Cassandra Clare: la fantasy diventa adulta

Breve premessa: d’ora in poi questo blog parlerà di libri. Sono arrivato alla conclusione dopo diversi anni e molti articoli, alcuni raccolti ne Il paese sospeso, il mio primo libro, che sia inutile sia cercare un confronto aperto con chi la pensa diversamente da me, sia stigmatizzare l’ipocrisia che ci circonda per chi ne è perfettamente consapevole. Quindi parlerò di quello che conosco meglio, i libri, la letteratura, fornendo di tanto in tanto qualche consiglio a chi si appresta a scrivere o a chi, come me, insegna a scrivere agli altri. Da anni tengo un corso di scrittura creativa a scuola e ho imparato dai miei ragazzi che la scrittura può essere terapeutica, liberatoria, importante per l’autostima, fondamentale per conoscere meglio sé stessi. Quindi, senza alcuna presunzione, cercherò di fornire qualche consiglio ai colleghi che vogliano sperimentare la scrittura creativa a scuola o ai lettori che vogliano sperimentarla in prima persona.

Cominciamo con una recensione generale dei libri di Cassandra Clare, scrittrice iraniana naturalizzata americana, che ha girato il mondo prima di stabilirsi in California, dove ha lavorato come giornalista.

Il suo primo libro, Shadowhunters, Città di ossa, da cui è stata tratto un buon film e una serie televisiva così così, modifica radicalmente il fantasy molto più a fondo di quanto possa sembrare in apparenza, cambiandone la natura radicalmente.

Come ha raccontato con dovizia di particolari e grande acume, Alessandro Dal Lago nel suo Eroi e mostri, l’ideologia che sta dietro al fantasy classico, dal Signore degli anelli, alle Cronache di Narnia ecc., è un’ideologia reazionaria, intrisa di cattolicesimo di destra e portatrice di valori come l’ordine che cancella il caos, il mito dell’uomo forte, e altro ancora, che appartengono, appunto, alla destra. Per Dal Lago, insomma, e io che al contrario di lui, sono un discreto lettore di libri fantasy, questo genere letterario propone una visione del mondo manichea, porta avanti il mito dell’uomo forte che ha il diritto di schiacciare i malvagi anche con l’uso della violenza, se necessario.

Questo non vale per i libri di Cassandra Clare, dove gli stereotipi del genere vengono completamente ribaltati. Ci sono sempre maghi, demoni, oggetti magici, ecc. ma la prima novità è che si muovono in un mondo non parallelo al nostro ma dentro il nostro, in un tempo che è il nostro. La seconda novità è che i personaggi, una stirpe di guerrieri con sangue angelico nelle vene, i demoni, loro nemici, e lupi mannari, vampiri, fate, elfi, ecc. a fare da contorno, crescono, cambiano, non solo diventando adulti e acquisendo coraggio e forza, nella migliore tradizione fantasy che contempla sempre, al proprio interno, caratteristiche del romanzo di formazione, ma imparando a guardare all’altro, al diverso, con uno guardo nuovo. Conoscendosi e scoprendo di non essere poi così diversi come credevano.

I libri di Cassandra Clare costruiscono un discorso complesso sul valore della diversità e sul rispetto, sulla cooperazione e sull’accoglienza, sulla possibilità che mondi apparentemente destinati a scontrarsi si incontrino e collaborino a sconfiggere un nemico comune, quello del razzismo ottuso che propugna chiusura e violenza come uniche soluzioni.

Per la prima volta in un fantasy, l’omosessualità, sia maschile che femminile, non è più un tabù e i personaggi gay non sono destinati a una fine orrenda, come accade, per esempio, nella saga del Trono di spade ma hanno un ruolo importante, nell’economia dei vari racconti e vengo tratteggiati con grande acume psicologico.

Naturalmente è facile leggere in sottofondo alle trame di questi libri un accenno alle divisioni razziali tornate prepotentemente alla ribalta negli Stati Uniti o all’oppressione religiosa nel paese d’origine della scrittrice, come si leggono chiari accenni alla discriminazione sessuale, all’omofobia, al destino degli emarginati di ogni paese, alla necessità di ricostruire la nostra società su basi diversi. La riflessione sul bene e sul male è meno manichea e più complessa, più ricca di sfumature di quanto di solito sia solito nella letteratura fantasy.

La scrittura è scorrevole, il ritmo incalzante, la trama avvincente. Naturalmente la serialità sacrifica qualcosa alla varietà, i libri possono apparire un po’ ripetitivi, nonostante gli sforzi dell’autrice di inserire ogni volta elementi nuovi, tuttavia reiterare certi valori gioca, specie alle nuove generazioni, a cui questa serie di romanzi è indubbiamente diretta.

Per concludere, consiglio la lettura di questi libri sicuramente ai ragazzi e a chi voglia toccare con mano come si possa parlare di problemi importanti e attuali, senza essere superficiali, divertendo e usando la fantasia.

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Se ripartissimo dai diritti civili?

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Dopo quattordici mesi di appelli alla Madonna, insulti grossolani, sequestri di disgraziati in alto mare, attacchi razzisti, attacchi omofobi, convegni sulla famiglia tradizionale, striscioni sequestrati, saluti al duce, accampamenti di disgraziati sgomberati e neofascisti tranquilli nel loro palazzo al centro di Roma, (questo è stato il governo Conte ed è bene ricordarlo a chi lo riscopre statista),credo che una delle priorità del governo che succederà al peggior esecutivo della storia repubblicana, debbano essere i diritti civili.

Servono leggi più severe contro il razzismo e l’apologia del razzismo, dichiarazioni come quelle che abbiamo sentito dall’ex ministro dell’interno, dalla Meloni e cialtroni vari, sono inammissibili in un paese civile e superano il limite della libertà di espressione, titoli come quelli di Feltri e Sallusti sono indegni e offensivi per l’intera categoria dei giornalisti e vanno comunque sanzionati dall’ordine di categoria.

Servono leggi più severe contro l’omofobia, che va omologata al razzismo e contro chi sparge in giro idiozie sulla fantomatica teoria gender. L’omosessualità, la transessualità,  non possono e non devono essere vissute come una colpa o un dramma ma come uno stato di natura, concetto per altro ribadito dall’organizzazione mondiale della sanità e così devono essere percepite dai media e dalla politica.

Serve ed è ormai fuori tempo massimo, una legge contro la tortura estesa anche alle forze di polizia, insieme al numero di riconoscimento degli agenti.

E’ necessaria una riforma delle forze di polizia mirata sia a una formazione adeguata sia a far sì che non diventino lo strumento repressivo del ministro di turno, come abbiamo visto fare in questi mesi alla Digos, impegnata a sequestrare striscioni inoffensivi a ragazzi e anziane signore, per non parlare dell’agente che ha intimidito un giornalista reo di aver fotografato un altro agente ridotto ad animatore per il figlio del ministro.

Sono provvedimenti che, di fronte alle emergenze economiche, possono apparire secondari ma in realtà, a mio avviso, sono urgenti e necessari. Questo è un paese ignorante, diviso, dove una parte consistente della popolazione non conosce le norme più elementari della convivenza civile e del rispetto, ed è pronta a bersi qualunque idiozia propinino i social ad arte.  Questo circolo vizioso va disinnescato perché è potenzialmente pericoloso per la tenuta democratica.

I diritti civili sono un tema imprescindibile per una democrazia, in un mondo globale è inammissibile sia il concetto di muro sia la stessa idea della diversità. L’educazione civica a scuola, così come era concepita dalla legge, era un’immonda stronzata che, per fortuna, è stata temporaneamente bloccata, altra cosa è l’educazione al rispetto e a riconoscere il valore della diversità come un’opportunità di crescita e non una minaccia, che si tratti di diversità etnica, di genere sessuale, di pensiero religioso, ecc. e su questo punto la scuola non può esimersi dall’intervenire, senza dover diventare oggetto di polemiche campate sul nulla e fanatismi anacronistici che nascondono ignoranza e pregiudizio. La libertà d’insegnamento è un valore imprescindibile per un paese civile e non deve essere messa in discussione da nessuno. Schedare gli insegnanti di sinistra non è solo ridicolo ma anche anticostituzionale.

I diritti civili, ce ne siamo accorti in questi quattordici mesi, vanno riconquistati ogni giorno, non sono mai acquisiti, non vanno mai dati per scontati. Se un ignobile buffone incapace di articolare un periodo semplice può violarli impunemente, significa che bisogna intervenire in fretta perché questo non accada mai più.

Credo che l’approvazione dello ius soli possa essere un buon modo per cambiare rotta radicalmente, un simbolo forte di discontinuità col passato, il punto di partenza per cominciare ad organizzare in modo razionale, le politiche sull’immigrazione.

Credo che l’eliminazione immediata dei due decreti sicurezza, comprese le norme repressive sulle manifestazioni di piazza e la modifica della legge sulla legittima difesa e sulla detenzione di armi, possano essere un altro buon punto di partenza.

Io credo che sovrapporre tout court il fascismo al sovranismo, come molti fanno, sia un errore gravissimo. Il primo passo per combattere un nemico è comprenderlo, entrare nella sua mente e capire le sue ragioni: l’errore peggiore sarebbe quello di pensare che, neutralizzato il buffone, la sbornia autoritaria sia passata. Intanto il buffone ha un seguito consistente, in secondo luogo, se una parte del paese dà credito a gente come lui  e la Meloni, personaggi da commedia di infimo livello, le cui argomentazioni non reggerebbero alla logica di un bambino di quinta elementare, dobbiamo farci delle domande, approfondire l’influenza dei social, il loro potere di condizionamento e gli strumenti più opportuni per contrastarlo. E’ necessaria un’analisi sociologia sui motivi del consenso di questa forma di consenso deviante e deviata.

Il sovranismo non è un’ideologia,  ma la manifestazione dello spirito del tempo, non si basa su un pensiero coerente ma nasce dalle paure e dai pregiudizi di una parte della popolazione che, fino adesso, ha scelto paladini impresentabili che pure tanto danno hanno fatto. Cosa succederà quando i paladini saranno meno impresentabili? Questa è l’inquietante domanda che, chi ha a cuore la democrazia, deve farsi.

Per questo è necessario ripartire dai diritti civili. Altrimenti, la battaglia è già persa.

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