Recensione de Il gigante sepolto, di Kazuo Ishiguro

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Questo è un libro di una tristezza contagiosa, pagina dopo pagina si dipana una storia bella e straziante, come la vita, come le prove che tutti noi, presto o tardi, siamo chiamati a superare.

La perdita della memoria individuale e collettiva, il senso di colpa e il perdono, l’ineluttabilità della morte e della vendetta, il cieco cinismo del potere, sono solo alcuni dei temi che affiorano nella narrazione, affrontati con una delicatezza di toni e un approfondimento psicologico dei personaggi tutto orientale.

Tutti i personaggi hanno perso qualcosa, sono feriti e dolenti, ma continuano a seguire il cammino consapevoli che è il viaggio che alla fine conta più di ogni altra cosa.

Lo sfondo fantasy su cui si sviluppa la storia è un pretesto, un mezzo per giustificare i numerosi simboli disseminati lungo la strada, che trovano senso nelle ultime pagine.

Un libro doloroso, che incatena il lettore fino a un epilogo non del tutto scontato. La storia di questi due anziani in cammino per ritrovare il figlio perduto, resterà a lungo impressa nella mente del lettore attento.

Leggendo i giudizi dei lettori su Amazon, ho constatato una volta di più quanto, nonostante tutti lamentino l’involgarimento e la perdita di cultura nella nostra società, molti abbiano perso la capacità di andare oltre l’apparenza, leggere tra le righe, sforzarsi di andare oltre la mera lettura delle parole, incapaci di comprendere che la superficialità con cui consumiamo ogni cosa non si adatta a un’opera letteraria.

Peccato, perché stiamo parlando di un capolavoro.

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