Tag: Didattica a distanza

Sorpresa: la scuola distanza piace alle famiglie

I casi sono due: o chi parla dei danni inenarrabili che la didattica a distanza sta provocando sugli studenti delle superiori, compreso chi scende in piazza a reclamare il ritorno delle lezioni in presenza, compresi sociologi, psicologhi, ecc., chi si lamenta del tempo perso ( in certe materie certamente sì, in altre non si sa perché) e compagnia cantante non ha la minima percezione della realtà, oppure gli insegnanti che stanno facendo didattica a distanza alle superiori conoscono bene il proprio lavoro e riescono a mantenere, senza perdite significative, il contatto con i ragazzi.

Perché il sondaggio presentato oggi da Ilvo Diamanti su Repubblica, giornale che volentieri spara a zero sulla scuola gratuitamente, dà un quadro assai diverso da quello che viene dipinto sui media: il 64% delle famiglie, quasi due terzi, è favorevole alla didattica a distanza, che tradotto, significa che i due terzi delle famiglie hanno ancora fiducia nella scuola.

E’ un giudizio che non mi stupisce perché, ripeto, a parte attività laboratoriali importantissime per certi ordini di scuola, come quello in cui insegno adesso, nettamente penalizzate da questa forma di didattica, per quanto riguarda le altre materie si lavora non dico normalmente, ma abbastanza agevolmente e speditamente. Anzi, la DaD, dal punto di vista degli insegnanti è uno strumento per sperimentare nuove didattiche, da applicare poi quando si tornerà in presenza; perché sia chiaro, l’esperienza acquisita in questi mesi non può essere una risorsa da giocarsi nelle emergenze ma deve implementarsi nell’attività “normale”, per potenziare e recuperare, approfondire, cosa che non sempre si riesce a fare come si vorrebbe in presenza.

Quanto alla desocializzazione dei ragazzi, con buona pace di Diamanti, che è un sociologo di vaglia e ne sa certamente più di me, ma forse non ha a che fare con gli adolescenti, non mi trova d’accordo.

Chi con i ragazzi parla e, soprattutto, li ascolta, sa che quella solitudine paventata esiste da tempo, che l’abitudine a trovare riparo dietro lo schermo di un telefonino o di un pc, era consolidata ben prima che partisse la dad.

Le chat hanno sostituito le telefonate, oggetto di litigi furiosi con i genitori per chi ha la mia età, rivoluzionando il modo di relazionarsi tra i ragazzi che tra loro, dialogano realmente sempre meno. I cellulari, sdoganati troppo in fretta dalle famiglie, sono diventati strumento di socializzazione e di emarginazione, di stigma o promozione sociale, rifugio e schermo dietro cui trasformarsi in quello che non si è.

Lo si comprende da come i ragazzi si aprono ingenuamente e candidamente nei temi, nelle discussioni in classe, quando hanno la possibilità di parlare di loro. Allora sì che vengono fuori solitudine e rabbia, lo smarrimento di fronte a un mondo adulto che non comprendono che trovano spesso, giustamente, crudelmente ottuso e insensato e l’irritazione dei più sensibili verso i pari, tacciati di essere superficiali o insensibili mentre, spesso, quell’apparire ossessivamente sui social è una tacita richiesta d’aiuto.

Spesso neanche un buon dialogo in famiglia è sufficiente ad alleviare le loro ansie e le loro paure, che crescono nel confronto con un gruppo dei pari spesso poco incline ad accogliere chi è troppo problematico.

Ecco cosa non potrà mai essere sostituito dalla Dad: non la scuola in sè, che funziona nonostante tutto, ma il guardare un ragazzo/a negli occhi e capire che c’è un problema, dargli la possibilità di parlare, parlare veramente senza filtri, che non sempre serve ma a volte sì, a volte è decisivo.

A Gennaio torneremo in presenza, probabilmente allo sbaraglio come è successo a Settembre, e già si prospettano le ipotesi più demenziali: andare a scuola di domenica, fino alle 18, a Luglio e Agosto, ecc.

Ecco, fa più male alla scuola questa informazione, queste parole in libertà da fiera degli incompetenti, che la didattica a distanza, faticosa, difficile da gestire, ma irrinunciabile in questo momento. Lasciarci lavorare in santa pace, visto che l’utenza apprezza, sarebbe cosa gradita.

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Con la retorica non si risolve il problema della Scuola

Foto di ArtTower da Pixabay

Sembra che la narrazione sulla scuola, nel nostro paese, non riesca a uscire da una retorica pesante e stantia, vedi l’editoriale di Asor Rosa su Repubblica, le sparate insensate di Galli della Loggia ma anche le eloquenti sparate contro la didattica a distanza di tanti colleghi fini dicitori sulle pagine dei social.

Per non parlare del ministro, uno dei più confusi, a voler essere benevoli, degli ultimi anni.

Vorrei dire alcune cose che, probabilmente, mi attireranno l’antipatia di molti ma, tant’è: diceva Graham Greene che un intellettuale dev’essere contro l’opinione comune quindi, si parva licet, ci provo, non per amore di contraddizione ma per amore del buon senso.

Intanto mettiamo un limite tra ciò che si dovrebbe fare nei prossimi quattro mesi e ciò che si potrà, realisticamente fare: della scuola, a parte chi ci lavora, non frega niente a nessuno,compresa la grande maggioranza delle famiglie, da una ventina d’anni, ergo, la scuola è andata a ramengo. Il 40% degli edifici scolastici non è in sicurezza, gli stipendi di insegnanti e Ata sono sotto il livello di decenza, non ci sono motivazioni valide e sensate per desiderare di fare questo lavoro se non il miraggio del posto fisso. I tagli sono stati da macelleria sociale hanno toccato cattedre, personale Ata e di segreteria, materiale scolastico, carta igienica, banchi, ecc. Con qualche miglioramento delle dotazioni informatiche.

Pensare che in quattro mesi si possa riparare a questo disastro è del tutto utopistico e privo di qualunque base razionale. Semplicemente, non si può anche volendo e non vogliono..

Sulla scuola si è tagliato moltissimo e moltissimo si è tagliato sulle politiche giovanili: mancano centri di aggregazione per i giovani, biblioteche, sale multimediali, cinema a misura umana, centri civici attrezzati in ogni quartiere, ecc.

Non mancano, invece, i centri commerciali, costruiti al posto di tutte queste belle cose in nome dell’etica del consumo, l’unica conosciuta dagli amministratori locali e gradita anche alla maggioranza delle persone, visto che i suddetti centri commerciali sono sempre pieni. Anche di ragazzini, che lì possono passarci interi pomeriggi mentre a studiare a casa…

Centri di aggregazione, sale multimediali, biblioteche avrebbero potuto dare una grossa mano in questo frangente, a supplire in parte alla carenza di spazi, in minima parte: ma mancano, i giovani, per la nostra classe politica non esistono, se non per sbatterli in galera se si fanno una canna.

Quindi l’unica soluzione sensata, che piaccia o no, è quella prospettata e poi subita rinnegata timidamente dal ministro: la didattica mista, a distanza e in presenza. Inutile fare appelli ricchi di eloquenza o lanciare minacce di mobilitazioni che la scuola non è in grado di fare, perché è l’unica soluzione sensata.

Ovviamente va organizzata in modo che nessuno resti indietro: banda larga per le scuole e gli studenti, garantita e, possibilmente, gratuita, strumenti digitali per chi non se li può permettere, possibilità di trasmettere la lezione in tempo reale a scuola e a casa, ecc. Alternanza tra chi resta a scuola e chi a casa, con particolare attenzione agli alunni con disabilità.

In Germania aprono le quinte elementari la prossima settimana, in Francia l’apertura è limitatissima, in Spagna, Inghilterra, ecc. le scuole sono chiuse come da noi, in Svezia è tutto aperto ed è un’ecatombe, perché l’immunità di gregge è solo l’applicazione darwiniana dell’eugenetica di Hitler. Quindi la questione non è così semplicistica come molti, raccontando balle vogliono far credere e gli altri, riguardo la scuola, fanno quello che facciamo noi.

In Germania, in una quinta elementare, sono previste quarantadue regole di comportamento, alcune delle quali inattuabili da noi per carenza di personale, da seguire rigidamente. Immaginate quale messe di appelli e piagnistei se imponessimo quarantadue regole ai nostri poveri bambini che vanno a scuola.

Eppure, per chi va a a scuola, non più di dieci, dodici alunni per classe, perchè questa è la tolleranza media nella scuola dell’obbligo per rispettare il distanziamento, le norme devono essere dettagliate, severe, stringenti e non possono essere delegate ai Dirigenti. Forse non quarantadue, ma una trentina sì.

Veniamo al problema delle famiglie che lavorano e si trovano senza il possibile supporto dei nonni. Non sta alla Scuola risolvere questo tipo di problematiche, la scuola deve fornire un servizio nel modo più efficiente possibile, punto. Ed è tempo che la si pianti di considerare la scuola un’azienda a disposizione dei clienti invece che un’agenzia sociale che fornisce un servizio agli utenti.

Casomai, le famiglie dovrebbero richiedere un intervento allo Stato che potrebbe e dovrebbe, a mio parere, mobilitare il terzo settore e assegnare di default educatori che seguano i bambini nelle ore di assenza dei genitori. Potrebbe essere anche un ottimo tirocinio per gli studenti universitari di Scienze della formazione, ecc.

Molto ci sarebbe da dire sull’infantilismo dei ragazzi che arriva alla terza media, sulle madri crociate pronte a sguainar la spada, sull’influenza della cattiva televisione sulle famiglie italiane. Molto, quindi non lo dico.

Questo che ho prospettato è il quadro più realistico possibile ma non è quello che succederà. Perché in questo paese siamo tutti capaci di dire agli altri come svolgere il proprio compito, molto meno a prendere atto della realtà per rimboccarsi le maniche e cambiarla. Tantomeno i politici, che faranno un pericoloso pasticcio nel tentativo di ottenere più consenso possibile.

Finita l’emergenza, i problemi della scuola resteranno, noi torneremo ad essere considerati nulla facenti, ad essere oggetto di insulti, minacce, percosse, ecc. e ad ottenere risposte retoriche rispondendo con la stessa retorica. E continueranno a non esserci politiche giovanili, centri di aggregazione, biblioteche, ecc.

Ho tralasciato di parlare di piste ciclabili, ingressi frazionati, necessità di assunzioni immediate e congrue, raddoppiamento del personale Ata e di segreteria, nuovo contratto dei lavoratori della scuola che comprenda anche la Dad e l’impegno che comporta,ecc. perché me la cavo con la distopia ma sulla fantascienza devo ancora lavorarci.

P.s: la didattica a distanza è didattica, non bella didattica, non quella che sognamo ma è didattica. Se continuiamo a dire che questa non è scuola, sottintendiamo che non stiamo lavorando con le conseguenze che potete prevedere. Quindi, per piacere, piantiamola di ripetere questo mantra. Anche perché ditemi se è scuola far lezione frontale davanti a dieci ragazzini che non possono parlare, disturbare, lanciarsi palline di carta, distrarsi un momento. So che è il sogno di molti colleghi, per me è un incubo.

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Le strane circolari del Miur

Foto di Mediamodifier da Pixabay

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