Recensione di Il blu è un colore caldo

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Ancora una graphic novel, questa volta famosa.

Sembra che il genere della graphic novel si presti particolarmente a descrivere situazioni tormentate, vite ai margini, storie di irregolari.

Forse trovare le parole che traducano certi stati d’animo è diventato difficile e disegnare l’espressione di un volto, uno sguardo, può risultare più efficace.

Abdellatif Kechiche ha tratto da quest’opera di Julie Maroh, giovane disegnatrice francese, l’idea per Vita di Adèle, film che vinse la palma d’oro a Cannes nel 2013 suscitando non poche polemiche per le esplicite scene di sesso tra le due protagoniste.

In realtà, il regista ha ampiamente tradito la storia originale, cambiando non solo i nomi delle due protagoniste ma anche il suo spirito.

Non c’è alcun compiacimento erotico come nel film, la storia comincia con un flashback, l’apertura del diario di una delle due protagoniste dopo la sua morte, altra differenza fondamentale dal film che si conclude in modo completamente diverso.

Una ragazzina sente che qualcosa non va nel suo approccio con l’altro sesso e dopo aver incontrato per caso una affascinante ragazza con i capelli blu, comincerà a sognarla e a sentirsi attratta da lei. La sua famiglia è omofoba, così come le sue amiche, quindi rifiuta quello che sente dentro ma la consapevolezza della propria diversità la tormenta.

Incontrerà la ragazza con i capelli blu in un locale gay, scoppierà la passione e, dopo essere stata cacciata di casa dai genitori, vivrà una storia d’amore fatta di alti e bassi, come la vita, fino a un drammatico epilogo.

I disegni sono sono molti belli, il tratto è delicato e visi e sguardi completano le parole. Clem ed Emma restano impresse nella memoria, entrambe anime in pena, tormentate e unite dalla consapevolezza di una vita resa incompleta dai pregiudizi degli altri.

Romanzo di formazione che porta a un presa di coscienza finale che potrebbe apparire retorica, a un lettura superficiale, ma è in realtà amaramente vera.

L’atmosfera che pervade questi disegni è triste eppure, come per miracolo, di tanto in tanto fa capolino una irrefrenabile gioia di vivere.

Si tratta di un’opera profondamente politica, una rivendicazione di diritti che, nel nostro paese, sono ancora lontani dall’essere acquisiti.

Il blue è un colore caldo

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