Abituarsi all’ infamia: la desertificazione dei cieli e dei mari.

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I giornali la chiamano così: desertificazione dei cieli, una definizione spaventosa che contempla qualcosa di apocalittico, di inquietante, evoca cieli plumbei e inariditi. Ma ad essere inariditi, per ora, non sono i cieli.

E’, effettivamente, spaventoso quello che si nasconde dietro quelle parole. L’Italia impedisce da più di un mese, con cavilli burocratici,  a due aerei appartenenti a Ong impegnate nel salvataggio dei profughi, di sorvolare il mare per individuare i gommoni dispersi. Non solo: da tempo, i comandi militari e i centri di coordinamento europei non rilanciano le segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà, come dovrebbero fare e dialogano esclusivamente con le autorità libiche. Autorità libiche che, utilizzando droni, avrebbero attivato una schermatura magnetica che manda in tilt le strumentazioni appena superato il 12° parallelo.

Tutto questo si può tradurre così: si lascia morire la gente in mare (solo ieri quaranta vittime, tra cui molti bambini) e si impedisce di soccorrerli, azzerando il pericolo di testimoni scomodi. Una roba da nazisti.

Ed ecco la componente apocalittica: stiamo parlando di centinaia di esseri umani dispersi in mare ogni giorno, stiamo parlando di un’Europa che preferisce dialogare con un regime di banditi e lasciare a loro il lavoro sporco, invece di assumersi le proprie responsabilità e organizzare il salvataggio e l’accoglienza dei migranti in modo razionale. Una roba da nazisti.

Aggiungiamo a questo quadro spaventoso l’ennesimo blocco dei porti e del mare, attuato da Salvini, nei riguardi della Eleonore, nave di una Ong tedesca, con a bordo 101 profughi, che testimonia una volta di più l’infima caratura dell’uomo, se vogliamo chiamarlo così, che blatera di onore e dignità senza sapere di cosa parla, e la morale elastica dei ministri grillini, che hanno prontamente firmato il provvedimento, dimenticando di aver detto, solo pochi giorni fa, che non si può abiurare all’umanità. Una roba da nazisti.

Si può abiurare e come, all’umanità, basta nascondere le notizie, basta far morire la gente in silenzio, senza testimoni: se la notizia non viene divulgata, la notizia non c’è. Lo facevano i nazisti, almeno all’inizio.

Stiamo diventando, siamo diventati come quei milioni di bravi cittadini tedeschi che, durante lo sterminio degli ebrei, facevano finta di non sapere anche quando l’evidenza dei fatti era sotto gli occhi di tutti. Anche europei e americani, per lungo tempo, fecero finta di non sapere cosa accadeva nei campi di sterminio. Appunto.

Va anche detto che non tutti gli italiani sono brave persone: ci sono  moltissimi squallidi individui che affonderebbero le Ong e gioirebbero alla notizia di migliaia di migranti affogati. Moltissimi, più di quanto si pensi. Appunto.

Ci stiamo assuefacendo all’infamia, tutti, anche i media, che parlano di desertificazione dei cieli e del mare senza entrare troppo nei particolari, senza neanche dare troppo rilievo alla notizia di un genocidio nascosto, di una quotidiana strage di esseri umani che si consuma in silenzio.

Quando si lascia aperta la porta all’orrore, questo finisce per diventare parte del quotidiano, per mimetizzarsi e non diventare più riconoscibile. E’ così che nascono gli Olocausti.

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Il nodo della questione

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Ieri Giulio Cavalli, in uno dei suoi editoriali ficcanti e puntuali, si chiedeva come mai si fosse scatenato il pandemonio con Carola Rackete e nessuno si occupasse della Gregoretti, la nave della guardia costiera italiana bloccata al largo di un porto italiano per l’ennesima, assurda, inutile prova di forza di Salvini nei confronti dell’Europa.

La risposta è semplice: ieri avevamo la vicenda di una donna giovane, determinata e intelligente che difendeva delle vite umane e ha deciso di rischiare in prima persona per farlo. I migranti non c’entravano, erano solo una variabile del discorso: il nodo della questione era una donna che ha beffeggiato un ministro che si atteggia a macho, facendogli rimediare una pessima figura.

La vicenda della Gregoretti, tanto più folle in quanto, essendo una motovedetta della guardia costiera militare è territorio italiano, riguarda solo i migranti, quindi un argomento che non interessa a nessuno, tanto è inflazionato. Non si può speculare su presunti accordi con gli scafisti, non si possono attaccare le Ong né la tracotanza dei paesi stranieri, non si può, insomma, in alcun modo sfruttare in modo squallido la vicenda, che riguarda solo un pugno di vite umane salvate dai nostri militari, roba di cui non importa nulla a nessuno, quindi la notizia non esiste.

Recenti statistiche riportano che la demenziale politica del ministro dell’interno sta danneggiando fortemente il nostro paese perché della manodopera straniera abbiamo bisogno, mentre gli altri paesi europei ne traggono giovamento alla faccia nostra. Ma anche di questo, non importa niente a nessuno, perfino Repubblica non dà risalto alla notizia, così come si evita di dire che le politiche proibizioniste sulle droghe, che Salvini vorrebbe inasprire ancora di più, hanno portato l’ottimo risultato di farci salire al primo posto tra i paesi europei riguardo il consumo di droghe leggere.

L’autarchia staliniana, come tutte le autarchie, è un fallimento annunciato ma questo individuo continua a raccogliere consensi tra chi si abbevera a fonti velenose di informazione, tra chi rovista nei letamai del consenso. Nell’era di Internet, ognuno può trovare senza troppa fatica, qualcuno che avvalori le teorie più folli. Il gruppo di miserabili individui che ogni giorno crea notizie false riguardanti disgraziati che non possono difendersi e le diffonde in rete, sta svolgendo indubbiamente un ottimo lavoro per il suo padrone.

E’ evidente che nel nostro paese esiste un problema di garanzia dei diritti civili e la vicenda del giovane assassino americano lo testimonia, non tanto per la foto oscena apparsa sui giornali: a Genova nel 2001 abbiamo visto e sentito ben altro, non tanto per i commenti sulle chat della polizia, che non deplorano l’aver bendato e legato un fermato ma il fatto che la foto sia venuta fuori, purtroppo certi atteggiamenti da parte delle forze dell’ordine non stupiscono più di tanto; a preoccupare piuttosto, è la fiammata di odio seguita all’omicidio del carabiniere, quando è stata diffusa la notizia, falsa, che a commettere l’omicidio fosse stato un nordafricano, e le successive dichiarazioni di Salvini e Bonafede.

La Meloni, Capezzone, Salvini e compagnia cantante, hanno istigato, di fatto, una vera a propria caccia al nero che avrebbe potuto avere esiti ben più gravi se la notizia non fosse stata rapidamente smentita, ricordate Luca Traini dopo le dichiarazioni sull’omicidio di Desirè? Il sospetto è che ci sia il desiderio, da parte di qualcuno, che quello non resti un caso isolato, che il caos dilaghi. In fondo questo governo può essere salvato solo da un nuovo allarme su un nuovo falso pericolo.

Subito dopo, archiviata la brutta figura, sono seguiti i deliri, da parte degli stessi protagonisti più il ministro Bonafede, sul marcire in galera, lavori forzati a vita, eliminazione degli arresti domiciliari, ecc.

Peccato che la nostra legislazione in materia penitenziaria sia improntata al recupero del reo e al suo successivo reintegro nella società. La legge quindi va in direzione diametralmente opposta rispetta quella presa da chi la legge dovrebbe farla rispettare. Ci si chiede a questo punto: perché nessuno chiede l’impeachment di un ministro imbarazzante, incapace, volgare, razzista e nullafacente?

Ci sarebbero gli estremi e ci sarebbe ampio materiale per organizzare un’opposizione dura e puntuale a questo governo, per mettere in evidenza il pericolo che tutti noi corriamo a causa di questo autoritarismo in limine, per costringere i Cinque stelle a buttare giù la maschera e dichiarare la continuità e la subalternità alla Lega. Invece il Pd che fa? Protesta per il figlio di Salvini ripreso su una moto d’acqua della polizia, fatto inelegante ma di caratura e peso specifico molto minore rispetto a quello che Salvini fa e dice ogni giorno.

Certo, nonostante le brutte figure a ripetizione rimediate dal ministro degli interni e dai suoi sodali, i consensi della Lega salgono e questo deve spaventare non poco il Pd. Ma se si continua a guardare ai sondaggi e non si propongono serie politiche alternative a questo tirare avanti sulla pelle degli ultimi che è ormai quello a cui si è ridotta la politica del governo, si commetterà lo stesso errore commesso da Renzi che, non a caso, sta purtroppo rialzando la testa e, cosa ancora peggiore, ha ripreso a parlare.

In questa atmosfera da campanilismo medioevale che aleggia nel nostro paese, in questa canea quotidiana, tra questi fetidi miasmi provenienti dal mare di ipocrisia che ci circonda, un’idea di politica diversa, vera, ragionata forse potrebbe funzionare. O no?

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Il corpo invisibile dei migranti.

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Eh sì, perché di questo si parla, su questo si discute e ci si indigna, riguardo questo ci si vergogna oggi, di essere italiani: i corpi magri , provati, debilitati di quarantadue esseri umani costretti da un rappresentante dello Stato senza coraggio e senza umanità a restare a galla, come oggetti, anzi, come rifiuti che nessuno vuole smaltire.

Non ce li fanno vedere i volti, i corpi, le espressioni: troppo umane, meglio inquadrare il viso sarcastico e sprezzante della capitana, meglio dare quello in pasto lei alla marea dei sepolcri imbiancati, ai cattolici senza Dio, agli ipocriti, agli analfebati funzionali, alla canea che gongola sbavando a ogni menzogna di un uomo che ha fatto dello squallore e dell’assenza totale di scrupoli il metodo del proprio sporco lavoro, favorito dall’ignavia di chi tace e acconsente.

I migranti vanno immaginati, mitizzati, stilizzati, così da poterci fantasticare sopra, demonizzandoli, umiliandoli, uccidendoli in vita e privandoli della loro dignità. Moderni capri espiatori, vanno immolati sull’altare del potere.

Il procuratore di Agrigento ha parlato di atto di insopportabile violenza da parte della capitana, riguardo il qausi speronamento della motovedetta della guardia di finanza,  mentre, è evidente, giudica umano e sopportabile che per quattordici giorni una quarantina di persone allo stremo vengano lasciate in alto mare per il capriccio di un giullare che non fa ridere nessuno. Questione di opinioni, siamo in democrazia, giusto?

Ieri sono stato giustamente redarguito, per aver messo alla berlina due poveri cristi di finanzieri mandati sulla nave a chiedere alla capitana di temporeggiare, rimediando una pessima figura. Giusto. Stanotte i poveri cristi hanno messo le manette ai polsi di una donna che ha fatto quello che era giusto ma, forse, non legale. Glielo hanno ordinato, esattamente come, tanti anno fa, ordinarono…avrei un paio di libri da consigliare in proposito, ma quelli a cui sarebbero utili non leggono.

Personalmente, trovo che rifugiarsi dietro la legalità su questioni di principio, che riguardano l’etica e la morale, e su leggi che sono palesemente sbagliate, sia la scappatoia facile di chi non ha il coraggio di rialzare la testa e rispondere alla voce del padrone. Credo anche la giustizia nel nostro paese sia diventata una questione di caste,  che gioca la propria partita sulla pelle della gente e che vada profondamente riformata, non certo da questo esecutivo di buffoni.

Se si fosse rispettata la legalità e non la giustizia, non ci sarebbe più un ebreo, negli Stati Uniti e in Sud Africa ci sarebbe ancora l’apartheid, ecc.ecc. Anche allora c’erano giudici che rispettavano la legge e poliziotti che eseguivano gli ordini. In piena legalità.

Questo gioco al massacro sul corpo dei migranti finirà male: preso o tardi, la tragedia, ineluttabile, prevista e forse attesa, accadrà, e finalmente, forse, vedremo i loro corpi per quello che sono: esseri umani umiliati e offesi. E chi di noi non ha partecipato al gioco, pretenderà giustizia, lasciandovi la vostra legalità.

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La stucchevole beatificazione di Roberto Fico, il (finto) duro e puro

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Sventurata la terra che ha bisogno di eroi, scriveva Brecht, che mi capita di citare sempre più spesso in questi giorni, ma è davvero sventurato il nostro paese se ha bisogno di eroi come Roberto Fico.

Bastano due parole di circostanza ogni tanto, buttate lì a caso per far dimenticare che l’uomo ha votato tutte le porcherie escogitate da Salvini, si è adeguato perfettamente alla non politica del Movimento, che, tra parentesi,  non ha fatto nessuna cosa bellissima, come si ostinano a scrivere i giornalisti del Fatto, comprensibilmente restii a prendere atto di un fallimento. Forse lo faranno se verrà approvato quell’altro splendido regalo alle mafie che sarebbe la sospensione per due anni del codice degli appalti.

Bastano due parole di circostanza e subito in alcuni si accende la speranza di un possibile accordo tra i grillini e il Pd. Se c’è una cosa giusta che ha fatto Renzi, è stata quella di chiudere a qualsiasi dialogo con un movimento politico inaffidabile, ondivago e, da un anno a questa parte, disponibile a qualunque compromesso, a qualunque tradimento dei suoi principi fondanti pur di mantenere saldamente il sedere sulla sedia.  Un movimento che quando si trova con le spalle al muro organizza finte consultazioni in rete e risolve il problema con la parodia grottesca della democrazia diretta.

Questo paese sta diventando sempre più retorico e vuoto, a tutti i livelli: frasi fatte, spot, aforismie battute di infimo livello, la politica italiana è ormai ridotta a un enorme spot pubblicitario dove latitano le idee e abbondano le banalità. L’umanità è altra cosa da una dedica fuori luogo, in un giorno che gli italiani non hanno mai sentito come una festa.

C’è stato un libro che ha formato la mia generazione, si chiamava  Essere o avere, di Erich Fromm e, senza un briciolo di retorica, tracciava la strada per un mondo migliore, strada ormai smarrita da tempo. Non lo legge più nessuno e invece bisognerebbe inserirlo come lettura obbligatoria nelle scuole. Altro che educazione civica obbligatoria.

Fico è un arrivista come tutti i componenti del direttorio Cinque stelle, uno che ha trovato la gallina dalle uova d’oro e non vuole lasciarla andare. Se davvero fosse quello che mostra ogni tanto di essere, avrebbe lasciato il Movimento da tempo. Almeno, i due DiDi provenienti da famiglie di estrema destra, sono più coerenti.

E’ inutile ostinarsi a cercare del buono dove il buono non c’è. Chi è alleato di Salvini, che almeno buono non è chiaramente, non può continuare a tenere il piede in due scarpe e se si andrà, come possibile, a elezioni anticipate, sarà il meritato de profundis per quelli che hanno confuso gli anticasta con i sostituti della casta e l’antipolitica con la non politica.

Ma vedrete che nel nostro paese senza memoria riusciranno a riciclarsi alla grande, anche Roberto Fico, l’eroe di due parole ogni tanto.

 

 

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Una pazza corsa verso il disastro

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Chi ha la mia età ricorderà certamente quel cartone animato dove due cavernicoli su una macchina primitiva partecipavano a una folle corse tirandosi violente clavate sulla testa per procedere più velocemente. E’ un’immagine perfetta per dipingere l’attuale situazione politica del paese come due leader politicamente primitivi che spingono sull’acceleratore, in vista della competizione delle lezioni europee, trascinando il paese in una folle e rovinosa corsa.

Gli italiani devono possedere una certa propensione per i bulli se, dopo qualche anno di consensi per Renzi, hanno scelto come loro leader Salvini che, incapace di un pensiero autonomo, non fa altro che scimmiottare, peggiorandolo, quanto fatto dal suo predecessore.

Renzi tramite Minniti stringe un accordo infame con la Libia? Salvini esagera, chiude i porti, impedisce alle Ong di prestare soccorso ai naufraghi, sequestra settanta disgraziati su una nave e la fa franca.

Renzi, sempre tramite Minniti, fa approva l’osceno decreto sul decoro urbano? Salvini lo reitera peggiorandolo, attribuendo quei poteri che erano dei sindaci ai prefetti, e a farne le spese saranno i soliti noti: venditori ambulanti, giovani vestiti in modo particolare che sembrano drogati e sono solo giovani vestiti in modo particolare che sembrano drogati, extracomunitari che camminano per il centro in attesa del permesso di soggiorno o del decreto di espulsione, ecc.

Come il decreto di Minniti, quello di Salvini, ripeto, identico, cambia solo l’attore, prevede l’allontanamento degli indesiderati che, presumibilmente, andranno nelle periferie, ad esasperare una. tensione sociale che fa solo il gioco della Lega e dell’estrema destra.

Insomma, Salvini è un Renzi meno politico, più cinico, più sinistro, più fascista, ma tutti e due, quando hanno scritto certe leggi, avevano in mente il loro elettore tipo: borghese, benestante, conservatore. Insomma, lo zoccolo duro dell’elettorato italiano. L’uno ha tradito una sinistra a cui non è mai appartenuto, l’altro quel popolo che nomina sempre ma nei confronti del quale ha fatto ben poco se non aizzarlo alla guerra tra poveri per ridersela sotto i baffi.

Tra i due, va considerato anche Di Maio, che sempre seguendo l’esempio renziano ha fatto passare quella specie di super bonus che è il reddito di cittadinanza, ovviamente adesso che siamo alla resa dei conti e non si può più mentire, si scopre che l’entità del reddito è assai minore di quanto strombazzato ai quattro venti, anche per quanto riguarda il compenso dei navigator, invero assai modesto per un lavoro che ha lo scopo di trovare lavoro dove non c’è.

L’ultima sceneggiata è quella dell’Iva: oggi si parla di aumentarla solo per i beni di lusso, ma avete mai visto in Italia un governo che, alla vigilia delle elezioni, tocca i portafogli più gonfi?

Si continua così, una calmata qui, una là, tra bugie, insulti, infamie e omissioni, tra avvisi di garanzie e rinvii a giudizio, in fondo la solita, vecchia storia di un paese dove, come sempre, cambia tutto per non cambiare niente.

 

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Carnaio, di Giulio Cavalli: distopia o presente?

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Faccio fatica a inserire questo splendido romanzo di Giulio Cavalli, duro come sono dure le verità nascoste, sgradevole come la paura, necessario come un cielo azzurro, nel genere distopico. Troppo greve è la realtà di questi giorni, troppo gravida di orrori antichi e nuovi, troppo satura di violenza che aspetta solo di essere innescata per non considerarlo un libro sul nostro presente.

A DF, un paese mediterraneo, cominciano ad arrivare cadaveri stranieri, tutti uguali, come se fossero clonati. Li porta il mare, dapprima pochi alla volta, poi a ondate, a decine di migliaia. Con pagine acute, colorate dall’acre sarcasmo di cui è capace solo chi quotidianamente si batte per gli ultimi e si sente sempre più solo, l’autore descrive lo squallore, il vuoto di valori, le meschinità degli abitanti del paese e, talora, anche squarci di umanità, come raggi di sole nel cielo autunnale.

Quei cadaveri tutti uguali, stranieri, non nostri, perché a contare sono solo i quattordici corpi dei cittadini di DF, gli altri rappresentano solo un fastidioso problema da risolvere in fretta, mi hanno riportato alla memoria la frase di Gunther Anders a proposito dell’Olocausto, in cui afferma che possono morire a milioni lasciandoci indifferenti, saranno le storie di due o tre ad aprirci gli occhi. Forse oggi, non bastano più neanche quelle.

DF si difende dalla funebre marea e arriva anche, aderendo alla logica globalista e di mercato in cui siamo immersi, logica che reifica anche gli esseri umani, a monetizzare  i cadaveri, di cui non si getta via nulla. Fino all’epilogo che non rivelo per non rovinarvi la lettura.

Il libro mi ha riportato alla memoria suggestioni diverse: Occhi bianchi sul pianeta terra, film di Boris Sagal che nell’agghiacciante finale ricorda molto la situazone descritta da Cavalli e, soprattutto, Cecità di Josè Saramago, amaro apologo di un’umanità che ha perso sé stessa.

La scrittura è vivace, i personaggi tratteggiati con maestri in un racconto corale di piccoli e grandi mostri, dietro il sarcasmo che permea molte pagine si possono intravvedere gli astratti furori, sempre più concreti in questi giorni, e la pietas dell’autore.

Se riuscite a superare il malessere fisico delle prime pagine, se riuscirete ad arrivare alla fine, probabilmente concorderete con me che si tratta di un libro importante, una riflessione disincatata, chirurgica nella sua spietatezza, sulla nostra società, sulla politica, sull’informazione ridotta a sciacallaggio, sul vuoto umano di tanta brava gente.

Carnaio è l’altra faccia di Exit west di Hamid, libro che lasciava ancora un certo spazio alla speranza, che preferiva la dimensione favolistica per raccontare il dramma di un popolo in viaggio. Cavalli sceglie la dimensione di una rabbia trattenuta e scrive un libro violento e spietato che si traduce in un J’accuse implacabile verso i colpevoli di ieri e di oggi.

L’incubo descritto da Cavalli è la paura del diverso che arriva a trasformare in diverso, in straniero, chi non si omologa all’opinione comune. Concorderete con me che, alla luce di quanto accade in questi giorni, non siamo dentro una distopia ma immersi in una realtà fin troppo vicina.

L’unico limite del libro, che probabilmente leggerò ai miei ragazzi a scuola, è quello che non arriverà a chi dovrebbe arrivare, perché, è noto, che i nuovi potenti e i loro adepti non frequentano i libri, anzi, il binomio libro-migranti probabilmente per loro equivale a una maledizione. Peccato, perché forse qualcuno di loro, leggendolo, guardandosi allo specchio, si vedrebbe per quello che è, provando, si spera, vergogna.

Un libro terribile, che ci mette davanti all’oscurità per esorcizzarla.  Non lo dimenticherete.

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Dalla parte di Cappuccetto rosso: Esodo, di Domenico Quirico.

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Domenico Quirico è un giornalista, un giornalista vero, non come i moralisti da quattro soldi che pontificano in televisione e scrivono i loro editorialucoli sui giornali. Domenico Quirico ha lavorato nelle zone più calde della terra per informare e denunciare cosa stava accadendo.
Come Silvia Romano, la giovane cooperante italiana, Quirico è stato rapito in Libia e liberato dopo cinque mesi grazie all’intervento dello Stato italiano. Probabilmente, a suo tempo, qualche moralista da quattro soldi lo avrà tacciato di avventurismo e invitato a documentarsi attraverso internet, così da non costringere lo Stato a versare altro denaro per salvargli la vita.
Questo è un libro prezioso, appassionato, doloroso, documentato a tratti lirico, perché racconta storie di migranti africani ma anche la presa di coscienza di un uomo che, anche accanto ai disperati, su un barcone, rischiando la pelle, comprende di non essere come loro, di restare un privilegiato, responsabile della loro sofferenza.
Libro di cronaca, cronaca straziata e straziante, che racconta di violenza e miseria, di giovani che scompaiono nel nulla, forse inghiottiti dal mare forse dall’Occidente, di popoli in movimento che sono già domani nascosti nell’ombra delle nostre città, ignorati e disprezzati da chi si muove solo ed esclusivamente per tutelare la propria ricchezza, come si conviene a una civiltà decadente all’alba di un nuovo futuro.
Libro di formazione, di presa di coscienza, di un uomo che con il suo sguardo dolente cerca di comprendere, di afferrare il senso di un’esodo senza fine, di trovare una scintilla di vita in una umanità umiliata, offesa, massacrata, ignorata. Quirico racconta di sé attraverso le storie degli altri, si racconta impudicamente, senza filtri, cercando nella parola scritta un senso a tanto dolore, una speranza dove la speranza sembra morire.
Quirico ci avverte che dove si alzano muri muore la civiltà, che nessuno può difenderci dall’umanità ferita,  che o torniamo a soffrire per i mali del mondo o ci estingueremo, né più né meno come quei paesi africani desolati dove sono rimasti solo gli anziani, a sperare e piangere i loro giovani partiti verso un miraggio e dispersi nel nulla.
Il libro descrive una migrazione biblica, un popolo immenso che prende il largo, che non può essere arrestata dalle nostre paure, né fermato da una presunzione di superiorità che suona grottesca alla luce del nostro tempo.
Ma ci avverte che il sangue nuovo che attracca sulle nostre spiagge, che riempie alberghi fatiscenti e accampamenti, che diventa capro espiatorio e pretesto per distogliere l’attenzione dai veri colpevoli, è salvifico, necessario perché quest’Europa vecchia, chiusa, sorda e cieca possa tornare a vedere, sentire e progredire seguendo strade nuove.  E’ sangue rabbioso, che reclama quello che noi abbiamo smesso di reclamare, sazi di benessere, centrati su noi stessi e irresponsabili.
Quirico non parla, banalmente, di accoglienza, ma di un nuovo assetto del mondo inevitabile, perché nulla può fermare lo spirito vitale, l’istinto di sopravvivenza di un uomo che ha perso tutto e non ha più nulla da perdere. Ci invita ad affrontare l’immigrazione da un punto di vista diverso, a considerarla non una minaccia ma la possibilità di costruire un mondo migliore.
Perché la radice della grande migrazione è la disuguaglianza, l’ingiustizia, la rabbia che sale silenziosa e inarrestabile. La disuguaglianza che paga il nostro benessere, la disuguaglianza che abbiamo creato noi e di cui non ci importa più nulla, basta trovarsi dalla parte giusta del mondo, basta avere il colore giusto.
Rinchiuderci nelle nostre città dentro una sicurezza artificiale, significa rifiutarsi di guardare un domani che è già presente, significa rinchiuderci nella nostra arroganza e nella nostra solitudine in attesa di una sconfitta inevitabile.
Il mondo si muove, nonostante il nostro egoismo, nonostante il razzismo dilagante come acqua di fogna da un tombino che spurga, nonostante i moralisti da quattro soldi che scrivono i loro editorialucoli sui giornali e sorridono come ebeti dagli schermi televisivi.
Il mondo si muove, sta a noi accettare se guardare avanti od ostinarci a guardare indietro, diventando statue di sale.
Questo è un libro che parla di uomini che si sono lasciati dietro ogni cosa, anche l’anima, per chi un’anima ce l’ha ancora.
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