Tag Docente Fiorenzuola

Cattivi maestri

capitalism-152815_640

Adesso ci si mette anche un docente universitario, per altro di filosofia politica, che inneggia ad Hitler, sdoganandolo come difensore dei valori europei.

Il rettore, dapprima fa appello alla libertà di opinione, poi forse qualcuno gli ricorda che l’apologia del fascismo è reato e promette sanzioni immediate.

È un episodio inquietante, quanto quello dell’insegnante che ha minacciato i suoi studenti di ritorsioni casomai avessero aderito alla manifestazione delle sardine e che, a sua volta, si definiva orgoglioso di essere razzista. Inquietante perché queste persone hanno a che fare con i nostri giovani, li formano, dovrebbero educarli a diventare classe dirigente, dovrebbero tramandare i valori fondanti della nostra democrazia. Sembrano, invece, fare tutt’altro.

I social e l’esposizione pubblica che ne deriva, pongono un nuovo problema che non è ancora stato affrontato dal legislatore: fino a dove può esporsi pubblicamente chi svolge un lavoro pubblico e chi ha un compito educativo? Quanto siamo liberi di esprimere il nostro pensiero?

È un problema molto più complesso di quanto si creda perchè mette in discussione proprio alcuni di quei valori fondamentali di cui si parlava sopra: la libertà d’espressione e d’opinione, in primis.

Ma vediamo cosa dice la legge Scelba, che attua il titolo XII della Costituzione riguardante l’apologia di fascismo

«quando un’associazione, un movimento o comunque un gruppo di persone non inferiore a cinque persegue finalità antidemocratiche proprie del partito fascista, esaltando, minacciando o usando la violenza quale metodo di lotta politica o propugnando la soppressione delle libertà garantite dalla Costituzione o denigrando la democrazia, le sue istituzioni e i valori della Resistenza, o svolgendo propaganda razzista, ovvero rivolge la sua attività alla esaltazione di esponenti, principi, fatti e metodi propri del predetto partito o compie manifestazioni esteriori di carattere fascista.»

Dunque la Costituzione proibisce sia la ricostituzione del partito fascista sia chi esalti, allo scopo di ricostituire il partito fascista, le sue finalità antidemocratiche o i suoi esponenti.

A rigor di logica, dunque, il professore di Siena non è perseguibile secondo questa norma, perché si è limitato a esprimere il proprio pensiero, senza altri fini noti. Qui entra in gioco il vuoto legislativo di cui parlavo: non esiste una regola chiara riguardo chi esercita la professione di insegnante e, di volta in volta, la decisione è demandata ai giudici.

Così accade che la maestra di Torino, che durante una manifestazione no Tav ha inveito contro i giudici, sia stata licenziata perché la professione prevede un comportamento decoroso, che secondo i giudici ha infranto, mentre ancora nulla sappiamo del professore di Fiorenzuola e dei provvedimenti che verranno presi nei riguardi del docente di Siena.

Io sono per la libera espressione del pensiero, anche quando  è di segno contrario al mio, a patto che non infici e non informi il proprio lavoro, che è soggetto sì, alla libertà d’insegnamento, ma anche a una responsabilità morale ed etica enorme che non può essere regolata d nessuna legge.

Tradotto: se insegno ai discenti che Hitler era una brava persona, commetto un abuso, se lo dico in privato o sui social no, ma me ne assumo la responsabilità.

Va assolutamente sanzionato il revisionismo storico, la diffusione di informazioni false e tendenziose, qualsiasi tentativo di indottrinamento, ma non può essere sanzionata, a mio avviso, la libera espressione del pensiero, anche quando risulta sgradevole e al limite dell’osceno, come in questo caso.

Casomai, bisognerebbe indagare sul perché persone di cultura, a contatto con i giovani e che i giovani dovrebbero avere a cuore, coltivino opinioni così deleterie e siano arrivati a una tale mancanza di discrezione e pudore da palesarle senza vergogna.

Qui sì che entra in gioco il vecchio e caro fascismo, con cui la partita non si è mai chiusa perché si è preferito optare per una ipocrita convivenza.

Personalmente, sono allergico sia alle liste di buoni e cattivi sia alle schedature, non mi sento sinceramente di esprimere solidarietà né al docente di Fiorenzuola né a quello di Siena perché abbiamo una visione deontologica differente, ma neanche di crocifiggerli sulla pubblica piazza. È facile riempirsi la bocca di belle parole e poi dimenticarsele quando ci si trova davanti al capro espiatorio di turno, specie un capro espiatorio  fascista. C’è una sostanziale differenza: quelle del professore di Fiorenzuola erano minacce, che configuravano un abuso di potere, questo sì che è un reato, mentre quelle del docente di Siena sono parole, orribili, ma parole.

Non  mi piace neanche invocare nuove leggi, penso che quelle che ci sono siano più che sufficienti, mentre sarebbe invece opportuna una legislatura scolastica, con giudici specializzati a trattare un mondo non sempre chiaramente afferrabile dall’esterno. Non si capisce perché un  calciatore debba essere giudicato da un tribunale specifico e un docente no.

È comunque un altro segno dello spirito del tempo, di uno Zeitgeist che sembra guardare indietro, nonostante le piazze gioiose inneggianti a una politica educata e all’antifascismo.

Ricordo, per la cronaca, che quando Mussolini prese il potere, il partito Socialista era ampiamente maggioritario in Italia e riempiva piazze anche più numerose. Poi, per vent’anni, le piazze le riempì, a forza, lui. Verrebbe da dire ma questa è un’altra storia, ma non ne sono così sicuro. Anche allora non si seppe percepire in tempo dove sarebbe girato il vento.

cropped-twitter-molto-piccola.jpg

Potete acquistare il mio nuovo romanzo qui

 

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail