Il dovere etico di restare umani

Qualche giorno fa ho letto un post su Facebook in cui si ironizzava sul dovere etico di riservatezza riguardo i fatti di Bibbiano. Dal momento che ne avevo parlato in un mio precedente articolo, mi sono sentito tirato in ballo e vorrei chiarire la mia posizione, anche alla luce dei tragici eventi di questi giorni.

Etica deriva dal greco ethos e ha, come moltissime parole greche, un molteplicità di significati, ma credo che ci potremmo accordare in modo soddisfacente se, nel caso specifico, parlassimo di etica come dell’insieme delle qualità che ci definiscono in quanto esseri umani, qualità che, al momento, sono deficitarie nella nostra classe politica e assenti in quelle persone che ieri hanno festeggiato l’annegamento di un centinaio di profughi nel Mediterraneo, uomini, donne e bambini, come sempre.

Tempo fa un amico, un ragazzo impegnato, intelligente, socialmente attivo, che rispetto molto, ha risposto alla richiesta di far intervenire l’associazione di cui è responsabile locale sul tema delle manifestazioni razziste a Sestri Ponente che non si possono combattere tutte le battaglie.

Vero, ma a volte bisognerebbe usare l’accortezza di ascoltare chi è più anziano, ha visto più cieli cambiare e sente in anticipo l’aria che tira, caratteristiche che è degli artisti, dei poeti e dei pazzi. Purtroppo, su quella faccenda, avevo visto lontano, e non ne vado fiero.

Ma vediamo di chiarire cosa secondo me è etico.

Io credo che sia assolutamente etico il silenzio, che non c’è e non c’è mai stato, sui fatti orribili di Bibbiano sia per tutelare i bambini coinvolti sia perché, in uno stato di diritto, anche chi è indagato ha diritto di preparare la propria difesa senza essere linciato. Io con i ragazzini ci lavoro, a volte, purtroppo, si tratta di ragazzini seguiti dai servizi  sociali con cui ho rapporti molto più frequenti di quelli che desidererei, e ho la presunzione e l’arroganza di pensare di saperne un po’ di più sull’argomento dei tanti forcaioli da tastiera e di essere consapevole che il rumore, il clamore mediatico non aiuta a fare chiarezza né a trovare il giusto equilibrio per valutare la situazione. Scusatemi per questo.

Credo assolutamente etico manifestare il proprio sdegno per un partito Cinque stelle che vota il secondo, osceno, decreto sicurezza, mettendosi proni di fronte all’arroganza leghista e tradendo le proprie radici legalitarie, approvando un provvedimento che va in contrasto con i principi costituzionali.

Credo assolutamente etico addolorarsi e piangere la morte di un carabiniere morto nell’esercizio delle proprie funzioni senza svilirla e usandola come argomento per l’ennesima campagna razzista.

Trovo assolutamente etico indignarmi e piangere cento persone morte nel mediterraneo a causa dell’indifferenza dell’Europa e dell’Italia che ne fa parte, e vomitare di fronte a certi post che vengono da un’area politica verso cui nutro non odio, perché l’odio è una cosa seria e non si spreca con i miserabili, ma un profondo disprezzo.

Trovo assolutamente etico rifiutare il discorso del pensiamo ai nostri, dello sdoganamento dell’indifferenza verso l’altro come categoria lecita, della chiusura nei riguardi del prossimo, principio che contravviene ai valori religiosi tanto esibiti dai cialtroni e dagli abbietti capi popolo che in questo momento hanno il timone in mano nel nostro paese.

Mi chiedo cosa insegneranno ai loro figli quei padri, quelle madri, quelle nonne che promuovono l’odio e il razzismo, che augurano violenze carnali alle donne che si espongono con coraggio ed esprimono le proprie opinioni, che cercano lo sporco dove lo sporco non c’è per giustificare la sporcizia del proprio animo.

Mi chiedo quale diritto abbiano di proporsi come difensori dei diritti dei bambini quando i bambini li lasciano annegare in mare ogni santo giorno.

Mi chiedo in che cazzo di mondo di merda vivo, che cazzo di gente di merda incontro ogni giorno sull’autobus, sul treno per strada e se c’è qualcosa che posso fare per cambiare le cose.

Credo di aver spiegato cosa significa “etica” per me e in un futuro post, spiegherò anche la differenza che passa tra l’essere ironici e l’essere stronzi.

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Azzeramento etico

Le stragi ci toccano solo quando riguardano quelli come noi, l’ho già scritto e lo ribadisco. Sono anni che in quel rettilario che è il medio oriente si consumano stragi che non ci toccano minimamente, guerre per cui nessuno scenderà mai in piazza. Lo stesso accade in Africa e in Asia. Chi conosce il dittatore delle Filippine che si è vantato di aver assassinato a sangue freddo di persona quattro spacciatori per insegnare alla polizia come fare? E deve essere stato un ottimo insegnante dato l’impressionante numero di omicidi consumati dalla polizia a danno di spacciatori e tossicodipendenti. Cosa ce ne importa? Chi conosce il nome di qualcuno delle decine di dittatori africani che continuano a uccidere, imprigionare, torturare e depredare i loro popoli? Che cosa ce ne importa?  Chi ricorda di Guantanamo, la prigione cubana dove si consuma la più clamorosa violazione di diritti civili dal dopoguerra a oggi da parte degli americani? Che ce ne importa?

Dovrebbe importarcene invece, perché se il medio oriente è un rettilario è perché vi si gioca la partita tra Stati Uniti, Russia ed Europa per il controllo delle risorse, partita che comporta costi elevatissimi in vite umane, ma vite di altri, non gente come noi. Risorse, ovviamente, da depredare, spartendole con pochi, ricchi, potenti e ignorando le esigenze delle popolazioni.

Forse ad Aleppo le cose non stanno esattamente come vogliono farci credere, ma la gente muore, cambia qualcosa? Mosul, Gaza, Iraq, Afghanistan, cambia qualcosa?

Forse tra trent’anni l’Isis sarà ricordato come uno straordinario movimento di liberazione islamico, e l’Occidente come una ipocrita culla di torturatori e assassini a sangue freddo tesa a proteggere solo i proprio confini. La storia, a volte, riserva strane sorprese. Ma non ce ne importa nulla comunque. (Considero l’Isis, a scanso di equivoci, un branco di schifosi fanatici assassini mantenuto in loco dagli americani perché non si sa mai come possono andare a finire le cose in Siria).

Non ce ne importa nulla perché, come paventava Levi nella poesia che apre  Se questo è un uomo, abbiamo dimenticato e con la memoria abbiamo perso parte della nostra umanità.

Il sistema capitalista non contempla l’etica, se consideri l’uomo come merce, l’umanità è solo una voce di listino. Stiamo assistendo da anni a un azzeramento etico globale senza precedenti, non si può spiegare in altro modo l’ascesa alla carica più importante del mondo di un industriale fallito, razzista e cialtrone, totalmente privo di idee sensate e di valori che non siano la difesa dell’egoismo americano. Ricordo che gli Stati Uniti sono un paese dove la destra radicale e xenofoba, in combutta con i servizi americani, collaborò all’omicidio di un presidente, di un futuro presidente e di un leader dei diritti civili. Trump è solo una vecchia faccia degli Stati Uniti che esce allo scoperto perché il momento è propizio.

Passando dall’universale al particolare, misero particolare, un commento a proposito della polemica sul nuovo ministro dell’istruzione. Bene, sarebbe opportuno, etico, che il ministro salutasse e si dimettesse, non perché non laureato, cosa che comunque gioverebbe a chi ha il compito arduo di guidare un mondo complesso come quello della scuola, ma perché ha mentito. Il ministro ha inserito nel curriculum una qualifica che non le appartiene e questa è un’infrazione che se viene scoperta nel curriculum di qualsiasi insegnante comporta, da sempre, ben prima del jobs act, il licenziamento in tronco. Se dunque il ministro resta al suo posto compie un grave vulnus. Con quale diritto può definire le regole chi quelle regole viola per primo?

Stesso discorso per Poletti, che aveva ampiamente dimostrato la propria incapacità nel precedente esecutivo: un ministro non può permettersi di offendere quelli che sono costretti a cercar fortuna altrove perché lui, e gente come lui in precedenza, non hanno saputo svolgere il proprio lavoro. Punto.

L’opinione pubblica dovrebbe essere compatta e unita sulle questioni etiche, questi sono due esempi chiari, limpidi, elementari in cui tutti, di qualunque colore politico siano, dovrebbero chiedere che queste persone vengano rimosse dal loro incarico perché non adeguate. Invece si assiste a penose difese, in cui si cita a sproposito Di Vittorio, che era un gigante ma non era laureato e non ha mai scritto di esserlo.

Stiamo perdendo la capacità di guardare al senso profondo delle cose, di vedere i contorni di ciò che essenziale, accecati come siamo da un egoismo di parte insensato e fuori luogo.  Egoismo che si riflette nei nostri leader politici: arroganti, preda di un narcisismo autoreferenziale, privi di valori, di un minimo interesse verso il prossimo, squallidi.  Inutile illudersi: Renzi, Grillo, Salvini, Berlusconi, sono accomunati da un retroterra politico inesistente, da una mancanza totale di valori, dal cinismo, da un peronismo all’amatriciana e dall’uso della politica come strumento di appagamento personale. Chi pensa che uno sia meno razzista dell’altro, o più preparato dell’altro, non riesce a scorgere, appunto, i contorni reali delle cose, il senso delle loro azioni che sono tutte, indistintamente, tese ad appagare il loro ego e favorire amici e amici degli amici ignorando il bene pubblico.

Oggi, uno dei pochi a parlare di etica è Papa Francesco, che sta combattendo una lotta disperata per riaffermare il valore dell’umanità, il senso profondo dell’essere umani che sta, appunto, nell’etica. Come tutti i profeti, è solo, inascoltato, osteggiato, un piccolo e fragile uomo che ha ancora la forza di urlare contro i mostri che, a poco a poco, stanno mostrificando anche tutti noi.

Non sarà l’ideologia a cambiare il mondo, un mitico risveglio rivoluzionario da oriente,  né un leader illuminato, sarà lo scintillio sinistro di una nuova guerra globale o una palingenesi ambientale, a meno che non accada, presto, qualcosa che risvegli le nostre coscienze drogate. In ogni caso, troveremo e troveranno qualcuno su cui scaricare la colpa.

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Le coscienze sporche dei cattivi maestri

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La morte di un giovane africano sfuggito al terrorismo islamico, colpevole di aver difeso la compagna dagli insulti di un decerebrato che pagherà, giustamente, per tutta la vita, la sua ottusa incapacità di essere umano, è solo l’ultimo episodio di razzismo, razzismo che ormai occupa quotidianamente le cronache dei giornali, anche se non con il rilievo dovuto.

Razzismo che, diciamolo francamente, fa notizia solo quando c’è una vittima, altrimenti i giornali progressisti hanno cose ben più importanti a cui pensare, tipo i dolori del giovane Renzer o l’ennesimo, squallido scandaletto di tangenti, bustarelle e raccomandazioni che vede coinvolto un ministro del governo che, naturalmente, non coglierà al volo l’occasione di liberarci, finalmente, della sua presenza.

Il razzismo non è più un problema, è una deviazione culturale,  basta leggere gli interventi su facebook o sui forum dei giornali che commentano il fatto: interventi miserabili, privi di pietà, di rispetto, interventi che denunciano un’ignoranza colpevole e consapevole da parte di tante, troppe persone, un povertà di cultura e valori morali, etici, perfino religiosi, che spaventa.

Il razzismo è un male ma ha dei padri, dei cattivi maestri, degli untori che hanno sdoganato l’odio per l’altro, l’hanno reso socialmente accettabile, spesso lo attizzano per convenienze politiche.

La destra fascista sdoganata da Berlusconi, quella che arma le mani contro zingari e immigrati nelle periferie romane, Bossi e Salvini, leader di un partito anticostituzionale che in un paese civile dovrebbe essere sciolto, Questi sono i principali responsabili del rigurgito razzista.. Ma colpevoli sono anche quelli che cavalcano la tigre del razzismo a convenienza, come Grillo che stringe la mano al presidente di Forza nuova, come tanti, troppi, che irresponsabilmente soffiano sul fuoco dell’intolleranza.

Se ci sono cattivi maestri, ci sono anche seguaci che li ascoltano, che li seguono e danno credito alle loro infami speculazioni. E’ tempo che la Chiesa e lo Stato condannino, l’una moralmente, l’altro legalmente, senza ambiguità e con la dovuta durezza, qualsiasi atteggiamento che si configuri come razzista, è tempo di leggi dure contro l’intolleranza, senza ambiguità, è tempo che la politica emargini chi nonc rede nei valori costituzionali. 

Non è questo il paese per cui sono morti quelli che ci hanno dato la libertà, non è questo il paese disegnato dalla Costituzione, non è questo il paese delle grandi lotte sindacali e dell’internazionalismo dei lavoratori, non è questo il paese in cui chi crede nella democrazia, nei diritti per tutti e nell’uguaglianza può continuare a vivere chiudendo gli occhi.

La scuola, la società civile, le persone oneste, devono mobilitarsi e dire no a questa deriva ignobile, la politica deve ritrovare una dimensione etica che ha perso da troppo tempo e che non può risolversi nella buona volontà o nella denuncia degli scontrini, ma deve avere dietro una lettura della società, una idea di mondo diverso, una proposta di cambiamento reale e radicale.

Bisogna comprendere che i razzisti non hanno giustificazioni, non ci sono se e ma quando si tratta di rispetto della vita altrui, non ci sono distinguo. E’ necessario riaccendere la fiamma del discredito sociale contro questi miserabili, fare si che tornino ad essere una minoranza silenziosa e insignificante.

Il fatto di ieri non è un caso isolato, è l’ennesimo campanello di allarme che non può e non deve restare inascoltato. Non possiamo più fare finta di non vedere cosa succede in questo paese, non possiamo più voltare la testa e pensare che non ci riguarda. L’indifferenza è colpevole quanto il razzismo, l’ignavia è ancora peggio.

Morire perché si ha la pelle di un colore diverso negli anni duemila è assurdo, è mostruoso, è inaccettabile, è qualcosa che dovrebbe scuotere le nostre coscienze fino a farle tremare.

Faccio una modesta proposta a Libera: inseriamo tra le vittime innocenti di mafia anche l’elenco delle vittime innocenti di razzismo, ricordiamo questi nomi, ricordiamoli come fratelli, stampiamoli nella mente e non dimentichiamo quanto in basso possa arrivare un uomo, non dimentichiamolo mai..

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