Il relativismo morale della sinistra italiana

I decreti sicurezza sono ancora in vigore.

Qualunque cosa dica Zingaretti, che ha la faccia di affermare che lo sbarco dei profughi della Ocean Viking dopo giorni di patimento in mare rappresenta una discontinuità col passato, i decreti sicurezza sono ancora in vigore ed è uno dei motivi, anche se venissero abrogati o più probabilmente modificati prossimamente, per cui non voterò Pd nè nessuno dei partiti di sinistra presenti in parlamento, con buona pace di chi sui social mi taccia di comunismo.

Da tempo mi sono reso conto che per la sinistra italiana, tutta, esiste un relativismo morale dalle maglie molto larghe, per cui se certe azioni le fanno gli altri sono deprecabili e da condannare, se le stesse azioni le fa la sinistra allora sono giustificate dalle circostanze.

I decreti sicurezza sono ancora in vigore.

Personalmente, questo modo di fare mi fa schifo e non me ne frega niente se con il mio non voto favorirò la destra perché tanto, Pd e compagnia bella, sono solo un’altra destra, un po’ più elegante, un po’ meno volgare, altrettanto inconsistente politicamente.

I decreti sicurezza sono ancora in vigore.

Il clientelismo, la corruzione, i favori agli amici degli amici sono trasversali nel nostro paese e da quando il Pd è tornato al governo, senza Renzi, che non fa più schifo di Zingaretti, pari sono, dice solo quello che Zingaretti non può dire ma fa, il finanziamento alla scuola privata di queste ore ne è un esempio, non c’è un provvedimento di questo governo che vada a favore dell’equità fiscale, della lotta all’evasione, di un contrasto deciso alla criminalità organizzata. Non c’è un provvedimento che non favorisca i furbi e vada a vantaggio degli ultimi. La farsa della regolamentazione dei migranti per il tempo di farsi schiavizzare nei campi è un esempio.

I decreti sicurezza sono ancora in vigore.

Una sinistra che a Genova e in Liguria, di fronte al peggior sindaco e al peggior governatore degli ultimi anni, spalleggiati e favoriti da tutti i giornali cittadini, non riesce a proporre un candidato valido per le prossime elezioni regionali e addirittura cerca l’alleanza con Renzi, il responsabile del disastro ligure, che ha la faccia di rivendicare la candidatura della Paita come se tutti i liguri avessero la memoria del pesce rosso, farebbe bene a sciogliersi e disperdersi nei Cinque stelle, con cui ha in comune la concretezza politica e la chiarezza di idee, o dove diavolo vuole, ma la pianti di umiliare chi ancora crede, illudendosi, in certi valori.

L’unica possibile alternativa è la destra? No.

In questi giorni ricorre l’anniversario della morte di Alexander Langer, un visionario, un costruttore di pace che alle chiacchiere preferiva i fatti. Creatore del movimento ecologista in Italia, è una figura troppo presto dimenticata, che molto avrebbe da insegnare a chi oggi fa politica. Un uomo che ha fatto della mediazione e del dialogo la propria arma, un uomo che riusciva a trovare punti in comune anche tra posizioni in apparenza inconciliabili. Un uomo che prima di uccidersi ha lasciato scritto che quello che contava era il cammino intrapreso.

Domenico Lucano aveva creato un modello di integrazione esportabile e virtuoso che la Sinistra, continuiamo a chiamarla così ma di sinistra non ha nulla, non ha avuto il coraggio di abbracciare, anzi, è arrivata al punto di ripudiarlo. Per altro Lucano ha agito seguendo la linea nobile della disobbedienza civile, quella di Danilo Dolci, per parlare di un altro padre nobile dimenticato da un’intellighenzia, ormai fossilizzata in schemi stantii e vecchi, protesa più a tutelare la propria rete clientelare che a lavorare per il bene del paese.

I padri nobili ci sono, le persone che hanno dato l’esempio anche, ci vuole però il coraggio di lasciarsi il passato alle spalle e ricominciare a sognare, a costo di perdere oggi per vincere domani.

Personalmente, voterò in Liguria e, quando sarà, alle nazionali, chi metterà al primo posto la tutela del territorio, le energie alternative, l’equità fiscale, la lotta alla criminalità organizzata, un nuovo modello di istruzione pubblica, la riorganizzazione della sanità pubblica, e se nessuno lo farà, mi asterrò. Sono i punti che ha ribadito, qualche giorno fa, Gianni Letta, odiatissimo dai duri e puri, ma l’unico che sarebbe in grado, a parere di chi scrive, di tirare fuori il paese dal pantano. Insieme a lui mi piacerebbe tornasse alla politica Civati, uomo di principi e valori antichi, radicati nel Dna di chi crede ancora possibile l’esistenza di un partito di sinistra in un mondo ormai fatto su misura per i potenti.

C’è bisogno di fare tabula rasa in questo paese, di ricominciare da zero. Non è con i giudici che si combatte il fascismo o qualunque cosa sia l’onda di sterco montata da Salvini e compagnia, ma con una politica diversa, che torni a guardare ai veri motori del progresso, i poveri cristi sfruttati, umiliati e offesi in ogni parte del mondo. I nazisti dell’Illinois sono pagliacci che scompariranno nell’oblio, il problema è non sostituirli con altri pagliacci.

Non è restando fedeli alla linea che si fa il bene del paese perché la linea non esiste più da tempo, si è persa nel vento come le risposte che continuiamo a cercare. È tempo di rabbia e di richieste forti e chiare, come quelle che nel silenzio mediatico ha fatto ieri a Roma Aboubakar Soumahoro.

A proposito: i decreti sicurezza sono ancora in vigore.

Ma oggi, come ieri, la speranza è nei prolet.

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Renzi, il triste declino di un talento sprecato

Foto di StockSnap da Pixabay

L’uomo che col suo referendum voleva governare da solo, senza i noiosi passaggi alla camera, accusa il Presidente del Consiglio di volere pieni poteri nel bel mezzo di una pandemia.

L’uomo che settimane fa aveva dato date precise e precoci per far ripartire scuole e industrie,restando fortunatamente inascoltato, minaccia di far cadere il governo nel momento più difficile della storia repubblicana.

L’uomo che da mesi sta facendo del populismo la sua unica arma nel tentativo disperato (per fortuna) di prendere atto del fallimento causato in buona parte dalla sua megalomania, non riesce a sopportare il ruolo di comprimario, deve sempre e per forza rubare la scena, parlare sopra le righe anche quando il momento non lo consiglia, fregandosene, come fa da molto tempo, non come ha sempre fatto, dei reali bisogni del paese.

E’ un peccato che il narcisismo patologico abbia ridotto a una macchietta penosa un poltico di talento, uno che era ancora riuscito a infiammarci con la sua requisitoria contro Salvini e la sua perorazione a favore di un govenro con i Cinque stelle, salvo poi dimostrare che si trattava solo dell’ennesimo, stucchevole gioco di prestigio.

Non c’è peggior cosa di chi si convince che il consenso è qualcosa che non passa, una conquista, e non capisce quanto di volatile, etereo, instabile vi sia, tanto che solo quelli veramente grandi riescono a mantenerlo, non i piccoli uomini come Matteo Renzi.

Non ha capito che non c’è bisogno di un altro alfiere di Confindustria, organizzazione squallida e miserabile che cerca di lucrare anche sui morti, c’è già la destra peggiore dal dopoguerra a oggi a leccare il culo agli industriali, lui è di troppo.

Mi sono vergognato per te e per i tuoi adepti il venticinque Aprile, per il vostro peana agli americani, per la crassa ignoranza dei tuoi seguaci, non la tua, no, tu sai benissimo che l’Europa l’hanno liberata anche i russi, che americani e russi giocavano una partita a scacchi con le vite dei loro soldati, spartendosi il mondo, la stessa partita che vorresti giocare tu sul virus, che gli unici da compiangere sono i tanti giovani senza divise ma con delle idee, morti per garantire perfino a politicanti da quattro soldi come te di sbraitare in Parlamento come hai fatto oggi, di tentare un altro, penoso gioco di prestigio ergendoti a paladino di una Costituzione che hai tentato di snaturare.

Non sei mai stato un compagno, non sarai mai un compagno, ma potevi fare meglio. Hai illuso tanti compagni, e questo non è giusto perché sono brave persone, che credono in un’idea che tu hai contribuito insieme a tanti altri a gettare nel cesso.

Non sei responsabile di tutto, certo, ma sei solo sempre stato nel posto sbagliato al momento sbagliato, hai solo sempre detto quello che non andava detto quando non andava detto.

Poteva essere diverso, potevi diventare, dopo aver pugnalato alle spalle il tuo amico Letta, che giustamente ti odia, un grande politico, fare ammenda di quel colpo basso e dimostrare che tu non eri quello, l’ennesimo saltimbanco sul palcoscenico della nostra politica, ma che avevi idee diverse e nuove, che quello era stato un sacrificio necessario per il bene del paese.

Invece eri proprio quello, anzi peggio, incapace di ammettere i tuoi errori, pronto a scaricare le tue responsabilità sugli altri, pronto ad affermare tutto e il contrario di tutto il giorno dopo, come un Berlusconi qualunque, il tuo unico, vero modello.

Per non parlare dei tuoi adepti, bravi borghesi, appunto, e non scrivo borghesi in senso benevolo ma nel senso che quelli della mia generazione, quelli che volevi rottamare, attribuivano a quel termine.

Speriamo che quello di oggi sia il tuo ultimo gioco di prestigio, ormai il trucco è alla luce del sole, speriamo che non riesca e tu finisca, come quelli che oggi sbraitavano perchè altro non sanno fare, in un meritato oblio al più presto.

Questo paese ha tanti difetti, la gente non è proprio il massimo, ma, decisamente, non ti merita.

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L’Emilia non è il rubicone e la piazza non è la soluzione

Le elezioni regionali in Emilia Romagna non sono la cartina di tornasole per la tenuta del governo e chi si illude che la (bellissima) piazza di ieri riempita dalle sardine sia il segnale di una rinascita della sinistra, è fuori strada.

In Emilia la sinistra va alla tornata elettorale con un ottimo candidato che, all’assenza di argomentazioni della destra, può contrapporre fatti concreti, risultati, cifre: non è sempre così, non accade lo stesso in tutte le regioni ed è per questo che le competizioni elettorali vanno inquadrate nella loro reale dimensione, altrimenti si finisce per continuare a raccontarsi la favola renziana del Pd al 40%.

Se Bonaccini vincerà, e onestamente non vedo come possa accadere il contrario, il Pd resta un partito senz’anima, ondivago e privo di una identità definita. La richiesta di rinviare il giudizio sul Salvini per il caso Gregoretti mostra ancora quella irrazionale paura di non favorire la destra che ha, di fatto, bloccato l’azione del governo e impedito al Pd di portare avanti le proprie istanze, di chiedere il ritiro dei decreti sicurezza, di proporre lo ius soli, rivedere il reddito di cittadinanza, ecc.

Riguardo ai decreti sicurezza, non riguardano solo gli stranieri ma anche la libertà di manifestare in questo paese, che è fortemente limitata dal secondo decreto di Salvini, particolare che, stranamente, viene ricordato di rado.

Quanto alle sardine, non c’è da entusiasmarsi primo, perché la folla che si è riunita a Bologna era eterogenea, secondo, perché continua a mancare una linea politica che vada oltre le buone intenzioni, terzo, perché la piazza, ormai da anni, in Italia, non è più uno strumento di pressione sul governo. Agli esterofili che portano l’esempio della Francia, oltre a ricordare che le rivendicazioni contro la legge sulle pensioni sono state in parte, del tutto legittime, in parte difesa di privilegi assurdi, chiedo di verificare quanti scioperi sono stati fatti in Francia negli ultimi trent’anni e quanti in Italia, la risposta spiega il motivo per cui la piazza, da noi, non è più uno strumento perseguibile per ottenere risultati, con buona pace dei duri e puri che continuano a vivere la loro distopia.

Comunque, quarantamila persone che manifestano chiedendo una politica diversa, sono una buona notizia, ma non è un nuovo sessantotto né altro di simile. È semplicemente un vaffanculo soft senza grandi fratelli dietro le spalle.

L’unica forma di contrasto possibile a un sistema sempre più diseguale e oppressivo, sempre più in grado di controllare le masse con i media, vecchi e nuovi, è una buona politica. La buona politica, oggi, e a questo bisogna rassegnarsi, non può non muoversi all’interno del liberismo ma può cambiarlo, non per trasformarlo in qualcos’altro, ma per umanizzarlo. Si può fare, nei paesi del nord Europa si fa, ma lì il discrimine è dato dalla gente, ed è questo il punto.

La buon politica si può fare se esiste un’assunzione di responsabilità generale di ognuno di noi che si contrapponga alla deresponsabilizzazione generale portata avanti dalla destra, che esiste solo quando individua un colpevole che sia altro da sé e illude la gente di non essere responsabile di quello che succede.

La sinistra ha vissuto la sua stagione di lotta, con molte sconfitte e qualche vittoria, solo quando i vincoli di solidarietà, cooperazione, il comune sentire della classe operaia e di parte della classe borghese gli ha dato la forza per portare avanti certe istanze, ma quella è una stagione irripetibile, quei vincoli non esistono più e bisogna creare un patto su nuove basi, che partano dal passato per costruire il futuro. Bisogna, soprattutto, tornare a fare politica nel senso proprio del termine, raccogliendo le nuove istanze del mondo giovanile ( sardine, ambiente) e della società civile. Moralizzazione è la brutta parola che dovrebbe contraddistinguere il nuovo corso, moralizzazione all’interno degli schieramenti politici ma anche dell’elettorato. In fondo, è quello che, con altre parole, chiedono le sardine e anche, dal suo punto di vista, Papa Francesco.

Certamente l’uomo che può guidare la rinascita non è Renzi, u neoliberista senza idee che si ostina a dare le colpe del suo fallimento agli altri, e, temo, neanche Zingaretti, che però, e va a suo onore, si è assunto, almeno a parole, la responsabilità di traghettare il Pd fuori dallo stagno in cui si è infossato.

Vedremo se ce la farà e speriamo non si intonino peana se Bonaccini vincerà: non è proprio il caso. Se il lavoro ben fatto è la chiave che può cambiare le cose, a sinistra, da parecchio tempo, se ne vede poco.

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