Breve dizionario antropologico della sinistra

usbecomunismo

Il futuro è solo a sinistra e questa breve disamina mostra che il nostro paese non ha futuro.

Le brave persone

I peggiori. Democristiani, ex attivisti che hanno fatto i soldi, borghesi, rimasti nell’ombra del partito per convenienza e rispettosi della regola che recita che i rivoluzionari da giovani diventano conservatori da vecchi. Ipocriti. Sono quelli moderati, che ragionano a lungo prima di prendere una posizione e poi scelgono quella più scontata, banale, per non scontentare nessuno, specie quelli come loro. La maggioranza degli elettori di sinistra e la totalità degli elettori di Renzi. Moralisti e un po’ bigotti. Sono quelli che al G8 la polizia si è difesa, Carlo Giuliani se l’è cercata perché la violenza non è una soluzione, gli stranieri sono un problema ma non possiamo accoglierli tutti  e la povera Greta è manipolata.,

Giudizio: Insopportabili

I nostalgici irredimibili

Teneri, rispettabili, degni di ammirazione. Sono i reduci delle feste dell’Unità, quelli che hanno dato tutto al partito e non hanno ricevuto nulla, hanno riempito le piazze, ottenuto grandi vittorie e cocenti sconfitte. Sempre legati alla speranza che qualcosa possa cambiare in meglio, continuano a spendersi per gli altri. Sempre fedeli alla linea. Sono quelli che al G8 quei bastardi dei poliziotti ci hanno menato, quel povero ragazzo l’hanno ammazzato come un cane, gli stranieri sono esseri umani e vanno trattati come tali, poveri figlioli,  e Greta fa venire i lucciconi tanto è bello vedere di nuovo dei ragazzi in piazza.

Giudizio: Necessari per vedere chi eravamo e cosa siamo diventati.

 I post marxisti intellettuali

Insopportabili. Sono colti, quindi per questo, ancor più colpevoli. usano la retorica come un’arma, contando sul fatto che la gente non capisca un cazzo delle loro ipocrite elucubrazioni e resti affascinata dall’eloquio forbito. Portano avanti l’idea che tutto quello che ha fatto la sinistra sia andato a vantaggio del turbocapitalismo, che tutto quello che si fa a favore degli altri, vada a vantaggio del turbocapitalismo. Quindi gli stranieri sono manodopera a basso costo e conviene farli morire in mare per il loro bene, i diritti civili sono un retaggio del passato, qualunque movimento di rivolta sociale è un’arma di distrazione di massa. Sono quelli che al G8 abbiamo assistito a una nuova edizione di Valle Giulia, Carlo è una vittima delle sue idee che hanno creato il sistema di cui è stato vittima, Greta è una marionetta manovrata dai poteri forti.

Giudizio: Da rieducare mandandoli a lavorare nei campi

I duri e puri

Quelli per cui il muro di Berlino non è mai caduto, la rivoluzione proletaria arriverà quando le nuove masse proletarie d’oriente prenderanno coscienza di essere una forza, il capitalismo è ormai allo stremo, la lotta deve essere dura, i fautori degli scioperi a oltranza, sempre dalla parte degli ultimi. Sono quelli che al G8  le hanno prese di brutto, Carlo è un eroe e Greta va supportata cercando di far crescere in questa nuova generazione di ragazzi una coscienza politica di classe.

Giudizio: Rispettabili per la gran maggioranza, fuori dalla realtà, utopisti, ma necessari. Al loro interno, molti paraculi.

Gli incazzati neri

Quelli che hanno sempre creduto che se vuoi essere d’esempio agli altri devi farti un culo così e non accettare compromessi, quelli che hanno visto il partito cercare consenso tra i nemici di ieri, quelli che vorrebbero una linea politica , quelli che si impegnano quotidianamente, ostinatamente, anche se non ci credono più, quelli che si spendono per gli altri senza chiedere nulla in cambio, quelli che non hanno mai abbassato la testa, quelli che odiano la retorica e le posizioni di comodo. Quelli che il G8 è stato l’inizio, una sospensione dei diritti  civili inaccettabile, un massacro preparato con cura, Carlo Giuliani una vittima predestinata e aspettiamo ancora giustizia, Greta una speranza e lasciamoli crescere questi ragazzi.

Giudizio: Gli sconfitti di sempre. 

 

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Il Pm Zucca o della verità sotto gli occhi di tutti

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Non si capisce lo scalpore suscitato dalle parole del Pm Zucca riguardo la profonda ipocrisia di uno Stato che chiede il rispetto delle libertà civili a un paese straniero dopo essere stato teatro della più grande sospensione di massa dei diritti civili dal dopoguerra a oggi in un paese occidentale  a cui ha fatto seguito una impunità per i responsabili che si è trasformata in beffa, con la promozione dei responsabili della repressione e la totale impunità dei responsabili politici di quei fatti.

Impunità che negli anni ha fatto altre vittime, cito per es.  il caso Aldrovandi, permettendo a  chi ha commesso fatti indegni della divisa che indossava di farla regolarmente franca complice l’assenza nella nostra giurisprudenza del reato di tortura.

Tortura che, come risulta dagli atti, venne praticata a Bolzaneto da chi era deputato a difendere l’incolumità dei manifestanti da chi, probabilmente interpretando un copione già scritto, l’ha messa in pericolo impunemente per tre giorni.

E’ una verità documentata, filmata, scritta, nota e sotto gli occhi di tutti.  Col senno di poi, quei fatti appaiono come un prova generale, un test per saggiare le reazioni delle gente a una improvvisa ondata repressiva. Chi era a Genova in quei giorni, io c’ero, può testimoniare come quell’ignobile pestaggio di massa, che ha visto il tragico epilogo della morte di un ragazzo, anch’essa mai chiarita, fosse stato preparato, come la tensione fosse aumentata giorno dopo giorno, tramite i media e le dichiarazioni degli uomini che lo Stato aveva scelto per proteggere i grandi della terra riuniti a conclave a Genova e quelli che manifestavano contro i grandi della terra e la loro logica di spartizione del mondo.

Il caso Regeni è figlio di quei giorni, l’atteggiamento del governo è stato analogo a quello del governo Berlusconi nel 2001 e la ricerca della verità perseguita con  lo stesso impegno pari a zero.

Per quanto mio riguarda, da quei giorni di diciassette anni fa, parlare di giustizia accostandola al nostro paese equivale a fare un ossimoro, più opportuno e logico accostare a Italia la parola ipocrisia.

Bene ha fatto Enrico Zucca a riportare alla memoria quei giorni e l’esito di quei processi, rispondendo idealmente alle parole del capo della polizia in visita a Genova che, tempo fa, aveva invitato la città a mettersi alle spalle il G8, a non pensarci più.

Che questo sia un paese senza memoria, è cosa nota, che debba continuare a restarlo, e auspicabile da molti e deprecato da pochi. Con troppe cose in Italia non si sono fatti i conti, dal 25 Aprile 1945 a oggi. Ne abbiamo pagato le conseguenze e continueremo a pagarle a meno che non si avvii un rivoluzione culturale che non può prescindere da una memoria civile condivisa.

Alla luce di quello che sta succedendo in queste ore nei palazzi del potere, dubito che questo possa avvenire in tempi brevi.

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G8: la vergogna si nasconde.

Sarebbero tanti gli argomenti di cui parlare oggi, tante le notizie su quotidiani che suscitano indignazione, scoramento, rabbia.

C’è un filo comune che ne unisce alcune: Giovanardi e la Lega che minimizzano l’omicidio di Emmanuel, i polizotti uccisi negli Stati Uniti, i nomi cancellati dei macellai del G8 di Genova, gli argomenti con cui Forza Italia si oppone all’introduzione del reato di tortura nel codice penale.

La morte dei cinque poliziotti negli Usa è l’applicazione di una regola inossidabile: violenza chiama violenza, sempre e comunque. Si arriva a un punto di rottura in cui è inevitabile che ad ogni azione corrisponda una reazione uguale e contraria. Quella americana è una guerra razziale, provocata sia dall’atteggiamento violento delle forze dell’ordine sia dal razzismo endemico in gran parte della popolazione bianca, questo senza voler giustificare in alcun modo la violenza, che non  ha giustificazioni ma spiegazioni sì. Se si lascia spazio, se non si stigmatizzano e non si condannano i comportamenti violenti di chi deve assicurare l’ordine e la giustizia, non c’è più ordine e giustizia.

E’ lo scenario che ci aspetta se si continuerà a dare credito e voce a gente come Giovanardi e gli esponenti della Lega, sciacalli che speculano anche sulla morte di un ragazzo colpevole solo di avere la pelle nera, politica continuerà ad abbassarsi al rango di scontro tra bande utilizzando un linguaggio da trivio.  Continuando a ignorare quello che sta succedendo, a negare la realtà chi viene emarginato, beffeggiato, privato dei suoi diritti,  reagirà con la violenza, scatenando una assurda escalation che non gioverà a nessuno e facendo il gioco dei fascisti e dei razzisti.

I nomi dei macellai, questo sono, indegni di essere chiamati poliziotti, che hanno massacrato persone inermi alla Diaz e per le strade di Genova durante il G8, sono stati cancellati. Questa vicenda non manca mai di amareggiare, di rivelare strascichi ogni volta più avvilenti,squallidi, di mostrare come il potere nel nostro paese abbia tratti mostruosi e la democrazia sia sempre più virtuale. Le coperture di cui i macellai hanno goduto al tempo, coperture che provenivano dalle più alte cariche dello Stato, mai toccate da provvedimenti riguardanti la responsabilità morale di quanto avvenuto, continuano ad essere attive, giustizia non è stata e non sarà fatta. Continuiamo almeno a ricordare la vergogna.

Quanto all’opposizione  di Fi all’introduzione del reato di tortura, per altro formulato dagli esperti del Pd in modo talmente blando e accomodante da risultare quasi inutile ma sufficiente a permettere a colui che non è stato eletto da nessuno di vantarsene come di una grande vittoria di civiltà, ribadisco quanto ho già scritto in passato: è necessaria,ormai improcrastinabile, un riforma delle forze di polizia che faccia pulizia delle mele marce che indossano la divisa, picchiatori, fascisti e affini, che valorizzi il lavoro dei funzionari e degli agenti che coscienziosamente, onestamente e silenziosamente ogni giorno rischiano la vita per noi, che introduca periodici controlli psicologici e una formazione continua anche in sevizio, formazione che non spieghi come fare più male colpendo con i nuovi manganelli, come è stata fatta ai macellai di Genova, ma spieghi cosa significa essere al servizio della collettività.  Il reato di tortura deve subito essere introdotto nel codice penale,formulato seriamente, e va introdotto un sistema che permetta di identificare immediatamente gli agenti autori di violenze. Tutto questo a tutela della collettività e della stragrande maggioranza delle forze dell’ordine che è formata da gente onesta e pulita.

Che nel 2016 si debba parlare di questo, di razzisti, poliziotti violenti e politici inetti, nomi nascosti, reato di tortura, dimostra che in questo paese la strada verso una democrazia compiuta è ancora lunga.

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