Caso Siri: la zona grigia che fa la forza delle mafie

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Cominciamo con un assioma: non sempre dove c’è corruzione c’è mafia, ma dove c’è mafia c’è sempre corruzione.

E’ per questo che qualsiasi discussione sul contrasto alle mafie deve partire da una lotta senza quartiere alla corruzione, diffusa a macchia d’olio nel nostro paese, lotta che non può essere delegata solo alla magistratura e alle forze dell’ordine, per altro, a volte, permeabili alle mafie, come la cronaca ci ha detto recentemente, ma deve essere prima di tutto culturale e morale.

Educare le nuove generazioni a contrastare le mafie, possibilmente senza retorica, destrutturandone i messaggi polisemantici che arrivano da ambienti diversi per arrivare,e  non partire, come spesso si fa, a creare una memoria condivisa, è certo utile e necessario ma diventa inutile nel momento in cui gli onesti, nel nostro paese, troppo spesso, sono sinonimo di fessi. Tocco con mano quotidianamente, che il lavoro svolto sull’argomento smuove i ragazzi nel profondo, resta anche dopo anni, ma cosa succede quando, una volta adulti, si troveranno immersi nella triste realtà del nostro paese?

E’ possibile che Armando Siri non sapesse davvero nulla di Nicastro, re dell’eolico siciliano, socio di Messina Denaro, ma se ha davvero chiesto  trentamila euro ad Arata, che probabilmente sa benissimo chi è Nicastro, è entrato ufficialmente a far parte di quella zona grigia che, spesso inconsapevolmente, fa la forza delle mafie nel nostro paese.  zona grigia che si crea alimentando la corruzione.

Alle mafie non serve comprare un ministro, troppo dispendioso e, oltretutto, spesso i ministri sono solo facce per il grande pubblico, senza reale potere decisionale, per loro è molto più utile arrivare a corrompere il consigliere comunale, l’impiegato del catasto, il geometra del comune, il semplice deputato, un sottosegretario, gente dentro la macchina burocratica dello Stato, gente che mette firme, propone, suggerisce, insieme a medici legali, avvocati, ecc.

Non tutti sanno di fare favori alla ‘ndrangheta o a Cosa nostra, la corruzione è una faccenda delicata, spesso per trovare i mafiosi dietro una mazzetta occorre smontare un complicato gioco di scatole cinesi, ed è proprio questo  a fare la fortuna dei mafiosi: probabilmente un certo numero di persone che fanno parte della zona grigia avrebbero delle remore morali a fare affari con i mafiosi, mentre non  ne hanno ad accettare soldi sottobanco. E’ un lassismo morale presente a tutti i livelli, un imprinting della cultura mafiosa molto più diffuso di quanto si pensio.

Entra qui in gioco il discredito sociale, praticamente inesistente nei confronti dei corrotti, tanto che il leader di un partito che ha rubato 49 milioni di euro agli italiani, può patteggiarne la restituzione a rate e bulleggiare quotidianamente in rete e sulle televisione pretendendo anche di dare lezioni di morale, raccogliendo il consenso di un gran numero di italiani. Senza contare la sua presenza a Corleone, motivata dall’intenzione di combattere la mafia, il 25 Aprile, atto di una volgarità intellettuale e di cialtroneria inconcepibili e inaccettabili, se non in Italia. Usare la  mafia come pretesto per evitare di scontentare gli elettori e gli alleati nascosti di partito, è qualcosa che fa rivoltare lo stomaco e offende ogni vittima innocente della violenza mafiosa.

Lo stesso leader rappresenta quei piccoli e medi imprenditori del nord che con le mafie fanno affari, specie nell’ambito del traffico di rifiuti, e ne hanno, anni addietro, favorito l’insediamento nel loro territorio, dove oggi fanno gli affari migliori e mostrano la loro faccia “pulita”.

Ovviamente lungi da me dall’affermare che il leader in questione sia mafioso, certamente la lotta alle mafie non rientra, come dovrebbe, tra le sue priorità e sicuramente certe frasi, certe prese di posizione sulla corruzione, mostrano la scarsa sensibilità di questo esecutivo verso quello che è un nodo fondamentale da sciogliere, se si vuole davvero che questo paese progredisca, cosa che sembra lontana dalle intenzioni di questo esecutivo.

Per arginare le mafie, per interrompere quella liason con il potere che dura dall’unità d’Italia e anche da prima, leggetevi “Storia dell’Italia mafiosa” di Isaia Sales e poi rileggetelo, per farvi un’idea del paese in cui viviamo, sarebbe necessaria un’altra classe politica, un’altra scuola e una massiccia e costante opera di denigrazione di corrotti e corruttori. Invece nel nostro paese si mandano messaggi trasversali di solidarietà a Formigoni.

Ci vorrebbe una Greta Thurnberg che usasse la stessa forza, la stessa determinazione contro i corrotti, anzi, ce ne vorrebbero parecchie, perché la storia ci insegna che una farebbe una brutta fine. Invece certe notizie ormai si leggono con stanchezza e rassegnazione, siamo assuefatti e stanchi, incapaci di cogliere segnali di un possibiile cambiamento.

Finchè la politica sarà al servizio dell’economia, quindi degli uomini d’affari, difficilmente le cose cambieranno perché, perdonate se chiudo con un altro assioma: (forse) dietro ogni uomo d’affari non c’è un grande criminale, ma dietro ogni grande criminale,  c’è sicuramente un uomo d’affari.

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Nessuno tocchi i ragazzi

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Fa bene Greta Thurnberg a fissarci con quello sguardo torvo, severo, fa bene  a non fidarsi degli adulti. Non solo stanno devastando il mondo e le sue risorse fomentando guerre per far funzionare meglio i cellulari e riducendo intere popolazioni alla fame perché le ricche signore possano indossare i collier di diamanti alle serate di gala, si permettono anche di prenderla in giro, di aizzare gli haters, i nuovi dementi, la più squallida e inutile categoria di subumani esistente nel mondo occidentale, per beffeggiarla, sbugiardarla, disinnescare la carica eversiva di quello sguardo.

Greta non è malata, sono malati quelli che pensano che sia inquietante e profondamente, gravemente malati quelli che vorrebbero metterla sotto una macchina, sono malati i cinici come Andrea Scanzi, che inquinano il pianeta a suon di lampade abbronzanti e distillano perle di cinismo spiritoso facendo letame della propria intelligenza in editoriali del cazzo.

Greta è giustamente incazzata, come lo sono i ragazzi scesi in piazza in tutta Italia, non per saltare un giorno di scuola, come crede Scanzi che si crede furbo, ma per urlare la loro rabbia, finalmente liberi di farlo.

L’alternativa era restare chiusi in scuole che sono diventate dei riformatori soft, soffocate da regole idiote, con genitori incapaci di comprendere che non è un numero a fare una persona e che la scuola è qualcosa che va oltre quel numero, magari costretti a sorbirsi una pallosissima lezione frontale da parte di un insegnante bravisismo a parlare la lingua del potere, incapace di capire la loro e ancora meno di ascoltarli. Molti insegnanti parlano ai ragazzi, ogni giorno, rischiando di fargli venire l’orchite o l’equivalente femminile, quelli che fanno lo sforzo di ascoltarli sono rari. E sticazzi se poi la scuola non funziona più come ascensore sociale.

E pazienza se qualcuno di loro si fa le canne, ministro Salvini, se l’uovo sbattuto ha prodotto individui come lei, meglio sterilizzare le galline.

Io invidio Greta, la sua rabbia, il suo entusiasmo, il suo credere di poter cambiare il mondo. Si comincia a invecchiare quando smetti di farlo e invece di continuare a provare a cambiare le cose, scappi verso un rifugio più sicuro. La scusa che le nostre lotte le abbiamo fatte non regge, la giustizia non va mai fuori moda, siamo noi che diventiamo cinici, acidi, sfiduciati o, semplicemente, restiamo fermi senza più guaqrdare avanti, perché il futuro ci spaventa.

Non toccate i ragazzi, lo facciamo già noi insegnanti, selezionandoli e bollandoli, come merce al mercato, segnando destini con un tratto di penna, in nome di una meritocrazia che è una parola vuota, priva di significato riguardo ai ragazzi, ed esilarante riguardo agli insegnanti.

Non toccate i ragazzi, lo fanno già famiglie assenti, distratte, ambiziose, la prima fucina dell’individualismo dilagante sono i sogni dei genitori di oggi.

Non toccate i ragazzi, fate come i politici che se ne fottono, anche ieri hanno provato a mettere sopra il cappello alla protesta quelli che hanno deciso che si possono scaricare fanghi velenosi nei fiumi, quelli che faranno la tav, quelli che favoriscono la cementificazione alzando la quota di spesa degli appalti che gli enti statali possono assegnare direttamente, evitando il codice degli appalti.

Non toccate i ragazzi, lasciateli vagare liberi e incazzati per le strade, smettetela di prenderli per il culo, perché loro hanno già vinto: nonostante la vostra ipocrisia, i vostri Suv,  le vostre lampade, i vostri lifting, il vostro tentativo di arrestarlo, il tempo è dalla loro parte.

 

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