Perché non condivido l’entusiasmo per le sardine

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Chi mi conosce sa che ho sempre difeso i giovani che scendono in piazza e continuerò a farlo, ma sa anche che ho sempre affermato che la politica devono farla i politici e non può partire dal basso. La parabola dei Cinque stelle è un triste esempio che conferma il mio pensiero in proposito. Il popolo ragiona di pancia, la politica dovrebbe usare la testa.

Vedo molto entusiasmo in giro per il movimento delle sardine e già il nome, una felice invenzione mediatica, mi induce a fare alcune riflessioni prudenti.

Se ne parla come di uno spontaneo movimento antifascista, Bella ciao torna a risuonare nelle piazze, ecc.ecc.

Ho più volte manifestato la mia perplessità nel definire la deriva populista “fascismo” e le stesse perplessità le ho a definire le sardine come “antifascismo”. Il motivo è, per entrambe i fenomeni, l’assenza di un pensiero politico alle spalle. Per essere più chiare, l’assenza di un corpus di conoscenze acquisite necessarie a formare un’opinione che si possa definire politica.

Io sono stato un contestatore all’università, ho manifestato con gli operai dell’Italsider, sono sceso in piazza contro la guerra del golfo, ero a Genova nel 2001: parliamo di piazza di centinaia di migliaia di persone, di un pensiero forte, di proposte concrete: tutto si è rivelato inutile. L’università arranca ed è un centro di clientelismo e nepotismo, le due guerre del Golfo si sono combattute, il mondo migliore che chiedevamo nel 2001 non c’è.

Mi chiedo quindi, come si possa anche solo pensare che un movimento che raccoglie nelle piazze migliaia di persone appartenenti per lo più a una sinistra frastagliata e divisa, uniti solo dall’avversione e dalla paura nei confronti di Salvini, possa in qualche modo incidere sul presente.

La dichiarazione dei leader delle sardine, di non volere i partiti, la dice lunga sull’insipienza politica degli stessi e su quel tocco di arroganza giovanile che ci sta, e che purtroppo i Cinque stelle non hanno mai perso.

Temo che Bella Ciao sia noti ai più per via della Casa di carta e che la suggestione di quella fiction, geniale ed anarchica, giochi un ruolo importante in questo movimento.

A me sembra una riedizione del vaffa politically correct, simpatica, sicuramente rigenerante, ma priva, come spesso accade, di un reale contenuto.

Non ci sono proposte concrete, non c’è una via politica, solo una protesta dai toni contenuti, una rabbia radical chic, mi verrebbe da dire.

Io penso, so di essere in minoranza, che il Pd abbia fatto bene a sfruttare l’onda, che temo breve, di questo movimento per mettere sul tavolo la carta dei diritti civili e spero che abbia la costanza e la forza di mantenerla.

Il Pd, che ci piaccia o no e a me non piace per niente, tanto per essere chiari, è l’unica forza in grado di fare massa critica a sinistra alla deriva populista, a patto che ritrovi un’anima e inverta la direzione che aveva preso Renzi, sapendo che con Renzi dovrà comunque trovare un accordo.

Temo che molte persone del secolo scorso, come chi scrive, stiano confondendo una iniziativa mediatica con il ritorno di una stagione di lotte che ha avuto ben altri interpreti e ben altre interpretazioni.

Nel tempo della nostra gioventù, leggevamo Marcuse e Popper e, anche chi non è mai stato marxista, come me, aveva ben presento il concetto di redistribuzione della ricchezza e di disuguaglianza come aveva ben presente quello che la Resistenza ha rappresentato per il nostro paese.

La gioventù oggi, e non me ne vogliano, lavoro con loro e per loro, è di una ignoranza sconcertante, ha una vaga idea del fascismo ed è autoreferenziale. Forse i leader delle sardine fanno eccezione, li ho sentiti parlare e non mi pare, ma sono certo che la stragrande maggioranza di quelli che erano in piazza non sanno chi era Bombacci o Bordiga, per dirne una, e sarebbe già un peccato veniale, ma temo non sappiano neanche cosa siano stati gli anni di piombo, la speculazione industriale, il compromesso storico, ecc. Ed è un peccato un po’ meno veniale per chi pretende di guidare un movimento di rinascita del nostro paese.

Non sono stato tante cose in questi anni, non sono stato democristiano, renziano, piddino, più recentemente non sono stato Charlie Hebdo e oggi no, non me la sento proprio di essere una sardina.

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Un piccolo episodio di razzismo quotidiano

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Sono seduto alla Asl, attendo che passino dieci minuti dopo il vaccino per essere sicuro che non dia reazioni strane. Ci sono molti anziani seduti attorno a me, in attesa. Una signora sudamericana, con un figlio disabile, fa la spola tra due ambulatori e prende quattro biglietti per essere sicura di non perdere troppi turni. Mi spiego: se, mettiamo, la donna aveva il biglietto numero quindici ma in quel momento era nell’altro ambulatorio, al suo posto passa il sedici, ecc.

Non ruba nulla a nessuno, vuole solo vaccinare il ragazzo il più presto possibile.

Una signora la apostrofa dicendo che “così non si fa”, la signora sudamericana, gentilmente, spiega il problema, serpeggia il malumore fino a quando un altro signore dice:” Si vede che al loro paese sono abituati così”. Nonostante sia restio a discutere con persone anziane sto per intervenire ma la signora sudamericana si difende benissimo e riesce, finalmente, a vaccinare il ragazzo.

È un episodio piccolo ma significativo che mostra come il razzismo sia ormai diventato quotidiano, spontaneo, gratuito, parte integrante del comune sentire popolare. È così che si spiega il successo della impresentabile e grottesca destra nostrana: sentono lo spirito del tempo e lo interpretano come sanno, nel modo più becero possibile.

Per altro, il signore ha parlato come se dalle nostre parti fossimo tutti anglosassoni. o tedeschi, rispettosi delle file e delle regole e il nostro non fosse il paese delle mafie e dell’evasione fiscale, della corruzione alle stelle e del gattopardismo, delle furbizie e delle scorciatoie.

In quest’ ottica va inquadrato l’episodio di Verona: secondo l’imbecille che guida gli ultras, da sempre razzisti ,della squadra scaligera, Balotelli non sarebbe “del tutto italiano” per via del colore della sua pelle. E’ un’affermazione di una tale idiozia che ci sarebbe solo da ridere, invece Salvini la cavalca, paragonando Balotelli agli operai dell’Ilva e alcuni consiglieri comunali di Verona aggiungono un carico da undici minacciando di diffamare chi scopre l’acqua calda, cioè che da quelle parti esiste un razzismo abbastanza diffuso. E’ lo spirito del tempo, l’imbecillità che diventa regola, la carenza di neuroni he si trasforma in vantaggio evolutivo.

Come si combatte questa che è una vera e propria malattia sociale, un’epidemia sempre più diffusa?

Prima di tutto bisogna avere la volontà di combattere il razzismo e non mi sembra che la sempre più trasparente. insignificante, sinistra italiana abbia questa volontà, parlo di sinistra governativa, naturalmente. Troppe volte il Pd ha evitato di prendere posizione su questioni di principio, troppe volte, per non fare il gioco della destra, ha finito per favorirla e per confermare le sue tesi ( vedi Minniti e l’inesistente invasione di migranti).

Per fare politica vera ci vuole coraggio e, a meno di non confondere per coraggio l’arrogante narcisismo di Renzi, non me ne vogliano i suoi fans, io lo considero l’unico vero politico non fascista che sieda in parlamento, gli altri magari sono anche antifascisti ma non sono politici, quindi a meno di non confondere il coraggio con l’arroganza, di coraggio in parlamento non se ne vede neanche una briciola. Neanche quello necessario a rigettare con decisione gli accordi con la Libia e a cancellar ei due decreti sicurezza.

Io sono disgustato dal Pd e dalle sue varie ramificazioni, da questa non politica, dal tradimento di valori che avrebbero dovuto essere il punto di partenza e non vecchi arnesi da accantonare. Se l’alleanza con i cinque stelle era mirata a evitare la resistibilissima ascesa della destra, allora sarebbe stato necessario combatterla, la destra, sbugiardarla ogni giorno, rivelarne l’inconsistenza politica e lo squallore ideologico, sputtanarla senza sosta. Invece tutto tace e si lascia campo a Di Maio, l’uomo senza qualità che, insieme all’uomo per tutte le stagioni che guida il governo, sta mostrando i suoi limiti politici e umani.

È anche per questa apatia, per questa accettazione del razzismo quotidiano, per questo assuefarsi all’iniquità, per questa inspiegabile incapacità di reagire alla politica del nulla dei fascisti, che questo paese sta vivendo il periodo più buio della sua storia repubblicana.

Nel mio nuovo libro, Il granello di sabbia, ho immaginato un futuro in cui si è arrivati alle estreme conseguenze, si sono realizzate le tesi più estreme portate avanti da una certa politica. Comincio a pensare che invece di una distopia, potrei aver descritto un possibile futuro nemmeno troppo lontano.

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Il governo senza vergogna, di nuovo.

Quante speranze potevano esserci che un governo formato da una forza di destra, guidata da un post fascista senza alcun retroterra culturale e una forza di sinistra in crisi potessero rappresentare un vero cambiamento rispetto all’esecutivo precedente, il più a destra dell’Italia post fascista? Poche e infatti…

Il recente accordo sulla redistribuzione degli immigrati e le disgustose dichiarazioni di Di Maio che vi hanno fatto seguito, mostrano che questo è un governo senza coraggio, preoccupato di recuperare il consenso elettorale perduto e incapace di svoltare verso una politica diversa.

Sia Conte che Di Maio hanno ribadito che la politica sui migranti non cambia, perpetuando il mito dell’invasione e di un’Italia che non riesce a sostenere il carico dei nuovi arrivi. Così siamo arrivati all’ennesimo accordo scarico barile. Continuando a dire le stesse bugie che hanno fatto la fortuna di Salvini.

E’ evidente che il modello Riace non è stato cancellato solo dall’ignobile sindaco leghista che, poichè non c’è fine al ridicolo, a intitolato il paese a due santi che si occupavano degli ultimi della terra curandoli, ma anche dal Pd, che ha scelto di non Si riaprire il discorso su un esperimento civile e riuscito di integrazione e accoglienza.

Nel paese di Virgilio, la pietas è morta.

Invece di organizzarla l’accoglienza, di aprire un dialogo con le cooperative e le associazioni che si occupano di quelli di cui il governo non si occupa più, per trovare soluzioni, per ridefinire il modello creato da Mimmo Lucano, invece di nominare Mimmo Lucano commissario per l’immigrazione,siamo andati in Europa a frignare, confidando che allontanato il pericolo del lupo cattivo fossero buoni con noi.

Ogni volta che Di Maio apre bocca, un leghista maledice il furor destruendi ( si fa per dire, naturalmente) di Salvini e si chiede perché ha rotto il giocattolo. Quasi ogni volta che un ministro grillino apre bocca, siamo incerti se ridere o piangere.

Zingaretti, dal canto suo, non apre bocca se non per dire banalità, anche adesso che si è liberato dell’ombra di Renzi, partito per altri lidi in cerca di soddisfazione per il suo insaziabile ego. Come lui, anche gli altri capi corrente del Pd, che con Renzi hanno perso un comodo capro espiatorio. La sinistra non abita più qui.

Della condizione di un paese diviso, dove l’odio si respira nell’aria, dove giunte comunali come quella di Genova conducono una guerra puntuale e spietata contro gli ultimi, non se ne parla, della necessità di ricostruire il tessuto etico frantumato del nostro paese, nessuno fa cenno. Come nessuno fa cenno allo ius soli e alla necessità di riforma delle forze di polizia perché mai più nessuno venga pestato in carcere.

L’internazionalismo è uno scomodo retaggio del secolo scorso, così come la solidarietà e la cooperazione, parole che stavano dietro alle bandiere con la falce e il martello dichiarate criminali dall’Unione europea, mentre la bandiera stelle e strisce che ha mietuto quattro milioni di morti in Vietnam più un numero indefinito in Sud America e che continua a farlo, va benissimo, si può sventolare.

In Italia, si preferisce, come sempre, far finta di cambiare tutto per non cambiare niente, continuando sostanzialmente la politica dell’esecutivo precedente, con meno arroganza e meno volgarità ma con lo stesso identico cinismo.

Lo stucchevole gioco delle candidature, lo spettacolo squallido dei voltagabbana, una politica fatta di niente, sono quanto finora ha offerto questo esecutivo, insieme alla promessa di stanziare fondi che non ci sono, di sanare un’evasione fiscale insanabile, di risolvere problemi strutturali del paese irrisolvibili da questa banda di fascistoidi e post sinistroidi che si vergognano di Bandiera rossa.

Posso concludere solo dicendo: che schifo!

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Renzi: un divorzio necessario

Che non abbia mai avuto uno spiccato senso strategico è noto: ogni volta che ha tentato di fare uno strappo, per citare il caso più clamoroso, il referendum costituzionale, l’ha fatto nei modi e nei tempi sbagliati.

Che abbia capacità fuori dalla norma è altrettanto indubbio, anche se la media dei politici italiani è di livello talmente basso che, a malignare, viene a dire che non è che ci voglia molto.

Che si ami alla follia e l’autocritica non sia il suo forte traspare anche dalle dichiarazioni rilasciate oggi: nessun rimpianto per gli errori commessi, la colpa del suo fallimento è dei franchi tiratori interni al partito, la riproposizione di uno storytelling del suo governo che non corrisponde alla realtà.

Nonostante quanto scritto sopra la scissione di Renzi appare, senza dubbio, necessaria, probabilmente in ritardo di parecchio rispetto a quando avrebbe dovuto essere consumata, ma del tutto fuori tempo, come spesso è accaduto all’uomo di Rignano.

Renzi se ne va lasciando una posizione di forza, è questo va a suo merito: è stato il demiurgo dell’alleanza innaturale con i Cinque stelle per frenare l’avanzata di Salvini ( e il tempo dirà se questo è un merito), il suo discorso al Senato è stato il discorso di uno statista, perché adesso?

E’ ovvio che la mancata presenza di toscani al governo è un’idiozia, un pretesto per uno strappo che sembra, tuttavia, in contrasto come quanto Renzi dichiara: ha fatto di tutto per formare il governo e il giorno in cui il governo si insedia, lascia, non esattamente come Cincinnato, a giudicare dalle sue intenzioni.

Io non nutro simpatia per Renzi, non sopporto il suo ego, il suo vittimismo, la sua scarsa capacità di assumersi le responsabilità dei fallimenti, quindi quando stamattina ho visto che la scissione, finalmente, è cosa fatta, ho tirato un sospiro di sollievo: forse potrò tornare a votare Pd, un domani, e credo sia il pensiero di molti, a sinistra.

Questa scissione così fuori tempo mi sembra una vendetta consumata a freddo in un momento in cui non se ne sentiva davvero il bisogno, l’ennesimo errore tattico di un grande politico incompiuto, come si dice nel calcio, un grande talento nei piedi ma un cervello non sempre collegato agli stessi.

Mi sento però, nonostante l’antipatia che mi separa da lui, di fargli gli auguri per questa nuova avventura: c’è bisogno di un partito di centrodestra liberale e democratico,nel nostro paese, e Renzi è l’uomo giusto per guidarlo.

Quanto al Pd, vedremo come uscirà dalla palude in cui si è, giocoforza, immerso e potremo finalmente valutare la statura di Zingaretti,sperando che ci riservi liete sorprese.

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Non è colpa del Pd se siamo un paese razzista

Salvini

L’unica nota che sa suonare Salvini è quella del razzismo, tema che, a giudicare dalla vittoria di Pirro in chiave europea ottenuta ieri, ottiene un certo successo nel nostro paese, sempre più ignorante, egoista, chiuso, provinciale, sempre più distante dai valori di quella Costituzione che viene tradita ogni giorno.

Dico vittoria di Pirro perché, in chiave europea, Salvini e i suoi miserabili amici sono, per fortuna, largamente minoritari e l’unico risultato pratico che otterrà sarà quello di isolare l’Italia dall’Europa che conta e che ha largamente contribuito a fondare. Ma per spiegare questo alla massa di imbecilli razzisti che costituiscono lo zoccolo duro del suo elettorato, non  basterebbe un’enciclopedia..

In chiave interna è comunque una vittoria di Pirro, al netto di pochi, devastanti risultati che potrà ottenere nell’immediato, come l’oscena flat tax, la tav, la pericolosissima e perniciosa autonomia regionale.

A settembre bisognerà fare i conti e saranno conti salati e amarissimi per questo governo e per noi. Ma Salvini non può far saltare il banco, primo, perchè le elezioni nazionali non sono le europee, e un certo rischio di vedersi ridimensionato lo corre, secondo perché i bravi borghesi italiani sono razzisti ma tendenzialmente liberali, non vedrebbero di buon occhio un’alleanza con Fratelli d’Italia e con la morente Forza Italia. Quindi gli tocca giocare al gatto col topo con i Cinque stelle al tappeto e poi scaricare su loro e la perfida Europa le colpe quando arriveranno le mazzate e il governo cadrà.

Perché Salvini cadrà presto e scomparirà nell’oblio ma riuscirà, nel frattempo, a fare danni gravi e irrimediabili al paese.

L’unica alternativa, che piaccia o no, è il Pd: inutile dire che ha preso meno voti delle precedenti elezioni, il Pd è in ripresa ed è l’unica alternativa valida alla deriva neofascista. I patiti della rivoluzione proletaria si rassegnino al fatto che la storia non torna indietro, per fortuna, e Zingaretti raccolga le istanze ambientaliste dei verdi, ad esempio, che anche senza prendere un seggio da noi, in Europa hanno sfondato. In Italia no, perché notoriamente, problemi ambientali tra ecomafie, rifiuti tossici ed emissioni di idrocarburi noi non ne abbiamo e viviamo immersi in una idilliaca atmosfera pastorale turbata solo dalle orde di migranti.

Il Pd non può continuare ad essere imputato di tutte le colpe del mondo da chi ha ottenuto il 2% dei voti e non è quindi gradito alla gente. Ha ricevuto un mandato che è quello di fare opposizione: netta, chiara dura e, possibilmente, di sinistra. Comincino a smentire quotidianamente quello che dice Salvini, ogni due parole una è una bugia, comincino a fare quello che la sinistra ha sempre fatto benissimo e provino ad abbreviare la vita a un esecutivo devastante.

Anche i Cinque stelle hanno l’opportunità di rinnovarsi, cacciando Di Maio e Di Battista,  due carrieristi idioti e ritrovando quelle istanze che avevano portato il movimento ad accendere la speranza in molti di avere di fronte, veramente, una forza nuova capace di cambiare il sistema. Non lo faranno e anche loro, molto presto, scivoleranno nell’oblio.

Questo voto costerà vite umane, non dimenticatelo voi che incolpate Renzi e il Pd di tutti i mali, questo voto costerà vite umane perché una parte di italiani che mi vergogno di chiamare miei connazionali, vuole questo. Questo voto costerà vite umane che ricadranno su tutti noi, non dimentichiamolo la prossima volta che entreremo in un seggio elettorale.

La democrazia si rispetta, ma non è necessario rispettare nè i razzisti nè un assenteista bugiardo, razzista e volgare che ha trovato la gallina dalle uova d’oro ed è solo l’ennesimo razziatore a furor di popolo di questo paese. Bisogna sbugiardarlo, quotidianamente, ossessivamente, senza tregua, bisogna continuare a urlare che il re è nudo e fa parecchio schifo, non bisogna perdere la rabbia.,

E’ un brutto momento per l’Italia, forse il peggiore del dopoguerra, dobbiamo contribuire tutti a fare sì che duri il meno possibile. Io di sprofondare nel baratro con una banda di idioti e una di idiotir azzisti non ho nessuna volgia.

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Ricominciare dalle periferie

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Le periferie sono non luoghi, discariche umane ai margini delle città dove vive chi è tagliato fuori totalmente o quasi totalmente da una qualsiasi opportunità di riscatto sociale, gli indesiderati, gli impresentabili veri, gli emarginati. Le periferie sono brutte, spazi nati senza un dimensione sociale e destinati a restare chiusi dietro una frontiera invisibile e invalicabile. la bruttezza come dimensione estetica è già di per sé emarginante, non comunica. non apre spazi di pensiero.

Io sono nato e cresciuto in periferia, una periferia assai diversa da quelle odierne. I quartieri operai erano vivi, la gente si conosceva e si riconosceva, le parrocchie e le sezioni del PCI ( ho frequentato più le prime che le seconde, per quanto possa sembrare singolare a chi mi conosce) erano centri di aggregazione reali. I sacerdoti di strada, come quelli che ho avuto la fortuna di conoscere, svolgevano soprattutto il compito di presentare ai teppistelli del mio quartiere possibilità di un rapporto diverso con gli altri, a  riconoscere il sé anche negli altri.

Nelle sezioni si discuteva, si ascoltava Dylan, Cohen, Neil Young e i loro epigoni nazionali, si criticava, si cercavano soluzioni e si forniva una rete di salvataggio sociale a chi non la possedeva.

Parrocchie e sezioni erano centri di coscienza etica e civile, la distanza tra Marx e la dottrina sociale della Chiesa assai minore di quanto si pensi. In periferia forse non salvavi l’anima e non sviluppavi una coscienza da intellettuale organico,  ma ti veniva voglia di migliorarti e di guardare agli altri, di comprendere che il mondo non ruotava attorno a te stesso e che ogni azione implicava responsabilità. Era già molto.

Oggi le periferie sono terre desolate prive di identità, abbandonate a sé stesse in una logica autoreferenziale che non è nemmeno più distruttiva ma ripetitiva, un loop infinito che non ha mai fine. Il tempo, lo spazio, gli spostamenti in periferia assumono una dimensione completamente diversa, diventano non tempo, non spazio, immobilità, spesso scandita dai programmi televisivi, di solito i peggiori.

La sinistra tradizionale, marxista leninista è morta e non risorgerà. Punto. ma una sinistra diversa, con una visione, con ideali forti da trasmettere alla gente può ancora esistere, ha ancora una sua ragione d’ essere e deve ripartire dalle periferie.

La sinistra deve tornare a offrire valori, a dare speranza, a rimettere in movimento quello che è fermo.

Bisogna tornare a parlare con la gente, ad ascoltarla a motivarla e, quando possibile, a istruirla. perché non c’è riscatto sociale senza istruzione, istruzione, non formazione, sapere, non mere nozioni pratiche.

Partire dal piccolo: i problemi di un quartiere. Spingere la gente fuori dalle case, farla riunire, discutere, litigare, proporre. Restituire alle persone la speranza che unendosi si possono ottenere risultati. Risultati che non coincidano, ovviamente, nel mandare via questa o quella etnia, ma nel trovare insieme, soluzioni per una convivenza serena, nel riconoscersi come persone che hanno gli stessi problemi, gli stessi sogni, le stesse paure.

Costa tempo e fatica, tornare a fare questo lavoro che un tempo preti e comunisti sapevano svolgere benissimo. Ma se si vuole cambiare, bisogna scendere dalle poltrone e dalle sedi comode, quasi sempre situate nel centro città, e andare in periferia, dove la sinistra è stata giustamente punita, perché ha tradito le speranze della gente, perché parla ormai un linguaggio incomprensibile.

Tutto il resto è fuffa. La globalizzazione è una realtà irreversibile, è inutile combatterla, ma si può migliorare, trasformarla in una reale risorsa per tutti. legalità è una parola svuotata di significato che quasi mai coincide con  giustizia sociale, un contenitore in cui far confluire tutto e il contrario di tutto, la legalità senza etica non significa nulla ed è il tessuto etico di questo paese che va ricostruito. Imprigionare i corrotti, va bene, ma è necessario inaridire le radici della corruzione. Con le chiacchiere roboanti ascoltate in questi giorni, anche dal teatro Brancaccio, e va tutta la mia simpatia a quelle persone, animate da buone intenzioni ma con poche idee confuse, non si ricostruisce un accidente.

Tornare ad occuparsi delle piccole cose, tornare  a prendersi cura delle persone, questo deve fare la sinistra. Offrire squarci di luce nel buio di una crisi che durerà ancora a lungo. questo bisogna fare.  Le parate, le dichiarazioni, i discorsi sui massimi sistemi hanno fatto il loro tempo.

E’ arrivato il tempo di tornare a sognare un mondo migliore, più equo, più solidale, più giusto, senza stravolgimenti di sistema ma trasformando un moto perverso in un moto virtuoso. Questo è quello che associazioni, politici, persone di buona volontà che si riconoscono in quell’ideologia dai contorni vaghi ma dai principi solidi che si chiama sinistra, dovrebbero fare. Tornare a essere centri di azione sociale e cominciare a farlo dove la società non c’è, dove lo Stato è assente, dove le persone sono sole.

Ovviamente, Renzi e il suo partito , perfettamente omologati alla società globale e alle logiche di mercato, non c’entrano nulla con questo discorso, non lo comprenderebbero, e la stessa natura del renzismo lo rende incompatibile con un’azione sociale capillare.

Io lavoro a scuola, per me guardare al singolo come a una parte del tutto e capire che i problemi del singolo sono i problemi di tutti, è naturale, spontaneo. E’ vero che la classe è un microcosmo ma è anche vero che, gente antica molto più intelligente di me, diceva che il microcosmo è lo specchio del macrocosmo.

Per quanto mi riguarda, tornare a curarsi della gente è l’unica strada possibile per la sinistra, se vuole avere ancora una speranza non di governare, ma di rendere il mondo migliore. Che sarebbe già un gran risultato.

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Apocalittici e integrati

In questi giorni a Genova si respira una conflittualità sotterranea, una rabbia che ribolle soprattutto nei militanti di sinistra che hanno la mia età, dai cinquant’anni in su, e che non trova sfogo perché la contrapposizione con chi è più giovane, o è rimasto fedele alla linea, si arresta di fronte a un muro assolutamente invalicabile.

Il concetto di astensione attiva e punitiva viene frainteso da chi porta avanti la teoria del meno peggio, del voto utile,  o peggio, ostenta il pericolo nero, come Berlusconi ostentava il pericolo rosso.

Basta vedere la rilevanza che sui social network viene data a un movimento insignificante, politicamente irrilevante e, nei fatti inesistente, come Forza nuova. Forza nuova, movimento anticostituzionale che andrebbe immediatamente sciolto, formato per lo più da devianti frustrati incapaci di capire che se sono delle infami merde è anche per colpa loro perché tutti hanno la possibilità di scegliere, esiste solo nei post dei social che amplificano un messaggio assurdo che ha la stessa presa che potrebbe avere un movimento politico guidato dal ballerino della Tim.

Lo aveva spiegato bene Noam Chomsky e ribadito Umberto Eco che se il nemico non esiste, bisogna crearlo. Così, dato il crollo delle ideologie che ha appiattito le proposte politiche su una sostanziale uniformità, ormai necessaria e quasi inevitabile, in un sistema dove la finanza ha soppiantato la politica, ognuna delle parti in lotta, entrambe prive di qualsiasi principio etico che non sia il potere a qualsiasi costo, inventano nuovi nemici: ieri degli inesistenti comunisti, oggi leghisti e Forza nuova, agglomerati politici marginali e irrilevanti, se si facesse una legge elettorale seria, cosa che il Pd e Forza Italia temono più del demonio.

Io non credo sia necessario aver letto Bakunin, Marx o Marcuse, essersi sciroppati Wittgenstein e Adorno, e tanto che c’eravamo anche  Hegel e Heidegger ( perché il nemico va combattuto con le sue armi) per comprendere che l’approvazione del provvedimento sullo ius soli, tardivo e cervellotico come ogni legge che esce da questo governo, ma necessario, è stata tirata fuori all’improvviso per un cinico calcolo elettorale e non perché la sinistra si basa su valori etici diversi dalla destra.

Meglio: c’è una sinistra che, effettivamente, si basa su valori etici diversi, ma non sta in parlamento, non trova nemmeno un punto di contatto con il pd di Renzi, e non ha, al momento, un referente politico.

E’ una sinistra che cammina e lotta in mezzo a voi, che ogni giorno, ostinatamente  e un po’ masochisticamente, fa quello che ha sempre fatto: prova a cambiare la società.

Se c’è un motivo per cui non metterò mai il mio voto su una lista appoggiata dal Pd è proprio questo: hanno smesso di credere che la società si possa cambiare, si sono adeguati al sistema, hanno usato le armi del nemico fino a diventare il nemico.

Non si spiega altrimenti come si possa proporre lo ius Soli oggi, il decreto Minniti sul decoro dei centri urbani ieri e le sparate della Serracchiani in mezzo. Un melting pot di cazzate che non può definirsi neanche razzista, ma solo opportunista. Il Pd ha fatto proprio il pensiero liquido e l’ha reso talmente fluido da farlo diventare impalpabile.

Così quelli della mia generazione, che hanno vissuto la Dc, il terrorismo, gli scontri di piazza,la mattanza mafiosa, Mani Pulite, la seconda repubblica, etc. si ritrovano attoniti e sempre più furiosi a osservare questo assordante frastuono di nulla, questa politica priva di ideali, di basi epistemologiche elementari, di storia, di senso. Siamo passati dall’Uomo a una dimensione all’uomo senza dimensioni, flessibile, fluido, che s’insinua ovunque e assorbe tutto, basta che sia funzionale a portarlo al potere.

Quello che mi sconvolge è sentire dei giovani ammettere di votare il meno peggio. E che cazzo! A vent’anni per noi era conformista il PCI, abbiamo votato Magri e Capanna (Capanna!!!), abbiamo occupato le università, abbiamo perso sempre, con regolarità impressionante, ci siamo sciroppati Bergman e Buñuel, per mesi abbiamo evitato i cessi e usato solo le turche per non essere accusati di essere borghesi. Abbiamo fatto enormi cazzate, certo, ma ci sentivano maledettamente vivi.

Possibile che oggi un partito che è l’apoteosi stessa del conformismo borghese reazionario (scusate, fatemi parlare così, ogni tanto) un partito asservito senza riserve a quel sistema internazionale delle multinazionali di cui teorizzavano le Br nei loro messaggi sgrammaticati e deliranti, l’unica cosa giusta che hanno detto in mezzo a tanto orrore, tanto globalizzato da svendere i diritti dei lavoratori, devastare lo Stato sociale e mentire anche quando non è necessario, trovi consenso tra giovani colti, razionali, impegnati socialmente?

Possibile quando si elencano le nefandezze degli ultimi anni sentirsi rispondere che qualcosa di buona hanno fatto? E sti cazzi! Anche per mero calcolo delle probabilità, è inevitabile che qualcosa di buono abbiano fatto. ma il mondo va guardato salendo su una sedia, non solo dal nostro caldo angolo riparato. Io vivo una condizione privilegiata , il disagio, quello vero, non quello funzionale a dire che qualcosa di buono hanno fatto, lo tocco con mano ogni giorno e posso affermare senza tema di smentite, Genova è piccola e certi quartieri fanno testo, che la situazione peggiora di giorno in giorno. Stiamo tornando indietro, la realtà è questa. E allora, quel poco di buono che hanno fatto non mi basta..

Possibile che l’uso dello spirito critico si sia a tal punto azzerato? La lega non è fascista, la lega è un partito di primati privi di qualsiasi retroterra culturale che non sia concimare col letame i propri terreni. Mussolini veniva dal socialismo e dall’anarchia, aveva conosciuto Anna Kuliscioff, aveva dietro il più brillante filosofo italiano del Novecento, Giovanni Gentile. Aveva un’idea, aberrante, odiosa, spregevole, ma aveva un’idea di politica e di società. Questi non ce l’hanno, non c’è neanche bisogno di combatterli perché si combattono da soli, con la loro inettitudine, l’incapacità di formulare tre parole in italiano corretto, l’assoluta assenza di pensiero. Non si può scegliere di votare Renzi perché dall’altra parte c’è Salvini. A vent’anni avrei fatto quello che faccio adesso: avrei mandato a fare in culo tutti e due.

Sicuramente sbagliamo noi, sicuramente il futuro è questo: vivere turandosi il naso perché non sai che odori ci sono dall’altra parte. Certamente è anche colpa nostra, avremmo dovuto capirlo prima che ci stavano prendendo per il culo. Ma perché noi, che potremmo starcene tranquilli, siamo così incazzati e voi, che tranquillità sul vostro futuro non ne avete, siete così integrati? Si tratta solo di letture diverse della realtà, di letture diverse in assoluto o siete figli di uno Zeitgeist che non ci appartiene e che non potrà mai essere il nostro?

Non ho risposte, quello che so è che, per quanto mi riguarda, il futuro è nei prolet. Ancora.

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L'astensionismo spiegato a mia figlia

Vedi, essere di sinistra una volta, prima di Berlusconi, prima che tu nascessi, significava essere e sentirsi diversi, portarsi dentro il dovere morale di rispettare le regole anche quando le si contestava, di essere integerrimi e onesti senza sbandierarlo ai quattro venti e senza mostrare scontrini. Significava spendersi per gli altri, gli ultimi, senza distinzioni.

Essere di sinistra non era facile, c’erano i fedeli alla linea, le teste pensanti, gli anarcoidi, come me, e quelli che pensavano che, forse, era necessaria qualche concessione al sistema se si voleva abbatterlo. Quelli hanno vinto, noi abbiamo perso.

Non ascoltavamo il rap ma poeti come Dylan e Leonard Cohen, studiavamo le strofe dei cantautori per coglierli in fallo, leggevamo di tutto, avidamente, ed ascoltavamo l’opinione di tutti, tranne che dei fascisti. Eravamo orgogliosi di appartenere a qualcosa che avrebbe cambiato il mondo e invece il mondo ha cambiato noi.

Andavamo in manifestazione senza sciarpe colorate e senza selfie, perché dovevamo stare attenti a non farci pestare dalla polizia e/o dai fascisti. Siamo scesi in piazza molte volte con i lavoratori dell’Italsider, perché i metalmeccanici, come mio padre, erano i nostri eroi e a nessuno di noi sarebbe venuto mai in mente una legge come il jobs act, se qualcuno di noi avesse pensato che per rilanciare l’economia era necessario arricchire chi era già ricco e rendere più poveri i poveri, lo avremmo mandato via a calci in culo.

Abbiamo seguito le metamorfosi del partito e non abbiamo capito in tempo che Berlinguer, l’ultimo grande uomo di sinistra di questo paese, aveva capito tutto in anticipo, forse per questo era così triste. Abbiamo accettato di non essere migliori degli altri, di rubare come gli altri, anche se gli irriducibili, le teste di cazzo come tuo padre e i suoi amici, hanno ostinatamente continuato a cercare di dare l’esempio, a rispettare le regole per poterle cambiare. Sembra complicato, vero? C’è stato un grande pensatore di sinistra, un poeta, si chiamava Havel, che ha scritto che l’unica arma della povera gente contro l’oppressione è il lavoro ben fatto. Il lavoro ben fatto disturba i corrotti e i corruttori, perturba il sistema, scardina l’ordine.

Brecht ci aveva insegnato che la scuola e lo studio sono armi potenti e alla scuola e allo studio molti di noi si sono dedicati con passione e sacrificio, sempre per la questione del lavoro ben fatto. I principi che insegno ai ragazzi seduti davanti alla mia cattedra, spesso seduti attorno a me, stare in cattedra non mi piace, sono gli stessi con cui sono cresciuto io: la sacralità del lavoro, il rispetto degli altri, non importa se gay, zingari, immigrati, drogati, tutti gli altri, tranne i fascisti, il dovere etico di spendersi anche per gli altri, anche per i fascisti, pensa un po’: per questo molti di noi fanno sindacato o sono parte attiva della società civile.

Eravamo e siamo rimasti teste di cazzo, senz’altro, e sognatori, per questo non possiamo dare il nostro voto a chi ha tradito ognuno di quei valori e di quei sogni. Abbiamo per anni lavorato duro e fatto il nostro dovere in silenzio e l’astensionismo è il nostro modo di dire vaffanculo a chi ci ha traditi e ha usato le nostre bandiere per arrivare al potere e poi gettarle nel cesso.

Non cederemo agli appelli contro la destra rozza votando una destra più raffinata, perché noi i fascisti, quelli veri, quelli cattivi, li abbiamo visti nelle piazze, all’università, li abbiamo sentiti raccontare dai partigiani quando erano ancora giovani e i loro ricordi erano freschi. Questi non ci fanno paura, questi ci fanno solo ridere amaro, sono solo chiacchiere e distintivo. Ci preoccupano di più i fascisti mascherati, quelli delle regole da cambiare, quelli del paese da modernizzare sulla pelle della gente, quelli delle delocalizzazioni e di Marchionne grande imprenditore, quelli che si fanno chiamare centrosinistra e non conoscono Moro e Berlinguer, quelli che due giorni fa erano disposti a un patto elettorale con la destra rozza e forcaiola.

Perché vedi, noi teste di cazzo di sinistra abbiamo un grande difetto: non dimentichiamo e quando veniamo traditi, non perdoniamo.

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Sperando in un paese diverso

Il voto elettorale è una concessione di fiducia e una delega a favore di chi, si ritiene, abbia le competenze e l’autorità, anche morale,di portare avanti le istanze che gli elettori avanzano.

Sto seguendo distrattamente, in questi giorni, la campagna elettorale per le prossime elezioni nella mia città, Genova. So chi voterò in prima battuta, e so chi non voterò in prima e seconda battuta: il  candidato del centro destra e quello appoggiato dal Pd. la novità sta nel fatto che, per la prima volta, non li voterò per ragioni simili.

Non voterò il candidato di centro sinistra appoggiato anche da Pd, perché è ormai evidente la svolta a destra di quello che fu il principale partito della sinistra europea.L’episodio della Serracchiani e l’assordante silenzio della direzione del partito al riguardo, non che la triste, inutile e squallida difesa d’ufficio di quello che fu Michele Serra, la legge sul decoro dei centri urbani e l’assenza di Renzi ieri a Milano a una manifestazione che, personalmente, ritengo l’unica, autentica celebrazione alla memoria di Falcone e Borsellino, una testimonianza di coscienza civile e democrazia invece di parole al vento, testimoniano che il Pd ha fatto una scelta di campo chiara, che non è la mia.

Non voterò il candidato di centro sinistra perché assessore di una giunta che, per motivi elettorali, ha proceduto nel modo peggiore possibile allo sgombero (necessario ma assai tardivo) del campo rom di Cornigliano, ignorando il diritto allo studio dei bambini e dei ragazzi che frequentavano l’Istituto comprensivo del quartiere e rispondendo con un assordante silenzio alle richieste delle maestre e degli insegnanti riguardo alla sorte di quei bambini e quei ragazzi e al loro futuro scolastico.

La politica è l’arte del compromesso e della mediazione, ed è giusto che sia così. Ma i principi sono principi, non  sono liquidi, non sono soggetti a usura e i diritti sono diritti che valgono per tutti. I rom sono impopolari, creavano oggettivi problemi,, l’operazione ha assicurato un consenso facile, sulla pelle di chi non può difendersi, svendendo i diritti dei bambini.

E’ un piccolo episodio, una grave caduta di una giunta che, a mio parere, non ha nel complesso demeritato, ma è un errore che non si può perdonare. Se si comincia a derogare sui diritti di pochi si derogherà sui diritti di molti. Ho scritto a proposito della Serracchiani e in risposta a  Michele Serra, che un politico non deve fare e dire quello che la gente vuole sentire, deve fare e dire ciò che è giusto.

Non voterò il centro destra né i Cinque stelle perché sono stato educato all’antifascismo e tanto basta. Non voterò il centrodestra e i Cinque stelle perché sono, politicamente, il nulla e questo paese ha bisogno di qualcosa.

Vorrei sentire invece del solito e stantio bla bla elettorale, parole nuove, vorrei percepire una visione, un programma di rifondazione morale, oltre che politico.

Vorrei una politica che torni a offrire valori condivisi, che consideri i diritti ineludibili e la giustizia sociale un obiettivo imprescindibile. Voglio sperare che la manifestazione di ieri sia una richiesta di cambiamento forte e rappresenti una speranza di un futuro diverso.

L’ultima volta che qualcuno l’ha chiesto, a Genova, ha ricevuto sputi e manganellate, a Milano è andata meglio e speriamo che sia un segno.

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L'Italia inesistente di Michele Serra e Debora Serracchiani ( e di chi gli dà ragione…)

Un paio di doverose premesse.

1) Lo stupro è un reato odioso, senza attenuanti e chiunque lo commetta va condannato e imprigionato.

2) Non esistono, per fortuna, aggravanti legate alla razza o alla provenienza geografica nel codice penale. Nel caso, si violerebbe palesemente il dettato costituzionale in uno dei suoi articoli immodificabili.

3) Non sono un buonista, ho una lunga esperienza di lavoro con ragazzi stranieri e, quindi, di contatti con le loro famiglie. detesto e combatto da sempre ogni forma di razzismo e trovo particolarmente spregevole l’ondata di razzismo 2.0 recentemente inaugurata dal Pd.

3) Fino a due giorni fa, attribuivo al Pd almeno il merito di non aver mai indugiato su posizioni razziste come la destra e i CInque Stelle ( a me non frega nulla che siano onesti, gente che segue quello che dice Grillo, da sempre fascistoide, e attacca le Ong nel modo in cui l’hanno fatto loro, mi fa schifo). Da due giorni a questa parte, non ha neppure più questo merito.

Debora Serracchiani e Michele Serra, l’ombra del giornalista che fu o che, probabilmente non è mai stato e faceva finta di essere, partono da un assunto sbagliato, quello cioè che l’Italia sia una paese accogliente e ospitale, aperto a chi arriva qui in cerca di una speranza di vita e, che per questo, si sente tradito quando un ospite tradisce.

A parte che nel mondo globale in cui viviamo trovo spregevole l’uso del termine “ospitare” riferito ad altri esseri umani, vorrei informare i due autorevoli esponenti del nuovo centrodestra, perché questo è il Pd di Renzi oggi, che l’Italia non è un paese ospitale.

Forse i due incauti mai hanno sentito parlare di caporalato e non sanno che a raccogliere la frutta e la verdura che imbandisce i loro deschi, quelli di Salvini e perfino quelli dei decerebrati di Forza nuova, sono proprio i nostri “ospiti”, sfruttati, tartassati, trattati come schiavi dai caporali al soldo di proprietari e criminalità organizzata. Nelle imprese edili che a prezzi convenienti ristrutturano le nostre case e appartamenti o, come capitato qualche anno fa in questa città, svolgono lavori per il comune, gli stranieri lavorano in nero, senza diritti sindacali, senza presidi di sicurezza, senza straordinari pagati, ecc. A volte muoiono anche, a volte scompaiono. Spesso lavorano in nero le badanti che accudiscono i genitori anziani, e in nero lavorano anche le giovani schiave che ogni notte offrono il loro corpo ai mariti italiani annoiati dalla routine matrimoniale e in cerca di emozioni forti a buon prezzo.

Potremmo anche parlare del razzismo, delle bugie che stampa e media producono a getto continuo, delle statistiche reali, del termine “invasione” usato a sproposito perché fa vendere, delle statistiche del ministero degli interni e dell’Ista, del fatto che senza stranieri molti di noi non riceverebbero più la pensione o non lavorerebbero, ecc.

Potremmo parlare di una democrazia portata a suon di bombe, degli immigrati rispediti indietro per  essere torturati nelle prigioni libiche e mandati a morire nel deserto, delle Ong attaccate perché loro sì che “accolgono” chi sta per morire, dell’amico Gheddafi con cui per anni i nostri governi hanno stretto affari, ecc.

Vogliamo poi parlare dei centri di accoglienza o, peggio ancora, dei famigerati centri di riconoscimento ed espulsione? Vogliamo davvero parlare di queste vergone nazionali sulle quali tanto ha scritto Gatti in passato, lo stesso Gatti che ha denunciato come le nostre forze militari abbiano fatto affondare un gommone uccidendo, di fatto, uomini,donne e bambini mentre si palleggiavano la responsabilità?

Responsabilità è parola sconosciuta sia a Serra sia alla Serracchiani, sia al partito di cui sono servi. La responsabilità, per un politico, di non dire ciò che la gente vuole sentire ma di dire  ciò che è giusto, corretto e necessario dire, a rischio di essere impopolari, la responsabilità per un giornalista di non giustificare l’ingiustificabile sotto le spoglie di un moralismo da quattro soldi.

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