Il problema non sono i neri, il problema siamo noi

Diceva Shelley che i poeti sono i non riconosciuti legislatori del mondo e qualche ragione, forse, ce l’aveva. Dylan non è un legislatore ma in questi giorni la sua fama di profeta, dovuta ai toni apocalittici di tante sue canzoni, è tornata d’attualità.

Un mese fa torna alla ribalta con una strana canzone, Murder most foul, un lungo lamento funebre di diciassette minuti diviso in due parti: nella prima descrive in toni crudi la morte di John Kennedy, il presidente più anti razzista degli Stati Uniti, nella seconda parte parla della musica e dell’arte come unica consolazione e fonte d’ispirazione per cambiare il mondo ed elenca una lunghissima serie di canzoni recenti e molto meno recenti, quasi tutte di artisti neri.

La canzone sembrava fuori posto, anacronistica, ripescata dai suoi archivi per promuovere il nuovo album. Capita invece che oggi, non ci sia colonna sonora migliore per descrivere quello che sta succedendo negli Stati Uniti dopo la morte di George Floyd. Dylan, ancora una volta, ha visto lontano.

Il menestrello ha 79 anni, ha visto acqua passare sotto i ponti, è nato nell’epoca della segregazione, ha marciato con Luther King e ha ascoltato attonito la notizia della sua morte. Ha cantato contro il razzismo con parole taglienti come lame e ha cantato per Obama, è stato premiato con la medaglia del Congresso per i diritti civili. Da vecchio bluesman sa che la questione nera è ancora lontana dal risolversi, perché il problema è dei bianchi, non dei neri.

Il problema è dei bianchi come il direttore di Repubblica, che parla di vittimismo dei neri, il problema è dei bianchi come Mentana che stigmatizza l’accaduto come l’ennesimo episodio di uno scontro interrazziale, come se la supremazia e il potere negli Stati Uniti non fossero da sempre nelle mani dei bianchi.

Il problema è di Nicola Porro, che ho sempre detestato dalla prima volta in cui l’ho visto casualmente in Tv e adesso so perché.

Prima Porro cita Voltaire dicendo che darebbe la sua vita per permettere a Casapound di manifestare, e deve aver davvero una vita triste per sacrificarla in nome di un gruppo di decerebrati fascisti e anticostituzionali, poi arriva il colpo da maestro, la sciacallagine allo stato dell’arte: i ragazzi, scrive si inginocchiano per George Floyd ma non per i cassintegrati ridotti in miseria perché non ricevono lo stipendio.

Questo mettere l’uno contro l’altro due problemi diversi, uno razziale, di principio, universale, l’altro altrettanto drammatico ma locale, legato per altro a una giunta regionale che dovrebbe essergli cara ma di cui omette di denunciare l’incompetenza, è tipico degli irresponsabili, delle persone prive di etica, di una visione morale, dei fomentatori di odio che parlano alla pancia della gente dicendo assurdità ma scegliendo il momento giusto, quello necessario a superare l’uso di quello spirito critico che smonterebbe l’enormità di quanto ha detto in dieci secondi.

Ecco, il problema è bianco, dei bianchi che dicono i neri hanno ragione ma, di chi non ammette candidamente che siamo sudditi di un paese razzista che ha eletto un presidente osceno grazie a un assurdo sistema elettorale e ai voti della parte più arretrata, ottusa e razzista del paese. Mentana non è più onesto di Porro, anzi, il secondo gioca sporco a carte scoperte, lui gioca sporco fingendosi equanime e Molinari è il peggiore di tutti, la voce di quel potere economico, di quel liberismo senza regole che negli USA da decenni emargina i neri, li sfrutta, li usa a proprio piacimento un po’ come da noi facciamo con i migranti.

Il problema è bianco perché né Mentana, nè Molinari nè Porro possono neanche immaginare cosa significa essere neri, avere un corpo nero, essere guardato, considerato, soppesato come un nero. Nella loro ottusa cecità da bravi borghesi benestanti, non contemplano la povertà e la rabbia che esplode spontanea se non come colpa, ignavia, indolenza, incapacità di rendersi arbitri del proprio destino.

Preferisco, piuttosto che ascoltare questa gente e accettare questo sistema, mantenere il mio spirito critico e inginocchiarmi con i ragazzi che in tutta Italia e tutta Europa hanno reso omaggio alla vittima dell’ennesimo, ignobile omicidio.

The murder most foul, appunto.

Qui puoi ascoltare la versione audio.

https://www.spreaker.com/episode/29900829

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail