Caro Michele Serra, il neofascismo non è (ancora) un problema, Salvini sì.

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C’è un articolo di Michele Serra, oggi su Repubblica, che idealmente si ricollega a un editoriale di Travaglio di qualche giorno fa, in cui il cantore dei pentastellati preconizzavva una alleanza Lega- Pd, parlando di differenze solo formali tra i due partiti, non sostanziali.

Non condivido quasi nulla di quanto scritto da Travaglio e solo in parte sono d’accordo su quanto scrive oggi Serra.

Secondo Serra esiste un pericolo neofascista in Italia, dovuto al fatto che la destra italiana nasce come erede del fascismo e non è, quindi, mai stata democratica. L’articolo parte dalla decisione, secondo me sbagliata, di Anpi di chiedere lo scioglimento di Casapound, decisione che invece Serra, probabilmente con qualche ragione, ritiene, almeno de iure, legittima. Ma la forma, almeno in questo caso, non è sostanza.

La mia opinione è che il neofascismo in Italia sia ancora un fenomeno marginale, anche se pericoloso e da monitorare con attenzione. Salvini non è, e qui concordo con Cacciari, un fascista, qualcuno che ha dietro un’ideologia e un’idea, per quanto spregevoli. Salvini è piuttosto un abile manipolatore privo di principi e di morale che segue la pancia della folla e cambia posizione da un giorno all’altro confidando nella memoria del pesce rosso degli italiani. Un Masaniello al contrario, un Savonarola in nero, che presto o tardi è destinato a fare la stessa fine.

Se noi chiedessimo a uno qualsiasi degli imbecilli che inneggiano a lui sui social e nelle piazze quanto la sua vita sia migliorata da quando sono stati tolti alcuni diritti civili ai migranti, otterremmo la stessa risposta: niente. Salvini è l’espressione più sublime del gattopardismo, non solo non cambia nulla ma non fa nulla, e dà l’impressione a chi non ha adeguati strumenti critici e facoltà mentali per comprenderlo, di fare moltissimo.

Questo non è fascismo e se siamo d’accordo che Salvini è il nemico, non è sciogliendo Casapound che lo combatteremo in modo efficace.

Servono nuove strategie, un nuovo linguaggio che la Sinistra oggi, e qui il difetto dell’articolo di Serra, che manca di critica alla sua parte politica di riferimento, non è in grado di usare.

Può, legittimamente, il partito di Minniti parlare di diritti civili dopo l’accordo con la Libia che ha iniziato quanto Salvini è concluso? Può andare a parlare a testa alta nelle periferie dopo la legge sul decoro urbano, che ha anticipato i decreti sicurezza di Salvini? Può difendere i rom dopo che i suoi sindaci hanno sgomberato i campi rom senza trovare alternative civili? Può difendere i migranti senza aver neanche provato ad far passare la legge sullo ius soli?

La più grave colpa del renzismo, a mio avviso, non è di aver fatto del Pd un partito liberista, io non considero il liberismo un male assoluto, considero l’attuale liberismo un male e, in particolare, la sua formulazione italiana, la colpa più grave del renzismo è di aver seguito la Lega nel tentativo maldestro di parlare alla pancia degli italiani, avvicinando così il Pd alla destra e privandolo di credibilità.

Pd e Lega non sono la stessa cosa, Travaglio deve portare acqua al suo mulino e se ne esce, come ormai ultimamente gli capita sempre, con queste stronzate, ma sono vicini in modo inquietante e se Renzi dovesse tornare in auge, cosa che non mi auguro perché  è evidente dalle sue esternazioni che non ha imparato nulla, un’alleanza futura con Salvini potrebbe non essere un’ipotesi così fantascientifica.

Zingaretti, persona colta e competente, non sembra avere esattamente il piglio del leader e non  sembra in grado di gestire in modo adeguato l’ex padrone del vapore, che ha ancora il suo peso all’interno del partito. Mentre continua la guerra intestina nel Pd, una guerra fredda, dove Renzi manda al massacro i vari  Giachetti, che la credibilità l’hanno persa da tempo, Salvini e il salvinismo impazzano senza avversari credibili e con la complicità inetta e colpevole dei grillini.

Come i neomelodici vicini alla Camorra sono l’espressione del napoletanismo, differente dalla napoletanità, quell’insieme di caratteri propri dei partenopei che li rendono immediatamente riconoscibili in ogni parte del mondo, così Salvini è espressione dell’italianismo, che va distinto dall’italianità.

L’italianità è la capacità innata di cavarsela sempre, il colpo di genio che spariglia le carte, la cultura e l’arte che ci invidiano ovunque, la generosità e la solidarietà che nascono spontanee quando è necessario, le competenze insospettate.

L’italianismo è la perversione di quelle caratteristiche: la furbizia assurta a metodo, l’espediente squallido e la menzogna come strumenti, l’ignoranza ostentata, l’egoismo e il razzismo, la chiusura mentale, il nepotismo, ecc.

Ecco, è questo che dobbiamo contrastare prima di tutto, è questo il pericolo culturale che corre il nostro paese: quello dell’italianismo che prende il posto dell’italianità e la sinistra pre Renzi, se ancora esiste, sarebbe l’unica in grado di combatterla, questa battaglia culturale. Invece tace e litiga, sempre più simile al marito che si taglia gli attributi per punire la moglie infedele.

Ripeto: continuare con la solfa dell’antifascismo per combattere qualcosa che fascismo non è, che col fascismo va a nozze e ci flirta, ma è diversa, significa continuare a fare il gioco di un uomo che è una vergogna per il nostro paese. Quando lo si capirà, sarà comunque tardi, perchè i danni creati sono profondi e, in parte, irreparabili.

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Marco Travaglio o dell’incapacità di capire che la festa è finita.

Marco-TravaglioImmagine tratta da: Tpi.it

Non so se l’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto quotidiano di oggi  si possa definire più irritante, penoso o patetico.

Nello stesso articolo riesce infatti a criticare ferocemente la scelta dei Cinquestelle di affidare alla piattaforma Rousseau la decisione sull’autorizzazione a procedere a Salvini (e vorrei vedere) e, nello stesso tempo, a elogiare quanto (non) fatto dai Cinquestelle fino adesso, invitandoli implicitamente a prendere le distanze dal cattivo Salvini, unico responsabile dei risultati disastrosi fin qui ottenuti dal governo.

E’ interessante vedere cosa, secondo Travaglio, hanno portato a casa i grillini (sconfessati dal capo) fino adesso:

  • Reddito di cittadinanza: un pasticcio, una elemosina vincolata che permetterà di arrotondare quanto guadagnato col lavoro nero. Già si preparano centinaia di ricorsi da parte delle regioni, già si sente odore di truffe e raggiri. I centri per l’impiego non sono minimamente attrezzati per la bisogna, i navigator sono una esilarante invenzione della dirigenza Cinque stelle ripresa da un film di fantascienza di serie b di qualche anno fa. Per altro, la denominazione è del tutto impropria: di qualunque cosa si tratti, non è un reddito di cittadinanza, visto che è legato ad altre variabili.
  • Vitalizi: legge già passata col governo Renzi. Sic!
  • Anti -corruzione: come no, hanno votato l’aumento fino a centocinquantamila euro degli appalti direttamente erogabili dalla PA senza rispettare al codice degli appalti, le mafie stanno ancora brindando. Anche perché Cantone ha chiesto di tornare a fare il suo mestiere.
  • Blocca prescrizione: Dove, quando? E comunque è una leisone evidente allo Stato di diritto.
  • Lotta al precariato: dove, quando? Una legge che non intacca se non superficialmente il jobs act e sta creando più danni che benefici.  Il rpecariato si combatte cone le politiche sul lavoro.
  • Lotta al gioco d’azzardo: dove, quando?
  • Stop alla Tav e alle trivelle: ahahahahah! vedremo, vedremo…
  • Decreto sicurezza. votato e approvato, una legge fascista e razzista, semplicemente vergognosa. L’unico risultato, a oggi, di questo esecutivo.

La ciliegina sulla torta poi è la definizione dell’attuale esecutivo come “un governo così popolare” e non il frutto di un compromesso  squallido tra una forza politica che aveva ottenuto un largo consenso e una che aveva ottenuto un consenso molto più limitato. Un inciucio, insomma, uno di quelli che Travaglio condannava con toni alla Savonarola.

L’indomito giornalista arriva perfino a giustificare il demenziale attacco alla Francia imperialista, dimenticando quanto noi siamo stati amici di Gheddafi. ma fa un passo indietro, affermando che Di maio, prima di stringere la mano ai gilet gialli, fascisti e antisemiti, doveva chiedere loro la fedina penale.

C’è un’ incapacità cronica, da parte di Marco Travaglio, di ammettere di aver puntato su un cavallo sbagliato, di capire che la partita è persa e la festa è finita per manifesta incapacità dei giocatori.

Perché è evidente che l’autorizzazione a procedere non verrà votata, anche se nel delirio travagliesco dovrebbero andare tutti a processo, Salvini, Conte e Di Maio, e questo governo sancirà il principio fascista che a un ministro tutto è permesso, anche sequestrare 170 persone, che un ministro è al di sopra della legge anzi, di fatto, fa la legge.

Che di fronte a una tale enormità Travaglio si preoccupi di difendere il suo partito di riferimento sottolineando una discontinuità dalla Lega che non esiste più da tempo, evitando di prendere atto del disastro di un partito che è riuscito a dimezzare i consensi in un tempo molto inferiore rispetto a quello servito a Renzi per distruggere il Pd, non può che far pensare a una patologica incapacità di accettare la sconfitta, a un narcisismo talmente pronunciato da riuscire a distorcere una realtà evidente.

Fosse solo la sconfitta di Travaglio, sarebbe cosa di poca importanza, purtroppo è la sconfitta di un paese sempre più in balia di nani e ballerine. Unico dato a favore di Travaglio è che, almeno, scrive in italiano. Di questi tempi, non è cosa da poco.

L’unica cosa condivisibile dell’editoriale, comunque, è il titolo: Un suicidio perfetto.

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