Una nota a margine della nostra anima

Non molto tempo fa la notizia ci avrebbe riempito d’orrore ma oggi abbiamo problemi più importanti di cui occuparci: superare la pandemia, tornare a una normalità che ci ha condotti sull’orlo del baratro, gioire per le partite di campionato, il Pil, l’economia, ecc.

Peccato che il ritorno alla normalità comporti anche la notizia di un corpicino dentro il suo pigiama, su una spiaggia libica. Un corpicino senza nome e, se non c’è un nome, non esiste, una foto sfocata, una nota a margine delle nostre anime.

Non è solo questione di abolire gli osceni decreti sicurezza, un insulto alla Costituzione, il problema è che, passata la grande paura, almeno per il momento, abbiamo ripreso a comportarci come se nulla fosse successo, come se il tempo sospeso del Covid non ci avesse dato modo di riflettere sulle priorità reali della vita, priorità che abbiamo immediatamente accantonato per tornare a una rassicurante, nevrotica, agghiacciante routine.

Dopo essere passati più o meno indenni dall’orrore temporaneo, non c’è più spazio per l’orrore quotidiano, quello dei bambini annegati in mare, quello di un fascista stupratore di minorenni difeso a spada tratta dai suoi colleghi, quello del razzismo dilagante nelle sue varie forme: in questo periodo tocca all’omofobia ma, se verranno abrogati i decreti sicurezza, firmati, ricordo, dall’attuale Presidente del Consiglio, un maestro del trasformismo, si tornerà allegramente a dare addosso ai negher.

Torneremo anche alle fiaccolate, alle adunanze delle sardine, a manifestazioni di piazza che servono solo a far tacere, per lo spazio di qualche ora, la nostra coscienza di bravi borghesi. Fino al prossimo corpicino, sulla prossima spiaggia.

Lo ignoreremo, come abbiamo ignorato questo, perché è molto più semplice imbrattare la statua di un fascista, gesto che non mi sento di biasimare ma sulla cui utilità nutro forti dubbi, che pensare ai morti in mare, morti per garantire la nostra tranquillità, morti per scelta di politici che la maggioranza di noi ha votato, morti per indifferenza.

Siamo, più o meno tutti, come quel personaggio di Brancati, che ogni sera, prima di andare a dormire diceva: Adesso basta, domani cambio tutto.

Il mattino seguente si alzava e tornava alla sua rassicurante, nevrotica, agghiacciante routine.

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Ma i malati sono gli omofobi

Foto di mmi9 da Pixabay

Il prefisso “omo” in greco significa uguale, “fobia” invece designa una paura morbosa, patologica.

Dunque, etimologicamente, l’omofobia è la paura di chi è uguale. La patologia non sta in chi è uguale, ma in chi ne ha paura.

Perché, scusate la citazione, i gay piangono come noi, ridono come noi, se li feriamo sanguinano come noi, perché sono come noi, esseri umani, uomini e donne, che cercano di vivere nel modo più sereno possibile senza rinunciare ad essere sé stessi. Chi non accetta questo è, senza dubbio, disturbato.

Celebrare la giornata mondiale contro l’omofobia nel 2020 è assurdo, pensare che ci sia ancora chi crede che amare in modo diverso sia un segno di perversione o una punizione, è folle, eppure è necessario: basta dare una scorsa ai social per comprendere come gli omofobi, cioè i malati veri, quelli che veramente sarebbero da curare, sono molti, spesso ignoranti al limite dell’analfabetismo, da come scrivono e argomentano, ma molti, probabilmente troppi. Senza parlare dei pseudo intellettuali propagatori di bufale e idee assurde.

Non commettiamo l’errore di pensare che gli omofobi appartengano solo a una corrente politica perché rischieremmo di sottovalutare il problema: certo, i fascisti lo sono sempre stati, ma quale categoria, a parte sè stessi, i fascisti non odiano?

Anche i comunisti sono stati a lungo omofobi ,vedere Pasolini e ad Aldo Busi per approfondire, e certi pregiudizi sono duri a scomparire. La sinistra non è immune da questo male, non lo era neanche quando aveva una presunzione di superiorità. Anzi.

La verità è che la morale di cui siamo impregnati, quel cattolicesimo ipocrita e borghese che va per la maggiore e l’essere fedeli alla linea che andava per la maggiore un tempo, non contemplano chi canta fuori dal coro, non approvano l’espressione palese della diversità. Si fa, ma in silenzio, basta che non si venga a sapere.

Se l’omosessuale si comporta da giullare,se è una rockstar che vive di eccessi per definizione, come Freddy Mercury ed Elton John, allora è tutto ok, è quella trasgressione lecita che ogni sistema consente, se è uno scrittore, magari un grande scrittore come Aldo Busi, va già meno bene, perché fa pensare, ma meno male che la gente in Italia legge poco.

I problemi nascono quando a essere gay è un ragazzo/a normale, che non vuole nascondere le proprie inclinazioni e vuole vivere la propria vita di relazione alla luce del sole. E magari non ha i miliardi e la popolarità di una rockstar.

Ammesso che riesca a superare senza traumi quel momento cruciale che rappresenta mettere al corrente la famiglia delle proprie inclinazioni, e specie al sud si rischiano come minimo le botte e l’emarginazione sociale, i problemi poi nascono fuori, nella vita di tutti i giorni: sul lavoro, a scuola, per strada.

Le violenze, le discriminazioni, gli atti di bullismo contro i gay sono all’ordine del giorno, il pregiudizio omofobico è presente già nei ragazzini e crescendo peggiora. Per non parlare dello stillicidio di battute, frecciate, cattiverie a cui vengono sottoposti quotidianamente.

Sciocchezze come le crociate contro la teoria gender, una legge sulle unioni gay senza coraggio sbandierata come un grande passo in avanti, manco fossimo nel medioevo, carnevalate come quel grande letamaio che è stato il congresso di Verona, le dichiarazioni allucinanti di esseri come Pillon, Adinolfi, Fontana, il sindaco di Genova, un bravo borghese amico dei fascisti che toglie il patrocinio del comune al gay pride, sono segnali allarmanti di un problema ampiamente ignorato dai media che riguarda ognuno di noi: perché i diritti di uno, sono i diritti di tutti.

E’ un problema che va di pari passo con i rigurgiti di fascismo presenti nel paese ma che è, principalmente, culturale. Lo confermano le recenti, deliranti e allucinate esternazioni di quella specie di Celestino V teutonico, che sembra provare un piacere sinistro a distruggere quello che Francesco, a fatica, prova a costruire. Lo conferma una stampa che credo sia da annoverare tra le peggiori dei paesi occidentali. E stendiamo un velo pietoso sulla televisione.

Ecco perché è ancora necessaria una giornata come questa, in questo paese provinciale e bigotto, ipocrita e ignorante, sempre più avvelenato dall’odio e incapace di garantire una reale libertà a tutti i suoi cittadini.

Quando poi, a non essere garantita, è la libertà di amare chi si vuole come si vuole, allora significa che viviamo davvero in tempi bui.

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Confessioni di un ipocondriaco

Io sono ipocondriaco, anche se negli ultimi anni lo nascondo bene. Quando fai un lavoro in cui ogni giorno almeno uno o due ragazzini ti arrivano a dieci centimetri di distanza per dirti che la sera prima avevano quaranta di febbre, la diarrea, la tosse e non si sentono tanto bene, o ti suicidi o cerchi di controllarti.

Per altro appartengo a una generazione sfigata: quella che ha visto l’Aids in piena tempesta ormonale, proprio nell’età delle prime conoscenze carnali, immediatamente rimandate a data da destinarsi, quella ecologista, amante del birdwatching, che ha visto venire fuori l’aviaria, quella che manifestava per togliere il debito all’Africa, ed è arrivato Ebola, ecc.ecc.

Il Covid, ovviamente, per noi ipocondriaci è stato una trauma con un solo lato positivo: tutte le nostre manie improvvisamente sono diventate legge. Ma viviamo da mesi nel terrore, ovviamente, per altro sono anche allergico, quest’anno l’allergia è arrivata prima e potete immaginare l’angoscia a ogni starnuto.

Mi piace il trekking, specie quando sono in montagna ma anche nelle alture vicino casa. Mi piace per lo stesso motivo per cui amo la pesca sui fiumi: amo la natura e posso stare da solo per ore, senza incontrare nessun altro se non mia moglie, a volte neanche lei.

Oggi sono uscito a fare trekking ed è stato terribile. Intanto il sindaco ha detto che la mascherina, obbligatoria nei luoghi chiusi e nei parchi, è fortemente raccomandabile all’aperto. Che cazzo vuol dire? O la obblighi o ognuno si sente in dovere di fare quello che vuole. Infatti…

Incontri quelli che la portano al collo, come un foulard, forse cercando di dare il via a una tendenza, poi quegli altri che se la tirano su all’improvviso se ti incrociano, come banditi che stanno per fare una rapina in banca, quelli senza, che, immancabilmente, o urlano o ridono in modo carnascialesco quando ti incrociano, quelli che la portano e se ti vedono passano dall’altro lato della strada rischiando di essere falciati da un’auto in corsa. E poi…

La scena meriterebbe la colonna sonora di Ennio Morricone: tu hai la maschera, lui ha la maschera, tu stai salendo, lui scende: vi guardate negli occhi, a chi tocca spostarsi di lato per mantenere la distanza sociale? L’immagine di Clint Eastwood che sta per sfoderare la Colt si mescola a quella di Frate Cristoforo che sta per infilzare il fellone fino a quando, finalmente, dopo qualche tentennamento, tutti e due proseguite.

Tornato a casa , ho pensato che, a meno che uno non ti sputi addosso, ed essendo un insegnante e sindacalista non è un’ipotesi così remota, la probabilità di infettarsi per strada è remota. Ma ci sono altri pericoli.

Sali su un autobus e incontri, a un metro di distanza, Povia, che ieri sera ha detto in tv che lui pulisce benissimo casa ed è un omosessuale mancato. Riuscirai a trattenerti dal dirgli di non preoccuparsi, perché è un perfetto idiota?

O incontri Ratzinger, un altro omofobo, per cui le coppie gay sono manifestazione dell’Anticristo, la Shoa no, i bambini siriani che cadono sotto le bombe, no, i gay. Puoi trattenerti dall’andargli davanti e salutarlo con un marziale Sieg Heil?

Peggio, puoi incontrare due leghisti che parlano degli immigrati da regolamentare, in toni ovviamente razzisti. Lì ti salva il fatto che, probabilmente, riesci a capirlo solo dopo, dato il linguaggio che usano abitualmente.

E se incontri Salvini, la Meloni, o Salvini e la Meloni? Più che una mascherina servirebbe una vasca di decontaminazione.

Il Covid è una tragedia, grande, che lascerà molte cicatrici quando finirà, ma i mostri veri, i mali veri del nostro paese, non sono mai andati via. Avevano taciuto, per un po’, e adesso eccoli di nuovo fuori dalle loro luride tane, razzisti, omofobi, complottisti, fascisti, neonazisti, una genia di pezzi di merda che imperversa per tutta la penisola.

Contro quelli, purtroppo, non c’è vaccino.

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Cassandra Clare: la fantasy diventa adulta

Breve premessa: d’ora in poi questo blog parlerà di libri. Sono arrivato alla conclusione dopo diversi anni e molti articoli, alcuni raccolti ne Il paese sospeso, il mio primo libro, che sia inutile sia cercare un confronto aperto con chi la pensa diversamente da me, sia stigmatizzare l’ipocrisia che ci circonda per chi ne è perfettamente consapevole. Quindi parlerò di quello che conosco meglio, i libri, la letteratura, fornendo di tanto in tanto qualche consiglio a chi si appresta a scrivere o a chi, come me, insegna a scrivere agli altri. Da anni tengo un corso di scrittura creativa a scuola e ho imparato dai miei ragazzi che la scrittura può essere terapeutica, liberatoria, importante per l’autostima, fondamentale per conoscere meglio sé stessi. Quindi, senza alcuna presunzione, cercherò di fornire qualche consiglio ai colleghi che vogliano sperimentare la scrittura creativa a scuola o ai lettori che vogliano sperimentarla in prima persona.

Cominciamo con una recensione generale dei libri di Cassandra Clare, scrittrice iraniana naturalizzata americana, che ha girato il mondo prima di stabilirsi in California, dove ha lavorato come giornalista.

Il suo primo libro, Shadowhunters, Città di ossa, da cui è stata tratto un buon film e una serie televisiva così così, modifica radicalmente il fantasy molto più a fondo di quanto possa sembrare in apparenza, cambiandone la natura radicalmente.

Come ha raccontato con dovizia di particolari e grande acume, Alessandro Dal Lago nel suo Eroi e mostri, l’ideologia che sta dietro al fantasy classico, dal Signore degli anelli, alle Cronache di Narnia ecc., è un’ideologia reazionaria, intrisa di cattolicesimo di destra e portatrice di valori come l’ordine che cancella il caos, il mito dell’uomo forte, e altro ancora, che appartengono, appunto, alla destra. Per Dal Lago, insomma, e io che al contrario di lui, sono un discreto lettore di libri fantasy, questo genere letterario propone una visione del mondo manichea, porta avanti il mito dell’uomo forte che ha il diritto di schiacciare i malvagi anche con l’uso della violenza, se necessario.

Questo non vale per i libri di Cassandra Clare, dove gli stereotipi del genere vengono completamente ribaltati. Ci sono sempre maghi, demoni, oggetti magici, ecc. ma la prima novità è che si muovono in un mondo non parallelo al nostro ma dentro il nostro, in un tempo che è il nostro. La seconda novità è che i personaggi, una stirpe di guerrieri con sangue angelico nelle vene, i demoni, loro nemici, e lupi mannari, vampiri, fate, elfi, ecc. a fare da contorno, crescono, cambiano, non solo diventando adulti e acquisendo coraggio e forza, nella migliore tradizione fantasy che contempla sempre, al proprio interno, caratteristiche del romanzo di formazione, ma imparando a guardare all’altro, al diverso, con uno guardo nuovo. Conoscendosi e scoprendo di non essere poi così diversi come credevano.

I libri di Cassandra Clare costruiscono un discorso complesso sul valore della diversità e sul rispetto, sulla cooperazione e sull’accoglienza, sulla possibilità che mondi apparentemente destinati a scontrarsi si incontrino e collaborino a sconfiggere un nemico comune, quello del razzismo ottuso che propugna chiusura e violenza come uniche soluzioni.

Per la prima volta in un fantasy, l’omosessualità, sia maschile che femminile, non è più un tabù e i personaggi gay non sono destinati a una fine orrenda, come accade, per esempio, nella saga del Trono di spade ma hanno un ruolo importante, nell’economia dei vari racconti e vengo tratteggiati con grande acume psicologico.

Naturalmente è facile leggere in sottofondo alle trame di questi libri un accenno alle divisioni razziali tornate prepotentemente alla ribalta negli Stati Uniti o all’oppressione religiosa nel paese d’origine della scrittrice, come si leggono chiari accenni alla discriminazione sessuale, all’omofobia, al destino degli emarginati di ogni paese, alla necessità di ricostruire la nostra società su basi diversi. La riflessione sul bene e sul male è meno manichea e più complessa, più ricca di sfumature di quanto di solito sia solito nella letteratura fantasy.

La scrittura è scorrevole, il ritmo incalzante, la trama avvincente. Naturalmente la serialità sacrifica qualcosa alla varietà, i libri possono apparire un po’ ripetitivi, nonostante gli sforzi dell’autrice di inserire ogni volta elementi nuovi, tuttavia reiterare certi valori gioca, specie alle nuove generazioni, a cui questa serie di romanzi è indubbiamente diretta.

Per concludere, consiglio la lettura di questi libri sicuramente ai ragazzi e a chi voglia toccare con mano come si possa parlare di problemi importanti e attuali, senza essere superficiali, divertendo e usando la fantasia.

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Se ripartissimo dai diritti civili?

diritti-civili

Dopo quattordici mesi di appelli alla Madonna, insulti grossolani, sequestri di disgraziati in alto mare, attacchi razzisti, attacchi omofobi, convegni sulla famiglia tradizionale, striscioni sequestrati, saluti al duce, accampamenti di disgraziati sgomberati e neofascisti tranquilli nel loro palazzo al centro di Roma, (questo è stato il governo Conte ed è bene ricordarlo a chi lo riscopre statista),credo che una delle priorità del governo che succederà al peggior esecutivo della storia repubblicana, debbano essere i diritti civili.

Servono leggi più severe contro il razzismo e l’apologia del razzismo, dichiarazioni come quelle che abbiamo sentito dall’ex ministro dell’interno, dalla Meloni e cialtroni vari, sono inammissibili in un paese civile e superano il limite della libertà di espressione, titoli come quelli di Feltri e Sallusti sono indegni e offensivi per l’intera categoria dei giornalisti e vanno comunque sanzionati dall’ordine di categoria.

Servono leggi più severe contro l’omofobia, che va omologata al razzismo e contro chi sparge in giro idiozie sulla fantomatica teoria gender. L’omosessualità, la transessualità,  non possono e non devono essere vissute come una colpa o un dramma ma come uno stato di natura, concetto per altro ribadito dall’organizzazione mondiale della sanità e così devono essere percepite dai media e dalla politica.

Serve ed è ormai fuori tempo massimo, una legge contro la tortura estesa anche alle forze di polizia, insieme al numero di riconoscimento degli agenti.

E’ necessaria una riforma delle forze di polizia mirata sia a una formazione adeguata sia a far sì che non diventino lo strumento repressivo del ministro di turno, come abbiamo visto fare in questi mesi alla Digos, impegnata a sequestrare striscioni inoffensivi a ragazzi e anziane signore, per non parlare dell’agente che ha intimidito un giornalista reo di aver fotografato un altro agente ridotto ad animatore per il figlio del ministro.

Sono provvedimenti che, di fronte alle emergenze economiche, possono apparire secondari ma in realtà, a mio avviso, sono urgenti e necessari. Questo è un paese ignorante, diviso, dove una parte consistente della popolazione non conosce le norme più elementari della convivenza civile e del rispetto, ed è pronta a bersi qualunque idiozia propinino i social ad arte.  Questo circolo vizioso va disinnescato perché è potenzialmente pericoloso per la tenuta democratica.

I diritti civili sono un tema imprescindibile per una democrazia, in un mondo globale è inammissibile sia il concetto di muro sia la stessa idea della diversità. L’educazione civica a scuola, così come era concepita dalla legge, era un’immonda stronzata che, per fortuna, è stata temporaneamente bloccata, altra cosa è l’educazione al rispetto e a riconoscere il valore della diversità come un’opportunità di crescita e non una minaccia, che si tratti di diversità etnica, di genere sessuale, di pensiero religioso, ecc. e su questo punto la scuola non può esimersi dall’intervenire, senza dover diventare oggetto di polemiche campate sul nulla e fanatismi anacronistici che nascondono ignoranza e pregiudizio. La libertà d’insegnamento è un valore imprescindibile per un paese civile e non deve essere messa in discussione da nessuno. Schedare gli insegnanti di sinistra non è solo ridicolo ma anche anticostituzionale.

I diritti civili, ce ne siamo accorti in questi quattordici mesi, vanno riconquistati ogni giorno, non sono mai acquisiti, non vanno mai dati per scontati. Se un ignobile buffone incapace di articolare un periodo semplice può violarli impunemente, significa che bisogna intervenire in fretta perché questo non accada mai più.

Credo che l’approvazione dello ius soli possa essere un buon modo per cambiare rotta radicalmente, un simbolo forte di discontinuità col passato, il punto di partenza per cominciare ad organizzare in modo razionale, le politiche sull’immigrazione.

Credo che l’eliminazione immediata dei due decreti sicurezza, comprese le norme repressive sulle manifestazioni di piazza e la modifica della legge sulla legittima difesa e sulla detenzione di armi, possano essere un altro buon punto di partenza.

Io credo che sovrapporre tout court il fascismo al sovranismo, come molti fanno, sia un errore gravissimo. Il primo passo per combattere un nemico è comprenderlo, entrare nella sua mente e capire le sue ragioni: l’errore peggiore sarebbe quello di pensare che, neutralizzato il buffone, la sbornia autoritaria sia passata. Intanto il buffone ha un seguito consistente, in secondo luogo, se una parte del paese dà credito a gente come lui  e la Meloni, personaggi da commedia di infimo livello, le cui argomentazioni non reggerebbero alla logica di un bambino di quinta elementare, dobbiamo farci delle domande, approfondire l’influenza dei social, il loro potere di condizionamento e gli strumenti più opportuni per contrastarlo. E’ necessaria un’analisi sociologia sui motivi del consenso di questa forma di consenso deviante e deviata.

Il sovranismo non è un’ideologia,  ma la manifestazione dello spirito del tempo, non si basa su un pensiero coerente ma nasce dalle paure e dai pregiudizi di una parte della popolazione che, fino adesso, ha scelto paladini impresentabili che pure tanto danno hanno fatto. Cosa succederà quando i paladini saranno meno impresentabili? Questa è l’inquietante domanda che, chi ha a cuore la democrazia, deve farsi.

Per questo è necessario ripartire dai diritti civili. Altrimenti, la battaglia è già persa.

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