Dedicato a chi dice che la scuola funziona

La lettura errata del sondaggio Ocse riguardo le capacità di comprensione dei ragazzi italiani, ha scatenato da parte di dirigenti e colleghi una difesa d’ufficio della Scuola ancora più grottesca dell’attacco che era seguito alla pubblicazione del sondaggio. Commento brevemente la cosa nel mio podcast.

 

 

 

 

 

 

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Intervista su Il granello di sabbia

Pubblico l’intervista che ho rilasciato al sito Recensioni per esordienti riguardo il mio ultimo libro

Intervista a Pietro Bertino Scrittore

Dopo aver letto il romanzo “Il granello di sabbia”, l’autore Pietro Bertino ha risposto così alle nostre domande.

Qual è stata l’ “urgenza” interiore che ti ha spinto a scrivere un romanzo distopico sì, ma decisamente verosimile e plausibile? Ti preoccupa la deriva populista imboccata dalle democrazie contemporanee nel loro complesso politico, economico e sociale?

Sì, mi preoccupa la deriva populista ma soprattutto il deficit di solidarietà, la paura della gente che si trasforma in odio e mancata attenzione verso l’altro. Il contesto politico ormai sembra più orientato ad alimentare le paure della gente o a controllarle che a creare un clima di solidarietà e cooperazione.

L’urgenza da cui è nato il romanzo è il quotidiano massacro dei migranti in mare, un genocidio silenzioso attorno al quale c’è troppa indifferenza. Tutto viene semplificato e affrontato con superficialità, seguendo la pancia della gente, delegando al senso comune le responsabilità della politica.

Storicamente, i puristi che anelavano ad un mondo perfetto hanno puntualmente commesso atrocità inenarrabili: è un caso, o un mondo perfetto non è auspicabile, né persino possibile?

Io credo che un mondo perfetto non sia né auspicabile né possibile perché la perfezione o l’imperfezione sono categorie soggettive e quindi ci sarebbe sempre chi ne viene escluso.

Quanto credi che Internet possa essere strumento di partecipazione democratica, e quanto di controllo? È plausibile avere garanzie circa l’utilizzo della Rete per fini non malevoli, o è tutto in mano a tecnocrati incontrollati e incontrollabili? Può essere la “democrazia digitale” diretta una soluzione alle storture della democrazia rappresentativa elettiva?

La rete sarebbe in potenza un formidabile strumento di controllo che si è trasformato, purtroppo, in una sorta di arena pubblica e in un medium altamente manipolabile.

Quella democrazia diretta digitale è un’utopia perché il web, per la sua natura virtuale, non garantirà mai la sicurezza necessaria. I tecnocrati sono ancora controllabili ma rischiano di diventare pericolosi aghi della bilancia nel dibattito politico.

Nel complesso, Internet, si è trasformato in un veicolo di manipolazione delle informazioni, di diffusione ad arte di fake news e di controllo dell’opinione pubblica.

Lo Stato che descrivi è autarchico e di polizia – ricorda in tal senso vagamente quello fascista – ed al contempo imbrigliato in rapporti inestricabili con criminalità organizzata e potere economico multinazionale: hai forse descritto “la tempesta perfetta”?

Ho descritto una realtà possibile, spero non ancora realizzata ma non irrealizzabile.

La criminalità organizzata è ormai un competitor nel mondo economico, le collusioni politiche sono all’ordine del giorno, basta leggere i giornali e il potere economico delle mafie è enorme.

Più che la tempesta perfetta, il libro vuole essere un monito a intervenire finché si è ancora in tempo e, credo o spero, che un margine di intervento sia ancora possibile.

Quanto davvero il singolo può operare allo scopo di far saltare l’ingranaggio e l’intera macchina, proprio come il protagonista, metaforicamente il “granello di sabbia” cui alludi nel titolo?

Io credo, per dirla con Vaclav Havel, nel potere del lavoro ben fatto, il vero granello di sabbia che può far saltare l’ingranaggio.

Il singolo può dare l’esempio, ma è l’assunzione di responsabilità della collettività che può veramente fare la differenza, la consapevolezza del potere della maggioranza.

Il romanzo si chiude con più dubbi che certezze circa la bontà del futuro: credi dunque che l’uomo non imparerà mai dai propri errori?

Non è che lo creda, lo dimostra, purtroppo, la Storia. Anche se passi avanti sono stati fatti e c’è la speranza che altri ancora se ne facciano.

Possiamo sperare in un sequel della storia qui descritta? Hai altri progetti in cantiere?

Non ho in programma un sequel, per il momento, credo che il romanzo sia concluso nell’unico modo possibile, ma non escludo di tornare in quel mondo in futuro. Sto scrivendo un manuale per la didattica dell’antimafia nelle scuole e ho cominciato a buttare giù un po’ di materiale per un giallo.

Grazie alla disponibilità dell’autore, e in bocca al lupo!

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Perché la destra non ha bisogno delle piazze

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Ieri ho fatto dei rilievi, non delle critiche, al movimento delle sardine, esprimendo delle perplessità, perplessità che, alla luce del manifesto pubblicato oggi sui giornali, sono diventate quasi certezze.

Oggi vorrei soffermarmi su un altro punto. Io spero che le piazze riempite dalle sardine non illudano la gente che la destra populista sia in crisi. La sinistra, storicamente, è sempre riuscita a riempire le piazze perché i principi di solidarietà e cooperazione a cui si rifaceva un tempo avevano come inevitabile appendice quella di manifestare tutti insieme.

La destra estrema  lo ha fatto fino agli anni settanta, quando ancora era ideologicamente formata sui principi, chiamiamoli così, fascisti e senza grandi esiti. Più che altro, distruggeva il lavoro degli altri, invece di costruire qualcosa. Provocava, aggrediva, minacciava, sempre dieci contro uno secondo la curiosa interpretazione del coraggio che li contraddistingue.

Oggi, che la destra estrema ha al suo interno una componente neofascista irrisoria numericamente e che, nel frattempo, si è trasformata in qualcos’altro, non ha alcun bisogno delle piazze. Gli bastano fame e troll in rete o l’enorme esposizione mediatica, del tutto ingiustificata, dei suoi leader.

Non ha alcun bisogno neanche di un vero leader, bastano caricature viventi come Salvini o la Meloni che ci mettano la faccia a portare avanti il discorso politico della destra radicale.

Un discorso fondato sull’egoismo, la prevaricazione, la sottomissione del più debole, alimentato dall’odio e dalla frustrazione, centrato sull’individualismo autoreferenziale e quindi complemetamente alieno da qualsivoglia manifestazione pubblica che non sia espressione di rabbia violenta.

Salvini è ormai la caricatura di sé stesso e l’originale non era già un granché, un personaggio talmente improponibile da risultare quasi patetico, non fosse per le conseguenze che i suoi discorsi privi della minima sostanza politica hanno sul tessuto sociale del nostro paese.

Ma ai suoi seguaci non importa. Gli basta ascoltare quello che vogliono sentire, gli basta sentirsi dare ragione e scuotersi di dosso il complesso d’inferiorità che hanno sempre nutrito nei confronti delle persone normali, quelle che provano ad essere equilibrate, che leggono libri, che cercano di migliorarsi e non danno al prossimo le colpe dei loro fallimenti. Gli basta non sentirsi diversi e trovare altri piccoli mostri uguali a loro, per considerare la mostruosità una categoria del reale socialmente accettabile.

Per questo il consenso sale nonostante sembri assurdo a chi, normodotato mentalmente, si rende conto del vuoto di certe affermazioni, delle menzogne palesi, dell’ipocrisia che scorre a fiumi, dell’assurdità di certe tesi. Non è a loro che parlano le due caricature viventi.

Non saranno le piazze piene a sconfiggerli: nel 2001 a Genova eravamo una marea e si è visto come è andata a finire. Se le sardine, non credo ma tutto può essere, dovessero trasformarsi in un movimento concreto, basteranno pochi provocatori a farle arenare sulla spiaggia, perdonate la metafora greve.

Salvini si sconfigge conquistando il voto di quel 50% di italiani che non vota, con una proposta politica forte, chiara, concreta e coerente, alternativa alla deriva populista e ai giochetti da vecchia politica dei cinque stelle, che da nuovi, sono diventati vecchissimi.

Bisogna smetterla di semplificare e considerare il popolo dell’estrema destra come una massa informe di dementi: c’è anche quello, e in misura rilevante, ma Salvini, Meloni ecc. sono espressione di una rabbia sociale, unità a una povertà culturale profonda.che sta montando nel paese e che rischia di portarci a una nuova stagione di violenza.

Quella rabbia sociale va individuata, studiata e curata, come un virus resistente agli antibiotici, con modelli e strumenti nuovi, che non siano quelli del secolo corso, un antifascismo di facciata unito a gioiose ed estemporanee manifestazioni di piazza che lasciano il tempo che trovano.

Trent’anni fa moriva Leonardo Sciascia, uno dei più lucidi e preveggenti intellettuali che il nostro paese abbia avuto. Sono uomini della sua statura che mancano a questo paese, che hanno lasciato un vuoto ancora lontano da colmare. Solo quando quel vuoto si ridurrà, potremo cominciare a tirare un sospiro di sollievo.

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Perché non condivido l’entusiasmo per le sardine

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Chi mi conosce sa che ho sempre difeso i giovani che scendono in piazza e continuerò a farlo, ma sa anche che ho sempre affermato che la politica devono farla i politici e non può partire dal basso. La parabola dei Cinque stelle è un triste esempio che conferma il mio pensiero in proposito. Il popolo ragiona di pancia, la politica dovrebbe usare la testa.

Vedo molto entusiasmo in giro per il movimento delle sardine e già il nome, una felice invenzione mediatica, mi induce a fare alcune riflessioni prudenti.

Se ne parla come di uno spontaneo movimento antifascista, Bella ciao torna a risuonare nelle piazze, ecc.ecc.

Ho più volte manifestato la mia perplessità nel definire la deriva populista “fascismo” e le stesse perplessità le ho a definire le sardine come “antifascismo”. Il motivo è, per entrambe i fenomeni, l’assenza di un pensiero politico alle spalle. Per essere più chiare, l’assenza di un corpus di conoscenze acquisite necessarie a formare un’opinione che si possa definire politica.

Io sono stato un contestatore all’università, ho manifestato con gli operai dell’Italsider, sono sceso in piazza contro la guerra del golfo, ero a Genova nel 2001: parliamo di piazza di centinaia di migliaia di persone, di un pensiero forte, di proposte concrete: tutto si è rivelato inutile. L’università arranca ed è un centro di clientelismo e nepotismo, le due guerre del Golfo si sono combattute, il mondo migliore che chiedevamo nel 2001 non c’è.

Mi chiedo quindi, come si possa anche solo pensare che un movimento che raccoglie nelle piazze migliaia di persone appartenenti per lo più a una sinistra frastagliata e divisa, uniti solo dall’avversione e dalla paura nei confronti di Salvini, possa in qualche modo incidere sul presente.

La dichiarazione dei leader delle sardine, di non volere i partiti, la dice lunga sull’insipienza politica degli stessi e su quel tocco di arroganza giovanile che ci sta, e che purtroppo i Cinque stelle non hanno mai perso.

Temo che Bella Ciao sia noti ai più per via della Casa di carta e che la suggestione di quella fiction, geniale ed anarchica, giochi un ruolo importante in questo movimento.

A me sembra una riedizione del vaffa politically correct, simpatica, sicuramente rigenerante, ma priva, come spesso accade, di un reale contenuto.

Non ci sono proposte concrete, non c’è una via politica, solo una protesta dai toni contenuti, una rabbia radical chic, mi verrebbe da dire.

Io penso, so di essere in minoranza, che il Pd abbia fatto bene a sfruttare l’onda, che temo breve, di questo movimento per mettere sul tavolo la carta dei diritti civili e spero che abbia la costanza e la forza di mantenerla.

Il Pd, che ci piaccia o no e a me non piace per niente, tanto per essere chiari, è l’unica forza in grado di fare massa critica a sinistra alla deriva populista, a patto che ritrovi un’anima e inverta la direzione che aveva preso Renzi, sapendo che con Renzi dovrà comunque trovare un accordo.

Temo che molte persone del secolo scorso, come chi scrive, stiano confondendo una iniziativa mediatica con il ritorno di una stagione di lotte che ha avuto ben altri interpreti e ben altre interpretazioni.

Nel tempo della nostra gioventù, leggevamo Marcuse e Popper e, anche chi non è mai stato marxista, come me, aveva ben presento il concetto di redistribuzione della ricchezza e di disuguaglianza come aveva ben presente quello che la Resistenza ha rappresentato per il nostro paese.

La gioventù oggi, e non me ne vogliano, lavoro con loro e per loro, è di una ignoranza sconcertante, ha una vaga idea del fascismo ed è autoreferenziale. Forse i leader delle sardine fanno eccezione, li ho sentiti parlare e non mi pare, ma sono certo che la stragrande maggioranza di quelli che erano in piazza non sanno chi era Bombacci o Bordiga, per dirne una, e sarebbe già un peccato veniale, ma temo non sappiano neanche cosa siano stati gli anni di piombo, la speculazione industriale, il compromesso storico, ecc. Ed è un peccato un po’ meno veniale per chi pretende di guidare un movimento di rinascita del nostro paese.

Non sono stato tante cose in questi anni, non sono stato democristiano, renziano, piddino, più recentemente non sono stato Charlie Hebdo e oggi no, non me la sento proprio di essere una sardina.

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Il gioco delle parti sulla pelle dei curdi

Turkey Moves Forces Into Northern Syria

La Turchia vive sotto dittatura da anni e l’Europa, da anni, lo accetta senza battere ciglio. Anzi, conclude affari con Erdogan, addirittura lo paga per tenersi gli immigrati e fare il lavoro sporco al posto suo. Erdogan il negazionista che minaccia ritorsioni a chi si azzarda di parlare degli armeni, Erdogan il genocida, che vuole eliminare i curdi siriani dal Rotava, dove loro hanno scacciato gli arabi ( le questioni in medio oriente non vanno mai affrontate in modo manicheo).

Non esiste un governo politico europeo forte, compatto e coeso che possa, dopo l’aggressione ai curdi, fare la voce grossa contro Erdogan. L’Europa sembra più preoccupata di arginare la deriva sovranità che di giocare il suo ruolo nello scacchiere internazionale.

Il richiamo ai valori europei calpestati molte volte in questi anni, con le  due  guerre del Golfo e prima ancora la guerra nell’ex Jugoslavia, suona quasi ironico, se non tragico.

Ci sono grandi interessi economici in gioco, più grandi dei diritti di giornalisti, attivisti civili, insegnanti, intellettuali imprigionati da Erdogan a centinaia. Più dei processi sommari e delle sentenze farsa. Vendita di armi, fabbriche, agevolazioni di mercato per la Turchia, il gas: interessi che valgono miliardi di euro.

L’Italia poi, dopo aver perso qualsiasi credito internazionale grazie a Berlusconi prima e a Salvini poi, si affanna penosamente a conservare un residuo di dignità senza riuscirci .

Non si spiega altrimenti l’ipocrita presa di posizione sulla vendita di armi alla Turchia: è necessario un accordo in tutta Europa, sospenderemo le nuove licenze. Tutto qui, il nostro intervento su un conflitto proditorio che sta insanguinando un territorio tormentato e allo stremo e si prefigge come scopo un genocidio, è tutto qui.

Non riusciamo a uscire dalla retorica, non riusciamo a cambiare la narrazione di un paese che continua a vagare smarrito in una terra di nessuno senza sapere quale direzione prendere. Non si può pretendere che un governo nato per contrastare un male maggiore, un’alleanza impossibile tra due forze incompatibili, almeno in teoria, possa mostrare i muscoli a un dittatore che, con l’avallo di Trump, sta facendo quello che tutti sapevano che prima o poi avrebbe fatto. Ma abbiamo continuato a finanziarlo nonostante tutto.

Per inciso, il tradimento di Trump nei riguardi dei curdi, la sua cecità politica riguardo la presunta sconfitta dell’Isis, aprono inquietanti prospettive sulla questione medio orientale nei giorni a venire, e quindi, sul futuro del mondo.

Nessuno farà nulla contro Erdogan, per paura, per viltà, perché non conviene, e ci dimenticheremo presto dei Curdi, lasciati, come sempre, da soli, come soli, in questo momento, sono gli ecuadoriani, i venezuelani, una decina di popoli africani e chissà quanti altri che lottano per la libertà sparsi per il mondo.

Ma continuiamo pure a fare doverosi appelli, per tacitare la nostra coscienza, a lanciare petizioni e twittare ogni giorno indignati. Fino a quando cadrà il silenzio sulla nostra vergogna.

 

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Un mondo connesso con l’indifferenza

indifferenza

Silvestro, protagonista del capolavoro di Vittorini, soffriva per i mali del mondo; Che Guevara diceva che non può esserci felicità se da qualche parte nel mondo un uomo è oppresso; gli studenti del ’68, quando la speranza di cambiare il mondo divampò e si spense rapidamente come un bel sogno, dicevano I care, me ne curo; a Genova, nel 2001, giovani e meno giovani gridavano che un mondo diverso, più giusto, con meno diseguaglianze, più sostenibile, è possibile.

Sogni, lampi di speranze spente in una giungla boliviana, dal piombo del terrorismo o dalle torture nella caserma di Bolzaneto, un tensione verso l’altro che oggi sembra scomparsa sia dall’agenda politica della sinistra, sia da quella destra destra, se non i termini di bieco populismo, di politica anti sistema che, in realtà, vuole mettere a tacere chi al Sistema si oppone. Quel che è peggio è che sembra sparita anche nella gente, sempre più chiusa, impaurita, restia ad accettare l’altro, che si tratti dei migranti o di chi, semplicemente, la pensa in modo diverso. Il rifiuto al posto del confronto.

E’ un mondo, quello di oggi, dove chi prova a spendersi per gli altri viene dileggiato, diffamato o, nella migliore delle ipotesi, ignorato. Se poi trova consenso, arrivano le minacce, come il fantoccio impiccato di Greta a un viadotto dell’autostrada. O gli insulti, come quelli piovuta su Carola, prima e dopo il suo intervento a Bruxelles. Chi si spende per gli altri mette a nudo davanti allo specchio la pochezza umana di chi non lo fa, per questo irrita.

E’ un mondo connesso nell’indifferenza globale, che dibatte sul particolare dimenticando l’universale, sempre più simile al mondo descritto da Guicciardini: egoista, teso all’autoffermazione individualistica, privo di valori. Anzi si può dire che Guicciardini abbia ormai soppiantato definitivamente, come modello di riferimento, quel Machiavelli citato spesso a sproposito, che mascherava dietro l’apparente  cinismo un  forte  idealismo e un amore disperato per il popolo.

Il pensiero liquido ha lasciato il posto alla tentazione del pensiero unico, o del pensiero flessibile, mutuato dalle opinioni volubili del capo, non importa se si tratti dell’ego della bilancia che prossimamente riunirà gli stati generali alla Leopolda o dell’inutile Di Maio. Il pensiero liquido ha lasciato il posto al non pensiero, all’azzeramento dello spirito critico e alla trasformazione delle fazioni politiche in sette con i rispettivi, infervorati adepti.

E’ un mondo pericoloso, dove un squallido cialtrone come Donald Trump fa e dice quello che, fino a poco tempo fa, sarebbe stato inaudito e indicibile senza trovare nessuno che riesca a contrastarlo, neanche tra le fila del suo partito, che ha annoverato in passato anche persone decenti ma che preferisce l’esercizio del potere all’esercizio razionale del potere, anche se al potere c’è un demente.

Il mondo italiano si contraddistingue per un di più di squallore, di pavida ipocrisia. Solo così si spiega il silenzio del Pd, in particolare, sulle donne e bambini morti al largo delle nostre coste. Con il pretesto di non voler dare fiato alla propaganda razzista della destra si finisce per cadere in un’ignavia colpevole, per certi versi, ancora peggiore.

Siamo insomma passati dal soffrire per i mali del mondo a fottercene allegramente, a fare finta che quei morti siano una triste fatalità e non il frutto di immondi compromessi. Molto meglio applaudire un’inutile riforma che diminuisce la dmeocrazia, piuttosto che dedicare un minuto di silenzio a quei morti che pesano sulla cosceinza di quelli che applaudivano più forte.

Non manca, ovviamente, un tocco di grottesco che si concretizza nei cinquecento pseudo scienziati che negano l’evidenza attaccando Greta, o negli articoli di certa sinistra per cui tutto ciò che è mediatico è il male, come ieri loe ra tutto ciò che era popolare,  e accusa una ragazza di sedici anni di porre problemi e non di proporre soluzioni. E’ evidente che Popper non abita più qui.

Invece di preparare un neo umanesimo, necessario e auspicabile per cambiare il presente, stiamo scivolando in un neo oscurantismo, un medioevo prossimo venturo che non lascia presagire nulla di buono.

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La strana politica della sinistra

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Dunque, secondo la Morani e Bersani, con parole diverse ma il senso è lo stesso, non è il momento di parlare di diritti civili, specie per i migranti, perché si farebbe un favore a Salvini.

Non è il momento di aumentare selettivamente l’IVA (tassare i beni di lusso) perché si farebbe un favore a Salvini.

Non si possono neanche tassare le merendine (cibo spazzatura), perché si farebbe un favore a Salvini.

Forse, come in tutta Europa, si abolisce finalmente il contante ma non è sicuro, perché si rischia di fare un favore a Salvini. Tra parentesi: le tasse bancarie sui Pos si possono abbassare, ci sono altri mezzi per pagare elettronicamente, il provvedimento è caldeggiato da tempo, in funzione anti riciclaggio, da chi si occupa di mafia e corruzione. Ovvio che ci si gioca il voto dei commercianti che già frignano e questo frignare dovrebbe dar da pensare a chi di dovere, oh quanto!

Si possono tagliare i parlamentari, risparmiando meno di un jackpot alla lotteria ma permettendo ai Cinque stalle di proclamare al mondo un successo epocale.

Forse si può abbassare il voto a sedici anni (ma anche no), ma bisogna vedere se così non si fa un favore a Salvini.

Comunque i soldi per non alzare l’Iva ci sono, dove e come non si sa, sorpresa. Addirittura c’è il bonus befana, cioè lo stesso che il governo precedente ha tolto a cazzo lo ridiamo a cazzo.

Mi sorge un dubbio: vuoi vedere che per combattere la destra bisogna fare cose di destra e noi imbecilli non ce ne siamo mai accorti?

 

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Breve dizionario antropologico della sinistra

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Il futuro è solo a sinistra e questa breve disamina mostra che il nostro paese non ha futuro.

Le brave persone

I peggiori. Democristiani, ex attivisti che hanno fatto i soldi, borghesi, rimasti nell’ombra del partito per convenienza e rispettosi della regola che recita che i rivoluzionari da giovani diventano conservatori da vecchi. Ipocriti. Sono quelli moderati, che ragionano a lungo prima di prendere una posizione e poi scelgono quella più scontata, banale, per non scontentare nessuno, specie quelli come loro. La maggioranza degli elettori di sinistra e la totalità degli elettori di Renzi. Moralisti e un po’ bigotti. Sono quelli che al G8 la polizia si è difesa, Carlo Giuliani se l’è cercata perché la violenza non è una soluzione, gli stranieri sono un problema ma non possiamo accoglierli tutti  e la povera Greta è manipolata.,

Giudizio: Insopportabili

I nostalgici irredimibili

Teneri, rispettabili, degni di ammirazione. Sono i reduci delle feste dell’Unità, quelli che hanno dato tutto al partito e non hanno ricevuto nulla, hanno riempito le piazze, ottenuto grandi vittorie e cocenti sconfitte. Sempre legati alla speranza che qualcosa possa cambiare in meglio, continuano a spendersi per gli altri. Sempre fedeli alla linea. Sono quelli che al G8 quei bastardi dei poliziotti ci hanno menato, quel povero ragazzo l’hanno ammazzato come un cane, gli stranieri sono esseri umani e vanno trattati come tali, poveri figlioli,  e Greta fa venire i lucciconi tanto è bello vedere di nuovo dei ragazzi in piazza.

Giudizio: Necessari per vedere chi eravamo e cosa siamo diventati.

 I post marxisti intellettuali

Insopportabili. Sono colti, quindi per questo, ancor più colpevoli. usano la retorica come un’arma, contando sul fatto che la gente non capisca un cazzo delle loro ipocrite elucubrazioni e resti affascinata dall’eloquio forbito. Portano avanti l’idea che tutto quello che ha fatto la sinistra sia andato a vantaggio del turbocapitalismo, che tutto quello che si fa a favore degli altri, vada a vantaggio del turbocapitalismo. Quindi gli stranieri sono manodopera a basso costo e conviene farli morire in mare per il loro bene, i diritti civili sono un retaggio del passato, qualunque movimento di rivolta sociale è un’arma di distrazione di massa. Sono quelli che al G8 abbiamo assistito a una nuova edizione di Valle Giulia, Carlo è una vittima delle sue idee che hanno creato il sistema di cui è stato vittima, Greta è una marionetta manovrata dai poteri forti.

Giudizio: Da rieducare mandandoli a lavorare nei campi

I duri e puri

Quelli per cui il muro di Berlino non è mai caduto, la rivoluzione proletaria arriverà quando le nuove masse proletarie d’oriente prenderanno coscienza di essere una forza, il capitalismo è ormai allo stremo, la lotta deve essere dura, i fautori degli scioperi a oltranza, sempre dalla parte degli ultimi. Sono quelli che al G8  le hanno prese di brutto, Carlo è un eroe e Greta va supportata cercando di far crescere in questa nuova generazione di ragazzi una coscienza politica di classe.

Giudizio: Rispettabili per la gran maggioranza, fuori dalla realtà, utopisti, ma necessari. Al loro interno, molti paraculi.

Gli incazzati neri

Quelli che hanno sempre creduto che se vuoi essere d’esempio agli altri devi farti un culo così e non accettare compromessi, quelli che hanno visto il partito cercare consenso tra i nemici di ieri, quelli che vorrebbero una linea politica , quelli che si impegnano quotidianamente, ostinatamente, anche se non ci credono più, quelli che si spendono per gli altri senza chiedere nulla in cambio, quelli che non hanno mai abbassato la testa, quelli che odiano la retorica e le posizioni di comodo. Quelli che il G8 è stato l’inizio, una sospensione dei diritti  civili inaccettabile, un massacro preparato con cura, Carlo Giuliani una vittima predestinata e aspettiamo ancora giustizia, Greta una speranza e lasciamoli crescere questi ragazzi.

Giudizio: Gli sconfitti di sempre. 

 

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Un paese di ipocriti benpensanti

se il clima fosse stato una banca

Lasciamo perdere Fusaro, un esempio lampante che la cultura non solo non fa sempre bene ma, se usata a sproposito, è dannosissima. Lasciamo perdere Feltri, Facci, e il letamaio di destra, gente orripilata dal libero pensiero, anzi, gente orripilata dal pensiero tout court.

Anche Cottarelli si sente in dovere di pontificare sulla manifestazione di ieri dicendo che avrebbe avuto maggiore valore se i ragazzi l’avessero fatta di domenica. E così tanti altri benpensanti, brave persone, borghesi per bene, a dire che è inutile manifestare se non si rinuncia agli abiti di marca, ai cellulari, etc. Tutta una serie di luoghi comuni triti e ritriti che testimoniano solo una cosa: questa gente non conosce minimamente i ragazzi di oggi, o almeno, una parte consistente di loro. Io, per lavoro, sono obbligato a conoscerli.

Tre milioni di persone rubavano la connessione alle pay tv per vedersi partite e film a sbafo, i sindacati sanno benissimo che se non si organizza uno sciopero di Venerdì o di Lunedì la gente non partecipa, siamo il paese dell’evasione fiscale più alta d’Europa, in Italia si ruba su tutto, siamo il paese delle raccomandazioni, del mi manda Picone, delle mafie e della speculazione edilizia, ultimamente siamo un paese razzista e disumano, l’ipocrisia scorre a fiumi, la politica è ridotta a barzelletta e sta gente si preoccupa di pontificare su un milione di ragazzi scesi in piazza anche per loro, discettando sulle giustificazioni e, come sempre succede, guardando il contorno ( in modo ipocrita e stupido) e perdendo di vista la sostanza.

Perché la sostanza, caro Cottarelli e compagnia cantante, è scomoda per i borghesi come lei, perché la sostanza è che quei ragazzi vogliono un mondo sostenibile e per avere un mondo sostenibile bisogna rinunciare tutti a qualcosa perché chi non ha niente abbia qualcosa, perché una vera politica ambientale seria non può che orientarsi verso la decrescita e la decrescita non è per niente felice, no, è una cosa sgradevole specie per chi ha le tasche piene.

Parlare di decrescita in un  paese dove Salvini distribuisce merendine, cibo spazzatura, ai suoi fans perchè non vengano tassate e dove Renzi, un eroe per molti, per me non dico cos’è altrimenti mi querela, difende improvvisamente Berlusconi, il re della cementificazione, il signore delle mani in pasta, una delle figure più corrotte e corruttrici apparse nel paese dopo Andreotti, dove la sinistra ha poche idee ma inutili e i Cinque stelle poche idee ma inutili e dannose, parlare di decrescita nel paese dei tuttologi, degli haters, delle Chiara Ferragni, della tv spazzatura, è semplicemente folle e quei ragazzi che ieri sono scesi in piazza, e pazienza se qualcuno l’ha fatto per saltare scuola, a suo tempo l’ha fatto anche Cottarelli, sono assolutamente folli, splendidamente folli nel loro desiderio di cambiare le cose.

Francamente più del riscaldamento globale irrita i miei neuroni l’ipocrisia di chi ho attorno, questa gente che vive nel suo piccolo mondo creandosi gabbie in cui rinchiudersi per stare tranquilli e non sa più sognare oltre gli spot della televisione.

Irrita le mie sinapsi il qualunquismo, il benaltrismo, chi urla e chi tace, chi per vivere tranquillo non esprime mai un’opinione e chi è contro tutto per per partito preso.

Ma mi irrita più di tutto, chi si rifiuta di pensare che altri, in questo caso i ragazzi e le ragazze scesi in piazza, possano essere migliori di lui. Questo voler uniformare chiunque allo schifo che ci circonda, voler trovare manovratori occulti o ragioni meschine per giustificare l’impegno altrui, il continuo dire avrà il suo interesse a farlo tenendo ben saldo il culo sulla sedia e la bocca ben chiusa, è veramente vomitevole.

Cottarelli, e voi, bravi borghesi, non lo dico più da anni ma c’è un limite a tutto: siete vuoti dentro, avete rotto i coglioni e speriamo che la prossima volta i ragazzi siano una marea che vi sommerga.

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