Legittima offesa

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Un ragazzo di ventiquattro anni muore, ucciso da un uomo che gli spara tre colpi di pistola alle spalle. L’uomo prima dichiara il falso e poi si avvale della facoltà di non rispondere.

Il fatto che il ragazzo fosse un ladro non lo rende meno essere umano, non può in alcun modo giustificare il gesto di un vigliacco, che sale sul balcone e spara alle spalle a un uoo che sta scappando. Dobbiamo finirla sugli autobus, sui social, ovunque di pensare che un’etichetta basti a deumanizzare una persona, che un migrante, un ladro, un vagabondo, un gay, un tossico, siano meno esseri umani di noi. Dobbiamo insegnarlo ai ragazzi nelle scuole, dobbiamo imprimerlo a lettere chiare nelle nostre menti.

Il ministro dell’Interno difende il vigliacco. I giornali, da qualche giorno, parlano solo del carnefice e non della vittima, omettendo di dire che questo è il primo risultato di una legge sulla legittima difesa assurda, inutile e criminale. La stampa e la televisione italiana sono indegne, sviliscono un mestiere nobile e lo riducono a bassa prostituzione.

I reati nel nostro paese sono in calo, lo dicono le statistiche del ministero degli interni ( ma dai?), la paura e l’odio sono montati ad arte, creati da un uomo senza argomenti che sa solo soffiare sul fuoco, che può contare un base di elettori ignoranti ( e sì, cazzo, io la penso così), ottusi, egoisti e gretti e su una opposizione che non ha più neppure la statura morale necessaria a difendere i diritti umani, dopo lo scellerato patto di Minniti con la Libia. E lasciamo le star ele bugie che il ministro profonde a pinee mani ogni giorno o le chicche dei suoi lacchè.

Il ministro degli Interni dovrebbe assicurare la terzietà, in casi come questo: un assassino è un assassino, un ladro è un uomo, perfino un ladro straniero straniero. Infatti verrà incriminato per omicidio volontario e, mi auguro, condannato, così da togliere l’illusione a chiunque che viviamo nel far west. Il ministro degli interni non svolge il lavoro per cui lo pago anch’io e bisognerà che qualcuno, prima o poi, ne tragga le consequenze.

Si comincia a capire, dopo l’omicidio di Arata, perché il ministro degli interni si preoccupi di difendere assassini e ordinare di sequestrare cartelli piuttosto che di combattere le mafie. Quello che non si capisce è perché i suoi alleati di governo siano ancora i suoi alleati di governo.

Ricordate quale significato hanno le cinque stelle? Io sì, i principi fondanti del movimento, quelli su cui si sarebbe dovuta basare la sua politica. tutti traditi per fare da spalla al difensore di assassini.

Quello che non si capisce è perché non si riesca a fare un’opposizione degna di questo nome almeno sull tema dei diritti umani, in grave pericolo grazie a questo governo.  Quello che non si capisce, è come possa la sinistra restare inerte davanti a questo scempio. O forse si capisce benissimo.

La nuova legge sulla legittima difesa è un’offesa alla morale, all’etica, al buon senso, alla Costituzione, all’umanità. Con buona pace del cattolicesimo ipocrita e di facciata del ministro e dei suoi servi.

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Lettera aperta al sindaco di Genova

Bucci

Egr.gio signor Sindaco,

politicamente io sto dalla parte opposta alla sua, anche se non esiste più da tempo, ci sto lo stesso, per abitudine e vocazione. Mi guadagno da vivere insegnando ai ragazzi ad apprezzare la bellezza e a usare la testa perchè, domani, possano essere cittadini migliori di me e di lei.

Le porgo alcune domande proprio in virtù di quello spirito critico che è mio dovere insegnare ai ragazzi, senza alcun astio, tanto lei è un sindaco di destra, io un insegnante di sinistra e sappiamo come va il mondo: lei ha ragione, io torto.

  1. Lei afferma che un comizio elettorale non si può rifiutare. Bene, a me risulta che per motivi di ordine pubblico si può rifutare qualsiasi manifestazione, ma lei è il sindaco e ne sa certo più di me. Era necessario scegliere una sede in pieno centro,  potendo prevedere, conoscendo la storia di questa città, storia che lei richiama sempre alla memoria, che la sua scelta avrebbe causato irritazione e una reazione inevitabile? Le sembra così di aver tutelato i cittadini, i negozianti della zona, i semplici passanti che si trovavano lì per caso?
  2. Mi risulta che anche il diritto di contestare chi tiene un comizio sia sancito dalla Costituzione, ovviamente non prendendolo a sassate, su questo siamo d’accordo, ma mi risulta che, a parte i trenta fascisti che seguivano il comizio, attraverso l’assurda gabbia allestita in piazza Marsala non potesse passare nessuno. Mi può dare una spiegazione?  Le sembra di aver rispettato i diritti di tutti? Era un comizio o una riunione privata? E in base a quale principio si assegna una piazza in centro città per una riunione privata?
  3. Davvero era necessario uno spiegamento di forze degno di un’invasione nemica per impedire una protesta democratica? Non era possibile fare altrimenti? Vi sarete consultati con i dirigenti di polizia, no? Il risultato del brainstorming è stato questo?
  4. Davvero non si poteva cambiare la sede designata dopo che il clima era diventato piuttosto teso anche per la vicenda dell’attracco della nave carica di armi a Genova? Un luogo defilato, dove i convenuti potessero tranquillamente violare la Costituzione ogni volta che aprivano bocca senza dare fastidio a nessuno, tranne all’etica e al senso comune.
  5. Lei può difendere onestamente una polizia che carica dopo aver visto un ragazzo vestito di nero? Capisco che hanno pensato a Zorro, ma non le sembra eccessivo?
  6. Può dire ai genovesi quanto è costato al comune lo spiegamento di forze assurdo in piazza Marsala? Sa, noi genovesi siamo attaccati ai soldi…
  7. Sono d’accordo con lei che non si va a manifestare con i bastoni, anche perché quella è un’abitudine di quelli che tenevano il comizio, ma non tutti i manifestanti tenevano i bastoni o lanciavano sassi, solo la solita minoranza di imbecilli. Invece, ancora una volta, è stata caricata gente inerme e solo il pestaggio del giornalista di Repubblica ha permesso che la storia non venisse derubricata come la solita bagarre da parte dei centri sociali. Se  guarda i filmati, vedrà una ragazza inseguita e pestata dai polziotti, in una zona dove non c’erano tumulti, che tiene in mano una bottiglia d’acqua minerale. Davvero crede di non doversi scusare per tutto questo?
  8. Vogliamo parlare di Casapound? No, non ne parliamo, credo che lei sappia benissimo chi sono, probabilmente glielo ha spiegato qualcuno dei suoi assessori.

Signor sindaco , io non la penso come lei su niente, credo che la sua giunta sia la peggiore avuta a Genova da che ne ho memoria, e mi creda, ne abbiamo avute di pessime. Credo, tuttavia, che lei abbia tutto il diritto di difendere la sua scelta ma che dovrebbe ammettere di aver sbagliato e fare le sue scuse ai genovesi. Altrimenti, ha offeso questa città due volte: quando ha concesso il comizio e continuando a difendere una scelta sbagliata.

 

Paperblog

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Genova indica la via?

 

Polizia carica antifascisti a GenovaIo aborro qualsiasi forma di violenza, qualunque colore abbia, questo tanto per essere chiari. Ancora di più mi spaventa la violenza di chi, in teoria, dovrebbe tutelare i miei diritti e, in pratica, da qualche tempo, si sente autorizzato a decidere chi quei diritti li ha e chi no. Non si colpevolizza ovviamente una categoria, ma le mele marce cominciano ad essere tante.

Spero che Genova, cometante volte è successo in passato, ieri non abbia segnato la strada. Qualcosa è cambiato dai tempi del G8, certo: le scuse del questore, la promessa di fare giustizia sugli aggressori del giornalista massacrato, già individuati, il giornalista salvato da un poliziotto. Speriamo non si tratti di fum, una di quelle operazioni di facciata tanto gradite al ministro preferito da molti poliziotti.

Nessuna parola dal sindaco, il vero responsabile di quanto accaduto, capo di un giunta impegnatissima a opprimere gli oppressi, a emarginare ancora di più gli emarginati, a fare operazioni cosmetiche, a ricordare la storia della città quando gli comoda. Una giunta vergognosa, inerte, amica dei fascisti.

Quanto successo ieri è un segnale forte: siamo tornati indietro di quarant’anni, in piazza c’erano i rossi e i neri e, se la polizia deve scegliere, picchia i rossi, grazie anche a un ministro dell’interno che ogni giorno gli garantisce impunità e gli conferisce è un ruolo da giustizieri della notte, specie contro gli ultimi, specie contro chi non ha voce e non può difendersi. Era necessaria quella gabbia di protezione che bloccava le vie di fuga? Per tutelare un comizio illegale di un partito anticostituzionale? Facciamoci le domande e diamoci le risposte.

Gli striscioni e i cellulari sequestrati, alla luce di quanto accaduto ieri, vanno visti e come i segnali di una escalation che non sappiamo dove possa portare, specie se domenica il risultato delle urne sarà favorevole a chi non ha feeling con la democrazia. Strategia della tensione è parola che i benpensanti e i baciapile non afferrano, io la ricordo bene, e non cito De Andrè se non arriva la Digos.

Si continuano a pestare i giornalisti, e di questo bisogna ringraziare anche i Cinque stelle e Grillo, che li hanno offesi e derisi per anni, basta pensare all’ imbarazzante reazione dei due Didi alla notizia dell’assoluzione della Raggi. per carità, la nostra stampa fa schifo a livello editoriale, ma ci sono professionisti che hanno il sacrosanto diritto di fare il proprio lavoro senza per questo essere derisi o malmenati.

Questo governo, da quando è salito in carica, tira il sasso e nasconde la mano, nella speranza di non si sa cosa, o forse si sa, ma è meglio non dirlo.

Abbiamo per anni detto che la democrazia non era in pericolo e, a questo punto, non credo, onestamente, che si possa continuare a dirlo.

I fascisti a Genova hanno ottenuto quello che volevano: da topi di fogna sono diventati topi di fogna visibili, difesi con energia da chi avrebbe dovuto,in un paese dove le cose non vanno al contrario, sciogliere il comizio e mettere sotto inchiesta il sindaco, piuttosto che caricare chi protestava contro quell’insulto alla memoria di una città.

Genova non è più unita, oggi, come nel 2001, è una città divisa, in parte razzista, in parte smarrita di fronte al vuoto che si è creato a sinistra.  Mi auguro che domenica possa dare un risposta forte, indirettamente, a questa giunta vergognosa e indegna di questa città e al ministro degli interni peggiore che l’Italia abbia avuto dal dopoguerra a oggi.

Significherebbe che non è ancora troppo tardi. Forse.

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La spada e la croce

++ Lega: Salvini inscena 'giuramento' da premier ++

Da cattolico, quel rosario in mano a Salvini mi disturba più del contenuto dei suoi discorsi. Il rosario è lo strumento con cui ci si connette col trascendente, esiste nel cristianesimo, nell’islamismo, perfino nel buddismo: il cerchio è il simbolo della perfezione, dell’unità completa tra uomo e Dio e i grani sono il mezzo per raggiungerla, il passi da fare per purificarsi l’anima.

In mano a un cinico opportunista ignorante e razzista, il rosario è una bestemmia.

Ieri Salvini ha messo le carte in tavola, e sono carte truccate: non c’è mezza verità nel suo discorso, tenuto accanto ai più squallidi rappresentanti di quella genia avvelenata di xenofobi che appesta ancora la politica occidentale.

Salvini ha mentito dall’inizio alla fine, argomentando sul nulla, parlando di nulla, attaccando indirettamente Papa Francesco, un uomo, e si sa che i quaqquaraquà davanti agli uomini veri si trasformano in conigli. Non ha avuto il coraggio, il capitano de noartri, di fare il nome del suo unico avversario in un paese senza opposizione, se non quella colorata, colorita e gioiosa della gente stufa delle sue bugie, è riuscito a mettersi in difficoltà da solo.

Salvini è il nulla, il paladino di un’Italia senza qualità, chiusa, incapace di guardare al futuro, ingrata verso il passato e senza più una storia da ricordare, una memoria da condividere.  E’ il paladino di un’Italia di cui vergognarsi.

Adesso sta a ognuno di noi, domenica prossima, fare la propria parte.

Io non voterò Pd, a mio parere un’altra faccia del nulla, l’esatto rovescio della medaglia Salvini, con la differenza che la base di Salvini è fatta da individui squallidi, quella del Pd da brave persone ed è ancora più grave la responsabilità politica di un partito che ha perso la strada da tempo.

Non credo al voto utile, nè al voto contro: credo al voto consapevole, alla libera espressione delle proprie idee, alla consonanza tra i pensieri del singolo e quelli di chi lo dovrebbe rappresentare.

Credo nella democrazia, non nel sistema, che però è al momento, il meno peggio, fino a quando uno dei ragazzi di oggi non troverà una soluzione domani. Noi no, noi non la troveremo, imbevuti di ideologia e nostalgie, arrabbiati per esserci fatti fregare  troppe volte, cinici per sopraggiunta età e sconfitti.

Vedremo se questo paese riuscirà a sollevare la testa o se la marmaglia riunita a Milano attorno a un re nudo e blasfemo, l’avrà vinta.

 

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Quelli che, come l’ANP, non entrano nel merito della questione


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In occasione di sgradevoli fatti di cronaca come la sospensione comminata all’insegnante di Palermo, c’è sempre qualcuno che posta un pippone cominciando con:” Non entro nel merito della questione”.

Nel caso specifico, non si capisce cosa ci fosse da entrare nel merito: l’accusa di culpa in vigilando costata la sospensione alla collega era chiaramente fuori luogo e immotivata, come è evidente che dare risalto a una notizia così, chi lavora nella scuola sa cosa voglio dire, significa sì provocare una levata di scudi da parte dei soliti noti ma anche fare sì che un copspicuo numero di appartenenti alla maggioranza silenziosa si auto imbavaglino per paura.

A furia di non entrare nel merito della questione, di far finta di non sapere, di voltarsi dall’altra parte per non criticare chi sventolava la nostra bandiera abbiamo permesso a Renzi di fare a pezzi il Pd per eccesso di narcisismo e mancanza di contraddittorio, lasciando il paese in un momento critico della propria storia senza un’opposizione degna di questo nome.

A furia di non entrar nel merito della questione, di lasciar lavorare dei giovani inesperti, di trovare perfino la sinistra a destra, leggi Cinque stelle, abbiamo un governo di razzisti e incompetenti che sta traghettando il paese verso il disastro.

A furia di non entrare nel merito della questione, ci sediamo sulle comode poltrone dell’antifascismo senza comprendere che siamo di fronte a un fenomeno nuovo di condizionamento di massa, che la cieca sudditanza dei Cinque stelle è frutto di una accurata poltica aziendale, che Salvini manda i suoi post attraverso i social ai giovanissimi, per preparare nuovi proseliti. Il fascismo in Italia è fermo da decenni all’1% e così resterà nei secoli.

A furia non entrare nel merito della questione ce la prendiamo con la scuola che non insegna storia. Beh, chiedetelo ai miei alunni che lunedì hanno una verifica su guerra fredda, sessantotto e terrorismo, chiedetegli quanto abbiamo parlato di mafia e corruzione e non credo che solo nella mia scuola si affrontino certi argomenti. Quanti di quelli che criticano li affrontano a casa con i loro figli?

A furia di non entrare nel merito della questione, stiamo dimenticando che la Memoria non è un punto di partenza, ma un punto d’arrivo, come dimostra l’egregio lavoro dei ragazzi di Palermo ( a proposito: se i miei alunni mettessero su un powerpoint così girerei ubriaco per il mio quartiere cantando canzoni goliardiche per la gioia, perché mi sentirei utile), che la memoria non è condivisa, anche se sarebbe bello che lo fosse, che bisogna cominciare a leggere il presente per ritrovarvi i semi del passato, ma leggere tutto il presente, non solo quello che ci serve.

A furia di non entrare nel merito della questione tolleriamo quotidianamente un uso improprio dell’operato delle forze dell’ordine consentendo senza fiatare piccoli abusi di potere che forse resteranno tali, forse diventeranno grandi abusi di potere e la colpa sarà di chi non è entrato nel merito della questione a suo tempo.

A furia di non entrare nel merito della questione, stiamo accettando una quotidiana diminuizione di umanità, un quotidiano sopruso ai danni degli ultimi a cui restiamo indifferenti nelle nostre tiepide case.

E chi sa un po’ di libri, sa già come andrà a finire.

E sarebbe buona creanza, che chi non vuole entrare nel merito della questione, tacesse.

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Insegnanti sotto mira? Un problema per tutti.

Insegnanti cattivi

E’ un brutto episodio quello che ha coinvolto una collega d’Italiano di un Istituto tecnico di Palermo, Rosa Maria Dall’Aria, a cui va tutta la mia solidarietà, sospesa dal servizio per quindici giorni a causa di un powerpoint in cui alcuni suoi alunni equiparavano il decreto sicurezza alle leggi razziali, quindi Salvini a Mussolini.

Brutto episodio perché segnalato da un fascista, che scrive su siti fascisti, con un tweet al Ministero dell’interno, secondo quanto scrive oggi La Repubblica, e perché ritengo, onestamente, che la Digos potrebbe occupare il suo tempo in modo più sensato piuttosto che sequestrando cellulari, striscioni con citazioni di artisti famosi e presentazioni powerpoint.

Non c’è bisogno di gridare aiuto i fascisti, la presenza della Digos nelle scuole, per chi ha la mia età e magari ha anche contestato e occupato a suo tempo, come chi scrive, ha un significato ben preciso e rimanda a un periodo poco lieto per le libertà individuali in questo paese. In nome della sicurezza di pochi, spesso, si è agito a scapito della sicurezza di molti.

La colpa ascritta alla collega è l’incubo di tutti gli insegnanti: culpa in vigilando, uno dei motivi per cui, ad esempio, da anni non partecipo più a gite scolastiche. Sostanzialmente siamo responsabili di tutto ciò che accade ai ragazzi quando sono sotto la nostra custodia.

Benissimo e giusto, entro certi limiti, ma secondo il Provveditorato di Palermo, da oggi, siamo anche responsabili di quanto pensano e dicono i ragazzi, e questo è francamente assurdo. Da un lato, dobbiamo sviluppare lo spirito critico, dall’altro, se questo viene esercitato in modo sgradito al potere, siamo colpevoli di aver esercitato lo spirito critico. E’ esattamente quanto successo a Palermo.

So, per esperienza personale, che  la tua carriera e quello che hai costruito, la rete sociale di stima e di affetto che un insegnante con tanti anni di esperienza finisce per crearsi attorno, non conta nulla nel momento in cui sei oggetto di una indagine disciplinare: non è ammesso che un insegnante sbagli e, forse, anche questo è giusto, data la responsabilità che abbiamo e che ci viene riconosciuta, va detto, solo quando finiamo nei guai.

Sono convinto che la collega verrà ritenuta non responsabile di quanto ascrittole e debitamente risarcita, ma sono cose che ti segnano, momenti in cui si svelano amici e nemici, dove i secondi, spesso, superano i primi. Sono quelle situazioni in cui ti sembra che tutto il lavoro svolto non sia servito a nulla.

Tanto per essere chiari e perché, come ho già scritto, ho paura della polizia: l’accostamento leggi razziali- decreto sicurezza è improprio, semplicemente perché la nostra Costituzione impedisce in modo chiaro e netto che possano esser promulgate di nuovo oscene leggi come quelle del ’38. Certo che il decreto bello non è, induce a qualche dubbio sia sulla sua liceità, sia sul rispetto dei diritti civili dei migranti e sono sicuro che la professoressa avrà debitamente spiegato perché quell’accostamento era azzardato e perché era comunque il caso di fare attenzione a quanto succede nel paese in termini di diritti civili.

Doveva controllare prima la presentazione e impedire che venisse presentata? Ma non diciamo fesserie! L’ultima moda della didattica è il dibattito: due gruppi di alunni presentano tesi contrapposte ( razzismo e antirazzismo, per esempio) e poi dibattono cercando logicamente di argomentare le loro posizioni. E’ esercizio utile e salutare per lo spirito critico di cui sopra: aiuta a salire su una sedia e vedere il mondo da punti di vista diversi, farebbe bene a molti esponenti del governo e dell’opposizione. Tra l’altro, la libertà d’espressione, è diritto costituzionale garantito anche ai ragazzi.

Quella presentazione, quindi, poteva essere occasione di critica, di dibattito, di crescita,; quanto all’accusa di plagio, rivolta alla collega, a parte che il reato non esiste più da anni, è ridicola: per fortuna i ragazzi, oggi, continuano a ragionare con la propria testa, qualunque cosa tu gli dica.

Non è un bel posto dove vivere quello dove si punisce un insegnante per aver svolto il proprio lavoro in base alla spiata di un fascista. Speriamo non sia un inizio ma solo un episodio isolato.

P.S. La mia frase sulla Digos non ha alcun sottotesto critico: se l’ufficio politico ritiene che lenzuola di donne anziane che citano Pino Daniele, selfie con goliardate e cartelloni che citano testi famosissimi di De Andrè e Caparezza costituiscano un pericolo per la sicurezza, fa bene a sequestrarli. Ma dubitare di questo non è ancora un reato, spero.

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