Tag: Classismo

La cattiva informazione sulla scuola.

Non leggo neanche più le notizie sulla scuola che, quotidianamente, appaiono sui maggiori quotidiani. Sono piene di inesattezze, animate da palese malafede e funzionali a fare da altoparlante o da velleitario contraltare critico, anzi acritico, alle iniziative del governo.

Oggi ad esempio, su Repubblica, c’era un articolo che ci informava sul fatto che la DAD amplia le diseguaglianze. Come se, prima, le diseguaglianze fossero ridotte e non fossero invece amplificate da una scuola che, negli ultimi anni, sull’onda di una certa retorica meritocratica, trasversale e ottusa, è diventata più classista di quanto già non fosse.

Anche il quadro che si fa dei giovani, dipinti come depressi, deprivati socialmente, ecc. non tiene conto che da anni, ormai, nella totale indifferenza di tutti tranne che, guarda un po’, degli insegnanti, le relazioni tra i ragazzi, i contatti sociali, le interazioni preliminari, anche sessuali, sono ormai virtuali, passano prima, durante e dopo il contatto fisico e visivo, dai social. L’esposizione social definisce la popolarità, il successo sociale degli adolescenti, aumenta o deprime la sua autostima.

Ma ovviamente, riguardo i giovani, non si interpella chi li vede e interagisce con loro per anni, due, tre, quattro ore al giorno, ma psicologi, filosofi, sociologi che, da quel che dicono, non hanno mai neppure dialogato con un adolescente oggi ( i colleghi che redigono i pdp e si trovano davanti certe diagnosi, sanno cosa intendo).

Finchè un cretino si alzerà ogni mattina, dirà la sua sulla scuola e un giornale lo pubblicherà in prima pagina, finché i social saranno pieni di imbecilli che pontificano su un lavoro sempre più complesso e frustrante, senza sapere di cosa parlano, finché il ministero dell’Istruzione verrà assegnato per dare un contentino a questo o quello schieramento e non sulla base di competenze reali ( vabbè il ministro attuale le competenze le avrebbe, in teoria. E’ sul reali che crolla), parlare di scuola sarà inutile e inutile sarà leggere le argomentazioni di chi ne parla, perché non sa quel che dice.

Prima del Covid, non andava tutto bene. Le classi erano stracolme, gli spazi limitati, i programmi svolti obsoleti, anzi morti, visto che non esistono più da trent’anni e continuiamo a prorogarne la fine, mancava il personale per buona parte del primo quadrimestre, non c’era alcun motivo logico per un un/a giovane dotato/a di normali facoltà mentali dovesse scegliere di svolgere un mestiere ingrato, mal pagato, faticoso e burocraticamente allucinante.

Lasciamo poi stare i tupamaros della scuola in presenza, i luddisti pronti a distruggere i pc, ecc. ormai bastano tre alunni, probabilmente prezzolati che stazionano davanti a una scuola vuota, e pochi colleghi convinti, no, loro non sono prezzolati ci credono davvero, per dire che i ragazzi e gli insegnanti vogliono la scuola in presenza a rischio della vita.

Poi partecipi a un’assemblea sindacale e tocchi con mano i problemi, la paura, le preoccupaszioni di una categoria che nessuno più rispetta. Con buona pace dei luddisti.

Passato il Covid, sarà uguale, La scuola continuerà ad essere classista e ad escludere gli ultimi esattamente come prima: le classi continueranno ad essere sovraffollate ( vi passa mai per la mente che definirle “pollai” è offensivo verso i ragazzi?), gli insegnanti a mancare, i precari a protestare, i ministri a legiferare cose inutili.

La verità, corroborata dai fatti, è che la scuola, ormai, è solo uno strumento di propaganda politica, una parola di cui riempirsi la bocca e poi sputare via, un cattivo pensiero da scacciare. Non gliene frega niente a nessuno e lo Stato si guarda bene dall’investire sull’istruzione, per limitare il rischio che si riesca davvero a formare e istruire generazioni di ragazzi consapevoli e dotati di spirito critico.

Il fatto che, nonostante tutto e tutti, continuiamo a svolgere il nostro lavoro, ad andare avanti anche in piena emergenza, ad usare la DaD come un momento di formazione e stimolo a fornire un servizio migliore, personalmente non lo trovo un motivo di vanto: probabilmente, dimostra solo che siamo cretini.

Il consiglio di lettura di oggi è il diario, esilarante ma non troppo, di una collega di Vercelli.

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I giovani e il futuro

L’ha detto Mattarella nel suo discorso di fine anno: i giovani sono il nostro futuro, bisogna investire su di loro. Una frase quasi ingenua nella sua ovvietà ma regolarmente disattesa dalla politica.

L’Italia è un paese per vecchi: conservatore, sessista, classista e straordinariamente ignorante, con una differenza rispetto al passato: oggi molti sbandierano la propria ignoranza come un vanto.

Esiste un problema di migrazione giovanile all’estero: i ragazzi che partono non rientrano e quella italiana è una mgirazione spesso qualificata.

A partire sono laureati, tecnici, ricercatori che trovano in Europa spazi e stipendi che in Italia gli sono preclusi.

I giovani sono politicamente impegnati, le manifestazioni nel segno di Greta e delle sardine lo dimostrano ma attenzione: politicamente impegnati non significa schierati, le sardine non sono l’avanguardia di un nuovo 68 come molti amano pensare ma una spontanea protesta di massa contro una politicasempre più distante dai reali bisogni della popolazione, sempre più asservita a quei meccanismi che promuovono lo sfruttameno indiscriminato dei lavoratori, sempre più imbarbarita nella difesa acritica di posizioni contrapposte, sempre più volgare e vuota.

Articoli sprezzanti e volgari come quelli di un vecchio fascista come Vittorio Feltri, che sta invecchiando malissimo, sono la voce del pensiero comune sui giovani, riscuotono molto più consenso di quanto si creda e, perlomeno, sono meno patetici, anche se spregevoli, delle performances di Salvini su Tik Tok.

In Italia muore una donna ogni due giorni, assassinata generalmente dal coniuge, dal fidanzato o dal suo ex che ha buone possibilità di farla franca o di scontare una pena mite, le donne stuprate sono moltissime, le discriminazioni sul lavoro alte, la sottovalutazione professionale ancora più alta.

Nessuno in questo giorni sta discutendo del curriculum di Rula Jebreal, tanto per fare un esempio sulla bocca di tutti. Perché una giovane laureata italiana, capace, intelligente, preparata, dovrebbe restare in questo paese? Quali sono le sue prospettive?

I giovani non sono razzisti, la Scuola gli sta insegnando da anni che la condivisione di percorsi comuni con chi proviene da altre realtà non solo è possibile ma inevitabile e necessaria. Guardano all’Europa come casa loro, non hanno il mito del posto fisso, hanno capacità di adattamento e voglia di conscere il mondo.

I giovani sono un patrimonio di inestimabile valore che stiamo disperdendo. perché non importa a nessuno della loro sorte. Fa tristezza vedere i giovani-vecchi della politica, animati da buone intenzioni prima di raggiungere il potere trasformarsi in copie dei vecchi che dicevano di voler rottamare: pensate a Renzi e Di Maio, pensate al loro sguardo e a quello dei leader delle Sardine.

I giovani non sono una priorità nell’agenda politica per questo è stato, è e sarà sempre il paese del Gattopardo e fa comodo a tutti: destra, sinistra centro, perché tutti hanno il terrore che le cose cambino davvero, che gli equilibri vengano sconvolti e le consorterie di destra e di sinistra crollino.

Servirebbero politiche che guardino all’Istruzione, alla Ricerca e al mondo del lavoro con occhio diverso, servirebbe una politica economica keynesiana che spezzi il monopolio mafioso delle quattro, cinque famiglie che decidono il destino economico del paese e rilanci quell’eccellenza italiana che esiste ma viene ogni giorno di più umiliata e offesa, servirebbero politiche illuminate sull’accoglienza che partano da Riace, per ripopolare con nuovi giovani i borghi deserti da cui i giovani sono andati via, servirebbero nuove idee al sud, sia per contrastare la criminalità sia per eliminare il malgoverno feudale, le cricche, i freni che da secoli fermano lo sviluppo.

Servirebbero voci nuove,giovan, al governo, forse per questo si fa di tutto per mandarle via.

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