Non esultiamo troppo presto: Pontida è vicina

Italy Salvini immagine tratta da Ansa.it

La volgarità ostentata, la violenza verbale fuori e sul palco di Pontida, sono segnali di un consenso ancora forte nei riguardi di Matteo Salvini, che considero una delle figure più inquietanti e negative di una politica italiana che di figure inquietanti e negative ne ha viste parecchie. Un uomo di uno squallore che appare senza fondo, patologico, spaventoso.

Il nuovo governo si regge su un equilibrio precario, nasce da un compromesso obbligato dettato dalla necessità di fermare, appunto, Salvini e la sua barbarie, ma va detto chiaramente che, a una parte del Movimento, quella barbarie non dispiace e lo stesso Di Maio non è scevro da dubbi riguardo, ad esempio, a una svolta nella politica sullì’immigrazione. Gli attacchi di Di Battista, l’uomo senza qualità dei Cinque stelle, vanno letti in questo senso.

Ho trovato personalmente agghiacciante un’ìintervista a Bersani, in cui l’ex segretario del Pd sembrava parlare come un esponente della destra: non possiamo accoglierli tutti, dobbiamo aiutarli a casa loro, quello che ha fatto il governo precedente non è tutto da buttare, ecc.

Non vorrei che anche il Pd, alla ricerca del consenso dilapidato ignominosamente da Renzi, si spostasse a destra, se non nei toni, nei fatti. Sarebbe una scelta sbagliata e autolesionista, la stessa che, credo, abbia paventato Calenda, una delle poche persone dotate di cervello in questo momento, prima della sua scelta.

Quanto a Renzi, vada via, fondi la sua formazione di centrodestra liberale, ce n’è bisogno in questo paese, e cominci una nuova carriera politica che gli auguro migliore della precedente, liberi il Pd della sua ingombrante presenza e continui a sostenere il governo. Attacchi come quello sull’assenza di toscani al governo, oltre che strumentali e privi di senso, contraddicono le dichiarazioni sue e della Boschi di non voler far parte a nessus titolo del governo. A che gioco sta giocando l’abbiamo capito da tempo, ci dia un taglio.

Il governo  deve stare attento a ogni passo, a rifuggire dalle tentazioni populiste ed  a emanare provvedimenti incisivi e strutturali, deve attuare un’azione politica al posto della non politica urlata e canagliesca dei leghisti.

Per i Cinque stelle è il momento della maturità, hanno la grande responsabilità di rinunciare alle chiacchiere e di fare politica seria e ragionata, di cacciare gli slogan nel cestino e cominciare a lavorare seriamente. Gli inizi sembrano incoraggianti, vedremo.

Ma sono le persone civili di questo paese a dover dimostrare di essere maggioranza, a dover smentire le bugie di Pontida, a dove rispondere agli insulti con i fatti, a combattere razzismo e discriminazione quotidianamente, in ogni luogo, senza cedere nulla.

L’alternativa è il ritorno dei barbari e della barbarie, quella vera, quella che per quattordici mesi abbiamo visto e visssuto con la tacita complicità di un presidente del consiglio con la memoria del criceto.

Ci sono tanti miserabili in questo paese che vanno rimessi al loro posto. No, non vanno ripuliti, come vorrebbe fare Salvini con gli immigrati, ma vanno messi davanti a uno specchio nella speranza che la loro squallida immagine riflessa generi vergogna, sentimento che sembra non abitare più da queste parti.

Quanto a Salvini va diffamato, quotidianamente, smentito e sputtanato senza pietà, è un portatore di guerra e la guerra, come diceva Remarque, va appunto diffamata.

 

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Il voto degli ipocriti

Piattaforma rousseau

Delegare una proposta di alleanza politica a un ristretto numero di votanti che esprimeranno la loro opinione in proposito su una piattaforma dichiarata dal garante non affidabile, è una enorme ipocrisia.

La delega, +ai rappresentanti dei Cinque stelle, è già stata data col voto (e ampiamente tolta alle europee), non siamo una democrazia diretta, per fortuna, ma una democrazia rappresentativa e dunque, la votazione di oggi, è semplicemente una dimissione di responsabilità, l’ipocrita artifizio di un leader che si è già ampiamente delegittimato da solo e si trova in evidente stato confusionale.

La democrazia diretta è una calamità, legata com’è all’umore della gente, alla famosa pancia del popolo, popolo che non  ha gli strumenti itnellettuali e concettuali per scegliere responsabilmente, per capire quale sia la reale alternativa a questa alleanza di governo, mal digerita da entrambe le parti ma necessaria.

Il Pd non avrebbe dovuto accettare questa pagliacciata, specie dopo le polemiche dei giorni precedenti e la faccia tosta con cui Di Maio ha difeso l’operato fallimentare del precedente governo. Credo che Zingaretti, al contrario di Di Maio, del suo fratello scemo Di Battista e dell’uomo flessibile Paragone, sia l’unico ad avere  ben presente il vero obiettivo di questa alleanza: evitare che il paese vada in fallimento per la sciagurata politica economica dell’esecutivo precedente, e stia operando per senso di responsabilità, perché da questa operazione il Pd ha solo da perdere.

Renzi, abile e paraculo, come sempre, non esattamente coraggioso, come sempre, ha lanciato il sasso, ritirato la mano e lascia fare il lavoro sporco agli altri, rilasciando interviste e commenti in cui gioca, come sempre, a fare lo statista. Capisco sempre più il desiderio di Zingaretti di regolare i conti con questo narcisista patologico incapace di mettersi al servizio del partito che, con un atteggiamentoi diverso da parte sua, potrebbe risalire la china dal baratro in cui l’uomo di Rignano l’ha fatto sprofondare.

Ma a spaventare, in questo periodo, è anche il nulla che c’è dall’altra parte; una destra isterica e meschina che parla solo per slogan fiacchi ed è convinta che a fare i cattivi, a infierire su chi non può difendersi si guadagni consenso, una destra con un leader bolso e rintronato, ben incollato alla sua poltrona, nella speranza di non rispondere alle sue malefatte in tribunale, in attesa come uno sciacallo che il cadavere del nemico gli passi davanti, una destra che non ha una, che sia una idea di politica.

E poi i Cinque stelle, incarnati perfettamente da un leader che non ha idee che vadano oltre i discorsi da autobus, arrogante, ignorante, irresponsabile, mal consigliato da due totali e inutili dementi, guidato dall’alto dal padrone del vapore, un nessuno che crede di poter dettare legge e per ritrovare autorità deve sottomere il proprio operato al giudizio del suo popolo, giudizio che potrebbe essere manipolato e indirizzato verso una precisa direzione.

Comuqnue vada a finire questa stagione grottesca della nostra politica, finirà male.

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La politica dei signor nessuno

di-maio-salvini

Date il potere in mano a dei nullafacenti senz’arte né parte, privi anche di quel minimo di competenze intellettive necessarie a guidare un paese ma dotati di fortuna, quella di trovarsi al posto giusto e al momento giusto, di essere per un istante in sintonia con lo spirito del tempo, e avrete l’attuale situazione politica italiana.

Un venditore di bibite, mestiere rispettabile, per carità, ma non propedeutico a guidare un paese, salito senza alcun merito ma con molti intrallazzi alla guida non di un partito politico, ma di una eterogenea congrega di varia umanità legata da un marchio aziendale e sponsorizzata da un comico, un venditore di bibite che ha tradito tutti i principi fondamentali con cui la congrega è nata ma, ciò nonostante, per la fortuna di cui sopra, è riuscito a far diventare la congrega la prima formazione politica italiana, per poi farla crollare sbagliando tutto, si permette, nel momento di crisi più profonda per l’Italia degli ultimi trent’anni, di ricattare l’unico possibile alleato di governo per biechi motivi di affermazione personale, come un bambino capriccioso che, dopo aver rotto il giocattolo, nonostante ripetuti avvertimenti, lo rivuole uguale, togliendolo agli altri.

Questo è Luigi Di Maio, un signor nessuno capo di niente, un bambino che si crede grande ed è solo un burattino nelle mani di Davide Casaleggio, il proprietario dei Cinque stelle e la mente ( assai confusa) che ne guida i passi. Questo è il ragazzino viziato che ha portato i Cinque stelle all’estrema destra, votando i due decreti sicurezza, le leggi più vergognose mai votate dal parlamento italiano, permettendo senza battere ciglio all’alleato padrone Salvini di umiliare il paese e di farla franca, negando l’autorizzazione a procedere, venendo meno al giustizialismo un po’ forcaiolo tanto caro ai grillini prima maniera e all’amico Travaglio. Questo è l’uomo complice nello sdoganare il razzismo e alleato fedele nella spietata e miserabile guerra dichiarata agli ultimi dal mentecatto leghista.

Di Maio, con l’ascesa di Conte, un altro anonimo signor nessuno ma almeno colto e garbato nei modi e, senza dubbio, molto più furbo, è diventato inutile, un peso per il Movimento seguito solo da pochi aficionados, osteggiato dalla maggioranza degli altri. Di Maio, la versione intelligente di Di Battista, come tutti quelli che sono fascisti dentro, non sa perdere e fa le bizze, detta condizioni che si possono riassumere, più o meno, in fica per tutti, senza capire quanto il suo gioco sia incosciente, senza comprendere che rischia di trascinare il paese verso una deriva priva di  approdo. Ma a un signor nessuno importa solo di essere qualcuno, almeno per un momento.

Se ne liberi al più presto il Movimento, i leader incapaci si cambiano e Di Maio ha dimostrato ampiamente la sua inettitudine, comportandosi in questo frangente con la stessa isteria meschina manifestata da Salvini e i suoi lacchè: Zaia, Fedriga, e compagnia cantante, che avevano visto il paradiso a un passo e l’hanno perso per la tracotanza e il narcisismo patologico di un altro signor nessuno che credeva di essere diventato qualcuno. Se ne liberi, magari con una bella espulsione di quelle che tanto frequentemente fa ai danni di chi non è fedele alla linea o cerca di ragionare con la propria testa, problema che non tocca né Di Maio, né il fratello scemo, Di Battista.

E’ tempo, per il Movimento, di diventare adulto, ammesso che un brand aziendale possa diventare adulto, o di sparire al più presto, come personalmente mi auguro, dalla memoria di un paese che di questi signor nessuno non aveva alcun bisogno.

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Bibbiano: fare politica sporca sulla pelle dei bambini.

 

000536DD-un-cartello-su-bibbianoI fatti sono gravi: un gruppo di persone che lavorano nei servizi sociali avrebbero volontariamente tolto sei bambini ( sì, di sei bambini si tratta) alle famiglie per darle in affido ad amici e conoscenti in cambio di denaro. I fatti sarebbero gravissimi anche se si fosse trattato di un solo bambino, tanto per intenderci.

Il sindaco del pd che si è auto sospeso non è in alcun modo coinvolto in questa vicenda, avrebbe solo affittato in modo illecito le stanze dove si tenevano le sedute di psicoterapia.

Nessun bambino è stato sottoposto a elettroshock, è stato utilizzato uno strumento che viene usato dagli psicoterapeuti per favorire l’emersione del trauma rimosso, probabilmente inutile, in questo caso, ma del tutto innocuo.

I protocolli operativi degli psicologi coinvolti sono discutibili ma non inusuali.

Questi sono i fatti accertati dagli inquirenti, non sto facendo ipotesi.

Sia Salvini che Di Maio hanno dimostrato in più di un’occasione di non avere alcuno scrupolo di tipo morale o etico, beati loro, ma questa volta, con le loro ridicole accuse al Pd , prive di qualsiasi fondamento, lanciate utilizzando una fatto di cronaca che ha al centro la sofferenza di famiglie e bambini, direi che hanno raggiunto un livello di squallore umano e di bassezza insolito perfino per loro.

Non è vero che i media non si occupano della questione, trattandosi di bambini esistono dei vincoli etici che vengono sempre rispettati in questi casi. In ogni caso, come ho potuto leggere io le notizie in rete e cercare le fonti affidabili e ufficiali, possono farlo anche altri esseri umani dotati di spirito critico e raziocinio più o meno normali.

Esseri umani dotati di raziocinio, non come quella madre che in rete lanciava un grido d’allarme terrorizzata, dicendo di aver fatto vaccinare i figli per paura che glieli togliessero, senza riflettere sul fatto che, continuando a non vaccinarli, i servizi sociali sarebbe certamente intervenuti per tutelare la salute dei suoi figli e dei bambini con cui sarebbero entrati in contatto. Come rispondere a tanta ottusità dilagante?

Caso mai, sarebbe opportuno il silenzio, perché la giustizia faccia il suo corso e si accertino fatti e responsabilità. Io non so qual è la verità, ma è già successo che si sia gridato al lupo, rovinando carriere e famiglie, per poi accorgersi che le cose non stavano esattamente così. Anche se in questo caso specifico, le prove a carico di alcuni appartenenti a una onlus, finanziata, per altro, anche dal Movimento Cinque stelle (e non dal Pd), appaiono evidenti.

In ogni caso si stanno creando danni incalcolabili ai servizi sociali che svolgono un ruolo ingrato, necessario e fondamentale e, ogni giorno, aiutano bambini e persone in stato di bisogno, supportano famiglie, svolgono compiti in nome di uno Stato che, in questo momento, li sta irresponsabilmente delegittimando. I servizi sociali sono necessari, sono stati depotenziati e ridotti all’osso negli ultimi anni e non possono essere oggetto di criminalizzazione gratuita.

Ormai, è evidente, diffamare, creare false notizie, mentire, è il pane quotidiano che ci viene offerto, il menù proposto da telegiornali e media, con uno storytelling come sempre, assai diverso dalla realtà ma funzionale alla cattiva coscienza, ma coscienza è una parola grossa in questo caso, di chi ci governa ( per modo di dire).

Ci stiamo abituando all’infamia e non va bene, ci stiamo abituando alle bambole gonfiabili in parlamento, agli insulti sessisti, a un Ministro degli interni che chiama zecca tedesca una giovane donna che la magistratura ha ritenuto non colpevole delle infamanti accuse che le sono state lanciate, alla reazione isterica di presidenti di regione che hanno perso ogni senso del limite e ogni consapevolezza della propria carica, umiliati e offesi perché non possono fare a pezzi la scuola, ci stiamo abituando a messe contro la piaga dell’omosessualità, a convegni sulla famiglia medioevale, alla macchina del fango che lavora ininterrottamente ventiquattrore su ventiquattro. E non va bene.

Non va bene perché questo clima ammorbante e malato, questa patina di squallore presente tutto attorno a noi, ci sta privando della volontà di reagire, è talmente inconcepibile che ci stiamo ancora chiedendo se davvero il nostro paese è questo oppure è solo un brutto incubo da cui, presto o tardi, usciremo.

Non va bene perché, continuando a tacere a sopportare, ad abituarci, a non commentare, ad accettare tacitamente, a sperare che sia sempre qualcun altro a cambiare le cose, un nuovo vate, un uomo forte buono di segno opposto, anche se gli uomini forti sono tutti uguali e tutti dello stesso segno, le cose non cambieranno e andranno sempre peggio.

Ci stanno facendo diventare come quel personaggio di Brancati che, alla sera, prima di andare a dormire diceva: domani cambio, e al mattino tornava a ripetere stancamente la solita routine. Ed è la loro più grande vittoria.

 

 

 

 

 

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Salvini, Di Maio, Zingaretti: la politica dov’è?

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Certo che questa delle elezioni europee è tra le più anomale campagne elettorali che si siano vissute: non ho infatti letto o sentito da nessuno dei rappresentanti dei tre partiti principali uno straccio di programma elettorale, un’idea di Europa, una soluzione ai grandi problemi dell’Unione.

Salvini continua a non svolgere il suo lavoro, a insultare volgarmente chi lo contesta, non importa se cardinale o studenti, a citare cifre false per testimoniare i suoi finti successi e a litigare con Di Maio come se non fosse un alleato di governo. proponendo, di tanto in tanto, leggi talmente illiberali da essere quasi grottesche se non fossero pericolose.

Di Maio litiga con Salvini, rinfacciandogli il caso Siri, vantando con cifre false il successo del reddito di cittadinanza, che è un fallimento, addirittura assumendo posizioni vagamente antirazziste come se Salvini non fosse un alleato di governo e i Cinque stelle non avessero votato decreto sicurezza, legittima difesa, negato l’autorizzaizone a procedere.

Zingaretti fa proclami ecumenici, con frasi generaliste su cui non si può non essere d’accordo, ma non propone una linea politica nuova, anzi, una linea politica tout court e continua a barcamenarsi cercando di non scontentare nessuno e limitandosi a commettere l’errore capitale di incentrare la campgna elettorale sull’attacco a Salvini e il bla bla sull’antifascismo, candidandosi a una sconfitta annunciata. Solo l’entità della sconfitta deciderà il suo destino. Renzi, nell’ombra, arrota i denti e aspetta, sperando in una nuova pacca sulla spalla.

Di politica europea non una parola, appunto. Come se non importasse nulla, come se non dovessimo, tra breve, far fronte alle nostre inadempienze economiche, come se l’immigrazione non fosse un problema europeo così come la svolta filo nazista di alcuni paesi appartenenti all’Unione.

Eppure il Pd potrebbe proporre all’Europa il modello di integrazione che Mimmo Lucano ha sperimentato con successo, prima che  il ministro dell’Interno e qualche magistrato decidessero che quel modello funzionava troppo bene. Sarebbe una bella scelta di campo, qualcosa di sinistra, una svolta decisa, chiara, senza ambiguità. Invece si agita Lucano come un santino ma si sta bene attenti a dire che quel modello è una strada possibile per risolvere il problema. Con i tanti borghi quasi disabitati che ci sono nel paese, si potrebbe creare, sulla media distanza, una nuova possibilità di sviluppo e ricchezza.  Invece niente, forse per l’incapacità di controbattere adeguatamente in un dibattito pubblico la rozza e volgare vis oratoria di Salvini, di sentirsi dare dei professoroni? O forse per paura di perdere altri elettori moderati?

E ancora: perché il Pd non porta in Europa il problema della corruzione, che Salvini ritiene secondario, e della lotta congiunta alle mafie con la creazione di una polizia europea? Sono problemi ormai dilaganti nel continente, che riguardano, questi sì, la sicurezza dei cittadini, e che una forza di sinistra non può esimersi dall’affrontare.

Ultimo punto: le periferie.. Non è andando in periferia che il Pd risolve la sua latitanza. Nelle periferie manca quella ricchezza umana che era data dalle sezioni, dall’associazionismo, da punti di aggregazione che permettevano di avere il polso della situazione e dare risposte a problemi immediati, oltre che a pungolare circoscrizioni e comuni a svolgere quell’ordinaria amministrazione che è il cuore della politica.

E’ un patrimonio umano dilapidato dal dopo Pci in poi, beffeggiato dal renzismo e ignorato da quelli che l’hanno preceduto. Le sezioni erano una scuola di vita e lo scrive uno che frequentava l’Acr ma aveva molti amici che facevano vita di sezione con cui si confrontava e dialogava, imparando e crescendo di riflesso.

Questa campagna elettorale è lo specchio del passaggio dall’anti politica alla non politica, del nulla che ci sommerge, della mancanza assoluta di un pensiero sulla società, sul futuro del paese, sull’Europa, su dove stiamo andando.

Siamo in una terra di nessuno dove nessuna delle due sponde che si fronteggiano riserva particolari attrattive. Speriamo solo di non trovarci, presto o tardi, in mezzo al fuoco incrociato.

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Di Maio e la voglia di essere Salvini

Roma: Di Maio, con Raggi faremo squadra, non sarà sola

Non si può che applaudire e rispettare il gesto di Virginia Raggi che ieri, sfidando una folla inferocita, si è presentata a Casal Bruciato a manifestare la propria solidiarietà alla famiglia rom assediata dai fascisti e a mostrare la presenza dello Stato.

Un gesto che ha stranamente irritato Luigi Di Maio, sì, lo stesso che insieme all’altro Di pentastellato ha inveito contro i giornalisti il giorno che la Raggi venne assolta dalle accuse, lo stesso che ha difeso la sindaca anche quando era indifendibile, insomma il  vicepresidente del consiglio ombra, la stampella di Salvini, proprio lui.

Quella frase ” prima i romani” se davvero pronunciata, segnerebbe il de profundis per il Movimento Cinque stelle, o meglio, sarebbe la conferma, l’enensima,  del totale tradimento di tutte le premsse e le promesse con cui il Movimento è venuto alla luce. Molti se ne sono già accorti e hanno tolto il disturbo, altri continuano a credere ciecamente per disperazione, altri ancora restano per convenienza. Nulla di nuovo sotto il sole.

Abbandonato l’ambientalismo, dimenticati gli scontrini, utilizzata quando serve la parodia della democrazia diretta, sposato il razzismo leghista prima con le infelici battute sui “taxi del mare” rivelatesi tragicamente false, poi con la non autorizzazione a procedere sul caso Diciotti, quindi con il silenzio assenso sulle peggiori iniziative leghiste, il vice presidente del consiglio, con quel pensiero indegno, svela il suo vero volto e si adegua a una campagna elettorale di infimo livello, giocata sulla pelle degli ultimi.

Mi chiedo cosa ne pensi la base del Movimento, le tante brave e valide persone che hanno creduto davvero, magari un po’ ingenuamente, alla possibilità di cambiare il paese, di fronte a questa ennesima presa di posizione chiaramente di destra. Mi chiedo se davvero credono di essere ancora una forza anticasta, dalla parte del popolo. Mi chiedo se non si aspettassero come tutti unba condanna e non un appoggio ai decerebrati di Casapound.

E’ ovvio che Di Maio sente mancare il terreno sotto i piedi e sente l’odore della sconfitta vicino, ormai vicinissimo, vista l’imminente scadenza delle elezioni europee, e sta commettendolo stesso errore che fece Renzi a suo tempo: inseguire l’avversario sul suo stesso terreno, svoltare a destra nel tentativo di guadagnare il consenso dei moderati, di quelli che non vanno a fare capannelli di protesta ( e su questo tanto, ma tanto ci sarebbe da dire sulla reazione della polizia alle sacrosante parole di Saviano, ma proprio tanto) ma che se mandano via i rom dai quartieri non sono poi così dispiaciuti. Sono i peggiori di tutti, i razzisti consenzienti e silenti, roba che ti viene voglia di tornare immediatamente a leggere Marcuse per depurare i pensieri.

Nulla da dire, è la politica ed è così dai tempi di Machiavelli, non fosse per le pose da moralizzatore e da censore che Di Maio ha assunto negli ultimi anni, non fosse per la valanga di insulti con cui ha sommerso gli avversari politici, non fosse per l’ineffabile inconsistenza della politica del suo governo riguardo i problemi strutturali dell’Italia, non ci sarebbe nulla da dire.

Anzi, qualcosa da dire c’è: in questa gara a chi è più disumano tra i due leader di governo, prima o poi qualcuno ci rimetterà la pelle e allora scopriranno che gli italiani possono anche giocare i fascisti, finché si scherza, ma quando si arriva alla tragedia rinsaviscono, magari ci vuole tempo, ma rinsaviscono. E allora saranno guai grossi. Finalmente.

 

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Una pazza corsa verso il disastro

cavernicoli

Chi ha la mia età ricorderà certamente quel cartone animato dove due cavernicoli su una macchina primitiva partecipavano a una folle corse tirandosi violente clavate sulla testa per procedere più velocemente. E’ un’immagine perfetta per dipingere l’attuale situazione politica del paese come due leader politicamente primitivi che spingono sull’acceleratore, in vista della competizione delle lezioni europee, trascinando il paese in una folle e rovinosa corsa.

Gli italiani devono possedere una certa propensione per i bulli se, dopo qualche anno di consensi per Renzi, hanno scelto come loro leader Salvini che, incapace di un pensiero autonomo, non fa altro che scimmiottare, peggiorandolo, quanto fatto dal suo predecessore.

Renzi tramite Minniti stringe un accordo infame con la Libia? Salvini esagera, chiude i porti, impedisce alle Ong di prestare soccorso ai naufraghi, sequestra settanta disgraziati su una nave e la fa franca.

Renzi, sempre tramite Minniti, fa approva l’osceno decreto sul decoro urbano? Salvini lo reitera peggiorandolo, attribuendo quei poteri che erano dei sindaci ai prefetti, e a farne le spese saranno i soliti noti: venditori ambulanti, giovani vestiti in modo particolare che sembrano drogati e sono solo giovani vestiti in modo particolare che sembrano drogati, extracomunitari che camminano per il centro in attesa del permesso di soggiorno o del decreto di espulsione, ecc.

Come il decreto di Minniti, quello di Salvini, ripeto, identico, cambia solo l’attore, prevede l’allontanamento degli indesiderati che, presumibilmente, andranno nelle periferie, ad esasperare una. tensione sociale che fa solo il gioco della Lega e dell’estrema destra.

Insomma, Salvini è un Renzi meno politico, più cinico, più sinistro, più fascista, ma tutti e due, quando hanno scritto certe leggi, avevano in mente il loro elettore tipo: borghese, benestante, conservatore. Insomma, lo zoccolo duro dell’elettorato italiano. L’uno ha tradito una sinistra a cui non è mai appartenuto, l’altro quel popolo che nomina sempre ma nei confronti del quale ha fatto ben poco se non aizzarlo alla guerra tra poveri per ridersela sotto i baffi.

Tra i due, va considerato anche Di Maio, che sempre seguendo l’esempio renziano ha fatto passare quella specie di super bonus che è il reddito di cittadinanza, ovviamente adesso che siamo alla resa dei conti e non si può più mentire, si scopre che l’entità del reddito è assai minore di quanto strombazzato ai quattro venti, anche per quanto riguarda il compenso dei navigator, invero assai modesto per un lavoro che ha lo scopo di trovare lavoro dove non c’è.

L’ultima sceneggiata è quella dell’Iva: oggi si parla di aumentarla solo per i beni di lusso, ma avete mai visto in Italia un governo che, alla vigilia delle elezioni, tocca i portafogli più gonfi?

Si continua così, una calmata qui, una là, tra bugie, insulti, infamie e omissioni, tra avvisi di garanzie e rinvii a giudizio, in fondo la solita, vecchia storia di un paese dove, come sempre, cambia tutto per non cambiare niente.

 

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