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Lo spirito del tempo

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Osservazioni sulla proposta della Moratti e sulla società in cui viviamo.

Non comprendo lo scandalo e l’indignazione riguardo la proposta della Moratti di assegnare i vaccini alle varie regioni tenendo conto anche del Pil.

Ovvio che, da un punto di vista personale, la trovi spregevole ma è del tutto in linea con lo spirito del tempo, con le proteste di Vissani o con lo scoramento di chi non ha potuto affollare le località sciistiche, con lo sdegno della Santanché e di Briatore per chiusura ( tardiva) delle discoteche questa estate e con chi quelle discoteche lussuose le ha riempite, senza rispetto per sè e per gli altri.

Le vibranti proteste sui social restano autoreferenziali e vuote, di fronte a uno sfacelo della nostra società che è sotto gli occhi di tutti e di cui la Moratti è solo il campione del momento. Il tessuto sociale che, secondo il dettato costituzionale, dovrebbe essere tenuto insieme da vincoli di solidarietà e mututalità, è ormai strappato, fatto a pezzi da anni di politiche individualiste, da un’egoismo ormai assunto a regola, dalla regola che il bene di pochi, col portafoglio pieno, conta più del bene di molti.

Sono coerenti con questa richiesta anche i ricorsi al tar di poche famiglie per riaprire le scuole a ogni costo, anche a costo della salute dei propri figli e degli insegnanti o le file di persone che affollavano il centro sotto Natale per non rinunciare allo shopping che hanno causato un nuovo rialzo dei contagi.

La Moratti è il prodotto tipico della politica in una società consumista e capitalista, dove chi consuma di più ha più diritti, è più cittadino degli altri e chi non consuma è socialmente improduttivo, non degno di attenzione. Consumatore è diventato sinonimo di cittadino ed è in questa logica che trovano spazio il razzismo e l’indifferenza verso chi vive ai margini della società, destinato a un’esistenza periferica e invisibile.

Gli stessi ritardi del governo in questa seconda fase della pandemia, i tentennamenti nel decidere nuove chiusure, sono stati dettati dalla necessità di far ripartire i consumi: tra un’economia che muore e persone che muoiono, a tratti si è scelto di salvaguardare la prima a scapito delle seconde.

La Moratti è stata ministra dell’istruzione e la sua riforma, respinta, aveva dietro una logica imprenditoriale che, in parte e velatamente, è stata ripresa da colui che non può essere nominato, un altro figlio dello spirito del tempo.

Stiamo assistendo a una crisi di governo che è il frutto di uno scontro tra lobbisti, che litigano su come spartirsi la ricca torta dei fondi europei invece di trovare soluzioni concrete per usare quei fondi a beneficio della gente. Non conta come verranno spesi ma a chi verrà assegnato il compito di spenderli, il pomo della discordia è tutto lì, nonostante la retorica di entrambi i contendenti.

Il covid avrebbe dovuto indirizzare le riflessioni della gente verso la richiesta di un cambio di paradigma, di una nuova società basata su nuovi valori condivisi, orientata a un consumo responsabile, a una redistribuzione più equa della ricchezza e a una rafforzamento del welfare.

Ci stiamo invece muovendo verso una forma di autoritarismo inedita, i cui contorni vanno ancora definendosi, pericolosa perché subdola, ma perfettamente integrata nello spirito del tempo, anzi, funzionale ad esso. Speriamo di non rendercene conto quanto sarà troppo tardi.

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Idiocrazia

Ho grande stima di Giorgio Agamben, come è dovuta a uno dei più grandi filosofi italiani viventi che, con Homo sacer e altri suoi libri, ha coniato e perfezionato il concetto di “nuda vita”, salito alla ribalta con l’emergenza covid.

Tuttavia non sono del tutto d’accordo con lui, si parva licet, riguardo una certa idea di un potere più o meno occulto, vago, che userebbe l’emergenza covid come pretesto per limitare la socialità delle persone e trasformarle in tante monadi. Mi ricorda alla lontana il SIM delle Brigate rosse o la storia dei Savi di Sion.

A parte le ovvie obiezioni logiche ( perchè una società dei consumi, che basa il proprio sistema di controllo sulla massificazione e, quindi, sull’aggregazione di grandi fasce di popolazione in non luoghi per acquistare oggetti superflui, dovrebbe autocastrare limitando le fonti di guadagno?), credo che quanto accaduto qualche giorno fa a Capitol Hill dimostri che su questo, solo su questo, Agamben sbaglia, ma non significa che quanto paventa non possa verificarsi in un futuro prossimo venturo ( è argomento del mio prossimo libro che uscirà prossimamente, ne parleremo a tempo debito).

L’attacco dei seguaci di Qanon alla sede del potere degli Stati Uniti per contestare la legittima elezione del nuovo presidente, non è infatti l’attuazione di un qualche oscuro disegno, ma l’evidenza di quanto davvero il sonno della ragione generi mostri, come Unamuno aveva compreso dopo aver, per qualche tempo, flirtato con uno dei mostri peggiori del secolo scorso.

La rete, straordinario strumento polisemantico e polifunzionale, si è trasformato, da possibile incubatore di aggregazioni sociali inedite, oltre che strumento per combattere solitudine, depressione e isolamento, i mali del nostro millennio, in un inseminatore di ignoranza, uno stupefacente strumento pervasivo in grado di obnubilare menti deboli, già predisposte al diventare vittime di sette millenartiste perché prive degli strumenti culturali minimi per discernere il grano dal loglio e appesantite da anni di rabbia e frustrazione, e trasformare i possessori di quelle menti in gloriosi miliziani improvvisati che non hanno altra risorsa, se non la violenza, per far valere le proprie, inesistenti ragioni.

Abbiamo tutti sottovalutato il potere della rete, impegnati a deplorare le foto di Chiara Ferragni agli uffizi ( una che, al contrario di noi, la rete la usa benissimo e con grande intelligenza), o a promuovere manifestazioni contro un fascismo che resta marginale e che non c’entra nulla nè con i negazionisti nè tantomento con Trump e i Qanon.

Abbiamo irriso, da bravi radical chic, ai poveri beoti che si abbeveravano di deliranti storie sul povero Bill Gates, diventato nel loro immaginario uno sterminatore e Soros, diventato uno sponsor dell’invasione di migranti e del meticciato prossimo venturo, e adesso ci ritroviamo quei beoti ad assalire Capitol Hill con conseguenze a lungo termine imprevedibili per l’impero americano, ormai in palese e indubitabile declino.

Mentre l’Amerika degli anni della gioventù si è trasformata in una america, piccola piccola, vittima di un golpe Borghese riuscito a metà, noi sopportavamo Berlusconi, il crollo della sinistra, la sciagurata stagione del renzismo con la sua filosofia da lemming, che in questi giorni sta raggiungendo il culmine del masochismo, il governo della Lega e questo non governo, formato da un uomo per tutte le stagioni, un narcisista paranoide e autolesionista, una manica d’idioti e un leader politico simile al personaggio di Buzzati, che la sera andava a dormire riproponendosi di cambiare tutto e al mattino riprendeva la solita vita, lasciandoli passare davanti a noi come se non ci importasse, senza renderci conto, giustificati dalla paura del contagio, che il contagio dell’ignoranza e dell’idiozia dilagava più di quello del Covid. Siamo rimasti al caldo delle nostre comode case e abbiamo dimenticato la maledizione di Primo Levi.

Siamo arrivati a una vera e propria idiocrazia, che si riflette sugli illegibili articoli dei maggiori quotidiani che dovrebbero fare opinione e riportano opinioni improponibili di personaggi improponibili, sulla delegittimazione completa della scuola, con un finto ministro che delega al potere prefettizio l’assunzione di provvedimenti che definire improvvidi è eufemismo, sulle passerelle disturbanti e disturbate in una televisione trasformata in arena distopica dove non solo qualunque imbecille ha il suo quarto d’ora di celebrità ma può assurgere a opinion leader, basta che la spari sufficientemente grossa.

Abbiamo troppo spesso visto la pagliuzza negli occhi degli altri senza scorgere la trave nella nostra, dibattendo su questioni di lana caprina e ignorando il nocciolo della questione: l’ignoranza, che come una marea nera e venefica, dilagava nel nostro paese e tracimava, mentre noi eravamo convinti che si sarebbe sciolta da un momento all’altro.

L’immagine del Qanon ucciso da un infarto causato dal taser che si è, involontariamente, sparato nei testicoli, è il simbolo tragico della nostra società, il triste epilogo di un’epoca.

Da domani e per cinque giorni, potrete scaricare automaticamente l’ebook da Amazon.

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La sconcertante assenza di un orizzonte

Una delle cose che più mi sconcertano in questo periodo è l’assoluta assenza di un orizzonte futuro, di una prospettiva, di una visione che conduca il paese, una volta passata la tempesta, a un approdo più sicuro.

Emergere, etimologicamente, significa tirarsi fuori, uscire dall’acqua, e l’emergenza, di conseguenza, dovrebbe essere uno stato per sua natura fluido, mobile, attivo, transitorio.

Invece assistiamo a un immobilismo assoluto, a una non azione o ad una azione che si concretizza solo per diminutio, di diritti, libertà, spazi. Nessuno ha un’idea di cosa succederà quando l’emergenza sarà terminata, o meglio, nessuno ha un’idea chiara su:

a) Come fare sì che l’emergenza finisca

b) Come affrontare in futuro emergenze simili senza incorrere negli stessi errori.

Si cerca invece di barcamenarsi, difendendo il proprio particulare, (leggi consenso elettorale), senza provare a proporre un mutamento di paradigma di sviluppo e di socialità che appare, almeno a logica, non più procrastinabile.

E’ una politica autistica, chiusa, reiterativa, fatta di slogan stantii e schemi reiterati che mostra da tempo i suoi limiti di tenuta, una non politica che sta trasformando il paese in un gigantesco non luogo, assolvendosi dalle proprie gravi e chiare responsabilità e scaricandole di volta in volta sul nemico di turno ( il prossimo sarà, probabilmente, il Natale).

Eppure di carne al fuoco ce n’è molta, le cose non fatte quando si doveva sono molte: la messa in sicurezza delle scuole, compreso il potenziamento delle reti, perché la dad diventi strutturale come strumento integrativo alla didattica in presenz,a che deve restare insostituibile; il potenziamento del sistema sanitario, che riguardi sia le strutture sia l’aumento del personale e un deciso stop alla privatizzazione dilagante, che storicamente in Italia non ha mai portato nulla di buono; un piano per il trasporto pubblico, che ha giocato un ruolo da protagonista negativo in questa seconda ondata; una politica del lavoro che non sia emanazione della peggior confindustria degli ultimi quarant’anni, guidata un individuo che sembra uscito dai romanzi di Carolina Invernizio, ma guardi alla green economy e allo sviluppo; la riqualificazione delle periferie, che non può non passare da politiche sociali adeguate e dal rinnovamento dei servizi sociali, mai preziosi e necessari come oggi, una politica fiscale che miri a una reale, decisa e chiara redistribuzione degli oneri fiscali.

Last but not least, una nuova politica culturale, che parta dal sistema radiotelevisivo, che non deve più essere vincolato all’audience ma alla qualità e sulla qualità vanno promossi o bocciati consiglieri e presidenti. Perché è evidente che il popolo italiano vada rieducato, è evidente che i media devono tornare ad assumere il ruolo che ebbero nel dopoguerra, se non vogliamo davvero cadere nella barbarie.

Questi sono solo una minima parte degli interventi necessari, urgenti, se questo paese vuole davvero uscire dall’emergenza e smettere di navigare dentro quella sorta di fangoso lago dantesco in cui ci troviamo immersi da ben prima che arrivasse il Covid.

Nessuno mette sul piatto questi punti cruciali, tutte le forze politiche sono arroccate sulle loro non posizioni bene attenti a non dire o fare cose che possano causare uno strappo irrimediabile. Non lo fanno per senso dello Stato, ma per timore di perdere il loro spazio di potere, incuranti di quello che accade attorno a loro. E per restare ben saldi al timone di nulla, scatenano indirettamente, usando i loro scherani, la guerra tra poveri, come se non avessimo già sufficienti problemi.

C’è una via d’uscita? No, a vista, no. Manca, come ho detto, un’orizzonte, mi sembra che siamo ancora ben dentro il tunnel e non si veda la fine. Se Saramago scrivesse uno dei suoi capolavori, oggi, credo che avrebbe già pronto il titolo: Smarrimento.

P.s. Oltre a pubblicizzare il mio, di libro, comincerò alla fine di ogni articolo, a inserire anche libri di autori ben più titolati del sottoscritto che abbiano, in qualche modo, attinenza con quanto ho scritto.

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Assaporare il silenzio ( per non uscire di testa)

Immaginate se una volta a settimana, solo una,se politici e organi di informazioni, siti internet, blogger, influencer, ecc., ci regalassero il silenzio, concedendoci finalmente di dedicarci a noi stessi senza inseguire le notizie del momento, senza incazzarci o deprimerci, allarmarci, rincuorarci da un minuto all’altro, senza aumentare il carico di stress che, da qualche settimana, opprime più o meno tutti, tranne i negazionisti, che rientrano nella categoria degli errori della legge Basaglia e quindi non contano.

Immaginate come sarebbe bello avere il tempo di guardarsi dentro, di leggere un libro non per distogliere il pensiero da quello che succede ma per il gusto di farlo, di fare l’amore senza il sottile, insinuante sospetto che forse il/la partner potrebbe contagiarci, di chiudere gli occhi e lasciare andare via liberi i pensieri senza sovrastrutture e senza il rumore di fondo dell’inutile chiacchiericco di questi giorni, senza che convergano tutti verso quel Maelstrom degno di Poe che è la paura.

Siamo sovraesposti alle informazioni, inondati da un flusso continuo di notizie, di verità, mezze verità, falsità create ad arte, drogati dalla necessità di leggere gli ultimi dati, le ultime dichiarazioni, in attesa del deus ex machina che ci dica che è tutto passato. Siamo come i ciechi del romanzo di Saramago, vaghiamo per la città come ombre mimando la vita prima del virus senza riuscire a coglierne l’essenza.

Il problema è che, quando sarà tutto passato, la dipendenza bulimica dalle notizie resterà, la macchina orwelliana che da qualche tempo condiziona le nostre vite continuerà la sua marcia inarrestabile, continuermeo imperterriti a cercare le fonti che riportano le nostre opinioni su un problema e ad evitare le altre, a trovare il bene in noi e il male nel prossimo, fino a quando, se anche volessimo, saremmo così immersi in questa torre di Babele globale di notizie da non poterne più uscire, fino a quando non avremo più gli strumenti per capire e formarci un’opinione personale sui fatti.

Siamo incapaci di accettare il fatto che la verità non esiste, che certe cose succedono e non necessariamente c’è un responsabile individuabile, che si può pensarla anche diversamente a patto di non violare la libertà del prossimo e i suoi diritti, che l’ipocrisia che ci circonda è anche nostra, ne siamo imbevuti anche noi, ogni volta che siamo indulgenti con chis emrba stare dalla nostra parte, ogni volta che sorvoliamo sul fatto che se il sistema è marcio lo sono anche i suoi interpreti, a volte in buona fede, più spesso in malafede.

Uno dei primi sintomi del Covid è la perdita dell’olfatto e del gusto. Beh, in questo senso siamo tutti contagiati: cominciamo a non essere più in grado di distinguere l’odore delle bugie e il gusto del silenzio.

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Basso impatto sulle economie, alto impatto sulle vite

Basso impatto sulle economie è la parola d’ordine non solo dei fratelli De Rege che governano la Liguria e Genova ma anche del governo, in questo momento critico della gestione Covid nel nostro paese.

E’ la stessa parola d’ordine che ha determinato uno sconsiderato liberi tutti quattro mesi fa, portando a una doverosa e necessaria riapertura delle scuole senza aver fatto nulla di sostanziale per permettere che avvenisse in sicurezza, scaricando la responsabilità sui dirigenti scolastici e sugli insegnanti, la stessa parola d’ordine che sta orientando i provvedimenti degli ultimi giorni, di pura facciata e privi di efficacia, perché non riguardano il cuore del problema, che nessuno vuole affrontare veramente.

Ammesso ma non concesso, perché ci vuole ancora tempo per avere dati certi, che la scuola non ha avuto in Italia l’effetto volano dell’epidemia che ha avuto in altri paesi dove non c’è stato lockdown e che hanno pagato e stanno pagando a caro prezzo la loro scelta ( Paesi bassi, Inghilterra, Francia, Spagna, Paesi del nord), la nostra situazione è simile a quella della Germania, dove la prima causa di contagio sono le aziende e l’incoscienza della gente.

A definire una correlazione tra lockdown e deregulation della sicurezza nelle aziende, basta il numero impressionante di morti sul lavoro dalla ripresa delle attività a oggi, senza contare le vittime della sconsiderata e tardiva chiusura delle attività nel bergamasco. Morti sul lavoro di cui nesssuno, sindacati a parte, che però non hanno stampa, parla, una vera e propria strage silenziosa e impunita, quotidiana. Per altro, non abbiamo dati sui lavoratori atttivi colpiti dal virus e sui luoghi in cui lavorano.

Ma nelle aziende ci si guarda bene dal mettere piede, specie con un presidente di Confindustria che sembra venuto fuori dagli anni cinquanta, spalleggiato dai liberisti de noartri e dalla destra. Imnmaginate i piangnistei e gli alti lai se si mandassero ispettori del lavoro in aziende che non siano Amazon. Una tragedia tale che Eschilo sarebbe da riporre in libreria.

Allo stesso modo, il discorso dei trasporti neanche si apre. Nessuno prende in considerazione di potenziarli e razionalizzarli, magari in ottica ecologista. No, la soluzione è chiudere in casa più gente possibile. Aumentando la possibilità di contagio, ovviamente.

Venendo allo specifico della Liguria, regione tra le più irresponsabili del paese, dove si fanno il minor numero di tamponi e si ha il più alto numero di infetti per tamponi fatti, dove la disinformazione giornalistica sta diventando modello di riferimento per chi vuole fare della disonestà intellettuale il proprio credo, i fratelli De Rege, con piglio guerresco, hanno chiuso le macchinette del cibo, quelle che vendono schifezze a poco prezzo, le sale giochi ( cosa buona e giusta) e i negozi di alimentari negli orari in cui già sono chiusi. Geniali. Non contenti e, forse, rimembrando con nostalgia i divieti di assembramento di quando c’era lui, hanno deciso che nei quartieri più sfigati della città, non certo ad Albaro, a Castelletto o, per dire, davanti a un famoso bar di Pegli, sia proibito camminare in più di due persone e fermarsi, fosse anche per guardare una vetrina.

Il De Rege minore, quello che appare sporadicamente perché quando parla fa più danni di una guerra, ha detto di non disdegnare il coprifuoco sancito da Macron ( un altro bell’idiota) perché ha..indovinate? Un basso impatto sull’economia.

Ovviamente questi provvedimenti sono stati salutati con gioia dal notissimo infettivologo cittadino, che si smentisce un giorno sì e l’altro anche ed è corresponsabile, insieme a un buon numero di suoi colleghi, della situazione in cui ci troviamo. E su questo asservimento della scienza alla politica, sulla deontologia e sull’etica di chi parla al pubblico, ci sarebbe molto da dire.

I dati di oggi non sono paragonabili a quelli di Marzo, quando si facevano dieci volte meno tamponi, ma sono comunque preoccupanti e la politica, se così la si può chiamare, non sembra aver imparato nulla dalla dura lezione dei mesi passati. Neanche la gente, se è per questo, ma la politica dovrebbe essere migliore della gente.

Stiamo toccando con mano la regola aurea del capitale: guadagnare a ogni costo, considerare la vita umana una merce deperibile e, se necessario, sacrificabile. E tanto che ci siamo, porre le basi per limitare le libertà in nome del bene comune, azzerare i sindacati, tacciare di disfattismo chi protesta legittimamente, ecc.

Quando poi l’emergenza sarà finita, potremo sempre prendercela con i migranti o trovare nuovi capri espiatori.

Discorsi da vetero comunista e uomo del novecento, direbbero i renziani. Incidentalmente, sono vetero comunista e uomo del novecento, i’m sorry.

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Le scuole non incidono sull’aumento dei contagi. Per ora.

I numeri non sono opinioni, i numeri dicono la verità. L’istituto superiore di Sanità dice che la riapertura delle scuole ha inciso per il 2% sull’aumento dei contagi e l’esperienza quotidiana di chi lavora a scuola ci dice che è vero.

Non mi giunge notizia di intere classi di contagiati, ma di casi sporadici e di tante richieste di tamponi, che poi risultano negativi. Non c’è bisogno di un infettivologo per capire che, se la scuola davvero fosse il veicolo primario d’infezione, come qualcuno comincia irresponsabilmente ad affermare, le cifre sarebbero ben altre. Avremmo intere classi in quarantena e istituti chiusi. Non è così.

Tuttavia, le scuole potrebbero inevitabilmente diventare un problema se il governo centrale e quelli regionali continueranno a far finta di non sapere cosa sta accadendo. Anzi, potrebbero diventare un comodo capri espiatorio per giustificare ritardi, inettitudini e omissioni volontarie.

Non è certo bloccando le partite di calcetto o impedendo la vendita di alcolici dopo le 21 che l’infezione si attenuerà. Sarebbe forse il caso di cominciare ad avviare controlli stringenti nelle aziende e di affrontare il tema dei trasporti pubblici. Invece, in nome dell’economia, si preferisce attuare provvedimenti di facciata del tutto irrilevanti, arrivando agli estremi del governatore della Liguria Toti, secondo cui non bisogna dare addosso a chi vuole continuare a vivere e a divertirsi, anche se lo fa a scapito della salute pubblica, infischiandosene di chi ha vicino.

Quello che sta accadendo è il risultato del liberi tutti troppo frettoloso di questa estate, di una politica ormai del tutto priva di etica e subordinata al capitale, di una società sempre più egoista, manichea, dove la solidarietà sociale sta diventando una parola priva di significato.

A scuola, ogni mattina, vedo persone responsabili che hanno cura di sé e degli altri, svolgere il proprio lavoro con grande spirito di servizio e, dall’altra parte della cattedra, ragazzi che rispettano le regole senza protestare, consapevoli che vanno a vantaggio di tutti. Ma purtroppo, in questo caso, il microcosmo scolastico non è l’espressione del macrocosmo.

So che ci sono colleghi nostalgici della didattica a distanza e ne rispetto le opinioni, ma non le condivido: è giusto, che fino a quando sarà possibile farlo in sicurezza, si vada a scuola in presenza.

Quello che fa rabbia è che con pochi accorgimenti, ventilazione delle aule, distanziamento assicurato grazie all’aumento degli organici, doppi turni dove necessario, si sarebbero potuti evitare, probabilmente, anche i pochi casi che si verificati fino adesso, garantendo un prosieguo tranquillo e senza ambasce dell’anno scolastico.

Si è scelta la strada dei proclami, delle operazioni di facciata, del finto rigore nei riguardi dei più deboli ( i precari), del fare (pochissimo) senza pensare a cosa si stava facendo, dell’arroganza a scapito del confronto. Nonostante questo, la professionalità di chi la scuola la fa ogni giorno sta prevalendo e sta ottenendo risultati che non verranno mai riconosciuti da nessuno.

Quello che succede fuori dai cancelli delle scuole è responsabilità politica e la politica, centrale e regionale, è pericolosamente tentennante, quando non è completamente latitante. È anche, ahimè, responsabilità individuale, che non è la dote più spiccata degli italiani.

Stiamo andando verso un nuovo disastro? Non lo so e non è mio compito dirlo. Io sono pagato, poco, per insegnare ed è quello che cerco di fare meglio che posso ogni giorno. Ci sono persone con compiti istituzionali, pagate molto più di me per risolvere questi problemi, che non mi sembra stiano facendo lo stesso.

Mi auguro che non si arrivi a una nuova chiusura delle scuole: questo paese ha bisogno di cultura, di nuove idee, di energie, tutte cose che possono arrivare solo dai ragazzi e dalla scuola. Chiudere di nuovo significherebbe sbarrare ancora una volta le porte al futuro.

 

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La scuola che non esiste.

Sono stato tentato di chiudere il blog. In questi giorni, dopo l’ennesimo attacco frontale agli insegnanti, tutti, colpevoli di non voler fare dei test volontari, di non immolarsi, se pur malati, per spirito di servizio e di tutte le latitanze di un ministero che in sei mesi non ha fatto nulla, ma proprio nulla di quanto andava fatto per la scuola, ero deciso ad abbandonare i social, chiudere il blog e continuare a fare il mio lavoro e scrivere i miei libri in silenzio.

Poi ci ho ripensato: la scrittura è la mia valvola di sfogo e il mio salvagente e non sarebbe giusto rinunciarvi solo perché c’è una marea crescente di stronzi in circolazione. Ma continuerò a non parlare di politica perché la politica, come la scuola, non esiste più.

Non arrivo a dire che sono tutti uguali, sarebbe qualunquismo, diciamo che non sono abbastanza diversi per come intendo io la diversità di vedute politiche, ragione per cui mi asterrò alle prossime elezioni, rifiutandomi di votare per chi è solo leggermente diverso dall’altro. Questo per chiarire che non è un post elettorale, non mi interessa chi vincerà, tanto la gente comune, i lavoratori, le brave persone, perderanno comunque.

Sulla scuola si sta giocando una partita sporca, lurida, giocando sulle pelle di ragazzi e insegnanti e scaricando la colpa su questi ultimi, per venire incontro alle pressioni da parte delle famiglie e alle necessità del mercato. Tutta la seconda parte di quest’anno, dalla parte del lockdown a oggi, è stata basata su uno spregiudicato calcolo, quello che tra le vittime prevedibili e la necessità di rilanciare i consumi, la fabbrica del divertimento estivo, l’economia.

Abili prestigiatori, in Liguria abilissima, hanno letto dati reali in modo distorto, raccontando favole a cui molta gente abbocca perché non chiede di meglio.

Si sta facendo lo stesso con la scuola. Esistono da Maggio protocolli presentati dai sindacati che sono stati quasi totalmente ignorati, si continua con la favola delle assunzioni che non ci sono e, per esempio, riguardo il sostegno, non ci saranno, perché mancano insegnanti abilitati quasi ovunque.

Si è trovato il modo di concludere ottimi affari con i monobanchi a rotelle, inutili, quando quei soldi potevano essere spesi per l’edilizia scolastica, per ridurre il numero di alunni per classe incrementare l’organico, per potenziare la rete e fornire la possibilità di usufruire della didattica a distanza a chi è rimasto fuori ( pochi, non molti come dicono), per rivedere i criteri del trasporto pubblico, per qualunque motivo razionale.

Si è scelta l’inutilità, la facciata, l’attacco frontale ai sindacati e, in queste ore, ai docenti come categoria uniforme e indifferenziata.

La scuola, per la politica, non esiste se non ai fini elettorali, è un capitolo di spesa inutile, da ridurre il più possibile. La scuola, per molte famiglie, è un parcheggio per i figli che permette a entrambi i genitori di andare a lavorare. La scuola, per piccoli alimentari, focaccerie, bar, ecc. è fonte di guadagno sicura. Risultato? Il rischio che si ammalino gravemente i ragazzi è limitato, i docenti sono la categoria più odiata dopo i poliziotti, attiviamo finte misure di sicurezza, fottiamocene se le scuole stanno chiudendo ovunque sono state incautamente riaperte e ripariamo contro ogni logica sperando in Dio, contando magari sull’intercessione di quel comunista del papa.

Posso permettermi di dire che questo paese, senza distinzione politica, fa schifo? Posso permettermi di dire che i comportamenti irresponsabili di queste ultime settimane ne sono la conferma? Posso permettermi di dire che abbiamo la peggiore stampa dell’occidente democratico, asservita al padrone di turno con alcune punte di diamante di demenza pura come Porro, Polito e Galli della Loggia? Posso dire che un Pd che non si occupa più dei lavoratori, medici, insegnanti o operai che siano, non ha più senso di esistere?

Mi hanno molto addolorato i commenti denigratori sulla categoria degli insegnanti, letti sui social, di alcuni infermieri. Primo, perché sono statali come noi e come noi, fatto salvi i coefficienti di rischio ben diversi dovuti alla natura del lavoro, hanno faticosamente fatto fronte a una catastrofe improvvisa e imprevista come è stata l’epidemia mostrando uno spirito di servizio fuori dal comune. Secondo, perché se anche persone che lavorano per la gente, con la gente, come noi, che come noi, in tempi diversi, sono stati oggetti di critiche ingiustificate, attacchi meschini e denigrazioni gratuite, usano le stesse tiritere che si sentono da sempre per tirarci secchiate di merda addosso, significa che davvero la scuola non ha più motivo di esistere, è un’istituzione ormai superflua, sostituitela con la Rete.

Si tratta di eccezioni, ma in questo momento, quando stiamo per tornare in classe in condizioni di sicurezza inesistenti, dopo tante parole e nessun risultato, mentre veniamo bersagliati dalla stampa sulla base di dati inesistenti e fatti a pezzi sui social, il fuoco amico è ancora più doloroso.

Ti chiedi se ne vale ancora la pena, se davvero applicare una Costituzione che sta per essere fatta a pezzi e svolgere un servizio essenziale per uno Stato che non lo contempla tra le priorità, abbia ancora un senso.

Io credo di sì, nonostante tutto, ma i dubbi e lo schifo aumentano ogni giorno.

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Perché è necessaria la legge sull’omofobia

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tutto pur di non parlare seriamente di scuola

Foto di Gerd Altmann da Pixabay

Il problema è l’incompetenza, l’incompentenza di un ministro che confonde la meritocrazia con il saper tracciare una crocetta su un foglio e non sa, nonostante dica di aver lavorato a scuola, che l’esperienza di un precario che lavora nella scuola da anni è un patrimonio prezioso da curare, specie in tempi di crisi come quello che stiamo vivendo.

L’incompetenza del sottosegretario Anna Ascani, che non ha caso ha scritto un libro sulla scuola con una prefazione di chi alla scuola ha dato il colpo di grazia, Matteo Renzi, e di gente come Nardella, che la segue a ruota e che ipotizzano un ultimo giorno di scuola che faccia da ponte simbolico, con la ripresa delle attività a Settembre, dimostrando lo stesso quoziente intellettivo degli imbecilli che si accalcano nei luoghi della movida in questi giorni.,

La follia e le offese di Agamben, che stimo e di cui condivido, in parte, le ossessioni, che equipara i docenti che utilizzano la didattica a distanza e che, eventualmente, la utilizzeranno a Settembre, ai docenti che accettarono l’iscrizione al partito fascista.

Cominciamo da lui: a parte l’insistenza su una comunità scolastica umana che non esiste e che dimostra una disconnessione con i giovani che affollano oggi le aule scolastiche e universitarie, su cui tanto ci sarebbe da dire ma,di fronte a tanto lume, mi taccio, i docenti in questi mesi, vorrei che lo capisse, inventando, improvvisando, faticando oltre il dovuto e lavorando più del dovuto, hanno applicato la Costituzione che garantisce il diritto all’ìstruzione per tutti, hanno fatto del dettato costituzionale realtà concreta come facevano ogni mattina sedendosi in cattedra, con gli strumenti a loro disposizione, non messi a disposizione dallo Stato o dall’amministrazione, attenzione, ma che si sono procurati da soli. Quindi Agamben non si permetta mai più di tacciarli di fascismo o servilismo nei confronti del potere, accusa vergognosa di cui si dovrebbe vergognare.

Veniamo ad Anna Ascani e Nardella: vi invito nella mia scuola, cinquento ragazzi e rotti in un quartiere soffocato dal cemento e dai gas di scarico delle auto costantemente in coda davanti alla scuola. Mi dite dove li mettiamo, socialmente distanziati in sicurezza, per l’ultimo giorno di scuola? Per fare cosa, poi? Guardarci in faccia e vedere chi ride o chi piange per primo, urlare i saluti con un megafono, giocare ai mimi?

Ma cosa avete nel cervello quando pensate queste cose? Rompete la minchia a chi si va a mangiare una pizza la sera e poi insistete per far spostare cinquecento alunni e una cinquantina di insegnanti per la città mettendoli a rischio per che cosa? Ripeto: cosa avete nel cervello?

Ministro Azzolina, il ministero non è un feudo dove quello che lei decide è giusto perché l’ha deciso lei, io credo che sia mal consigliata: si scelga altri consiglieri, ascolti i sindacati, ma soprattutto, faccia il lavoro per cui è pagata.

Usi questo tempo non solo per organizzare un rientro a scuola a Settembre che non ricada sulle spalle dei dirigenti, la smetta di fare scaricabarile e avvii quel dibattito sul mondo della scuola necessario per riformarla. Pensate ai ragazzi ma pensate anche anche al lavoro fatto dai docenti in questi mesi, lavoro che l’ha salvata da una debacle clamorosa. Si renda conto che quello che non ha funzionato è colpa sua, perché in democrazia funziona così e cerchi di porvi rimedio.

La verità è che della scuola, tra un po’, quando, speriamo, le acque si saranno calmate, tornerà a non importare nulla nessuno. Torneranno a blaterare di meritocrazia, di scuole aperte, ecc.ecc. senza capire cosa significa fare scuola ogni giorno e rendersi conto che tutti, ma proprio tutti, fanno il possibile per non metterti in condizione di svolgere il tuo lavoro come andrebbe svolto. L’attuale ministro verrà scaricato al momento opportuno e sostituito con un altro o un’altra di pari capacità, perché della scuola non importa nulla a nessuno.

Peccato che la scuola rappresenti il futuro di un paese.

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I morti in Liguria? Intrusi da dimenticare.

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