Di Maio sconcertato dai diritti civili

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Con un colpo da maestro Zingaretti mette alle strette Di Maio, ormai contestato da buona parte del suo partito e traccia un muro tra sé e Renzi, sempre più in stato confusionale e alla disperata ricerca del consenso ad ogni costo.

Chiedere a gran voce l’approvazione dello ius culturae e l’abolizione dei decreti sicurezza nel momento in cui la piazza di Bologna mostra che c’è ancopra voglia di sinistra in questo paese e il palazzetto semivuoto di Salvini che, forse, non tutto è perduto, è la strada maestra per tornare a guadagnare consensi nel bacino naturale di voti del Pd, prendendoli anche dai Cinque stelle, che fino adesso hanno nutrito la destra ma che hanno, al loro interno, un’anima di sinistra pronta a tornare a casa all’ennesimo errore di Di Maio.

Non sarà sufficiente, probabilmente, a vincere le prossime elezioni ma la mossa di Zingaretti restituisce identità al partito, lo riporta su una strada   che aveva abbandonato da troppo tempo, gli restituisce dignità e prospettive, segnando finalmente quella discontinuità netta dalla destra attesa da tempo.

L’inutile Di Maio si trova  così a un bivio: rompere definitivamente con l’amato Salvini cancellando le illusioni di un ritorno di fiamma e perdendo pezzi del partito, o continuare sulla strada di un’ambigua nullafacenza, cercando di tenere insieme i cocci di un esperimento fallito da tempo.

Risponde da par suo, questo ragazzo incolto e fortunato, lanciato senza alcuna preparazione e senza alcun merito alla guida del paese: dichiarando il proprio sconcerto di fronte a un alleato che lo mette alle strette, costringendolo a mostrare il suo vero volto.

Forse sa che la sua parabola è giustamente giunta al termine, che presto tornerà nell’anonimato e di lui ci si ricorderà come di un imbarazzante incidente di percorso. Forse intuisce che il tempo dei giochi è finito, che non ha più i numeri e la forza per fare la voce grossa e che non ci sarà il furbo Conte a spalleggiarlo.

I diritti civili di decine di migliaia di persone lo sconcertano, l’abolizione di due decreti illiberali, razzisti e indegni di un paese civile, lo sconcerta. Per chi è senza idee, senza ideali e senza valori, non c’è nulla di più irritante di chi i valori glieli sbatte sulla faccia.

Vediamo se Grillo deciderà di assestare il colpo di grazia al figlio ingrato o continuerà la farsa.

Attendiamo fiduciosi che Zingaretti si ricordi anche delle periferie, della lotta alle mafie, del diritto al lavoro. Ma per ora accontentiamoci, di questi tempi, va già bene così.

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Se ripartissimo dai diritti civili?

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Dopo quattordici mesi di appelli alla Madonna, insulti grossolani, sequestri di disgraziati in alto mare, attacchi razzisti, attacchi omofobi, convegni sulla famiglia tradizionale, striscioni sequestrati, saluti al duce, accampamenti di disgraziati sgomberati e neofascisti tranquilli nel loro palazzo al centro di Roma, (questo è stato il governo Conte ed è bene ricordarlo a chi lo riscopre statista),credo che una delle priorità del governo che succederà al peggior esecutivo della storia repubblicana, debbano essere i diritti civili.

Servono leggi più severe contro il razzismo e l’apologia del razzismo, dichiarazioni come quelle che abbiamo sentito dall’ex ministro dell’interno, dalla Meloni e cialtroni vari, sono inammissibili in un paese civile e superano il limite della libertà di espressione, titoli come quelli di Feltri e Sallusti sono indegni e offensivi per l’intera categoria dei giornalisti e vanno comunque sanzionati dall’ordine di categoria.

Servono leggi più severe contro l’omofobia, che va omologata al razzismo e contro chi sparge in giro idiozie sulla fantomatica teoria gender. L’omosessualità, la transessualità,  non possono e non devono essere vissute come una colpa o un dramma ma come uno stato di natura, concetto per altro ribadito dall’organizzazione mondiale della sanità e così devono essere percepite dai media e dalla politica.

Serve ed è ormai fuori tempo massimo, una legge contro la tortura estesa anche alle forze di polizia, insieme al numero di riconoscimento degli agenti.

E’ necessaria una riforma delle forze di polizia mirata sia a una formazione adeguata sia a far sì che non diventino lo strumento repressivo del ministro di turno, come abbiamo visto fare in questi mesi alla Digos, impegnata a sequestrare striscioni inoffensivi a ragazzi e anziane signore, per non parlare dell’agente che ha intimidito un giornalista reo di aver fotografato un altro agente ridotto ad animatore per il figlio del ministro.

Sono provvedimenti che, di fronte alle emergenze economiche, possono apparire secondari ma in realtà, a mio avviso, sono urgenti e necessari. Questo è un paese ignorante, diviso, dove una parte consistente della popolazione non conosce le norme più elementari della convivenza civile e del rispetto, ed è pronta a bersi qualunque idiozia propinino i social ad arte.  Questo circolo vizioso va disinnescato perché è potenzialmente pericoloso per la tenuta democratica.

I diritti civili sono un tema imprescindibile per una democrazia, in un mondo globale è inammissibile sia il concetto di muro sia la stessa idea della diversità. L’educazione civica a scuola, così come era concepita dalla legge, era un’immonda stronzata che, per fortuna, è stata temporaneamente bloccata, altra cosa è l’educazione al rispetto e a riconoscere il valore della diversità come un’opportunità di crescita e non una minaccia, che si tratti di diversità etnica, di genere sessuale, di pensiero religioso, ecc. e su questo punto la scuola non può esimersi dall’intervenire, senza dover diventare oggetto di polemiche campate sul nulla e fanatismi anacronistici che nascondono ignoranza e pregiudizio. La libertà d’insegnamento è un valore imprescindibile per un paese civile e non deve essere messa in discussione da nessuno. Schedare gli insegnanti di sinistra non è solo ridicolo ma anche anticostituzionale.

I diritti civili, ce ne siamo accorti in questi quattordici mesi, vanno riconquistati ogni giorno, non sono mai acquisiti, non vanno mai dati per scontati. Se un ignobile buffone incapace di articolare un periodo semplice può violarli impunemente, significa che bisogna intervenire in fretta perché questo non accada mai più.

Credo che l’approvazione dello ius soli possa essere un buon modo per cambiare rotta radicalmente, un simbolo forte di discontinuità col passato, il punto di partenza per cominciare ad organizzare in modo razionale, le politiche sull’immigrazione.

Credo che l’eliminazione immediata dei due decreti sicurezza, comprese le norme repressive sulle manifestazioni di piazza e la modifica della legge sulla legittima difesa e sulla detenzione di armi, possano essere un altro buon punto di partenza.

Io credo che sovrapporre tout court il fascismo al sovranismo, come molti fanno, sia un errore gravissimo. Il primo passo per combattere un nemico è comprenderlo, entrare nella sua mente e capire le sue ragioni: l’errore peggiore sarebbe quello di pensare che, neutralizzato il buffone, la sbornia autoritaria sia passata. Intanto il buffone ha un seguito consistente, in secondo luogo, se una parte del paese dà credito a gente come lui  e la Meloni, personaggi da commedia di infimo livello, le cui argomentazioni non reggerebbero alla logica di un bambino di quinta elementare, dobbiamo farci delle domande, approfondire l’influenza dei social, il loro potere di condizionamento e gli strumenti più opportuni per contrastarlo. E’ necessaria un’analisi sociologia sui motivi del consenso di questa forma di consenso deviante e deviata.

Il sovranismo non è un’ideologia,  ma la manifestazione dello spirito del tempo, non si basa su un pensiero coerente ma nasce dalle paure e dai pregiudizi di una parte della popolazione che, fino adesso, ha scelto paladini impresentabili che pure tanto danno hanno fatto. Cosa succederà quando i paladini saranno meno impresentabili? Questa è l’inquietante domanda che, chi ha a cuore la democrazia, deve farsi.

Per questo è necessario ripartire dai diritti civili. Altrimenti, la battaglia è già persa.

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Quando la politica perse la dignità

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Mi stupisce che qualcuno abbia avuto l’ardire di immaginare che questo parlamento di infingardi, che ha permesso il rientro delle spoglie di un tale traditore nel nostro paese, annullando la dolce pena dell’esilio perpetuo che gli era stata comminata, dolce per i suoi misfatti, s’intende, potesse approvare in un sussulto di civiltà la legge sullo ius soli.

Ci sarebbe voluto coraggio, orgoglio e senso di giustizia, caratteristiche del tutto assenti dalla disgraziata scena politica italiana.

Chi avrebbe dovuto esprimersi a favore della legge? Gli alleati di quel Minniti, autore del decreto sul decoro urbano i cui frutti avvelenati possiamo vedere in questi giorni, colpevole del vergognoso accordo con la Libia sui migranti e forse inconsapevole mandante del fiume di fango versato sulle Ong?

Una destra sempre più neonazista, ipocrita, xenofoba, incapace di esprimere una sola idea che non sia quella di soffiare sul fuoco dell’odio verso l’altro, oppure tesa a riconquistare il potere perso per avviare una nuova stagione di mangiatoie e festini?

L’altra destra, quella dei comici involontari guidati da un comico di professione, forcaiola, priva di concretezza, capace solo di adoperare frasi scatologiche per censurare l’operato altrui, inetta e bieca né più né meno di quella vecchia politica che ambisce a sostituire?

La ricchezza di questo paese è sempre stata la cultura, evocata da un patrimonio artistico unico al mondo, dalle vestigia del più grande impero dell’antichità, da una impressionante schiera di poeti e scrittori che non ha eguali. Furono gli intellettuali che fecero il Risorgimento e intellettuali i padri costituenti. Nel dopoguerra, autori come Sciascia, Vincenzo Consolo, Moravia, sferzarono il potere mettendone a nudo gli errori e i difetti.

Oggi quella cultura non esiste, gli intellettuali sono scomparsi o ridotti a giullari di corte, come Recalcati o Sgarbi, la scuola è stata devastata non a caso, perché il flagello delle teste pensanti e indipendenti, delle menti non in vendita, non avesse a ripetersi.

Quello che rimane è un parlamento di comprimari, di figuranti, teso solo alla conquista del potere, incuranti sia delle reali necessità del paese sia dei cardini di quella civiltà occidentale di cui sono sempre pronti a riempirsi la bocca in occasione di eventi luttuosi causati, di solito, dalle politiche grette e violente portate avanti dai loro alleati.

Un paese dove il condottiero della nuove sinistra è un degnissima persona ma non certo un fautore delle magnifiche sorti e progressive e dove a lanciare un grida di rabbia contro quest’ennesima manifestazione di ignavia sono stati il Papa, attaccato per questo da una destra cattolica sempre più invereconda e reazionaria, che commenta ogni uscita pubblica del Pontefice con l’astio del frustrato di fronte a un modello per lui irraggiungibile, e sacerdoti come don Ciotti, sempre più indignato, sempre più addolorato per i mali del mondo ma non per questo domo.

Quella dello Ius soli era un brutta legge ma un inizio, una prova di civiltà miseramente fallita. Qui non era in gioco l’accoglienza ai migranti, ma la regolarizzazione di chi è già regolare, di chi ha studiato e vive quotidianamente in mezzo agli italiani da italiano.

Ammesso, a questo punto, che ad essere italiani ci sia un qualche minimo motivo di vanto. Per quel che è stato, per quel che hanno fatto i giganti, forse, per quel che fanno i nani sulle loro spalle, oggi, certo che no.

Anzi, a dirla tutta, personalmente, provo un certo imbarazzo, un principio indefinito di vergogna a esser cittadino di un paese che non perde occasione di dimostrarsi indegno.

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Aiuto i fascisti! Scusate, ma nel 2001 da Bolzaneto siete passati?

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Con grande rilievo Repubblica riporta oggi l’”aggressione” fascista avvenuta durante una riunione di gruppi pro migranti.  A stupire è l’editoriale accorato sulla sfrontatezza dei nuovi gruppi fascisti, che non restano più nascosti e non hanno paura di mostrarsi e di mostrare la consueta pacatezza di modi e la padronanza presso che piena della lingua. Un vero allarme, da far tremar le vene e i polsi. Rabbrividisco già.

Scusate, ma nel luglio 2001 nessuno è mai passato da Bolzaneto? Nessuno ha letto il resoconto di quello che è avvenuto in quella caserma? I cori imposti ai fermati, faccetta nera, ecc.? Nessuno ha sentito l’intercettazione della poliziotta che si rallegrava per la morte di una zecca comunista (Carlo Giuliani, n.d.r.)?.

Protetti dalla divisa e dal governo Berlusconi, nessuno di quei vigliacchi, scusate non riesco a chiamarli poliziotti, io della polizia ho rispetto,è stato punito. Sono dunque almeno diciassette anni che i fascisti godono di impunità assoluta nel nostro paese. E sono pure armati.

Scomparsa la sinistra, scomparsa anche la sinistra extraparlamentare e quindi liberato il terreno, questi giovani e patriottici decerebrati hanno trovato l’opportunità di guadagnare il loro quarto d’ora di celebrità. Almeno non hanno torturato nessuno. Sono fascisti 2.0: dei loro antenati hanno solo la massa cerebrale e la capacità di non capire una minchia su come va il mondo.-

Dire che in Italia ci sono i fascisti è come dire che c’è la mafia, è ovvio. Come i topi che affollano le nostre città nascosti nel sottosuolo, elaborando rancore e odio come il protagonista del libro del grande Feodor, finalmente eccoli mostrarsi in tutto il loro splendore decadente. Peccato che i fascisti 2.0 sono brutti e fanno ridere.

Parlano anche, riescono persino, a tratti, a esprimere linee di pensiero. Fanno paura? Ma chi, questi ragazzotti ben pasciuti che credono che Anna Frank sia una favola e i forni crematori un’invenzione giudaica? Ma dite davvero? Paura di questi? No, questi non mi fanno paura, i loro amici in divisa sì, quelli di Bolzaneto, i picchiatori della Diaz, Alemanno, che ha definito “zecche” quelli che lo contestavano, la classe è classe, anche lui un po’ di paura la fa. Ma giusto come incontrare Brunetta di notte  e confonderlo con un pechinese arrabbiato. 

Ma per favore, se dobbiamo raccattare voti a sinistra portiamo avanti battaglie di civiltà, approviamo lo ius soli  contro tutto e tutti, rimettiamo in mare le Ong e mandiamo a fanculo i libici, ma non tiriamo fuori i fascisti. Quelli veri, quelli bastardi, hanno fatto saltare treni, stazioni, hanno messo bombe nelle piazze, non facevano azioni dimostrative, portavano l’unica cosa che il fascismo ha portato a questo paese: morte e distruzione. Questi sono fascisti 2.0, i fascisti dei Simpson.

Lasciamo  perdere questi mocciosi con seri disturbi di apprendimento e occupiamoci dei problemi seri e reali di questo paese.  Proviamo a fare una campagna elettorale che parli di lotta alle mafie, di droga, di soluzioni possibili al disagio giovanile, di periferie degradate, di lotta alla corruzione e all’evasione fiscale, di risanamento del territorio, di ristrutturazione dei centri storici e di rifiuto alla cementificazione, ecc.ecc.

I fascisti non vi voteranno, non sono ancora arrivati al vocabolario, ma forse qualche voto di chi, come il sottoscritto, ha più paura di voi che di loro, lo recuperate…

Provate a dire e fare qualcosa di sinistra…poi se vediamo che è pericoloso tornare a fare quello che fate adesso. Cos’è, esattamente, che fate adesso? Ah,dimenticavo, vi occupate di fake news, falsi allarmi, ecc.

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Migranti: la politica dei miserabili

Non stupisce la notizia apparsa oggi sul quotidiano di Genova che riporta l’intenzione della giunta di chiudere le porte ai migranti e mandare via anche quelli attualmente ospitati alla Fiera.  

I fascisti sono fascisti, i leghisti anche peggio e, nonostante la facciata rispettabile, chi va con lo zoppo impara a zoppicare e il neo sindaco, molto presto, sta dimostrando di non essere il sindaco di tutti, almeno non di chi crede nella solidarietà.

Addolora che una città come Genova, un porto di mare da sempre crocevia di genti diverse, si sia ridotta così e che la gente possa ritenere che i problemi della città si risolveranno come per magia chiudendo le porte a disperati in cerca di una opportunità di vita. Genova e i genovesi hanno evidentemente dimenticato le folle di emigranti italiani che, agli inizi del secolo scorso, riempivano le sue strade e le sue vie in attesa di imbarcarsi per l’America. La storia non insegna niente.

Mi addolora molto di più, perché lì sono le mie radici, la protesta contro i migranti dei comuni siciliani della provincia di Messina. Manco dalla Sicilia da molto tempo, purtroppo, e non so se la situazione sia veramente diventata insostenibile, conosco però bene le posizioni del sindaco di Messina, che non sono certo in linea con queste proteste. D’altronde, che il vento fosse cambiato, si era compreso con la mancata rielezione del sindaco di Lampedusa. Ma quelle proteste fanno male a chi consoce i siciliani.

Ormai la politica è diventato un gioco da miserabili, quando individui lombrosiani come Salvini riempiono le prime pagine dei giornali con le loro menzogne e le loro ignobili affermazioni razziste e chi sarebbe deputato a controbatterle segue invece l’onda stomachevole dell’intolleranza, per fare un passo indietro quando si accorge di aver esagerato, significa che la ragione ormai non è più immersa nel sonno, è caduta in coma.

Lo testimonia l’esultanza di Salvini per il rinvio dello Ius soli. Possibile che nessuno riesca a spiegare a questo essere abbietto che lo Ius soli non riguarda i migranti che arrivano in Italia, che deve smetterla di mentire e insinuare nella gente false idee, di esultare come un demente per il rinvio di un provvedimento civile e necessario?

Bene ha fatto Gentiloni a rinviare l’approvazione che Renzi, che in quanto a spregiudicatezza, cinismo, e opportunismo politico sulla pelle degli altri non è secondo a nessuno, aveva voluto, sperando di guadagnare voti alle recenti elezioni facendo qualcosa di sinistra e sbagliando, come sempre, tempi e modi.

Lo Ius soli riguarda quei bambini, e le mie classi ormai sono formate quasi sempre in maggioranza da loro, nati in Italia, che in Italia sono da cinque anni o hanno concluso almeno un ciclo scolastico. Sono bambini italiani a tutti gli effetti, che parlano la nostra lingua e sono cresciuti nella nostra cultura. Spesso hanno genitori che lavorano regolarmente nel nostro paese da anni e pagano le tasse.  Le folle di migranti sui barconi non c’entrano nulla, si tratta del perfezionamento di una legge già vigente che non comporta alcuna invasione né alcun attacco a una italianità che sarebbe invece tanto bello scomparisse nei suoi tratti più diffusi.

Machiavelli, il fondatore della scienza politica, scindeva la politica dalla morale ma non dall’etica: anche gli atti più riprovevoli come l’omicidio e il tradimento, erano secondo lui giustificati purché fossero commessi a favore del benessere del popolo. Sembra invece che i politici odierni, ovviamente non tutti, ci saranno anche persone coscienziose, siano più portati a seguire l’ottica di Guicciardini, secondo cui ognuno deve seguire il proprio “particulare”, la propria convenienza personale. A proposito di italianità, questo è sicuramente uno dei tratti più diffusi,

In questi giorni stiamo assistendo, nell’indifferenza quasi generale, a un gioco al massacro sulla pelle degli ultimi, a un disumana speculazione per guadagnare voti, a un imbarbarimento della politica a livelli talmente infimi  da risultare inconcepibili. Siamo allo sdoganamento del razzismo, all’egoismo e all’intolleranza come programma politico. E’ la reazione della borghesia più ottusa e corrotta del paese, quella che costituisce la vera palla al piede dell’Italia, che trova ampi consensi in una popolazione sempre più deprivata culturalmente, sempre più carente in quei valori fondamentali che sono alla base della civiltà.

Quello che più disturba sono le menzogne oggettive, come i dati sui migranti sparati a caso, la distorsione continua della realtà, l’assoluta mancanza di volontà politica di affrontare seriamente un problema ancora gestibile, gli esseri umani ridotti a merce di scambio politica, schiavizzati due volte, deprivati della loro umanità e ridotti a cose da spostare e allontanare per non turbare le coscienze dei bravi borghesi. A me questa politica, questa visione, questa strada che il mio paese e  le mie due regioni sembrano aver intrapreso, fa vomitare.

Non ho soluzioni da proporre, lotto contro il razzismo da così tanto tempo che tendo a considerarlo un male endemico, come l’influenza, qualcosa che a ondate arriva e poi se ne va, magari dopo qualche foto sui giornali di bambini morti. Già una volta l’Europa, sull’onda del razzismo, è arrivata all’autodistruzione. Oggi lo stesso vento soffia sugli Stati Uniti, che hanno però anticorpi democratici più forti dei nostri (quando si tratta della politica interna, sulla politica estera stendiamo un velo) e, si spera, riescano a contenere il presidente più demente degli ultimi decenni.

A mio parere, l’incompetenza dei nostri attuali governanti, che si occupano solo di tutelare lo status quo e mettere a tacere chi la pensa diversamente, sia quelli al governo sia quelli impegnanti in una opposizione solo apparente, sta costando molto cara a tutti. Ma la vita è assumersi responsabilità: la gente non può continuare a seguire il nulla e poi lamentarsi delle conseguenze, Genova non può votare i fascisti e poi andare in piazza se si comportano come tali e così l’Italia tutta. La gente, in questo momento, sta sorvolando sulla costante emorragia di diritti a cui viene sottoposta da anni, sulla distruzione sistematica della scuola, sempre più privilegio di pochi, su una politica economica a vantaggio esclusivo di banche e imprese scegliendo invece di concentrare la propria rabbia sugli ultimi, in nome di un desiderio di sicurezza inopportuno e smentito dalle statistiche sui reati fornite dal Ministero degli Interni, o in nome di quel principio del capro espiatorio che ha riempito le fosse dei cimiteri di tutta Europa in diversi periodi storici.

La politica è lo specchio della gente, e questa politica è lo specchio di un’opinione pubblica che non riesce più a compattarsi sui problemi reali, sui valori che contano. Un’opinione pubblica in  cerca di falsi profeti, di improbabili guru, a volte miliardari, che a suon di volgarità linguistiche e intellettuali la guidino verso la luce. Non importa se il guru dice oggi una cosa e domani l’opposto, magari, avesse letto della neo lingua di Orwell la gente capirebbe, ma il problema è che la gente non vuole capire, vuole essere presa in giro per sognare, che  a prenderli per i fondelli sia Renzi, Grillo o Salvini poco importa: sono intercambiabili, privi di cultura politica politica, signori e amplificatori di vuoti a perdere mentali che stordiscono e questo vuole la gente, stordirsi, fumarsi una mega canna e sorridere beata lasciando il mondo fuori e il guru a risolvere i loro problemi.

Questa è la vittoria più grande, e si avvia a diventare definitiva, del Sistema. Ci hanno ridotto a consumatori, quello è il nostro ruolo e chi non ci sta, vie
ne eliminato. Come nel Grande Fratello, la trasmissione televisiva, non quello di Orwell, In quello di Orwell ci viviamo da decenni senza accorgercene.

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Del relativismo e di come il terrorismo sia strumento di potere

L’attentato di  Londra costituisce un precedente gravissimo, il sintomo allarmante di una possibile escalation di follia che va fermata il più presto possibile.

Noto senza sorpresa che su facebook nessuno sta con gli islamici aggrediti e nessuno inveisce contro l’inglese che ha cercato di fare una strage. Sintomo sia del relativismo tipicamente occidentale per cui le medesime azioni non sono ugualmente deprecabili a seconda del colore della pelle di chi le compie, sia di una progressiva americanizzazione che contempla il ritorno all’ occhio per occhio dente per dente come un’ opzione tutto sommato da non disprezzare. Ovviamente, la ragione dorme sonni profondi e i mostri ballano.

Balla il mostro del razzismo, che una maldestra (ma dai?) azione politica del Pd ha risvegliato, trasformando un problema serissimo, quello dello ius soli, in una polemica di bassissimo livello che ha scatenato tutto lo spregevole armamentario razzista di gruppi marginali di falliti che hanno avuto il loro quarto d’ora di celebrità e torneranno nelle loro tane a chiedersi quale significato abbia il pollice opponibile.

Balla il mostro della paura, in parte giustificata, in parte fomentata ad arte da governi che mascherano la propria inadeguatezza agitando lo spettro di un nemico che hanno contribuito a inventare e che continuano a tenere in vita perché fa comodo a tutti.

Balla il mostro dell’ignoranza, Nixon, volgare, rozzo, corrotto, al confronto dell’attuale presidente degli Stati Uniti, sembra un fine intellettuale, il repubblichino Almirante, paragonato a Salvini appare come un lucido intellettuale progressista. Va aggiunta l’ignoranza di un popolo, il nostro, ampiamente coltivata e curata dalla politica, il cui unico risultato concreto negli ultimi dieci anni è quello di aver efficacemente contribuito a devastare la scuola pubblica.

Balla il mostro dell’ipocrisia, delle false promesse, delle cattive intenzioni mascherate da principi morali.

Balla il mostro della disinformazione accurata, costante, ossessiva da parte di media  ormai totalmente asserviti al potere che danno spazio, come si trattasse di giganti del pensiero, alle bizze di mediocri figuranti come Fabio Fazio.

In questo quadro da terra desolata l’attentato di Londra era quasi inevitabile, a furia di agitare senza alcun motivo il vessillo dello scontro di civiltà ( io quel saggio l’ho letto: è orrendo) si finisce per arrivarci davvero, facendo il gioco del potere, che trova nuovi strumenti per limitare le libertà individuali col plauso di tutti.

Inutile stare qui a disquisire di guerre del petrolio e del fatto che non siamo di fronte a nessuno scontro di civiltà ma all’ennesimo tentativo di impadronirsi delle risorse dei paesi più poveri da parte dei paesi più ricchi. La lettura di uno qualsiasi dei saggi più recenti di Franco Cardini, storico di destra, quindi lontano dalle mie idee politiche ma lucido e documentato quando si parla di problemi del mondo arabo, per farsi un’idea chiara della differenza tra ciò che sta accadendo e quello che ci raccontano.

Quello che mi preme sottolineare è l’assenza della pietà 2.0, quella dei badge e dei flames, quella dei coraggiosi da tastiera così ben rappresentati da Crozza. Il pensiero liquido colpisce ancora, il relativismo morale, anche e la pietà scompare. Viene da pensare, a leggere certi interventi, che, parafrasando Custer, l’unico bambino arabo buono è quello morto su una spiaggia.

  Terribile questa frase, vero? Dà da pensare, dà un’idea del baratro in cui ci stiamo lanciando allegramente da un bel po’ di tempo. Finiremo per raggiungerlo, prima o poi, se non riusciamo a frenare. E si sa la fine che ha fatto Custer.

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Dell'essere italiani

Io credo che in un mondo globale le nazionalità non abbiano più molto senso mentre hanno un senso le culture, intese come quell’insieme di tradizioni mutuate dalla storia che costituiscono il genius  loci di un popolo. Culture da tutelare, tramandare e preservare, per non perdere noi stessi.

Sono   fieramente anti liberista, perché ritengo che l’attuale società abbia scelto la strada, non necessaria, di mantenere il proprio tenore di vita a spese dei più poveri e di favorire, al proprio interno,  le classi agiate a scapito di quelle proletarie. Se il liberismo ha una colpa capitale, e ne ha molte e molti morti ha sulla coscienza, non ultimi quelli per terrorismo, è quella di non preoccuparsi ma anzi di osteggiare la globalizzazione dei diritti, non comprendendo che diventa così assai complicato globalizzare anche le regole. Altra colpa è quella di uniformare le culture a una sola: quella del mercato e del consumo, senza curarsi dello sfruttamento intensivo delle risorse e della disuguaglianza sociale. E’ una scelta, non una strada obbligata: il liberismo classico nasce con altri intenti e la deriva attuale è figlia della scuola di Chicago e di Milton Friedman.

Ho da quindici anni il privilegio di lavorare in un quartiere multi etnico con alunni che provengono da tutto il mondo. Anni fa lavoravo con classi di soli stranieri, oggi la situazione è cambiata perché, forse Salvini questo non lo sa, gli stranieri che riescono a guadagnare qualcosa tornano a casa loro molto volentieri. Io tocco con mano la globalizzazione e i frutti avvelenati del liberismo ogni volta che mi siedo in classe.

Da figlio di immigrati meridionali, terrone che non si è mai deterronizzato, simpatica espressione raccolta dal web, provo una particolare simpatia verso i figli dei migranti che, come me, hanno il privilegio e la maledizione di essere nati senza terra sotto i piedi, di non essere etnicamente compiuti.Come il sottoscritto non è del tutto siciliano o ligure, loro non sono del tutto ecuadoriani, pakistani, senegalesi o italiani. Crescendo, solitamente, riscoprono l’orgoglio delle proprie origini e trovano nel nostro paese una terra da amare. Se non succede, accade quello che abbiamo visto succedere nelle banlieues qualche anno fa, quello che rischia di succedere nelle nostre periferie se non si interviene in fretta: lo straniamento, il mancato senso di appartenenza, si trasformano in rabbia, autoemarginazione e violenza. Il limite estremo di questo processo è il terrorismo.

Per questo ritengo che lo ius soli, oltre che un provvedimento naturale e inderogabile, oltre che un atto di civiltà troppo tardivo e cervellotico, così come è stato disegnato, sia anche un atto di autodifesa, un’arma contro il radicalismo che nasce dall’emarginazione.

E’ un peccato che il Pd banalizzi questa caratteristica (ma cosa non banalizza Renzi, forse lo statista più ignorante che mai abbia guidato il paese?) estraendo dal cappello il provvedimento nel corso di una campagna elettorale giustamente critica, dato lo sfacelo in cui sta gettando il nostro paese e la rabbia che ha generato in quello che dovrebbe essere il suo bacino elettorale,. ma a caval donato non si guardi in bocca, la norma va approvata al più presto.

L’opposizione a tale provvedimento da parte della lega è grottesca, aggettivo che quasi sempre descrive adeguatamente la mentalità leghista. Il nazionalismo di Salvini è anacronistico e insensato, ammesso che la sua mente riesca ad elaborare ancora pensieri logicamente coerenti. ma è pericoloso, molto pericoloso e non va né ridicolizzato né sottovalutato, ma combattuto.

E’ pericoloso perché basta guardare i social network per rendersi conto di come certi slogan, certi frammenti di video montati ad arte, attecchiscano presso le fasce di popolazioni culturalmente più svantaggiate, di conseguenza più deprivate economicamente e più arrabbiate. La rabbia monta dove manca il pane quotidiano.

Se una mia alunna dolcissima, posta un video fascista in cui viene teorizzata l’idea assurda che gli stranieri vogliano lo ius soli per prendere il potere e conquistarci, significa che i filtri sono saltati, che la gente non è più in grado di decodificare i messaggi da cui è bombardata e rischiano di rivivere vecchi fantasmi che credevano ormai sepolti dalla storia. da quando la televisione non è più servizio pubblico, a meno che non consideriate tale quello proposto da Fazio e Gramellini, due menti rubate all’agricoltura, da quando media e social propongono tutto e il contrario di tutto, seguendo la regola aurea che se qualcosa deve andare storto ci andrà, inevitabilmente le persone scelgono il peggio, non perché naturalmente malvage ma perché prive di basi epistemologiche adeguate per decodificare le assurdità, per distinguere non il vero dal falso, ma l’accettabile dall’inaccettabile.

E’ così che una  foto che ritrae i migranti che fumano diventa un pretesto per disquisire sulle reali condizioni di bisogno di chi arriva spesso per miracolo sulle nostre coste. E se chi la condivide è una brava persona e sai che lo è, quello che provi è solo amarezza e sconforto e rabbia verso chi getta benzina sul fuoco.

In questo quadro, il problema delle periferie è prioritario e una scuola che faccia non integrazione, orrenda parola che a un vecchio appassionato di Star Trek come me ricorda i Borg, ma condivisione di percorsi comuni, concetto più complesso, più difficile, e articolato, ancora più necessaria.

Concludo dicendo che qualsiasi processo di incontro tra culture diverse, può generare ricchezza o conflitto, dipende dal livello di rispetto reciproco. A scuola, i ragazzi non percepiscono la propria multi etnicità, spesso i miei alunni scoprono che il compagno di banco è musulmano in terza, casualmente. E non gliene può fregare di meno. E si chiedono perché quando qualcosa non torna. Gli adulti, invece, a volte i genitori di quegli stessi ragazzi, non si chiedono perché e brancolano nell’oscurità del pregiudizio perché nessuno gli spiega come uscirne.

Grillo e Salvini sono pericolosi, e in un paese normale non lo sarebbero ma sarebbero dei freaks, perché cercano di acquisire il potere sfruttando quell’oscurità, a spese della povera gente. E’ una visione della politica spietata, priva di etica e di tenerezza, lo specchio della guerra del liberismo moderno. Il problema è che lo stesso atteggiamento lo ritroviamo, in forma più edulcorata ma non meno dannosa, in quella che dovrebbe essere la controparte. Stessa spregiudicatezza aggravata dal fatto che lì un retroterra di valori esiste ma viene bellamente ignorato o tirato fuori quando comoda, senza convinzione.

E’ necessario che i due più potenti agenti di democrazia, la scuola e la società civile (sindacati, terzo settore, ecc,), dal momento che la politica ha momentaneamente abdicato da questo compito, propongano valori forti e fondanti e pretendano dalla politica un impegno forte su quei valori. O si rifonda un’etica della convivenza in questo paese o diventeremo terra di conquista non degli immigrati, come paventano i primati leghisti o i fedeli della setta grillina, ma di quella globalizzazione nefasta che i migranti li crea, un ingranaggio di quel meccanismo che parte da McDonalds e arriva all’Isis.

Essere italiani per me significa essere umani, solidali, cooperativi e inclusivi: senza distinzione di sesso, razza, religione. Come recita il testo politico più alto mai prodotto dai nostri rappresentanti.

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