Il ministro dell’istruzione che non sa copiare.

Così il nuovo ministro dell’istruzione è un furbetta, una che, per non perder tempo, quando ha stilato la relazione finale per l’abilitazione al Sostegno ha copiato ampi stralci da diversi manuali senza virgolettare e segnalare le citazioni. Una furbetta, mi permetto di dire, nemmeno tanto capace. Ai miei alunni dico che il problema non è tanto copiare, che è un’arte, ma copiare in modo cretino, riportando di pari passo le castronerie del compagno. Ai miei alunni. Della scuola media.

Tanto per la cronaca, lo stesso partito che anni fa ci ammorbava urlando onestà, onestà, qualche anno fa chiese le dimissioni del ministro Madia perché aveva copiato la tesi di laurea.

Il ministro dell’istruzione si è difeso affermando che non si trattava di una tesi ma, appunto, di una relazione, come se falsificare e presentare come proprio un documento ufficiale avesse una gravità variabile a seconda dell’importanza del documento. Manca solo che dica che così fan tutti.

Un’altra giustificazione è che Salvini è rimasto posteggiato all’università per anni, Ora io penso tutto il male possibile e anche di più umanamente e politicamente di Salvini, ma, di fronte alla legge, falsificare un documento facendo passare per proprie affermazioni fatte da altri, non è equiparabile ad essere uno scansafatiche. Ovvio che le richieste di dimissioni da parte della Lega rientrano in una dimensione onirica e surreale.

Negli ultimi anni al Ministero dell’istruzione si sono seduti diversi personaggi, alcuni anche volenterosi, altri improbabili, tutti caratterizzati da una totale incompetenza e incapacità di comprendere i reali problemi della scuola.

Essendo stato costretto per doveri sindacali a leggere il testo della Buona scuola, tanto per tornare a chi ha cercato, obiettivamente, di fare qualcosa, inorridisco ancora ricordando il lessico approssimativo, gli anglicismi discutibili, le frasi che non significavano nulla, le scopiazzature mal fatte presenti in quel testo. Figuratevi chi si è seduto lì per svolgere l’ordinaria amministrazione.

Direi che adesso può bastare. Il Ministro rassegni le proprie dimissioni perché è giusto e doveroso che lo faccia, e all’Istruzione vada una persona competente in grado di mettere le mani ai problemi veri della scuola. Eh, sì, perché il programma in dieci punti della ministra Azzolina è come il programma politico delle sardine: condivisibile ma velleitario, ineffabile, fatto della stessa sostanza dei sogni ( citazione: Shakespeare, Sogno di una notte di mezz’estate, così si fa, Ministro).

Ci sarebbe una lunga riflessione da fare sui Cinque stelle, sulla loro genesi e la loro trasformazione, sull’incompetenza manifestata a tutti i livelli, sull’arroganza e sulla capacità maldestra di rigirare la frittata che dimostrano a ogni passo. Ma lasciamo perdere.

Ci sarebbe un’altra lunga riflessione da fare su come la formazione dei nostri ragazzi, la fornitura di strumenti per orientarsi nella vita e nel presente, venga delegata alla buona volontà degli insegnanti che sono al servizio di Dirigenti trasformati in manager, che quando va bene sono responsabili e volenterosi, ma non è che vada bene troppo spesso e patisca l’assenza di qualcuno che nella stanza dei bottoni sia in grado di comprendere l’importanza del ruolo che ricopre e la necessità di ricoprirlo con dignità e competenza.

Verrebbe da pensare che il ministero dell’Istruzione sia diventato solo un contentino, un ruolo senza importanza da assegnare per far quadrare le caselle del mio e del tuo tra alleati di governo. Verrebbe da pensare che del futuro dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze, quindi del nostro paese, alla politica non importi, impegnata com’è a inseguire ossessivamente il consenso di un presente sempre più liquido, sfuggente, volubile.

La domanda che mi pongo per concludere è: possibile che prima di nominare un ministro non esista un avvocato del diavolo che vada a cercare i suoi peccati? Possibile che nell’era in cui siamo tutti trasparenti e controllabili nessuno controlli i controllori? ( altra citazione, latina, ma lasciamo perdere).

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Una piccola nota a margine sulla Scuola


scuolaapezzi

Questo è un post piccolo piccolo su un problema piccolo piccolo, o, forse, è un  post, piccolo piccolo su un problema enorme di questo paese.

In questi giorni, nella sarabanda di ipotesi su un accordo tra M5s e Pd, accordo che, ormai è chiaro,  nessuna delle due parti in realtà desidera, si è assistito alle ipotesi più fantasiose e a una sarabanda di nomi riguardanti i ministeri, tutti i ministeri, tranne quello dell’Istruzione.

Tradizionalmente, l’Istruzione è un ministero di serie B, poco interessante e poco appetito dalle parti in causa, di qualunque colore sia la coalizione che si appresta a governare.

Sanità, Lavoro, Interni e Istruzione sono i quattro ministeri chiave per governare un paese, in tutto il mondo, tranne che nel nostro paese.

Poi ci stupiamo del vuoto argomentativo, del razzismo becero e dell’assenza di politica in Salvini, del vuoto mentale di Di Maio, della demenza precoce di Di Battista, del nanismo mentale della Meloni, della politica che segue lo stomaco della gente e non propone più+ nulla, della volgarità intellettuale dilagante, della fine delle competenze, del disprezzo verso gli intellettuali, ecc.

Bene: la risposta l’avete sotto gli occhi. Della Scuola, cioè del futuro dei nostri ragazzi, di quel presidio di democrazia deputato a formare la classe dirigente e i professionisti di domani, non frega niente a nessuno, è un ministero da dare come contentino, come regalo per un alleato deluso. Il nostro è un paese incapace di guardare al futuro, che sta tentando di cambiare a proprio uso e consumo il passato e che devasta il presente.

Vi dirò di più, e se vedremo se i fatti mi smentiranno, di solito, purtroppo, non succede: la Buona scuola di Renzi ha posto le basi, promuovendo una aziendalizzazione delle scuole che sta dando i suoi frutti avvelenati; nel caso si formasse un nuovo governo di destra il prossimo passo sarà la privatizzazione dell’istruzione pubblica.

Se non servono più a nulla i medici di famiglia a cosa volete che servano i professori, per altro così si potranno schedare con tutta calma e, nel caso, licenziare a norma di legge senza tanto clamore.

Buon lunedì.

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Un paese sempre più ignorante

Italia fanalino di coda istruzione

Sarò radical chic, a dir la verità un po’ radical sì, ma chic per niente, magari potessi!,  sono anche un professore, quinbdi afflitto da diverse colpe, ma la notizia che l’Italia è il paese europeo che spende meno soldi per l’istruzione non mi ha stupito per nulla.

Per altro, va chiarito, che la spesa per l’istruzione dovrebbe andare di pari passo con quella per i servizi sociali, con lo sviluppo del terzo settore, ambiti che hanno visto tagli da macelleria sociale negli ultimi anni.

Renzi ha speso molto ( e male) per la scuola, ma ha speso molto dopo anni di tagli, quindi anche quell’investimento, che c’è stato, va visto alla luce dei miliardi di euro che la scuola italiana ha elargito agli italiani col blocco degli scatti di anzianità, con assunzioni col contagocce, contratti non rinnovati da decenni e aumenti da fame. Scuola e pubblico impiego, s’intende.

Il nuovo esecutivo molto aveva blaterato di scuola ma, fino ad oggi, oltre a ridurre in modo vergognoso la spesa per  i servizi sociali e il terzo settore, non ha mantenuto nessuna delle sue promesse. Spesso il ministro degli Interni ha blaterato di scuola, sempre a sproposito, sempre mentendo, ad esempio sui tre mesi di ferie, sempre proponendo soluzioni ( es. i grembiuli obbligatori) che neanche sfiorano da lontano i reali problemi. Senza contare che Salvini sempre più spesso fa e dice quello che diciamo quotidianamente ai ragazzi a non fare e a non dire, dando un quotidiano cattivo esempio, che si estende anche al campo dell’alimentazione.

L’avversione di questo esecutivo per tutto quello che è servizio sociale, per spiegare la mia precedente affermazione, si ripercuote direttamente sui bambini e sui ragazzi: le scuole egnalano, gli interventi, nella migliore delle ipotesi, arrivano dopo mesi, sono quasi sempre inefficaci e i problemi per i ragazzi si aggravano. Spesso, si arriva all’abbandono scolastico con percentuali di cui nessuno parla, che cominciano ad essere allarmanti.

Io vorrei chiarire un punto: non è vero che la scuola italiana non funziona, è assolutamente vero che gli insegnanti italiani, soffocati dalla burocrazia, sottomessi a dirigenti burocrati timorosi anche della propria ombra, ben diversi dai presidi di un tempo, inseriti grazie a Renzi e all’immonda legge 107, in un contesto di inutile competitività che finisce per produrre carte e progetti di facciata, oltre che a sottomette- rli a piccoli gruppi di potere, vittime della conflittualità crescente da parte delle famiglie, non sono messi in condizione di svolgere al meglio il proprio lavoro, anzi, non sono messi in condzione di svolgere dignitosamente il proprio lavoro. Ma, nonostante tutto, continuano a farlo ogni mattina.

Aggiungiamo le carenze strutturali delle scuole, l’enfasi assurda sulla tecnologia,  programmi obsoleti e scarsa disponibilità della categoria ad accogliere le novità, che novità non sono ma strumenti didattici che all’estero si usano da decenni, e avrete un quadro parziale della situazione in cui versano le scuole italiane. Aggiungete anche la delegittimazione della categorie da parte dei media.

L’enfasi sull’eccellenza, sul valorizzare i migliori, ha contribuito poi a fare sì che, secondo la regola che i soldi chiamano soldi, le scuole dei quartieri più abbienti siano più ricche di strutture e dotazioni, abbiano gli insegnanti migliori e i dirigenti migliori, siano isole felici, contribuendo di fatto a una sostanziale disuguaglianza sociale. I ragazzi dei quartieri più disagiati vivono, di fatto, una diminutio inaccettabile del diritto allo studio.

Aggiungiamo a questo l’inaccettabile attacco alla libertà d’insegnamento degli ultimi tempi, da parte di un governo di destra francamente anomalo: a scanso d’equivoci, non voglio in alcun modo lodare un assassino miserabile come Mussolini, ma lui si occupò di scuola appena giunto al potere, per renderla più efficiente nella sua visione distorta, non per farla a pezzi come i nostri governanti.

Sono uno di quelli che pensa che l’elettorato di Lega e Cinque stelle sia formato da analfabeti funzionali?  Per quanto riguarda la prima, sicuramente sì, per quanto riguarda i secondi, solo in parte, anche se sospetto che la pattuglia dei normodotati si sia assottigliata dopo le ultime elezioni. Certamente normodotati non sono diversi esponenti pentastellati del governo, ed è un dato di fatto incontestabile.

Il disastro della nostra scuola si riverbera su più livelli: scarsa istruzione e formazione significa scarsa professionalità, male sempre più diffuso in Italia, assenza dell’etica del lavoro, ignoranza dei propri diritti e doveri, un giornalismo sempre più carente non solo dal punto di vista sintattico, un’informazione drogata. Se il livello culturale medio degli italiani fosse quantomeno decente, il fenomeno delle fake news  non sarebbe virale ma folkloristico. Con le fake news Lega e Cinque stelle hanno mobilitato il consenso, traete le conclusioni che preferite o leggete un paio di libri in proposito scritti da infami e radical chic come me.

A questo potere la scuola non interessa, anzi, la avversa dichiaratamente, pubblicamente, manifestamente. Un altro ministro dell’istruzione si sarebbe dimesso di fronte a certe cifre, a certe dichiarazioni. a certi provvedimenti: invece, l’ineffabile Bussetti resta più o meno al suo posto, seduto sulla riva del fiume in attesa che gli isnegnanti non disposti a sentir dire come devono lavorare, passino.

Peccato che quel fiume stia trascinando verso le rapide anche il nostro paese.

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