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L'onestà non si sventola

A ciascuno il suo | Dell’attualità, della memoria e di altre amenità

Sebbene trovi semplicemente disgustoso che i giornali, con quello che accade in Europa e nel mondo, si concentrino quotidianamente sul caso Raggi- Muraro, mi sembra tuttavia opportuno fare alcune osservazioni.

1) Sarebbe opportuno che il Pd si occupasse degli enormi problemi del paese: per esempio, del fallimento del jobs act, del fallimento della riforma della scuola, e, quanto ai problemi etici, si impegnasse a fare chiarezza sul caso Regeni e a chiudere i rapporti con in dittatore che governa su Ankara. Per esempio.

2) Sarebbe opportuno che il movimento Cinque stelle la smettesse di sbandierare al vento l’onestà. Un amministratore onesto ma cretino, e questa è la figura che stanno facendo Grillo e co. a Roma, è altrettanto dannoso di un amministratore disonesto ma intelligente. Se si governasse a battute e slogan, Berlusconi sarebbe il miglior governante possibile, purtroppo per lui, per Renzi e per Grillo. per governare servono onestà, un progetto a lungo termine e patti chiari con gli elettori, oltre che la coerenza con i principi che si portano avanti. Tutto questo sta mancando a Roma.

3) Se si passa buona parte del proprio tempo a vantarsi di quanto si è belli e a segnalare quanto sono brutti e impresentabili gli altri, inutile lamentarsi se poi, una volta caduta la maschera.ci si rivela molto più simili agli altri di quanto sarebbe auspicabile. I poteri forti non c’entrano, Roma a cinque stelle è una storia di arroganza, di presunzione di superiorità morale e di stupidità e inettitudine.

4) Il grottesco della faccenda  è che la Muraro è sotto inchiesta per un reato minore, potrebbe uscirne pulita e questa storia si è ingigantita sia per i servi di Stato sempre pronti a dare fiato alle trombe dello sdegno quando riguarda gli altri, sia per lo sprezzante atteggiamento di alterigia e  l’ignoranza politica del Movimento cinque stelle. Di Maio che non legge una email farebbe ridere, se non parlassimo di uno che si candida a guidare il paese.

5) I direttorii evocano una storia di sangue e violenza  e sono incompatibili con la democrazia. La democrazia diretta non esisteva neanche nell’Atene del V secolo e la democrazia della rete è un incubo  degno di Philip K. Dick. Se il movimento vuole sopravvivere, si dia una struttura democratica, la pianti di dipendere dalle bizze di un comico irascibile e studi politica, magari cominciando da Machiavelli e dalla sua desolata visione dell’uomo. Dare sfogo alla rabbia di un popolo esasperato è piuttosto semplice, specie se guidati da un miliardario, far seguire alle invettive i fatti e gestirla, quella rabbia, è assai più complicato e può risultare pericoloso.

6) No, l’ultimo arrivato non può governare il paese, l’uomo della strada non può fare meglio di un politico, la casalinga non può fare una finanziaria. Fatevene una ragione

7) Ogni volta che Renzi si avvicina alla morte politica, ecco che spunta un’idiota a dargli una mano e a rinsaldare .le fila di un partito inesistente come il Pd. Più che di poteri forti o di stato delle multinazionali, mi sembra più opportuno pensare a un congiura dei deficienti.

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La scuola che non c’è

Ricomincia domani ( ma è già cominciata per alcuni) la scuola, anche se questo termine andrebbe rimodulato, reinvestito di altre assonanze rispetto a quanto siamo stati abituati a fare fino all’anno passato.

Lungi da me affermare che prima la scuola italiana godesse di buona salute, ma è possibile oggi, dopo un anno di sperimentazione della riforma, affermare senza tema di smentita che:

1) Tutte le promesse del governo (azzeramento dei precari, aggiornamento tecnologico, merito, razionalizzazione e potenziamento delle risorse, bla bla bla) sono state disattese, tutte, nessuna esclusa.

2) Il ministero dell’Istruzione e l’amministrazione scolastica in generale denunciano un’arroganza e una incompetenza che raramente si è vista nel servizio pubblico.basta vedere il modo in cui sono stati gestiti i concorsi, l’arruolamento, ecc. Roba da terzo mondo, altro che scuola 2.0! Per non parlare della mobilità: norme cervellotiche e assurde che valgono per tutti tranne che per la moglie di quello che non è stato eletto, ovviamente, così insegnanti del sud sono costretti a trasferirsi al nord o a rinunciare al lavoro senza alcun motivo razionale, solo per il ghiribizzo di gente che non solo non sa nulla di scuola ma non sa nulla di come vivono le persone normali, quelle senza benefit, con uno stipendio da fame e una famiglia da mantenere.

3) Il merito si è rivelato quello che era evidente si sarebbe rivelato: una regalia che, nella maggior parte dei casi, non valorizza un accidente ma serve a creare coorti di fedeli, avvilente sia per i dirigenti onesti ( e ce ne sono) sia per gli insegnanti.Chi ha meritato la premialità e l’ha ricevuta, prova imbarazzo verso i colleghi che hanno lavorato con lui e come lui, senza averla ricevuta, chi non l’ha meritata e l’ha ricevuta, non prova nessun imbarazzo, chi avrebbe voglia di dare di più e non ha ricevuto nessun riconoscimento sarà indotto a fare di meno, perché: chi glielo fa fare?

Per inciso, lo spirito della norma sul merito andava in direzione opposta, la premialità avrebbe dovuto valorizzare, non punire chi canta fuori dal coro, stimolare non deprimere, essere il più possibile allargata non limitata ai cerchi magici e, soprattutto, non avrebbe dovuto essere assegnata a chi è già stato premiato da esoneri e congrui riconoscimenti con il fondo d’Istituto.,  Ma si sa che tra lo scrivere e il fare…

4) Gli insegnanti, come categoria, non esistono. I propositi di battaglia si sono sciolti come neve al sole e sono rimasti nelle mani di chi si illude che  una categoria che sciopera al 15% improvvisamente leverà la testa se si alzeranno le barricate ( che, detto per inciso, non possono essere alzate: siamo categoria soggetta a precettazione). La normalizzazione impera: qualcuno tace per paura, qualcuno perché talmente schifato da non averne più voglia, qualcuno perché servo e gli sta bene così. E nei corridoi i coltelli corrono silenziosi verso le spalle di tutti, con buona pace della collegialità, defunta non appena la 107 è stata varata. Amen. Amen anche per i sindacati di categoria,cancellati da quelli che rappresentano nel momento cruciale, anche loro normalizzati, in cerca di residui spazi di potere.

5) Nessuno al governo si assumerà la responsabilità del disastro: né il ministro dell’istruzione, il peggiore degli ultimi vent’anni ( e con la Gelmini pensavamo di aver toccato ogni fondo possibile) né tantomeno quello che non è stato eletto o il suo fedele servo, Faraone. Scaricheranno le colpe sulla categoria che, per la sua accidia, una parte delle colpe se le merita.

6) E’ solo l’inizio: i regolamenti di conti interni, le ripicche, le smanie di potere di chi nulla conta e crede di contare, i colpi bassi, le chiacchiere alle spalle, sono diventate e diventeranno pane quotidiano nelle scuole del regno, avvelenando gli ambienti ed esasperando molti che vorrebbero solo svolgere il proprio lavoro in santa pace.

7) I veri e unici sconfitti in questa commedia degli errori sono i ragazzi: l’inevitabile scadimento della didattica per la demotivazione degli insegnanti, la corsa alle promozioni facili perché fa punteggio nei rapporti di autovalutazione, i progetti inutili e di facciata che le scuole organizzeranno perché in linea con le direttive del governo,saranno tutto tempo rubato al loro diritto di formarsi culturalmente e umanamente. D’altronde, di loro non interessa nulla a nessuno: non votano, non contano. Ancor meno interessano i ragazzi stranieri: non votano, non voteranno, sono meno di zero. 

Ecco, questa è la scuola del nuovo corso e forse sarebbe opportuno trovare un nuovo termine più adeguato, più sincero per definirla. Questa è la scuola che comincerà domani in molte regioni del paese e molti insegnanti, come me, che fino a qualche tempo fa attendevano la fine delle vacanze e l’inizio delle lezioni con un misto di rammarico e di  piacevole attesa, oggi si sentono un po’ nauseati e non esattamente motivati. Anzi, oggi, si sentono sconfitti.

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I nodi sul pettine dei Cinque stelle

“Abbiamo tutti contro” è il nuovo mantra pentastellato, l’ennesima scoperta dell’acqua calda da parte del Movimento. Il potere porta nemici e i Cinque stelle, con la loro ottusa intransigenza, i loro scontrini e la loro incapacità ormai palese di andare oltre i proclami e le buone intenzioni e sporcarsi le mani con la politica reale, di nemici se ne sono fatti molti.

A me non importa che la Raggi sia onesta, importa di più che non sia disonesta e sia capace. L’onestà non è una patente di buon governo ma il requisito minimo necessario per governare.  In ogni caso, il silenzio assoluto su quanto sta accadendo a Roma non è un esempio di onestà verso i propri elettori ma solo il tentativo maldestro di smascherare la propria incapacità, magari attribuendo la responsabilità del disastro ad altri.

I Cinque Stelle non sono un partito, contano su una base di persone oneste, incazzate, volenterose ma totalmente prive della capacità di fare politica, dipendono da un capo e da un direttorio e , scopriamo in questi giorni, sono dilaniati da correnti interne esattamente come tutti gli altri. Arrivati al momento della verità, come era ampiamente prevedibile, stanno miseramente sciogliendosi come neve al sole. La fine dell’innocenza, prima o poi, arriva per tutti.

Per fare politica serve un programma chiaro, non invettive e buoni propositi,per fare politica servono politici, non capetti e direttori. Quando la Raggi ha detto che avrebbe risposto al Direttorio e non agli elettori che l’avevano votata, ha mostrato la fragilità della sua statura politica, fragilità confermata con il tira e molla sulla possibile candidatura di Roma alle Olimpiadi. Queste dimissioni non sono frutto di contrasti politici, divergenze di vedute, scontri sul programma, ma di giochi di potere interni al Movimento. Gli avversari non contano, stanno facendo tutto da soli, come è loro costume.

Il disastro  di questi giorni, disastro interno al Movimento e non dipendente da nessun altro fattore, non giova al panorama politico italiano: un’alternativa a questo governo sarebbe di vitale importanza ma né una destra berlusconiana ormai a pezzi, né la destra nazistoide di Salvini né i Cinque stelle, al momento, possono rappresentare una alternativa credibile.

Paradossalmente, nel momento in cui le bugie di Renzi si svelano agli occhi di tutti, quando si avvicina l’occasione per assestare il colpo finale a una leadership che definire penosa è poco, il Pd rischia di ritrovarsi senza altri avversari che la propria fronda interna, che per altro ha già ampiamente dimostrato la propria inettitudine.

Resta la speranza che il Movimento impari la lezione, inviti a mettersi da parte chi non ha più nulla da dire, abbandoni i direttori e si dia un’organizzazione seria, lasciando perdere la rete e i vaneggiamenti sulla democrazia diretta.

Non credo che questo possa accadere: difficile che una organizzazione politica il cui simbolo è proprietà privata trovi la forza di un tale cambiamento.

Rassegniamoci quindi a continuare ad assistere alle penose esibizioni del più squallido e infimo teatro politico nella storia della Repubblica.

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Due o tre cose sul terrorismo

Io ricordo benissimo l’epoca del terrorismo: gli attentati, le stragi, i depistaggi, le stranezze. Ricordo benissimo lo stillicidio di notizie sui giornali, quotidiano, angosciante. Non era molto diverso da oggi, e colpì tutta Europa.  Poi arrivò la mattanza di Palermo, l’escalation militare della mafia di Riina.

Ricordo le bombe sui treni e nelle stazioni, le bombe alle manifestazioni sindacali. Il terrorismo di destra e di sinistra, le collusioni con la mafia e la camorra, Semerari decapitato e la banda della Magliana.

Quindi non c’è nulla di nuovo sotto il sole in questa sequela di attentati ( alcuni solo presunti) sotto le bandiere dell’Is. Stranezze comprese. Perché l’idea che dietro le stragi, dietro alcuni attentati ci fossero settori deviati dello Stato che miravano a una deriva autoritaria cominciò a manifestarsi proprio a causa di alcuni “strani” attentati, per esempio la morte mai chiarita di Feltrinelli, o le pagine ancora non scritte sulla storia del sequestro Moro, o il modo in cui si arrivò all’arresto di Curcio, o il caso Cirillo e l’intermediazione di Cutolo.

I due assassini del sacerdote di Rouen, sacerdote amico dell’Imam con cui aveva avviato un fruttuoso dialogo interreligioso, hanno inneggiato a Daesh mentre lo sgozzavano. Così riportano i giornali, tutti. Ed è strano, parecchio strano. Nessun aderente all’Is inneggerebbe a Daesh perché è un acronimo offensivo per designare lo Stato islamico. Curioso che i giornalisti italiani, solitamente così ben preparati, non lo sappiano.

Altra stranezza: i terroristi dichiarano di voler combattere la cultura occidentale che ha soffocato il mondo arabo, ma non hanno mai colpito un banchiere, un petroliere, un industriale, un capo militare,nessuno dei simboli del capitalismo occidentale, nessuno di quelli che sono veramente responsabili di quello che accade in Medio oriente: solo poveri cristi. Strano, no?, per una organizzazione che vogliono dipingere potente e tecnologicamente preparata.

Altra stranezza: se fossero così potenti, così invincibili, come mai i soldati dell’Is bombardati da mesi dalla coalizione europea non sono riusciti a buttare giù un solo aereo e collezionano sconfitte?

Come ai tempi del terrorismo, la domanda da farsi è la solita: a chi giova? A chi giova generare un clima di terrore in un momento di crisi per giustificare la limitazione delle libertà costituzionali, per sedare le proteste che si levano alte in Italia, in Francia, in Inghilterra contro le demenziali politiche liberiste europee?

A chi giova favorire una guerra tra poveri, alimentare il fuoco del razzismo per preparare una nuova guerra santa in nome del dio petrolio? A chi giova ignorare l’intollerabile svolta autoritaria in Turchia e puntare l’attenzione sul clima di tensione in Europa?

Si chiamava “strategia della tensione”, era stata teorizzata dai terroristi delle Brigate rosse e passata dai giornali e dagli esperti come un delirio da terroristi, poi abbiamo scoperto che, almeno su questo, i terroristi non deliravano. Abbiamo scoperto Gladio, le varie P2,  il patto Stato- mafia, abbiamo avuto due presidenti della Repubblica come Cossiga e Napolitano. La strategia della tensione era quella attuata dallo Stato per aumentare il proprio potere repressivo. Teorizzata anche dalla scuola di Chicago, ovviamente non in forma esplicita e Milton Friedman, il fondatore della scuola di Chicago a cui si rifanno i bocconiani, è l’ideologo del liberismo sfrenato in cui viviamo immersi. La nostra economia è quella sognata da Friedman e non contempla sindacati, opposizioni da parte del popolo, una democrazia poco controllata. Meglio una dittatura.

Dove voglio andare a parare? Fate voi. Io ricordo bene quegli anni, ho letto molto e mi sono fatto le mie idee.

Una cosa è certa: non esistono terroristi islamici, l’Is non è Islam come le Brigate rosse non erano comuniste. I terroristi, tutti,  sono dei vigliacchi criminali spesso manipolati dal potere per fare il gioco di quel potere che si illudono di combattere.

Se volete farvi un’idea reale sul mondo islamico, diversa da quella propagandata da mezzi d’informazione asserviti al potere. leggetevi i libri di Franco Cardini, uno dei nostri storici migliori, per altro di destra, quindi non tacciatemi di fare ideologia.

E’ un brutto momento, bisogna stare attenti, molto attenti. Ma non agli islamici.

 

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Dacci oggi il razzismo quotidiano

Sarà che lavoro da sempre con classi multietniche e lo considero un privilegio per me e per i ragazzi, sarà che da quando sono entrato in una classe mi sono sempre battuto,senza se e senza ma, contro ogni forma di discriminazione, ma tra le notizie di questi giorni quella che più mi avvilisce è comparsa oggi: mi riferisco alle madri di Peschiera Borromeo che hanno ritirato i figli dal campo estivo perché tra gli animatori c’era un migrante.

Lavorando ogni giorno per combatterla, non sopporto l’ignoranza che oggi, con i mezzi a disposizione, è imperdonabile. Altra cosa che non perdono è l’ipocrisia di chi va a messa la domenica e durante la settimana seleziona il proprio prossimo a seconda del colore politico, del colore della pelle, della nazionalità.

Mi chiedo se quelle madri si rendono conto dell’insegnamento che stanno dando ai propri figli, se si rendono conto di inculcare un principio razzista in chi non è razzista per natura.

Ovviamente, nessuna di loro si dichiarerà razzista e accamperanno come scusa il fatto di voler tutelare i figli, ecc. ecc. Figli che poi, magari, vengono parcheggiati davanti alla televisione o, peggio, davanti al computer o a una consolle per videogiochi.

E’ la notizia di razzismo quotidiano a cui ormai ci siamo abituati: con buona pace di chi crede alla favola dell’Europa accogliente, gli stranieri continuano ad essere emarginati e discriminati da un razzismo che la stampa non collabora certo a condannare, data l’ambiguità con cui quotidiani importanti come La Repubblica riportano la notizia. Come per la corruzione, manca un reale discredito sociale che superi l’ondata emozionale che portano gravi fatti di cronaca: alla fine, siamo sempre noi e “loro”.

D’altronde è sufficiente andarsi a rileggere gli interventi sui forum e i distinguo sull’omicidio del povero Emmanuel per avere la conferma che il razzismo abita qui e ci sta pure parecchio bene da molti anni.  Non è necessario rileggere i miserabili proclami dei miserabili iscritti a Forza nuova o le miserabili dichiarazioni di Giovanardi o del leghista di turno. Il razzismo è trasversale, come la stupidità.

Quest’ennesimo penoso episodio conferma che siamo ben lontani dal comprendere che l’emergenza profughi non è un problema che si risolverà, che non possiamo semplicemente infischiarcene di chi arriva da  lontano o sbatterlo fuori, anche perché, quasi sempre, chi arriva fugge da una guerra o una situazione di miseria di cui, direttamente o indirettamente, siamo responsabili noi europei. Siamo di fronte a un evento epocale, a un fenomeno sociale e culturale che va affrontato con strumenti di educazione sociale e culturale. Il buonismo ottuso non giova a nessuno, come non giova innalzare muri: servirebbe invece, anche da parte dei mezzi d’informazione, che fanno l’esatto contrario, non aizzare il fuoco della paura.

Un’altra cosa non hanno capito i razzisti: il terrorismo si combatte riconoscendo negli altri noi stessi, concedendo a chi viene da lontano lo stesso status di essere umano che concediamo a chi veste, parla, mangia più o meno come noi e, per questo, viene vissuto come meno minaccioso. Più emarginiamo, più discriminiamo, più scacciamo, più si creano potenziali terroristi. Non è un caso che gli ultimi due attentati non siano riconducibili all’Is ma siano stati attuati da immigrati da lungo tempo residenti in Europa che vivevano una forte marginalità sociale.

Senza contare che per chi si professa cristiano, come chi scrive, accogliere, curarsi e includere chi viene da lontano è un dovere morale, altrimenti si può tranquillamente evitare di scaldare i sedili delle chiese ogni domenica.

E’ particolarmente deprimente che siano stati messi in mezzo in questa storia i bambini, il nostro futuro. I bambini non conoscono il razzismo, sono affascinati da chi arriva da lontano e ha nuove storie da raccontare, sono solidali e amichevoli per natura. I bambini sono la speranza di un mondo migliore, se li educhiamo a non alzare muri, a non esasperare le differenze e a condividere il cammino con chi arriva da lontano.

Concetti troppo complicati da spiegare a quelle madri.

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L’unica difesa possibile è la pace

L’attentato di stanotte a Nizza è solo l’ultimo frutto avvelenato delle guerre in atto nel medio oriente.I veri mandanti degli attentati sono i capi delle nazioni europee e degli Stati Uniti che da anni devastano i territori medio orientali con guerre inutili motivate da falsità, come recentemente si è appurato riguardo la guerra in Iraq e l’intervento inglese e come da tempo si sa riguardo l’intervento americano.

L’Isis, una organizzazione con una potenza militare ridicola, arroccata in una cittadina che le forze armate occidentali potrebbero radere al suolo in poche settimane, è ancora in piedi perché Stati Uniti e Russia non vogliono lasciare all’altro la Siria, questo nonostante il costo di vite umane in quel paese sia ormai altissimo. In nome della geopolitica, si mantiene al governo un dittatore sanguinario e si temporeggia sull’attacco decisivo al califfato islamico.

Per non parlare della questione turca, dell’Arabia saudita, alleato degli Stati Uniti e finanziatore dei terroristi, ecc.ecc.

Alla globalizzazione economica non è seguita la globalizzazione dei diritti,   in nome del dio denaro, il numero degli oppressi, degli emarginati. degli ultimi è aumentato, il progresso portato con le bombe ha generato solo altra violenza.

Cosa possiamo fare noi, persone, cittadini, per difendere il nostro diritto alla vita e quello degli altri?

Intanto, cominciare a introiettare il concetto che non esistono morti “nostri” e morti degli altri, che una morte violenta è comunque un oltraggio al naturale fluire della vita, che accada in Africa, in Asia o sotto casa nostra, non ha alcuna importanza.

Gunter Anders, scrive:”Assassinare, possiamo migliaia di persone; immaginare, forse dieci morti; piangere o rimpiangere, tutt’al più uno».. Sono frasi riferite all’Olocausto che, purtroppo, si adattano benissimo alla situazione attuale: quella di un Occidente che continua a uccidere e a distruggere senza soluzione di continuità, salvo poi fermarsi a piangere le proprie vittime innocenti. E’ una frase che ho incollato al muro in ognuno delle mie classi dopo le stragi di Parigi nel novembre scorso ma che ognuno di noi dovrebbe incollare nella propria mente.

Io sono fermamente convinto che la pace, l’accoglienza, la reciproca conoscenza e la condivisione di percorsi comuni nel rispetto della diversità, siano le uniche e sole armi che le persone comuni hanno a disposizione per contrastare l’odio in cui siamo immersi. Va ripudiata ogni forma di razzismo, di violenza, di discriminazione, con forza, senza paura, vanno emarginati i razzisti, gli squallidi untori seminatori di odio che infestano la politica europea. Sarebbe bello vedere milioni di persone in Europa, di ogni colore, di ogni etnia, riempire le piazze e chiedere a gran voce, con un urlo assordante, la pace.

Parole che possono suonare stonate di fronte ai cadaveri dei bambini sulla Promenade des Anglais, ma è proprio dai bambini che dobbiamo imparare,.dalla loro innocenza, dalla loro incapacità di concepire l’odio.

Non esistono bambini diversi, non devono esistere uomini diversi.

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Una tragedia inammissibile

E’ sempre difficile commentare a caldo tragedie come quella che si è consumata ieri in Puglia.  Tra rabbia e pietà, non è possibile trovare un equilibrio e ancora più complicato risulta analizzare un incidente assurdo e, per questo, tanto più doloroso.

Le parole del presidente della Repubblica che ha definito “inammissibile” la tragedia consumatasi ieri, suonano alte e pesanti come macigni,ben diverse da quelle del presidente del Consiglio che si è affrettato a dire che “i responsabili verranno trovati”, un refrain stucchevole che abbiano già ascoltato in occasione dell’omicidio di Giulio Regeni, con l’esito che conosciamo.

Renzi, annunciando aperta la caccia all’errore umano, assolve la politica, la vera responsabile di quanto accaduto ieri. Non solo perché i fondi europei per eliminare il binario unico sono rimasti inutilizzati, non solo perché due ministri delle infrastrutture hanno ignorato le interpellanze in proposito, ma soprattutto, perché la politica ha abbandonato da decenni il sud del paese a sé stesso.

Autostrade mai portate a compimento, viadotti caduti, ferrovie a binario unico e vetture obsolete, servizi inesistenti in larghe parti del territorio, una politica clientelare quando non asservita alle mafie, la speculazione edilizia come metodo sistematico di devastazione del territorio,  questa è la realtà di buona parte del meridione d’Italia. Di questa parte del paese questo governo, come quelli che l’hanno preceduto, si sono totalmente disinteressati, perché, in una logica globalizzata, non è produttiva, quindi non conta.

La Puglia è  la regione di Taranto, dei morti di Taranto, del mito del lavoro barattato con la vita di uomini, donne, bambini. La Sicilia è la regione dell’autostrada Messina- Palermo, infinita e incompiuta da sempre, come la rete ferroviaria, obsoleta e pericolosa, la Calabria è la terra di Rosarno, degli schiavi stagionali, la Campania è la terra dei fuochi e della quotidiana guerra di Camorra, tutto il sud è terra di cattedrali nel deserto., di mala sanità, di una gestione del potere feudale da parte di tutte le forze politiche, nessuna esclusa.

La gente del sud non merita questo, perché il meridione è anche Lampedusa, che insegna al mondo il rispetto per l’altro, è la Calabria che resiste alla ndrangheta e le cooperative di Libera terra in Campania, che dimostrano che si può cambiare, che un altro mondo è possibile, è la gente della Puglia che donna il sangue in massa per i feriti. La gente del sud, costretta a emigrare, a sopportare pregiudizi e umiliazioni, che troppo spesso si è sentita straniera nel suo paese, non merita questo.

Ma la tragedia di ieri insegna anche che il mito della privatizzazione nel nostro paese è, appunto un mito: non è vero che il privato funziona meglio, se il disastro di ieri è legato a un fonogramma, è ormai stato provato più volte che il privato, per ridurre i costi, taglia sistematicamente per prima cosa sulla sicurezza. Questo accade nel traporto aereo, nelle fabbriche, nelle ferrovie. Nonostante la nostra normativa sulla sicurezza sia tra le più avanzate del mondo, tanto che Berlusconi tentò, per fortuna senza riuscirci, di abolirla.

“Non è mai successo niente” ha detto il direttore dell’azienda che gestisce il traffico ferroviario in quel tratto, esemplificazione perfetta di quel “tiriamo a campare” che sta diventando il logo non solo del meridione d’Italia, ma di tutto il paese, e di una politica incapace di assolvere al suo compito primario: rispettare e tutelare la vita  e i diritti dei cittadini.

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G8: la vergogna si nasconde.

Sarebbero tanti gli argomenti di cui parlare oggi, tante le notizie su quotidiani che suscitano indignazione, scoramento, rabbia.

C’è un filo comune che ne unisce alcune: Giovanardi e la Lega che minimizzano l’omicidio di Emmanuel, i polizotti uccisi negli Stati Uniti, i nomi cancellati dei macellai del G8 di Genova, gli argomenti con cui Forza Italia si oppone all’introduzione del reato di tortura nel codice penale.

La morte dei cinque poliziotti negli Usa è l’applicazione di una regola inossidabile: violenza chiama violenza, sempre e comunque. Si arriva a un punto di rottura in cui è inevitabile che ad ogni azione corrisponda una reazione uguale e contraria. Quella americana è una guerra razziale, provocata sia dall’atteggiamento violento delle forze dell’ordine sia dal razzismo endemico in gran parte della popolazione bianca, questo senza voler giustificare in alcun modo la violenza, che non  ha giustificazioni ma spiegazioni sì. Se si lascia spazio, se non si stigmatizzano e non si condannano i comportamenti violenti di chi deve assicurare l’ordine e la giustizia, non c’è più ordine e giustizia.

E’ lo scenario che ci aspetta se si continuerà a dare credito e voce a gente come Giovanardi e gli esponenti della Lega, sciacalli che speculano anche sulla morte di un ragazzo colpevole solo di avere la pelle nera, politica continuerà ad abbassarsi al rango di scontro tra bande utilizzando un linguaggio da trivio.  Continuando a ignorare quello che sta succedendo, a negare la realtà chi viene emarginato, beffeggiato, privato dei suoi diritti,  reagirà con la violenza, scatenando una assurda escalation che non gioverà a nessuno e facendo il gioco dei fascisti e dei razzisti.

I nomi dei macellai, questo sono, indegni di essere chiamati poliziotti, che hanno massacrato persone inermi alla Diaz e per le strade di Genova durante il G8, sono stati cancellati. Questa vicenda non manca mai di amareggiare, di rivelare strascichi ogni volta più avvilenti,squallidi, di mostrare come il potere nel nostro paese abbia tratti mostruosi e la democrazia sia sempre più virtuale. Le coperture di cui i macellai hanno goduto al tempo, coperture che provenivano dalle più alte cariche dello Stato, mai toccate da provvedimenti riguardanti la responsabilità morale di quanto avvenuto, continuano ad essere attive, giustizia non è stata e non sarà fatta. Continuiamo almeno a ricordare la vergogna.

Quanto all’opposizione  di Fi all’introduzione del reato di tortura, per altro formulato dagli esperti del Pd in modo talmente blando e accomodante da risultare quasi inutile ma sufficiente a permettere a colui che non è stato eletto da nessuno di vantarsene come di una grande vittoria di civiltà, ribadisco quanto ho già scritto in passato: è necessaria,ormai improcrastinabile, un riforma delle forze di polizia che faccia pulizia delle mele marce che indossano la divisa, picchiatori, fascisti e affini, che valorizzi il lavoro dei funzionari e degli agenti che coscienziosamente, onestamente e silenziosamente ogni giorno rischiano la vita per noi, che introduca periodici controlli psicologici e una formazione continua anche in sevizio, formazione che non spieghi come fare più male colpendo con i nuovi manganelli, come è stata fatta ai macellai di Genova, ma spieghi cosa significa essere al servizio della collettività.  Il reato di tortura deve subito essere introdotto nel codice penale,formulato seriamente, e va introdotto un sistema che permetta di identificare immediatamente gli agenti autori di violenze. Tutto questo a tutela della collettività e della stragrande maggioranza delle forze dell’ordine che è formata da gente onesta e pulita.

Che nel 2016 si debba parlare di questo, di razzisti, poliziotti violenti e politici inetti, nomi nascosti, reato di tortura, dimostra che in questo paese la strada verso una democrazia compiuta è ancora lunga.

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Le coscienze sporche dei cattivi maestri

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La morte di un giovane africano sfuggito al terrorismo islamico, colpevole di aver difeso la compagna dagli insulti di un decerebrato che pagherà, giustamente, per tutta la vita, la sua ottusa incapacità di essere umano, è solo l’ultimo episodio di razzismo, razzismo che ormai occupa quotidianamente le cronache dei giornali, anche se non con il rilievo dovuto.

Razzismo che, diciamolo francamente, fa notizia solo quando c’è una vittima, altrimenti i giornali progressisti hanno cose ben più importanti a cui pensare, tipo i dolori del giovane Renzer o l’ennesimo, squallido scandaletto di tangenti, bustarelle e raccomandazioni che vede coinvolto un ministro del governo che, naturalmente, non coglierà al volo l’occasione di liberarci, finalmente, della sua presenza.

Il razzismo non è più un problema, è una deviazione culturale,  basta leggere gli interventi su facebook o sui forum dei giornali che commentano il fatto: interventi miserabili, privi di pietà, di rispetto, interventi che denunciano un’ignoranza colpevole e consapevole da parte di tante, troppe persone, un povertà di cultura e valori morali, etici, perfino religiosi, che spaventa.

Il razzismo è un male ma ha dei padri, dei cattivi maestri, degli untori che hanno sdoganato l’odio per l’altro, l’hanno reso socialmente accettabile, spesso lo attizzano per convenienze politiche.

La destra fascista sdoganata da Berlusconi, quella che arma le mani contro zingari e immigrati nelle periferie romane, Bossi e Salvini, leader di un partito anticostituzionale che in un paese civile dovrebbe essere sciolto, Questi sono i principali responsabili del rigurgito razzista.. Ma colpevoli sono anche quelli che cavalcano la tigre del razzismo a convenienza, come Grillo che stringe la mano al presidente di Forza nuova, come tanti, troppi, che irresponsabilmente soffiano sul fuoco dell’intolleranza.

Se ci sono cattivi maestri, ci sono anche seguaci che li ascoltano, che li seguono e danno credito alle loro infami speculazioni. E’ tempo che la Chiesa e lo Stato condannino, l’una moralmente, l’altro legalmente, senza ambiguità e con la dovuta durezza, qualsiasi atteggiamento che si configuri come razzista, è tempo di leggi dure contro l’intolleranza, senza ambiguità, è tempo che la politica emargini chi nonc rede nei valori costituzionali. 

Non è questo il paese per cui sono morti quelli che ci hanno dato la libertà, non è questo il paese disegnato dalla Costituzione, non è questo il paese delle grandi lotte sindacali e dell’internazionalismo dei lavoratori, non è questo il paese in cui chi crede nella democrazia, nei diritti per tutti e nell’uguaglianza può continuare a vivere chiudendo gli occhi.

La scuola, la società civile, le persone oneste, devono mobilitarsi e dire no a questa deriva ignobile, la politica deve ritrovare una dimensione etica che ha perso da troppo tempo e che non può risolversi nella buona volontà o nella denuncia degli scontrini, ma deve avere dietro una lettura della società, una idea di mondo diverso, una proposta di cambiamento reale e radicale.

Bisogna comprendere che i razzisti non hanno giustificazioni, non ci sono se e ma quando si tratta di rispetto della vita altrui, non ci sono distinguo. E’ necessario riaccendere la fiamma del discredito sociale contro questi miserabili, fare si che tornino ad essere una minoranza silenziosa e insignificante.

Il fatto di ieri non è un caso isolato, è l’ennesimo campanello di allarme che non può e non deve restare inascoltato. Non possiamo più fare finta di non vedere cosa succede in questo paese, non possiamo più voltare la testa e pensare che non ci riguarda. L’indifferenza è colpevole quanto il razzismo, l’ignavia è ancora peggio.

Morire perché si ha la pelle di un colore diverso negli anni duemila è assurdo, è mostruoso, è inaccettabile, è qualcosa che dovrebbe scuotere le nostre coscienze fino a farle tremare.

Faccio una modesta proposta a Libera: inseriamo tra le vittime innocenti di mafia anche l’elenco delle vittime innocenti di razzismo, ricordiamo questi nomi, ricordiamoli come fratelli, stampiamoli nella mente e non dimentichiamo quanto in basso possa arrivare un uomo, non dimentichiamolo mai..

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Ma di quale Europa parliamo?

Ascoltando i commenti che hanno accompagnata la sciagurata uscita degli inglesi dall’Unione europea, mi sono chiesto per un istante se non fossi finito in un mondo parallelo, una realtà leggermente diversa dove le stesse persone, con gli stessi ruoli, dicono cose diverse.

Breve parentesi sul Regno Unito: gli inglesi nell’unione europea ci sono stati parzialmente e mal volentieri da sempre, basta pensare al fatto che ancora usano la sterlina. La loro fuoriuscita è stata frutto di calcoli politici di infimo livello, una resa dei conti interna al partito conservatore e l’ambiguità della posizione del partito laburista, guidato da un leader poco carismatico e incapace di dare seguito alle proprie posizioni di principio con una adeguata piattaforma programmatica, difetto comune a tutte le sinistre estreme in tutti i paesi europei. Aggiungete Farage, uno dei tanti cialtroni che da un po’ di tempo infestano l’Europa, facendo passare le loro posizioni razziste come vicinanza ai sentimenti del popolo, e il gioco è fatto.

Personalmente, io non voglio un politico che usi il linguaggio della strada e pensi come l’uomo della strada: vorrei che migliorasse il modo di pensare e il linguaggio dell’uomo della strada, che proponesse un modello più alto.

Quanto al fatto che a pagare saranno i ceti più svantaggiati, è la scoperta dell’acqua calda: è dalla Thatcher che in Inghilterra pagano i poveri e Blair, che sta al Labour party come Renzi sta al Pd, ha completato l’opera. In un paese di destra, che basa la propria economia sulle transazioni finanziarie, si favoriscono i ricchi a scapito dei poveri, nulla di nuovo sotto il sole, compreso il fatto che i poveri abboccano alle sparate di un Farage qualunque, che è come abboccare alle idiozie razziste di Salvini.

Temo che gli inglesi siano destinati a fare la fine che hanno fatto i loro giocatori con l’Islanda: da soli, per quanto siano ricchi e potenti, non riusciranno a tenere il passo degli altri colossi e saranno destinati inevitabilmente, sulla lunga distanza, a soccombere e diventare periferia. Puoi avere undici fuoriclasse in campo ma una squadra di brocchi che corre di più, finirà per umiliarti.

Ma la verità è che quest’Europa della finanza e del capitale, quest’Europa incapace di unirsi su principi etici e valori condivisi e ostinatamente tesa a obbligare gli Stati a una politica di ottuso rigorismo che lo stesso Fmi ha definito sbagliata, l’Europa dell’arroganza di Juncker, sempre più inopportuno e insopportabile e di una Germania cieca e autolesionista quanto lo sono stati gli inglesi, ha rotto le scatole a tutti.

Sembra che tutti abbiano dimenticato lo scempio che è stato fatto della Grecia, le vite umane, le famiglie ,le persone, non i numeri vuoti dei bilanci, ridotte alla miseria, da un giorno all’altro senza più una prospettiva e un futuro. Sembra che tutti abbiamo scordato quanto abbiamo odiato quell’’Europa.

Quest’Europa va cambiata e speriamo che la Brexit funga da stimolo ad avviare un cambiamento che prima di tutto deve essere politico. Problemi come l’immigrazione, la disuguaglianza, la giustizia, la sicurezza vanno affrontati con linee comuni a tutti i paesi dell’unione. E’ semplicemente ridicolo che nei Balcani si tollerino i muri, che si chiudano le frontiere e che la croce debbano portarla sulle spalle l’Italia e quelle migliaia di poveri cristi che arrivano ogni giorno sulle nostre coste.

Quello che l’Europa non ha compreso è che siamo di fronte a un’era di migrazioni che non è arginabile regolando i flussi o chiudendo le frontiere: è come tappare la falla in una diga con un dito.

Urge un’unione politica dell’Europa, quel governo europeo che era nella mente di chi l’unione europea l’ha sognata e poi fondata, un governo non più elitario e lontano dalla gente ma eletto dalla gente e che alla gente risponda.

Un governo europeo a cui non pensano né i tedeschi, né i francesi , né Renzi, che oggi ha archiviato l’ennesima brutta figura, cercando di sfruttare il momento di confusione per strappare nuove agevolazioni per le banche italiane e beccandosi l’ennesima sberla dalla Merkel.

Che poi i nostri giornali, sempre pronti a scaricare le colpe del governo sull’Europa, abbiano dipinto gli inglesi dopo il risultato del referendum come degli imbecilli o dei pazzi, parlando dell’Unione come se fosse un modello di civiltà e di libertà, ed esaltando l’Erasmus, su cui si sarebbe tanto, ma tanto da dire, fa parte del malcostume nostrano e del livello infimo di del nostro giornalismo. Meglio sarebbe stato fare un revisione critica delle politiche dell’Unione europea cercando, al netto dell’arroganza e della insipienza degli inglesi, di comprendere i motivi a monte di un risultato che avrà comunque gravissime ripercussioni sul futuro dell’Unione europea.

Ma chiedere di usare il pensiero critico in un paese dove latita a tutti i livelli, è evidentemente chiedere troppo.

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