Multedo: una squallida commedia degli errori

ku-klux-klan-chicago

Il capitale e l’accumulo,del capitale sono, in quanto espressione dell’interesse di pochi, amorali, se non incompatibili, indifferenti all’etica. Così un buon manager, perché questa è la sua natura e non per colpa, ricordo la favola dello scorpione che punge il suo salvatore, sarà tanto più amorale quanto più è capace. Ma se il manager sceglie la strada della politica e assume un pubblico incarico, può continuare a essere quello che è o non deve, piuttosto, assumere responsabilmente una nuova veste?

La questione è di scottante attualità visto come il sindaco Bucci ha pensato di risolvere la questione di Multedo, cioè usando l’ accoglienza di esseri umani come merce di scambio: Multedo si prende dodici profughi e io stanzio subito sette milioni di euro per lavori di ristrutturazione del quartiere. Un ragionamento perfetto, da manager, un errore politico imperdonabile.

Il messaggio che passa è che basta un paio di manifestazioni razziste per ottenere ciò che spetta di diritto e avere, come bonus, uno sconto sugli esseri umani da ospitare. Una soluzione perfettamente compatibile con lo stile del manager ma che poco ha a che fare con le responsabilità’ di un pubblico amministratore. Senza contare   la reificazione dei profughi, ridotti a merci di scambio.

Io sono nato nel secolo scorso quando l’idea dominante era che la politica dovesse avere un solido sostrato etico e laico e il suo compito, oltre che quello di amministrare equamente le risorse pubbliche, dovesse essere anche di elevare culturalmente il popolo, di creare cittadini consapevoli e attivi nel perseguire l’ utile comune. Evidentemente, a Bucci e alla sua giunta, è rimasto in mente solo il perseguire l’utile.

Questa brutta uscita del sindaco è solo l’ultimo di una lunga serie di errori che hanno contrassegnato questa squallida e triste vicenda e,segue a ruota, la maldestra e inopportuna contromanifestazione della Fiom, contemporanea alla  fiaccolata stile Ku Klux klan degli abitanti di Multedo. Francamente, non era il caso di esacerbare gli animi e creare una dicotomia buoni cattivi che lascia il tempo che trova. meglio lasciar passare quella brutta carnevalata nel dimenticatoio che farla finire in prima pagina per la tensione che si è creata.

Non è cercando lo scontro che si risolverà una situazione ormai compromessa, in cui ogni attore che entra in scena sbaglia la sua battuta. Temo purtroppo, l’effetto domino, anche se potrebbe avere un lato positivo: applicando il Bucci pensiero con un paio di milioni di profughi da offrire ai comuni come bonus, risolveremmo il problema della messa in sicurezza delle scuole, del dissesto idrogeologico, delle infrastrutture,ecc.

Mi chiedo quanto valgano sul mercato i profughi siriani, se il prezzo salga a seconda che siano bianchi o neri, quanto potrebbe far salire le quotazioni un bambino.

Purtroppo appare irrisolvibile il problema del dissesto etico, morale e umano di un paese sempre più allo sbando, sempre più brutto, sempre più privo di una bussola che ne orienti l’anima. E questa brutta uscita, cinica e opportunista, nemmeno fascista, solo squallida, ne è l’ennesima riprova.

Ma c’è speranza: sta nell’opera silenziosa, quotidiana, instancabile, che non finisce in prima pagina, di quelle persone che con i migranti lavorano quotidianamente, che li accolgono senza se e senza ma, di quelle che si battono perché venga riconosciuta la loro dignità di esseri umani, esattamente quella dignità che il sindaco di questa città ha offeso, trasformandoli in merce di scambio.

A loro va il mio rispetto, a loro e ai ragazzi e alle ragazze che mi ritrovo ogni mattina davanti: esasperanti, smarriti, a volte feriti, bellissimi nella loro ingenuità, loro non conoscono e non capiscono la chiusura verso il diverso,sono naturalmente portati a essere curiosi, a non rifiutare e a cercare sempre un punto di contatto che permette il riconoscimento dell’altro come simile a sé. Quando parliamo di razzismo, la domanda più frequente che mi fanno è: ma non ha senso, perché?

Non posso che augurare loro di restare così dentro, per sempre giovani. 

https://www.youtube.com/watch?v=VAusBR2uSN8

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Ignorando quelli che non sono come noi

Oltre

Con grande amarezza  ho constatato come la notizia di di due bambine e della loro sorella bruciate vive in un camper, di fatto non interessi a nessuno: poco rilievo su tutti i giornali, nessun commento politico se non quello, alto e condivisibile, del presidente della repubblica, molti commenti razzisti di vigliacchi che non hanno mai compreso il senso della parola dignità. Poi, un assordante silenzio.

Inutile chiedersi cosa sarebbe accaduto se a bruciare fossero state due bambine e una ragazza “nostre”: bianche, cattoliche, italiane. Prime pagine a cascata, servizi sui telegiornali, Vespa pronto a sbavare. Ma le bambine erano rom, non sono come noi, tre di meno. Contano molto di più l’età della moglie di Macron o i favoritismi della Boschi o una legge elettorale che nessuno vuole fare.

Altrettanto scalpore avrebbe dovuto suscitare l’agghiacciante documento dell’Espresso in cui le nostre autorità militari, giocando a scaricabarile, non intervengono nel salvataggio di un barcone che affonda. Tra i morti, dei bambini ma i bambini erano neri, non sono come noi, sei, dieci cento di meno. 

Già, cento come i passi che separavano Peppino Impastato dalla casa del boss Badalamenti, un po’ di meno in realtà, confessa il fratello Giovanni nel bellissimo libro “Oltre i cento passi”, uscito da poco.

Il libro è la storia di un’idea, quella comunista e di un impegno, quello contro l’ingiustizia, che non sono cessati con la morte di Peppino. Giovanni ha continuato a chiedere giustizia, a girare l’Italia e le scuole, è andato in Africa e in India, restando turbato dalle miserevoli condizioni di vita in cui si trovava la gente di quei posti e tornando provato, ma con la convinzione di dover fare qualcosa. Giovanni Impastato è uomo di una sinistra novecentesca, direbbe qualcuno. Ideale, utopica e destinata a uno splendido fallimento, dico io. Ma non per questo da svendere, o da rottamare.

E’ una lettura toccante per chi, come me, condivide sostanzialmente le idee politiche dello scrittore e ha sempre pensato che se vuoi che gli altri ti seguano, se vuoi preparare il cambiamento, devi essere un esempio. L’ha scritto in modo mirabile Havel ne Il potere dei senza potere, un libro che bisognerebbe studiare a scuola, altro che educazione di cittadinanza di facciata da portare all’esame.

Giuseppe Impastato non è un buonista, è un uomo che piange per il dolore degli altri uomini, scriverebbe Vittorini. Se non proviamo empatia, se non soffriamo per la sofferenza degli altri, che uomini siamo? Se tiriamo il sasso e poi nascondiamo la mano, come il procuratore di Catania, come assolviamo al nostro dovere?

Certamente non sanno cosa significa essere di sinistra ed essere empatici tutti quelli che hanno preferito non rispondere, a Genova, alle maestre di Cornigliano che chiedevano che fine avrebbero fatto i bambini rom che frequentavano la loro scuola ( la mia scuola) una volta che il campo rom sarebbe stato sgomberato, certamente non sanno cosa significa essere di sinistra ed essere empatici i cittadini del paese vicino a Cuneo che si sono ribellati alla notizia che sarebbero arrivati 23 profughi da ospitare,  suscitando la rabbia del loro medico, certamente non sanno cosa significa essere di sinistra ed essere empatici tutte le brave persone che hanno applaudito la retata cilena alla stazione di Milano, un altro episodio schifoso scomparso dalle pagine dei nostri giornali.

Troppa gente chiacchiera a vuoto, fa discorsi nobili, sproloquia e dimentica che il mondo non è fatto solo da quelli come noi, che chi arriva da lontano, chi vive in un camper, chi non ha avuto la fortuna di nascere in un paese ricco, piange, ride, prova dolore, lacrima e sanguina come noi, e scusate la citazione banale.

Troppa gente parla e si crogiola nelle proprie parole, belle, nobili alte, ma destinate a sciogliersi come neve al sole se non sono seguite dagli atti. Io sono vecchio e mi hanno insegnato che la teoria è il preludio della prassi, altrimenti sono solo chiacchiere.

Troppa gente è semplicemente, banalmente, desolatamente cretina e non c’è miglior alleato del potere più bieco e del malaffare di un cretino.

Troppa gente invita alla calma, alla moderazione, a un pacato esame dei fatti e non si accorge che, nel frattempo, ci stanno defraudando non solo dei diritti e dello stato sociale, ma della nostra umanità.

Sono le piccole cose, le piccole schifezze quotidiane, le piccole indifferenze, omissioni, dimenticanze, collusioni che vanno eliminate se si vogliono eliminare le grandi schifezze, collusioni, ecc. Tutto ha importanza, le parole sono sassi e sono acuminati e dolorosi anche i silenzi. E’ necessario introiettare come un vaccino il concetto di responsabilità individuale in tutti i cittadini di questo paese, se vogliamo avere ancora un futuro, e magari aggiungere anche una dose di cittadinanza attiva e consapevole, che male non fa.

Viviamo in un paese pieno di brutte persone, con cui non voglio dialogare, che non voglio comprendere e insieme alle quali non voglio trovare nessuna mediazione. Certe cose, certe persone, come quelle che stanno dietro i fatti che ho citato sopra, o si combattono o si condividono, non si possono ignorare né giustificare.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Camminano tra noi (poche righe, questa volta)

Ci sono quelli dei trentacinque euro al giorno ai profughi, quelli che credono che vivano negli alberghi di lusso, quelli che pensano adeguare al nostro stile di vita, (quindi all’inciviltà diffusa, alle mafie, alla corruzione, alla volgarità intellettuale, ecc.) quelli che fanno le barricate a Goro, le teste di legno di Ponte di legno, quelli che sacrificano al dio Po, quelli che io non sono razzista ma…parlano di quelli che disprezzano, denigrano, rifiutano come “loro”, entità indistinta e misteriosa che non ha volto, voce, connotati, che ognuno dipinge con la propria fantasia a i immagine e somiglianza dei propri fantasmi.

Sono tra noi, tutti i giorni, nascosti, invisibili, pronti a prenderti alla sprovvista con una frase gettata lì sull’autobus, nei luoghi di lavoro, in un bar, per strada.

Camminano tra noi, non sono diversi morfologicamente, non sono vestiti in modo strano, se si feriscono, sanguinano, se provano dolore, piangono, se hanno paura, gridano.

Esattamente come noi. Esattamente come “loro”..

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail