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Un paese senza memoria è un paese senza futuro-Podcast

A parte l’intervento del presidente Mattarella, non si sono rilevati interventi politici importanti durante la Giornata della memoria delle vittime innocenti di mafia;  dare del cretino a un ministro non è educato e non è un modo per rimarcare la differenza da quella parte politica che si vorrebbe avversare; la vicenda del bus con i bambini sequestrati ha rischiato di trasformarsi nell’ennesima ondata di odio razzista; Ius soli, due parole che tutti hanno paura di pronunciare, due piccole parole, un grande atto di civiltà. A proposito: cento anni fa nasceva il fascismo.

 

 

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Un silenzioso attacco alla democrazia

Il peggio, con questo governo, arriva silenzioso, senza che i media o un’opposizione inesistente mostrino di accorgersene. La prevista legge sull’autonomia scolastica regionale è un attacco senza precedenti al diritto allo studio e alla libertà d’insegnamento.

 

 

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Non illudiamoci: Milano non è Italia, è Europa

lavoratori-terzo-statoimmagine tratta da: cambiailmondo.org

Non mi faccio illusione sui duecentomila di Milano: il capoluogo lombardo è città europea, aperta al mondo e ha manifestato il suo antirazzismo già quando la situazione stava volgendo al peggio. Non si può quindi prendere a esempio la manifestazione di sabato nè considerarla un punto di partenza: casomai, è l’ennesima conferma della civiltà di una città che va comunque in controtendenza rispetto al resto della regione.

Manifestazione, per altro, che arriva fuori tempo massimo, molte delle bandiere che sventolavano sono rimaste nei cassetti quando, ad esempio nella mia città, Genova, il virus del razzismo cominciava a  mostrare i primi sintomi e si è scelta la via della prudenza, o della convenienza, invece di una presa di posizione chiara e netta.

E’ un effetto del pensiero liquido, quello che disapprova o tace a seconda delle convenienze, quello che dimentica in fretta e che si schiera solo quando gli viene ordinato di farlo. In un mondo orwelliano come quello in cui viviamo,. non ci si d ve stupire se l’amico di ieri è il nemico di oggi, se oggi si riempiono le piazze e ieri si stava zitti per gli stessi identici motivi.

Non è motivo di soddisfazione neanche l’affluenza, assai alta, alle primarie di un Pd in crisi di identità, costretto a mettere la parola fine alla leadership di un uomo responsabile unico della più grande sconfitta elettorale della sua storia, un ex leader che continua, con la sua arroganza e la sua protervia, a rivendicare immaginari successi, a fare il male del partito e della sinistra tutta, scaricando le sue responsabilità sugli altri, come un bambino capriccioso.

 Ma il sistema primarie non mi piace. Ricordo ancora con ribrezzo la pagliacciata delle primarie in Liguria per il rinnovo dei vertici della regione, con un inutile candidata imposta dall’alto dal coglione di Rignano e misteriosamente vincitrice, nonostante l’avversione generalizzata dell’elettorato di sinistra: troppo,  per fidarmi di una consultazione non controllata e facilmente falsificabile. Primarie? No, grazie, fate politica, se siete ancora capaci. Non è democrazia quella, è scarico di responsabilità e incapacità di autocritica, non è Rousseau, è peggio, perché arriva da sinistra.

Comunque la vittoria di Zingaretti, di cui mentre scrivo non conosco ancora le proporzioni, se dovesse risultare schiacciante potrebbe rappresentare un segnale di vita a sinistra. L’uomo è competente, può essere un buon traghettatore per far uscire il partito dalle acque pericolose in cui si trova adesso per lasciare poi il comando a chi possa farlo attraccare in un porto sicuro. E, forse, in questo momento è l’uomo giusto per contrastare la destra.

Questa destra  capace di blandire i peggiori istinti degli italiani e i peggiori italiani, di intercettare il loro stomaco, di sdoganare il peggio,  ha una ineffabile attrazione per lo squallore umano, è tronfia e orgogliosa della propria ignoranza che non ha nulla di nobile ma è solo volgare, ma è vuota. Non è fascista, non mi stancherò mai di ripeterlo e non è populista: questa destra è il partito di chi, in Italia, è sempre vissuto sulle spalle degli altri, degli evasori fiscali, dei furbi, di quelli che considerano Mani pulite alla stregua della Santa inquisizione, di chi non ha mai colpa, la colpa è sempre degli altri, è il partito dell’egoismo sociale citato da Grillo ieri, lui che ne è alfiere lo conosce bene, egoismo sociale che è una bandiera, egoismo sociale scandito da facili slogan per un pubblico drogato di pessima televisione e abituato a sognare una realtà diversa attraverso gli slogan della pubblicità, è il partito delle scorciatoie e della semplificazione elementare, dell’immobilismo mascherato da attivismo. E’ il partito dei cialtroni, dei voltagabbana, degli ipocriti baciapile che corrompono e si lasciano corrompere, poi vanno in chiesa a confessarsi e ricominciano.

Questa gente, questa Italia provinciale e chiusa, è maggioranza, che ci piaccia o no, e l’unica battaglia che si può combattere per contrastare quella che è una malattia sociale, è una battaglia culturale.

Le brave persone che ancora esistono in questo paese e sono tante, per fortuna, chiedono decoro, etica, valori, proposte concrete. Queste cose, da anni, non arrivano più da quello che  fu il più importante partito di sinistra  in Europa, ridotto a comparsa in una commedia di guitti.

L’entusiasmo che leggo sui giornali di sinistra in questi giorni e l’incremento di insulti e squallide illazioni su quelli di destra, testimonianza di una certa inquietudine, mi sembrano del tutto immotivati: non c’è (ancora) nessuna rinascita in vista da una parte e non c’è nulla, ma proprio nulla dall’altra. Il governo più improduttivo degli ultimi trent’anni, accozzaglia grottesca di figure lombrosiane e comparse da filodrammatica, imploderà, presto o tardi lasciandosi dietro un cumulo di macerie.

La battaglia è culturale e la partita si vince sui valori e sulle proposte concrete: fino adesso, a sinistra, le proposte sono state fallimentari e i valori rinchiusi in un cassetto, vedremo nei prossimi giorni se qualcosa è cambiato.

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Una sinistra senza leader e senza idee

immagine blog Immagine originale di Cmnologo

Considero l’avvento delle primarie nelc entro sinistra il primo segnale del disfacimento del partito, il primo passo verso l’attuale inconsistenza politica. Lungi dall’essere un atto did emocrazia, pasticciate e manipolabili come sono, le primarie rappresentano l’abidicazione della direzione del partito dalla respoonsabilità, l’incapacità di ascoltare la base e colgierne segnali e richieste.

Le primarie di domenica, che arrivano fuori tempo masismo, appaiono tanto più assurde in quanto divise tra la revanche renziana di Giachetti, il ritorno al passato di Zingaretti e la mediazione incolore di Martina. Nessuno dei tre candidati porta avanti una proposta nuova, un”idea, un sogno in grado di ridare entusiasmo. Manca la visione, manca l’uomo che sappia interpretare lo Zeitgeist e condurre il partito a recuperare il tempo e il tewrreeno scialacquati sciaguratamente.

La vittoria di Giachetti sarebbe il de profundis, il canto del cigno di Renzi e della sua deriva liberista, quella di Zingaretti un ritorno al passato dal fiato corto e quella di Martina un tirare a campare tra coltellate alla schiena e mediazioni impossibili.

In realtà nessuno dei tre ha un’idea di cosa significhi davvero sinistra oggi, nessuno comprende che, accantantonato giustamente l’armamentario ideologico del comunismo è necessario tracciare un’altra strada, basata su pochi punti programmatici semplici, chiari, condivisbili da tutti, irriducibili e moderati, che rappresentino una svolta autentica per il paese.

Prima di tutto, l’equità fiscale, meno tasse pagate da tutti, gestione umana e organizzata dell’immigrazione, lotta senza quartiere alla corruzione, una lotta condotta non solo con la repressione ma rendendo conveniente il comportamento virtuoso, as eguire una politici del lavoro che parta dall’ambiente, dalla ristrutturazione dei centri storici, una ricchezza enorme del nostro paese, dal rilancio della cultura che non può non passare dalla scuola, riassesto del sistema sanitario,last but not least, lotta, questa sì senza quartiere, alle mafie che hanno le mani in pasta ovunque.

Non sono obiettivi fantascientifici o rivoluzionari, a mio parere rappresentano la conditio sine qua non per governare questo paese e aiutarlo a rialzarsi.

Le primarie di domenica, invece, somigliano di più aqun inutile rituale che eleggerà un re senza corona e senza regno, ma, soprattutto, senza idee.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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