L’11 Luglio e la democrazia che diventa farsa

La questione non è da poco: manifestare il proprio dissenso è uno dei cardini della democrazia, su questo non ci sono dubbi. Ma manifestare contro una legge che condanna la violenza di genere, come avverrà l’11 Luglio in Italia, significa essere favorevoli alla violenza di genere, anche su questo non ci sono dubbi.

La domanda che tutti ci dobbiamo porre è quindi questa: è lecito, democratico, manifestare a favore della discriminazione sessuale e della violenza di genere in aperta violazione del dettato costituzionale?

Il mio personale pensiero, del tutto di parte, è che la manifestazione dell’ 11 Luglio è semplicemente ignobile, offende la democrazia e il buon senso ed è l’ennesimo esempio dell’ignoranza, del bigottismo da cattolici reazionari, della becera trivialità che da troppo tempo ammorba il nostro paese.

Non sono un giurista ma penso, usando quel lume della ragione che tanti volterriani de noartri hanno svilito difendendo il povero Salvini in questi giorni, che chi manifesta in aperto dissenso alla Costituzione non abbia il diritto di farlo e che questa pagliacciata non andasse autorizzata.

Purtroppo, quando c’è di mezzo il mondo cattolico, anche quello reazionario e minoritario di estrema destra, in aperto contrasto col Papa, in Italia è impossibile far valere le regole democratiche. Vale per i finanziamenti alle scuole private, il pagamento dell’Ici per gli immobili della Chiesa, ecc. Lo dico da credente e cattolico, tanto per non dare spazio a dubbi.

La piattaforma della manifestazione è semplicemente ridicola: ci si appella alla libertà d’opinione, che non è in alcun modo violata dal Ddl, al diritto di ribadire il primato della famiglia “naturale”, che non viene in alcun modo limitato, a una presunta difesa della pedofilia che ovviamente, non è contenuta nel decreto. Si parla poi del diritto di rifiutarsi che i loro figli partecipino a lezioni sull’identità sessuale a scuola, casomai imparassero qualcosa di utile.

La solita propaganda clericofascista, il solito pattume ideologico di chi è incapace di accettare che la gente possa essere libera di amarsi come vuole, di vivere la propria vita secondo schemi che non sono quelli della maggioranza, di non adeguarsi al pensiero comune.

Io credo che non si sia mai scesi così in basso, in questo paese, credo che siamo arrivati al punto di non ritorno: difendere di fatto la violenza contro chi la pensa diversamente da te è la natura del fascismo, il nucleo fondante della violenza squadrista. Trovo gravissimo che un uomo politico…scusate, che un politico…scusate, che Salvini abbia liquidato la faccenda con una battuta idiota e, per altro fuori luogo, quella sull’eterofobia. Per assurdo, la legge, punendo ogni discriminazione di genere difende anche gli eterosessuali.

Lasciamo perdere poi le disquisizioni dei giuristi da quattro soldi, quelli secondo cui basterebbe pochissimo per essere accusati di omofobia: magari fosse così, qualcuno imparerebbe a non rompere i coglioni al prossimo.

Dovremmo piuttosto chiederci perché, nel 2020, è diventato necessario rafforzare una legge già presente, perché ci sono ancora individui che si sentono in diritto di pestare, usare violenza, discriminare, emarginare chi cerca di vivere la propria identità, perché esistono famiglie incapaci di accettare che i loro figli e figlie possano amare persone dello stesso sesso e capaci di reagire in modo violento a questa scelta. A proposito del primato della famiglia naturale.

L’11 Luglio si celebrerà un’altra pagina triste e squallida nella storia del nostro paese, l’ennesimo attacco alle libertà di tutti perché quello che diceva Voltaire, quello che diceva veramente, non era che ognuno hai il diritto di offendere il prossimo e pensare di farla franca ma che i diritti delle minoranze sono i diritti di tutti.

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la repressione del pensiero

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Le forze di polizia sono organi repressivi dello Stato, la loro funzione è di tutelare l’ordine pubblico contrastando, anche con la forza, se necessario, tutto ciò che lo turbi. Funzione legittima e necessaria quando non se ne abusi.

Per la loro natura, le forze di polizia sono tendenzialmente conservatrici e non è un mistero che molti agenti di polizia politicamente si collochino a destra , la stessa cosa accade per quello che concerne i gradi più alti. Non sto dicendo che non svolgano con coscienza il proprio lavoro, lungi da me pensare questo, ma che fatti come quelli accaduti a Genova nel 2001 non si sarebbero verificati se la tendenza non fosse quella.

Per questo l’ennesima idea fascistoide del ministro Minniti è molto più preoccupante di quanto lo spazio assegnato sui giornali on line lasci credere.

Mi riferisco alla norma sulle fake news che vanno denunciate alla polizia. Polizia, lo ripeto, tendenzialmente portata a essere più indulgente con una certa parte politica. Lo dice la storia del nostro paese, non io.

Che mi risulti, l’ultima volta in cui le forze di polizia hanno avuto, ufficialmente, il compito di decidere se un pensiero o un’idea è giusta o sbagliata, vera o falsa, risale al ventennio fascista e, per quel che ne so, tale abitudine è ancora in voga negli stati totalitari.

O a determinare questa scelta è l’ignoranza delle competenze e dei compiti delle forze di polizia, e sarebbe assai grave visto che il provvedimento viene dal ministero responsabile, oppure si sta delineando qualcosa di inquietante, una limitazione della libertà di pensiero e di espressione intollerabile in uno stato di diritto.

Non si capisce per altro, l’urgenza del provvedimento, dal momento che per smontare una fake news bastano cinque minuti di pazienza e un browser internet e che chi vi abbocca lo fa o in malafede o perchè  patologicamente privo di spirito critico e, in un  caso o nell’altro, questo decreto non lo tutela.

MI chiedo anche se il decreto contempli tra le fake news le bugie dei politici, di ogni parte e di ogni colore, comprese quelle del datore di lavoro di Minniti, da cui, in questi giorni,siamo sommersi.

L’impressione è che il Pd, non sapendo a che santo votarsi per riguadagnare un consenso perso per incompetenza, abbia deciso che una svolta decisa verso destra possa essere una soluzione. Insomma, un politica del fare che si evidenzia in provvedimenti cripto fascisti, su quelli presi da Minniti ho già scritto in abbondanza, con lo scopo neanche troppo nascosto di rubare voti alla destra storica che non ha mai gradito troppo Berlusconi da vivo, figuriamoci adesso.

In questi anni abbiamo assistito a dichiarazioni e atti chiaramente contrastanti col dettato costituzionale senza che nessuno muovesse un dito, anzi, tacciando chi protestava, di appartenere al secolo scorso, quello delle ideologie, distante dal clima di pacificazione inevitabile che ci si apprestava a vivere. Dov’era Minniti quando Bossi invitava alla secessione, Berlusconi a non pagare le tasse, Dell’Utri dichiarava che un mafioso era una persona rispettabile e un altro ministro che con la mafia si doveva convivere?  Dov’era Minniti quando si manifestava contro gli stranieri o un candidato alla guida della regione Lombardia affermava la necessità di tutelare la razza bianca? Davvero quattro idiozie sui social costituiscono reati d’opinione più gravi di quelli sopra citati?  Un conto è reprimere comportamenti criminali un conto autorizzare un controllo delle opinioni e decidere cosa è giusto e sbagliato.

E’ uno Stato, quello che Renzi e i suoi compagni di sventura stanno configurando, con questo e altri provvedimenti, vedi quello  sul divieto di usare i social con gli alunni da parte degli insegnanti,  sempre più repressivo, poliziesco, militarizzato e insofferente del libero pensiero e della critica. Uno Stato che , ovviamente, non dispiace neanche alla controparte, che ce l’ha nel dna.

Uno Stato che prova, in modo occulto e sottile, progressivo, a reprimere il pensiero divergente. Un Grande Fratello in sedicesimo, apparentemente sgangherato ma con il potere nelle mani e una luce sinistra, anzi destra, nellos guardo.

Uno Stato che, personalmente, mi piace sempre meno.

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