Non è un paese per donne

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Speriamo che la condanna all’ergastolo dell’infame che ha bruciato Sara Pietrantoni sia l’inizio di un cambiamento non solo legale ma anche, soprattutto, culturale.

Per la prima volta lo stalking viene riconosciuto come un’aggravante e, giustamente, l’assassino è stato condannato per questo all’ergastolo. ma la situazione, nel nostro paese, è ancora ben lontana dal limite minimo di decenza.

Basta pensare a quanto successo a Genova, dove, con tanto di approvazione da parte del Municipio di Levante e del Comune, era stato organizzato un incontro con un blogger che considera lo stalking una bufala. Solo  l’uscita su giornali nazionali della notizia ha provocato la sospensione dell’evento che, quasi certamente, qualche mese fa, si sarebbe celebrato senza problemi.

Il caso di Elisa, strangolata e uccisa due volte, dal suo assassino e da alcuni giornali, è emblematico. Elisa, prima di essere uccisa, è stata oggetto, appunto, di stalking, da parte di quello che qualcuno ha definito un “gigante buono”. Il suo assassino è stato difeso da alcuni giornali, dipinto come un uomo sensibile, altri hanno messo in risalto la notizia che la ragazza era, forse, lesbica, come se fosse un motivo per indurre l’uomo all’omicidio.

Lo stalking è un reato riguardo il quale, va detto forte e chiaro, spesso sono proprio le forze dell’ordine, in sede di denuncia, a minimizzare, a considerare un peccato tutto sommato veniale, un atteggiamento del tutto comprensibile da parte di un pretendente respinto.

Non è così, intanto si tratta di una manifestazione patologica e ossessiva, l’incapacità di accettare un rifiuto denota spesso narcisismo patologico oltre che  una violenza in nuce che, troppo spesso, diventa manifesta. In secondo luogo si tratta di una grave mancanza di rispetto nei confronti dell’altra: secondo la vulgata squallida, da bar riportata sui giornali in ogni occasione la donna non capisce, accetta e poi rifiuta le avances, provoca, ecc.

Il pensiero che una donna possa scegliere in piena consapevolezza con chi avere una relaizone e con chi no, non  sfiora nemmeno certi inchiostrai.

In questo paese il delitto d’onore è stato abolito nel 1981, siamo anni luce in ritardo riguardo la parità uomo donna, c’è una diffusa discriminazione sociale su molti luoghi di lavoro nei riguardi delle donne, stiamo ancora a blaterare di quote rosa, sembriamo un altro pianeta rispetto ai paesi del nord Europa.

La scuola dovrebbe  avere un ruolo importante nel rispetto della diversità di genere ( non solo uomo donna, ma anche Lgbt) ma si scontra con un contesto culturale maschilista, omofobo, retrogrado e meschino a cui il recente governo di destra ha aggiunto sfumature grottesche con la sua presunta e ipocrita difesa della famiglia tradizionale.

Sono offensive  nei riguardi delle donne, oggettivizzate, rappresentate come futili e disponibili se adeguatamente ricompensate, il 90% delle pubblicità televisive e delle copertine delle riviste, sono offensivi nei riguardi delle donne le foto che ritraggono Salvini in atteggiamenti da macho mentre, con un super alcolico in mano, si diletta con coriste seminude, lo sceicco con il suo harem, per non parlare di quello che abbiamo letto sui social e sentito dalla bocca dell’ex ministro nei riguardi di Carola Rackete, esempio di donna che terrorizza una buona parte dei maschi italiani.

E’ offensiva la maglietta indossata da quel sindaco, se non puoi sedurla puoi sedarla, a mio parere passibile di denuncia per istigazione a delinquere, è offensivo quell’assessore che ha invitato Emma Marrone, rea di avere espresso un’opinione  sui migranti, ad aprire le cosce, ecc.ecc.ecc.

Gli esempi sono tanti perché sono quotidiani, insinuazioni e insulti grossolani che gli autori si guarderebbero bene dal rivolgere a un uomo. I social, poi, sono una vera pattumiera, ricordo solo le infamità scritte su Silvia Romano, di cui ancora non abbiamo notizia, tra le altre cose.

Finchè un ex ministro commentando il nuovo governo dirà che è composto per la maggior parte da omosessuali, come se fosse un’aggravante, o i giornali commenteranno l’outfit della nuova ministra dell’agricoltura, piuttosto che le sue prime, assai infelici, a mio parere, uscite riguardo gli Ogm e i trattati internazionali, le sentenze saranno inutili, serviranno a creare un precedente e a poco altro. Non saranno le leggi a cambiare un habitus culturale.

Non vedo nè la volontà politica nè un impegno sociale diffuso orientato a cambiare la situazione. Servirebbe un impegno diverso da parte dei media, delle agenzie di pubblicità, dell’informazione pubblica e privata, della politica e della scuola, servirebbe regolamentare la rete senza ledere il diritto d’opinione ma senza confonderlo col diritto di diffamare e insultare. E’ una strada difficile da percorrere, in un paese che ha perso i suoi orizzonti valoriali e sembra orientato verso una pericolosa involuzione.

Ma, chiudo con una domanda, se il mondo dei media, la politica e la scuola non si occupano di questo, a che servono?

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Triste sommario di giorni cupi

Avevo intenzione di parlare in modo diffuso dell’Unità e della paura che in questi giorni attanaglia l’uomo che non è stato eletto e i suoi sodali al pensiero di perdere i ballottaggi, in particolare volevo soffermarmi sul triste ricatto politico della bella addormentata nei boschi che, tolta la maschera da madonna fiorentina, si svela per quello che è: una arrogante figlia di papà che, come tutti gli arroganti mocciosi, quando ha paura perde la testa.

Ci sono purtroppo cose più importanti di cui parlare, anche più importanti della vittoria della nazionale, ottenuta con un vergognoso catenaccio contro una squadra di masturbatori solitari del pallone che non l’avrebbe messa dentro neanche se Buffon fosse andato a prendere il caffè.

Nonostante il potere ipnotico del calcio, non bastano due gol a dimenticare gli omicidi che hanno avuto come vittime alcune donne in queste ultime settimane e la strage di Orlando.

Cosa hanno in comune queste tragedie? La spersonalizzazione dell’altro, la riduzione della persona a “cosa”: nel primo caso, una cosa che si ribella al proprietario e deve essere punita, nel secondo caso, una cosa che disturba, che non rientra nell’ideale di purezza inculcato nella mente dei terroristi e che perciò va cancellata,

Questa spersonalizzazione dell’individuo è il frutto più avvelenato del nostro sistema di vita, il lato più oscuro del capitalismo. Non c’è differenza sostanziale tra l’assassino che brucia viva l’ex fidanzata e il pedofilo che compra un bambino per abusarne: entrambi trattano l’altro come oggetto, lo privano di anima, di sentimenti, di respiro vitale, lo considerano come un giocattolo da usare e gettare via quando non diverte più. Entrambi questi “mostri”, a noi fa comodo considerarli così, sono frutto di una società dove tutto è in vendita, a partire dalla dignità e dal corpo, dove tutto è dovuto e nulla è richiesto, tanto meno il rispetto per l’altro. Possiamo parlare, a mio modesto avviso, di una vera proprie epidemia di narcisismo sociale che colpisce prevalentemente gli uomini, che progressivamente hanno perso status e ruolo sociale e sentono il dovere, come se vivessero in una giungla, di dimostrare di essere ancora loro a tenere le redini, di dimostrare che sono i più forti.

Quanto alla strage dei cinquanta ragazzi e ragazze gay di Orlando, va, molto sinceramente, fatta una riflessione: non c’è stata, in rete, la mobilitazione, la commozione che si è vista in altre occasioni, segno che il pregiudizio che ha armato la mano dell’assassino, alberga in forma embrionale in molti di noi.

I terrorismi islamici non sono pazzi, sono fanatici, ma non folli. Molti tra noi “normali” a volte provano la sensazione di non sentire il mondo come il proprio posto: ci si rifugia allora nella religione, nella politica, nell’impegno sociale, per ritagliarsi spazi di libertà, per respirare un’aria diversa. Il meccanismo che porta un ragazzo islamico a radicalizzarsi non è diverso da quello che spinge un hooligan a trovare la propria dimensione nella ricerca costante di violenza. raramente, per fortuna, ma capita, la strada che si sceglie è quella dell’annullamento dell’altro, vissuto come l’avversario che impedisce la propria realizzazione.

Alessandro Orsini, uno dei massimi esperti di terrorismo al mondo, nel suo libro sull’Isis, spiega molto chiaramente le tappe che conducono un ragazzo che si sente nel mondo ma non parte del mondo a estraniarsi totalmente dalla realtà, a ritrovare una propria dimensione nel radicalismo islamico e a ricostruire la propria personalità e la propria identità sulla base di quella ricerca di purezza che comprende l’eliminazione di ciò che puro non è, anche a prezzo della propria vita.

In entrambi i casi parliamo di uomini  e donne vulnerabili, psicologicamente disagiati, non necessariamente, anche se spesso, socialmente disagiati, le cui terribili azioni seguono un percorso che porta a una soluzione estrema.

Questo straniamento dal mondo, in fasi diverse della vita, appartiene a ognuno di noi, ma fortunatamente di solito troviamo soluzioni meno nocive a noi e agli altri per vincerlo.

Questo significa che sia la violenza sulle donne, sia il radicalismo islamico, sia la violenza in genere, sono fenomeni prima di tutto culturali, che andrebbero combattuti culturalmente e politicamente, la società dovrebbe proporre percorsi e valori alternativi e la nostra società, la politica in generale, questo non è più in grado di farlo.

Un sistema che produce Trump e Salvini e li fa diventare leader, è un sistema culturalmente difettoso, che non riesce più a funzionare in modo adeguato, i cui gas di scarico producono il narcisismo sociale di cui sopra.

Non vedo soluzioni a breve termine, in questo momento, data anche l’abdicazione degli intellettuali al proprio ruolo.

Per proporre valori condivisi è necessario senso etico, volontà di dialogo, capacità di cooperazione, tutti fattori in contrasto con un sistema spregiudicato, amorale, individualista e competitivo come quello in cui viviamo. Sarebbe necessario un cambio di paradigma, una nuova epistemologia della società che nessuno, in questo momento, ha il coraggio non dico di proporre, ma di sognare.

Molto più comodo e tranquillizzante gioire davanti alla tv per una partita di pallone.

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Dieci cose che non succederanno se passerà la legge sulle unioni civili.

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1) Gli uomini non diventeranno tutti gay e le donne non diventeranno tutte lesbiche. Sembra incredibile, ma è scientificamente provato che è così.

2) Non diminuiranno i femminicidi, quelli sono di pertinenza delle coppie eterosessuali.

3) Non scompariranno i maltrattamenti alle donne da parte dei mariti, idem come sopra.

4) Gli intolleranti non smetteranno di essere tali perché l’intolleranza, quella sì, è una malattia che nasce da una incurabile ignoranza.

5) Gesù non scenderà dalla croce indignato, è già furibondo per i muri, i calci ai bambini immigrati, le guerre inutili, la corruzione, ecc., se si legalizzasse l’amore, casomai, gli tornerebbe il sorriso.

6) Non scomparirà la prostituzione perché i migliori clienti delle prostitute sono un certo tipo di mariti.

7) Non si estinguerà la razza umana e non ci trasformeremo in statue di sale a meno che non si continui a devastare allegramente l’ambiente.

8) Non smetteremo di essere un paese sostanzialmente incivile e arretrato, il paese delle mafie, il paese al secondo posto tra gli stati europei nella classifica sulla corruzione.

9) Non insegneremo nelle scuole ai bambini come diventare gay, casomai gli insegneremo a non concepire mai un pensiero così cretino.

10) Non diminuiranno le nostre buste paga, a quello provvedono buona parte dei politici, sia quelli progressisti sia quelli che andranno al Family day magari dopo aver fatto un salto da una trans.

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