La stucchevole beatificazione di Roberto Fico, il (finto) duro e puro

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Sventurata la terra che ha bisogno di eroi, scriveva Brecht, che mi capita di citare sempre più spesso in questi giorni, ma è davvero sventurato il nostro paese se ha bisogno di eroi come Roberto Fico.

Bastano due parole di circostanza ogni tanto, buttate lì a caso per far dimenticare che l’uomo ha votato tutte le porcherie escogitate da Salvini, si è adeguato perfettamente alla non politica del Movimento, che, tra parentesi,  non ha fatto nessuna cosa bellissima, come si ostinano a scrivere i giornalisti del Fatto, comprensibilmente restii a prendere atto di un fallimento. Forse lo faranno se verrà approvato quell’altro splendido regalo alle mafie che sarebbe la sospensione per due anni del codice degli appalti.

Bastano due parole di circostanza e subito in alcuni si accende la speranza di un possibile accordo tra i grillini e il Pd. Se c’è una cosa giusta che ha fatto Renzi, è stata quella di chiudere a qualsiasi dialogo con un movimento politico inaffidabile, ondivago e, da un anno a questa parte, disponibile a qualunque compromesso, a qualunque tradimento dei suoi principi fondanti pur di mantenere saldamente il sedere sulla sedia.  Un movimento che quando si trova con le spalle al muro organizza finte consultazioni in rete e risolve il problema con la parodia grottesca della democrazia diretta.

Questo paese sta diventando sempre più retorico e vuoto, a tutti i livelli: frasi fatte, spot, aforismie battute di infimo livello, la politica italiana è ormai ridotta a un enorme spot pubblicitario dove latitano le idee e abbondano le banalità. L’umanità è altra cosa da una dedica fuori luogo, in un giorno che gli italiani non hanno mai sentito come una festa.

C’è stato un libro che ha formato la mia generazione, si chiamava  Essere o avere, di Erich Fromm e, senza un briciolo di retorica, tracciava la strada per un mondo migliore, strada ormai smarrita da tempo. Non lo legge più nessuno e invece bisognerebbe inserirlo come lettura obbligatoria nelle scuole. Altro che educazione civica obbligatoria.

Fico è un arrivista come tutti i componenti del direttorio Cinque stelle, uno che ha trovato la gallina dalle uova d’oro e non vuole lasciarla andare. Se davvero fosse quello che mostra ogni tanto di essere, avrebbe lasciato il Movimento da tempo. Almeno, i due DiDi provenienti da famiglie di estrema destra, sono più coerenti.

E’ inutile ostinarsi a cercare del buono dove il buono non c’è. Chi è alleato di Salvini, che almeno buono non è chiaramente, non può continuare a tenere il piede in due scarpe e se si andrà, come possibile, a elezioni anticipate, sarà il meritato de profundis per quelli che hanno confuso gli anticasta con i sostituti della casta e l’antipolitica con la non politica.

Ma vedrete che nel nostro paese senza memoria riusciranno a riciclarsi alla grande, anche Roberto Fico, l’eroe di due parole ogni tanto.

 

 

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Dei due DiDi, di marce dei colletti bianchi e della libertà di stampa.

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Essendo il parto di un comico annoiato, i Cinque Stelle, inevitabilmente, non possono esulare dal ridicolo. Non si capisce, altrimenti, la riabbia livorosa dei due DiDi dopo la sentenza che ha assolto Virginia Raggi.

Di cosa accusano i giornalisti della parte avversa i due autorevoli esponenti di un movimento politico che appare sempre più allo sbando?

Non certo di essere bugiardi come Marco Travaglio, il cantore delle loro gesta condannato per diffamazione nei riguardi del padre di Renzi. Perché, tolti i  titoli maschilisti e volgari dei brogliacci di destra, quindi vicini al loro alleato di governo, gli altri, i giornali vicini alla sinistra, hanno scritto il vero.

Virginia Raggi non è stata assolta per non aver commesso il fatto ma perché l’ha commesso e non costituisce reato. Sentenza bizantina e un po’ sospetta, per chi non mastica i codici, ma tant’è se vi pare, la legge ha parlato e va rispettata. Ciò detto,  chi ha accusato la Raggi dei fatti addebitati, al contrario del bugiardo Travaglio, non ha diffamato nessuno.

Sembra di rivivere i giorni seguenti alla presunta assoluzione di Andreotti , che assoluzione non fu, perché venne accertato che aveva avuto rapporti con la mafia ma i reati erano stati prescritti. Ovviamente, nel caso del sindaco di Roma, si tratta di fatti meno gravi, di una ineleganza, una caduta di stile o, se volete, di un peccato minore rispetto ai peccati ben più gravi di cui si macchiano i nostri amministratori locali, diverso insomma dal fare affari con la ‘ndrangheta,tanto per restare all’attualità.

La reazione dissennata, triviale e fuori luogo dei due DiDi è l’ennesima prova dell’incapacità congenita di comprendere cos’è la politica da parte del Movimento, incapacità ampiamente dimostrata dal fatto che a dirigere questo governo, ormai, è il solo Salvini, fino a ieri solo un brutto comprimario della nostra politica, oggi una pessima parodia dell’uomo forte. E’ anche, naturalmente, la reazione isterica di chi l’ha scampata bella e può continuare, ancora per un po’, a fare finta che vada tutto bene.

Mi ha inoltre particolarmente disturbato il termine “puttane” usato dai due Abbot e Costello nostrani: le puttane svolgono un lavoro triste e antico quanto il mondo perché uomini per bene le disprezzano pubblicamente di giorno e vi si accompagnano in segreto. “Clienti” sarebbe stata imprecazione più adeguata anzi, perché no, “Clientes”, tanto per smentire chi li taccia di ignoranza. Ma viviamo in una società maschilista, come ben sanno gli esponenti di un esecutivo che si appresta a votare il decreto Pillon.

Non che la stampa nostrana brilli per onestà ed equilibrio, asservita com’è da una parte e dall’altra alle logiche editoriali. L’epoca dei grandi giornalisti sembra finita, tuttavia, chi canta fuori dal coro è sempre gradito, offre un punto di vista diverso, dà la possibilità di riflettere e rivedere, a volte, le proprie posizioni, tutte cose sgradite ai due DiDi. Salvini, furbo e scafato, ha avuto una reazione molto più misurata, nonostante pregustasse già, se fosse arrivata una condanna, l’ennesimo Sacco di Roma.

Se è questa la novità della politica italiana, un giustizialismo di facciata, il turpiloquio per zittire il dissenso, la tentazione di una voce unica e di un unico pensiero, direi che di nuovo ha veramente poco e che quando la gente finalmente si accorgerà che non solo il re è nudo ma è anche idiota, saranno guai.

Una piccola riflessione: personalmente, non sono entusiasta dell’adunata dei trentamila a Torino,  sono sempre stato no Tav anche perché amo molto quei luoghi e considero la ferrovia un’opera inutile e un inutile scempio ambientale, mi ricorda la marcia dei colletti bianchi che, sempre a Torino, produsse una sconfitta storica del sindacato che portò alla stagione del terrorismo. In un paese diviso, avvelenato da liti continue, sempre più partigiano e sempre più incapace di considerare le ragioni dell’altro, la libertà di stampa è un bene imprescindibile, un diritto di tutti, anche di chi oggi sui social plaude ai due DiDI, invitandoli a chiudere la bocca al nemico. A parte che nell’era di Internet è impossibile mettere a tacere il dissenso, i Cinque Stelle dovrebbero fare un monumento ai giornali di sinistra che li hanno creati dal nulla, continuando anche adesso a descriverli come se fossero qualcosa.

Mi permetto per concludere,di dare ai due DiDi un consiglio: comprate un mazzo di rose e distribuitelo alle poveracce che si vendono per vivere nelle strade di Roma: perché oltre al buon senso e al decoro, avete offeso loro.

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Prove tecniche di speculare idiozia

Solo nel paese dei cachi può accadere che il partito al governo si scinda, non per visioni diverse di una parte rispetto all’altra ma per pura sete di vendetta.

Solo con questa categoria si può spiegare la mutazione bertinottiana di Bersani, D’Alema e compagni che, per altro, sono i primi responsabili dell’ascesa al potere di Renzi. Sono state infatti le loro politiche devastanti l’humus da cui è nato il renzismo.

Non vedo, nelle polemiche di questi giorni, visioni alternative, proposte operative e realistiche di un cambiamento di rotta, posizioni politiche contrastanti ma solo un tedioso rinfacciarsi a vicenda la responsabilità di una crisi del partito che è responsabilità di tutti, nessuno escluso. Di chi ha gestito il potere nel peggior modo possibile e di chi, quando avrebbe dovuto serrare le fila, ha chinato la testa.

Se lo scopo è quello di sembrare dilettanteschi, incapaci e ottusi come i cinque stelle, così da conquistare una parte del loro elettorato, è stato pienamente raggiunto.

Nel frattempo, pongo una timida domanda: dov’è la sinistra? Dov’è il partito che fu il punto di riferimento delle classi sociali disagiate, che pagò un prezzo altissimo in vite umane nella fase inziale del contrasto alle mafie, quando ancora per lo Stato non esistevano, dove sono il senso dello Stato e la preveggenza di Berlinguer, il rigore di Pertini ?

Cosa è rimasto di chi ha sperato di trasformare questo paese in una democrazia compiuta?

Non ho sentito da nessuna delle parti in causa alcun accenno alla soluzione dei problemi reali del paese: l’assenza di prospettive per i giovani, la modernizzazione della scuola con la risoluzione definitiva delle disuguaglianze strutturali interne ad essa, il divario tra nord e sud, la lotta alla criminalità organizzata, alla corruzione, una gestione umana e sensata dell’immigrazione, che non dia spazio a derive razziste e populiste, la necessità di premiare gli imprenditori che sanno guardare al futuro, lo0 sviluppo delle energie alternative, la messa in sicurezza del territorio, ecc..

Non ho sentito da nessuna delle parti in causa parlare di politica, nel senso proprio del termine che significa interessa per la polis, per la città, per i cittadini. Solo una vuota retorica del fare, una esaltazione futurista del movimento che resta autoreferenziale e priva di applicazioni pratiche. L’eterno amore dei governanti italiani per le operazioni di facciata.

Da uomo di sinistra, vedo fatti a pezzi da questa gente quei valori che facevano parte della mia generazione: cooperazione, solidarietà, uguaglianza, giustizia. Da uomo di sinistra, mi sento umiliato e offeso.

Possibile che non si riesca a trovare un compromesso, una mediazione, tra il narcisismo patologico di Renzi e  l’arroganza da nobile decaduto di D’Alema? Dividersi dunque, e poi? Consegnare il paese a una destra sempre più fascista o a un partito azienda che ha già manifestato in tutti i modi possibili la propria incapacità a governare, governato da un comico umorale e fascistoide e ossessionato da un’idea assai elastica della legalità, forse nel nome della resilienza? Che fine ha fatto il senso di responsabilità?

Non è più tempo di bandiere rosse, d’accordo, solo chi ama illudersi può credere che quella sinistra tornerà: è stata sconfitta dalla Storia, è passato. Ma, accidenti!, l’alternativa deve essere un berlusconismo all’acqua di rose, un partito neoliberista, anti sindacale e autoritario? E’ davvero questo l’unica strada percorribile? Un giovinastro che cerca il materiale per una prolusione su Wikipedia è quanto di meglio questo partito può produrre?

Io non credo, voglio pensare che ci sia di più e di meglio, ma lo sputtanamento quotidiano di questi giorni è uno spettacolo indecoroso, che non lascia presagire nulla di buono per il futuro, un valzer di idioti che si sputano addosso e non si rendono conto di farlo alla propria immagine riflessa nello specchio.

L’unico lampo di genio è avere inventato la Raggi, finchè dura…

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Uno spartito per tutte le stagioni

Slavoj Zizeck, con il suo tono provocatorio e irridente, afferma nel suo “Dalla parte delle cause perse” che un’ideologia diventa davvero vincente quando, per sconfiggerla, gli avversari assumono modi e temi di quella stessa ideologia.

E’ accaduto in Inghilterra con Blair che ha sostituito la Thatcher portando avanti il suo programma e diventando più thatcheriano di lei, ed è accaduto anche da noi, dove Renzi ha assunto il potere scimmiottando il berlusconismo, fino ad arrivare a emanare leggi che Berlusconi non avrebbe mai osato fare (es. la Buona scuola, il jobs act, ecc.).

Su questa falsariga, sul berlusconismo assunto a canone, spartito buono per tutte le stagioni, si inserisce il ritorno sulla scena politica annunciato ieri da Beppe Grillo. Possiamo osservare, nella messinscena andata in onda a Palermo, alcuni caratteri propri del primo Berlusconi: l’unto del Signore che si propone come salvatore, l’accentramento autoritario del potere, il bagno di folla, ecc.

Nulla di nuovo sotto il sole: il fascismo latente nella mente degli italiani è riuscito a trovare un modo lecito per tornare in auge anche in democrazia: basta rispolverare il mito del demiurgo, dell’uomo forte, che con un paternalismo bonario si carica sulle spalle i problemi del paese per risolverli, e il gioco è fatto: qualche milione di cittadini abbocca sempre.

Che poi Berlusconi sia entrato in politica per evitare bancarotta e galera, che Renzi sia un prodotto del neo yuppismo degli anni duemila, con poche idee, confuse, nessuna cultura politica e pochi scrupoli, che Grillo sia l’espressione del qualunquismo più becero, un raccoglitore di discorsi da autobus, un comico miliardario annoiato che ha trovato un nuovo giocattolo con cui trastullarsi, poco importa: il narcisismo patologico, il delirio di onnipotenza, l’adrenalina del potere sono i veri motori che uniscono questi tre personaggi, che li trasfigurano agli occhi degli altri e portano il consenso.

Il fatto è che l’ideologia berlusconiana, quella sorta di “fascismo soft” che ha governato il paese per vent’anni, è diventato ormai lo spartito da suonare se si vuole arrivare al potere in questo paese e sia Renzi, sia Grillo sono abili esecutori di questa “Sonata per uomo sole e forte”,

L’alternativa a questa situazione che io giudico calamitosa, è che appaia sulla scena una musica nuova, suonata da un ensemble di solisti talentuosi, che non sia la folla di postfascisti che seguì Berlusconi, quella di rassegnati al meno peggio che vota Renzi e quella di adepti a un culto tra il demenziale  e le visioni di Philip K. Dick, che segue Grillo.

Sarà difficilissimo che questo possa accadere in tempi brevi dal momento che negli altri grandi paesi europei la situazione è più o meno la stessa, per non parlare di quella grottesca espansione del reganismo peggiore che è Donald Trump.

Un ensemble così non potrebbe che suonare una musica anarchica e ribelle, come il jazz e gli italiani,si sa, non hanno mai amato il jazz.

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Cinque stelle o del piede in due scarpe

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Non si può essere di destra o di sinistra, non si può essere partito di opposizione e partito di fronda, non si può essere orgogliosi della propria chiarezza e ambigui, non si può fare politica senza una linea politica.

Sono queste, in sintesi, le contraddizioni di un “non partito”, o meglio del partito aziendale della premiata ditta Grillo- Casaleggio. Nell’epoca dell’immagine conta l’apparenza e non la sostanza e nell’apparire sulle prime pagine dei giornali i grillini sono abilissimi, qualche volta nel bene, troppo spesso nel male.

Il penoso voltafaccia sulla legge Cirinnà, sdoganato come esempio di coerenza e spirito democratico, è in realtà un escamotage di basso livello per non scontentare le due anime di adepti: quelli fascistoidi e quelli confusionari-sinistroidi. Due anime che non possono convivere nello stesso nido perché le idee, nonostante quello che dicono Renzi e Grillo, non sono merce, non sono flessibili, non sono avariate.

Porgere così la palla a Renzi, che non aveva nessuna voglia di approvare la legge, è atto degno della peggior vecchia politica, una furbata indegna e squallida che non ha giustificazioni. Si dà per altro una mano anche al cardinale Bagnasco, autore di una intollerabile ingerenza negli affari dello Stato, stigmatizzata con maggiore veemenza dal Papa, tramite i vescovi amici, che dal presidente del consiglio.

Tolta la maschera, i Cinque stelle finalmente si mostrano per quello che sono: un partito senza una linea politica,senza un’ideologia, senza una visione coerente, manovrato da due pupari il cui unico obiettivo è il potere, possibilmente assoluto. A conti fatti, perfettamente sovrapponibili al Pd.

Che questa schifosa partita si giochi sulla pelle delle coppie omo ed eterosessuali e sui loro sacrosanti diritti, rende il tutto ancora più grave, più vile, più imperdonabile. Ma questo è il paese dei continui scandali nella sanità, delle mazzette, delle mafie, della corruzione che ci dissangua, delle raccomandazioni, del razzismo dilagante e della inefficienza come sistema: a chi volete che importi dei diritti civili?

Le deliranti parole della Taverna riguardo un complotto per far vincere le elezioni al movimento a Roma per smascherarne l’incapacità, oltre a denunciare la povertà culturale di chi le ha pronunciate, potrebbero dare un’idea a Renzi: non c’è bisogno di combattere il movimento in parlamento, perché affannarsi (poco)? Basta fargli vincere due, tre elezioni locali e mostrare che sotto il vestito non c’è niente.

A fa rabbia è il fatto che l’ipocrita atteggiamento di Renzi sarebbe stato scavalcato, se i cinque stelle avessero fatto quello che dovevano: forse avrebbero perso, nella loro ottica distorta, in coerenza, ma il paese avrebbe guadagnato in civiltà.

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