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Lettera ai ragazzi/e che credono in un mondo migliore

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Siete tanti, bellissimi e colorati, avete riempito le piazze di gioventù, allegria, sorrisi e rabbia, siete il futuro. Speriamo.

Nel 2001, a Genova, a riempire le piazze c’erano altri ragazzi, colorati e sorridenti, insieme a chi, come me,era un po’ più grande ma ancora incazzato. Chiedevano più o meno le stesse cose: un mondo diverso, un modello di sviluppo diverso, sostenibile, un mondo migliore è possibile, dicevano. Già: un mondo migliore è possibile…

Erano tanti quei ragazzi/e, come voi e facevano paura: i loro sogni si sono spenti contro i manganelli della polizia e nelle camere di tortura a Bolzaneto, uno di loro, Carlo, è stato spento da un maledetto proiettile sparato da un carabiniere. Quelle energie si sono perse nel nulla.

Facevano paura quei ragazzi e anche voi fate paura, lo dimostra la gente che ride di voi, i Vittorio Feltri, i Filippo Facci, gli intellettuaolidi di sinistra di sta minchia, quelli che vi invitano a studiare e quelli che vi insultano. Ride chi ha nel cuore l’odio e nella mente la paura, diceva uno dei cantanti che ascoltavamo ai miei tempi, e a loro, che di sogni non ne hanno più, che si sono venduti al migliore offerente e non sanno guardare avanti oltre il loro naso e dietro oltre il loro culo, chi sogna fa paura, chi pensa agli altri fa paura, chi è diverso fa paura.

Voi siete splendidamente diversi, avete idee e rabbia, non disperdete entrambe le cose, coltivatele, fatele crescere, lasciate che germoglino rigogliose come gli alberi con cui volete riempire il mondo.

Studiate, ragazzi/e. perché siete il futuro e il futuro ha bisogno di gente consapevole di quello che dice, padrona del suo sapere, gente che possa spazzare via i servi e i venduti, gente che non abbia paura di dire sempre quello che pensa. Studiate per voi, per sentirvi più forti, per non farvi imbrogliare, impugnate i vostri libri come armi.

Studiate ma coltivate i vostri talenti, suonate, scrivete, dipingete, danzate, diffondete bellezza, come avete fatto oggi, portate aria fresca in un mondo dove l’aria è stantia e si fa fatica a respirare.

Ma state attenti, perché questo non è solo un mondo inquinato è anche un mondo abitato da pezzi di merda senza scrupoli. Se arrivaste al punto di poter davvero cambiare le cose, se la smetteranno di trattarvi come un fenomeno folcloristico, se riuscirete a diventare una forza vera, state attenti: proveranno a schiacciarvi, l’hanno sempre fatto.

Ma questa gente è stupida, quindi crescete in silenzio, senza clamore, diventate forti e lasciate che polemizzino sulla facenda ridicola delle giustificazioni, gente che sciopera solo il venerdì e che da tempo ha ammainato le proprie bandiere, moralisti del venerdì, lasciateli cuocere nel loro brodo. Siete la parte migliore di questo paese, lontani dall’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto e da quelli che vantano una dignità  fatta di vuoto, scusate se cito ancora il cantautore dei miei tempi.

Restate puri, veri, incazzati: cambiate il mondo, come noi non siamo riusciti a fare e non curatevi delle chiacchiere vuote dei rivoluzionari da tastiera.

Lavoro con voi da vent’anni, vi vedo crescere, cambiare, diventare quasi adulti. Un tempo credevo che la speranza fosse nei prolet, qualcuno di voi forse coglie quest’altra citazione, scusate, ma mi guadagno da vivere spiegando cosa hanno scritto gli altri e citare è un’abitudine, oggi credo che la speranza sia nei ragazzi, nonostante tutto, nonostante quelli che pestano i migranti e alzano il braccio nel saluto romano, nonostante la pessima musica che ascoltate, nonostante siate confusi, autoreferenziali, incapaci di gestire le emozioni, a volte violenti, altre malinconici e persi. C’è comunque  bellezza in voi, la bellezza dell’acqua pura di un fiuume di montagna, la bellezza che è forza, energia, voglia di cambiare: non perdetela e vincerete, presto o tardi.

Il cantautore si chiama Francesco Guccini e se ascoltate Il vecchio e il bambino  scoprirete che quarantanni fa diceva quello che voi dite oggi. In bocca al lupo.

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Ipocriti per natura

Sanfilippo

Non c’è nulla da fare, non c’è soluzione: gli italiani sono ipocriti per natura ed è qualcosa con cui bisogna convivere.

Il povero giornalista Fabio Sanfilippo esprime con sarcasmo, in un post su Facebook, la sua rabbia nei riguardi dell’ex ministro degli interni e viene pubblicamente messo alla gogna, dall’ex ministro, dai suoi servi e dalle anime belle del Pd, Renzi in testa, che esprimono una solidarietà del tutto fuori luogo. Una solidarietà all’uomo ( si fa per dire) che continua a definirli il partito di Bibbiano.

Esilarante è poi il provvedimento di sospensione per il giornalista, quando Feltri, Belpietro, Giordano e compagnia cantante, continuano a vomitare quotidianamente i loro insulti nei riguardi di chiunque non la pensi come loro, parlando senza problemi di governo dei terroni, di infami, ecc. Ricordo che della compagnia fa parte anche la Maglie che, qualche mese fa, augurò a Greta di essere schiacciata da una macchina, senza che qualcuna delle anime belle si indignasse per questo. Di Fusaro non parlo perché infierire sui casi clinici non è carino.

Io non sono un’anima bella e, con l’età, sto diventando anche intollerante, ma, soprattutto, ho buona memoria, al contrario di tanti compatrioti. Non dimenticare è il primo passo per non ritrovarsi a commettere gli stessi errori.

Ricordo che Salvini ha difeso senza pudore assassini per pubblicizzare il suo decreto sulla legittima difesa, decreto emanato per proteggere assassini, ricordo che ha sequestrato esseri umani allo stremo per giorni, ricordo che ha quotidianamente insultato i migranti, flirtato con i gruppi neonazisti della penisola, quelli che parlano di supremazia bianca, come il governatore di Milano, ricordo che ha insultato la comunità LGBT tacciandola di anormalità e di essere contronatura, senza contare che, da credente, mi ha irritato ogni volta che ha nominato il nome di Dio e della Madonna in mano.

Per quattordici mesi quest’uomo ( diciamo così) ha seminato odio, ha diviso il paese, ha dato voce agli italiani peggiori, ha mentito senza vergogna per poi, vigliaccamente, tirarsi indietro quando era arrivato il momento del redde rationem. 

Salvini ha provocato una devastazione etica e morale senza precedenti, una diminuzione  del tasso di umanità nel nostro paese che difficilmente si potrà recuperare in tempi brevi.  Al suo confronto, Berlusconi è un nonno un po’ birichino.

Adesso, non trova di meglio da fare che frignare come il bambino capriccioso che è di fronte a un attacco personale all’acqua di rose rispetto a quelli che lui, i suoi servi e Morisi, il suo braccio armato della Rete, lanciavano e continuano a lanciare quotidianamente a decine dagli schemi televisivi, dai giornali, dalle televisioni, ecc.

Mi spiace, ma di fronte ai fatti, di fronte alla quotidianità avvelenata di questo paese dove si prendono a calci bambini tre anni, dove si toglie la mensa ai bambini stranieri, m dove si schedano gli insegnanti di sinistra per poi, magari, sospenderli senza giusta causa, dove si invita ad armarsi e scendere in piazza contro un governo legittimo, se c’è qualcuno a cui esprimere solidarietà è il giornalista Sanfilippo e a lui va tutta la mia comprensione.

 

 

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Il voto degli ipocriti

Piattaforma rousseau

Delegare una proposta di alleanza politica a un ristretto numero di votanti che esprimeranno la loro opinione in proposito su una piattaforma dichiarata dal garante non affidabile, è una enorme ipocrisia.

La delega, +ai rappresentanti dei Cinque stelle, è già stata data col voto (e ampiamente tolta alle europee), non siamo una democrazia diretta, per fortuna, ma una democrazia rappresentativa e dunque, la votazione di oggi, è semplicemente una dimissione di responsabilità, l’ipocrita artifizio di un leader che si è già ampiamente delegittimato da solo e si trova in evidente stato confusionale.

La democrazia diretta è una calamità, legata com’è all’umore della gente, alla famosa pancia del popolo, popolo che non  ha gli strumenti itnellettuali e concettuali per scegliere responsabilmente, per capire quale sia la reale alternativa a questa alleanza di governo, mal digerita da entrambe le parti ma necessaria.

Il Pd non avrebbe dovuto accettare questa pagliacciata, specie dopo le polemiche dei giorni precedenti e la faccia tosta con cui Di Maio ha difeso l’operato fallimentare del precedente governo. Credo che Zingaretti, al contrario di Di Maio, del suo fratello scemo Di Battista e dell’uomo flessibile Paragone, sia l’unico ad avere  ben presente il vero obiettivo di questa alleanza: evitare che il paese vada in fallimento per la sciagurata politica economica dell’esecutivo precedente, e stia operando per senso di responsabilità, perché da questa operazione il Pd ha solo da perdere.

Renzi, abile e paraculo, come sempre, non esattamente coraggioso, come sempre, ha lanciato il sasso, ritirato la mano e lascia fare il lavoro sporco agli altri, rilasciando interviste e commenti in cui gioca, come sempre, a fare lo statista. Capisco sempre più il desiderio di Zingaretti di regolare i conti con questo narcisista patologico incapace di mettersi al servizio del partito che, con un atteggiamentoi diverso da parte sua, potrebbe risalire la china dal baratro in cui l’uomo di Rignano l’ha fatto sprofondare.

Ma a spaventare, in questo periodo, è anche il nulla che c’è dall’altra parte; una destra isterica e meschina che parla solo per slogan fiacchi ed è convinta che a fare i cattivi, a infierire su chi non può difendersi si guadagni consenso, una destra con un leader bolso e rintronato, ben incollato alla sua poltrona, nella speranza di non rispondere alle sue malefatte in tribunale, in attesa come uno sciacallo che il cadavere del nemico gli passi davanti, una destra che non ha una, che sia una idea di politica.

E poi i Cinque stelle, incarnati perfettamente da un leader che non ha idee che vadano oltre i discorsi da autobus, arrogante, ignorante, irresponsabile, mal consigliato da due totali e inutili dementi, guidato dall’alto dal padrone del vapore, un nessuno che crede di poter dettare legge e per ritrovare autorità deve sottomere il proprio operato al giudizio del suo popolo, giudizio che potrebbe essere manipolato e indirizzato verso una precisa direzione.

Comuqnue vada a finire questa stagione grottesca della nostra politica, finirà male.

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La politica dei signor nessuno

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Date il potere in mano a dei nullafacenti senz’arte né parte, privi anche di quel minimo di competenze intellettive necessarie a guidare un paese ma dotati di fortuna, quella di trovarsi al posto giusto e al momento giusto, di essere per un istante in sintonia con lo spirito del tempo, e avrete l’attuale situazione politica italiana.

Un venditore di bibite, mestiere rispettabile, per carità, ma non propedeutico a guidare un paese, salito senza alcun merito ma con molti intrallazzi alla guida non di un partito politico, ma di una eterogenea congrega di varia umanità legata da un marchio aziendale e sponsorizzata da un comico, un venditore di bibite che ha tradito tutti i principi fondamentali con cui la congrega è nata ma, ciò nonostante, per la fortuna di cui sopra, è riuscito a far diventare la congrega la prima formazione politica italiana, per poi farla crollare sbagliando tutto, si permette, nel momento di crisi più profonda per l’Italia degli ultimi trent’anni, di ricattare l’unico possibile alleato di governo per biechi motivi di affermazione personale, come un bambino capriccioso che, dopo aver rotto il giocattolo, nonostante ripetuti avvertimenti, lo rivuole uguale, togliendolo agli altri.

Questo è Luigi Di Maio, un signor nessuno capo di niente, un bambino che si crede grande ed è solo un burattino nelle mani di Davide Casaleggio, il proprietario dei Cinque stelle e la mente ( assai confusa) che ne guida i passi. Questo è il ragazzino viziato che ha portato i Cinque stelle all’estrema destra, votando i due decreti sicurezza, le leggi più vergognose mai votate dal parlamento italiano, permettendo senza battere ciglio all’alleato padrone Salvini di umiliare il paese e di farla franca, negando l’autorizzazione a procedere, venendo meno al giustizialismo un po’ forcaiolo tanto caro ai grillini prima maniera e all’amico Travaglio. Questo è l’uomo complice nello sdoganare il razzismo e alleato fedele nella spietata e miserabile guerra dichiarata agli ultimi dal mentecatto leghista.

Di Maio, con l’ascesa di Conte, un altro anonimo signor nessuno ma almeno colto e garbato nei modi e, senza dubbio, molto più furbo, è diventato inutile, un peso per il Movimento seguito solo da pochi aficionados, osteggiato dalla maggioranza degli altri. Di Maio, la versione intelligente di Di Battista, come tutti quelli che sono fascisti dentro, non sa perdere e fa le bizze, detta condizioni che si possono riassumere, più o meno, in fica per tutti, senza capire quanto il suo gioco sia incosciente, senza comprendere che rischia di trascinare il paese verso una deriva priva di  approdo. Ma a un signor nessuno importa solo di essere qualcuno, almeno per un momento.

Se ne liberi al più presto il Movimento, i leader incapaci si cambiano e Di Maio ha dimostrato ampiamente la sua inettitudine, comportandosi in questo frangente con la stessa isteria meschina manifestata da Salvini e i suoi lacchè: Zaia, Fedriga, e compagnia cantante, che avevano visto il paradiso a un passo e l’hanno perso per la tracotanza e il narcisismo patologico di un altro signor nessuno che credeva di essere diventato qualcuno. Se ne liberi, magari con una bella espulsione di quelle che tanto frequentemente fa ai danni di chi non è fedele alla linea o cerca di ragionare con la propria testa, problema che non tocca né Di Maio, né il fratello scemo, Di Battista.

E’ tempo, per il Movimento, di diventare adulto, ammesso che un brand aziendale possa diventare adulto, o di sparire al più presto, come personalmente mi auguro, dalla memoria di un paese che di questi signor nessuno non aveva alcun bisogno.

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Se tornassimo a pensare al futuro dei nostri ragazzi?

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L’Italia è un paese di vecchi per vecchi, credo che questa affermazione sia difficilmente contestabile. Il conservatorismo intrinseco alla natura di questo paese nasce anche da un’età media che è tra le più alte d’Europa. I salti avanti nella storia li compiono i paesi giovani, la fortuna degli Stati Uniti è stata la presenza di milioni di immigrati, quegli stessi a cui oggi Trump, un altro vecchio al potere, vorrebbe chiudere le porte.

In Italia non si fanno più figli perché si sta bene: può sembrare un’assurdità ma è una legge che chiunque conosca qualche rudimento di geografia può confermare: paesi avanzati dal punto di vista tecnologico, fortemente industrializzati, con un tenore di vita medio- alto, come l’Italia, hanno indici di natalità molto bassi, per tutta una serie di ragioni che non è il caso di spiegare qui.

I paesi guidati da politici normodotati suppliscono a questa tendenza con l’accoglienza dei migranti ( ricordate i siriani accolti dalla Merkel in Germania?), quelli guidati da politici sottosviluppati, come il nostro, attuano politiche razziste e costruiscono muri, metaforici o reali, nell’epoca dei social, poco importa.

I ragazzi sono il nostro futuro, l’unica possibilità che ha questo paese di cambiare strada e imboccare quella che porta a uno sviluppo sostenibile ed equilibrato senza abiurare alle più elementari norme di umanità.

L’Italia è un paese che per i ragazzi non fa più nulla. Nel tempo della mia giovinezza c’erano le sezioni di partito e le parrocchie, due scuole di vita, centri di aggregazione che permettevano di socializzare, di scambiarsi opinioni e, soprattutto, di comprendere che il mondo non cominciava e finiva con noi, che nel mondo c’erano milioni di persone che soffrivano, morivano, lottavano e non dovevano essere lasciate sole. Nelle parrocchie e nelle sezioni di partito si costruiva una coscienza sociale, l’una ispirata al marxismo, l’altra alla dottrina sociale della Chiesa, due scuole di pensiero neanche troppo divergenti, nelle linee generali.

Poi c’era la scuola. Non era una bella scuola, come qualche idiota dell’ultradestra recentemente ha avuto l’ardire di scrivere: era una scuola settaria, classista, ingiusta, meritocratica nel senso peggiore del termine. Ma permetteva ai ragazzi di periferia come chi scrive, di trovare un’alternativa alla fabbrica, di costruirsi un futuro diverso dal presente faticoso e complicato, dei propri genitori. Era un’ascensore sociale efficace e forgiava il carattere, sviluppava la determinazione e la coscienza dei propri pregi e dei propri difetti, pur restando lontanissima dall’idea che io ho di scuola.

Oggi i ragazzi non frequentano più questi agenti sociali di maturazione, le famiglie sono le prime, spesso, a screditare il valore della scuola, i punti di riferimento sono venuti a mancare e la gioventù che sta crescendo arriva all’adolescenza già arrabbiata, emotivamente immatura, incapace di gestire i sentimenti, grazie anche all’uso indiscriminato dei social, fragile e, sostanzialmente, amorale, eticamente immatura e incline a un ribellismo fine a sé stesso, che porta, a volte, a fare scelte drammaticamente sbagliate, come la droga, la violenza o la radicalizzazione politica.

Me li trovo davanti ogni mattina, questi ragazzi e ragazze, e da qualche anno, il pensiero che mi tormenta è di non fare abbastanza, di non riuscire a dare loro quello che riuscivo ancora a dare quando, vent’anni fa, ho cominciato a lavorare nella scuola. Mi sento come dovevano sentirsi i difensori di Alamo, costretti a svolgere un lavoro ingrato che, sapevano, non avrebbe portato a niente. Vedo grandi potenzialità andare spesso in fumo proprio per la fragilità di cui sopra, per la mancanza di una guida adeguata, per l’incapacità di gestire in modo equilibrato una delusione. Sono pezzi di futuro che vanno in fumo, ogni ragazzo o ragazza che si perde per strada, è una possibilità sfumata di migliorare questo paese.

Ecco, io credo che la politica dovrebbe occuparsi soprattutto di questo, di fare in modo che la scuola torni ad essere un agente sociale di aggregazione e di formazione, insieme a d altri agenti sociali da inventare. Molti insegnanti si sentono come me, soli contro tutti, e, sostanzialmente, lo sono. E’ tempo che la politica si occupi della questione giovanile, questione prioritaria, strategica e non più rimandabile.

La Scuola va riformata e non aziendalizzata, secondo le ultime tendenze, gli insegnanti devono essere formati per rispondere alle sfide del nostro tempo e non si può accantonare il valore dell’esperienza in nome di un giovanilismo esasperato, fine a sé stesso.

Ma, soprattutto, riformare la scuola, restituendo dignità agli insegnanti, non serve a nulla se le scuole restano dei fortini da Deserto dei tartari: nei quartieri devono nascere biblioteche, centri multimediali, luoghi d’incontro e discussione, che costituiscano alternative valide e appetibili rispetto a quei non luoghi che sono i centri commerciali.

Questo deve accadere soprattutto nelle periferie, i nervi scoperti di ogni grande città, non luoghi a loro volta, cattedrali in un deserto che deve essere riempito non di santuari del consumismo ma di occasioni di crescita e conoscenza. Può fare di più contro la ‘Ndrangheta o la Camorra una biblioteca che una nuova caserma dei carabinieri. Don Puglisi venne assassinato perché voleva riutilizzare un bene sequestrato alla mafia per costruire una scuola.

Sogno insomma una politica che pensi al futuro dei nostri ragazzi, che si impegni per una nuova stagione di riforme e provvedimenti mirati a risolvere la questione  giovanile, dopo averne finalmente preso coscienza. Basterebbe questo a cambiare in meglio il bruttissimo volto del nostro paese.

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Abituarsi all’ infamia: la desertificazione dei cieli e dei mari.

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I giornali la chiamano così: desertificazione dei cieli, una definizione spaventosa che contempla qualcosa di apocalittico, di inquietante, evoca cieli plumbei e inariditi. Ma ad essere inariditi, per ora, non sono i cieli.

E’, effettivamente, spaventoso quello che si nasconde dietro quelle parole. L’Italia impedisce da più di un mese, con cavilli burocratici,  a due aerei appartenenti a Ong impegnate nel salvataggio dei profughi, di sorvolare il mare per individuare i gommoni dispersi. Non solo: da tempo, i comandi militari e i centri di coordinamento europei non rilanciano le segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà, come dovrebbero fare e dialogano esclusivamente con le autorità libiche. Autorità libiche che, utilizzando droni, avrebbero attivato una schermatura magnetica che manda in tilt le strumentazioni appena superato il 12° parallelo.

Tutto questo si può tradurre così: si lascia morire la gente in mare (solo ieri quaranta vittime, tra cui molti bambini) e si impedisce di soccorrerli, azzerando il pericolo di testimoni scomodi. Una roba da nazisti.

Ed ecco la componente apocalittica: stiamo parlando di centinaia di esseri umani dispersi in mare ogni giorno, stiamo parlando di un’Europa che preferisce dialogare con un regime di banditi e lasciare a loro il lavoro sporco, invece di assumersi le proprie responsabilità e organizzare il salvataggio e l’accoglienza dei migranti in modo razionale. Una roba da nazisti.

Aggiungiamo a questo quadro spaventoso l’ennesimo blocco dei porti e del mare, attuato da Salvini, nei riguardi della Eleonore, nave di una Ong tedesca, con a bordo 101 profughi, che testimonia una volta di più l’infima caratura dell’uomo, se vogliamo chiamarlo così, che blatera di onore e dignità senza sapere di cosa parla, e la morale elastica dei ministri grillini, che hanno prontamente firmato il provvedimento, dimenticando di aver detto, solo pochi giorni fa, che non si può abiurare all’umanità. Una roba da nazisti.

Si può abiurare e come, all’umanità, basta nascondere le notizie, basta far morire la gente in silenzio, senza testimoni: se la notizia non viene divulgata, la notizia non c’è. Lo facevano i nazisti, almeno all’inizio.

Stiamo diventando, siamo diventati come quei milioni di bravi cittadini tedeschi che, durante lo sterminio degli ebrei, facevano finta di non sapere anche quando l’evidenza dei fatti era sotto gli occhi di tutti. Anche europei e americani, per lungo tempo, fecero finta di non sapere cosa accadeva nei campi di sterminio. Appunto.

Va anche detto che non tutti gli italiani sono brave persone: ci sono  moltissimi squallidi individui che affonderebbero le Ong e gioirebbero alla notizia di migliaia di migranti affogati. Moltissimi, più di quanto si pensi. Appunto.

Ci stiamo assuefacendo all’infamia, tutti, anche i media, che parlano di desertificazione dei cieli e del mare senza entrare troppo nei particolari, senza neanche dare troppo rilievo alla notizia di un genocidio nascosto, di una quotidiana strage di esseri umani che si consuma in silenzio.

Quando si lascia aperta la porta all’orrore, questo finisce per diventare parte del quotidiano, per mimetizzarsi e non diventare più riconoscibile. E’ così che nascono gli Olocausti.

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Chi si ricorda di Chico, che voleva salvare l’Amazzonia?

Chico mendes

Chico Mendes era un seringueiros, un contadino che lavorava all’estrazione del caucciù nella foresta amazzonica. Era anche un sindacalista e riuscì, per una decina d’anni, a organizzare i lavoratori contro il disboscamento indiscriminato della foresta amazzonica. Per questo, dal momento che i grandi latifondisti in Brasile facevano e fanno la legge, venne processato e torturato più di una volta. Venne assassinato nel dicembre del 1988, trentuno anni fa. Molti altri suoi amici e compagni vennero assassinati ma per il suo omicidio vennero condannati due fazenderos, unico caso in Brasile, poi assolti in appello.

Esatto, avete letto bene: trentuno anni fa il disboscamento della foresta amazzonica era già un problema enorme, sconosciuto ai più.

Chico è morto per difendere gli alberi, quelli che stanno bruciando in questi giorni e che tanto clamore ed emozione stanno provocando nell’opinione pubblica. Meno clamore ed emozione l’opinione pubblica provò alla morte di Chico e dei suoi amici.

Trentuno anni fa dei contadini avevano capito che la deforestazione indiscriminata dell’Amazzonia avrebbe provocato danni enormi in tutto il mondo e avevano trovato soluzioni alternative ma meno remunerative, più sane e sostenibili, ma più faticose. Soluzioni che non permettevano ai fazenderos e alle grandi imprese nordamericane gli utili garantiti invece dalla deforestazione e dalla creazione di enormi strade nel deserto.

Oggi, su Repubblica, Stefano Mancuso, biologo e divulgatore  di fama mondiale che studia la vita delle piante, afferma molto chiaramente che l’unica strada per combattere l’effetto serra è tornare a riempire di alberi il mondo ovunque sia possibile. Strano, vero? L’unica via per combattere la devastazione della natura è la natura. Dice, sostanzialmente, quello che Chico, trent’anni fa, aveva capito empiricamente e aveva denunciato pubblicamente. Mancuso dice che gli alberi dovrebbero essere presenti sui palazzi, per le strade, negli stadi, ovunque ci sia la possibilità di farlo. E’ troppo tardi per altre soluzioni, è utopistico pensare. aut cambiamento radicale del sistema economico, questa è l’unica soluzione, per altro a costi irrisori.

Se non si mette l’ambiente al primo posto, se non si mette la salute del mondo e dei suoi abitanti al primo posto, parlare di politica è assolutamente inutile. Le politiche ambientali non sono un tema sono il tema prioritario che qualunque governo responsabile dovrebbe mettere come primo punto della propria proposta. In India, in Cina, nei paesi del nord Europa lo stanno facendo.

Viviamo in un paese che è al primo posto in Europa per reati ambientali, dove l’attenzione verso la natura e la sostenibilità comincia ad essere presente nei giovani, almeno in quelli che ritengono necessario fare qualcosa per costruire un futuro migliore, ma è marginale per non dire inesistente nella politica, dove spesso il concetto di sostenibilità viene dileggiato, e assente nella maggioranza della popolazione.

Bisogna intervenire per correggere questa situazione, la difesa dell’ambiente non può essere delegata alle poche associazioni di settore  o alla buona volontà dei ragazzi. Nella spiaggia di Stintino, in una settimana, si sono raccolti ventimila mozziconi di sigaretta, ogni volta che si puliscono i fondali o le spiagge, la quantità di spazzatura che si raccoglie è impressionante.

La tutela dell’ambiente non è solo un questione politica ma anche di buona educazione e di civiltà, qualità che nel nostro paese sembrano essere scomparse.

Se si formerà un nuovo governo, mi auguro che si ricordi di Chico Mendes e allego al post, il link dove potrete ascoltare la splendida canzone che gli hanno dedicato i Nomadi tempo fa. Chico è stato un eroe che si è sacrificato per tutti noi.

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