Fuoco amico sul terzo settore

La vicenda ha del grottesco: il procuratore di Catania ha aperto un’inchiesta riguardo le Ong che operano nel mediterraneo perché, sulla base di prove che non ci sono, perché non penalmente rilevanti a detta dello stesso magistrato, avrebbero il compito di sabotare l’economia italiana.

Io credo che neanche la mente devastata di Salvini avrebbe potuto concepire una idiozia simile e mi chiedo a quale scopo questa notizia sia stata riportata dagli avvoltoi di Striscia la notizia, sempre pronti a diffondere bufale e dai principali quotidiani.

Mi torna alla mente la vicenda del giudice Maresca che un anno fa sparò a zero su Libera con accuse del tutto infondate e si è scusato pubblicamente sui giornali dopo 360 giorni.

Mi chiedo se il procuratore di Catania non avrebbe potuto e dovuto condurre la sua inchiesta nel silenzio, arrivare a un risultato e caso mai, dopo, divulgarlo, piuttosto che gettare fango su chi ogni giorno rischia di suo per aiutare il prossimo e dare il via alla grancassa denigratoria di chi, per giustificare il proprio non fare nulla per gli altri, trova assai comodo affermare che tanto è inutile, è tutto marcio, ecc.

Fermo restando che se ci sono sospetti vanno chiariti e se ci sono colpevoli di reati, vanno puniti, gli attacchi al terzo settore, oggi Libera, domani le cooperative che accolgono i migranti, dopodomani chi si occupa dei rom, ecc., sono sempre più frequenti e, quasi sempre, provengono da chi il terzo settore dovrebbe tutelarlo, quasi sempre si tratta di fuoco amico.

Possibile che non ci si renda conto di dare la stura a criptofascisti come Di Maio, la Ravetto e compagnia cantante con le loro stupidaggini razziste? Possibile che non si arrivi a capire che chi lavora onestamente, e sono certo che si tratta della stragrande maggioranza delle Ong, verrà comunque preso in mezzo dalle polemiche, guardato con sospetto, calunniato?

In italia una parte del paese non aspetta altro che di sentire che dietro l’arrivo dei migranti, che sono pochi, molto meno di quanto la gente pensi, c’è un complotto, magari giudaico, per minare le basi di uno Stato che per metà paese ha latitato per buona parte della nostra storia. Basta un flame su face book, un ragazzino idiota e arrogante che fa due calcoli falsi spacciandoli per scienza per dimostrare che l’Italia non ha bisogno di accogliere i migranti , che subito questa stupida bufala rimbalza sui giornali e il coro dei ve l’avevo detto da parte dei cripto fascisti si fa assordante, Basta un Di Maio, cioè un nullafacente di lungo corso, per avviare la macchina del fango e danneggiare persone che arrivano in cerca di sopravvivenza e altre persone che cercano di farle sopravvivere.

Non basta l’ignoranza, l’approssimazione, la stupidità a spiegare tutto questo, specie se, come in questo caso, il fuoco amico viene da un rappresentante dello Stato.

Io non sono un affezionato alle teorie del complotto e non voglio fare ipotesi fantasiose, ma credo che se in questo paese si cominciano ad attaccare quelli che sanno guardare agli altri come una risorsa e non come una minaccia, siamo davvero arrivati alla frutta.

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Se l’attacco a Libera non fosse casuale?

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L’ennesimo attacco a Libera arriva da un magistrato stimato e rispettato che lancia per l’ennesima volta, in un contraddittorio articolo che uscirà su Panorama, accuse generiche che partono da un falso presupposto, per poi definire Libera “un’associazione seria” a cui consiglia di vigilare contro i pericoli di infiltrazione mafiosa. (Ma dai?).

L’attacco parte da un presupposto sbagliato, quello su cui si basano quasi tutti gli attacchi ricevuti negli ultimi mesi: che Libera gestisca i beni confiscati alle mafie e porta come esempi alcuni recenti e gravi fatti in cui l’associazione di don Ciotti, di cui mi onoro di far parte, non c’entra nulla.

Sfatiamo innanzitutto il campo dagli equivoci: Libera non gestisce nulla, Libera è una rete di associazioni che promuove l’affido e la gestione di beni confiscati ad altre associazioni e cooperative che fanno parte della sua rete ma  tale gestione resta nella totale responsabilità di detti enti e associazioni che hanno il dovere di garantire trasparenza e correttezza.

Si potrebbe chiudere qui l’articolo, dal momento che il punto di partenza delle dichiarazioni del magistrato si basa su una affermazione errata. Non è necessario parlare oltre a difesa di Libera, l’ha fatto benissimo e tempestivamente don Ciotti.

Mi interessa invece riflettere sui motivi che hanno portato Libera a essere sotto il mirino di più o meno improvvisati cercatori di scandali negli ultimi mesi.

A parte l’avversione tradizionale della destra per il mondo cooperativo e per quei valori di solidarietà e accoglienza che non fanno parte della sua cultura, temo che i motivi vadano cercati altrove..

Io insegno storia e, studiandola, ho imparato che in questo paese mai nulla accade per caso e che le teorie del complotto, in particolar modo quando sono coinvolte la mafia e la massoneria, quasi sempre si rivelano meno deliranti di quel che sembra. Molti fatti passare per pazzi e visionari, giornalisti come Giuseppe Fava, Mario Francese e Beppe Alfano, con storie di vita e militanza politica agli opposti ma con lo stesso vizio di voler squarciare il velo di maia che separa la realtà con l’apparenza, hanno pagato con la vita la loro capacità di affondare il dito nella piaga purulenta del malaffare nostrano.

E’ innegabile che questo governo stia facendo dei piccoli, grandi favori alle mafie: mi riferisco all’innalzamento a tremila euro della quota di denaro spendibile in contanti, un’ottima scorciatoia per il riciclaggio, a una legge sull’auto riciclaggio per lo  meno discutibile, a una legge sugli ecoreati benvenuta ma incompleta che sembra scritta apposta per salvare le aziende in casi drammatici come quello dell’Ilva e last but not least, allo scioglimento del corpo forestale dello Stato che confluirà nei carabinieri.

Quest’ultimo è forse il provvedimento più incomprensibile. Non si capisce in base a quali necessità di spending review resti al suo posto lo spropositato numero di lavoratori della forestale presente, ad esempio, in Sicilia (circa ventottomila) e vadano invece militarizzati circa ottomila guardie forestali la maggior parte delle quali, si può facilmente presumere, chiederà il passaggio ad altro ente. Il calcolo elettorale si capisce, l’opportunità no.

La Forestale, per chi non lo sapesse, è il corpo specializzato nei reati ambientali. Non avremmo scoperto nulla della terra dei fuochi né del traffico dei rifiuti senza il lavoro attento e rischioso di questi uomini. Sciogliere la forestale, dice il capo della Dia Roberti, significa “fare un favore alle mafie”.

Non è la prima volta che accade, anche se queste notizie sui giornali non compaiono: tra gli anni e 80 e gli anni 90 a Brescia, il corpo forestale locale avviò la prima grande indagine sul traffico di rifiuti tossici, indagine che scoperchiò un verminaio ed ebbe, come risultato più eclatante, il trasferimento degli uomini che l’avevano portata avanti.

Il sospetto, a mio parere fondato, è che si attacchi Libera nel tentativo di delegittimare chi ha la forza mediatica e morale di alzare la voce per denunciare queste operazioni.

Si cerca insomma di mettere a tacere preventivamente chi può avanzare critiche fondate e insinuare nell’orecchio degli italiani la pulce del sospetto.

Il presidente del consiglio non ama che si parli di mafie, è cosa nota. L’ho sentito insieme a milioni di italiani affermare in televisione che è una menzogna dire che intere zone del paese sono in mano alla criminalità organizzata ed è di oggi la sconcertante affermazione che Caserta non è solo la terra dei fuochi ma anche la terra dei cuochi e che per questo il governo sta lavorando. Affermazione, come spesso gli accade, di straordinario cattivo gusto.

Le mafie disturbano, sporcano l’immagine del paese destinato a magnifiche sorti e progressive che il premier dipinge ogni qual volta apre bocca, sono un fenomeno da minimizzare, qualcosa di cui meno si parla meglio è. E se se ne parla, lo si faccia attaccando gli avversari su fatti risibili, vedi la vicenda di Quarto, ed evitando di parlare dell’enorme trave nei propri occhi.

Anche questo, purtroppo, non è un atteggiamento nuovo.

A corroborare la teoria di questa “strategia della distrazione” operata dal governo, del tentativo di distogliere l’attenzione dell’opinione pubblica dai fatti realmente gravi per orientarla verso fatti inesistenti, va annoverata la grottesca prova di machismo nei confronti dell’Europa, una falsa notizia, alla vigilia della notizia che il padre del ministro Boschi intratteneva rapporti ha incontrato più volte Flavio Carboni, capo della P3 e faccendiere invischiato in molti misteri della nostra storia recente. notizia messa in quarto piano dai notiziari.

Mafie, massoneria, affari sporchi, spettri vecchi che si agitano dietro le spalle di quello che si è auto eletto “homo novus” della politica italiana. Ma anche questa, purtroppo, non è una novità.

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