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Salvini: l’italiano tipo?

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Cosa ci raccontano le cifre su Matteo Salvini? Con i numeri non si scherza, i numeri restano e lasciano pochi spazi alla fantasia, i numeri sono una vera manna per chi contesta: se vogliamo davvero contrastare l’ascesa della destra, diamo i numeri.

17- Sono i giorni in cui Matteo Salvini ha lavorato al ministero, esatto, diciassette giorni interi: con quelli in cui si è presentato solo al mattino, arriviamo a trentanove. Trentanove giorni per svolgere un lavoro per cui tutti noi lo paghiamo lautamente. Certo che, dopo il primo decreto sicurezza e la bozza del secondo, c’è da sperare che, in futuro, si fermi in ufficio ancora meno. Tenuto conto che spesso ha inveito contro i furbetti del cartellino, si nota una certa contraddizione con il suo assenteismo. La domanda che sorge spontanea è: chi lavora al suo posto, chi tiene le redini del Ministero dell’Interno? E’ una questione non irrilevante, dato l’importanza del problema sicurezza per questo esecutivo.

211- Sono i giorni in cui Matteo Salvini ha partecipato, a nostre spese, a incontri, meeting, cene elettorali. Per la Lega. Sapete, quelle occasioni in cui si irrita se qualcuno lo contesta, quando dimentica che la democrazia riconosce il diritto di critica, quei giorni in cui la Digos invece di stanare terroristi stana cellulari  che hanno scattato inquietanti selfie col ministro e minacciosi striscioni tipo questa lega è una vergogna, per altro citazione del mai troppo rimpianto, grandissmo Pino Daniele. Quei giorni in cui lui può dire che i suoi contestatori sono zecche rosse ma i suoi contestatori non possono dire niente, perchè, come ha detto il capo della polizia Gabrielli .- Mica si può contestare cosa dice il ministro!.

Ah, non si può contestare, cioè il ministro può dire quello che vuole, insultare chi vuole e non si può contestare. Bene. Ma che stupido, dimenticavo! Il ministro può anche sequestrare cinquanta disgraziati su una nave per giorni e non essere perseguito, grazie ai suoi amici pentastellati, sì, quelli dell’uno vale uno, come no. Bisognerà parlarne dello stretto rapporto tra polizia e ministro, di questo feeling mal celato. Ma non lo farò io. Perché? Perché da quei maledetti tre giorni del 2001 la polizia mi fa paura, se ci fermano a un posto di blocco mia moglie, guida lei, sa che non può contare su di me, perchè mi paralizzo.In germania ci hanno fermato i poliziotti tedeschi: quando lo racconta ride ancora da rischiare le convulsioni. E’ triste, specie se si tiene conto che uno dei miei più cari amici è un poliziotto e un altro è un carabiniere. Molto triste. Comunque la penso come Saviano, tanto per essere chiari.

600000- Sono i rimpatri che aveva promesso di effettuare. Seicentomila, non so neanche se ci sono abbastanza aerei per rimpatriare tanta gente.

6000- Sono i rimpatri effettivi a oggi, meno di Minniti, meno addirittura di Monti. L’uno per cento di quanto promesso. Eh sì, perché i clandestini non sono mica tutti quelli che dice lui, potremmo fare delle cifre anche su questo, ma non vorrei tediare troppo chi legge. E poi le cifre sui rimpatri comprendono una cospicua percentuale di migranti che hanno lasciato il paese volontariamente. Già, l’uomo che ha messo in sicurezza il paese.

3- Sono i processi per eccesso di legittima difesa nel corso dell’anno passato. Un numero esorbitante, direi angosciante, che giustifica una nuova norma sulla legittima difesa. Fate voi.

Cosa viene fuori da questi numeri? Il segreto del successo di Salvini.

Fate mente locale, pensate all’italiano medio , com’è? Ignorante, supponente, arrogante, scansafatiche, furbetto, vendicativo, incapace di argomentare un discorso logicamente, incapace di mettere insieme tre periodi in italiano decente, sempre pronto a vedere i difetti degli altri e incapace di autocritica. ne consociamo tutti di gente così, no?

Coincide? Non lo so, fate voi, io non dico nulla, vedi sopra quello che ho detto sulla polizia.

P.S. La foto è quella del MInistero degli Interni, così se lo incontrate potete indicargli com’è fatto.

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Pagare per salvare una vita

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L’aggiornamento del decreto sicurezza di Salvini è riuscito, anche se sembrava impossibile, a peggiorare il suo predecessore. Se diventerà legge, infatti, e ci aguriamo di no, per salvare una vita in mare bisognerà possedere un permesso altrimenti si rischia una multa salatissima.

E’ l’ennesimo atto dell’unica cosa che questo governo è riuscito a perseguire con tenacia e costanza: la guerra contro gli ultimi.

Mai, come da quando Cinque Stelle e Lega sono al potere, chi lavora nel sociale, chi si spende per gli altri, è stato così vilipeso, perseguito, offeso, mai, come oggi, gli è stato impedito di salvare vite umane. Ma il terzo settore, che svolge un compito che lo Stato non riesce a svolgere, che si occupa di quelli di cui lo Stato non si occupa, è stato messo così gratuitamente e insensatamente sotto attacco.

I Cinque stelle non sono esenti da questa ventata di disumanità: hanno cominciato loro, accusando le Ong di essere taxi del mare in accordo con gli scafisti, accuse rivelatesi poi infondate, come tutte le altre lanciate dal loro sodale Salvini. Hanno comunque appoggiato tutte le porcherie del ministro e l’unica cosa che Di Maio ha contestato al decreto è di non aver fatto abbastanza per le espulsioni. Il Movimento ormai, bisogna prenderne atto, è un partito di estrema destra.

Il decreto è osceno nella sua formulazione, come sempre quando si tratta di Salvini. Mi riferisco alle assurde restrizioni riguardanti l’accoglienza, dal dimezzamento della cifra che lo Stato dava alle associazioni per svolgere il loro lavoro, già bassa, al trasformare i centri di accoglienza in qualcosa di molto simile a una stalla, dove si fornisce vitto e alloggio, e nient’altro, dove non si insegna più l’italiano e non c’è più nessuno che aiuta persone traumatizzate da esperienze drammatiche. Non è un caso che molte associazioni abbiano rinunciato a partecipare ai bandi, perché tale trattamento viola la costituzione che garantisce piena dignità a chi vive sul territorio italiano. I numeri dei profughi non più ospitati sono alti, un’emergenza creata a tavolino da una politici cinici, privi di coscienza e di valori.

In questa escalation di violenta disumanità, che non sembra interessare nessuno, va inserita la campagna contro i rom, dai panini calpestati ai fatti di Casal Bruciatto, atti brutali e vigliacchi a danno di persone che non avevano fatto nulla. Rientra nella formula della creazione del nemico, strumento utile a una coalizione che, altrimenti, dovrebbe prendere atto dell’inconsistenza della propria politica e del proprio fallimento.

C’è il sospetto di trovarsi davanti a una nuova forma di strategia della tensione, perché questi provvedimenti porteranno inevitabilmente a un aumento della criminalità, quindi a nuovi provvedimenti repressivi e restrittivi nei riguardi di tutti gli stranieri e non solo dei criminali, naturalmente.

E poi toccherà a noi.

Eh, sì, perché sequestrare telefonini e striscioni, non so quanto legittimamente, è un segnale chiaro di quanto Salvini non ami il dissenso, sentire un ministro dell’interno parlare di zecche rosse, nei riguardi di chi lo contesta, come i poliziotti che durante il G8 del 2001 massacrarono gente inerme che manifestava anche per loro, fa venire i brividi. Come fa venire i brividi l’attacco della polizia a un cittadino sotto sorveglianza, un episodio molto più oscuro e inquietante del rilievo che ha avuto sui giornali.

De te fabula narrantur, dicevano gli antichi, questa storia parla di te, qualunque storia parla di noi. Emanare un decreto che costringa chi salva una vita a pagare per farlo, è una tale oscenità, una tale aberrazione, che dovrebbe sconvolgerci nel profondo. Invece non accade, neanche dall’opposizione arriva la levata di scudi che ci si attenderebbe dinanzi a un tale arbitrio. Neanche i giornali liberal danno più di tanto risalto alla notizia, quasi vivessimo una sorta di assuefazone all’iniquità, quasi ci aspettassimo, ogni giorno, una nuova diminutio di umanità da accogliere con indifferenza. In nome della campagna elettorale e di un pugno di voti, si abiura qualunque valore. Senza comprendere, che quello che facciamo agli altri ricadrà su di noi.

Mi sono sempre chiesto come poterono gli ebrei accettare, senza protestare, le progressive riduzioni di diritti civili e libertà che gli inflissero i nazisti e i fascisti: comincio a rendermente conto, in Italia, oggi.

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