Un piccolo episodio di razzismo quotidiano

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Sono seduto alla Asl, attendo che passino dieci minuti dopo il vaccino per essere sicuro che non dia reazioni strane. Ci sono molti anziani seduti attorno a me, in attesa. Una signora sudamericana, con un figlio disabile, fa la spola tra due ambulatori e prende quattro biglietti per essere sicura di non perdere troppi turni. Mi spiego: se, mettiamo, la donna aveva il biglietto numero quindici ma in quel momento era nell’altro ambulatorio, al suo posto passa il sedici, ecc.

Non ruba nulla a nessuno, vuole solo vaccinare il ragazzo il più presto possibile.

Una signora la apostrofa dicendo che “così non si fa”, la signora sudamericana, gentilmente, spiega il problema, serpeggia il malumore fino a quando un altro signore dice:” Si vede che al loro paese sono abituati così”. Nonostante sia restio a discutere con persone anziane sto per intervenire ma la signora sudamericana si difende benissimo e riesce, finalmente, a vaccinare il ragazzo.

È un episodio piccolo ma significativo che mostra come il razzismo sia ormai diventato quotidiano, spontaneo, gratuito, parte integrante del comune sentire popolare. È così che si spiega il successo della impresentabile e grottesca destra nostrana: sentono lo spirito del tempo e lo interpretano come sanno, nel modo più becero possibile.

Per altro, il signore ha parlato come se dalle nostre parti fossimo tutti anglosassoni. o tedeschi, rispettosi delle file e delle regole e il nostro non fosse il paese delle mafie e dell’evasione fiscale, della corruzione alle stelle e del gattopardismo, delle furbizie e delle scorciatoie.

In quest’ ottica va inquadrato l’episodio di Verona: secondo l’imbecille che guida gli ultras, da sempre razzisti ,della squadra scaligera, Balotelli non sarebbe “del tutto italiano” per via del colore della sua pelle. E’ un’affermazione di una tale idiozia che ci sarebbe solo da ridere, invece Salvini la cavalca, paragonando Balotelli agli operai dell’Ilva e alcuni consiglieri comunali di Verona aggiungono un carico da undici minacciando di diffamare chi scopre l’acqua calda, cioè che da quelle parti esiste un razzismo abbastanza diffuso. E’ lo spirito del tempo, l’imbecillità che diventa regola, la carenza di neuroni he si trasforma in vantaggio evolutivo.

Come si combatte questa che è una vera e propria malattia sociale, un’epidemia sempre più diffusa?

Prima di tutto bisogna avere la volontà di combattere il razzismo e non mi sembra che la sempre più trasparente. insignificante, sinistra italiana abbia questa volontà, parlo di sinistra governativa, naturalmente. Troppe volte il Pd ha evitato di prendere posizione su questioni di principio, troppe volte, per non fare il gioco della destra, ha finito per favorirla e per confermare le sue tesi ( vedi Minniti e l’inesistente invasione di migranti).

Per fare politica vera ci vuole coraggio e, a meno di non confondere per coraggio l’arrogante narcisismo di Renzi, non me ne vogliano i suoi fans, io lo considero l’unico vero politico non fascista che sieda in parlamento, gli altri magari sono anche antifascisti ma non sono politici, quindi a meno di non confondere il coraggio con l’arroganza, di coraggio in parlamento non se ne vede neanche una briciola. Neanche quello necessario a rigettare con decisione gli accordi con la Libia e a cancellar ei due decreti sicurezza.

Io sono disgustato dal Pd e dalle sue varie ramificazioni, da questa non politica, dal tradimento di valori che avrebbero dovuto essere il punto di partenza e non vecchi arnesi da accantonare. Se l’alleanza con i cinque stelle era mirata a evitare la resistibilissima ascesa della destra, allora sarebbe stato necessario combatterla, la destra, sbugiardarla ogni giorno, rivelarne l’inconsistenza politica e lo squallore ideologico, sputtanarla senza sosta. Invece tutto tace e si lascia campo a Di Maio, l’uomo senza qualità che, insieme all’uomo per tutte le stagioni che guida il governo, sta mostrando i suoi limiti politici e umani.

È anche per questa apatia, per questa accettazione del razzismo quotidiano, per questo assuefarsi all’iniquità, per questa inspiegabile incapacità di reagire alla politica del nulla dei fascisti, che questo paese sta vivendo il periodo più buio della sua storia repubblicana.

Nel mio nuovo libro, Il granello di sabbia, ho immaginato un futuro in cui si è arrivati alle estreme conseguenze, si sono realizzate le tesi più estreme portate avanti da una certa politica. Comincio a pensare che invece di una distopia, potrei aver descritto un possibile futuro nemmeno troppo lontano.

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