non ultimi quelli per terrorismo, è quella di non preoccuparsi ma anzi di osteggiare la globalizzazione dei diritti, non comprendendo che diventa così assai complicato globalizzare anche le regole. Altra colpa è quella di uniformare le culture a una sola: quella del mercato e del consumo, senza curarsi dello sfruttamento intensivo delle risorse e della disuguaglianza sociale. E’ una scelta, non una strada obbligata: il liberismo classico nasce con altri intenti e la deriva attuale è figlia della scuola di Chicago e di Milton Friedman.

Ho da quindici anni il privilegio di lavorare in un quartiere multi etnico con alunni che provengono da tutto il mondo. Anni fa lavoravo con classi di soli stranieri, oggi la situazione è cambiata perché, forse Salvini questo non lo sa, gli stranieri che riescono a guadagnare qualcosa tornano a casa loro molto volentieri. Io tocco con mano la globalizzazione e i frutti avvelenati del liberismo ogni volta che mi siedo in classe.

Da figlio di immigrati meridionali, terrone che non si è mai deterronizzato, simpatica espressione raccolta dal web, provo una particolare simpatia verso i figli dei migranti che, come me, hanno il privilegio e la maledizione di essere nati senza terra sotto i piedi, di non essere etnicamente compiuti.Come il sottoscritto non è del tutto siciliano o ligure, loro non sono del tutto ecuadoriani, pakistani, senegalesi o italiani. Crescendo, solitamente, riscoprono l’orgoglio delle proprie origini e trovano nel nostro paese una terra da amare. Se non succede, accade quello che abbiamo visto succedere nelle banlieues qualche anno fa, quello che rischia di succedere nelle nostre periferie se non si interviene in fretta: lo straniamento, il mancato senso di appartenenza, si trasformano in rabbia, autoemarginazione e violenza. Il limite estremo di questo processo è il terrorismo.

Per questo ritengo che lo ius soli, oltre che un provvedimento naturale e inderogabile, oltre che un atto di civiltà troppo tardivo e cervellotico, così come è stato disegnato, sia anche un atto di autodifesa, un’arma contro il radicalismo che nasce dall’emarginazione.

E’ un peccato che il Pd banalizzi questa caratteristica (ma cosa non banalizza Renzi, forse lo statista più ignorante che mai abbia guidato il paese?) estraendo dal cappello il provvedimento nel corso di una campagna elettorale giustamente critica, dato lo sfacelo in cui sta gettando il nostro paese e la rabbia che ha generato in quello che dovrebbe essere il suo bacino elettorale,. ma a caval donato non si guardi in bocca, la norma va approvata al più presto.

L’opposizione a tale provvedimento da parte della lega è grottesca, aggettivo che quasi sempre descrive adeguatamente la mentalità leghista. Il nazionalismo di Salvini è anacronistico e insensato, ammesso che la sua mente riesca ad elaborare ancora pensieri logicamente coerenti. ma è pericoloso, molto pericoloso e non va né ridicolizzato né sottovalutato, ma combattuto.

E’ pericoloso perché basta guardare i social network per rendersi conto di come certi slogan, certi frammenti di video montati ad arte, attecchiscano presso le fasce di popolazioni culturalmente più svantaggiate, di conseguenza più deprivate economicamente e più arrabbiate. La rabbia monta dove manca il pane quotidiano.

Se una mia alunna dolcissima, posta un video fascista in cui viene teorizzata l’idea assurda che gli stranieri vogliano lo ius soli per prendere il potere e conquistarci, significa che i filtri sono saltati, che la gente non è più in grado di decodificare i messaggi da cui è bombardata e rischiano di rivivere vecchi fantasmi che credevano ormai sepolti dalla storia. da quando la televisione non è più servizio pubblico, a meno che non consideriate tale quello proposto da Fazio e Gramellini, due menti rubate all’agricoltura, da quando media e social propongono tutto e il contrario di tutto, seguendo la regola aurea che se qualcosa deve andare storto ci andrà, inevitabilmente le persone scelgono il peggio, non perché naturalmente malvage ma perché prive di basi epistemologiche adeguate per decodificare le assurdità, per distinguere non il vero dal falso, ma l’accettabile dall’inaccettabile.

E’ così che una  foto che ritrae i migranti che fumano diventa un pretesto per disquisire sulle reali condizioni di bisogno di chi arriva spesso per miracolo sulle nostre coste. E se chi la condivide è una brava persona e sai che lo è, quello che provi è solo amarezza e sconforto e rabbia verso chi getta benzina sul fuoco.

In questo quadro, il problema delle periferie è prioritario e una scuola che faccia non integrazione, orrenda parola che a un vecchio appassionato di Star Trek come me ricorda i Borg, ma condivisione di percorsi comuni, concetto più complesso, più difficile, e articolato, ancora più necessaria.

Concludo dicendo che qualsiasi processo di incontro tra culture diverse, può generare ricchezza o conflitto, dipende dal livello di rispetto reciproco. A scuola, i ragazzi non percepiscono la propria multi etnicità, spesso i miei alunni scoprono che il compagno di banco è musulmano in terza, casualmente. E non gliene può fregare di meno. E si chiedono perché quando qualcosa non torna. Gli adulti, invece, a volte i genitori di quegli stessi ragazzi, non si chiedono perché e brancolano nell’oscurità del pregiudizio perché nessuno gli spiega come uscirne.

Grillo e Salvini sono pericolosi, e in un paese normale non lo sarebbero ma sarebbero dei freaks, perché cercano di acquisire il potere sfruttando quell’oscurità, a spese della povera gente. E’ una visione della politica spietata, priva di etica e di tenerezza, lo specchio della guerra del liberismo moderno. Il problema è che lo stesso atteggiamento lo ritroviamo, in forma più edulcorata ma non meno dannosa, in quella che dovrebbe essere la controparte. Stessa spregiudicatezza aggravata dal fatto che lì un retroterra di valori esiste ma viene bellamente ignorato o tirato fuori quando comoda, senza convinzione.

E’ necessario che i due più potenti agenti di democrazia, la scuola e la società civile (sindacati, terzo settore, ecc,), dal momento che la politica ha momentaneamente abdicato da questo compito, propongano valori forti e fondanti e pretendano dalla politica un impegno forte su quei valori. O si rifonda un’etica della convivenza in questo paese o diventeremo terra di conquista non degli immigrati, come paventano i primati leghisti o i fedeli della setta grillina, ma di quella globalizzazione nefasta che i migranti li crea, un ingranaggio di quel meccanismo che parte da McDonalds e arriva all’Isis.

Essere italiani per me significa essere umani, solidali, cooperativi e inclusivi: senza distinzione di sesso, razza, religione. Come recita il testo politico più alto mai prodotto dai nostri rappresentanti.

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Sperando in un paese diverso

Il voto elettorale è una concessione di fiducia e una delega a favore di chi, si ritiene, abbia le competenze e l’autorità, anche morale,di portare avanti le istanze che gli elettori avanzano.

Sto seguendo distrattamente, in questi giorni, la campagna elettorale per le prossime elezioni nella mia città, Genova. So chi voterò in prima battuta, e so chi non voterò in prima e seconda battuta: il  candidato del centro destra e quello appoggiato dal Pd. la novità sta nel fatto che, per la prima volta, non li voterò per ragioni simili.

Non voterò il candidato di centro sinistra appoggiato anche da Pd, perché è ormai evidente la svolta a destra di quello che fu il principale partito della sinistra europea.L’episodio della Serracchiani e l’assordante silenzio della direzione del partito al riguardo, non che la triste, inutile e squallida difesa d’ufficio di quello che fu Michele Serra, la legge sul decoro dei centri urbani e l’assenza di Renzi ieri a Milano a una manifestazione che, personalmente, ritengo l’unica, autentica celebrazione alla memoria di Falcone e Borsellino, una testimonianza di coscienza civile e democrazia invece di parole al vento, testimoniano che il Pd ha fatto una scelta di campo chiara, che non è la mia.

Non voterò il candidato di centro sinistra perché assessore di una giunta che, per motivi elettorali, ha proceduto nel modo peggiore possibile allo sgombero (necessario ma assai tardivo) del campo rom di Cornigliano, ignorando il diritto allo studio dei bambini e dei ragazzi che frequentavano l’Istituto comprensivo del quartiere e rispondendo con un assordante silenzio alle richieste delle maestre e degli insegnanti riguardo alla sorte di quei bambini e quei ragazzi e al loro futuro scolastico.

La politica è l’arte del compromesso e della mediazione, ed è giusto che sia così. Ma i principi sono principi, non  sono liquidi, non sono soggetti a usura e i diritti sono diritti che valgono per tutti. I rom sono impopolari, creavano oggettivi problemi,, l’operazione ha assicurato un consenso facile, sulla pelle di chi non può difendersi, svendendo i diritti dei bambini.

E’ un piccolo episodio, una grave caduta di una giunta che, a mio parere, non ha nel complesso demeritato, ma è un errore che non si può perdonare. Se si comincia a derogare sui diritti di pochi si derogherà sui diritti di molti. Ho scritto a proposito della Serracchiani e in risposta a  Michele Serra, che un politico non deve fare e dire quello che la gente vuole sentire, deve fare e dire ciò che è giusto.

Non voterò il centro destra né i Cinque stelle perché sono stato educato all’antifascismo e tanto basta. Non voterò il centrodestra e i Cinque stelle perché sono, politicamente, il nulla e questo paese ha bisogno di qualcosa.

Vorrei sentire invece del solito e stantio bla bla elettorale, parole nuove, vorrei percepire una visione, un programma di rifondazione morale, oltre che politico.

Vorrei una politica che torni a offrire valori condivisi, che consideri i diritti ineludibili e la giustizia sociale un obiettivo imprescindibile. Voglio sperare che la manifestazione di ieri sia una richiesta di cambiamento forte e rappresenti una speranza di un futuro diverso.

L’ultima volta che qualcuno l’ha chiesto, a Genova, ha ricevuto sputi e manganellate, a Milano è andata meglio e speriamo che sia un segno.

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L'Italia inesistente di Michele Serra e Debora Serracchiani ( e di chi gli dà ragione…)

Un paio di doverose premesse.

1) Lo stupro è un reato odioso, senza attenuanti e chiunque lo commetta va condannato e imprigionato.

2) Non esistono, per fortuna, aggravanti legate alla razza o alla provenienza geografica nel codice penale. Nel caso, si violerebbe palesemente il dettato costituzionale in uno dei suoi articoli immodificabili.

3) Non sono un buonista, ho una lunga esperienza di lavoro con ragazzi stranieri e, quindi, di contatti con le loro famiglie. detesto e combatto da sempre ogni forma di razzismo e trovo particolarmente spregevole l’ondata di razzismo 2.0 recentemente inaugurata dal Pd.

3) Fino a due giorni fa, attribuivo al Pd almeno il merito di non aver mai indugiato su posizioni razziste come la destra e i CInque Stelle ( a me non frega nulla che siano onesti, gente che segue quello che dice Grillo, da sempre fascistoide, e attacca le Ong nel modo in cui l’hanno fatto loro, mi fa schifo). Da due giorni a questa parte, non ha neppure più questo merito.

Debora Serracchiani e Michele Serra, l’ombra del giornalista che fu o che, probabilmente non è mai stato e faceva finta di essere, partono da un assunto sbagliato, quello cioè che l’Italia sia una paese accogliente e ospitale, aperto a chi arriva qui in cerca di una speranza di vita e, che per questo, si sente tradito quando un ospite tradisce.

A parte che nel mondo globale in cui viviamo trovo spregevole l’uso del termine “ospitare” riferito ad altri esseri umani, vorrei informare i due autorevoli esponenti del nuovo centrodestra, perché questo è il Pd di Renzi oggi, che l’Italia non è un paese ospitale.

Forse i due incauti mai hanno sentito parlare di caporalato e non sanno che a raccogliere la frutta e la verdura che imbandisce i loro deschi, quelli di Salvini e perfino quelli dei decerebrati di Forza nuova, sono proprio i nostri “ospiti”, sfruttati, tartassati, trattati come schiavi dai caporali al soldo di proprietari e criminalità organizzata. Nelle imprese edili che a prezzi convenienti ristrutturano le nostre case e appartamenti o, come capitato qualche anno fa in questa città, svolgono lavori per il comune, gli stranieri lavorano in nero, senza diritti sindacali, senza presidi di sicurezza, senza straordinari pagati, ecc. A volte muoiono anche, a volte scompaiono. Spesso lavorano in nero le badanti che accudiscono i genitori anziani, e in nero lavorano anche le giovani schiave che ogni notte offrono il loro corpo ai mariti italiani annoiati dalla routine matrimoniale e in cerca di emozioni forti a buon prezzo.

Potremmo anche parlare del razzismo, delle bugie che stampa e media producono a getto continuo, delle statistiche reali, del termine “invasione” usato a sproposito perché fa vendere, delle statistiche del ministero degli interni e dell’Ista, del fatto che senza stranieri molti di noi non riceverebbero più la pensione o non lavorerebbero, ecc.

Potremmo parlare di una democrazia portata a suon di bombe, degli immigrati rispediti indietro per  essere torturati nelle prigioni libiche e mandati a morire nel deserto, delle Ong attaccate perché loro sì che “accolgono” chi sta per morire, dell’amico Gheddafi con cui per anni i nostri governi hanno stretto affari, ecc.

Vogliamo poi parlare dei centri di accoglienza o, peggio ancora, dei famigerati centri di riconoscimento ed espulsione? Vogliamo davvero parlare di queste vergone nazionali sulle quali tanto ha scritto Gatti in passato, lo stesso Gatti che ha denunciato come le nostre forze militari abbiano fatto affondare un gommone uccidendo, di fatto, uomini,donne e bambini mentre si palleggiavano la responsabilità?

Responsabilità è parola sconosciuta sia a Serra sia alla Serracchiani, sia al partito di cui sono servi. La responsabilità, per un politico, di non dire ciò che la gente vuole sentire ma di dire  ciò che è giusto, corretto e necessario dire, a rischio di essere impopolari, la responsabilità per un giornalista di non giustificare l’ingiustificabile sotto le spoglie di un moralismo da quattro soldi.

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Dacci oggi il nostro razzismo quotidiano

La notizia è di poche righe, lo sgombero di un campo rom illegale in un quartiere della periferia di Genova non merita prime pagine. Gli insegnanti dell’istituto comprensivo Cornigliano di Genova hanno scritto una lettera al sindaco e al prefetto per chiedere che ne sarà dei molti bambini che frequentano la scuola. Tutto qui, insegnanti che seguono dei bambini e vogliono essere informati sulla loro sorte, per inciso, chi scrive è uno di quegli insegnanti.

Non riporto i commenti dei lettori sul quotidiano cittadino perché non voglio fare pubblicità ai razzisti . Quando il pregiudizio e l’odio non trovano altra argomentazione che l’offesa triviale (se li portino a casa le maestre quei bambini), quando una semplice, legittima richiesta, suscita ironia, non ci sono molte parole da spendere e non intendo farlo.

Oggi ho assistito a un incontro con Yvan Sagnet, un ingegnere del Cameroun che ha guidato uno sciopero durato un mese contro il caporalato in Puglia e prosegue la sua battaglia per i diritti dei lavoratori e per creare un paradigma economico diverso, più etico e solidale, che contrasti la grande distribuzione.  Ne riparlerò in un altro post.

Tra le tante cose che questo ragazzo dal tono pacato, lo sguardo limpido di chi crede nelle proprie idee e l’eloquio elegante ha detto, una mi è rimasta impressa: ha chiesto perché noi italiani non lottiamo per i nostri diritti, perché non difendiamo la nostra dignità di lavoratori.

Mi sento di rispondergli, leggendo i commenti di cui sopra, che non si deve stupire se gente che non rispetta i bambini non ha rispetto nemmeno per sé stessa.

Chiudo pregando razzisti e affini di astenersi dal commentare: non mi interessano i vostri insulti, né le vostre argomentazioni, non mi fate neanche incazzare, l’unico sentimento che suscitate in me è un profondo schifo.

Allego un link, che ho visto per la prima volta al corso di formazione di Libera a Roma. Chi è interessato lo guardi fino alla fine, perché credo valga più di tante parole  Specie di certe parole.

http://www.raiplay.it/video/2016/10/Aisa-e-Zamira—quotNoi-ragazzine-romquot-ff4118c8-4605-46c0-ae48-47353547f7a3.html

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Camminano tra noi (poche righe, questa volta)

Ci sono quelli dei trentacinque euro al giorno ai profughi, quelli che credono che vivano negli alberghi di lusso, quelli che pensano adeguare al nostro stile di vita, (quindi all’inciviltà diffusa, alle mafie, alla corruzione, alla volgarità intellettuale, ecc.) quelli che fanno le barricate a Goro, le teste di legno di Ponte di legno, quelli che sacrificano al dio Po, quelli che io non sono razzista ma…parlano di quelli che disprezzano, denigrano, rifiutano come “loro”, entità indistinta e misteriosa che non ha volto, voce, connotati, che ognuno dipinge con la propria fantasia a i immagine e somiglianza dei propri fantasmi.

Sono tra noi, tutti i giorni, nascosti, invisibili, pronti a prenderti alla sprovvista con una frase gettata lì sull’autobus, nei luoghi di lavoro, in un bar, per strada.

Camminano tra noi, non sono diversi morfologicamente, non sono vestiti in modo strano, se si feriscono, sanguinano, se provano dolore, piangono, se hanno paura, gridano.

Esattamente come noi. Esattamente come “loro”..

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