La fatica di vivere è trasparente

Depressione-lavoro-suicidio

La notizia della madre che ha ritirato la figlia da scuola perché non c’era l’insegnante di sostegno, è terribile. Non è ammissibile una simile carenza di servizi.

Da anni, anche in sindacato, porto avanti la necessità che la presenza di insegnanti di sostegno, vista la crescente difficoltà di insegnare, le classi numerose, ecc., debba essere fissa in ogni classe. la scuola deve essere un’isola felice per tutti, non aggravare il disagio chi parte già da una situazione difficile. In Italia la legge sull’integrazione è tra le più avanzate del mondo e ha funzionato, fino a quando non hanno cominciato a fare macelleria sociale sulla scuola, senza più fermarsi.

Qualche giorno fa ho assistito a due episodi che mi hanno fatto riflettere. Un disabile sulla sedia a rotelle non è riuscito a salire sull’autobus ( nuovo) perché la passerella non funzionava. Quando sono sceso alla mia fermata, c’era un ragazzo che poteva avere al massimo sedici anni, deambulava male e aveva una paralisi al braccio ma ostinatamente, un passo dopo l’altro, andava avanti.  L’immagine della fatica di vivere.

I disabili sono invisibili, non ci si fa caso, li si evita, sono cattivi pensieri da scacciare dopo un momento di commiserazione, a volte danno fastidio, specie nei luoghi di villeggiatura, o in tutti quelli dove la gente va per divertirsi. Se ti rilassi, non vuoi pensare a chi non si rilassa mai.

Sono invisibili anche i poveri, specie quelli dignitosi, che non chiedono l’elemosina e devono contare gli spiccioli quando comprano da mangiare, visi che fanno tenerezza a vederli, stelle cadute che nessuno raccoglierà.

Sono invisibili gli abitanti delle periferie, isolati in ghetti, rinchiusi dentro palazzi enormi simili a caserme, fissati nell’immobilità di una vita che non prevede cambiamenti se non in peggio, senza prospettive, smarriti fuori dal loro ambiente, come gli uccellini vissuti in gabbia che non riescono a volare.

Sono invisibili gli anziani, perennemente in coda, lenti, quindi fastidiosi, per chi va sempre di fretta, desiderosi di parlare, scambiare quattro chiacchiere sull’autobus o dal salumiere con chi non ha più tempo neanche per essere cortese e li ignora sgarbatamente.

Quelle che ho elencato sono espressioni di una fatica di vivere che non è contemplata dai programmi di governo, a cui non guarda né la sinistra né la destra, sono marginali ed emarginati, fuori dal mercato, tanto per usare un’espressione attuale.

Spesso nel mio lavoro mi capita di parlare con nonne disabili, povere, che vivono in periferia e si occupano dei loro nipoti, di vedere sintetizzata in una persona la fatica di vivere. Sono momenti poco piacevoli non perché ne sia infastidito, ma perché, spesso, non ho risposte, non posso neanche regalargli un sorriso dicendo che il ragazzo o la ragazza va bene a scuola perché non è così, non può essere così. Se poi la fatica di vivere la vedi nei ragazzi, diventa straziante e la frustrazione insopportabile.

Prendersi cura degli altri per lavoro, non lo rende più facile, anzi, proprio per il fatto di essere retribuito da quello Stato che, sempre più spesso, è la causa dei problemi di chi devi aiutare, rende il lavoro più difficile, con un surplus di senso di responsabilità, di quella maledetta etica del lavoro che ti hanno inculcato i tuoi genitori, che ti fa arrivare stremato a fine settimana.

Immagino chi lavora sulle navi delle Ong, quelli che si occupano di tossicodipendenti, chi lavora nei servizi sociali, chi quotidianamente, ogni santo giorno, incontra la fatica di vivere nei suoi aspetti più estremi. Provo rispetto e ammirazione per queste persone, spesso denigrate, diffamate, insultate, basta fare un salto sui social e leggere i commenti sul coraggioso intervento di Carola Rackete, che ha accusato le nazioni europee di avere lasciato lei e i suoi compagni soli, quando avevano bisogno del loro aiuto.

Ecco, ci si sente soli, spesso, gli insulti, le calunnie, le critiche, scivolano, ma la solitudine no, ed è sempre più forte, negli ultimi tempi, la sensazione, in  chi si prende cura degli altri, di sentirsi diverso in mezzo ai diversi, di soffrire, in modo più lieve, della fatica di vivere che si cerca di alleviare.

Ma si va avanti, nonostante una politica di uno squallore inedito anche per il nostro paese,  dove lo squallore è di casa, nonostante il fuoco amico, nonostante un senso d’inutilità che a volte diventa quasi concreto, lo puoi toccare, sentire, odorare, si va avanti perché bisogna pur trovare un senso alla vita, qualcosa che vada oltre il possesso, bisogna pur essere qualcosa oltre ad averlo.

Alleviare per un momento la fatica di vivere al prossimo, quando ci si riesce, dà un senso, regala perfino momenti di gioia, a volte.  Se si riuscisse a farlo capire non a chi ci governa, è inutile, ma a chi ci vive attorno, forse il nostro sarebbe un paese migliore.

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Cos’hanno in comune Vespa e Fabio Volo

volograndefoto tratta da Corriere.it

Vespa dice a una donna sotto protezione per tentato omicidio da parte dell’ex compagno che, se avesse voluta ucciderla davvero, l’avrebbe fatto, mostrando insospettate conoscenze criminologiche e doti di preveggenza.

Fabio Volo si unisce a Rita Pavone, che ha invitato i Pearl Jam a suonare a casa loro perché hanno osato chiedere di aprire i porti ai migranti e a Salvini, che ha affermato che Roger Waters lo ha attaccato perché in cerca di notorietà, con il suo attacco ad Ariana Grande, rea di fare il suo mestiere, quello della popstar, che comporta anche il giocare con gli ammiccamenti sessuali nei suoi video.

Cosa hanno in comune questi due episodi? Il fatto che Vespa non avrebbe mai fatto quell’affermazione se davanti a lui avesse avuto un uomo e Fabio Volo non si sarebbe mai sognato di dire che Mick Jagger, che quanto ad ammiccamenti sessuali va da decenni ben oltre la povera Ariana Grande, è una rovina per i genitori di figli maschi.

Vespa e Volo hanno in comune un maschilismo becero, rozzo e volgare, assai diffuso nel nostro paese, e l’incapacità di comprendere quanta mancanza di rispetto per le donne ci sia nelle loro parole.

Volo è un mediocre scrittore che deve la sua popolarità ai luoghi comuni, ne sciorina a palate nei suoi libri, ammantati dello stesso falso moralismo ipocrita che lo ha portato a criticare pose e atteggiamenti di un’artista che vende milioni di dischi nel mondo. In fondo, con le dovute differenze, ci mancherebbe, il suo atteggiamento puritano non è dissimile da quello dei terroristi islamici che, considerando la popstar un simbolo della decadenza dell’occidente, hanno attentato alla sua vita durante un concerto in Inghilterra, uccidendo alcuni dei suoi giovani fans, colpevoli di volersi divertire. Come la Pavone quando ha attaccato una delle più grandi rock band del mondo, probabilmente gioca anche l’invidia del mediocre per chi, grazie a un innegabile talento, ha raggiunto un successo planetario che lui può solo sognare.

Diverso il discorso per Vespa, che ci ha abituato a nefandezze di ogni tipo, dagli inviti ai figli dei mafiosi, alle interviste ossequiose al potente di turno, che ha probabilmente commesso una gaffe di cui, a giudicare dalle dichiarazioni successive, non coglie la gravità: lui è proprio così, ipocrita e moralista come Volo, più colto, più presentabile ( sotto certi aspetti) ma altrettanto sgradevole nell’esternare il suo maschilismo.

Questi due personaggi sono lo specchio di un problema che è, in primo luogo, culturale, del costante uso di due pesi e due misure se si parla con un uomo o con una donna. Accade anche sui social: in questi giorni di scissione, gli insulti tra renziani e non renziani sono all’acqua di rose rispetto, ad esempio,a quello che ha dovuto sopportare a suo tempo la Boldrini o, recentemente, la neo ministra dell’agricoltura. Appena gli viene concesso spazio, il machismo, il concetto dell’inferiorità intellettuale della donna o, per citare il raffinato commento di Volo, l’apputtanamento della stessa, viene fuori con regolarità impressionante.

Ecco che se non è stuprata da uno straniero, allora sì, gli viene riconosciuto lo status di vittima, la donna diventa colpevole e il vero colpevole è un bravo ragazzo o un gigante buono, un atto bestiale come uno stupro di gruppo si trasforma in una ragazza e una ragazza violentata perché aveva bevuto un bicchiere di troppo poteva, naturalmente, non bere, se l’è andata a cercare.

La madre invece, è sempre la madre, anche se non adatta, non presente, non adeguata per colpe non sue, come la madre della bambina mostrata alla folla osannate di Pontida, a cui i servizi sociali avevano strappato la figlia, quando invece avevano semplicemente svolto in modo egregio il proprio lavoro.

Non se ne esce da questa concezione arcaica, da questo punto di vista primitivo, favoriti anche da un livello culturale medio generale che scende a picco ogni giorno di più, non se ne esce perché, se l’informazione e la cultura ( con Volo parlare di cultura è un po’ esagerato, ma vabbè) scivolano sullo stesso terreno dell’uomo della strada chi aiuterà l’uomo della strada a rialzarsi?

La scuola può fare molto ma la scuola opera nella realtà quotidiana che è sempre più discriminante, offensiva, violenta, come leggiamo ogni giorno dalle cronache.

Se chi può influenzare l’opinione pubblica la segue nelle sue peggiori rappresentazioni, se in un paese che ha vissuto Ruby e le Olgettine c’è ancora chi considera le pose sexy di una popstar immorali e sconvenienti e ritiene possano vanificare il lavoro quotidiano di un padre e di una madre nell’educare le figlie, se in quest’Italia dove le donne vengono picchiate, bruciate, deturpate con l’acido, uccise quasi ogni giorno un giornalista di fama si sente in dovere di regalarci una perla di saggezza in proposito, quale possibilità ha la scuola di intervenire in profondità per cambiare le cose?

Non è questione di quote rosa o di pari opportunità è questione di rispetto, sentimento che sembra ormai scomparso dal nostro paese a tutti i livelli, in particolare quando al centro dell’attenzione ci sono delle donne.

La strada per una reale parità, che a tutt’oggi è solo sulla carta, come molti altri principi della nostra Costituzione, è ancora lontana e, paradossalmente, in questi ultimi anni, sembra essere diventata sempre più in salita.

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La fine della vergogna

Bambina BibbianoImmagine tratta da Corriere.it

Sarà che con i bambini ci lavoro e con i servizi sociali ci collaboro spesso, sarà che la storia la insegno e certe cose le ricordo, certe immagini sono rimaste fissate nella mia memoria: il bambino con le braccia alzate del ghetto di Varsavia, i bambini vietnamiti nudi in braccio alle madri, il piccolo profugo sulla spiaggia, inerte, ecc., ma l’immagine di Salvini che tiene in braccio la bambina di Bibbiano, oltre a trovare il suo posto nella galleria orribile delle violenze ai danni di minori, mi ha impressionato, ha scosso qualcosa di profondo dentro di me, provocando un disagio che non riesco a scacciare.

Il mio disgusto va sia a Salvini sia a quei genitori che non hanno esitato a offrire la loro figlia perchè partecipasse a uno spettacolo di speculazione politica infima e criminale. Sui certi genitori, su certe famiglie ci sarebbe molto da dire, ci vorrebbe uno studio accurato condotto da specialisti per dirci cosa stanno diventando certe famiglie italiane. Io la mia idea ce l’ho, ma la tengo per me.

Anche sul lavoro ingrato, pesante, frustrante, mal pagato e ancora meno considerato  svolto quotidianamente dai servizi sociali ci sarebbe molto da dire, mi limito a ringraziarli.

Ieri a Pontida è andata in scena la fine della vergogna, si è superato un limite che già era assai traballante con la storia della nipote di Mubarak e che adesso è stato definitivamente abbattuto. Chiederei alla sig.ra Salvini, offesa per il commento del giornalista Sanfilippo, commento che appare, alla luce di quanto accaduto in seguito, assolutamente appropriato, cosa ne pensa di un uomo che mostra una bambina come un trofeo per strumentalizzare in modo indegno uan vicenda dolorosa ancora da capire ediffamare una categoria, quella degli assistenti sociali. Gli chiederei, ancora, cosa ne pensa, di un uomo che con i suoi blocchi alle Ong è moralmente responsabile, insieme al governo precedente, insieme al presidente del consiglio attuale, della morte di decine di bambini in mare.

Questa doppia morale è secondo lei accettabile? I bambini valgono a seconda del colore della pelle o della possibilità di sfruttarne l’immagine per fini politici? Quello di Salvini e dei genitori della piccola è un comportamento sano, educativo, corretto, degno di un paese civile? E’ accettabile ironizzare perfino sul nome della bambina per beffeggiare un’altra ragazzina che si batte per un mondo migliore?

Qualcuno pensa che la sinistra abbia trovato un nuovo nemico e ci si accanisca contro, io penso che siano la ragione e l’umanità ad aver trovato un nuovo nemico e  che sia necessario accanirsi contro di lui al di là dell’appartenenza politica, per la difesa di quei valori laici che sono alla base della civiltà europea, i valori sanciti dalla rivoluzione francese.

Non credo neanche che la marmaglia demente di Pontida, quella che confonde l’ebraismo con la cittadinanza, il cristianesimo con la sua parodia ipocrita e applaude l’ostensione di quella bambina traumatizzata, vada messa sotto silenzio, ignorata: lo insegna la storia che a ignorare i mostri, piccoli o grandi che siano, li si nutre.

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Non è un paese per donne

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Speriamo che la condanna all’ergastolo dell’infame che ha bruciato Sara Pietrantoni sia l’inizio di un cambiamento non solo legale ma anche, soprattutto, culturale.

Per la prima volta lo stalking viene riconosciuto come un’aggravante e, giustamente, l’assassino è stato condannato per questo all’ergastolo. ma la situazione, nel nostro paese, è ancora ben lontana dal limite minimo di decenza.

Basta pensare a quanto successo a Genova, dove, con tanto di approvazione da parte del Municipio di Levante e del Comune, era stato organizzato un incontro con un blogger che considera lo stalking una bufala. Solo  l’uscita su giornali nazionali della notizia ha provocato la sospensione dell’evento che, quasi certamente, qualche mese fa, si sarebbe celebrato senza problemi.

Il caso di Elisa, strangolata e uccisa due volte, dal suo assassino e da alcuni giornali, è emblematico. Elisa, prima di essere uccisa, è stata oggetto, appunto, di stalking, da parte di quello che qualcuno ha definito un “gigante buono”. Il suo assassino è stato difeso da alcuni giornali, dipinto come un uomo sensibile, altri hanno messo in risalto la notizia che la ragazza era, forse, lesbica, come se fosse un motivo per indurre l’uomo all’omicidio.

Lo stalking è un reato riguardo il quale, va detto forte e chiaro, spesso sono proprio le forze dell’ordine, in sede di denuncia, a minimizzare, a considerare un peccato tutto sommato veniale, un atteggiamento del tutto comprensibile da parte di un pretendente respinto.

Non è così, intanto si tratta di una manifestazione patologica e ossessiva, l’incapacità di accettare un rifiuto denota spesso narcisismo patologico oltre che  una violenza in nuce che, troppo spesso, diventa manifesta. In secondo luogo si tratta di una grave mancanza di rispetto nei confronti dell’altra: secondo la vulgata squallida, da bar riportata sui giornali in ogni occasione la donna non capisce, accetta e poi rifiuta le avances, provoca, ecc.

Il pensiero che una donna possa scegliere in piena consapevolezza con chi avere una relaizone e con chi no, non  sfiora nemmeno certi inchiostrai.

In questo paese il delitto d’onore è stato abolito nel 1981, siamo anni luce in ritardo riguardo la parità uomo donna, c’è una diffusa discriminazione sociale su molti luoghi di lavoro nei riguardi delle donne, stiamo ancora a blaterare di quote rosa, sembriamo un altro pianeta rispetto ai paesi del nord Europa.

La scuola dovrebbe  avere un ruolo importante nel rispetto della diversità di genere ( non solo uomo donna, ma anche Lgbt) ma si scontra con un contesto culturale maschilista, omofobo, retrogrado e meschino a cui il recente governo di destra ha aggiunto sfumature grottesche con la sua presunta e ipocrita difesa della famiglia tradizionale.

Sono offensive  nei riguardi delle donne, oggettivizzate, rappresentate come futili e disponibili se adeguatamente ricompensate, il 90% delle pubblicità televisive e delle copertine delle riviste, sono offensivi nei riguardi delle donne le foto che ritraggono Salvini in atteggiamenti da macho mentre, con un super alcolico in mano, si diletta con coriste seminude, lo sceicco con il suo harem, per non parlare di quello che abbiamo letto sui social e sentito dalla bocca dell’ex ministro nei riguardi di Carola Rackete, esempio di donna che terrorizza una buona parte dei maschi italiani.

E’ offensiva la maglietta indossata da quel sindaco, se non puoi sedurla puoi sedarla, a mio parere passibile di denuncia per istigazione a delinquere, è offensivo quell’assessore che ha invitato Emma Marrone, rea di avere espresso un’opinione  sui migranti, ad aprire le cosce, ecc.ecc.ecc.

Gli esempi sono tanti perché sono quotidiani, insinuazioni e insulti grossolani che gli autori si guarderebbero bene dal rivolgere a un uomo. I social, poi, sono una vera pattumiera, ricordo solo le infamità scritte su Silvia Romano, di cui ancora non abbiamo notizia, tra le altre cose.

Finchè un ex ministro commentando il nuovo governo dirà che è composto per la maggior parte da omosessuali, come se fosse un’aggravante, o i giornali commenteranno l’outfit della nuova ministra dell’agricoltura, piuttosto che le sue prime, assai infelici, a mio parere, uscite riguardo gli Ogm e i trattati internazionali, le sentenze saranno inutili, serviranno a creare un precedente e a poco altro. Non saranno le leggi a cambiare un habitus culturale.

Non vedo nè la volontà politica nè un impegno sociale diffuso orientato a cambiare la situazione. Servirebbe un impegno diverso da parte dei media, delle agenzie di pubblicità, dell’informazione pubblica e privata, della politica e della scuola, servirebbe regolamentare la rete senza ledere il diritto d’opinione ma senza confonderlo col diritto di diffamare e insultare. E’ una strada difficile da percorrere, in un paese che ha perso i suoi orizzonti valoriali e sembra orientato verso una pericolosa involuzione.

Ma, chiudo con una domanda, se il mondo dei media, la politica e la scuola non si occupano di questo, a che servono?

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Ipocriti per natura

Sanfilippo

Non c’è nulla da fare, non c’è soluzione: gli italiani sono ipocriti per natura ed è qualcosa con cui bisogna convivere.

Il povero giornalista Fabio Sanfilippo esprime con sarcasmo, in un post su Facebook, la sua rabbia nei riguardi dell’ex ministro degli interni e viene pubblicamente messo alla gogna, dall’ex ministro, dai suoi servi e dalle anime belle del Pd, Renzi in testa, che esprimono una solidarietà del tutto fuori luogo. Una solidarietà all’uomo ( si fa per dire) che continua a definirli il partito di Bibbiano.

Esilarante è poi il provvedimento di sospensione per il giornalista, quando Feltri, Belpietro, Giordano e compagnia cantante, continuano a vomitare quotidianamente i loro insulti nei riguardi di chiunque non la pensi come loro, parlando senza problemi di governo dei terroni, di infami, ecc. Ricordo che della compagnia fa parte anche la Maglie che, qualche mese fa, augurò a Greta di essere schiacciata da una macchina, senza che qualcuna delle anime belle si indignasse per questo. Di Fusaro non parlo perché infierire sui casi clinici non è carino.

Io non sono un’anima bella e, con l’età, sto diventando anche intollerante, ma, soprattutto, ho buona memoria, al contrario di tanti compatrioti. Non dimenticare è il primo passo per non ritrovarsi a commettere gli stessi errori.

Ricordo che Salvini ha difeso senza pudore assassini per pubblicizzare il suo decreto sulla legittima difesa, decreto emanato per proteggere assassini, ricordo che ha sequestrato esseri umani allo stremo per giorni, ricordo che ha quotidianamente insultato i migranti, flirtato con i gruppi neonazisti della penisola, quelli che parlano di supremazia bianca, come il governatore di Milano, ricordo che ha insultato la comunità LGBT tacciandola di anormalità e di essere contronatura, senza contare che, da credente, mi ha irritato ogni volta che ha nominato il nome di Dio e della Madonna in mano.

Per quattordici mesi quest’uomo ( diciamo così) ha seminato odio, ha diviso il paese, ha dato voce agli italiani peggiori, ha mentito senza vergogna per poi, vigliaccamente, tirarsi indietro quando era arrivato il momento del redde rationem. 

Salvini ha provocato una devastazione etica e morale senza precedenti, una diminuzione  del tasso di umanità nel nostro paese che difficilmente si potrà recuperare in tempi brevi.  Al suo confronto, Berlusconi è un nonno un po’ birichino.

Adesso, non trova di meglio da fare che frignare come il bambino capriccioso che è di fronte a un attacco personale all’acqua di rose rispetto a quelli che lui, i suoi servi e Morisi, il suo braccio armato della Rete, lanciavano e continuano a lanciare quotidianamente a decine dagli schemi televisivi, dai giornali, dalle televisioni, ecc.

Mi spiace, ma di fronte ai fatti, di fronte alla quotidianità avvelenata di questo paese dove si prendono a calci bambini tre anni, dove si toglie la mensa ai bambini stranieri, m dove si schedano gli insegnanti di sinistra per poi, magari, sospenderli senza giusta causa, dove si invita ad armarsi e scendere in piazza contro un governo legittimo, se c’è qualcuno a cui esprimere solidarietà è il giornalista Sanfilippo e a lui va tutta la mia comprensione.

 

 

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Abituarsi all’ infamia: la desertificazione dei cieli e dei mari.

desertificazione mare

I giornali la chiamano così: desertificazione dei cieli, una definizione spaventosa che contempla qualcosa di apocalittico, di inquietante, evoca cieli plumbei e inariditi. Ma ad essere inariditi, per ora, non sono i cieli.

E’, effettivamente, spaventoso quello che si nasconde dietro quelle parole. L’Italia impedisce da più di un mese, con cavilli burocratici,  a due aerei appartenenti a Ong impegnate nel salvataggio dei profughi, di sorvolare il mare per individuare i gommoni dispersi. Non solo: da tempo, i comandi militari e i centri di coordinamento europei non rilanciano le segnalazioni di imbarcazioni in difficoltà, come dovrebbero fare e dialogano esclusivamente con le autorità libiche. Autorità libiche che, utilizzando droni, avrebbero attivato una schermatura magnetica che manda in tilt le strumentazioni appena superato il 12° parallelo.

Tutto questo si può tradurre così: si lascia morire la gente in mare (solo ieri quaranta vittime, tra cui molti bambini) e si impedisce di soccorrerli, azzerando il pericolo di testimoni scomodi. Una roba da nazisti.

Ed ecco la componente apocalittica: stiamo parlando di centinaia di esseri umani dispersi in mare ogni giorno, stiamo parlando di un’Europa che preferisce dialogare con un regime di banditi e lasciare a loro il lavoro sporco, invece di assumersi le proprie responsabilità e organizzare il salvataggio e l’accoglienza dei migranti in modo razionale. Una roba da nazisti.

Aggiungiamo a questo quadro spaventoso l’ennesimo blocco dei porti e del mare, attuato da Salvini, nei riguardi della Eleonore, nave di una Ong tedesca, con a bordo 101 profughi, che testimonia una volta di più l’infima caratura dell’uomo, se vogliamo chiamarlo così, che blatera di onore e dignità senza sapere di cosa parla, e la morale elastica dei ministri grillini, che hanno prontamente firmato il provvedimento, dimenticando di aver detto, solo pochi giorni fa, che non si può abiurare all’umanità. Una roba da nazisti.

Si può abiurare e come, all’umanità, basta nascondere le notizie, basta far morire la gente in silenzio, senza testimoni: se la notizia non viene divulgata, la notizia non c’è. Lo facevano i nazisti, almeno all’inizio.

Stiamo diventando, siamo diventati come quei milioni di bravi cittadini tedeschi che, durante lo sterminio degli ebrei, facevano finta di non sapere anche quando l’evidenza dei fatti era sotto gli occhi di tutti. Anche europei e americani, per lungo tempo, fecero finta di non sapere cosa accadeva nei campi di sterminio. Appunto.

Va anche detto che non tutti gli italiani sono brave persone: ci sono  moltissimi squallidi individui che affonderebbero le Ong e gioirebbero alla notizia di migliaia di migranti affogati. Moltissimi, più di quanto si pensi. Appunto.

Ci stiamo assuefacendo all’infamia, tutti, anche i media, che parlano di desertificazione dei cieli e del mare senza entrare troppo nei particolari, senza neanche dare troppo rilievo alla notizia di un genocidio nascosto, di una quotidiana strage di esseri umani che si consuma in silenzio.

Quando si lascia aperta la porta all’orrore, questo finisce per diventare parte del quotidiano, per mimetizzarsi e non diventare più riconoscibile. E’ così che nascono gli Olocausti.

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Chi si ricorda di Chico, che voleva salvare l’Amazzonia?

Chico mendes

Chico Mendes era un seringueiros, un contadino che lavorava all’estrazione del caucciù nella foresta amazzonica. Era anche un sindacalista e riuscì, per una decina d’anni, a organizzare i lavoratori contro il disboscamento indiscriminato della foresta amazzonica. Per questo, dal momento che i grandi latifondisti in Brasile facevano e fanno la legge, venne processato e torturato più di una volta. Venne assassinato nel dicembre del 1988, trentuno anni fa. Molti altri suoi amici e compagni vennero assassinati ma per il suo omicidio vennero condannati due fazenderos, unico caso in Brasile, poi assolti in appello.

Esatto, avete letto bene: trentuno anni fa il disboscamento della foresta amazzonica era già un problema enorme, sconosciuto ai più.

Chico è morto per difendere gli alberi, quelli che stanno bruciando in questi giorni e che tanto clamore ed emozione stanno provocando nell’opinione pubblica. Meno clamore ed emozione l’opinione pubblica provò alla morte di Chico e dei suoi amici.

Trentuno anni fa dei contadini avevano capito che la deforestazione indiscriminata dell’Amazzonia avrebbe provocato danni enormi in tutto il mondo e avevano trovato soluzioni alternative ma meno remunerative, più sane e sostenibili, ma più faticose. Soluzioni che non permettevano ai fazenderos e alle grandi imprese nordamericane gli utili garantiti invece dalla deforestazione e dalla creazione di enormi strade nel deserto.

Oggi, su Repubblica, Stefano Mancuso, biologo e divulgatore  di fama mondiale che studia la vita delle piante, afferma molto chiaramente che l’unica strada per combattere l’effetto serra è tornare a riempire di alberi il mondo ovunque sia possibile. Strano, vero? L’unica via per combattere la devastazione della natura è la natura. Dice, sostanzialmente, quello che Chico, trent’anni fa, aveva capito empiricamente e aveva denunciato pubblicamente. Mancuso dice che gli alberi dovrebbero essere presenti sui palazzi, per le strade, negli stadi, ovunque ci sia la possibilità di farlo. E’ troppo tardi per altre soluzioni, è utopistico pensare. aut cambiamento radicale del sistema economico, questa è l’unica soluzione, per altro a costi irrisori.

Se non si mette l’ambiente al primo posto, se non si mette la salute del mondo e dei suoi abitanti al primo posto, parlare di politica è assolutamente inutile. Le politiche ambientali non sono un tema sono il tema prioritario che qualunque governo responsabile dovrebbe mettere come primo punto della propria proposta. In India, in Cina, nei paesi del nord Europa lo stanno facendo.

Viviamo in un paese che è al primo posto in Europa per reati ambientali, dove l’attenzione verso la natura e la sostenibilità comincia ad essere presente nei giovani, almeno in quelli che ritengono necessario fare qualcosa per costruire un futuro migliore, ma è marginale per non dire inesistente nella politica, dove spesso il concetto di sostenibilità viene dileggiato, e assente nella maggioranza della popolazione.

Bisogna intervenire per correggere questa situazione, la difesa dell’ambiente non può essere delegata alle poche associazioni di settore  o alla buona volontà dei ragazzi. Nella spiaggia di Stintino, in una settimana, si sono raccolti ventimila mozziconi di sigaretta, ogni volta che si puliscono i fondali o le spiagge, la quantità di spazzatura che si raccoglie è impressionante.

La tutela dell’ambiente non è solo un questione politica ma anche di buona educazione e di civiltà, qualità che nel nostro paese sembrano essere scomparse.

Se si formerà un nuovo governo, mi auguro che si ricordi di Chico Mendes e allego al post, il link dove potrete ascoltare la splendida canzone che gli hanno dedicato i Nomadi tempo fa. Chico è stato un eroe che si è sacrificato per tutti noi.

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