Piattaforma Rousseau: la macchina del consenso

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Il garante della privacy ha multato la Casaleggio Associati, gestore e proprietaria della piattaforma Rousseau perché la piattaforma non rispetta i parametri di sicurezza necessari a garantire il corretto svolgimento di votazioni on line.

La multa, a dire la verità esigua, è stata accolta con il consueto, composto equilibrio da parte di Di Maio che ha invocato la sostituzione del garante in quanto appartenente al Pd.

A parte la gravità insita nel fatto che un importante esponente del governo attacchi un organo di garanzia accusandolo di parzialità, purtroppo ci siamo abituati da tempo a questa pessima abitudine dei nostri politici, la questione merita un approfondimento perché seria e molto più importante di quanto possa apparire dall’esiguo rilievo che gli hanno riservato i giornali.

Il garante nella sua argomentata e misurata relazione ha messo bene in evidenza le pecche della piattaforma considerata, secondo quanto scrive l’esperto del Fatto quotidiano, un colabrodo, quindi facilmente infiltratile e manipolabile.

Non è cosa da poco, se consideriamo il fatto che tale piattaforma è diventato il deus ex machina dei pentastellati quando la direzione politica non sa che pesci prendere, indecisa tra perdere la faccia e mantenere ben salde le proprie terga sulla seggiola. E’ quanto è successo con il voto riguardo l’autorizzazione a procedere nei riguardi di Salvini: rinunciando a una decisione che spettava alla politica, Di Maio ha demandato alla piattaforma Rousseau l’onere di deliberare la non autorizzazione a procedere, smentendo anni di richieste di condanne e di giuramenti riguardo il non ricorrere mai all’immunità parlamentare.

Nulla di nuovo, da tempo si sa che la piattaforma Rousseau è un importante meccanismo della macchina del consenso costruita dalla Casaleggio associati, l’azienda proprietaria del Movimento Cinque stelle che ne indirizza la politica e costruisce il consenso attraverso la creazione di fake news largamente diffuse sul web.

Questa multa dovrebbe preoccupare soprattutto gli iscritti, quelli che credono ancora alla favola della democrazia diretta, perché sono loro i primi ad essere stati ingannati dal Movimento. A dire il vero, il sistema costruito dalla Casaleggio associati, efficace fino alla conquista del potere, da qualche tempo vacilla, messo alle strette dalla Bestia di Salvini, l’altra macchina del consenso, più efficace nell’intercettare la pancia di un elettorato ben definito.

Salvini è leader spregiudicato, privo di valori, con un bisogno estremo di un leit motiv ossessivo e ricorrente e ha dato alla sua macchina l’unico compito di creare un nemico dopo l’altro, utile a creare la distorsione informativa necessaria a ottenere consenso.

Di Maio, politicamente è una nullità e adesso che il sistema comincia a vacillare, sta mostrando penosamente i suoi limiti, cercando di difendere valori che il Movimento, al momento opportuno, ha messo da parte per puro calcolo politico, vedi l’antifascismo riscoperto di recente.

Più in generale, questa multa pone interrogativi pesanti sulla tenuta democratica di un paese il cui consenso appare facilmente manipolabile a tavolino, in modo molto più sottile ed efficace di quanto abbia fatto Berlusconi a suo tempo con le televisioni. Il voto elettronico apre scenari inquietanti sulla democrazia di domani, a meno di non intervenire con leggi ad hoc prima che sia troppo tardi.

Questioni che non sembrano interessare il centro sinistra, che invece di promuovere una interrogazione parlamentare su questi fatti, continua a navigare nella confusione, cercando di riunire quanto si è spezzato come se questo bastasse a ottenere un consenso sempre più liquido, evanescente, manipolabile.

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E alla fine giustizia per tutti

foto trastta da Tpi.it

Il titolo non è beneaugurante, è la citazione di un vecchio film con Al Pacino dove alla fine non è esattamente la giustizia a vincere.

Il procuratore Zuccaro è assurto in questi ultimi mesi alle cronache per un paio di brutte figure nei riguardi delle Ong, con tanto di sequestro di navi e materiale che non ha portato a nulla, e per una sentenza, nei riguardi di Salvini che a me, che non sono un leguleio, sembrava del tutto demenziale.

Diceva sostanzialmente l’ineffabile Zuccaro che, essendo l’ordine di sequestrare la nave da parte di Salvini un atto politico, non poteva essere perseguito per vie giudiziarie.

Adesso il tribunale dei ministri di Catania ci dice il contrario: Salvini deve essere rinviato a giudizio per sequestro di persona e abuso di potere.

Non nascondo la soddisfazione per questo pronunciamento, non godo mai delle disgrazie altrui, mi basterebbe che Salvini venisse condannato senza scontare un giorno di galera, sarebbe una vittoria per la democrazia e una sconfitta per chi ritiene che il voto popolare garantisca automaticamente il diritto di fare quello che si vuole. Sarebbe un enorme sospiro di sollievo per chic rede negli anticorpi del sistema.

Ma, se Salvini verrà rinviato a giudizio e arriverà una condanna, non credo che uno duro e puro come lui voglia ricorrere al vecchio trucco dell’immunità parlamentare, allora bisognerebbe verificare la competenza di Zuccaro riguardo lo svolgimento delle proprie mansioni e quella terzietà che, a me che manifesto liberamente il mio pensiero, non è richiesta ma a lui che amministra la giustizia, sì.

Va valutata anche sotto una nuova luce la sparata di Salvini riguardo prove dei contatti tra trafficanti e Ong. Intanto, un contatto telefonico non è un reato, in secondo luogo se il ministro degli Interni le ha, le palesi, altrimenti qualcuno particolarmente maligno potrebbe pensare che, preavvertito da un uccellino della richiesta di autorizzazione a procedere in arrivo, abbia pensato a pararsi il posteriore e a scatenare i suoi seguaci prevenendo invece di contenere.

Ma queste sono malignità da zecca rossa.

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