Prove tecniche di speculare idiozia

Solo nel paese dei cachi può accadere che il partito al governo si scinda, non per visioni diverse di una parte rispetto all’altra ma per pura sete di vendetta.

Solo con questa categoria si può spiegare la mutazione bertinottiana di Bersani, D’Alema e compagni che, per altro, sono i primi responsabili dell’ascesa al potere di Renzi. Sono state infatti le loro politiche devastanti l’humus da cui è nato il renzismo.

Non vedo, nelle polemiche di questi giorni, visioni alternative, proposte operative e realistiche di un cambiamento di rotta, posizioni politiche contrastanti ma solo un tedioso rinfacciarsi a vicenda la responsabilità di una crisi del partito che è responsabilità di tutti, nessuno escluso. Di chi ha gestito il potere nel peggior modo possibile e di chi, quando avrebbe dovuto serrare le fila, ha chinato la testa.

Se lo scopo è quello di sembrare dilettanteschi, incapaci e ottusi come i cinque stelle, così da conquistare una parte del loro elettorato, è stato pienamente raggiunto.

Nel frattempo, pongo una timida domanda: dov’è la sinistra? Dov’è il partito che fu il punto di riferimento delle classi sociali disagiate, che pagò un prezzo altissimo in vite umane nella fase inziale del contrasto alle mafie, quando ancora per lo Stato non esistevano, dove sono il senso dello Stato e la preveggenza di Berlinguer, il rigore di Pertini ?

Cosa è rimasto di chi ha sperato di trasformare questo paese in una democrazia compiuta?

Non ho sentito da nessuna delle parti in causa alcun accenno alla soluzione dei problemi reali del paese: l’assenza di prospettive per i giovani, la modernizzazione della scuola con la risoluzione definitiva delle disuguaglianze strutturali interne ad essa, il divario tra nord e sud, la lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione, una gestione umana e sensata dell’immigrazione, che non dia spazio a derive razziste e populiste, la necessità di premiare gli imprenditori che sanno guardare al futuro, lo0 sviluppo delle energie alternative, la messa in sicurezza del territorio, ecc..

Non ho sentito da nessuna delle parti in causa parlare di politica, nel senso proprio del termine che significa interessa per la polis, per la città, per i cittadini. Solo una vuota retorica del fare, una esaltazione futurista del movimento che resta autoreferenziale e priva di applicazioni pratiche. L’eterno amore dei governanti italiani per le operazioni di facciata.

Da uomo di sinistra, vedo fatti a pezzi da questa gente quei valori che facevano parte della mia generazione: cooperazione, solidarietà, uguaglianza, giustizia. Da uomo di sinistra, mi sento umiliato e offeso.

Possibile che non si riesca a trovare un compromesso, una mediazione, tra il narcisismo patologico di Renzi e  l’arroganza da nobile decaduto di D’Alema? Dividersi dunque, e poi? Consegnare il paese a una destra sempre più fascista o a un partito azienda che ha già manifestato in tutti i modi possibili la propria incapacità a governare, governato da un comico umorale e fascistoide e ossessionato da un’idea assai elastica della legalità, forse nel nome della resilienza? Che fine ha fatto il senso di responsabilità?

Non è più tempo di bandiere rosse, d’accordo, solo chi ama illudersi può credere che quella sinistra tornerà: è stata sconfitta dalla Storia, è passato. Ma, accidenti!, l’alternativa deve essere un berlusconismo all’acqua di rose, un partito neoliberista, anti sindacale e autoritario? E’ davvero questo l’unica strada percorribile? Un giovinastro che cerca il materiale per una prolusione su Wikipedia è quanto di meglio questo partito può produrre?

Io non credo, voglio pensare che ci sia di più e di meglio, ma lo sputtanamento quotidiano di questi giorni è uno spettacolo indecoroso, che non lascia presagire nulla di buono per il futuro, un valzer di idioti che si sputano addosso e non si rendono conto di farlo alla propria immagine riflessa nello specchio.

L’unico lampo di genio è avere inventato la Raggi, finchè dura…

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I cinque stelle inciampano nei cerchi

L’occasione per i Cinque stelle era ghiotta: dimostrare non solo agli italiani ma al mondo di essere davvero una forza politica dura e pura, capace di gestire al meglio un evento come le Olimpiadi in una città ad alto rischio come Roma.

Al contrario, hanno scelto, come è ormai consuetudine, di piangersi addosso, scaricando la colpa sugli altri: non facciamo le Olimpiadi a Roma perché l’Italia è un paese talmente corrotto che è impossibile organizzare’ un evento che dà visibilità planetaria senza incorrere in brogli, corruttele, ecc.

Io posso anche essere d’accordo sull’assunto: in Italia la corruzione è ormai incistata ad ogni livello, è diventata parte integrante di una sottocultura criminale a cui, purtroppo, ci siamo abituati. Ma proprio qui stava la sfida da raccogliere: dimostrare di essere in grado di respingere palazzinari e mafiosi, corruttori piccoli e grandi, mostrarsi come un partito politico in grado di esercitare un controllo ferreo sulle regole e un pungo di ferro su chi non le rispetta.

Altrimenti scusate, per quale motivo uno dovrebbe votare una compagine che più che un movimento politico sembra un raduno di scappati da casa?

Invece hanno scelto una strada che non è esattamente coraggiosa, con giustificazioni che lasciano il tempo che trovano e che hanno dato modo alla stampa di regime di attaccare il Movimento con argomenti apparentemente solidi.

Invece di chiudere le porte di casa ai corrotti, si sono chiusi dentro loro.

L’espulsione odierna di Pizzarotti è solo l’ultima idiozia di Grillo in ordine di tempo, una sorta di ciliegina sulla torta autolesionista che il comico va confezionando da mesi. In piena bagarre sulla questione olimpiadi, sotto attacco mediatico, solo lui poteva concepire un atto politicamente inopportuno e fuori da ogni logica.

Hanno un bel dire i difensori a oltranza del movimento: i Cinque stelle perdono terreno e credibilità ogni giorno che passa e, purtroppo, io credo che l’eccezione sia l’Appendino e la regola la Raggi e il suo entourage.

I saldi a Renzi continuano a prezzi sempre più ribassati.

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I nodi sul pettine dei Cinque stelle

“Abbiamo tutti contro” è il nuovo mantra pentastellato, l’ennesima scoperta dell’acqua calda da parte del Movimento. Il potere porta nemici e i Cinque stelle, con la loro ottusa intransigenza, i loro scontrini e la loro incapacità ormai palese di andare oltre i proclami e le buone intenzioni e sporcarsi le mani con la politica reale, di nemici se ne sono fatti molti.

A me non importa che la Raggi sia onesta, importa di più che non sia disonesta e sia capace. L’onestà non è una patente di buon governo ma il requisito minimo necessario per governare.  In ogni caso, il silenzio assoluto su quanto sta accadendo a Roma non è un esempio di onestà verso i propri elettori ma solo il tentativo maldestro di smascherare la propria incapacità, magari attribuendo la responsabilità del disastro ad altri.

I Cinque Stelle non sono un partito, contano su una base di persone oneste, incazzate, volenterose ma totalmente prive della capacità di fare politica, dipendono da un capo e da un direttorio e , scopriamo in questi giorni, sono dilaniati da correnti interne esattamente come tutti gli altri. Arrivati al momento della verità, come era ampiamente prevedibile, stanno miseramente sciogliendosi come neve al sole. La fine dell’innocenza, prima o poi, arriva per tutti.

Per fare politica serve un programma chiaro, non invettive e buoni propositi,per fare politica servono politici, non capetti e direttori. Quando la Raggi ha detto che avrebbe risposto al Direttorio e non agli elettori che l’avevano votata, ha mostrato la fragilità della sua statura politica, fragilità confermata con il tira e molla sulla possibile candidatura di Roma alle Olimpiadi. Queste dimissioni non sono frutto di contrasti politici, divergenze di vedute, scontri sul programma, ma di giochi di potere interni al Movimento. Gli avversari non contano, stanno facendo tutto da soli, come è loro costume.

Il disastro  di questi giorni, disastro interno al Movimento e non dipendente da nessun altro fattore, non giova al panorama politico italiano: un’alternativa a questo governo sarebbe di vitale importanza ma né una destra berlusconiana ormai a pezzi, né la destra nazistoide di Salvini né i Cinque stelle, al momento, possono rappresentare una alternativa credibile.

Paradossalmente, nel momento in cui le bugie di Renzi si svelano agli occhi di tutti, quando si avvicina l’occasione per assestare il colpo finale a una leadership che definire penosa è poco, il Pd rischia di ritrovarsi senza altri avversari che la propria fronda interna, che per altro ha già ampiamente dimostrato la propria inettitudine.

Resta la speranza che il Movimento impari la lezione, inviti a mettersi da parte chi non ha più nulla da dire, abbandoni i direttori e si dia un’organizzazione seria, lasciando perdere la rete e i vaneggiamenti sulla democrazia diretta.

Non credo che questo possa accadere: difficile che una organizzazione politica il cui simbolo è proprietà privata trovi la forza di un tale cambiamento.

Rassegniamoci quindi a continuare ad assistere alle penose esibizioni del più squallido e infimo teatro politico nella storia della Repubblica.

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La sconfitta etica del Pd

Cosa si aspettava l’uomo che non è stato eletto e che è salito al potere accoltellando (metaforicamente) alla schiena un compagno di partito? Lealtà da una destra che ha accarezzato, imitato, blandito, con cui si è accordato per poi ripudiarla tenendosi, ad ogni buon conto, un piccolo drappello di guastatori necessario alla sopravvivenza del governo?

Cosa si aspettava, che gli insegnanti umiliati dalla “Buona scuola”, i lavoratori trimestrali del Jobs act, quelli ancora più sfigati che hanno dovuto restituire gli ottanta euro perché hanno guadagnato troppo poco, lo votassero in massa?

Oppure pensava che lo votassero gli azionisti di Banca Etruria, i romani dopo il modo inverecondo in cui è stato trattato il sindaco uscente, i torinesi dopo il ricatto molto poco di classe della bella addormentata nel bosco?

Forse credeva che il popolo della sinistra tradito, preso in giro, beffeggiato, accantonato come vecchio, da rottamare, restasse ottusamente fedele a una linea ondivaga, fluttuante, inesistente.

Non si scherza con le idee, non si fa politica con gli slogan, non si può far finta di cambiare tutto per non cambiare niente. Queste elezioni lo confermano.

L’uomo che non è stato eletto e i suoi sodali rappresentano la classe dirigente inetta, reazionaria, incapace di guardare al futuro se non in senso autoritario e autoreferente che da tempo immemore governa questo paese. La scelta di votare Cinque stelle da parte di molti elettori, è un invito a schiodarsi dalle poltrone del potere, o, quantomeno, a smetterla di raccontare favole,. E’ il rifiuto del trasformismo e della demagogia da parte di un elettorato che ha avuto bisogno di un po’ di tempo per capire che al governo non c’è il nuovo, ma il vecchio più vecchio con una nuova maschera.

Non posso che augurarmi che i Cinque Stelle si rivelino una alternativa credibile, che sotto il vestito poco elegante che indossano solitamente ci sia un progetto politico concreto, onestà vera e la capacità di avviare un discorso politico realmente nuovo.

Vedremo, per quanto riguarda l’uomo che non è stato eletto e la sua cricca, abbiamo già visto, troppo.

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