Il gioco delle parti sulla pelle dei curdi

Turkey Moves Forces Into Northern Syria

La Turchia vive sotto dittatura da anni e l’Europa, da anni, lo accetta senza battere ciglio. Anzi, conclude affari con Erdogan, addirittura lo paga per tenersi gli immigrati e fare il lavoro sporco al posto suo. Erdogan il negazionista che minaccia ritorsioni a chi si azzarda di parlare degli armeni, Erdogan il genocida, che vuole eliminare i curdi siriani dal Rotava, dove loro hanno scacciato gli arabi ( le questioni in medio oriente non vanno mai affrontate in modo manicheo).

Non esiste un governo politico europeo forte, compatto e coeso che possa, dopo l’aggressione ai curdi, fare la voce grossa contro Erdogan. L’Europa sembra più preoccupata di arginare la deriva sovranità che di giocare il suo ruolo nello scacchiere internazionale.

Il richiamo ai valori europei calpestati molte volte in questi anni, con le  due  guerre del Golfo e prima ancora la guerra nell’ex Jugoslavia, suona quasi ironico, se non tragico.

Ci sono grandi interessi economici in gioco, più grandi dei diritti di giornalisti, attivisti civili, insegnanti, intellettuali imprigionati da Erdogan a centinaia. Più dei processi sommari e delle sentenze farsa. Vendita di armi, fabbriche, agevolazioni di mercato per la Turchia, il gas: interessi che valgono miliardi di euro.

L’Italia poi, dopo aver perso qualsiasi credito internazionale grazie a Berlusconi prima e a Salvini poi, si affanna penosamente a conservare un residuo di dignità senza riuscirci .

Non si spiega altrimenti l’ipocrita presa di posizione sulla vendita di armi alla Turchia: è necessario un accordo in tutta Europa, sospenderemo le nuove licenze. Tutto qui, il nostro intervento su un conflitto proditorio che sta insanguinando un territorio tormentato e allo stremo e si prefigge come scopo un genocidio, è tutto qui.

Non riusciamo a uscire dalla retorica, non riusciamo a cambiare la narrazione di un paese che continua a vagare smarrito in una terra di nessuno senza sapere quale direzione prendere. Non si può pretendere che un governo nato per contrastare un male maggiore, un’alleanza impossibile tra due forze incompatibili, almeno in teoria, possa mostrare i muscoli a un dittatore che, con l’avallo di Trump, sta facendo quello che tutti sapevano che prima o poi avrebbe fatto. Ma abbiamo continuato a finanziarlo nonostante tutto.

Per inciso, il tradimento di Trump nei riguardi dei curdi, la sua cecità politica riguardo la presunta sconfitta dell’Isis, aprono inquietanti prospettive sulla questione medio orientale nei giorni a venire, e quindi, sul futuro del mondo.

Nessuno farà nulla contro Erdogan, per paura, per viltà, perché non conviene, e ci dimenticheremo presto dei Curdi, lasciati, come sempre, da soli, come soli, in questo momento, sono gli ecuadoriani, i venezuelani, una decina di popoli africani e chissà quanti altri che lottano per la libertà sparsi per il mondo.

Ma continuiamo pure a fare doverosi appelli, per tacitare la nostra coscienza, a lanciare petizioni e twittare ogni giorno indignati. Fino a quando cadrà il silenzio sulla nostra vergogna.

 

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Un paese sempre più ignorante

Italia fanalino di coda istruzione

Sarò radical chic, a dir la verità un po’ radical sì, ma chic per niente, magari potessi!,  sono anche un professore, quinbdi afflitto da diverse colpe, ma la notizia che l’Italia è il paese europeo che spende meno soldi per l’istruzione non mi ha stupito per nulla.

Per altro, va chiarito, che la spesa per l’istruzione dovrebbe andare di pari passo con quella per i servizi sociali, con lo sviluppo del terzo settore, ambiti che hanno visto tagli da macelleria sociale negli ultimi anni.

Renzi ha speso molto ( e male) per la scuola, ma ha speso molto dopo anni di tagli, quindi anche quell’investimento, che c’è stato, va visto alla luce dei miliardi di euro che la scuola italiana ha elargito agli italiani col blocco degli scatti di anzianità, con assunzioni col contagocce, contratti non rinnovati da decenni e aumenti da fame. Scuola e pubblico impiego, s’intende.

Il nuovo esecutivo molto aveva blaterato di scuola ma, fino ad oggi, oltre a ridurre in modo vergognoso la spesa per  i servizi sociali e il terzo settore, non ha mantenuto nessuna delle sue promesse. Spesso il ministro degli Interni ha blaterato di scuola, sempre a sproposito, sempre mentendo, ad esempio sui tre mesi di ferie, sempre proponendo soluzioni ( es. i grembiuli obbligatori) che neanche sfiorano da lontano i reali problemi. Senza contare che Salvini sempre più spesso fa e dice quello che diciamo quotidianamente ai ragazzi a non fare e a non dire, dando un quotidiano cattivo esempio, che si estende anche al campo dell’alimentazione.

L’avversione di questo esecutivo per tutto quello che è servizio sociale, per spiegare la mia precedente affermazione, si ripercuote direttamente sui bambini e sui ragazzi: le scuole egnalano, gli interventi, nella migliore delle ipotesi, arrivano dopo mesi, sono quasi sempre inefficaci e i problemi per i ragazzi si aggravano. Spesso, si arriva all’abbandono scolastico con percentuali di cui nessuno parla, che cominciano ad essere allarmanti.

Io vorrei chiarire un punto: non è vero che la scuola italiana non funziona, è assolutamente vero che gli insegnanti italiani, soffocati dalla burocrazia, sottomessi a dirigenti burocrati timorosi anche della propria ombra, ben diversi dai presidi di un tempo, inseriti grazie a Renzi e all’immonda legge 107, in un contesto di inutile competitività che finisce per produrre carte e progetti di facciata, oltre che a sottomette- rli a piccoli gruppi di potere, vittime della conflittualità crescente da parte delle famiglie, non sono messi in condizione di svolgere al meglio il proprio lavoro, anzi, non sono messi in condzione di svolgere dignitosamente il proprio lavoro. Ma, nonostante tutto, continuano a farlo ogni mattina.

Aggiungiamo le carenze strutturali delle scuole, l’enfasi assurda sulla tecnologia,  programmi obsoleti e scarsa disponibilità della categoria ad accogliere le novità, che novità non sono ma strumenti didattici che all’estero si usano da decenni, e avrete un quadro parziale della situazione in cui versano le scuole italiane. Aggiungete anche la delegittimazione della categorie da parte dei media.

L’enfasi sull’eccellenza, sul valorizzare i migliori, ha contribuito poi a fare sì che, secondo la regola che i soldi chiamano soldi, le scuole dei quartieri più abbienti siano più ricche di strutture e dotazioni, abbiano gli insegnanti migliori e i dirigenti migliori, siano isole felici, contribuendo di fatto a una sostanziale disuguaglianza sociale. I ragazzi dei quartieri più disagiati vivono, di fatto, una diminutio inaccettabile del diritto allo studio.

Aggiungiamo a questo l’inaccettabile attacco alla libertà d’insegnamento degli ultimi tempi, da parte di un governo di destra francamente anomalo: a scanso d’equivoci, non voglio in alcun modo lodare un assassino miserabile come Mussolini, ma lui si occupò di scuola appena giunto al potere, per renderla più efficiente nella sua visione distorta, non per farla a pezzi come i nostri governanti.

Sono uno di quelli che pensa che l’elettorato di Lega e Cinque stelle sia formato da analfabeti funzionali?  Per quanto riguarda la prima, sicuramente sì, per quanto riguarda i secondi, solo in parte, anche se sospetto che la pattuglia dei normodotati si sia assottigliata dopo le ultime elezioni. Certamente normodotati non sono diversi esponenti pentastellati del governo, ed è un dato di fatto incontestabile.

Il disastro della nostra scuola si riverbera su più livelli: scarsa istruzione e formazione significa scarsa professionalità, male sempre più diffuso in Italia, assenza dell’etica del lavoro, ignoranza dei propri diritti e doveri, un giornalismo sempre più carente non solo dal punto di vista sintattico, un’informazione drogata. Se il livello culturale medio degli italiani fosse quantomeno decente, il fenomeno delle fake news  non sarebbe virale ma folkloristico. Con le fake news Lega e Cinque stelle hanno mobilitato il consenso, traete le conclusioni che preferite o leggete un paio di libri in proposito scritti da infami e radical chic come me.

A questo potere la scuola non interessa, anzi, la avversa dichiaratamente, pubblicamente, manifestamente. Un altro ministro dell’istruzione si sarebbe dimesso di fronte a certe cifre, a certe dichiarazioni. a certi provvedimenti: invece, l’ineffabile Bussetti resta più o meno al suo posto, seduto sulla riva del fiume in attesa che gli isnegnanti non disposti a sentir dire come devono lavorare, passino.

Peccato che quel fiume stia trascinando verso le rapide anche il nostro paese.

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