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Il Sistema siete voi

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Sono molto preoccupato in questi giorni.  Preoccupato per i miei alunni stranieri. Finora la scuola ha accolto tutti, senza chiedere il permesso di soggiorno ai genitori e, quando hanno provato a imporlo per legge, gli insegnanti  hanno detto no e fatto ritirare la legge. Non so se oggi succederebbe lo stesso. Non so se quasi tutti sarebbero d’accordo.

Sono preoccupato per il campus di Coronata, un laboratorio sociale di integrazione nel quartiere in cui lavoro, un incubatore di possibilità e speranze. Gli permetteranno ancora di funzionare o verrà chiuso? Tutto il lavoro fatto, quello ancora da fare verrà cancellato in nome di una politica da teatro dei pupi, direi da Commedia dell’arte, non fosse che la Commedia dell’arte era nobile, uno strumento di protesta sociale e di emancipazione.

Questo governo, se nasce, nasce unicamente per cacciare via gli immigrati, a chi l’ha votato non interessa altro, il resto sono solo chiacchiere. Basta leggere quell’assurdo programma costruito sulle favole, basta guardare a fondo l’elettorato dei due partiti, basta, se proprio si vuole andare oltre, vedere cosa succede dove governa la lega: provvedimenti discriminatori bocciati dalla corte costituzionale, amministratori indagati, presenza mafiosa.

Quelli prima erano meglio? No, ma la sinistra può cambiare, i fascisti sono sempre fascisti, questa è la differenza fondamentale e chi si allea con i fascisti, è fascista.

Mi spiace per tante persone che stimo, contatti di Facebook o no, ma chi, in questi giorni, ha accusato il presidente Mattarella di difendere il Sistema, di aver forzato le sue competenze, di colpo di stato ecc., è il Sistema, che si dichiari anarchico, della sinistra radicale, sia giurista o commendatore, giovane o meno giovane.

Il Sistema non chiede di meglio che il caos e il governo che nascerà non porterà altro. Ripeto: guardate dove governa la Lega, azzerate le chiacchiere e considerate i fatti.

Vi dirò di più: avete difeso a spada tratta Savona, il Sistema per eccellenza, avvisi di garanzia e  scandali finanziari compresi, un ottuagenario che scrive di paragoni deliranti tra la Germania della Merkel e il terzo reich.

Io non so se vi rendete conto di questo, se la norma vale più del buon senso.  Lex mala lex nulla, dicevano i latini. A me della legalità importa poco, si muove nella legalità anche il poliziotto che pesta lo studente in manifestazione, la legalità è un feticcio, una parola vuota se non ha dietro un’idea di giustizia. Io un’idea di giustizia ce l’ho, e voi? Se contempla lasciare via libera ai fascisti, non è la mia.

Voi siete il Sistema perchè avete difeso il diritto di governare di gente che non dovrebbe neanche stare in Parlamento.  In compenso avete manifestato indignati prima delle elezioni contro quattro ragazzotti privi della capacità di intendere e di volere come fossero il Duce redivivo e poi abbandonato la nave dopo la sconfitta.

Voi, fatte le dovute differenze di cultura, siete come loro: pronti a difendere quello che tutti difenderebbero: i diritti dei gay, le vittime di guerra, le donne vittime di femminicidio, un po’ meno pronti quando ci sono da difendere i veri ultimi: i tossici, i rom, gli immigrati sui barconi, i coatti delle periferie. Allora fate finta di non vedere, di non sentire e tacete.

Mi spiace, senza offesa, io sto sempre dalla stessa parte, quella di Amir, Issam, Amina, Carlos, Ashley, Camila, ecc., io sto con chi ha un’idea di umanità diversa, con chi sbagliato e deve cambiare, non con chi non cambia mai. Io credo che comunismo e fascismo siano morti e sepolti dalla storia, che l’anarchia sia una splendida utopia e che il futuro sia nelle mani degli uomini di buona volontà, disposti a rimboccarsi le maniche e a cooperare.

Credo in un’Europa che torni ad essere quella sognata a Ventotene,  credo che esistano ancora gli Adriano Olivetti e che possano segnare la strada, credo nella fine del Capitalismo, sì, e nell’avvento di una terza via con meno leggi, meno legalità, con più giustizia e più umanità.  E sto con gli stranieri, con gli ultimi, con gli sfigati perché se c’è una speranza, la speranza sono loro.

Io sto con loro perché prima che finisca la farsa, rischiano di essere le prime vittime del vostro qualunquismo, della vostra rabbia ammaestrata, del vostro livore da privilegiati che hanno paura di perdere i privilegi.

Alla fine dei conti, col vostro qualunquismo, i vostri proclami roboanti, gli alti lai contro il Sistema, il vostro essere liberal all’acqua di rose, i soli, veri, radical chic in  questo paese, siete voi.

Un consiglio: leggetevelo Tom Wolfe, invece di citare a cazzo.

 

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Una tragedia inammissibile

E’ sempre difficile commentare a caldo tragedie come quella che si è consumata ieri in Puglia.  Tra rabbia e pietà, non è possibile trovare un equilibrio e ancora più complicato risulta analizzare un incidente assurdo e, per questo, tanto più doloroso.

Le parole del presidente della Repubblica che ha definito “inammissibile” la tragedia consumatasi ieri, suonano alte e pesanti come macigni,ben diverse da quelle del presidente del Consiglio che si è affrettato a dire che “i responsabili verranno trovati”, un refrain stucchevole che abbiano già ascoltato in occasione dell’omicidio di Giulio Regeni, con l’esito che conosciamo.

Renzi, annunciando aperta la caccia all’errore umano, assolve la politica, la vera responsabile di quanto accaduto ieri. Non solo perché i fondi europei per eliminare il binario unico sono rimasti inutilizzati, non solo perché due ministri delle infrastrutture hanno ignorato le interpellanze in proposito, ma soprattutto, perché la politica ha abbandonato da decenni il sud del paese a sé stesso.

Autostrade mai portate a compimento, viadotti caduti, ferrovie a binario unico e vetture obsolete, servizi inesistenti in larghe parti del territorio, una politica clientelare quando non asservita alle mafie, la speculazione edilizia come metodo sistematico di devastazione del territorio,  questa è la realtà di buona parte del meridione d’Italia. Di questa parte del paese questo governo, come quelli che l’hanno preceduto, si sono totalmente disinteressati, perché, in una logica globalizzata, non è produttiva, quindi non conta.

La Puglia è  la regione di Taranto, dei morti di Taranto, del mito del lavoro barattato con la vita di uomini, donne, bambini. La Sicilia è la regione dell’autostrada Messina- Palermo, infinita e incompiuta da sempre, come la rete ferroviaria, obsoleta e pericolosa, la Calabria è la terra di Rosarno, degli schiavi stagionali, la Campania è la terra dei fuochi e della quotidiana guerra di Camorra, tutto il sud è terra di cattedrali nel deserto., di mala sanità, di una gestione del potere feudale da parte di tutte le forze politiche, nessuna esclusa.

La gente del sud non merita questo, perché il meridione è anche Lampedusa, che insegna al mondo il rispetto per l’altro, è la Calabria che resiste alla ndrangheta e le cooperative di Libera terra in Campania, che dimostrano che si può cambiare, che un altro mondo è possibile, è la gente della Puglia che donna il sangue in massa per i feriti. La gente del sud, costretta a emigrare, a sopportare pregiudizi e umiliazioni, che troppo spesso si è sentita straniera nel suo paese, non merita questo.

Ma la tragedia di ieri insegna anche che il mito della privatizzazione nel nostro paese è, appunto un mito: non è vero che il privato funziona meglio, se il disastro di ieri è legato a un fonogramma, è ormai stato provato più volte che il privato, per ridurre i costi, taglia sistematicamente per prima cosa sulla sicurezza. Questo accade nel traporto aereo, nelle fabbriche, nelle ferrovie. Nonostante la nostra normativa sulla sicurezza sia tra le più avanzate del mondo, tanto che Berlusconi tentò, per fortuna senza riuscirci, di abolirla.

“Non è mai successo niente” ha detto il direttore dell’azienda che gestisce il traffico ferroviario in quel tratto, esemplificazione perfetta di quel “tiriamo a campare” che sta diventando il logo non solo del meridione d’Italia, ma di tutto il paese, e di una politica incapace di assolvere al suo compito primario: rispettare e tutelare la vita  e i diritti dei cittadini.

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Il discorso del presidente non è stato un discorso da presidente

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Ho riletto con attenzione la versione integrale del discorso del presidente Mattarella ed è con rincrescimento sincero che mi trovo a scrivere un articolo critico. L’uomo, per la sua storia politica e umana, merita rispetto e in mezzo al cialtroni che affollano le panche del Parlamento spicca per serietà, compostezza e senso del decoro.

Tuttavia il suo discorso, semplice fino all’eccesso, scritto con uno stile colloquiale, è un poutpourri di luoghi comuni, una grigia rassegna di banalità con alcune affermazioni preoccupanti e qualche omissione allarmante. Insomma, quella di Mattarella è stata una relazione cerchiobottistica sulla stato del paese, tesa a non scontentare nessuno, a non criticare nulla che non sia ovvio, a sostenere tra le righe lo smantellamento dello stato sociale trionfalmente portato avanti dall’attuale esecutivo.

Non si spiega altrimenti, in un uomo di cultura come è il presidente, l’accenno all’aziendalizzazione della scuola che, secondo la logica renziana, deve essere subalterna alle imprese e avere come unico fine quello di preparare chi la frequenta a entrare nel mondo del lavoro. E la scuola maestra di vita? Lo sviluppo e il consolidamento del pensiero critico?  La scuola come palestra di tolleranza, rispetto dell’altro, la scuola che educa alla convivenza civile e al rispetto di chi la pensa diversamente? Non pervenuta.

Ancor meno ho apprezzato la parte in cui parlando delle mafie, il presidente ha sottolineato (giustamente) i successi ottenuti dalle forze dell’ordine senza un cenno alle connivenze politiche, alla irresistibile avanzata di quella che il grande Leonardo Sciascia ha definito “la linea della palma, del caffè ristretto”, al ruolo fondamentale delle mafie nel ritardo del sud del paese.

Ho trovato poi particolarmente irritante che il presidente della Repubblica, garante della costituzione, riproponga l’odiosa divisione tra migranti economici e rifugiati, ipocrite categorie semantiche utili a lavare la coscienza di chi, dopo aver avuto la pretesa di portare la democrazia con le bombe, si rifiuta di accettare le conseguenze. Non mi riferisco solo al nostro paese ma all’Europa tutta. Avrei voluto che il presidente del mio paese ribadisse i diritti civili garantiti dalla Costituzione (libertà di culto, divieto di discriminare per sesso, razza, religione, ecc.) e non che dicesse ovvietà come che chi commette crimini va punito. 

Nel complesso il discorso mi è sembrato un manifesto propagandistico per il governo in carica, probabilmente scritto in modo così elementare perché quello è il livello medio di cultura dell’attuale esecutivo. Insomma un discorso del presidente ma non da presidente, privo di spunti critici, di coraggio, di richiami forti alla Costituzione.

Anche l’accenno alla corruzione e all’evasione fiscale è stato blando, all’acqua di rose, un ammonimento paterno a non fare i cattivi, troppo poco per comportamenti criminosi che incidono quotidianamente sulla vita di ognuno di noi.

Naturalmente è piaciuto a tutti: a Renzi e ai suoi sodali, lieti che Mattarella non abbia indicato al paese che il re è nudo, a Salvini, che, evidentemente, dopo aver brindato in anticipo, ha visto nel discorso di Mattarella un comune sentire con la squallida xenofobia portata avanti dal suo partito. Il fatto che abbia accontentato anche finiti critici del regime come Gad Lerner, è la conferma di come lo stile democristiano funzioni sempre nel nostro paese.

E’ evidente che in questo momento nessuno ha il coraggio di toccare il piccolo principe, che continua a   svolgere il suo compito di re travicello semplicemente perché non ha avversari credibili. L’abilità con cui ha risolto il caso Boschi, la spregiudicatezza della ministra nel difendersi appellandosi all’eterno cardine del pensiero nazional popolare, la famiglia, i genitori, è inquietante. Sembra di essere tornati indietro al tempo del peggior berlusconismo, con un di più di cinismo, di superficialità e con una assenza di cultura politica, per quanto sembri impossibile, ancora maggiore.

Il presidente dovrebbe essere un garante, non l’amplificatore della propaganda di governo. Spiace che Mattarella abbia perso l’occasione per ricordare a Renzi che la Costituzione non è un giocattolo che si può smontare rimontare modellandolo a proprio gusto, che cancellare i diritti dei lavoratori non crea posti di lavoro, che delegittimare i sindacati e affidare un potere enorme alle aziende è controproducente anche per il governo, che trasformare gli insegnanti in sudditi, i dirigenti scolastici in padroni e i ragazzi in manodopera da sfruttare non è degno di un paese democratico, che se non si avvia una nuova stagione di lotta alle mafie che parta dalle collusioni con la politica è inutile pensare a progetti di sviluppo per il sud, che la corruzione è la madre di tutti i problemi del nostro paese e la corruzione politica è sua figlia. Spiace davvero, speriamo che sia per la prossima volta.

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