la scuola merita più di questo


Foto di Roy Harryman da Pixabay

L’immagine che ho scelto per questo articolo si chiama abdandoned, abbandonata ed è l’immagine più adatta per la scuola italiana.

Qualche tempo fa un amico di Facebook, persona sensata anche se renziana, lodava sperticamente la ministra Azzolina per il suo decisionismo, probabilmente affascinato dall’avversione per i sindacati che la giovane ministra ha in comune con Renzi. Avversione che ha portato entrambi a esiti disastrosi.

Da quando si è insediata, la ministra o chi per lei, non fa altro che rimangiarsi quello che ha detto in precedenza, a volte il giorno prima: esami in presenza, oggi gli esami non si fanno ( come era ovvio) più in presenza, scuola metà digitale e metà in presenza il prossimo anno ma forse no, elaborato di terza media da consegnare entro il 30 Maggio ( chissà perchè), adesso non più, non si boccia nessuno, si può bocciare chi andava male e ha continuasto ad andare male, ecc.

Da mesi, la scuola è questa. In compenso la ministra ha fatto partire un concorso assurdo, facendo irritare sia le parti sociali che i precari. >Un totale disastro, insomma. E non rompete con l’inesperienza, perchè pprend e un lauto stipendio per non essere inesperta.

Il problema è che non esiste nel governo un progetto a lungo termine sulla scuola che vada oltra la parola meritocrazia, che va bene, ma facciamo partire tutti dallo stesso punto come dice la Costituzione, magari, no?

Esistono documenti articolati presentati dai sindacati confederali, tanto vituperati sui social da chi non frequenta le assemblee, nè sa cosa significa fare sindacato, documenti che contengono proproste sensate e realistiche, al contrario di quello che si sente in giro.

Perché le leggete anche voi le stupidaggini sui social, giusto? Apriamo le scuole sul territorio, facciamo lezione all’aperto. Dove? Molte scuole danno sulla strada, altre non hanno un cortile, quella dove lavoro al momento ha un cortile che dà su una delle vie più trafficate e rumorose di Genova. Come facciamo lezione all’aperto e a distanza? Megafono? Senza contare che per uscire dalla scuola servono un insegnante ogni quindici alunni e non tutte le classi hanno un insegnate di sostegno. Senza contare che può piovere, arrivare un temporale, ecc.ecc.

Oppure: setacciamo in giro gli spazi disponibili. Ok, le scuole devono rispondere a rigorose norme di sicurezza stabilite per legge: maniglioni anti panico, scale anti incendio, uscite multiple. Dove troviamo i locali che rispondano a queste norme? Come li sanifichiamo? Dove troviamo il personale Ata necessario?

Gli insegnanti, quando sono in classe, sono responsabili, a livello di scuola dell’obbligo, di tutto quello che succede e talvolta, le condizioni in cui lavoriamo, come la carenza di personale Ata, fa si che questa reponsabilità diventi pesantissima.

Esempio: crisi epilettica di un alunno in classe. Capita. Non c’è il bidello sul piano, l’insegnante non può lasciare la classe, non può mandare fuori a chiamare qualcuno un alunno, deve soccorrere, per quanto può il ragazzo e aspettare che qualcuno si manifesti. Se mentre soccorre il ragazzo succede qualcosa, lui è comunque responsabile. Si chiama culpa in vigilando, ed è la cosa peggiore che possa capitare a un insegnante.

Immaginiamo come si amplificherebbero questi pericoli in un ambiente estraneo alla scuola che nè gli insegnanti, nè i ragazzi conoscono, o peggio, all’aperto. Apriamo la didattica, facciamola uscire dalla scuola spesso è sinonimo di suicidiamoci per farlo strano.

Purtroppo quello dell’insegnante è un mestiere che a parole sanno fare tutti, su cui tutti hanno da dire, riguardo il quale tutti hanno proposte illuminate e illuminanti, salvo poi scontrarsi con una normativa ferrea e responsabilità non da poco.

Altro esempio banale, la didattica a distanza: a rigori, la legge dice che non si può stare davanti a uno schermo più di venti ore settimanali. Dieci minuti di pausa ogni ora, non più di cinque ore di fila, se non vado errato. Un insegnante lavora diciotto ore la settimana ma deve correggere, preparare le lezioni, preparare verifiche e interrogazioni, ecc. E allora?

Allora serve una nuova normativa che contempli la didattica a distanza, i rischi per la salute di insegnanti e docenti, una rimodulazione degli orari, una revisone di parti di quel contratto di cui attendiamo il rinnovo.

Non scegliere quattro cinque professori universitari che non entrano in un’aula da decenni e pensare di riformare la scuola: bisogna ascoltare chi la scuola la fa e la vive ogni giorno, bisogna avviare un dialogo costante con i sindacati e trovare soluzioni ai problemi più immediati, la sicurezza in primis.

Non mi sembra che la ministra l’abbia ancora ben compreso e vedremo a quanti girotondi ancora ci toccherà assistere prima che cominci a capire che cosa è la scuola italiana.

Onestamente, dato anche lo sforzo enorme che tutto il personale della scuola, compresi i Dirigenti, sta facendo per assicurare il servizio e tenere aperto un dialogo con ragazzi e famiglie, credo che meritiamo un altro ministro, un’altra visione, ben altro rispetto.

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