1984 e Il racconto dell’ancella: anticipo di un futuro presente

Oggi parlerò di due libri che mi sono molto cari e che mi hanno accompagnato, più o meno consapevolmente, nella stesura del mio Il granello di sabbia che, si parva licet componere magnis, appartiene alla stessa famiglia letteraria: quella dei libri distopici.

Il capolavoro di Orwell, 1984, uno dei libri che chiunque dovrebbe leggere, viene pubblicato nel 1948 e, due anni dopo, il suo sfortunatissimo autore morirà a 46 anni.

Orwell parte da una grande intuizione: Stalin e Hitler sono due retaggi del passato, il potere in futuro sarà sovranazionale e le figure di guida saranno solo simulacri, rassicuranti fantocci necessari perché il popolo vi si affezioni. Il segreto del potere starà nella manipolazione mediatica e nell’orientamento dell’odio su questo o quel nemico, non importa che cambi ogni giorno, perché il potere si fonda sulla presenza minacciosa dell’altro.

Il mondo descritto in 1984 è cupo, tetro, dominato in ogni suo aspetto da un potere oppressivo che controlla la vita in ogni aspetto, anche nei più intimi, che trasforma il popolo in una indistinta e subalterna massa di esseri privi di spirito critico e fedeli all’immagine di un leader inesistente. Non c’è posto per l’amore, nel mondo di 1984, perfino l’odio è limitato ed eterodiretto, concentrato in momenti determinati della giornata.

Le pagine più geniali, a mio avviso, riguardano quelle sulla neolingua, che ad ogni istante altera la realtà dei fatti e la verità che viene offerta al popolo: il nemico di ieri diventa l’alleato di oggi, in un perenne gioco di ruolo finalizzato solo a ingannare e controllare. Orwell aveva ben presente, quando scrisse quelle pagine, la propaganda nazista, la semplificazione del linguaggio e lo stravolgimento del significato delle parole. 

La straziante, essenziale, minimale storia d’amore di Winston e Giulia è destinata, lo si capisce fin dall’inizio, a finire male ma il finale del libro è davvero atroce nella sua cruda verità e ha procurato a chi scrive la fobia per i topi. Ma Orwell lascia la porta aperta alla speranza: il futuro è nei prolet, massa bruta e indistinta, carne da lavoro che forse un giorno prenderà coscienza e rovescerà il Sistema. Forse.

Margaret Atwood all’uscita di 1984 aveva dieci anni e il suo capolavoro, Il racconto dell’Ancella, esce nel 1988. Femminista militante, il libro immagina un mondo in cui le donne sono ridotte a fattrici, mogli di comodo e prostitute, completamente sottomesse al dominio assoluto dell’uomo. Anche in questo caso, non è chiaro chi e come ha preso il potere, anche se si intuisce che la Atwood ha in mente i movimenti reazionari allora ancora marginali che oggi hanno portato al potere Donald Trump.

La protagonista è descritta con grande acume psicologico così come con grande acume è descritta la sua silenziosa rivolta. Il finale è aperto e, a mio parere, rappresenta un anti climax in un romanzo che conquista pagina dopo pagina, dopo un inizio lento. È l’incubo di una femminista, un inferno femminile che, almeno nel nostro paese, non appare poi così distante è inverosimile. L’incubo di una femminista che parla agli uomini, alla loro coscienza, alla loro ipocrisia.

Cosa ho rubato a questi due autori per il mio romanzo? Il Granello di sabbia parla di oggi, quando molte delle dinamiche di controllo descritte da Orwell sono ormai palesi e la svalutazione delle donne, specie nel nostro paese, è evidente, insieme a una certa nostalgia di sottomissione. Alcuni dei personaggi che siedono in Parlamento sono sicuramente orwelliani o simili a quelli che tormentano l’ancella. Mi piace pensare di essere riuscito a creare quella tensione, quell’atmosfera di inquietudine, quella sensazione che si parli di noi che si prova leggendo questi due classici. Alcuni lettori mi hanno confermato di aver avuto esattamente questa impressione.

Ricordo, per concludere,  Orwell 1984, l’ultimo film di Richard Burton, con un grande John Hurt nei panni di Winston e la serie televisiva de Il racconto dell’ancella, con una protagonista azzeccata, ma uno sviluppo non del tutto convincente.

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Intervista su Il granello di sabbia

Pubblico l’intervista che ho rilasciato al sito Recensioni per esordienti riguardo il mio ultimo libro

Intervista a Pietro Bertino Scrittore

Dopo aver letto il romanzo “Il granello di sabbia”, l’autore Pietro Bertino ha risposto così alle nostre domande.

Qual è stata l’ “urgenza” interiore che ti ha spinto a scrivere un romanzo distopico sì, ma decisamente verosimile e plausibile? Ti preoccupa la deriva populista imboccata dalle democrazie contemporanee nel loro complesso politico, economico e sociale?

Sì, mi preoccupa la deriva populista ma soprattutto il deficit di solidarietà, la paura della gente che si trasforma in odio e mancata attenzione verso l’altro. Il contesto politico ormai sembra più orientato ad alimentare le paure della gente o a controllarle che a creare un clima di solidarietà e cooperazione.

L’urgenza da cui è nato il romanzo è il quotidiano massacro dei migranti in mare, un genocidio silenzioso attorno al quale c’è troppa indifferenza. Tutto viene semplificato e affrontato con superficialità, seguendo la pancia della gente, delegando al senso comune le responsabilità della politica.

Storicamente, i puristi che anelavano ad un mondo perfetto hanno puntualmente commesso atrocità inenarrabili: è un caso, o un mondo perfetto non è auspicabile, né persino possibile?

Io credo che un mondo perfetto non sia né auspicabile né possibile perché la perfezione o l’imperfezione sono categorie soggettive e quindi ci sarebbe sempre chi ne viene escluso.

Quanto credi che Internet possa essere strumento di partecipazione democratica, e quanto di controllo? È plausibile avere garanzie circa l’utilizzo della Rete per fini non malevoli, o è tutto in mano a tecnocrati incontrollati e incontrollabili? Può essere la “democrazia digitale” diretta una soluzione alle storture della democrazia rappresentativa elettiva?

La rete sarebbe in potenza un formidabile strumento di controllo che si è trasformato, purtroppo, in una sorta di arena pubblica e in un medium altamente manipolabile.

Quella democrazia diretta digitale è un’utopia perché il web, per la sua natura virtuale, non garantirà mai la sicurezza necessaria. I tecnocrati sono ancora controllabili ma rischiano di diventare pericolosi aghi della bilancia nel dibattito politico.

Nel complesso, Internet, si è trasformato in un veicolo di manipolazione delle informazioni, di diffusione ad arte di fake news e di controllo dell’opinione pubblica.

Lo Stato che descrivi è autarchico e di polizia – ricorda in tal senso vagamente quello fascista – ed al contempo imbrigliato in rapporti inestricabili con criminalità organizzata e potere economico multinazionale: hai forse descritto “la tempesta perfetta”?

Ho descritto una realtà possibile, spero non ancora realizzata ma non irrealizzabile.

La criminalità organizzata è ormai un competitor nel mondo economico, le collusioni politiche sono all’ordine del giorno, basta leggere i giornali e il potere economico delle mafie è enorme.

Più che la tempesta perfetta, il libro vuole essere un monito a intervenire finché si è ancora in tempo e, credo o spero, che un margine di intervento sia ancora possibile.

Quanto davvero il singolo può operare allo scopo di far saltare l’ingranaggio e l’intera macchina, proprio come il protagonista, metaforicamente il “granello di sabbia” cui alludi nel titolo?

Io credo, per dirla con Vaclav Havel, nel potere del lavoro ben fatto, il vero granello di sabbia che può far saltare l’ingranaggio.

Il singolo può dare l’esempio, ma è l’assunzione di responsabilità della collettività che può veramente fare la differenza, la consapevolezza del potere della maggioranza.

Il romanzo si chiude con più dubbi che certezze circa la bontà del futuro: credi dunque che l’uomo non imparerà mai dai propri errori?

Non è che lo creda, lo dimostra, purtroppo, la Storia. Anche se passi avanti sono stati fatti e c’è la speranza che altri ancora se ne facciano.

Possiamo sperare in un sequel della storia qui descritta? Hai altri progetti in cantiere?

Non ho in programma un sequel, per il momento, credo che il romanzo sia concluso nell’unico modo possibile, ma non escludo di tornare in quel mondo in futuro. Sto scrivendo un manuale per la didattica dell’antimafia nelle scuole e ho cominciato a buttare giù un po’ di materiale per un giallo.

Grazie alla disponibilità dell’autore, e in bocca al lupo!

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Il granello di sabbia- Estratto

Pubblico volentieri un estratto audio tratto dal mio ultimo libro, Il granello di sabbia, in vendita in versione ebook e cartaceo su Amazon, ringraziando tutti quelli che lo hanno acquistato fino adesso.

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Il granello di sabbia, un libro per riflettere.

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Auto recensirsi è antipatico, quindi eviterò di dare giudizi di valore sul mio nuovo libro, Il granello di sabbia, e mi limiterò a spiegare di cosa si tratta senza, mi auguro, tediare più di tanto i miei lettori.

Si parva licet componere magnis i modelli letterari sono 1984 di Geoge Orwell e Il diario dell’ancella, di Margaret Atwood, due romanzi distopici che nascono, il primo, dopo la rivoluzione russa per denunciarne la deriva autoritaria, il secondo, come manifesto del movimento dei diritti delle donne.

Questo libro nasce da lontano, precisamente da una votazione assai dibattuta in un collegio docenti, su una mozione di principio contro il razzismo, voto, lo dico a scanso di equivoci, assolutamente legittimo. I molti voti contrari a una mozione che comunque passò a maggioranza, mi diedero la netta sensazione che qualcosa si fosse incrinato nel nostro tessuto sociale, la consapevolezza che se anche in una scuola di un quartiere di periferia, ad alto tasso migratorio, si facevano dei distinguo su principii fino a poco tempo prima totalmente condivisi, significava che qualcosa stava cambiando.

Dopo un paio d’anni, il cambiamento, positivo o negativo a seconda di come uno la pensa, è sotto gli occhi di tutti.

La distopia è un genere letterario poco frequentato, perché comunque, si trova al confine tra la fantascienza, l’anticipazione e il desiderio di dipingere il presente secondo metafora, caratteristiche che si trovano mescolate nel mio romanzo.

Se il precedente era un libro politico, schierato, dichiaratamente di parte, questo aspira a essere una lettura per tutti, una riflessione che, si spera, dia modo a ogni lettore di vedere il presente da un’angolazione diversa. Insomma dovrei riuscire a evitare la messe di insulti che ho ricevuto sui social per il mio libro precedente, da gente che non l’aveva neanche letto.

E’ presente, soprattutto nella figura del protagonista, il tema della dicotomia tra ciò che vorremmo essere, ciò che siamo stati e ciò che diventiamo vivendo.  Marco Baldi è il direttore di una casa di tolleranza e, nel mondo allucinato del romanzo, un ispettore della pubblica morale. Come tutti i regimi autoritari, anche quello descritto aspira al controllo assoluto, anche sulle emozioni e sulle passioni che, in quanto incontrollabili, risultano pericolose per chi governa usando la paura, l’unica emozione lecita.

Sono fondamentali per l’economia del racconto, le figure femminili che, in un mondo maschilista dove le donne sono oggetti da comprare e vendere o da usare per la procreazione, sono, in modo diverso, resilienti e resistenti e nascono dalla mia personale convinzione che, se c’è speranza per questo paese, è riposta nelle sue donne e nei suoi ragazzi.

Il romanzo è volutamente duro, cupo e amaro perchè l’argomento merita rispetto e non può essere oggetto di ironia. Ce ne sono tracce, ma sporadiche e sempre venate di amarezza. Troppa ironia si è  spesa per stigmatizzare i primi atti di razzismo e di xenofobia, troppa se ne spende per stigmatizzare comportamenti che ormai, ci piaccia o no, sono entrati nella nostra quotidianità. Comportamenti e modi pensare che come un virus, stanno contagiando il nostro presente. L’esempio di Liliana Segre ne è la prova.

Non ho l’ambizione di trasmettere messaggi o proporre soluzioni che spettano ad altri, mi piacerebbe tutt’al più proporre spunti di riflessione sul presente, seminare in chi legge il libro il dubbio che forse, non viviamo in un mondo perfetto e nemmeno nel miglior mondo possibile. È un libro rivolto ai giovani, magari di qualche anno più grandi di quelli che vedo ogni mattina, l’ho scritto pensando a loro.

Vi invito, dunque, alla lettura e vi prego di inviarmi le vostre eventuali critiche, ringraziando in anticipo, di cuore, chiunque deciderà di dedicare una parte del proprio tempo a leggere  quello che  ho scritto.

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