Ma i malati sono gli omofobi

Foto di mmi9 da Pixabay

Il prefisso “omo” in greco significa uguale, “fobia” invece designa una paura morbosa, patologica.

Dunque, etimologicamente, l’omofobia è la paura di chi è uguale. La patologia non sta in chi è uguale, ma in chi ne ha paura.

Perché, scusate la citazione, i gay piangono come noi, ridono come noi, se li feriamo sanguinano come noi, perché sono come noi, esseri umani, uomini e donne, che cercano di vivere nel modo più sereno possibile senza rinunciare ad essere sé stessi. Chi non accetta questo è, senza dubbio, disturbato.

Celebrare la giornata mondiale contro l’omofobia nel 2020 è assurdo, pensare che ci sia ancora chi crede che amare in modo diverso sia un segno di perversione o una punizione, è folle, eppure è necessario: basta dare una scorsa ai social per comprendere come gli omofobi, cioè i malati veri, quelli che veramente sarebbero da curare, sono molti, spesso ignoranti al limite dell’analfabetismo, da come scrivono e argomentano, ma molti, probabilmente troppi. Senza parlare dei pseudo intellettuali propagatori di bufale e idee assurde.

Non commettiamo l’errore di pensare che gli omofobi appartengano solo a una corrente politica perché rischieremmo di sottovalutare il problema: certo, i fascisti lo sono sempre stati, ma quale categoria, a parte sè stessi, i fascisti non odiano?

Anche i comunisti sono stati a lungo omofobi ,vedere Pasolini e ad Aldo Busi per approfondire, e certi pregiudizi sono duri a scomparire. La sinistra non è immune da questo male, non lo era neanche quando aveva una presunzione di superiorità. Anzi.

La verità è che la morale di cui siamo impregnati, quel cattolicesimo ipocrita e borghese che va per la maggiore e l’essere fedeli alla linea che andava per la maggiore un tempo, non contemplano chi canta fuori dal coro, non approvano l’espressione palese della diversità. Si fa, ma in silenzio, basta che non si venga a sapere.

Se l’omosessuale si comporta da giullare,se è una rockstar che vive di eccessi per definizione, come Freddy Mercury ed Elton John, allora è tutto ok, è quella trasgressione lecita che ogni sistema consente, se è uno scrittore, magari un grande scrittore come Aldo Busi, va già meno bene, perché fa pensare, ma meno male che la gente in Italia legge poco.

I problemi nascono quando a essere gay è un ragazzo/a normale, che non vuole nascondere le proprie inclinazioni e vuole vivere la propria vita di relazione alla luce del sole. E magari non ha i miliardi e la popolarità di una rockstar.

Ammesso che riesca a superare senza traumi quel momento cruciale che rappresenta mettere al corrente la famiglia delle proprie inclinazioni, e specie al sud si rischiano come minimo le botte e l’emarginazione sociale, i problemi poi nascono fuori, nella vita di tutti i giorni: sul lavoro, a scuola, per strada.

Le violenze, le discriminazioni, gli atti di bullismo contro i gay sono all’ordine del giorno, il pregiudizio omofobico è presente già nei ragazzini e crescendo peggiora. Per non parlare dello stillicidio di battute, frecciate, cattiverie a cui vengono sottoposti quotidianamente.

Sciocchezze come le crociate contro la teoria gender, una legge sulle unioni gay senza coraggio sbandierata come un grande passo in avanti, manco fossimo nel medioevo, carnevalate come quel grande letamaio che è stato il congresso di Verona, le dichiarazioni allucinanti di esseri come Pillon, Adinolfi, Fontana, il sindaco di Genova, un bravo borghese amico dei fascisti che toglie il patrocinio del comune al gay pride, sono segnali allarmanti di un problema ampiamente ignorato dai media che riguarda ognuno di noi: perché i diritti di uno, sono i diritti di tutti.

E’ un problema che va di pari passo con i rigurgiti di fascismo presenti nel paese ma che è, principalmente, culturale. Lo confermano le recenti, deliranti e allucinate esternazioni di quella specie di Celestino V teutonico, che sembra provare un piacere sinistro a distruggere quello che Francesco, a fatica, prova a costruire. Lo conferma una stampa che credo sia da annoverare tra le peggiori dei paesi occidentali. E stendiamo un velo pietoso sulla televisione.

Ecco perché è ancora necessaria una giornata come questa, in questo paese provinciale e bigotto, ipocrita e ignorante, sempre più avvelenato dall’odio e incapace di garantire una reale libertà a tutti i suoi cittadini.

Quando poi, a non essere garantita, è la libertà di amare chi si vuole come si vuole, allora significa che viviamo davvero in tempi bui.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Confessioni di un ipocondriaco

Io sono ipocondriaco, anche se negli ultimi anni lo nascondo bene. Quando fai un lavoro in cui ogni giorno almeno uno o due ragazzini ti arrivano a dieci centimetri di distanza per dirti che la sera prima avevano quaranta di febbre, la diarrea, la tosse e non si sentono tanto bene, o ti suicidi o cerchi di controllarti.

Per altro appartengo a una generazione sfigata: quella che ha visto l’Aids in piena tempesta ormonale, proprio nell’età delle prime conoscenze carnali, immediatamente rimandate a data da destinarsi, quella ecologista, amante del birdwatching, che ha visto venire fuori l’aviaria, quella che manifestava per togliere il debito all’Africa, ed è arrivato Ebola, ecc.ecc.

Il Covid, ovviamente, per noi ipocondriaci è stato una trauma con un solo lato positivo: tutte le nostre manie improvvisamente sono diventate legge. Ma viviamo da mesi nel terrore, ovviamente, per altro sono anche allergico, quest’anno l’allergia è arrivata prima e potete immaginare l’angoscia a ogni starnuto.

Mi piace il trekking, specie quando sono in montagna ma anche nelle alture vicino casa. Mi piace per lo stesso motivo per cui amo la pesca sui fiumi: amo la natura e posso stare da solo per ore, senza incontrare nessun altro se non mia moglie, a volte neanche lei.

Oggi sono uscito a fare trekking ed è stato terribile. Intanto il sindaco ha detto che la mascherina, obbligatoria nei luoghi chiusi e nei parchi, è fortemente raccomandabile all’aperto. Che cazzo vuol dire? O la obblighi o ognuno si sente in dovere di fare quello che vuole. Infatti…

Incontri quelli che la portano al collo, come un foulard, forse cercando di dare il via a una tendenza, poi quegli altri che se la tirano su all’improvviso se ti incrociano, come banditi che stanno per fare una rapina in banca, quelli senza, che, immancabilmente, o urlano o ridono in modo carnascialesco quando ti incrociano, quelli che la portano e se ti vedono passano dall’altro lato della strada rischiando di essere falciati da un’auto in corsa. E poi…

La scena meriterebbe la colonna sonora di Ennio Morricone: tu hai la maschera, lui ha la maschera, tu stai salendo, lui scende: vi guardate negli occhi, a chi tocca spostarsi di lato per mantenere la distanza sociale? L’immagine di Clint Eastwood che sta per sfoderare la Colt si mescola a quella di Frate Cristoforo che sta per infilzare il fellone fino a quando, finalmente, dopo qualche tentennamento, tutti e due proseguite.

Tornato a casa , ho pensato che, a meno che uno non ti sputi addosso, ed essendo un insegnante e sindacalista non è un’ipotesi così remota, la probabilità di infettarsi per strada è remota. Ma ci sono altri pericoli.

Sali su un autobus e incontri, a un metro di distanza, Povia, che ieri sera ha detto in tv che lui pulisce benissimo casa ed è un omosessuale mancato. Riuscirai a trattenerti dal dirgli di non preoccuparsi, perché è un perfetto idiota?

O incontri Ratzinger, un altro omofobo, per cui le coppie gay sono manifestazione dell’Anticristo, la Shoa no, i bambini siriani che cadono sotto le bombe, no, i gay. Puoi trattenerti dall’andargli davanti e salutarlo con un marziale Sieg Heil?

Peggio, puoi incontrare due leghisti che parlano degli immigrati da regolamentare, in toni ovviamente razzisti. Lì ti salva il fatto che, probabilmente, riesci a capirlo solo dopo, dato il linguaggio che usano abitualmente.

E se incontri Salvini, la Meloni, o Salvini e la Meloni? Più che una mascherina servirebbe una vasca di decontaminazione.

Il Covid è una tragedia, grande, che lascerà molte cicatrici quando finirà, ma i mostri veri, i mali veri del nostro paese, non sono mai andati via. Avevano taciuto, per un po’, e adesso eccoli di nuovo fuori dalle loro luride tane, razzisti, omofobi, complottisti, fascisti, neonazisti, una genia di pezzi di merda che imperversa per tutta la penisola.

Contro quelli, purtroppo, non c’è vaccino.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

L’America violenta di Joe Lansdale

Joe Lansdale è uno scrittore texano famoso per aver scritto, oltre ad altri libri molto interessanti, la serie Pulp di Hap e Leonard che ha ridato linfa all’hard boiler americano, riprendendo una tradizione che annovera grandi scrittori come Dashiel Hammet e Raymond Chandler.

Hap e Leonard sono due sottoproletari che vivono nel Texas orientale, duri, dalla battuta pronta e sempre pronti a menare le mani o ad imbracciare le armi quando sentono odore di ingiustizia. Hap è bianco, si fa degli scrupoli, non ama uccidere ed è democratico, Leonard è nero, gay, non ha scrupoli di coscienza se si tratta di uccidere una criminale ed è repubblicano. Fanno da contorno altri personaggi che crescono insieme ad Hap e Leonard romanzo dopo romanzo.

Un paragone adeguato per descrivere questa saga è quello con i film di Tarantino: violenza estrema, iperrealista, battute fulminanti, personaggi memorabili a cui si finisce per affezionarsi anche se, nella migliore tradizione noir, sono ricchi di luci e ombre.

Un tema ricorrente dei romanzi è il razzismo rozzo e ottuso contro cui Hap e Leonard si battono senza quartiere. Ma Lansdale, tra una battuta e un colpo di fucile, traccia un quadro desolante degli U.S.A. odierni: un paese diviso, dove la discriminazione razziale è sopra i livelli di guardia e chi detiene il potere economico si ritiene al di sopra della legge, dove la corruzione alligna in ogni classe sociale.

Divertente, esagerata, oltraggiosa, disturbante, la prosa di Lansdale è veloce, avvincente, il suo umorismo coglie quasi sempre il segno e l’autore non disdegna un adeguato approfondimento psicologico, che si coglie soprattutto nel personaggio di Hap.

Questi libri vanno letti allo stesso modo in cui si vede un buon western: la morale texana della legge individuale è sempre presente, cambia solo colore: da reazionaria si fa progressista, e i cattivi indossano quasi sempre completi di sartoria e hanno la pelle bianca.

Negli altri libri che ha scritto, Lansdale si diverte a stravolgere i topoi della lettura stelle striscia aggiornandoli ai nostri tempi e lasciando quasi sempre il segno.

Dalla serie di Hap e Leonard è stata tratta una serie tv, discreta ma lenta, incapace di riprodurre il ritmo frenetico dei libri di Lansdale e il fuoco di fila delle sue fulminanti battute.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

1984 e Il racconto dell’ancella: anticipo di un futuro presente

Oggi parlerò di due libri che mi sono molto cari e che mi hanno accompagnato, più o meno consapevolmente, nella stesura del mio Il granello di sabbia che, si parva licet componere magnis, appartiene alla stessa famiglia letteraria: quella dei libri distopici.

Il capolavoro di Orwell, 1984, uno dei libri che chiunque dovrebbe leggere, viene pubblicato nel 1948 e, due anni dopo, il suo sfortunatissimo autore morirà a 46 anni.

Orwell parte da una grande intuizione: Stalin e Hitler sono due retaggi del passato, il potere in futuro sarà sovranazionale e le figure di guida saranno solo simulacri, rassicuranti fantocci necessari perché il popolo vi si affezioni. Il segreto del potere starà nella manipolazione mediatica e nell’orientamento dell’odio su questo o quel nemico, non importa che cambi ogni giorno, perché il potere si fonda sulla presenza minacciosa dell’altro.

Il mondo descritto in 1984 è cupo, tetro, dominato in ogni suo aspetto da un potere oppressivo che controlla la vita in ogni aspetto, anche nei più intimi, che trasforma il popolo in una indistinta e subalterna massa di esseri privi di spirito critico e fedeli all’immagine di un leader inesistente. Non c’è posto per l’amore, nel mondo di 1984, perfino l’odio è limitato ed eterodiretto, concentrato in momenti determinati della giornata.

Le pagine più geniali, a mio avviso, riguardano quelle sulla neolingua, che ad ogni istante altera la realtà dei fatti e la verità che viene offerta al popolo: il nemico di ieri diventa l’alleato di oggi, in un perenne gioco di ruolo finalizzato solo a ingannare e controllare. Orwell aveva ben presente, quando scrisse quelle pagine, la propaganda nazista, la semplificazione del linguaggio e lo stravolgimento del significato delle parole. 

La straziante, essenziale, minimale storia d’amore di Winston e Giulia è destinata, lo si capisce fin dall’inizio, a finire male ma il finale del libro è davvero atroce nella sua cruda verità e ha procurato a chi scrive la fobia per i topi. Ma Orwell lascia la porta aperta alla speranza: il futuro è nei prolet, massa bruta e indistinta, carne da lavoro che forse un giorno prenderà coscienza e rovescerà il Sistema. Forse.

Margaret Atwood all’uscita di 1984 aveva dieci anni e il suo capolavoro, Il racconto dell’Ancella, esce nel 1988. Femminista militante, il libro immagina un mondo in cui le donne sono ridotte a fattrici, mogli di comodo e prostitute, completamente sottomesse al dominio assoluto dell’uomo. Anche in questo caso, non è chiaro chi e come ha preso il potere, anche se si intuisce che la Atwood ha in mente i movimenti reazionari allora ancora marginali che oggi hanno portato al potere Donald Trump.

La protagonista è descritta con grande acume psicologico così come con grande acume è descritta la sua silenziosa rivolta. Il finale è aperto e, a mio parere, rappresenta un anti climax in un romanzo che conquista pagina dopo pagina, dopo un inizio lento. È l’incubo di una femminista, un inferno femminile che, almeno nel nostro paese, non appare poi così distante è inverosimile. L’incubo di una femminista che parla agli uomini, alla loro coscienza, alla loro ipocrisia.

Cosa ho rubato a questi due autori per il mio romanzo? Il Granello di sabbia parla di oggi, quando molte delle dinamiche di controllo descritte da Orwell sono ormai palesi e la svalutazione delle donne, specie nel nostro paese, è evidente, insieme a una certa nostalgia di sottomissione. Alcuni dei personaggi che siedono in Parlamento sono sicuramente orwelliani o simili a quelli che tormentano l’ancella. Mi piace pensare di essere riuscito a creare quella tensione, quell’atmosfera di inquietudine, quella sensazione che si parli di noi che si prova leggendo questi due classici. Alcuni lettori mi hanno confermato di aver avuto esattamente questa impressione.

Ricordo, per concludere,  Orwell 1984, l’ultimo film di Richard Burton, con un grande John Hurt nei panni di Winston e la serie televisiva de Il racconto dell’ancella, con una protagonista azzeccata, ma uno sviluppo non del tutto convincente.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail

Cassandra Clare: la fantasy diventa adulta

Breve premessa: d’ora in poi questo blog parlerà di libri. Sono arrivato alla conclusione dopo diversi anni e molti articoli, alcuni raccolti ne Il paese sospeso, il mio primo libro, che sia inutile sia cercare un confronto aperto con chi la pensa diversamente da me, sia stigmatizzare l’ipocrisia che ci circonda per chi ne è perfettamente consapevole. Quindi parlerò di quello che conosco meglio, i libri, la letteratura, fornendo di tanto in tanto qualche consiglio a chi si appresta a scrivere o a chi, come me, insegna a scrivere agli altri. Da anni tengo un corso di scrittura creativa a scuola e ho imparato dai miei ragazzi che la scrittura può essere terapeutica, liberatoria, importante per l’autostima, fondamentale per conoscere meglio sé stessi. Quindi, senza alcuna presunzione, cercherò di fornire qualche consiglio ai colleghi che vogliano sperimentare la scrittura creativa a scuola o ai lettori che vogliano sperimentarla in prima persona.

Cominciamo con una recensione generale dei libri di Cassandra Clare, scrittrice iraniana naturalizzata americana, che ha girato il mondo prima di stabilirsi in California, dove ha lavorato come giornalista.

Il suo primo libro, Shadowhunters, Città di ossa, da cui è stata tratto un buon film e una serie televisiva così così, modifica radicalmente il fantasy molto più a fondo di quanto possa sembrare in apparenza, cambiandone la natura radicalmente.

Come ha raccontato con dovizia di particolari e grande acume, Alessandro Dal Lago nel suo Eroi e mostri, l’ideologia che sta dietro al fantasy classico, dal Signore degli anelli, alle Cronache di Narnia ecc., è un’ideologia reazionaria, intrisa di cattolicesimo di destra e portatrice di valori come l’ordine che cancella il caos, il mito dell’uomo forte, e altro ancora, che appartengono, appunto, alla destra. Per Dal Lago, insomma, e io che al contrario di lui, sono un discreto lettore di libri fantasy, questo genere letterario propone una visione del mondo manichea, porta avanti il mito dell’uomo forte che ha il diritto di schiacciare i malvagi anche con l’uso della violenza, se necessario.

Questo non vale per i libri di Cassandra Clare, dove gli stereotipi del genere vengono completamente ribaltati. Ci sono sempre maghi, demoni, oggetti magici, ecc. ma la prima novità è che si muovono in un mondo non parallelo al nostro ma dentro il nostro, in un tempo che è il nostro. La seconda novità è che i personaggi, una stirpe di guerrieri con sangue angelico nelle vene, i demoni, loro nemici, e lupi mannari, vampiri, fate, elfi, ecc. a fare da contorno, crescono, cambiano, non solo diventando adulti e acquisendo coraggio e forza, nella migliore tradizione fantasy che contempla sempre, al proprio interno, caratteristiche del romanzo di formazione, ma imparando a guardare all’altro, al diverso, con uno guardo nuovo. Conoscendosi e scoprendo di non essere poi così diversi come credevano.

I libri di Cassandra Clare costruiscono un discorso complesso sul valore della diversità e sul rispetto, sulla cooperazione e sull’accoglienza, sulla possibilità che mondi apparentemente destinati a scontrarsi si incontrino e collaborino a sconfiggere un nemico comune, quello del razzismo ottuso che propugna chiusura e violenza come uniche soluzioni.

Per la prima volta in un fantasy, l’omosessualità, sia maschile che femminile, non è più un tabù e i personaggi gay non sono destinati a una fine orrenda, come accade, per esempio, nella saga del Trono di spade ma hanno un ruolo importante, nell’economia dei vari racconti e vengo tratteggiati con grande acume psicologico.

Naturalmente è facile leggere in sottofondo alle trame di questi libri un accenno alle divisioni razziali tornate prepotentemente alla ribalta negli Stati Uniti o all’oppressione religiosa nel paese d’origine della scrittrice, come si leggono chiari accenni alla discriminazione sessuale, all’omofobia, al destino degli emarginati di ogni paese, alla necessità di ricostruire la nostra società su basi diversi. La riflessione sul bene e sul male è meno manichea e più complessa, più ricca di sfumature di quanto di solito sia solito nella letteratura fantasy.

La scrittura è scorrevole, il ritmo incalzante, la trama avvincente. Naturalmente la serialità sacrifica qualcosa alla varietà, i libri possono apparire un po’ ripetitivi, nonostante gli sforzi dell’autrice di inserire ogni volta elementi nuovi, tuttavia reiterare certi valori gioca, specie alle nuove generazioni, a cui questa serie di romanzi è indubbiamente diretta.

Per concludere, consiglio la lettura di questi libri sicuramente ai ragazzi e a chi voglia toccare con mano come si possa parlare di problemi importanti e attuali, senza essere superficiali, divertendo e usando la fantasia.

Facebooktwitterredditpinterestlinkedinmail