La scuola che non c’è più e la barbarie prossima ventura

narrative-794978_640

Se questo governo non fosse per metà miope, per metà sconcertante nella sua carenza di capacità di fare politica, ( ditemi voi se un ministro può dire di un’azienda che ha vinto un regolare bando pubblico che “non li convince”), se questo governo, dicevo, non fosse una eterogenea accozzaglia raccogliticcia di mediocri, quando va bene, interpreti della politica, data la situazione sociale, vista la rabbia che serpeggia tra le fasce più basse della popolazione, avrebbe provveduto a quel rilancio della Scuola che appare ormai ineludibile.

È evidente che quelli che passano il loro tempo a insultare via internet presidenti della repubblica e reduci dell’Olocausto salvo poi chiedere scusa quando colti con le mani nel sacco, esclusi i sessantenni per cui servirebbe il geriatra, non hanno evidentemente frequentato con profitto le scuole e imparato ad esercitare quella funzione essenziale per vivere attivamente in società che si chiama spirito critico. Probabilmente considerano i libri strumenti del demonio e si abbeverano alle verità confezionate ad arte per loro da chi usa la rete come strumento di manipolazione di massa.

Banalizzo, certo, sociologi e psicologi troveranno altre motivazioni mentre, i geni dell’ultima ora, ritengono che le masse operaie abbiano trovato il loro punto di riferimento nell’estrema destra perché dice loro quello che vogliono sentire. Io vengo da una famiglia operaia e,onestamente, credo che le masse operaie sappiano sgamare un bugiardo disonesto tanto che non mi risulta di aver visto cortei operai inneggiare a quello che si manda i proiettili da solo per fare notizia. L’odierna ondata di violenza che si concretizza a vari livelli ha l’odore forte e chiaro dell’ignoranza.

Il declino della scuola coincide, guarda un po’, con il progressivo imbarbarimento della nostra società, con la caduta di valori che, fino a poco tempo fa, credevamo inattaccabili. Il sonno della ragione genera mostri, diceva Unamuno, da noi genera mostricciattoli, almeno per ora, e il sonno della ragione si accompagna sempre all’ignoranza. Il disprezzo della cultura e dei professori è un distintivo della destra italiana che non è mai riuscita a diventare, come altrove, democratica, liberale,  europea, antifascista.

La svalutazione dell’istruzione, e della competenza, comincia con l’era Berlusconi, una grossa mano l’hanno data Monti e personaggi come Burioni, non proprio simpatici, incapaci di capire che la comunicazione, oggi, va gestita in modo intelligente e puoi essere un genio ma, se non sai come portare avanti le tue tesi in modo da arrivare a più gente possibile, specie a quella fascia di popolazione che non ha gli strumenti per capire, resterai un genio odiato.

Per quanto riguarda la Scuola, si è solo provveduto a tagli indiscriminati riuscendo a creare una situazione costante di emergenza oltre che per la didattica anche per la sicurezza a interna degli istituti. La Buona scuola di Renzi, con il suo arruolamento cervellotico e la finta meritocrazia, ha creato una gerarchia interna di cui non si sentiva davvero il bisogno e speso tanti soldi, più di altri, malissimo.

Questo governo, che per la scuola non ha stanziato una lira, si mantiene sulla falsariga di chi l’ha preceduto: promesse, parole al vento, niente fatti, parecchie stupidaggini.

È proprio in momenti come questo, invece, che si dovrebbe intervenire con coraggio per fare sì che la scuola torni a formare persone consapevoli, informate, competenti, che possa aprirsi al mondo per cercare di decifrarne la chiave d’interpretazione utile a preparare i ragazzi ad affrontarlo, senza il rischio di diventare adepti del Masaniello di turno, di destra o di sinistra che sia.

Invece siamo al vanto dell’ignoranza, al disprezzo di quelli libri polverosi che sono, o sono stati, la bussola per i giovani di questo paese, al disprezzo quotidiano del sapere.

D’altronde, chi ha la verità in tasca, specie se facile ed elementare, chi semplifica grottescamente concetti che meriterebbero tutt’altra attenzione, ha il successo assicurato.

E’ èproprio oggi che la Scuola dovrebbe tornare a quella sua importante funzione politica a cui sembra aver abiurato.

Buona parte del merito della situazione attuale, va ascritto ai mezzi d’informazione e alla televisione. Abbiamo il giornalismo peggiore d’Europa, asservito, privo di nomi di spicco, con qualche eccezione, incapace di approfondire e teso solo a manipolare. Abbiamo una televisione di rara disonestà intellettuale, volgare, improponibile, spesso oltre il limite dell’osceno. Questo spiega gli hater ottuagenari ma non i giovani.

I ragazzi hanno bisogno di punti di riferimento che, un tempo, erano forniti, appunto, dalla Scuola. L’insegnante era una figura rispettata anche nelle scuole più disagiate perché dava l’esempio svolgendo il proprio lavoro nonostante tutto. Era un modello, qualcuno di cui ci si poteva fidare. Oggi continua a svolgere il proprio lavoro, nonostante tutto, ma a che fare con famiglie che, molto spesso, avrebbero bisogno di essere istruite più dei figli. E rischia anche di essere menato se si permette di  segnalare un problema a chi di dovere o a dare un brutto voto al genio di famiglia.

Eppure, questo paese nel dopoguerra è riuscito a produrre un’alfabetizzazione di massa, a creare una classe dirigente dignitosa, a crescere e progredire con fatica ma con buona rgadualità. Abbiamo avuto intellettuali di fama mondiale, come Eco e Sanguineti, e adesso ci siamo ridotti a Fusaro, che rimastica Marcuse senza averlo capito e crede di fare filosofia quando fa solo cabaret.

Questo paese ha una speranza se riparte da una scuola che deve tornare a insegnare, possibilmente sui libri polverosi, senza derive tecnologiche che non portano a niente se diventano un fine e non un mezzo, una scuola che deve essere ristrutturata dal punto di vista logistico e rivista dal punto di vista della didattica. Una scuola che diventi un laboratorio critico della società, che formi cittadini attivi e consapevoli, che al sapere nozionistico, necessario, accidenti se oggi è necessario!, accompagni la consapevolezza del mondo che ci circonda, che sottoponga alla lente dello spirito critico le verità che ci vengono amanite quotidianamente.

Diventa per me ormai essenziale che nelle scuole entri lo studio del linguaggio dei media, la decodificazione di una parte dei messaggi con cui ci bombardano quotidianamente e delle tecniche di manipolazione, altrettanto essenziale diventa insegnare a usare la rete, evitare che i ragazzi trovino solo ciò che conferma le proprie tesi e rifiutino il resto, istruirli su come distinguere le informazioni utili da quelle false..

Sono solo due proposte ma sono sicuro che da un confronto aperto con chi la scuola la vive e la fa quotidianamente ne uscirebbero molte altre, se solo qualcuno fosse disposto ad ascoltare.

Oigni volta che ho avuto il privilegio di confrontarmi con colleghi provenienti da altre scuole e da altre regioni, sono sempre venute fuori idee, spunti, riflessioni che ho poi usato per il mio lavoro quotidiano.

Se i politiuci ascoltassero direttamente chi la scuola al vive e la fa ogni giorno, prima di emanare leggi inutili e confuse, se avessero la bontà di consultare chi è competente, forse avrebbero qualcosa da imparare anche loro.

Molti episodi ripetuti formano un clima e il clima che si respiura in Italia non è dei più salutari. La Scuola è un microcosmo a imamgine e somiglianza del macrocosmo che la circonda, la speranza è che possa essere utile a correeggerne i difetti e non ad acquisirli. Ma è una risposta che deve dare la politica.

twitter molto piccola

Potete acquistare qui il mio libro in cartaceo o ebook

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Sono tra noi e bisogna dire basta

anti-fascist-2541058_640

Salvini che si paragona a Liliana Segre è blasfemo. Uno squallido razzista agitatore d’odio che si mette sullo stesso piano di una donna che rappresenta la memoria vivente dell’orrore.

Ancora più squallidi e miserabili sono i suoi elettori. Tanti, troppi perché la già non sempre stabile tenuta democratica del nostro paese possa sopportarli.

Sono tra noi, sugli autobus, per le strade, nelle file alla posta o alla Asl, sui luoghi di lavoro. Si portano dietro il loro bagaglio di falliti, frustrati e rancorosi, la loro invidia da inetti e, come novelli untori, disseminano i germi del loro odio, l’unico sentimento che sono capaci di esprimere.

Piantiamola di dire che la destra è l’unica a recepire le istanze dei lavoratori, a lavorare nelle periferie. Chi segue dei miserabili è miserabile, punto. Essere di destra è lecito e rispettabile, essere razzisti e seminare odio non è né l’una né l’altra cosa.

Liliana Segre non ha bisogno di retorica ma di rispetto e il miglior modo che abbiamo di manifestare questo rispetto è dire basta.

Io per primo troppe volte taccio di fronte a certe affermazioni che sento in giro, l’ho raccontato in un post qualche giorno fa. Tanta altra gente, come me,  tace, vuoi per paura, vuoi per apatia, vuoi per rassegnazione. Grazie anche al nostro silenzio ci rubano ogni giorno un po’ di libertà.

Non è più il momento di chiedersi come sia stato possibile o di pensare che si possano seppellire con una risata, è arrivato il momento di agire, di testimoniare ovunque il nostro pensiero divergente, di dire basta a ad alta voce e pubblicamente a ogni commento razzista, a ogni atteggiamento discriminatorio,  a ogni insulto nei confronti di chi ha la sola colpa di essere nato con un colore diverso.

È il momento di fare pressioni perché quelle leggi sui diritti civili che il Pd sembra avere accantonato vengano approvate, di chiedere a voce alta l’abolizione dei due decreti   discriminatori che garantiscono sicurezza e impunità solo ai razzisti e vanno sotto il nome mai meno azzeccato di decreti sicurezza. È arrivato il momento di porre freno all’infamia.

È tardi per invertire la rotta del paese o per pensare di convincere la maggioranza silenziosa, quella che non si schiera mai, che non vota, quella delega sempre per non assumersi responsabilità ma non è tardi per mostrare che esiste comunque una parte consistente del paese che non tollera questa deriva nauseabonda.

Liliana Segre non è un monumento ma una donna che ha patito sofferenze indicibili e ha scelto di testimoniarle, il modo migliore in cui possiamo portarle rispetto è provare ad essere d’esempio, svolgere nel modo migliore il compito che ci è stato assegnato, essere uomini e donne onesti materialmente e intellettualmente.

La deriva razzista del nostro paese è una cosa seria e chi scrive l’ha denunciato in tempi non sospetti, affermando anche, e ricevendo per questo molte critiche, che il fascismo poco aveva a che fare con questa nuova barbarie che non era ideologica ma sociale, una devastazione valoriate inedita, portata avanti da persone prive di etica e morale che andava combattuta con strumenti nuovi, che non potevano essere le rispettabilissime manifestazioni dell’Anpi né l’antifascismo una tantum dei raduni di piazza.

Adesso che siamo arrivati a un punto di non ritorno, perché questo rappresenta la scorta a Liliana Segre, inutile chiedersi perché o come è successo, bisogna agire, bisogna spingere chi ha il potere di farlo, la politica, a porre fine con ogni mezzo a questo scempio.

La società civile non ha la forza di cambiare nulla, la società civile  è divisa, frastagliata, sparsa, smarrita. Sentivo l’altro giorno, durante un’assemblea, dei colleghi e delle colleghe insegnanti lamentare la propria solitudine in quel luogo che dovrebbe essere il tempio della collegialità, la scuola. La solitudine è il sentimento dominante sui luoghi di lavoro, ogni giorno viviamo una sensazione angosciante di diversità, di scollamento dal presente, di mancata sintonia con chi ci sta vicino.

Sono in molti a sentirsi così: scoraggiati, delusi, amareggiati da un presente difficile e da un cielo sempre più gravido di nuvole scure. È in questi momenti che bisogna trovare la forza di rialzare la testa. È il momento di fare di quella diversità, di quella mancata sintonia col pensiero dominante un valore aggiunto. Di coltivarla per farla crescere, di contagiare chi ci sta vicino con i semi della solidarietà, della cooperazione, del diritto.

Unica consolazione è il fatto che Liliana Segre sarà ricordata sempre, quell’altro invece, presto o tardi scomparirà, destinato al meritato oblio dei falliti.

twitter molto piccola

Potete acquistarlo qui

 

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Il granello di sabbia, un libro per riflettere.

twitter molto piccola

Auto recensirsi è antipatico, quindi eviterò di dare giudizi di valore sul mio nuovo libro, Il granello di sabbia, e mi limiterò a spiegare di cosa si tratta senza, mi auguro, tediare più di tanto i miei lettori.

Si parva licet componere magnis i modelli letterari sono 1984 di Geoge Orwell e Il diario dell’ancella, di Margaret Atwood, due romanzi distopici che nascono, il primo, dopo la rivoluzione russa per denunciarne la deriva autoritaria, il secondo, come manifesto del movimento dei diritti delle donne.

Questo libro nasce da lontano, precisamente da una votazione assai dibattuta in un collegio docenti, su una mozione di principio contro il razzismo, voto, lo dico a scanso di equivoci, assolutamente legittimo. I molti voti contrari a una mozione che comunque passò a maggioranza, mi diedero la netta sensazione che qualcosa si fosse incrinato nel nostro tessuto sociale, la consapevolezza che se anche in una scuola di un quartiere di periferia, ad alto tasso migratorio, si facevano dei distinguo su principii fino a poco tempo prima totalmente condivisi, significava che qualcosa stava cambiando.

Dopo un paio d’anni, il cambiamento, positivo o negativo a seconda di come uno la pensa, è sotto gli occhi di tutti.

La distopia è un genere letterario poco frequentato, perché comunque, si trova al confine tra la fantascienza, l’anticipazione e il desiderio di dipingere il presente secondo metafora, caratteristiche che si trovano mescolate nel mio romanzo.

Se il precedente era un libro politico, schierato, dichiaratamente di parte, questo aspira a essere una lettura per tutti, una riflessione che, si spera, dia modo a ogni lettore di vedere il presente da un’angolazione diversa. Insomma dovrei riuscire a evitare la messe di insulti che ho ricevuto sui social per il mio libro precedente, da gente che non l’aveva neanche letto.

E’ presente, soprattutto nella figura del protagonista, il tema della dicotomia tra ciò che vorremmo essere, ciò che siamo stati e ciò che diventiamo vivendo.  Marco Baldi è il direttore di una casa di tolleranza e, nel mondo allucinato del romanzo, un ispettore della pubblica morale. Come tutti i regimi autoritari, anche quello descritto aspira al controllo assoluto, anche sulle emozioni e sulle passioni che, in quanto incontrollabili, risultano pericolose per chi governa usando la paura, l’unica emozione lecita.

Sono fondamentali per l’economia del racconto, le figure femminili che, in un mondo maschilista dove le donne sono oggetti da comprare e vendere o da usare per la procreazione, sono, in modo diverso, resilienti e resistenti e nascono dalla mia personale convinzione che, se c’è speranza per questo paese, è riposta nelle sue donne e nei suoi ragazzi.

Il romanzo è volutamente duro, cupo e amaro perchè l’argomento merita rispetto e non può essere oggetto di ironia. Ce ne sono tracce, ma sporadiche e sempre venate di amarezza. Troppa ironia si è  spesa per stigmatizzare i primi atti di razzismo e di xenofobia, troppa se ne spende per stigmatizzare comportamenti che ormai, ci piaccia o no, sono entrati nella nostra quotidianità. Comportamenti e modi pensare che come un virus, stanno contagiando il nostro presente. L’esempio di Liliana Segre ne è la prova.

Non ho l’ambizione di trasmettere messaggi o proporre soluzioni che spettano ad altri, mi piacerebbe tutt’al più proporre spunti di riflessione sul presente, seminare in chi legge il libro il dubbio che forse, non viviamo in un mondo perfetto e nemmeno nel miglior mondo possibile. È un libro rivolto ai giovani, magari di qualche anno più grandi di quelli che vedo ogni mattina, l’ho scritto pensando a loro.

Vi invito, dunque, alla lettura e vi prego di inviarmi le vostre eventuali critiche, ringraziando in anticipo, di cuore, chiunque deciderà di dedicare una parte del proprio tempo a leggere  quello che  ho scritto.

In vendita su Amazon da questo link

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Un piccolo episodio di razzismo quotidiano

nazism-144975_1280

Sono seduto alla Asl, attendo che passino dieci minuti dopo il vaccino per essere sicuro che non dia reazioni strane. Ci sono molti anziani seduti attorno a me, in attesa. Una signora sudamericana, con un figlio disabile, fa la spola tra due ambulatori e prende quattro biglietti per essere sicura di non perdere troppi turni. Mi spiego: se, mettiamo, la donna aveva il biglietto numero quindici ma in quel momento era nell’altro ambulatorio, al suo posto passa il sedici, ecc.

Non ruba nulla a nessuno, vuole solo vaccinare il ragazzo il più presto possibile.

Una signora la apostrofa dicendo che “così non si fa”, la signora sudamericana, gentilmente, spiega il problema, serpeggia il malumore fino a quando un altro signore dice:” Si vede che al loro paese sono abituati così”. Nonostante sia restio a discutere con persone anziane sto per intervenire ma la signora sudamericana si difende benissimo e riesce, finalmente, a vaccinare il ragazzo.

È un episodio piccolo ma significativo che mostra come il razzismo sia ormai diventato quotidiano, spontaneo, gratuito, parte integrante del comune sentire popolare. È così che si spiega il successo della impresentabile e grottesca destra nostrana: sentono lo spirito del tempo e lo interpretano come sanno, nel modo più becero possibile.

Per altro, il signore ha parlato come se dalle nostre parti fossimo tutti anglosassoni. o tedeschi, rispettosi delle file e delle regole e il nostro non fosse il paese delle mafie e dell’evasione fiscale, della corruzione alle stelle e del gattopardismo, delle furbizie e delle scorciatoie.

In quest’ ottica va inquadrato l’episodio di Verona: secondo l’imbecille che guida gli ultras, da sempre razzisti ,della squadra scaligera, Balotelli non sarebbe “del tutto italiano” per via del colore della sua pelle. E’ un’affermazione di una tale idiozia che ci sarebbe solo da ridere, invece Salvini la cavalca, paragonando Balotelli agli operai dell’Ilva e alcuni consiglieri comunali di Verona aggiungono un carico da undici minacciando di diffamare chi scopre l’acqua calda, cioè che da quelle parti esiste un razzismo abbastanza diffuso. E’ lo spirito del tempo, l’imbecillità che diventa regola, la carenza di neuroni he si trasforma in vantaggio evolutivo.

Come si combatte questa che è una vera e propria malattia sociale, un’epidemia sempre più diffusa?

Prima di tutto bisogna avere la volontà di combattere il razzismo e non mi sembra che la sempre più trasparente. insignificante, sinistra italiana abbia questa volontà, parlo di sinistra governativa, naturalmente. Troppe volte il Pd ha evitato di prendere posizione su questioni di principio, troppe volte, per non fare il gioco della destra, ha finito per favorirla e per confermare le sue tesi ( vedi Minniti e l’inesistente invasione di migranti).

Per fare politica vera ci vuole coraggio e, a meno di non confondere per coraggio l’arrogante narcisismo di Renzi, non me ne vogliano i suoi fans, io lo considero l’unico vero politico non fascista che sieda in parlamento, gli altri magari sono anche antifascisti ma non sono politici, quindi a meno di non confondere il coraggio con l’arroganza, di coraggio in parlamento non se ne vede neanche una briciola. Neanche quello necessario a rigettare con decisione gli accordi con la Libia e a cancellar ei due decreti sicurezza.

Io sono disgustato dal Pd e dalle sue varie ramificazioni, da questa non politica, dal tradimento di valori che avrebbero dovuto essere il punto di partenza e non vecchi arnesi da accantonare. Se l’alleanza con i cinque stelle era mirata a evitare la resistibilissima ascesa della destra, allora sarebbe stato necessario combatterla, la destra, sbugiardarla ogni giorno, rivelarne l’inconsistenza politica e lo squallore ideologico, sputtanarla senza sosta. Invece tutto tace e si lascia campo a Di Maio, l’uomo senza qualità che, insieme all’uomo per tutte le stagioni che guida il governo, sta mostrando i suoi limiti politici e umani.

È anche per questa apatia, per questa accettazione del razzismo quotidiano, per questo assuefarsi all’iniquità, per questa inspiegabile incapacità di reagire alla politica del nulla dei fascisti, che questo paese sta vivendo il periodo più buio della sua storia repubblicana.

Nel mio nuovo libro, Il granello di sabbia, ho immaginato un futuro in cui si è arrivati alle estreme conseguenze, si sono realizzate le tesi più estreme portate avanti da una certa politica. Comincio a pensare che invece di una distopia, potrei aver descritto un possibile futuro nemmeno troppo lontano.

twitter molto piccola

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Il governo senza vergogna, di nuovo.

Quante speranze potevano esserci che un governo formato da una forza di destra, guidata da un post fascista senza alcun retroterra culturale e una forza di sinistra in crisi potessero rappresentare un vero cambiamento rispetto all’esecutivo precedente, il più a destra dell’Italia post fascista? Poche e infatti…

Il recente accordo sulla redistribuzione degli immigrati e le disgustose dichiarazioni di Di Maio che vi hanno fatto seguito, mostrano che questo è un governo senza coraggio, preoccupato di recuperare il consenso elettorale perduto e incapace di svoltare verso una politica diversa.

Sia Conte che Di Maio hanno ribadito che la politica sui migranti non cambia, perpetuando il mito dell’invasione e di un’Italia che non riesce a sostenere il carico dei nuovi arrivi. Così siamo arrivati all’ennesimo accordo scarico barile. Continuando a dire le stesse bugie che hanno fatto la fortuna di Salvini.

E’ evidente che il modello Riace non è stato cancellato solo dall’ignobile sindaco leghista che, poichè non c’è fine al ridicolo, a intitolato il paese a due santi che si occupavano degli ultimi della terra curandoli, ma anche dal Pd, che ha scelto di non Si riaprire il discorso su un esperimento civile e riuscito di integrazione e accoglienza.

Nel paese di Virgilio, la pietas è morta.

Invece di organizzarla l’accoglienza, di aprire un dialogo con le cooperative e le associazioni che si occupano di quelli di cui il governo non si occupa più, per trovare soluzioni, per ridefinire il modello creato da Mimmo Lucano, invece di nominare Mimmo Lucano commissario per l’immigrazione,siamo andati in Europa a frignare, confidando che allontanato il pericolo del lupo cattivo fossero buoni con noi.

Ogni volta che Di Maio apre bocca, un leghista maledice il furor destruendi ( si fa per dire, naturalmente) di Salvini e si chiede perché ha rotto il giocattolo. Quasi ogni volta che un ministro grillino apre bocca, siamo incerti se ridere o piangere.

Zingaretti, dal canto suo, non apre bocca se non per dire banalità, anche adesso che si è liberato dell’ombra di Renzi, partito per altri lidi in cerca di soddisfazione per il suo insaziabile ego. Come lui, anche gli altri capi corrente del Pd, che con Renzi hanno perso un comodo capro espiatorio. La sinistra non abita più qui.

Della condizione di un paese diviso, dove l’odio si respira nell’aria, dove giunte comunali come quella di Genova conducono una guerra puntuale e spietata contro gli ultimi, non se ne parla, della necessità di ricostruire il tessuto etico frantumato del nostro paese, nessuno fa cenno. Come nessuno fa cenno allo ius soli e alla necessità di riforma delle forze di polizia perché mai più nessuno venga pestato in carcere.

L’internazionalismo è uno scomodo retaggio del secolo scorso, così come la solidarietà e la cooperazione, parole che stavano dietro alle bandiere con la falce e il martello dichiarate criminali dall’Unione europea, mentre la bandiera stelle e strisce che ha mietuto quattro milioni di morti in Vietnam più un numero indefinito in Sud America e che continua a farlo, va benissimo, si può sventolare.

In Italia, si preferisce, come sempre, far finta di cambiare tutto per non cambiare niente, continuando sostanzialmente la politica dell’esecutivo precedente, con meno arroganza e meno volgarità ma con lo stesso identico cinismo.

Lo stucchevole gioco delle candidature, lo spettacolo squallido dei voltagabbana, una politica fatta di niente, sono quanto finora ha offerto questo esecutivo, insieme alla promessa di stanziare fondi che non ci sono, di sanare un’evasione fiscale insanabile, di risolvere problemi strutturali del paese irrisolvibili da questa banda di fascistoidi e post sinistroidi che si vergognano di Bandiera rossa.

Posso concludere solo dicendo: che schifo!

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Non esultiamo troppo presto: Pontida è vicina

Italy Salvini immagine tratta da Ansa.it

La volgarità ostentata, la violenza verbale fuori e sul palco di Pontida, sono segnali di un consenso ancora forte nei riguardi di Matteo Salvini, che considero una delle figure più inquietanti e negative di una politica italiana che di figure inquietanti e negative ne ha viste parecchie. Un uomo di uno squallore che appare senza fondo, patologico, spaventoso.

Il nuovo governo si regge su un equilibrio precario, nasce da un compromesso obbligato dettato dalla necessità di fermare, appunto, Salvini e la sua barbarie, ma va detto chiaramente che, a una parte del Movimento, quella barbarie non dispiace e lo stesso Di Maio non è scevro da dubbi riguardo, ad esempio, a una svolta nella politica sullì’immigrazione. Gli attacchi di Di Battista, l’uomo senza qualità dei Cinque stelle, vanno letti in questo senso.

Ho trovato personalmente agghiacciante un’ìintervista a Bersani, in cui l’ex segretario del Pd sembrava parlare come un esponente della destra: non possiamo accoglierli tutti, dobbiamo aiutarli a casa loro, quello che ha fatto il governo precedente non è tutto da buttare, ecc.

Non vorrei che anche il Pd, alla ricerca del consenso dilapidato ignominosamente da Renzi, si spostasse a destra, se non nei toni, nei fatti. Sarebbe una scelta sbagliata e autolesionista, la stessa che, credo, abbia paventato Calenda, una delle poche persone dotate di cervello in questo momento, prima della sua scelta.

Quanto a Renzi, vada via, fondi la sua formazione di centrodestra liberale, ce n’è bisogno in questo paese, e cominci una nuova carriera politica che gli auguro migliore della precedente, liberi il Pd della sua ingombrante presenza e continui a sostenere il governo. Attacchi come quello sull’assenza di toscani al governo, oltre che strumentali e privi di senso, contraddicono le dichiarazioni sue e della Boschi di non voler far parte a nessus titolo del governo. A che gioco sta giocando l’abbiamo capito da tempo, ci dia un taglio.

Il governo  deve stare attento a ogni passo, a rifuggire dalle tentazioni populiste ed  a emanare provvedimenti incisivi e strutturali, deve attuare un’azione politica al posto della non politica urlata e canagliesca dei leghisti.

Per i Cinque stelle è il momento della maturità, hanno la grande responsabilità di rinunciare alle chiacchiere e di fare politica seria e ragionata, di cacciare gli slogan nel cestino e cominciare a lavorare seriamente. Gli inizi sembrano incoraggianti, vedremo.

Ma sono le persone civili di questo paese a dover dimostrare di essere maggioranza, a dover smentire le bugie di Pontida, a dove rispondere agli insulti con i fatti, a combattere razzismo e discriminazione quotidianamente, in ogni luogo, senza cedere nulla.

L’alternativa è il ritorno dei barbari e della barbarie, quella vera, quella che per quattordici mesi abbiamo visto e visssuto con la tacita complicità di un presidente del consiglio con la memoria del criceto.

Ci sono tanti miserabili in questo paese che vanno rimessi al loro posto. No, non vanno ripuliti, come vorrebbe fare Salvini con gli immigrati, ma vanno messi davanti a uno specchio nella speranza che la loro squallida immagine riflessa generi vergogna, sentimento che sembra non abitare più da queste parti.

Quanto a Salvini va diffamato, quotidianamente, smentito e sputtanato senza pietà, è un portatore di guerra e la guerra, come diceva Remarque, va appunto diffamata.

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Ipocriti per natura

Sanfilippo

Non c’è nulla da fare, non c’è soluzione: gli italiani sono ipocriti per natura ed è qualcosa con cui bisogna convivere.

Il povero giornalista Fabio Sanfilippo esprime con sarcasmo, in un post su Facebook, la sua rabbia nei riguardi dell’ex ministro degli interni e viene pubblicamente messo alla gogna, dall’ex ministro, dai suoi servi e dalle anime belle del Pd, Renzi in testa, che esprimono una solidarietà del tutto fuori luogo. Una solidarietà all’uomo ( si fa per dire) che continua a definirli il partito di Bibbiano.

Esilarante è poi il provvedimento di sospensione per il giornalista, quando Feltri, Belpietro, Giordano e compagnia cantante, continuano a vomitare quotidianamente i loro insulti nei riguardi di chiunque non la pensi come loro, parlando senza problemi di governo dei terroni, di infami, ecc. Ricordo che della compagnia fa parte anche la Maglie che, qualche mese fa, augurò a Greta di essere schiacciata da una macchina, senza che qualcuna delle anime belle si indignasse per questo. Di Fusaro non parlo perché infierire sui casi clinici non è carino.

Io non sono un’anima bella e, con l’età, sto diventando anche intollerante, ma, soprattutto, ho buona memoria, al contrario di tanti compatrioti. Non dimenticare è il primo passo per non ritrovarsi a commettere gli stessi errori.

Ricordo che Salvini ha difeso senza pudore assassini per pubblicizzare il suo decreto sulla legittima difesa, decreto emanato per proteggere assassini, ricordo che ha sequestrato esseri umani allo stremo per giorni, ricordo che ha quotidianamente insultato i migranti, flirtato con i gruppi neonazisti della penisola, quelli che parlano di supremazia bianca, come il governatore di Milano, ricordo che ha insultato la comunità LGBT tacciandola di anormalità e di essere contronatura, senza contare che, da credente, mi ha irritato ogni volta che ha nominato il nome di Dio e della Madonna in mano.

Per quattordici mesi quest’uomo ( diciamo così) ha seminato odio, ha diviso il paese, ha dato voce agli italiani peggiori, ha mentito senza vergogna per poi, vigliaccamente, tirarsi indietro quando era arrivato il momento del redde rationem. 

Salvini ha provocato una devastazione etica e morale senza precedenti, una diminuzione  del tasso di umanità nel nostro paese che difficilmente si potrà recuperare in tempi brevi.  Al suo confronto, Berlusconi è un nonno un po’ birichino.

Adesso, non trova di meglio da fare che frignare come il bambino capriccioso che è di fronte a un attacco personale all’acqua di rose rispetto a quelli che lui, i suoi servi e Morisi, il suo braccio armato della Rete, lanciavano e continuano a lanciare quotidianamente a decine dagli schemi televisivi, dai giornali, dalle televisioni, ecc.

Mi spiace, ma di fronte ai fatti, di fronte alla quotidianità avvelenata di questo paese dove si prendono a calci bambini tre anni, dove si toglie la mensa ai bambini stranieri, m dove si schedano gli insegnanti di sinistra per poi, magari, sospenderli senza giusta causa, dove si invita ad armarsi e scendere in piazza contro un governo legittimo, se c’è qualcuno a cui esprimere solidarietà è il giornalista Sanfilippo e a lui va tutta la mia comprensione.

 

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Una piccola nota a margine sulla Scuola


scuolaapezzi

Questo è un post piccolo piccolo su un problema piccolo piccolo, o, forse, è un  post, piccolo piccolo su un problema enorme di questo paese.

In questi giorni, nella sarabanda di ipotesi su un accordo tra M5s e Pd, accordo che, ormai è chiaro,  nessuna delle due parti in realtà desidera, si è assistito alle ipotesi più fantasiose e a una sarabanda di nomi riguardanti i ministeri, tutti i ministeri, tranne quello dell’Istruzione.

Tradizionalmente, l’Istruzione è un ministero di serie B, poco interessante e poco appetito dalle parti in causa, di qualunque colore sia la coalizione che si appresta a governare.

Sanità, Lavoro, Interni e Istruzione sono i quattro ministeri chiave per governare un paese, in tutto il mondo, tranne che nel nostro paese.

Poi ci stupiamo del vuoto argomentativo, del razzismo becero e dell’assenza di politica in Salvini, del vuoto mentale di Di Maio, della demenza precoce di Di Battista, del nanismo mentale della Meloni, della politica che segue lo stomaco della gente e non propone più+ nulla, della volgarità intellettuale dilagante, della fine delle competenze, del disprezzo verso gli intellettuali, ecc.

Bene: la risposta l’avete sotto gli occhi. Della Scuola, cioè del futuro dei nostri ragazzi, di quel presidio di democrazia deputato a formare la classe dirigente e i professionisti di domani, non frega niente a nessuno, è un ministero da dare come contentino, come regalo per un alleato deluso. Il nostro è un paese incapace di guardare al futuro, che sta tentando di cambiare a proprio uso e consumo il passato e che devasta il presente.

Vi dirò di più, e se vedremo se i fatti mi smentiranno, di solito, purtroppo, non succede: la Buona scuola di Renzi ha posto le basi, promuovendo una aziendalizzazione delle scuole che sta dando i suoi frutti avvelenati; nel caso si formasse un nuovo governo di destra il prossimo passo sarà la privatizzazione dell’istruzione pubblica.

Se non servono più a nulla i medici di famiglia a cosa volete che servano i professori, per altro così si potranno schedare con tutta calma e, nel caso, licenziare a norma di legge senza tanto clamore.

Buon lunedì.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Se ripartissimo dai diritti civili?

diritti-civili

Dopo quattordici mesi di appelli alla Madonna, insulti grossolani, sequestri di disgraziati in alto mare, attacchi razzisti, attacchi omofobi, convegni sulla famiglia tradizionale, striscioni sequestrati, saluti al duce, accampamenti di disgraziati sgomberati e neofascisti tranquilli nel loro palazzo al centro di Roma, (questo è stato il governo Conte ed è bene ricordarlo a chi lo riscopre statista),credo che una delle priorità del governo che succederà al peggior esecutivo della storia repubblicana, debbano essere i diritti civili.

Servono leggi più severe contro il razzismo e l’apologia del razzismo, dichiarazioni come quelle che abbiamo sentito dall’ex ministro dell’interno, dalla Meloni e cialtroni vari, sono inammissibili in un paese civile e superano il limite della libertà di espressione, titoli come quelli di Feltri e Sallusti sono indegni e offensivi per l’intera categoria dei giornalisti e vanno comunque sanzionati dall’ordine di categoria.

Servono leggi più severe contro l’omofobia, che va omologata al razzismo e contro chi sparge in giro idiozie sulla fantomatica teoria gender. L’omosessualità, la transessualità,  non possono e non devono essere vissute come una colpa o un dramma ma come uno stato di natura, concetto per altro ribadito dall’organizzazione mondiale della sanità e così devono essere percepite dai media e dalla politica.

Serve ed è ormai fuori tempo massimo, una legge contro la tortura estesa anche alle forze di polizia, insieme al numero di riconoscimento degli agenti.

E’ necessaria una riforma delle forze di polizia mirata sia a una formazione adeguata sia a far sì che non diventino lo strumento repressivo del ministro di turno, come abbiamo visto fare in questi mesi alla Digos, impegnata a sequestrare striscioni inoffensivi a ragazzi e anziane signore, per non parlare dell’agente che ha intimidito un giornalista reo di aver fotografato un altro agente ridotto ad animatore per il figlio del ministro.

Sono provvedimenti che, di fronte alle emergenze economiche, possono apparire secondari ma in realtà, a mio avviso, sono urgenti e necessari. Questo è un paese ignorante, diviso, dove una parte consistente della popolazione non conosce le norme più elementari della convivenza civile e del rispetto, ed è pronta a bersi qualunque idiozia propinino i social ad arte.  Questo circolo vizioso va disinnescato perché è potenzialmente pericoloso per la tenuta democratica.

I diritti civili sono un tema imprescindibile per una democrazia, in un mondo globale è inammissibile sia il concetto di muro sia la stessa idea della diversità. L’educazione civica a scuola, così come era concepita dalla legge, era un’immonda stronzata che, per fortuna, è stata temporaneamente bloccata, altra cosa è l’educazione al rispetto e a riconoscere il valore della diversità come un’opportunità di crescita e non una minaccia, che si tratti di diversità etnica, di genere sessuale, di pensiero religioso, ecc. e su questo punto la scuola non può esimersi dall’intervenire, senza dover diventare oggetto di polemiche campate sul nulla e fanatismi anacronistici che nascondono ignoranza e pregiudizio. La libertà d’insegnamento è un valore imprescindibile per un paese civile e non deve essere messa in discussione da nessuno. Schedare gli insegnanti di sinistra non è solo ridicolo ma anche anticostituzionale.

I diritti civili, ce ne siamo accorti in questi quattordici mesi, vanno riconquistati ogni giorno, non sono mai acquisiti, non vanno mai dati per scontati. Se un ignobile buffone incapace di articolare un periodo semplice può violarli impunemente, significa che bisogna intervenire in fretta perché questo non accada mai più.

Credo che l’approvazione dello ius soli possa essere un buon modo per cambiare rotta radicalmente, un simbolo forte di discontinuità col passato, il punto di partenza per cominciare ad organizzare in modo razionale, le politiche sull’immigrazione.

Credo che l’eliminazione immediata dei due decreti sicurezza, comprese le norme repressive sulle manifestazioni di piazza e la modifica della legge sulla legittima difesa e sulla detenzione di armi, possano essere un altro buon punto di partenza.

Io credo che sovrapporre tout court il fascismo al sovranismo, come molti fanno, sia un errore gravissimo. Il primo passo per combattere un nemico è comprenderlo, entrare nella sua mente e capire le sue ragioni: l’errore peggiore sarebbe quello di pensare che, neutralizzato il buffone, la sbornia autoritaria sia passata. Intanto il buffone ha un seguito consistente, in secondo luogo, se una parte del paese dà credito a gente come lui  e la Meloni, personaggi da commedia di infimo livello, le cui argomentazioni non reggerebbero alla logica di un bambino di quinta elementare, dobbiamo farci delle domande, approfondire l’influenza dei social, il loro potere di condizionamento e gli strumenti più opportuni per contrastarlo. E’ necessaria un’analisi sociologia sui motivi del consenso di questa forma di consenso deviante e deviata.

Il sovranismo non è un’ideologia,  ma la manifestazione dello spirito del tempo, non si basa su un pensiero coerente ma nasce dalle paure e dai pregiudizi di una parte della popolazione che, fino adesso, ha scelto paladini impresentabili che pure tanto danno hanno fatto. Cosa succederà quando i paladini saranno meno impresentabili? Questa è l’inquietante domanda che, chi ha a cuore la democrazia, deve farsi.

Per questo è necessario ripartire dai diritti civili. Altrimenti, la battaglia è già persa.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Invece l’Italia è proprio questa, caro Veltroni

L’errore è quello di pensare che non può essere vero, che il nostro paese non può essere quello che traspare dai social e dai media: involuto, rancoroso, ipocrita, volgare, incapace di usare lo spirito critico o anche, semplicemente, il buon senso, chiuso dietro la rete delle proprie false sicurezze, illuso che un ritorno al passato sia la soluzione.

L’errore è quello di pensare che si possa arginare la deriva etica e morale in cui siamo immersi facendo ricorso al buon senso e alla ragione.

E’ quello che dice Veltroni oggi in un articolo su Repubblica, affermando che l’Italia non è questa. Proprio lui, che non ha mai cercato la rissa né lo scontro, che è sempre stato il leader ideale dei moderati, quel mitico zoccolo di elettori che, secondo la vulgata dell’ultima sinistra, assicurerebbe il successo politico, proprio lui che ,per aver opposto la buona educazione alla polemica gratuita, i fatti concreti alle fantasie, è stato punito dagli elettori e costretto alle dimissioni.

In realtà, l’Italia è questa da molto tempo. Il razzismo è sempre stato presente, solo che era diretto ai meridionali, che, negli anni cinquanta e sessanta, al tempo della grande emigrazione dal nord al sud hanno subito angherie, umiliazioni, discriminazioni, sono stati calunnianti e dileggiati, ma l’hanno dimenticato, visto che molti di loro e dei loro figli, oggi, sono in prima fila a soffiare sul vento dell’odio verso gli altri.

Erano i meridionali a rubare il lavoro, i meridionali erano tutti mafiosi, offrivano le loro mogli ai capi per ottenere favori, erano sporchi e non si lavavano, ecc. ecc.

Sono solo alcuni dei luoghi comuni ancora in voga quando io ero ragazzo e i miei compagni di scuola mi chiedevano se in Sicilia, la terra da cui vengono i miei genitori e dove ci sono le mie radici, davvero incontravi camminando per strada i mafiosi con la coppola e il fucile. Io, figlio di emigranti siciliani, non ho dimenticato.

L’illusione della sinistra è stata che la lotta di classe, la cooperazione, la solidarietà e l’internazionalismo avrebbero aiutato il proletariato a crescere e a riconoscersi come uguale in qualunque parte del mondo, a eliminare le differenze per lottare insieme.

Per un po’ ha funzionato, fino a quando il paese è cresciuto, poi il proletariato si è dissolto, è arrivata la crisi, e con la crisi la necessità di un nemico, di un capro espiatorio da immolare sull’altare della nostra ipocrisia. Si preparava il terreno a Berlusconi e alla sua retorica anti comunista da teatrino di periferia.

Ma prima di lui, nonostante le conquiste delle lotte operaie, la scolarizzazione, il sessantotto, nonostante la sinistra italiana fosse diventata un punto di riferimento europeo, una scuola di pensiero comunista alternativa alla dittatura sovietica,  l’Italia era il paese delle mafie, degli scandali, dell’evasione fiscale, del terrorismo di destra e di sinistra, dell’imperialismo americano. Eravamo già così, eravamo già quello che siamo, nonostante le apparenze. La marcia dei colletti bianchi è lì a provarlo: impiegati contro operai, borghesi contro proletari.

Berlusconi ha dato agli italiani il miraggio della scorciatoia, della via facile al successo, ha sdoganato, più che il fascismo, eterna statua del Commendatore presente ai tavoli del potere, la prostituzione intellettuale, la liceità del mettersi in vendita al miglior offerente, l’amoralità come regola, il machiavellismo squallido della borghesia reazionaria della bassa padana, la vera palla al piede del nostro paese.

Dimentica, Veltroni, che siamo stati il paese di Cuccia e di Sindona, il paese dei bancari impiccati sotto un ponte di Londra e dello scandalo della banca Vaticana, della banda della Magliana e del rapimento Moro, quello dei moti fascisti di Reggio Calabria e di piazza Fontana. Siamo sempre stati questi.

La crisi si è fatta più pressante e, dopo la parentesi di Monti, che ha probabilmente salvato il paese dal default, è arrivato Renzi. Renzi è l’Alviero Chiorri della politica italiana, chi è di Genova e sampdoriano sa cosa voglio dire, un solista eccelso, numeri da fuoriclasse, ma poca testa e, soprattutto, nessuna voglia di giocare per la squadra. Renzi ha sprecato le sue indubbie e grandi capacità commettendo tre errori fondamentali: rinunciare all’esperienza di chi ,forse, aveva sbagliato ma comunque conosceva la politica e le sue trappole meglio di lui, circondarsi di un nugolo di cortigiani mediocri, fare tanto e male invece di limitarsi a fare poco e bene. Aggiungiamoci il suo narcisismo patologico, l’incapacità infantile di ammettere gli errori  e la distruzione della sinistra è cosa fatta.

Ma quelli che inneggiavano alla rottamazione, che dileggiavano e insultavano i “vecchi”, che portavano avanti la retorica futurista (magari!) del nuovo che avanza e del perpetuo movimento, non sono diversi dai forcaioli pentastellati e dagli haters da tastiera di Salvini. Solo appena più eleganti e capaci di parlare italiano (ma non troppo, non tutti).

Renzi, radicalizzando il discorso politico, cercando penosamente di seguire la pancia del paese, rigettando le responsabilità dei suoi fallimenti e scaricandole sugli altri, ha percorso una strada già aperta e l’ha portata fino al punto in cui è subentrato Salvini.

Ma non è colpa di Renzi, non tutta, almeno: gli italiani erano sempre gli stessi, pronti a seguire l’uomo forte del momento. predisposti al trasformismo, disposti a cambiare bandiera in cambio di un tornaconto, divisi, faziosi, ipocriti, baciapile. Erano sempre il paese del tutto è lecito purché non si venga a sapere.

Gli altri, quelli di cui parla Veltroni, sono sempre stati minoranza, continuano ad essere minoranza e lo saranno sempre, fino a quando questo paese non farà i conti con la propria storia, fino a quando non si creeranno gli anticorpi per rigettare l’odio, il razzismo, la faziosità, la violenza verbale, la volgarità, ecc.

Questo non significa che non si debba denunciare, continuare a lottare, cercare di cambiare le cose, ma bisogna fare molta attenzione: i nostalgici della rivoluzione proletaria, i radicali di ogni colore sono uguali: il fanatismo, la certezza della verità in tasca sono virus che portano allo stesso male, rossa o nera che sia la radice. L’idea della violenza purificatrice, della palingenesi e della verità pura, cova sempre sotto la cenere con il suo carico di miasmi tossici.

In media re stat virtus, dicevano gli antichi e, almeno in politica, è così. La politica non può essere solo scontro ma deve anche essere mediazione ed è l’assenza di questa seconda componente che farà crollare gli attuali padroni del vapore.  Renzi non. voleva dialogare perché convinto di essere nel giusto, Salvini non dialoghi perché sa che verrebbe smascherato da chiunque, la sua assenza di argomenti diverrebbe palese e chiara a tutti.

Dobbiamo stare attenti, quando Salvini sarà solo un brutto e imbarazzante ricordi, a non sostituire i cialtroni neri con i cialtroni rossi, l’uomo forte di destra con quello di sinistra, perché allora, come accade sempre in Italia, cambierebbe tutto per non cambiare niente. Compito non facile in un paese che ha perso le coordinate della ragione.

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail