Manduria, la violenza tollerata


http___media-s3.blogosfere.it_cronacaeattualita_9_9c4_anzianoAntonio Stano, un pensionato con problemi di disabilità, è stato per anni tormentato da due bande di ragazzini, la maggior parte dei quali minorenni,  e forse ucciso, a Manduria, un paese pugliese.

Parliamo di un paese di trentamila abitanti, ricco, a quanto rivelano i depositi bancari eppure umanamente poverissimo se, da anni, questi ragazzi potevano impunemente prendersi gioco di un povero vecchio, tormentarlo, filmarlo scambiandosi i filmati, sulle chat, insultarlo, dileggiarlo, senza che nessuno, dalle famiglie, ai servizi sociali, alle forze dell’ordine, abbia fatto nulla.

Le stesse giustificazioni addotte da alcuni familiari dei minorenni coinvolti rivelano una incapacità educativa sconvolgente: cosa devono fare i ragazzi in un paese in cui non c’è niente, come devono passare il tempo?

Per esempio leggendo, tanto per dire, oppure dedicandosi al prossimo, invece che all’eliminazione del prossimo, studiando, praticando sport, crescendo, imparando a diventare umani.

Io credo che in questa vicenda giochi un ruolo importante la deumanizzazione del diverso a cui assistiamo da tempo:  se partiamo dal presupposto che il migrante, il rom, il tossico sono diversi, un po’ meno umani, anzi, alcuni di loro, per niente umani, quanto tempo credete che ci voglia perché diventino meno umani gli anziani, i clochard, i malati di mente? Il passo è molto più breve di quanto si immagini e non è un caso se Hitler cominciò a far ele prove dell’Olocausto proprio con i malati di mente. Probabilmente a Manduria sono solo in anticipo sui tempi.

Naturalmente c’è anche il problema della tecnologia, che i ragazzi maneggiano senza consapevolezza, senza comprendere che il processo che ti fa diventare un’altra persona in chat, che ti fa indossare una maschera, spesso conduce a non toglierti di dosso mai più quella maschera, a farti diventare davvero un’altra persona.  Già Pirandello aveva detto che viviamo tutti un io frammentato, la tecnologia usata senza le dovute cautele velocizza questo processo, lo estremizza e può, in alcuni casi, creare mostri.

I ragazzi oggi non sono più frenati dal caro, vecchio, senso di colpa che ci ha reso nevrotici e depressi ma responsabili, che ci ha insegnato a rispettare e a essere rispettati. Oggi sono diventati proiezioni di genitori frustrati che vedono in loro una possibilità di riscatto sociale e morale e, per questo, giustificano ogni cosa, li difendono, si scagliano con chi, a loro dire, non li sa capire.

Quando una delle madri intervistate dice che suo figlio non è un mostro, si è limitato a guardare i video che i suoi compagni giravano e scambiavano sulla chat, non si rende conto della totale deresponsabilizzazione che attua nei confronti del ragazzo, non riesce a comprendere che guardare certe cose, venirne a conoscenza e non parlarne con nessuno, forse non ci rende mostri ma vigliacchi e persone con una coscienza deficitaria sicuramente sì. Chiunque lavori a scuola sa che a fare caos e comportarsi male sono sempre “gli altri”.

E’ una catena penosa e squallida di assoluzioni, quella che si legge dalle dichiarazioni sui giornali, di gente che sapeva, da anni, anni!, e non ha fatto nulla.  E’ una tragedia molto italiana, questa, di un paese che ha perso le coordinate dell’umanità.

Ha la sua responsabilità anche una scuola ridotta a nozionificio, che non riesce più a formare i ragazzi, sia per l’ostilità delle famiglie, sia per mancanze strutturali  (burocrazia patologica, troppa attenzione ai programmi (che non esistono da anni) e meno ai ragazzi, delegittimazione del ruolo dell’insegnante, ecc.). Questa mancanza di una figura adulta di riferimento in quel periodo delicato che va dalla preadolescenza all’adolescenza, unita alla mancanza di regole e di prospettive, in un paese governato da vecchi che per i giovani non hanno mai fatto nulla, e all’incertezza per un futuro sempre più nebuloso, si risolve in un vivere alla giornata, godere del momento, in una anarchia emozionale che non è nichilismo e non è rivolta, solo il costante e impossibile tentativo di vincere una noia che non si riesce a gestire,  una fuga da sé stessi per non guardarsi allo specchio. La violenza è lo stadio terminale inevitabile di una somma infinita di piccole e grandi sconfitte.

Perché nessuno insegna a questi ragazzi come gestire i sentimenti senza estremizzarli, come sublimare le pulsioni, come indirizzare e anestetizzare la rabbia. La scuola non riesce più ad essere un veicolo di cultura e la povertà culturale di questi ragazzi e queste famiglie è sotto gli occhi di tutti. La novità , casomai, è la  tendenza a minimizzare, ad assolvere, a comprendere, a semplificare anche un episodio così orrendo.

Se ci pensate, sono fascisti. Eh, sì, perchè il fascismo, nella sua radice elementare, denudato della sua ridicola ideologia, non è nè un’opinione nè un crimine ma una malattia: violenza di gruppo verso un inerme, vincere la propria viltà disperdendola nel coraggio del branco, decidere che qualcuno non è degno di vivere accanto a noi. C’è qualcosa di profondamnente fascista in quello che hanno fatto quei ragazzi, nella loro amoralità, nel loro sfogare la propria frustrazione esistenziale cancellando l’esistenza di un altro essere umano.

La violenza è ormai parte del nostro quotidiano, la violenza verbale del nuovo lessico politico, la violenza materiale dei femminicidi, degli stupri, delle aggressioni razziali, la violenza  del pane calpestato e la violenza del branco. La violenza non può essere controllata tramite decreti legge ma va combattuta alla radice.

L’unico ente che può richiamare le famiglie alle proprie responsabilità, che può e deve far suonare il campanello d’allarme nella nostra società per invertire la rotta,  è la scuola, scuola che va rinnovata e ridisegnata non su quello che chiede l’industria ma sui bisogni formativi dei ragazzi, sulla loro povertà etica, sulle loro potenzialità che si dissolvono in ore e ore di chat. Scuola che deve tornare ad essere magister vitae e no0n può vivere sotto la spada di Damocle di denunce e ricorsi al Tar, modellando su questo la propria identità.

Manduria non è una pagina di cronaca, è un segno della fine: se riusciamo a coglierlo, possiamo ancora invertire la rotta, altrimenti, la maledizione che Primo Levi annuncia in apertura di Se questo è un uomo, sarà ineluttabile.

 

 

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L’onu ci condanna per violazione dei diritti umani e noi ci indigniamo per una partita di calcio

migranti condanna Onu

” La politica dell’Unione Europea di assistere la guardia costiera libica nell’intercettare e respingere i migranti nel Mediterraneo è disumana”.

Sono parole chiare, terribili, pronunciate dal principe giordano Zeid Raad al-Hussein, alto commissario Onu per i diritti umani. “La sofferenza dei migranti detenuti in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità”, ha aggiunto l’alto funzionario. La risposta della Ue è stata che l’Unione europea si confronta giornalmente con le autorità libiche perché rendano le condizioni nei campi più accettabili. ( Mi verrebbe da aggiungere un’esclamazione cara al vicequestore Rocco Schiavone ma mi trattengo perche’ ho deciso di non usare piu’ il turpiloquio nei miei articoli. ma a volte e’ dura).

Un reportage della Cnn  testimonia una tratta di esseri umani in Libia, con giovani ragazzi e ragazze venduti all’asta come schiavi. (Fonte: La Repubblica on line, titolo molto piccolo)

Basterebbero queste parole, questi fatti a mettere a tacere i cori dell’aiutiamoli  a casa loro o quelli che considerano il ministro Minniti un ottimo candidato premier, o ancora il presidente del Consiglio Gentiloni, che ieri ha affermato che l’Italia ha fatto moltissimo per i migranti.  Sarebbe stato piu’ preciso se avesse dichiarato che alcuni italiani, nonostante la politica e il clima che si respira nel paese, hanno fatto moltissimo per i migranti, ricevendo in cambio, spesso, insulti e calunnie.

L’Onu conferma quanto le Ong e chi approccia il problema dei migranti non come un peso di cui liberarsi al più presto, ma come un dramma epocale che dovremo affrontare con misure ben diverse da quelle che sono state prese e come un problema culturale, che comporta  la lotta senza quartiere a ogni razzismo e discriminazione, hanno denunciato da tempo.

Ma la notizia, che dovrebbe scuotere le coscienze di tutti noi, viene inserita in secondo piano sui giornali, quasi nascosta, mentre viene ben evidenziata la sconfitta della nazionale italiana di calcio e palesato lo sdegno verso i vertici della federazione che rifiutano di dimettersi.

Chi scrive ama il calcio, tifa Samp e segue la nazionale, anche se non più con il trasporto di una volta, da quando il calcio è diventato poco più che un circo gestito e praticato da mercenari. Tuttavia mi sono rifiutato di commentare, anche sui social, una notizia risibile , inutile, assolutamente insignificante come quella della sconfitta della nazionale rispetto a quanto sta accadendo nel nostro paese e nei paesi a noi vicini.

D’accordo, non si può sempre parlare di drammi, a volte anch’io in questa sede discuto di musica, calcio, libri, ecc. ma è ignobile e osceno trasformare in dramma una sconfitta in una partita di calcio e parlare di eroi e di indignazione lo stesso giorno in cui il nostro paese viene accusato di essere complice di un massacro che viola i più elementari diritti umani, un massacro che riguarda uomini, donne e bambini.

Mi verrebbe da dire che è un segno dei tempi ma, se così fosse, le parole terribili con cui Primo Levi conclude la poesia che apre Se questo è un uomo,  hanno assunto un valore profetico, stanno per avverarsi. Se così fosse, siamo maledetti per aver dimenticato cosa l’uomo ha fatto allora e per aver ricominciato a farlo, ammesso e non concesso che l’uomo abbia mai smesso di massacrare i propri simili.

Non voglio credere che siamo diventati questo, un paese in cui un pallone calciato in  rete riscuote piu’ interesse della notizia di una strage. Non ci voglio credere ma sta succedendo: lo stesso, ridicolo risalto alla notizia di oggi, veniva dato ieri sui giornali al terribile terremoto in Iraq che ha causato almeno trecento morti e ha la grave colpa di aver disturbato il pre partita degli italiani.

Fatevi ammazzare solo quando non si gioca a calcio o una nuova attrice non ci rivela che il mondo dello spettacolo non è adatto alle educande,per favore, e forniteci una bella foto straziante così che per quarantotto ore possiamo esporla sulla nostra pagina Facebook e poi cancellarla, altrimenti porta male.

Come insegnante, sono preoccupato per il futuro che si prospetta di fronte ai ragazzi che  mi siedono di fronte ogni mattina. Un futuro dalle prospettive nebulose, a causa di una politica piu’ interessata a  reiterare logiche di potere che ad occuparsi dei problemi del paese, un futuro da debitori, proni alla legge delle vendite a rate, dei mutui a tasso agevolato, dei black friday, un futuro da adepti al guru di turno, pronti a bersi le bufale della rete, a seguire questo o quel profeta che ha la ricetta perfetta per risolvere i nostri problemi, ricetta che si materializza, quasi sempre, in licenziamenti, lavori flessibili, compensi risibili, eliminazione e demonizzazione dei sindacati, ecc.

Ma, soprattutto, gli si prospetta un futuro dove il concetto di umanità verrà rimodulato a seconda della latitudine e quello di diritti civili a seconda della convenienza politica del momento. Un futuro dove la corruzione sarà la regola, la menzogna legge e la disinformazione una necessità per il potere, un futuro dove il nemico avrà sempre un colore diverso, parlerà una lingua diversa e sarà la causa di ogni male, anche dell’eliminazione della nazionale dai mondiali, ma, soprattutto, servirà a distogliere l’attenzione dai problemi reali, rendendoci, sempre piu’ miopi, sordi e ciechi, come le tre scimmiette del tempio scintoista, sempre piu’ scimmie ammaestrate e sempre meno uomini e donne dotati di libero arbitrio ( che verrà proibito per legge).

Questa è la nostra società, non quella dipinta da Orwell, questo è il mondo in cui viviamo, il paese dove abitiamo, la gente che incontriamo ogni giorno, la politica che subiamo. Questo è il nostro tempo , e non è un bel tempo.  

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