L’assenza della politica

Quello che manca, nel dibattito politico di questi giorni, è per l’appunto, la politica, l’assenza di quella dialettica, di quel confronto costruttivo necessario per trovare soluzioni nuove e definitive ai vecchi problemi che assillano il nostro paese.

Il dibattito tra Renzi e Salvini, due straordinari esempi di masochisti politici, è un esempio evidente di quest’assenza: due ore a parlare di nulla, a scambiarsi battute, accuse, insulti più o meno grossolani, più o meno velati, ammiccando alle rispettive tifoserie senza entrare mai nel merito, senza delineare un progetto di paese, una visione lungo termine. Moderati da un ex giornalista ormai privo di qualsiasi credibilità, un uomo per tutte le stagioni, servitore di molti padroni.

È la politica 2.0, mutuata direttamente dai social, un politica che mira a conquistare like, superficiale, fatta di slogan e affermazioni prive di un contenuto reale. La morte della politica, non la sua evoluzione.

Con questo non voglio dire che Renzi e Salvini siano uguali, ma parlano allo stesso modo, usano le stesse armi, si rivolgono a un pubblico che frequenta i social, sono finti giovani privi di idee che si vantano di averne molte.

Stesso discorso va applicato alla finanziaria presentata dal governo: Zingaretti e Di Maio, piuttosto che mostrare coesione, sembrano più preoccupati a rivendicare i punti della finanziaria su cui si sono rispettivamente impuntati, di sottolineare quanto hanno portato a casa, senza accorgersi di mostrare in modo evidente la debolezza di un progetto politico nato zoppo, per il tiro mancino di chi, dopo aver lanciato il sasso, si è in apparenza messo da parte, salvo poi scuotere di tanto in tanto il tavolo di gioco. Come ha fatto oggi con quota cento.

Ma non è solo la politica ad essere scomparsa, in questo paese. Pensate ai nuovi limiti sulla soglia del contante: al di là delle dichiarazioni di Sgarbi, al limite della denuncia penale per istigazione a delinquere, le proteste che arrivano da più parti denotano la fine della vergogna: mi chiedo, e spero che qualcuno mi risponda: al di là delle legittime rimostranze sulle commissioni bancarie, che vanno ridotte, perché una persona onesta dovrebbe avere qualcosa in contrario a che le sue spese vengano tracciate? Dove sta il problema? A me sfugge, o meglio, non mi sfugge, ma preferisco non azzardare risposte. Io penso che solo due categorie abbiano interesse a bloccare il provvedimento: i mafiosi e chi evade.

Intanto c’è una nuova guerra in medio oriente, la gente continua a morire in mare nell’indifferenza più totale, si difendono pubblicamente poliziotti e secondini che pestano carcerati inermi, si continuano uccidere donne, si continuano a pestare o omosessuali, la gente perde il lavoro, ecc..ecc.

Problemi importanti, sia nel presente sia in prospettiva, che nessuno sembra avere voglia o capacità di affrontare, nel timore di favorire la destra.

A nessuno viene il sospetto che non fare qualcosa per non favorire la destra, per la regola secondo cui due negazioni fanno un’affermazione, significa favorire la destra.

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Il gioco delle parti sulla pelle dei curdi

Turkey Moves Forces Into Northern Syria

La Turchia vive sotto dittatura da anni e l’Europa, da anni, lo accetta senza battere ciglio. Anzi, conclude affari con Erdogan, addirittura lo paga per tenersi gli immigrati e fare il lavoro sporco al posto suo. Erdogan il negazionista che minaccia ritorsioni a chi si azzarda di parlare degli armeni, Erdogan il genocida, che vuole eliminare i curdi siriani dal Rotava, dove loro hanno scacciato gli arabi ( le questioni in medio oriente non vanno mai affrontate in modo manicheo).

Non esiste un governo politico europeo forte, compatto e coeso che possa, dopo l’aggressione ai curdi, fare la voce grossa contro Erdogan. L’Europa sembra più preoccupata di arginare la deriva sovranità che di giocare il suo ruolo nello scacchiere internazionale.

Il richiamo ai valori europei calpestati molte volte in questi anni, con le  due  guerre del Golfo e prima ancora la guerra nell’ex Jugoslavia, suona quasi ironico, se non tragico.

Ci sono grandi interessi economici in gioco, più grandi dei diritti di giornalisti, attivisti civili, insegnanti, intellettuali imprigionati da Erdogan a centinaia. Più dei processi sommari e delle sentenze farsa. Vendita di armi, fabbriche, agevolazioni di mercato per la Turchia, il gas: interessi che valgono miliardi di euro.

L’Italia poi, dopo aver perso qualsiasi credito internazionale grazie a Berlusconi prima e a Salvini poi, si affanna penosamente a conservare un residuo di dignità senza riuscirci .

Non si spiega altrimenti l’ipocrita presa di posizione sulla vendita di armi alla Turchia: è necessario un accordo in tutta Europa, sospenderemo le nuove licenze. Tutto qui, il nostro intervento su un conflitto proditorio che sta insanguinando un territorio tormentato e allo stremo e si prefigge come scopo un genocidio, è tutto qui.

Non riusciamo a uscire dalla retorica, non riusciamo a cambiare la narrazione di un paese che continua a vagare smarrito in una terra di nessuno senza sapere quale direzione prendere. Non si può pretendere che un governo nato per contrastare un male maggiore, un’alleanza impossibile tra due forze incompatibili, almeno in teoria, possa mostrare i muscoli a un dittatore che, con l’avallo di Trump, sta facendo quello che tutti sapevano che prima o poi avrebbe fatto. Ma abbiamo continuato a finanziarlo nonostante tutto.

Per inciso, il tradimento di Trump nei riguardi dei curdi, la sua cecità politica riguardo la presunta sconfitta dell’Isis, aprono inquietanti prospettive sulla questione medio orientale nei giorni a venire, e quindi, sul futuro del mondo.

Nessuno farà nulla contro Erdogan, per paura, per viltà, perché non conviene, e ci dimenticheremo presto dei Curdi, lasciati, come sempre, da soli, come soli, in questo momento, sono gli ecuadoriani, i venezuelani, una decina di popoli africani e chissà quanti altri che lottano per la libertà sparsi per il mondo.

Ma continuiamo pure a fare doverosi appelli, per tacitare la nostra coscienza, a lanciare petizioni e twittare ogni giorno indignati. Fino a quando cadrà il silenzio sulla nostra vergogna.

 

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Adesso parliamo di Bibbiano

Bibbiano

Le indagini della magistratura hanno stabilito che l’85% delle richieste di affido da parte della cooperativa della Val d’Elsa, indagata per i presunti affidi ingiustificati, venivano regolarmente respinti dal giudice dei minori. Non esiste e non è mai esistito un sistema Bibbiano.

Ovviamente, se anche ci fosse stato un solo caso di affido ingiustificato, i responsabili vanno perseguiti secondo la legge, ma questo è un discorso che vale sempre.

Non mi risulta, a tutt’oggi, che la Bergonzoni, quella della ignobile pagliacciata in parlamento, con tanto di maglietta su Bibbiano, abbia chiesto scusa.

Non mi risulta, a tutt’oggi, che Salvini, quello dell’ignobile sceneggiata con bambina sul palco di Pontida, abbia chiesto scusa.

Non mi risulta a tutt’oggi, che Di Maio, quello che ha affermato che la sinistra toglie i bambini alle famiglie, abbia chiesto scusa.

Non  mi risulta a tutt’oggi che Di Battista, quello del libro che avrebbe rivelato la verità su Bibbiano, abbia chiesto scusa.

Mi risulta invece che i danni fatti da una politica stracciona, infamante, criminale, priva di scrupoli morali, di una bassezza inconcepibile, siano gravi. Si è creato un clima di sfiducia nei confronti dei servizi sociali, alimentato dai social e dai politici  sopra citati che ha costretto dirigenti più o meno pavidi, più o meno prudenti a rimettere in discussione altri dirigenti che, probabilmente, avevano svolto il proprio compito con scrupolo, fino a quando non è scoppiata la tempesta che ha fatto di tutt’erba un fascio.

Parliamo di Bibbiano, sì, parliamone adesso dati alla mano e contiamo i danni che questa politica ha causato a minori i cui affidi del tutto leciti sono magari stati bloccati per l’eccesso di prudenza di cui sopra, parliamo di una politica che dà voce a genitori impreparati, di cui non si discute l’amore per i figli ma il senso di responsabilità che comporta sì, parliamo di quanto costerà sulla lunga durata, in termini di delegittimazione dei servizi sociali e di aumentata conflittualità nei riguardi degli operatori questa squallida commedia recitata da persone senza onore e senza dignità.

 Parliamo di Bibbiano e della superficialità della gente, della cieca fiducia nelle parole dell’uomo forte del momento, della volgarità sui social, delle tante, troppe testimonianze di bambini strappati alle famiglie rese senza contestualizzare, di tutti quelli che hanno detto si sa che è così, ecc.ecc.

Parliamo di Bibbiano e di un’Italia brutta, cieca, cialtrona, ignorante, l’ITalia che ci circonda, perché tre persone su dieci sono come quelle lì, tre persone su dieci hanno detto ossessivamente ‘per settimane parliamo di Bibbiano, e adesso tacciono.

Parliamo di Bibbiano, parliamone adesso, e vergognatevi.

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Un mondo connesso con l’indifferenza

indifferenza

Silvestro, protagonista del capolavoro di Vittorini, soffriva per i mali del mondo; Che Guevara diceva che non può esserci felicità se da qualche parte nel mondo un uomo è oppresso; gli studenti del ’68, quando la speranza di cambiare il mondo divampò e si spense rapidamente come un bel sogno, dicevano I care, me ne curo; a Genova, nel 2001, giovani e meno giovani gridavano che un mondo diverso, più giusto, con meno diseguaglianze, più sostenibile, è possibile.

Sogni, lampi di speranze spente in una giungla boliviana, dal piombo del terrorismo o dalle torture nella caserma di Bolzaneto, un tensione verso l’altro che oggi sembra scomparsa sia dall’agenda politica della sinistra, sia da quella destra destra, se non i termini di bieco populismo, di politica anti sistema che, in realtà, vuole mettere a tacere chi al Sistema si oppone. Quel che è peggio è che sembra sparita anche nella gente, sempre più chiusa, impaurita, restia ad accettare l’altro, che si tratti dei migranti o di chi, semplicemente, la pensa in modo diverso. Il rifiuto al posto del confronto.

E’ un mondo, quello di oggi, dove chi prova a spendersi per gli altri viene dileggiato, diffamato o, nella migliore delle ipotesi, ignorato. Se poi trova consenso, arrivano le minacce, come il fantoccio impiccato di Greta a un viadotto dell’autostrada. O gli insulti, come quelli piovuta su Carola, prima e dopo il suo intervento a Bruxelles. Chi si spende per gli altri mette a nudo davanti allo specchio la pochezza umana di chi non lo fa, per questo irrita.

E’ un mondo connesso nell’indifferenza globale, che dibatte sul particolare dimenticando l’universale, sempre più simile al mondo descritto da Guicciardini: egoista, teso all’autoffermazione individualistica, privo di valori. Anzi si può dire che Guicciardini abbia ormai soppiantato definitivamente, come modello di riferimento, quel Machiavelli citato spesso a sproposito, che mascherava dietro l’apparente  cinismo un  forte  idealismo e un amore disperato per il popolo.

Il pensiero liquido ha lasciato il posto alla tentazione del pensiero unico, o del pensiero flessibile, mutuato dalle opinioni volubili del capo, non importa se si tratti dell’ego della bilancia che prossimamente riunirà gli stati generali alla Leopolda o dell’inutile Di Maio. Il pensiero liquido ha lasciato il posto al non pensiero, all’azzeramento dello spirito critico e alla trasformazione delle fazioni politiche in sette con i rispettivi, infervorati adepti.

E’ un mondo pericoloso, dove un squallido cialtrone come Donald Trump fa e dice quello che, fino a poco tempo fa, sarebbe stato inaudito e indicibile senza trovare nessuno che riesca a contrastarlo, neanche tra le fila del suo partito, che ha annoverato in passato anche persone decenti ma che preferisce l’esercizio del potere all’esercizio razionale del potere, anche se al potere c’è un demente.

Il mondo italiano si contraddistingue per un di più di squallore, di pavida ipocrisia. Solo così si spiega il silenzio del Pd, in particolare, sulle donne e bambini morti al largo delle nostre coste. Con il pretesto di non voler dare fiato alla propaganda razzista della destra si finisce per cadere in un’ignavia colpevole, per certi versi, ancora peggiore.

Siamo insomma passati dal soffrire per i mali del mondo a fottercene allegramente, a fare finta che quei morti siano una triste fatalità e non il frutto di immondi compromessi. Molto meglio applaudire un’inutile riforma che diminuisce la dmeocrazia, piuttosto che dedicare un minuto di silenzio a quei morti che pesano sulla cosceinza di quelli che applaudivano più forte.

Non manca, ovviamente, un tocco di grottesco che si concretizza nei cinquecento pseudo scienziati che negano l’evidenza attaccando Greta, o negli articoli di certa sinistra per cui tutto ciò che è mediatico è il male, come ieri loe ra tutto ciò che era popolare,  e accusa una ragazza di sedici anni di porre problemi e non di proporre soluzioni. E’ evidente che Popper non abita più qui.

Invece di preparare un neo umanesimo, necessario e auspicabile per cambiare il presente, stiamo scivolando in un neo oscurantismo, un medioevo prossimo venturo che non lascia presagire nulla di buono.

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Lo sporco affare di Mineo: quanto costa una vita umana?

Migranti-Ecsa

Lo scoop è di Nello Scavo, giornalista di  Avvenire che è riuscito ad ottenere le prove documentate e le le foto dell’incontro presso il Cara di Mineo tra esponenti della nostra intelligence e delle istituzioni e uno dei capi della mafia libica, Bija è il soprannome, torturatore, stupratore e assassino, nome noto all’Onu,  per negoziare sulla questione degli sbarchi.

Una trattativa Stato-mafia documentata sarebbe una notizia da prima pagina e infatti, in tutta Europa, la notizia è in prima pagina. In Italia no, non sembra neanche interessare più di tanto il popolo dei social, più preoccupato del battibecco tra renziani e Piddini o dalle foto di Salvini con un neonazista.

Ecco, il fatto curioso è questo: quelli scandalizzati delle foto di Salvini col neonazista, giustamente scandalizzati, tacciono di fronte a questa oscenità. Invece di chiedere spiegazioni a Minniti e Gentiloni, invece di invocare chiarezza su un episodio che possiamo definire, con un eufemismo, inquietante, tacciono. Intanto, tra i migranti annegati ieri, c’è un bambino di otto mesi.

Ecco, io vorrei chiedere a quelli presenti all’incontro e ai loro mandanti politici: quanto costa una vita umana? Qual è il prezzo, in termini di vite, della nostra tranquillità? Su cosa esattamente vi siete accordati, quale schifoso compromesso siete riusciti a concludere quel giorno perché passasse la linea dura, gli sbarchi diminuissero e il governo di allora potesse vantarsi con gli elettori (per altro, invano) di aver risolto una inesistente emergenza?

Cosa hanno da dire oggi i tanti estimatori di Minniti e della sua politica decisa ed efficace?

Perché qui stiamo parlando di un compromesso che aveva al centro uomini, donne bambini che si è deciso, consapevolmente, di lasciare nelle mani di un assassino feroce perché non arrivassero nel nostro paese. Eppure, nessuno protesta, tutto tace.

Forse è la consapevolezza e la vergogna di avere, per un anno e mezz,o condannato, giustamente la linea politica, chiamiamola così, di Salvini, per poi scoprire di non essere tanto diversi, cosa che molti, tra cui chi scrive, avevano già denunciato a suo tempo.

Nel mio libro, Un paese sospeso, chi lo desidera lo trova su Amazon, in molti dei primi articoli lì raccolti si parla di Minniti, denunciando la sua politica di destra riguardo i migranti. Molti altri non hanno gradito quella politica e il Pd ha pagato giustamente pegno alle elezioni. Io non avevo materiale per uno scoop, ma che sotto ci fosse qualcosa di poco chiaro, era evidente, solo chi non voleva vedere non ha visto. E ha taciuto, come oggi.

Vorrei terminare l’articolo augurandomi di vedere al più presto chiarita questa vicenda, ma non succederà: la destra non ha interesse a chiedere la testa di chi si è comportato come il suo leader, spianandogli la strada e la sinistra non ha convenienza. Il silenzio stampa di questi giorni, il vergognoso silenzio stampa di questi giorni, ne è la prova.

Restano i morti, resta un bambino di otto mesi che avrà per sempre otto mesi, resta la vergogna e lo sconforto di non vedere la luce alla fine del tunnel.

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Dell’ingrato mestiere di insegnare al tempo dei social

giornata-mondiale-degli-insegnanti

 

Ieri era la giornata mondiale dell’insegnante e mi sembra giusto spendere due parole sul mio mestiere.

Comincio citando Francesco Guccini scrittore (ottimo scrittore):

Il fatto è che gli insegnanti erano rispettati, avevano un ben definito ruolo sociale, nella società d’allora avevano una certa importanza. Oggi qualunque scalzacane si ritiene materialmente e moralmente superiore, e al primo cinque o alla prima osservazione fatta al piccolo Einstein… (Francesco Guccini, Trallumescuro, Scrittori Giunti, 2019)

Non proseguo oltre con la citazione, prima di tutto perché Guccini ha già sintetizzato il senso di queste mie righe e poi per non togliervi il piacere della lettura di un libro malinconico ed esilarante, di cui vi parlerò in uno dei prossimi articoli.

Quello del discredito sociale degli insegnanti è un problema che nessuno vuole affrontare, se non, come Galli della Loggia, discreditando ulteriormente gli insegnanti in un pessimo libro, ma che ha un’importanza capitale in un paese che si ritiene democratico.

Gli insegnanti hanno infatti il compito che un tempo era delegato agli anziani della tribù e poi ai favolisti e ai poeti epici: quello di tramandare alle nuove generazioni la storia, i valori, le conoscenze acquisite nel corso degli anni, quel patrimonio che fa di un popolo quello che è.

Io credo che in Italia, oggi, buona parte dei problemi che abbiamo, siano dovuti all’ignoranza dilagante e all’analfabetismo di ritorno di molta parte della popolazione, che fanno sì che non si sappia più chi siamo e da dove veniamo, mentre dove andiamo, purtroppo, possiamo intuirlo benissimo.

Se uno scalzacane si sente materialmente e moralmente superiore, come dice Guccini, è perché viviamo in un tempo in cui la competenza, la professionalità, il sapere in genere sono svalutati, ognuno crede che basti connettersi in rete per acquisire competenze universali, dai vaccini all’alta politica, dai manovratori occulti del traffico di migranti alle bufale sull’emergenza climatica.

E’ la fine delle competenze, si disprezza  chi si è nutrito di libri polverosi, cito un sottosegretario leghista all’istruzione, ci si vanta di non leggere un libro da tre anni ( altra sottosegretaria, mi pare Cinque stelle), nell’equivoco drammatico che l’università della vita, altro luogo comune devastante, possa sostituire l’università vera.

Tutto queste si riflette, inevitabilmente, sui ragazzi, che vivono la scuola come un luogo altro, una interruzione della vita attiva, valida solo per l’interazione con gli altri sfortunati compagni di prigionia e non perché pone le basi per riuscire ad orientarsi nel mondo e a trovare il proprio posto. Un non tempo, insomma e, per molte famiglie, purtroppo, tempo perso.

I social, specie i social dei genitori, che andrebbero proibiti per legge, sono un coacervo di banalità, luoghi comuni, trivialità, insulti, aggressioni del tutto ingiustificate nei confronti di chi cerca quotidianamente e con fatica, di svolgere il proprio lavoro nonostante tutti, ma proprio tutti, dalle istituzioni, alla burocrazia interna alla scuola, dalle famiglie ai tribunali, che spesso legiferano su bocciature completamente a cazzo, senza rendersi conto del contesto, a, spesso, certi colleghi, remino contro.

Non ho inserito i ragazzi, nel tristo elenco di cui sopra, perché i ragazzi fanno il loro lavoro, che consiste nel fare meno ottenendo il massimo, nel prendere per il culo gli insegnanti e nel far danni uscendone impuniti. Questo fa parte del gioco, lo dai per scontato e cerchi di contrastarlo, il resto no.

Gli insegnanti sbagliano, come tutti, anzi, il nostro è un lavoro che va avanti per tentativi ed errori, che s’impara ogni giorno, in cui le sconfitte sono la regola e le vittorie l’eccezione. Ma quasi sempre sbagliano in buona fede perché il loro obiettivo resta quello di dare un senso ai ragazzi di quella prigionia parziale che è la scuola. Il mio metro e il mio unico referente sono loro perché è con loro che mi rapporto ogni giorno e cerco di stabilire una relazione.

Se si volesse davvero fare qualcosa di utile per la scuola, sarebbe necessario azzerare la Buona scuola, che è riuscita a peggiorare una situazione già poco allegra, specie dal punto di vista dell’armonia interna e della collegialità, eliminare il così detto merito che merito non è, ma cosa diversa e spesso opposta, aprire un ampio dibattito pubblico con chi la scuola la fa e ascoltare cosa ha da dire, formulare delle proposte che vengano valutate ed accettate da quelli a cui sono dirette. Ma in tempi di semplificazione capisco che si tratta di un ragionamento troppo articolato per chi pensa per slogan. Troppi ritengano che la scuola debba solo insegnare a scrivere e a far di conto, non a pensare, non a leggere il presente, non a conoscere il passato per evitare di commettere gli stessi errori. E infatti…

Se non si restituisce dignità alla funzione della scuola e agli insegnanti, stendiamo un pietoso velo sulla retribuzione, il risultato lo abbiamo avuto sotto gli occhi per quattordici mesi e chissà per quanto tempo ne pagheremo le conseguenze: una barbarie diffusa, la cialtroneria come strumento di persuasione di massa, le bugie e una disonesta lettura della realtà come metodo.

Scriveva Brecht (sì, un comunista):

Impara bambino a scuola

impara uomo in carcere

impara donna in cucina

frequenta la scuola,

senza tetto

procurati sapere

tu che hai freddo

affamato, impugna il libro

è come un’arma.

Non temere di fare domande

verifica le cose che leggi

ciò che non sai di tua scienza

in realtà non lo sai.

Io l’ho imparata il primo giorno di scuola, questa poesia, e non ho mai smesso di leggere e di imparare.

Buon lavoro a tutti i colleghi/e

 

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La fatica di vivere è trasparente

Depressione-lavoro-suicidio

La notizia della madre che ha ritirato la figlia da scuola perché non c’era l’insegnante di sostegno, è terribile. Non è ammissibile una simile carenza di servizi.

Da anni, anche in sindacato, porto avanti la necessità che la presenza di insegnanti di sostegno, vista la crescente difficoltà di insegnare, le classi numerose, ecc., debba essere fissa in ogni classe. la scuola deve essere un’isola felice per tutti, non aggravare il disagio chi parte già da una situazione difficile. In Italia la legge sull’integrazione è tra le più avanzate del mondo e ha funzionato, fino a quando non hanno cominciato a fare macelleria sociale sulla scuola, senza più fermarsi.

Qualche giorno fa ho assistito a due episodi che mi hanno fatto riflettere. Un disabile sulla sedia a rotelle non è riuscito a salire sull’autobus ( nuovo) perché la passerella non funzionava. Quando sono sceso alla mia fermata, c’era un ragazzo che poteva avere al massimo sedici anni, deambulava male e aveva una paralisi al braccio ma ostinatamente, un passo dopo l’altro, andava avanti.  L’immagine della fatica di vivere.

I disabili sono invisibili, non ci si fa caso, li si evita, sono cattivi pensieri da scacciare dopo un momento di commiserazione, a volte danno fastidio, specie nei luoghi di villeggiatura, o in tutti quelli dove la gente va per divertirsi. Se ti rilassi, non vuoi pensare a chi non si rilassa mai.

Sono invisibili anche i poveri, specie quelli dignitosi, che non chiedono l’elemosina e devono contare gli spiccioli quando comprano da mangiare, visi che fanno tenerezza a vederli, stelle cadute che nessuno raccoglierà.

Sono invisibili gli abitanti delle periferie, isolati in ghetti, rinchiusi dentro palazzi enormi simili a caserme, fissati nell’immobilità di una vita che non prevede cambiamenti se non in peggio, senza prospettive, smarriti fuori dal loro ambiente, come gli uccellini vissuti in gabbia che non riescono a volare.

Sono invisibili gli anziani, perennemente in coda, lenti, quindi fastidiosi, per chi va sempre di fretta, desiderosi di parlare, scambiare quattro chiacchiere sull’autobus o dal salumiere con chi non ha più tempo neanche per essere cortese e li ignora sgarbatamente.

Quelle che ho elencato sono espressioni di una fatica di vivere che non è contemplata dai programmi di governo, a cui non guarda né la sinistra né la destra, sono marginali ed emarginati, fuori dal mercato, tanto per usare un’espressione attuale.

Spesso nel mio lavoro mi capita di parlare con nonne disabili, povere, che vivono in periferia e si occupano dei loro nipoti, di vedere sintetizzata in una persona la fatica di vivere. Sono momenti poco piacevoli non perché ne sia infastidito, ma perché, spesso, non ho risposte, non posso neanche regalargli un sorriso dicendo che il ragazzo o la ragazza va bene a scuola perché non è così, non può essere così. Se poi la fatica di vivere la vedi nei ragazzi, diventa straziante e la frustrazione insopportabile.

Prendersi cura degli altri per lavoro, non lo rende più facile, anzi, proprio per il fatto di essere retribuito da quello Stato che, sempre più spesso, è la causa dei problemi di chi devi aiutare, rende il lavoro più difficile, con un surplus di senso di responsabilità, di quella maledetta etica del lavoro che ti hanno inculcato i tuoi genitori, che ti fa arrivare stremato a fine settimana.

Immagino chi lavora sulle navi delle Ong, quelli che si occupano di tossicodipendenti, chi lavora nei servizi sociali, chi quotidianamente, ogni santo giorno, incontra la fatica di vivere nei suoi aspetti più estremi. Provo rispetto e ammirazione per queste persone, spesso denigrate, diffamate, insultate, basta fare un salto sui social e leggere i commenti sul coraggioso intervento di Carola Rackete, che ha accusato le nazioni europee di avere lasciato lei e i suoi compagni soli, quando avevano bisogno del loro aiuto.

Ecco, ci si sente soli, spesso, gli insulti, le calunnie, le critiche, scivolano, ma la solitudine no, ed è sempre più forte, negli ultimi tempi, la sensazione, in  chi si prende cura degli altri, di sentirsi diverso in mezzo ai diversi, di soffrire, in modo più lieve, della fatica di vivere che si cerca di alleviare.

Ma si va avanti, nonostante una politica di uno squallore inedito anche per il nostro paese,  dove lo squallore è di casa, nonostante il fuoco amico, nonostante un senso d’inutilità che a volte diventa quasi concreto, lo puoi toccare, sentire, odorare, si va avanti perché bisogna pur trovare un senso alla vita, qualcosa che vada oltre il possesso, bisogna pur essere qualcosa oltre ad averlo.

Alleviare per un momento la fatica di vivere al prossimo, quando ci si riesce, dà un senso, regala perfino momenti di gioia, a volte.  Se si riuscisse a farlo capire non a chi ci governa, è inutile, ma a chi ci vive attorno, forse il nostro sarebbe un paese migliore.

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Un paese di ipocriti benpensanti

se il clima fosse stato una banca

Lasciamo perdere Fusaro, un esempio lampante che la cultura non solo non fa sempre bene ma, se usata a sproposito, è dannosissima. Lasciamo perdere Feltri, Facci, e il letamaio di destra, gente orripilata dal libero pensiero, anzi, gente orripilata dal pensiero tout court.

Anche Cottarelli si sente in dovere di pontificare sulla manifestazione di ieri dicendo che avrebbe avuto maggiore valore se i ragazzi l’avessero fatta di domenica. E così tanti altri benpensanti, brave persone, borghesi per bene, a dire che è inutile manifestare se non si rinuncia agli abiti di marca, ai cellulari, etc. Tutta una serie di luoghi comuni triti e ritriti che testimoniano solo una cosa: questa gente non conosce minimamente i ragazzi di oggi, o almeno, una parte consistente di loro. Io, per lavoro, sono obbligato a conoscerli.

Tre milioni di persone rubavano la connessione alle pay tv per vedersi partite e film a sbafo, i sindacati sanno benissimo che se non si organizza uno sciopero di Venerdì o di Lunedì la gente non partecipa, siamo il paese dell’evasione fiscale più alta d’Europa, in Italia si ruba su tutto, siamo il paese delle raccomandazioni, del mi manda Picone, delle mafie e della speculazione edilizia, ultimamente siamo un paese razzista e disumano, l’ipocrisia scorre a fiumi, la politica è ridotta a barzelletta e sta gente si preoccupa di pontificare su un milione di ragazzi scesi in piazza anche per loro, discettando sulle giustificazioni e, come sempre succede, guardando il contorno ( in modo ipocrita e stupido) e perdendo di vista la sostanza.

Perché la sostanza, caro Cottarelli e compagnia cantante, è scomoda per i borghesi come lei, perché la sostanza è che quei ragazzi vogliono un mondo sostenibile e per avere un mondo sostenibile bisogna rinunciare tutti a qualcosa perché chi non ha niente abbia qualcosa, perché una vera politica ambientale seria non può che orientarsi verso la decrescita e la decrescita non è per niente felice, no, è una cosa sgradevole specie per chi ha le tasche piene.

Parlare di decrescita in un  paese dove Salvini distribuisce merendine, cibo spazzatura, ai suoi fans perchè non vengano tassate e dove Renzi, un eroe per molti, per me non dico cos’è altrimenti mi querela, difende improvvisamente Berlusconi, il re della cementificazione, il signore delle mani in pasta, una delle figure più corrotte e corruttrici apparse nel paese dopo Andreotti, dove la sinistra ha poche idee ma inutili e i Cinque stelle poche idee ma inutili e dannose, parlare di decrescita nel paese dei tuttologi, degli haters, delle Chiara Ferragni, della tv spazzatura, è semplicemente folle e quei ragazzi che ieri sono scesi in piazza, e pazienza se qualcuno l’ha fatto per saltare scuola, a suo tempo l’ha fatto anche Cottarelli, sono assolutamente folli, splendidamente folli nel loro desiderio di cambiare le cose.

Francamente più del riscaldamento globale irrita i miei neuroni l’ipocrisia di chi ho attorno, questa gente che vive nel suo piccolo mondo creandosi gabbie in cui rinchiudersi per stare tranquilli e non sa più sognare oltre gli spot della televisione.

Irrita le mie sinapsi il qualunquismo, il benaltrismo, chi urla e chi tace, chi per vivere tranquillo non esprime mai un’opinione e chi è contro tutto per per partito preso.

Ma mi irrita più di tutto, chi si rifiuta di pensare che altri, in questo caso i ragazzi e le ragazze scesi in piazza, possano essere migliori di lui. Questo voler uniformare chiunque allo schifo che ci circonda, voler trovare manovratori occulti o ragioni meschine per giustificare l’impegno altrui, il continuo dire avrà il suo interesse a farlo tenendo ben saldo il culo sulla sedia e la bocca ben chiusa, è veramente vomitevole.

Cottarelli, e voi, bravi borghesi, non lo dico più da anni ma c’è un limite a tutto: siete vuoti dentro, avete rotto i coglioni e speriamo che la prossima volta i ragazzi siano una marea che vi sommerga.

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Lettera ai ragazzi/e che credono in un mondo migliore

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Siete tanti, bellissimi e colorati, avete riempito le piazze di gioventù, allegria, sorrisi e rabbia, siete il futuro. Speriamo.

Nel 2001, a Genova, a riempire le piazze c’erano altri ragazzi, colorati e sorridenti, insieme a chi, come me,era un po’ più grande ma ancora incazzato. Chiedevano più o meno le stesse cose: un mondo diverso, un modello di sviluppo diverso, sostenibile, un mondo migliore è possibile, dicevano. Già: un mondo migliore è possibile…

Erano tanti quei ragazzi/e, come voi e facevano paura: i loro sogni si sono spenti contro i manganelli della polizia e nelle camere di tortura a Bolzaneto, uno di loro, Carlo, è stato spento da un maledetto proiettile sparato da un carabiniere. Quelle energie si sono perse nel nulla.

Facevano paura quei ragazzi e anche voi fate paura, lo dimostra la gente che ride di voi, i Vittorio Feltri, i Filippo Facci, gli intellettuaolidi di sinistra di sta minchia, quelli che vi invitano a studiare e quelli che vi insultano. Ride chi ha nel cuore l’odio e nella mente la paura, diceva uno dei cantanti che ascoltavamo ai miei tempi, e a loro, che di sogni non ne hanno più, che si sono venduti al migliore offerente e non sanno guardare avanti oltre il loro naso e dietro oltre il loro culo, chi sogna fa paura, chi pensa agli altri fa paura, chi è diverso fa paura.

Voi siete splendidamente diversi, avete idee e rabbia, non disperdete entrambe le cose, coltivatele, fatele crescere, lasciate che germoglino rigogliose come gli alberi con cui volete riempire il mondo.

Studiate, ragazzi/e. perché siete il futuro e il futuro ha bisogno di gente consapevole di quello che dice, padrona del suo sapere, gente che possa spazzare via i servi e i venduti, gente che non abbia paura di dire sempre quello che pensa. Studiate per voi, per sentirvi più forti, per non farvi imbrogliare, impugnate i vostri libri come armi.

Studiate ma coltivate i vostri talenti, suonate, scrivete, dipingete, danzate, diffondete bellezza, come avete fatto oggi, portate aria fresca in un mondo dove l’aria è stantia e si fa fatica a respirare.

Ma state attenti, perché questo non è solo un mondo inquinato è anche un mondo abitato da pezzi di merda senza scrupoli. Se arrivaste al punto di poter davvero cambiare le cose, se la smetteranno di trattarvi come un fenomeno folcloristico, se riuscirete a diventare una forza vera, state attenti: proveranno a schiacciarvi, l’hanno sempre fatto.

Ma questa gente è stupida, quindi crescete in silenzio, senza clamore, diventate forti e lasciate che polemizzino sulla facenda ridicola delle giustificazioni, gente che sciopera solo il venerdì e che da tempo ha ammainato le proprie bandiere, moralisti del venerdì, lasciateli cuocere nel loro brodo. Siete la parte migliore di questo paese, lontani dall’ipocrisia di chi sta sempre con la ragione e mai col torto e da quelli che vantano una dignità  fatta di vuoto, scusate se cito ancora il cantautore dei miei tempi.

Restate puri, veri, incazzati: cambiate il mondo, come noi non siamo riusciti a fare e non curatevi delle chiacchiere vuote dei rivoluzionari da tastiera.

Lavoro con voi da vent’anni, vi vedo crescere, cambiare, diventare quasi adulti. Un tempo credevo che la speranza fosse nei prolet, qualcuno di voi forse coglie quest’altra citazione, scusate, ma mi guadagno da vivere spiegando cosa hanno scritto gli altri e citare è un’abitudine, oggi credo che la speranza sia nei ragazzi, nonostante tutto, nonostante quelli che pestano i migranti e alzano il braccio nel saluto romano, nonostante la pessima musica che ascoltate, nonostante siate confusi, autoreferenziali, incapaci di gestire le emozioni, a volte violenti, altre malinconici e persi. C’è comunque  bellezza in voi, la bellezza dell’acqua pura di un fiuume di montagna, la bellezza che è forza, energia, voglia di cambiare: non perdetela e vincerete, presto o tardi.

Il cantautore si chiama Francesco Guccini e se ascoltate Il vecchio e il bambino  scoprirete che quarantanni fa diceva quello che voi dite oggi. In bocca al lupo.

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