La strana idea di scuola del ministro

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Vista la scarsa partecipazione allo sciopero di Venerdì, va preso atto che la scuola, alla maggior parte dei suoi lavoratori va bene così, questo è dunque un post minoritario, perché a me questa scuola piace sempre meno.

Il ministro del’istruzione ( la i minuscola è voluta) ha nuovamente tuonato contro la lezione frontale ed esaltato le nuove didattiche, compresa la tanto bistrattata dad, in un discorso che, come sua consuetudine, era confuso, senza un filo nè un’idea.

Nei commenti dei docenti al post apparso su Orizzonte scuola, gli apocalittici lamentavano la mancanza di lucidità dell’ennesimo ministro che non fa nulla e vanta successi immaginari, mentre gli integrati, compreso qualche dirigente che fa innovazione sulla pelle dei docenti, esaltavano le aperture a una didattica vecchia di cinquant’anni che molti insegnanti, come il sottoscritto, applicano almeno da dieci, fino al covid, che ha reso impossibile i lavori di gruppo, l’uso dei banchi a isola, ecc.

Personalmente detesto la lezione frontale ma la ritengo necessaria per presentare certi argomenti e indispensabile in tempo di Covid. Se poi ci sono colleghi geniali che ne fanno a meno, ci illuminino sulle loro doti, ammesso che noi comuni docenti possiamo comprendere il nuovo verbo.

L’idea del ministro sulla scuola è contenuta nel suo libro che, per mia sfortuna, ho letto. Una scuola dove la figura del docente è accessoria, funzionale a poche e precise mansioni, dove la didattica è ancella dell’impresa e i costi dello Stato sono irrisori. Una scuola azienda, insomma, con docenti impiegati e ragazzi senza problemi di disagio, barriere linguistiche, ecc., sorridenti e impegnati a diventare la manodopera e i consumatori di domani.

Ma al 94% dei colleghi va bene così, prendiamone atto e vedremo se andrà bene così anche alle famiglie che volevano scuola aperte in piena pandemia, ai cruscanti che perorano il ritorno dello scritto a una maturità che nessuno sa come sarà, ai laudatores temporis acti che rimpiangono i cappelli d’asino e i reprobi inginocchiati sui ceci.

L’impressione è che il ministro non entri in una scuola da secoli e che non abbia mai visto, neanche per sbaglio, una scuola di periferia nè sia a conoscenza di quanto insegnare sia diventato complicato, difficile, frustrante. In questo non si discosta da chi l’ha preceduto in questi anni.

Chiudo con una piccola nota: il ministro ha detto che le scuole sono i luoghi più protetti dal covid, sposando la retorica di questo governo. I contagi stanno colpendo soprattutto la fascia dai nove ai diciannove anni. Non serve un nobel per fare due più due e chiedervi se comprereste un’auto usata…ecc.

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